Indignazione 2.0

September 17th, 2008 § 20 comments

L’indignazione è un curioso sport molto praticato. Anzi, è come la ginnastica simmetrica: un’attività fisica che, gira e rigira, finisci sempre per fare in luoghi non consoni, nel momento sbagliato e anche un po’ alla cazzo di cane.

Quindi è normale trovarsi di fronte a scene agghiaccianti e contemporaneamente all’indifferenza più assoluta da parte della gente che passa, così come è altrettanto normale che l’indignazione monti come un geyser inatteso per cose su cui, boh, avresti al massimo sprecato un mezzo punto esclamativo.

L’ultimo caso di indignazione incomprensibile è scoppiato all’improvviso quando si è scoperto che un giornalista del Rocky Mountain News di Detroit ha seguito in diretta via Twitter il funerale di un bambino che era stato vittima di un incidente in una gelateria qualche giorno prima.

E’ scoppiata una polemica notevole. Un giornalista racconta minuto dopo minuto le fasi salienti di un funerale via Twitter e questo è un male e forse è la dimostrazione che il Web 2.0 genera mostri, almeno così concordano tutti gli indignati, accorsi numerosi a stracciarsi le vesti in piazza.

 

COSA CAMBIA?

Sarò fesso io, ma il seguire la diretta giornalistica di un funerale via Twitter non mi indigna più di tanto. Anzi, riformulo. Mi indigna, ma non è il fatto che avvenga via Twitter. Mi urta che si trovi “notiziabile” un funerale privato.

Basta accendere la tv ogni giorno e ad ogni TG ecco le telecamere che penetrano la privacy delle persone, ecco le ormai abusate immagini di madri trafitte dal dolore in chissà quale funerale, ecco il close-up sulle macchie di sangue, sul braccio del defunto che spunta dalla body-bag o alla peggio sul citofono della vittima. Tutto congiura a metterti knee-deep nel mare di lacrime altrui, a sbatterti mostruosamente in prima pagina con la mostruosità degli eventi. 

Pornografia del dolore? Esattamente quella. Con anche punte estreme, roba per palati forti, come l’intervistatore ardito che si piazza di fronte ai parenti delle vittime nel momento peggiore, quando se va bene stanno in piedi perché non riescono nemmeno a svenire, e pone questioni fondamentali tipo “Cosa ha provato quando le hanno detto che suo figlio è stato stritolato da un autotreno?”. E mai nessuno che risponda “un lieve solletico” e migliori il mondo sparando in fronte all’intervistatore: tutti a piangere, sbavare, delirare. E noi lì che guardiamo. Un po’ inquietati, un po’ rapiti. Con la stessa erotica attrazione che ci fa rallentare e guardare quando passiamo accanto ad un incidente stradale.

Mi chiedo, quindi, cosa ci sia di tanto diverso, nel raccontare un funerale via Twitter, dal propinarci via etere inutili dosi audiovisive di dolore, dal fare del sensazionalismo sui traumi altrui.
Cosa cambia?

Cambia il mezzo. E francamente, pur trovando ributtante che si segua giornalisticamente un funerale (che non sia un funerale di Stato o qualcosa di simile), ho l’impressione che sotto sotto Twitter sia un mezzo molto meno violento, rispetto alle telecamere, per raccontare un evento doloroso.

 

L’INDIGNAZIONE A SENSO UNICO DEI MEDIA

Ecco perché l’indignazione riguardo questo evento, pompata ad arte dai media, mi suona stupida e smaccatamente eterodiretta, perfino peggio della ridda di inutili notizie di quest’estate, volte a screditare le compagnie aeree low-cost (ve ne siete accorti?) giusto mentre ripartiva l’affaire Alitalia.

Cioè, mi indignassi io, che a volte sono in imbarazzo ai funerali altrui perché mi sembra di presidiare spazi di dolore degli altri che non so quanto desiderino mostrare, capirei.
Ma se si indigna Repubblica o il TG5 (ho fatto due nomi a caso) finisce che mi incazzo.

Mi arrabbio perché mi chiedo con che faccia i media che praticano il peggiore giornalismo pornografico e crudele possano criticare chi fa esattamente come loro, semplicemente usando un servizio online.

