Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare

April 25th, 2008 § 46 comments

“L’autoblinda sparava rabbiosamente con la mitragliera da 20 incrociando su e giù, sicura del fatto suo.
Ma non aveva fatto i conti con la Bufalo da 13,2. Attilio Sola, il gigante del gruppo, se la portava di qua e di là come uno sten, aspettando il momento buono.
Si fece sotto sotto e quando l’autoblinda mise il muso fuori da un angolo morto gli infilò una raffica nel ventre immobilizzandola. Un urlo di gioia si levò dal crinale della colline ed il combattimento si riaccese più violento”

tratto da “Banditi” di Pietro Chiodi – Einaudi, pagina 121.

Attilio Sola (il cui vero nome era Quintilio), di Vezza d’Alba, era mio nonno.
Prima coltivatore diretto al suo paese, poi operaio a Torino negli anni Cinquanta, spesso nei reparti punitivi perché iscritto al PCI (nonostante fosse un partigiano di Giustizia e Libertà, insieme a Beppe Fenoglio), poi pensionato stanco e povero come tutti quelli della sua generazione.

E’ morto qualche anno fa, restando una forza incontrollabile della natura fino a pochi istanti prima. Selvaggio, burbero, istintivo, silenzioso, non conciliante, irrequieto, non era e non è mai stato un “nonnino”.

Non aveva studiato, ma sapeva da che parte stare ed è stato dalla parte giusta. E non si è mai sentito un eroe per un singolo istante.
Non l’ho considerato un eroe nemmeno quando al suo funerale c’erano decine di partigiani in lacrime, la banda che suonava, la sua medaglia d’oro, i discorsi ufficiali, gli applausi e tutti lo definivano tale, ricordandomi che “non c’era pezzo di pane che tuo nonno non abbia diviso in due”.

Ricordo che tante facce anziane perlopiù sconosciute mi guardavano e mi additavano interrogandosi esplicitamente se in me – unico erede maschio della famiglia – ci fosse stato anche un solo millesimo di lui, del suo istinto che “per amore di giustizia travolge la prudenza”. Avevano legittimamente bisogno di continuità, di capire che non tutto si perde, di generazione in generazione. E non erano capitati benissimo.

Se sono sopravvissuto al senso d’inadeguatezza di quel giorno è perché quattro valori in croce li ho ereditati e li difendo, non mi sogno di negoziarli con alcunché e li trasmetto come e dove posso. E sono quelli per cui al mattino mi guardo allo specchio e nonostante tutto mi rispetto.

Ecco perché il 25 aprile è una festa di famiglia: perché festeggio quella minima eredità che riesco a sostenere e mi dà senso come uomo.
Ed ecco perché mi agito quando sento criticare una “festa di parte”. Ma perché, ci può essere un’altra parte? 

§ 46 Responses to Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare"

  • eazye says:

    Ho letto tutto d’un fiato.. in ritardo, ma concentrato!

  • Massimo Vaj says:

    L’altra parte, purtroppo, c’è, se non ci fosse il tuo nonno non avrebbe preso quella posizione intelligente e sensibile. Ma, per essere quello che può diventare, il bene della libertà necessita del male della costrizione. Questa esistenza è una trappola che ci mette alla prova, tutto qui non è quello che sembra essere, perché è la rappresentazione di un capovolgimento che in pochi capiscono. L’esistenza è il riflesso di ciò che, all’esistenza, è superiore in quanto sua causa. Si sa che tutti i riflessi sono un’inversione. È per questa ragione che acquista senso il detto: beati gli ultimi perché saranno i primi.

