“Vedere” la musica e altre divagazioni psichedeliche sul gadget dell’anno

June 27th, 2008 § 24 comments § permalink

A breve questo post assumerà i toni di una di quelle discussioni che si fanno alla quindicesima canna, roba per cui, dopo, le canzoni dei Tiromancino vi sembreranno lucide dissertazioni su problemi reali e le trasmissioni notturne di Gabriele La Porta finalmente avranno un senso.

Valutate voi se è il caso di proseguire, perché sta per partire un gigantesco trip sulla musica, la sua visualizzazione, la sua natura quantica e non quantica e altre diavolerie che vi sfido a non trovare mostruosamente noiose. Nel mezzo, a parte due video tunz tunz, c’è anche un mini angolo geek in cui parlo del gadget dell’anno, ma a che prezzo?

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Tutto intorno a te

June 24th, 2008 § 5 comments § permalink

Era un po’ che avevo aperto un account di FriendFeed, principalmente in funzione anti-squatting (cioè registro il mio nickname sui principali servizi duepuntozzzzero onde evitare che lo facciano altri al posto mio e poi magari non uso nulla), ma avevo lasciato tutto lì inerte.

Poi oggi, leggendone su Twitter, mi è preso lo slancio e ho attivato effettivamente il mio FriendFeed.
Il servizio permette di fare tremila cose complicatissime che mi perdo volentieri. L’unica feature che trovo interessante (o che ho voglia di capire) è il suo essere un aggregatore personale. Cioè, FriendFeed aggrega in un solo ambito un’identità online che, lacanianamente, non può che essere frammentata.

Cioè, chi legge il mio FriendFeed o, meglio ancora, si iscrive al suo Feed RSS, ha in sostanza un luogo unico in cui essere aggiornato su cosa combino online.

Pensiamoci. Seguire l’attività e i contenuti di una persona online non è facile. Cioè, tra blog, tumblr, twitter, flickr, video di youtube, segnalazioni su del.icio.us (e mi limito al mio caso, ma normalmente un blogger meno pigro si manifesta in ancora più “luoghi”), si tratta di seguire una persona su qualcosa tipo 6 servizi online.

Ok, hanno tutti i feed RSS, ma se uno si abbona a 6-10 feed per ogni blogger che segue, l’incasinamento è garantito e non oso immaginare quanta roba da gestire avrei nell’aggregatore.

Ecco, con FriendFeed il problema è risolto, sempre che sia un problema. In sostanza, se volete avere un compendio aggiornato dei cavoli miei online vi basta cliccare qui. Oppure aggiungere al vostro reader preferito questo feed qui.

Così non dovrete preoccuparvi di verificare periodicamente se ho pubblicato qualche vostra foto imbarazzante sul mio Flickr, se vi ho insultati via Twitter o se ho parlato male del vostro cantante preferito sul mio blog o sul mio tumblr. FriendFeed vi aggiorna in tempo reale e quindi potete (decidere di non) rigarmi (ancora) la macchina in tempi brevissimi. Insomma, vi risparmia una bella faticaccia, così rigate con più forza.

In morte del telefono fisso

June 19th, 2008 § 24 comments § permalink

Mi rendo conto che l’oggetto più inutile che ho in casa (soprammobili a parte, ma cerco di non averne e fortunatamente ho un cane da incolpare se per caso ne giustizio qualcuno alla Goldie*) è il cosiddetto telefono fisso, che poi fisso lo è solo in parte, visto che abbiamo un cordless.

Mi basta dare un’occhiata alle più recenti bollette telefoniche e il dato è lampante: negli ultimi mesi non abbiamo fatto una singola chiamata col telefono fisso, salvo quelle gratuite ai vari numeri verdi di help perché non funziona l’ADSL o siamo rimasti al buio.

Forse è un segno dei tempi, ma il telefono fisso è un oggetto obsoleto, che prende inutilmente polvere. Di fatto non solo non lo usiamo per chiamare (perché il 99% dei numeri che chiamiamo sono cellulari e la chiamata fisso-mobile ha costi assurdi, da reato, fatti solo per fregare soldi agli anziani), ma in pratica non riceviamo quasi mai telefonate al fisso.

