Lavori (fatti male) in corso

May 29th, 2008 § 10 comments § permalink

Dopo non so quanto tempo (anzi, lo so: circa 2 anni e mezzo abbondanti) mi tocca mettere mano al template di questo blog. Cosa che detesto fare, essendo notoriamente un cane quando si tratta di cose grafiche.

Però devo: il vecchio template fa acqua da tutte le parti e lo devo pure cambiare per ragioni di sicurezza (ripeto quanto mi dicono, eh, che sono cose fuori dalla mia portata). Non che sia un dramma, ma è un rompimento che non vi sto a dire.

E poi francamente smanettare sul CSS mi sembra uno dei modi peggiori per impiegare il tempo (peggio c’è solo leggere le riviste di orologi, si sa).

Però mi tocca farlo. Quindi se per caso capitate sul blog e lo vedete incasinato non fateci troppo caso. E’ tutta colpa mia e sto facendo del mio meglio che, in queste cose, è peraltro molto poco.

Aspettatevi, come prevedibile, un lieve ritocco del look & feel del blog. Nulla garantisce che sia migliorativo, ecco.
Anzi, pensavo ad una cosa vagamente sovietica, tutta sostanza e niente fuffa. L’equivalente 2.0 di quei bei casermoni che si vedono nella periferia di Praga.

Nel mentre, pazientate. Tanto lo fate da tempo.

Rapido, veloce, indolore: siamo qui

May 28th, 2008 § Comments Off on Rapido, veloce, indolore: siamo qui § permalink

Stiamo trasmettendo l’ultima puntata della stagione di Casa Torino.

Ci trovate qui in streaming audio/video http://www.ustream.tv/channel/casatorino

Accorrete numerosi (oppure anche 4 gatti vanno bene).

Si può fare senza (autocoscienza dopo un mese di non-blogging)

May 26th, 2008 § 38 comments § permalink

E’ esattamente un mese che non bloggo, se si escludono i post-strillo per segnalare che il mercoledì trasmettiamo in radio.

Non è stata una scelta ponderata in anticipo: mi sono trovato a non bloggare per un po’, poi un po’ di più e così via, fino al compimento di un mese di non-blogging. Il tutto non annunciato, perché altrimenti sa di quelle operazioni ego-boosting di quei musicisti che danno l’addio alle scene perché hanno bisogno di farsi dire “ci manchi” dal proprio pubblico.

Potrei scrivere un’intera fenomenologia del blog chiuso, sia interna sia esterna e magari raccontare delle tante volte che mi è preso lo slancio di bloggare (e mi è passato dopo 5 secondi), delle volte in cui mi è preso il disgusto dell’idea di avere un blog o delle varie mail più o meno intelligenti che arrivano quotidianamente da queste parti, con gente che si chiede cosa succede.

Ecco, non succede niente. Nel senso per un mese non è successo che ho bloggato. Cosa ben diversa, spero di spiegarmi, dal dire che è successo che per un mese non ho bloggato.

 

GLI EFFETTI

Gli effetti del non bloggare per un mese? Quasi tutti sani. C’è una vita là fuori che merita di essere vissuta. E nell’ultimo mese mi sono goduto molto dal vivo le conoscenze, le amicizie, le persone che ho incontrato grazie al blog e a tutto quanto vi gira intorno.

Cioè, senza fare della sociologia elementare, mi sono goduto un po’ di sani rapporti primari, faccia a faccia. Rapporti, però, che non avrei avviato se prima non avessi avuto quelli mediati dalla Rete.

Sì, perché buona parte dei miei amici attuali fa parte della mia vita grazie al blog. E lo stesso vale per i rapporti professionali e per buona parte del mio fatturato (contando che non uso il blog per lavoro, ma grazie al blog ho conosciuto persone che, dopo avermi conosciuto live hanno deciso di fare cose lavorative-business-creative con me).

Ecco perché dopo un mese riprendo a bloggare. Perché la dicotomia tra Rete e vita reale è un problema mal posto, anzi è un problema stupido. Peggio: non è affatto un problema.