  • Samuele says:

    Bravo Suz. Il tuo commento, quello lungo, mi piace molto. Corregge il tiro…

  • vb says:

    Suz: Però devi ammettere che c’è una tendenza a giocare con le parole, per cui da una parte a chi critica il 25 aprile si dice “ma non è la festa della sinistra, è la festa della democrazia, la festa di tutti tranne che degli skinhead”, poi però se la Moratti va al corteo si prende gli sputi (e quindi, tra l’altro, non vedo come avrebbe potuto tornarci quest’anno) e se chiedi alla gente perché è lì tre quarti ti rispondono “contro Berlusconi”. E’ proprio questo equivoco, voluto e strumentalizzato dalla sinistra, che secondo me ha danneggiato il 25 aprile fino a rendere impossibile che tutti gli italiani democratici (quindi il 99,99% degli italiani) si riconoscano in essa.

  • alessandra says:

    esatto, Suz, dalla parte della democrazia e basta.
    e di nuovo grazie

  • Suzukimaruti says:

    Alla commemorazione del 25 aprile al Martinetto ci sono SEMPRE i soldati inglesi che parteciparono alla guerra di liberazione affiancando, favorendo e rifornendo i partigiani (tutti, inclusi i garibaldini). E prendono solo applausi, solidarietà e gratitudine, come è giusto che sia.
    La scusa delle bandiere rosse è appunto una scusa per non festeggiare l’Italia antifascista.

  • Attila says:

    La questione è 1 sola: gli angloamericani (almeno nella terra delle mie origini) ci hanno salvato da 2 dittature, 1 presente e 1 futura. Però provate a far sventolare una delle 2 bandiere al 25 aprile e poi vedrete che bella accoglienza…

    Inoltre è vero che tutti sono diventati partigiani dopo il 25 aprile… me lo diceva spesso mio nonno… ma questa è 1 altra storia…

  • Suzukimaruti says:

    Mi scuso se non ho risposto a nessuno in precedenza, ma avevo altro da fare.
    La faccio breve. Credo che non possa esistere, nel dominio dei sani di mente, chi nel 2008 possa tifare per Hitler, l’Olocausto, la dittatura. Anche perché cadrebbe in contraddizione esprimendolo democraticamente qui nei commenti ed usufruendo di uno dei diritti che quelli per cui teoricamente dovrebbe tifare cancellarono, no?
    Ecco perché non può esistere un’altra parte.

    O c’è qualcuno qui che si sente serenamente di dire – mi riferisco a Luca e Samuele – “sì, avrei preferito vincessero Hitler e i tedeschi, nel 1945 come nel 2008”.
    .
    Su tutto il resto, da antiretorico di mestiere, comprendo benissimo e non nego gli eccessi che la Resistenza ha portato. Non nego una singola strage e una singola porcheria, perché la storia si fa con la verità.
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    Ma non credo bastino le porcherie dei titini o gli episodi del triangolo rosso a cancellare la verità storica per cui da un lato c’era chi lottava per la democrazia (ed erano persone di ogni fede, colore, censo, ecc.) e dall’altro c’era chi lottava per Hitler e mandava gli ebrei e i prigionieri politici allo sterminio.
    .
    C’erano degli infami anche tra i partigiani? Sicuramente.
    Ma, scusatemi, la storia (non le opinioni: i puri e semplici fatti) ci dice che dalla Resistenza, che fu fatta da tutti, dai monarchici ai cattolici, ai comunisti, non venne fuori la Repubblica Popolare Italiana o qualche soluzione sovietica, ma la Costituzione, un paese democratico, il suffragio universale, la repubblica, la libertà di parola, ecc. Il tutto nonostante ci fossero pure degli infami sanguinari tra i partigiani.
    .
    E il 25 aprile sventola legittimamente solo una bandiera, che è quella dell’Italia libera. E se vogliamo ci possiamo dimenticare che non l’hanno liberata solo i comunisti e accusare la Resistenza di essere una festa di parte. Ma è un problema vostro: è di chi la festeggia. E se non la festeggiate non so che fare.
    .
    Quando vorrete, vi accompagnerò volentieri al Martinetto, nel mio quartiere, a leggere i nomi delle vittime del nazifascismo ivi fucilate alla schiena: generali, nobili, bambini, professori, preti, operai, studenti: tutti.
    E se, pur essendo di destra, capirete che è utile festeggiare il fatto che l’Italia è un paese democratico, farete un favore alla vostra intelligenza. (e sì, quei coglioni che contestano la gente di destra alle manifestazioni del 25 aprile sono, appunto, dei coglioni)
    .
    Tutto il resto sono foglie di fico, cortine fumogene, ecc. di chi vuole giocare a fare il nazista.
    Ma sono, mi si perdoni il francesismo, stronzate estetico-edonistiche che credo si curino con la psicanalisi.
    Perché a voi la democrazia piace. E se vi piace non potete che stare dalla sua parte.