Anzi, mi rendo conto che è cambiata la percezione “sociale” della chiamata al telefono fisso. Cioè se squilla il fisso, in casa reagiamo male. Sì, perché una chiamata al telefono fisso ormai può solo annunciare disgrazie, operatrici di telemarketing, gente che ha sbagliato numero.

E se è per caso qualche parente/amico che chiama al fisso, la prima domanda è “come mai mi chiami al fisso?”. Perché ormai suona strano, è diventato il telefono delle emergenze e dei rompimenti.

Il post prosegue ed è lungo come una di quelle telefonate di quell’amico che ti chiama una volta l’anno ma ti aggiorna su ogni singola mezz’ora dei 364 giorni precedenti, con dovizia di dettagli. Vedete voi se riattaccare o subire. Tanto paga lui.

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Presente e vivo

June 17th, 2008 § 8 comments § permalink

Come forse avrete colto, nelle ultime settimane sono stato preso da improvvisi casini ospedalieri (non miei direttamente: continuo ad avere una pessima salute di ferro) che si avviano ora verso una lunga convalescenza, dopo aver avuto – come tutte le brutte avventure – alti, bassi, colpi di scena, ecc.

Sono, quindi, mancato un po’ dalla vita online, salvo raid sporadici e limitati nel tempo. Non che sia un dramma. E’ che online ho un bel po’ di amici e giocoforza li ho trascurati pur sentendone la mancanza, così come ho trascurato altre cose, cercando di mantenere attivo il fronte professionale-lavorativo senza il quale non posso portare la torta di riso a casa.

In verità approfitto di questo post per dire grazie a tutti quelli che (a priori o avendo notizie dettagliate) ci sono stati vicini. Grazie, contiamo di non rendervi il favore, perché vi auguriamo tutto il bene possibile :-).

Ora si tratta di ricominciare, cioè riprendere – più che altro psicologicamente, perché la mente si fa (come è giusto) distrarre dal task ospedaliero, da quello che comporta sul medio-lungo periodo, ecc. – i ritmi e le pratiche del “prima”, pur sapendo che per un po’ vivremo in un “durante”.

In verità è qualche giorno che ci sto provando e mi accorgo che non è facilissimo: tendo ancora a stare un po’ sulle mie, forse per decomprimere, forse perché pure noi abbiamo bisogno di un po’ di convalescenza, forse perché in primis ho avuto bisogno di qualche giorno da dedicare a me stesso (in cui tra l’altro ho comprato due camicie di buona fattura).
E’ come quando digiuni per molto tempo e ti si imbarazza lo stomaco, che sembra patire il cibo. Però poi l’appetito vien mangiando, credo: basta iniziare con piccole dosi, magari con un’insalata a casa da solo. Poi al ristorante con tutti gli altri, ma con comodo.

Quindi lentamente mi riaffaccio alla vita “social”, rispondo a tutte le mail lasciate in sospeso, riapro Skype(dove molti di voi mi hanno cercato), ricomincio a bloggare e già da un po’ di tempo ho un bel tour di incontri lavorativi. E’ una cosa per gradi, ma si fa.

Un motivo in più per trasferirsi negli Stati Uniti (e per comprarsi un Mac)

June 16th, 2008 § 19 comments § permalink

No, non è che sono impazzito tutto d’un colpo. E’ che ho trovato – finalmente – la prima applicazione per Mac (e solo per Mac) che, nel mio ambito d’interesse, non abbia corrispettivi migliori o uguali su altri sistemi operativi.

E per di più è un programma straordinario, che devo assolutamente condividere. Si chiama Delicious Library e altro non è che un software che cataloga la collezione di libri/dischi/film/gadget/ecc. dell’utente.

Programmi così, mediamente noiosissimi, infestano a milioni la Rete e francamente uno fa più in fretta a farsi un piccolo database casalingo.
Però Delicious Library è speciale. Da un lato ha un’interfaccia che è assolutamente godibile e super-grafica. Al posto di sorbirsi un algido elenco di titoli, l’utente può scorrere le immagini (o le copertine) dei suoi prodotti catalogati, percorrendo con lo sguardo veri e propri scaffali virtuali di oggetti perfettamente rappresentati.

Può sembrare poco, ma è una feature che cerco da tempo, principalmente perché sono abituato a cercare i dischi “per copertina” più che per titolo.
E credo lo siano tutti quelli che hanno trasmettono in radio dal tempo in cui negli studi non c’erano ancora i computer con gli archivi di mp3, e ogni dj era costretto a scovare in archivio e programmare il disco giusto nei pochi minuti di durata del brano precedente.