Si aspettavano forse che Internet, visto il loro ruolo di cattivi maestri, avesse un’etica migliore? Ma soprattutto, i parametri etici che applicano i media quando parlano di Internet sono gli stessi che praticano quotidianamente nella loro attività?

Anni di televisione eticamente schifosa, di abuso violento del diritto di cronaca (un amico giornalista mi raccontava di come alcuni cronisti di nera entrino nelle case dove magari è avvenuta una disgrazia e, incuranti dei parenti affranti in lacrime, si mettano ad aprire mobili e cassetti alla ricerca di una foto della vittima da poter piazzare sul giornale, tanto chi li denuncia?), di microfoni sadici piazzati sotto madri in lacrime ci hanno completamente mitridatizzati.

E quindi, se uno segue un inutile e dolorosissimo funerale via Twitter, mi sorprendo perfino a pensare che sia un passo in avanti verso un giornalismo più civile.
Poi ci ripenso e mi rendo conto che no, non è così.

Meno male che il giornalista del Rocky Mountain News non ha scoperto Mogulus o Qix, consoliamoci in questo modo. Ma sarebbe giusto assomigliato alla tv. Solo, forse, ci avrebbe fatto meno effetto.

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§ 20 Responses to Indignazione 2.0"

  • A me non indigna il giornalista che twitta il funerale, ma sono basito dalla stupidità e morbosità della gente che lo ha seguito. E non mi si venga a dire che era un sentimento di dolore empatico. Qui la pietas non c’entra un cazzo.

  • stellavale says:

    Una telecronaca via twitter mi ricorda molto la radio: una diretta senza immagini, che a volte è anche meglio. Forse su twitter avrebbe il pregio di essere più asciutta ancora.

  • squa says:

    ma quale figuraccia… Detroit, Denver, fa un po’ uguale, a meno che tu non ci sia stato ed abbia trovato le Montagne Rocciose bellissime ed allora ti viene da rendergli un po’ di giustizia!
    E guarda mi e’ venuto dal cuore, solo per le montagne 🙂
    Tutto qui

  • Suzukimaruti says:

    dio, sono di un’ignoranza mostruosa! (cioè, è l’articolo di Repubblica che ho linkato a dire che il quotidiano è di Detroit e ovviamente non mi sono nemmeno sognato di ricordare che in effetti le Rocky Mountains a Detroit non ci sono affatto). Che figuraccia. 🙁
    (senza contare la figuraccia di Repubblica, ma nei giornali se ne fregano)

  • squa says:

    ininfluente, giusto a margine, ma le Rocky Mountain stanno in Colorado e il Rocky Mountain News e’ di Denver (Colorado appunto) non Detroit.
    Per il resto sono anche io sconcertata.

    squa

  • Silvia says:

    E’ una delle tante declinazioni della pornografia che ormai ci investono come onde non più anomale.
    La pornogrfia del dolore, della sofferenza e, spesso, anche della felicità.
    Facciamocene una triste ragione.
    Silvia

  • Suzukimaruti says:

    per quanto mi riguarda è cattivo giornalismo nella stessa misura in cui lo è rendere notiziabile un funerale con qualsiasi altro mezzo (cioè, le telecamere=cattivo giornalismo, i reporter che raccontano il funerale=cattivo giornalismo, la diretta web di repubblica=cattivo giornalismo).

    Cioè, al funerale i giornalisti non ci dovrebbero proprio andare, a meno che sia morto il Papa o Fellini.

  • dan galvano says:

    @precisini e pignoletti: hai ragione.
    tra l’altro io abito in svizzera, figurati se non acetto la “pignoleria”.
    ovvio comunque che qua per scoop intendessi gossip.
    e cmq twitterare ad un funerale mi pare tutto tranne che giornalismo vero.

  • precisini e pignoletti says:

    @dan: scoop comunque non è sinonimo di gossip. Lo scoop è semplicemente una notizia data per primi. Non ha necessariamente accezione negativa (anzi).
    Così, per la precisione!

  • dan galvano says:

    beh, io credo che il giornalista non sia andato là per fare della cronaca. ma per fare uno scoop. che piace tanto alla gente. che pero’ non avrebbe nessun motivo di indignarsi. perchè è quello che vuole.
    e lo stesso vale per i giornali. perchè lo scoop è proprio cio’ che cercano e che offrono.