  • elena says:

    caro luca, visto che sei qui tra noi (a meno che tu non sia nato sotto un cavolo o portato dalla cicogna) anche tu avrai o avrai avuto un nonno, anzi, ben quattro: due maschi e due femmine, chissà dove erano in quel periodo, che facevano?
    raccontaci. possono venire fuori storie interessanti di vita vissuta.

  • Luca says:

    Alé, adesso tutti avevano il nonno partigiano.
    I tipici italioti, dopo il 25 aprile tutti partigiani!!

  • Mantopelo says:

    elena, grazie del tuo post. idem sentire!

  • elena says:

    Attila, leggere la tua “genealogia” mi è venuto un brivido. Ho avuto anche io un nonno in “quella” brigata garibaldi, anche il mio ha portato a casa con fatica le penne, sai dopo l’8 settembre bisognava decidere “velocemente” da che parte stare. Così il mio nonno si ritrovò a fare il partigiano in yugoslavia, sempre sull’orlo di una foiba… francamente questa esposizione di nonni mi dà un po’ fastidio, perchè prima di tutto dava fastidio al mio adorato nonno (che appena tornato a casa, mi raccontarono, stracciò cappelli, rifiutò onorificenze, cercò di rifarsi una vita, probabilmente non riuscendoci mai perchè le ferite della guerra lo lacerarono così profondamente che neppure ne parlava. Solo dopo la sua morte trovammo i brandelli del Diploma di merito nascosti sotto pile di ricevute di bollette della luce).
    Chi ha sofferto quelle pene, quelle fatiche, quelle paure prova solo angoscia e dolore.
    Gli ideali della Resistenza andavano difesi e divulgati quotidianamente, invece ne è stata fatta una strumentalizzazione talmente forte da trasformarla in banalizzazione.
    Mi raccontava non troppo tempo fa il comandante Raul delle brigate partigiane della Val Chisone (è ancora vivo, ne rispetto la riservatezza essendo stato costui sempre un dissidente su questi argomenti), che i “rossi”, i comunisti, strumentalizzarono già da subito gli ideali della Resistenza e invece di condividerli li fecero diventare patrimonio esclusivo.
    Oggi ne godiamo dei risultati e chi dobbiamo ringraziare? I valori della resistenza non devono essere (più) monopolizzati come è stato fatto fino ad ora perchè non fu un solo partito a combattere i nazifascisti. Forse è troppo tardi per ricominciare da zero, ma forse no, di certo come è stato fatto finora proprio non va bene.
    Ringrazio dell’ospitalità

  • Samuele says:

    Si, ci può essere.
    Ci può essere chi ha perso la nonna e la mamma perché uccisi dai tedeschi dopo un’inutile rappresaglia partigiana. Inutile perchè ha portato alla morte due militari tedeschi e venti civili italiani.

    Ci può essere un’altra parte.
    Il tuo problema è che ti dimentichi sempre di considerarla…

  • garethjax says:

    Mi viene da dire che il più “pulito ha la rogna”. Non di chi ha combattuto, ma dei politici che per qualche motivo personale hanno favorito un REGIME o l’ALTRO.
    .
    Ma poi dov’e’ il problema ? L’importante è stare sul trono. Anche se è un trono posizionato su una catasta di rifiuti.
    .
    Sinceramente molte di queste discussioni mi sembrano lo specchio dell’Italia: una guerra di straccioni per un tozzo di pane.