Pur avendo una casa che trabocca di libri e dischi, mi sono sempre rifiutato di fare un archivio esaustivo di ciò che c’è. Cioè, ci ho provato tremila volte e altrettante mi sono fermato dopo un po’, stufo di stare piegato sul computer a digitare titoli su titoli.

Il bello di Delicious Library è che ha una feature che evita a noi poveri utenti ore e ore di digitazione. Come fa? Semplice: usa la webcam integrata nei Mac di ultima generazione e la utilizza come un lettore di codici a barre. Basta piazzare il cd/libro/gadget/film/ecc. di fronte alla webcam e il sistema interroga il db di Amazon alla ricerca del prodotto. E così senza nemmeno un click non solo si cataloga il prodotto, ma è possibile raccogliere informazioni da quel grande db di contenuto e di opinioni che è Amazon.

Sembra incredibile, ma funziona. Certo, per i primi 2 o 3 codici a barre bisogna fare un po’ di kamasutra con la webcam e capire come posizionarli, ma dopo 2 minuti i CD volano via uno dietro l’altro e magicamente le loro copertine compaiono sullo scaffale, per di più con un effetto grafico frù frù (che pagherei pur di poter disabilitare).

Tutto ciò è molto bello, perché significa che una collezione di CD, per quanto ampia, è archiviabile in pochissimo tempo e con risultati entusiasmanti.
Però c’è un inghippo notevole, anzi probabilmente deal-breaking.

Il fatto è che Delicious Library funziona perfettamente grazie alla sua integrazione con Amazon, da cui prende le immagini dei prodotti, i contenuti testuali, ecc.
Se un prodotto non c’è su Amazon, non c’è niente da fare: va immesso a mano.

Per i CD, a meno che uno ascolti tanta musica italiana (e allora ha problemi ben peggiori), il problema è secondario: l’archivio di Amazon (in tutte le sue versioni nazionali) è sufficientemente ampio e i dischi da immettere a mano non potranno che essere una minoranza. Cioè, il sistema a spanne riconosce tutto, tranne magari i cd singoli dei gruppi rap francesi, qualche ristampa strana, le raccolte fuori commercio e così via.

Anche per i gadget non ci sono molti problemi: il catalogo di gingilli tecnologici di Amazon è decisamente pasciuto e gli unici problemi di riconoscimento impossibile li ho avuti con i cellulari brandizzati dagli operatori telefonici. Poco male.

 

LA PERIFERIA DELL’IMPERO

Delicious Library crolla miserabilmente, peraltro non per colpa sua, quando si tratta di riconoscere libri e DVD italiani. D’altronde c’è poco da meravigliarsi: Amazon non vende libri e DVD italiani e quindi non possiamo che attaccarci gioiosamente al tram, visto che non riconosce un singolo titolo.

Peccato, perché l’idea è buona ed è a misura di pigro e ha mille altre feature intelligenti (la mia preferita è la gestione dei prestiti: basta trascinare l’oggetto prestato sul nome di un amico presente in rubrica e automaticamente il sistema si aggiorna e tiene traccia di chi ha cosa).

Anzi, mi chiedo se il sistema del riconoscimento via webcam non sia adattabile per il mercato librario e home-video italiano e magari trasposto su altri servizi.
Sarebbe strepitoso, per dire, se un servizio come Anobii permettesse agli utenti di immettere i libri letti con una semplice passata di fronte alla webcam, anche perché digitare il codice ISBN è pallosissimo ed è il motivo per cui ho sempre desistito dal proposito di usarlo.

Boh, continuiamo ad essere la periferia dell’impero e Delicious Library non fa che confermarlo. E in quanto periferia dell’impero ma con una moneta continentale piuttosto forte possiamo tranquillamente valutare se 40$ (cioè poco più di 25€) sono troppi o sono giusti per un software che è oggettivamente bellissimo e intelligente ma che possiamo usare solo parzialmente.