Cioè, la solita vecchia critica da nonna ansiosa: “stai un po’ meno al computer ed esci di più” crolla miseramente dal momento in cui mi accorgo che se esco nel 90% dei casi lo faccio per vedere gente che conosco grazie al blog o alla Rete in genere.
E non sono uno che si tappa in casa tra un BarCamp e l’altro, intendiamoci. Anzi talvolta guardo preoccupato l’inizio di “Chi l’ha visto” temendo di trovarmi tra gli scomparsi, visto quanto sto in giro (principalmente per lavoro, ma anche per diletto e propensione alla deriva).

Un effetto collaterale negativo è che, da grafomane, il non bloggare ti lascia del “nervosismo tra le mani” (che è appunto il motivo per cui noi grafomani scriviamo tanto: dobbiamo farlo!) che devi sfogare in altri modi.
Ecco perché negli ultimi tempi mi sono trovato ad usare Twitter più del solito (è un eufemismo: certi giorni twitto con frequenze preoccupanti): è una sana esigenza espressiva, capitemi.

Vogliamo proprio parlare anche del *perché* ho smesso di bloggare per un mese? Non c’è un motivo specifico: bloggare mi piace e mi dà molte soddisfazioni sotto molti aspetti diversissimi (è un’ottima valvola di sfogo per il narcisismo intellettuale-letterario, fa conoscere gente, ti permette di litigare quando hai il mood sfanculante, ti fa leggere cose interessanti, ecc.).

 

CUI PRODEST? 

Cioè, forse un motivo sotto sotto c’è e ne ragionavo l’altro giorno via mail con Svaroschi. Ma non ne sono certo: è un’ipotesi di lavoro, ecco.

In sostanza temo, da buon marxiano di formazione, di avere un approccio “zdanoviano” al bloggare.
Cioè sotto sotto credo che una parte inconscia di me blogghi un po’ come atto di militanza per la “Causa”, qualunque essa sia. E’ un concetto un po’ più ampio degli stretti limiti politici o peggio ancora elettorali, spero di spiegarmi.

Cioè, anche se scrivo di cellulari o di cinema mi accorgo, rileggendomi, che tendo naturalmente al proselitismo, al motivare chi legge a pensarla come me, al cambiare (o gettare la scintilla sperando che attecchisca) il lettore e portarlo a concordare.

E’ palesemente una deformazione professionale, per di più duplice. Da un lato, ok, il militante politico; dall’altro, peggio ancora, il markettaro che si paga la pagnotta quotidiana motivando le casalinghe a comprare i Sofficini, la Red Bull o i Lines Seta Ultra.
Alla lunga finisci per vivere i tuoi ruoli e la divisa da militante (e la giacchetta da markettaro) non ti si levano più di dosso.

Ecco, la delusione per questa Italia (solo confermata dalle elezioni ma intuita molto prima e tenuta nascosta a suon di balle autoimpostemi) è talmente tanta che ho perso qualsiasi fiducia nelle sue sorti.

Cioè, indipendentemente dall’andamento dell’economia, della politica, ecc. credo che questo paese sia moralmente e umanamente senza speranza (e ho già scritto nel post dopo le elezioni che Berlusconi e la destra italiana non sono che una trascurabile manifestazione di questo problema, che è ben più ampio: ricordate? lo tsunami con in mezzo una cacca, ecc? Ecco. Preoccupiamoci dell’onda, insisto).

Quindi, non essendoci speranza da queste parti, viene meno l’utilità del mio afflato militante e zdanoviano. Che senso ha predicare una “Causa” se non c’è speranza? Perché tutto questo sbattersi, agitarsi, motivare, ecc. se poi è palesemente inutile di fronte alla bruttezza del materiale umano che calpesta il suolo italico?

Ecco, se mi è passata un po’ la voglia di bloggare credo che potrebbe essere soprattutto per questo: per *cosa* bloggo? Per *chi* bloggo? Tanto la gente fa schifo e lo farà sempre di più: resistance is futile.