  • Ho letto solo ora il tuo bellissimo post: concordo, non c’è altra parte che quella della democrazia e dell’antitotalitarismo.

    ciao da Torino:)

  • Mantopelo says:

    stavolta nessuna facezia.
    è un tema serio e non mi va di buttarla in battute ad effetto.
    Intanto grazie a Enrico per averci messo a parte del suo pensiero…le radici!
    Luca… sei troppo livido, rancoroso e farneticante..sei VECCHIO, semplicemente non ti reputo degno di interlocuzione.
    Attila, se posso… anche io vengo da quelle stesse parti ed anche io (senza meriti) ho nonni, zii e parenti che su entrambe le sponde hanno vissuto in prima persona il macello istriano, uomini e donne. Sfollati, cacciati, un infoibato, molti ricinati, un impiccato, tre partigiani (abbastanza equamente suddivisi tra le fazioni), un paio di alpini di cui uno reduce di russia e uno che dalla garibaldi è scappato….finisce che ci si conosce pure di famiglia, noi siamo di Mali Losijni… se serve alla discussione, pure io sono un ufficiale alpino.
    Io credo che la memoria sia un diritto ed un dovere, ciascuno secondo coscienza e background; tranne il tricolore, le bandiere in generale mi mettono tristezza, disagio, a volte rabbia… quando va bene le trovo un tentativo di nascondersi dietro al mucchio, quando va male sono l’emblema dell’inumanità (e più o meno penso lo stesso delle religioni secolarizzate e dei partiti)
    La Union Jack e quella a stelle e striscie, che sventolino pure, purchè a casa loro; quella rossa si è nel frattempo estinta da sè.

  • vb says:

    Ripensandoci, un fascista al governo di Roma significa che il 25 aprile è morto definitivamente. Volevo argomentare, ma alla fine era troppo lungo e quindi vedi qui.

  • Luca says:

    Grande Attila, sto applaudendo in piedi sul divano.

  • Attila says:

    Io sono originario del + profondo nord est, quello sul confine con la ex Jugoslavia… bene, avevo un nonno partigiano della Garibaldi; un prozio comandante della Garibaldi che è andato in Jugoslavia per far trionfare il comunismo, ha dovuto diventare anticominformista perchè da Sarajevo con 2 figli nn si usciva vivi in caso contrario, ma dopo poco è stato “invitato” a lasciare la Nazione di Tito accompagnato alla frontiera e i “compagni” italiani gli hanno reso la vita un inferno in quanto presunto traditore (sarebbe morto di crepacuore negli anni ’80); avevo un nonno simpatizzante fascista che era stato portato a 10 metri da una foiba, poi il cugino di mia nonna, partigiano comunista, lo aveva salvato (lui aveva salvato, cosa riconosciuta da molti comunisti del luogo, alcuni simpatizzanti partigiani dalla confisca delle terre, facendosi garante); avevo una prozia che stava a Trieste durante l’occupazione, era apolitica, di lei non si sono mai avute + tracce dopo l’occupazione titina; avevo un prozio nella brigata Osoppo, e credo che tutti sappiano che fine abbia fatto, ma x molti anni è stato argomento tabù…
    Io ho vissuto per + di 17 anni al confine con la Jugoslavia, poi lei è sparita… x fortuna, adesso c’è la Slovenia…

    Ogni volta che vedo delle bandiere rosse sventolare per il 25 aprile a me viene solamente tristezza…

    Adesso tutti spareranno a zero, ma preferirei vedere svendolare bandiere a stelle e strisce e Union Jack…

  • Luca says:

    Suzuki me ne ha dette di tutti i colori quando era così entusiasta del suo governo Prodi.
    I risultati trionfali e clamorosi stanno dando ragione al sempliciotto codiglio.
    Son bastati 2 anni scarsi per far capire agli italiani cosa vuol dire farsi governare dalla vera sinistra, non certo sto ectoplasma di pd, né carne e né pesce.