Nel dubbio, meglio metterle Delicious Library alla prova. Qui si scarica la versione demo, che non cataloga più di 25 pezzi, ma per il resto fa tutto. Se vi è piaciuto, qui è spiegato come comprarne una licenza definitiva (che toglie il tetto dei 25 oggetti), pagando 40$.
Valutate voi: io ci sto riflettendo. Tutto sommato ho così tanti CD da poter giustificare la spesa, però che noia toglierli tutti dalle mensole…

Dite “ciao!” alla hostess

June 11th, 2008 § 27 comments § permalink

Piccolo aggiornamento sullo stato dei lavori in corso per segnalare che la tremenda opera di restyling del blog è praticamente terminata, salvo pochi ritocchi di cui non vi sto nemmeno a dire. Giudizio? Piace, non piace?
A me piace, perché è graficamente poco eloquente: giusto un po’ di righe funzionali e, come unica concessione estetica, l’header. Cioè, è brutto se comparato al 90% dei blog italiani, tutti coloratissimi e pieni di pulsantini, badge, loghi, ecc. (mi bullo di avere un blog realmente “no logo” senza un singolo bottone, nemmeno quelli che fanno molto 2.0, neppure quelli impegnati, di sinistra, ecc. Pensa te, ho un blog crudele che non partecipa a nessuna iniziativa lodevole con bottoncino/bannerino d’ordinanza), ma per i miei gusti meno c’è e meglio è.

Mettiamola così: è spoglio. Che poi “spoglio” sarebbe il “minimal” di chi non se la tira.

Come avrete sicuramente notato se non leggete via feed, finalmente il blog ha di nuovo un header. Come promesso è in bianco e nero, è innegabilmente sovietico, è sgranatissimo e contribuisce al clima ministeriale cecoslovacco anni Settanta del resto del template.

Il soggetto dell’header curiosamente è una hostess. Dico “curiosamente” perché a me le hostess fanno sempre un po’ ridere quando fanno la scenetta prima di ogni volo (quella in cui ti fanno vedere il giubbino salvagente con la lucetta così recuperano il cadavere più rapidamente in caso di incidente aereo) e poi indossano quei cappellini umilianti. Mai avrei pensato di trovarmene una in mezzo al blog. Ma tant’è.

Ma questa dell’header è una vigorosa e ottimista hostess sovietica ed è noto che gli aerei sovietici non cadono mai. Mal che vada si ammalano di raffreddore. Quindi un po’ di sano ottimismo della volontà, prima di esaurire pure quello.

E già che ci siamo, mi sa che la hostess dallo zigomo forte si merita un nome. Insomma, battezziamola (laicamente, si intende). Eviterei nomi banali che sanno di Europa Orientale dei Vanzina, tipo Irina, Natasha, ecc. Suggerimenti?

Ho anche risolto il problema del calendario nella sidebar: dopo 3 anni di blog, l’elenco di ogni singolo mese è troppo lungo. Per comprimerlo ho dovuto un po’ rivoluzionare la sidebar e sono passato ai widget di WordPress (prima, invece, era una sana sidebar modificata a mano), visto che ho scovato l’ottimo Flexo Calendar: un plugin/widget che fa esattamente quello che voglio, cioè rende esplodibili i singoli anni dell’archivio e occupa molto meno spazio nella barra laterale.

Diciamola tutta: i widget saranno anche una comodità, ma sono un’arma a doppio taglio. Nel senso che se un widget non ti piace e vorresti modificarlo, hai una sola possibilità: trovare un altro widget che faccia al caso tuo. Oppure, se hai fegato, puoi modificare il file widgets.php, sapendo che ad ogni aggiornamento di WordPress sarà sovrascritto.

Non solo. Ma se hai una sidebar widgettosa, per quanto ne ho capito, sei costretto ad usare solo ed esclusivamente widget e non puoi aggiungervi del codice tuo. Quindi, per dire, non puoi mettere il badge di Flickr nella barra laterale del tuo blog, perché non è un widget, ma è un tot di righe di codice da incollare.

Magari c’è un trucco per fare barre laterali miste, un po’ coi widget, un po’ col codice che piace a noi. Ma intanto resto senza badge di Flickr e senza riquadrino di Twitter. Dovrei mettermi a cercare dei widget che li sostituiscono. Sicuramente ci sono. Anzi, se avete un paio di url sottomano…

Visto che sono in fase di rinnovamento, ho aggiornato pure la pagina “About”, che ora si chiama “About/Contatti” e ha un po’ di contenuti nuovi e, tipo i farmaci, avvertenze e modalità d’uso.