E no, non ditemi che ha senso farlo per una nicchia, per farsi il recintino di quelli che la pensano uguale. Io quei ghetti lì dove ci diamo ragione a vicenda li ho sempre patiti: dev’essere per quello che piuttosto che guardare una qualsiasi trasmissione tv con la Dandini preferisco 2 ore di monoscopio col fischio.

E non ditemi nemmeno che sono nichilista, perché allora non state capendo: I believe in a better way, ma non ora, non qui, in questa pingue immane frana. (di questi tempi in cui ho un po’ di sano rifiuto della politica riesco a spiegarmi meglio con le canzoni, anche se sono di un cantante che non mi entusiasma e di un gruppo disciolto il cui cantante è un pagliaccio in mano alla destra)

 

UNA SANA CRISI

Se l’impressione che ho avuto è vera, allora con buona probabilità bloggherò in modo meno “militante”/motivante. Peccato che la “militanza” fosse il motore principale della mia vis bloggatoria, forse la sua ragione stessa: mi tocca inventarmi delle ragioni e delle motivazioni nuove per bloggare, temo.

Insomma, potrei essere in uno scenario di *crisi* col bloggare, ma nel vero senso greco della parola “crisi”, che vuole sì dire “crisi” in senso stretto, ma contiene anche una pennellatina di “discrimine”, “valutazione”, “scelta”, *”opportunità”*.

Quindi, grazie alla crisi, non smetto affatto di bloggare per le ragioni “social” di cui dicevo qualche riga più su. Cambio il modo di farlo, questo è certo. E non parlo di un cambio di stile (anche perché ne ho uno: questo), ma di motivazione. Potreste non accorgervi di nulla, perché cambierà il *perché* e non so quanto il *cosa*.
 
Ancora non so come, nemmeno so se ci sarà un “modo” vero e proprio, ma so che la crisi mi impone di cambiare. E non è un atto faticoso o di disperazione: è un’opportunità. 

Uh, siamo in diretta!

May 21st, 2008 § Comments Off on Uh, siamo in diretta! § permalink

Ecco, Casa Torino e’ di nuovo in diretta, nonostante la pioggia e nonostante la finale di Champions.

Ci trovate qui http://www.ustream.tv/channel/casatorino

Accorrete numerosi.

Attenzione: niente Casa Torino, stasera

May 14th, 2008 § 3 comments § permalink

Rettifica rispetto all’ultimo post: stasera non trasmettiamo perché il povero Valletta non sta benissimo (niente di cui preoccuparsi, eh? Ha giusto lo stomaco preso male).

In alternativa, “Casa Maruti”: una lunga ripresa live di me e mia moglie che guardiamo la tv col cane accanto.

Daje Torino! In diretta oggi dalle 21 e 15 alle 24

May 7th, 2008 § 4 comments § permalink

E tanto per cambiare ecco Casa Torino nuovamente in diretta dalle 21 e 15 alle 24, dopo una settimana di sosta. In studio, come sempre, Giorgio Valletta (il blogger che migliorò, migliora e migliorerà i vostri ascolti musicali) e il sottoscritto (quello che ve li peggiora linkando brani anni Settanta dei Ricchi e Poveri).

Se siete nel Nord Ovest ci potete ascoltare via etere su chissà quale frequenza (cercatela, è una delle radio più ascoltate: so che a Torino sono gli ormai proverbiali 91.2 in FM).

Se, invece, non siete nel Nord Ovest o preferite guardarci oltre che ascoltarci, potete collegarvi al nostro streaming e oltre alla radio vi beccate pure la mia faccia mentre trasmetto (faccio smorfie orribili: siate gentili e dimenticatele). E durante i passaggi pubblicitari potete godervi (?) il cazzeggio fuori-onda.

C’è pure una chat con cui potete interagire con noi, ma soprattutto tra voi (vale flirtare, si sappia). Tanto se richiedete di brani non ve li mettiamo: è il minimo, dopo aver ascoltato i vostri Muxtape, cribbio! 🙂

Per guardarci (e sentirci) , fate un bel click qui http://www.ustream.tv/channel/casatorino.

Ricordatevi di registrarvi su www.ustream.tv se volete parlare in chat e non risultare utenti anonimi.

 

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