  • vb says:

    Segnalo che a Orbassano, cittadina ex operaia che finora aveva sempre avuto sindaci di centrosinistra eletti senza nemmeno andare al ballottaggio, ha vinto il centrodestra con il 60%. Riguardo al sotterrare, forse Luca ha tristemente ragione…

  • Luca says:

    Da uno che si chiama Pappafico non potevo aspettarmi altro.
    La storia vi sta sotterrando, fattene una ragione, asino.

  • dario says:

    Non commento mai per dire: bel post.
    Oggi, faccio un’eccezione.

  • pappafico says:

    Complimenti per il post: chiarezza che non guasta.
    x Luca: complimenti sei risucito a dire tre cazzate in pochissime righe.
    Se nel 2008 c’è ancora gente che la pensa come te vuol dire che non si vendono abbastanza libri di storia.
    Vai a scuola va… prima che Dell’Utri riscriva la storia a modo suo.

  • ubu says:

    Ma insomma ultimamente qui scrivi cose splendide. Chapeau. E un saluto (da lontano) al nonno.

  • vb says:

    Axell: Buffo, se parli con i centomila del V2Day, molti ti diranno che le pecore erano quelle che stavano in piazza Castello. Alla fine, purtroppo, capire e pensare con la propria testa è una abitudine di pochi, e quindi penso che in entrambe le piazze ci fosse un’alta percentuale di pecore, solo di greggi diversi.

  • Il 25 aprile quest’anno me lo sono vissuto profondamente. Insieme ad altri tre consiglieri comunali del mio paesello siamo andati a rendere omaggio ai caduti anche se la nostra amministrazione se ne fotte: siamo andati nel profondo del bosco, in una zona impervia e nascosta, a rendere omaggio ad un civile ammazzato durante un rastrellamento nel luogo in cui è caduto, perchè fare queste cose fa capire ancor di più che partecipare alle cerimonie istituzionali. Pomeriggio a Torino, in Piazza Castello, ben distante dai vaffanculismi e dalle code di gente che va a firmare cose che non servono a un accidente. Serata a Casalborgone, ad uno spettacolo del Faber su Bruno Neri. Bruno Neri era un calciatore nato a Faenza negli anni ’20, che concluse la sua splendida carriera di mediano nel ’40 nel Torino di Ferruccio Novo (causa un incidente), e poi tornò a giocare a Faenza come copertura per le sue attività antifasciste, e fu ucciso dai nazisti durante un’azione partigiana…una serata commovente che unisce due cose importanti della mia storia, la fede granata e l’antifascismo…antifascismo che deriva da mio padre partigiano, che non potà nemmeno andare al funerale di suo padre per evitare i fascisti che aspettavano di arrestarlo in quella occasione…e si beccò una pallottola nel braccio, e visse fame e paura e nascondigli di fortuna in quell’infame inverno del ’44 in cui anche gli alleati sembravano aver scaricato la Resistenza, troppo efficace e pericolosa per gli equilibri politici futuri.

  • bardolomu says:

    …il bello della democrazia “tecnologica”; la possibilità di appendere le proprie parole ovunque.
    Se avessero vinto le “migliaia di volontari”…

  • Luca says:

    Onore alle centinaia di migliaia di volontari della Repubblica Sociale Italiana arruolatisi con la certezza matematica della guerra già persa.
    Loro per me erano i veri ribelli.
    Anche se erano dalla parte sbagliata.
    La vera vergogna nazionale è stato quello che è successo dal 1 maggio 1945 in poi.
    Pian pianino si vengono a sapere le cose che i partigiani comunisti hanno combinato in quei giorni.
    Gente che avrebbe consegnato in quattro e quattr’otto il nostro paese ai sovietici.