Altri lavori in corso, fatti sempre malissimo

June 9th, 2008 § 16 comments § permalink

Se aguzzate la vista, potrete notare che sto cambiando microscopicamente il layout del blog, dopo che ho cambiato il template.
E’ un’operazione che faccio pezzo dopo pezzo (non sono uno di quelli che prima si costruisce il template per bene su un blog di prova e poi cambia quando tutto è a posto: qui si fanno le prove live sul blog e se viene fuori qualche porcheria si rimedia, forse), con tutti i risultati che ne conseguono.

Quindi se vedete il blog ancora più brutto e “beyond the iron curtain” del solito, non preoccupatevi. O è un effetto voluto o sto facendo delle prove.

Attualmente i cambiamenti fatti sono (credo) abbastanza rilevanti: le pagine non hanno più quegli orridi pulsanti coi margini neri, il testo dei post è più scuro e leggibile, i titoletti sono in azzurro quasi basic che fa molto HTML 1.0 (manca giusto il viola per i siti già visitati) e, sempre per favorire la leggibilità, la spaziatura tra le righe di testo è un po’ più umana.

In cantiere ci sono la sistemazione della sidebar (mancano un po’ di badge, tipo Flickr e Technorati, e pure le due iconcine dei feed RSS), il rinnovamento del blogroll (che potrei anche far sparire e che non aggiorno da secoli) e ovviamente il reperimento di un’immagine da mettere nell’header (se avete suggerimenti, possibilmente con link, sono benvenuti nei commenti).

Ah, se manca qualcosa di rilevante fatemelo sapere, tenendo conto che detesto i blog appesantiti da tremila pulsantini, in primis perché non li so mai mettere bene allineati nella sidebar, in secondo luogo perché già faccio dei post chilometrici, se il blog ci mette pure venti minuti a caricarsi, leggermi diventa una tortura più del solito.

In ultimo, se qualcuno mi spiega come fare (o mi linka un plugin facile facile) per comprimere l’elenco dei mesi dell’archivio nella sidebar (che è lunghissimo e vorrei fosse “esplodibile” anno per anno), mi fa un piacere.

Stavolta forse sto bene (e fareste meglio a chiedervelo pure voi)

June 8th, 2008 § 6 comments § permalink

Credevo di essermi liberato dal codice malevolo che infestava il mio blog obbligando alcuni di voi a visite non desiderate a siti spammosi (e non c’è niente di più straniante – o emblematico – che predisporsi mentalmente a leggere un mio pippone multirighe sul senso della vita e trovarsi proiettati su un sito che promette erezioni da guinness dei primati), ma avevo fatto troppo lo sbruffone.

In effetti ero riuscito ad eliminare UNA delle infezioni che vessavano il blog qui presente. Ma mi ero scordato tutte le altre. Ed erano tante.

Questo ha significato un’attività ossessiva di repulisti dell’intero blog, riga dopo riga, confrontando un’installazione di WordPress sana con quella “malata” e cassando le righe sospette.

Ho, quindi, passato un sabato sera gggiovane, entusiasmante e molto social, chiuso in una stanza ad editare in silenzio monacale file php col blocco note.
Il risultato è che la mia street cred come nerd è cresciuta enormemente. Il fatto che tutto ciò stia alle donne come la kryptonite sta a Superman è giusto un effetto collaterale.

Il vero risultato è che, a quanto pare (anzi, a quanto pare *a me*), i problemi dovrebbero essere stati risolti e non ci dovrebbero essere infezioni di sorta. Ho provato in tutti i modi a riprodurre l’errore che alcuni di voi incontravano ma, dopo il repulisti, non c’è stato verso.

Da buon torinese (quindi diffidente per definizione) ho cercato conferma altrove e ho scoperto che Mario Pascucci (che è la persona che mi ha avvertito personalmente dell’infezione del mio blog, facendomi un favore enorme) ha creato un tool online che permette di capire se un blog fatto con WordPress è “malato”. Il responso è confortante: www.suzukimaruti.it sembra non avere più problemi e, anzi, è lindo come non mai.

Per capire se il vostro blog vi tradisce con una farmacia online, cliccate qui e inserite l’indirizzo del vostro blog.