  • postoditacco says:

    Questo fatto è l’ennesima dimostrazione della pochezza di idee in cui versano i media tradizionali e il tentativo reazionario di screditare i nuovi media digitali.
    Se un parente sta dall’altra parte del mondo e non può partecipare al funerale, ben venga anche il filmato su YouTube o altra piattaforma di condivisione (ovviamente in forma privata).
    La strumentalizzazione della notizia è invece un gesto meschino.

  • emanuele says:

    Fanno finta di indignarsi, sotto sotto ringraziano quel giornalista per avergli dato una notizia che oscurasse un’altra magari più importante…

  • dan galvano says:

    D’accordo al 100% con suz. Ma continuo a non capire quale motivo debba spingermi a leggere twitter e i cazzi degli altri. Vi prego, convincetemi del contrario.

  • ste says:

    Standing ovation.

  • che dire, io mi sono urtata, non indignata urtata ecco quando è stato messo su Twitter il parto della moglie di un blogger che conosci anche tu.

    Questi mi sembrano fatti privatissimi e farne una notizia non mi sembra carino, però la morte “strana”, o di un bambino, da sempre ha fatto scalpore. Prima la carta, ora Twitter.

  • Giorgio says:

    Figurati quale scandalo è stato il primo funerale senza una carrozza a cavalli ma con un feretro a bordo di un furgone a motore, oppure la prima messa funebre recitata davanti ad un microfono o un documento di morte redatto da una macchina da scrivere.
    Uscire dalla liturgia consacrata di qualunque rituale si parli è questo lo scandalo.
    Quando poi è la comunicazione a fare scandalo è molto più oneroso per una mente che non sia già allenata alla translitterazione.
    Comunicare la morte è difficile o no?
    Farlo con twitter o con un cellulare o con un tovagliolo sempre di thanatos si tratta.
    C’è un ampia letteratura del filone della cultura materiale che tratta del tema della morte nella contemporaneità.
    Di come la morte sia lentamente arrivata a essere pornography of the dead (vedi Philip Aries, scuola legoffiana).
    Il sentimento è recente e il parlare di questo argomento ne è la prova.
    La morte si è allontanata dalla nostra vita perchè genera precarietà e rallenta il consumo della vita.
    Il vero argomento è sempre questo, non c’entra twitter o i funerali in diretta.
    Qualcuno ci deve far credere che siamo immortali e come tali dobbiamo vivere.

  • fabio says:

    se vi chiedete cosa c’è di twittabile in un funerale, forse non avete mai aperto twitter.

    c’è gente che-mille volte al giorno-racconta che
    piove/fa sole/c’è vento/
    sta mangiando / correndo/ cagando/ scopando/sposando …
    ha fame/sonno/sete/caldo/freddo/tiepidino
    sta ascoltando ninod’angelo/jazz/rock/rap/bep
    è a una conferenza/casabianca/incantina/casa della suocera
    il gatto ha fatto miao/bau/cipcip/burp.
    il bimbo ha fatto burp/bau/miao/gghhhhh

    allora cosa c’è di scioccante nel twittare da un funerale?

  • Lore! says:

    La cosa che non capisco è cosa ci sia da poter seguire in diretta in un funerale. Poi, nel caso specifico, cosa si possa twittare al mondo.

    L’indignazione è poi esagerata. O per lo meno rivolta alla “parte sbagliata”.

    Si sono indignati perchè è stato seguito via twitter? Male.

    Dovrebbero indignarsi perchè è stato seguito con esagerata morbisità un momento privato di dolore.

    Però quello, ormai, è lo sport dei media, tra mega servizi su funerali, processi mediatici (qualcuno ha detto Cogne?) e le cronache della velina di turno.

    Bah bah bah

  • degra says:

    Si indignano solo del fatto che ha usato un nuovo mezzo, di cui magari non erano nemmeno a conoscenza, piuttosto che non andare a puntare una telecamera e un microfono in faccia ai parenti della vittima con la fatidica domanda sul perdono, come fanno tutti.

    In effetti non saprei cosa possa essere di twittabile in un funerale e quale siano i momenti salienti: in USA non mi pare ci sia l’uso becero dell’applauso, della bandiera (o della maglietta della squadra) su qualsiasi bara, o lo svenimento a comando della madre.
    In questo sono parecchio fortunati…

  • regulus21 says:

    Quoto tutto. Il tuo punto di vista è spesso illuminante.

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