Il servizio in sostanza fa un’analisi del codice e capisce se siete vittime dei più diffusi hack di WordPress. Ho provato con un blog sicuramente virato e con un’installazione nuova di pacca e confesso che funziona.
Anzi, mi sembra ragionevole diffondere il più possibile il link al test di sicurezza. Fatelo, fatelo fare, diffondete la voce e soprattutto il link.

E già che ci siete magari potete dare un’occhiata ai vari post che Mario ha dedicato al problema (leggete questo e i link a tutti gli altri sono al fondo).

La parte finale del post, ovviamente, è tutta dedicata a ringraziare Mario Pascucci, che non solo mi ha segnalato i casini sul blog ma si è pure offerto di aiutarmi, di studiarli e di segnalare online, come sta facendo da tempo, i risultati delle sue scoperte.
Mi sembra il minimo segnalare il suo libro edito da Apogeonline e disponibile come e-book gratuito (peraltro molto utile).
E poi, ovviamente, tramortirlo a suon di birre offerte al prossimo BarCamp :-).

Sto molto bene*

June 7th, 2008 § 14 comments § permalink

Dopo lunga e faticosa malattia, il blog è stato ripulito dal codice maligno che covava al suo interno. Quindi ora anche se lo leggete via Google Reader non dovreste più essere dirottati su qualche farmacia online, non dovrebbero più assillarvi con l’enlargement del vostro penis e non dovrebbero più proporvi banche bulgare vantaggiosissime per i vostri risparmi.

Uso il condizionale perché a scuola ero bravo coi verbi e soprattutto perché in queste cose manifesto un’incompetenza enciclopedica (cioè non so niente di tutto, dalla A alla Z) e procedo a tentoni.

Quindi se per caso il problema si ripropone, fatemi un cenno. Ma confido che tutto funzioni. Stasera sistemo un po’ l’estetica del template, che è troppo bello e va imbruttito un po’ 🙂

* il titolo è una citazione da questo

Barbie crea la moda (versione 2.0)

June 5th, 2008 § 31 comments § permalink

Uh, è cambiato pure il template di questo blog. Ve lo avevo pure annunciato in precedenza, come un vespro siciliano.

Il template non è ancora definitivo (ma pure quello vecchio era provvisorio dal 2005) e prima o poi sistemo l’header con un’immaginetta (suggerimenti?), aggiungo il badge di Flickr e il riquadrino di Twitter. Appena ho tempo, neh!?
E se capisco come, compatto l’archivio e lo rendo esplodibile, ché la lista di mesi è lunghissima.

Questo template nuovo è più ordinato, ha un bel look tipo casa popolare cecoslovacca anni Settanta e cela una puntina di colore granata in fondo, che mi piace tanto per motivi affettivo-calcistici.

Purtroppo quello vecchio era “malato”: il blog è stato hackerato qualche tempo fa (tanto che Google mi aveva tolto dai suoi indici) e il risultato era che mi avevano infilato del codice maligno (che spammava link a negozi online di farmaci) in alcuni file del template.

Una volta, mondati dal codice maligno, chissà perché i file del template non ne hanno più voluto sapere di funzionare bene. Forse ho potato troppo, ma rimettersi lì a ricostruirli era uno sbattimento eccessivo (e no, non avevo dei backup), tanto che per qualche giorno ho usato la versione standard del tema, riadattato in fretta e furia.

Ovviamente non mi sarei accorto di nulla, ma grazie a lui (che mi ha contattato direttamente: la Rete ogni tanto è bellissima!) ho aperto gli occhi.

Quindi mi sono messo alla ricerca di un template leggero, senza fronzoli e che sia compatibile col fatto che scrivo cose lunghissime. E che consenta di saltare una riga quando si fanno i commenti.

 Questo è il meno peggio che ho trovato. Per di più sono un cane con l’HTML, quindi il risultato è quel che è e non ho tanto modo di personalizzarlo (e manco voglia). Ma tanto (a parte Marina) mi leggete tutti via feed RSS, vero?

Nel dubbio, ditemi se c’è qualcosa che non va.

 

Edit: purtroppo il problema non e’ ancora risolto, segno che il codice maligno e’ nascosto da qualche parte e mi tocca scovarlo. Nel mentre, pazientate e non leggetemi attraverso Google Reader (che’ il codice spammoso si attiva solo se letto dallo spider di Google e Google Reader lo usa).

Where am I?

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