  • garethjax says:

    Veramente io per 3 ore al V2day ci sono stato (poi la schiena ha protestato). La prima cosa che Grillo ha fatto in apertura è stata quella di ringraziare chi ha lottato per la libertà in quegli anni…

  • palmasco says:

    Sola cinquant’anni dopo, sostituita una raffica di parole alla Bufalo, se ne andava…

  • Matteo says:

    la cosa più bella è sentire le storie di ogni padre, di ogni figlio, di ogni famiglia… questo rende la festa ed il ricordo vivi e li trasforma in emozione.
    Bel post davvero

  • Giorgio V says:

    vb, tranquillo…sono passato da piazza Castello sul tardi mentre suonavano gli ottimi Marlene Kuntz ed eravamo in qualche migliaio, di cui credo la stragrande maggioranza consapevoli di stare lì per rendere omaggio a dei valori di cui purtroppo per ragioni anagrafiche sono ormai in pochissimi ad essere diretti testimoni in Italia. Certo non era la folla oceanica del Grillo-show, forse è meglio così. Sai com’è, le folle oceaniche che osannano un guru mi spaventano un po’…

  • Max says:

    Grazie Suz. Anch’io ho in eredità storie di lotte e aiuti e un nonno che in Africa ha sofferto una guerra che non ha mai compreso.
    La guerra è purtroppo orribile anche se in nome della libertà, ma noi dobbiamo ringraziare quelle persone se siamo quello che siamo oggi.
    Da parte ogni tanto mi chiedo c’è nella testa di chi rifiuta questa commemorazione. Del perché e da chi sia stata strumentalizzata trasformandola in un ritrovo in piazza di estremisti comunisti. Di chi è la colpa? Cosa ha ereditato nella coscienza la gente che la rifiuta o non la onora?
    Spesso mi chiedo in questi giorni quanto sia superficiale questo paese.

  • benzo says:

    bravo suz, bellissimo post, e buon 25 aprile!

  • Axell says:

    @Vb, non confondere le cose… In piazza si festeggiava il 25 aprile, poco più in là si festeggiava Beppe Grillo, è un po’ diverso.
    500 volenterosi valgono quanto 100.000 pecore.

  • Axell says:

    In te tuo nonno Attilio vive. Credimi.

  • vb says:

    Forse per questo dovrebbe starti sulle palle il modo in cui i politicuzzi della sinistruccia torinese di questo periodo hanno oggi strumentalizzato i partigiani e la loro celebrazione per lo scopo politico di criticare Grillo, conseguendo un flop mortale – non so in serata, ma oggi alle 17 in piazza Castello c’erano sì e no 500 persone, contro le 50-100.000 di Grillo – e facendo pensare a quelle centomila persone che i partigiani tifassero per il regime partitocratico dell’anno 2008.

  • alessandra says:

    no, infatti non ci può essere un’altra parte
    bel post, grazie

  • Matteo says:

    Buon Venticinque aprile. grazie…

  • bardolomu says:

    Oggi non sono stato in casa; da anni ormai, la meta per il 25 aprile è sempre quella. Con bambini, anche quelli degli amici che non possono venire, cani, le cose da mangiare e da bere. Per stare tutti insieme, come stiamo anche in tanti altri posti. Monte Sole; sopra Marzabotto, una ventina di chilometri da Bologna. Se non ci siete mai stati, andateci se vi capita; portare con voi il vostro essere profondo di uomini e di donne. Lì, non si riesce neppure a parlare di “parti”; c’è molto altro in quelle pietre rimaste, nei prati, nel muro annerito della chiesa. Lì, c’è il senso troppe volte perduto; o forse, sarebbe meglio dire, dimenticato. Buon 25 aprile a tutti.

  • gommaweb says:

    No, non poteva esistere un’altra parte.

    Chi ha scelto quella di tuo nonno o ha compiuto altri gesti banalmente e normalmente eroici si è sempre schernito dicendo “che altro avrei potuto fare?” (come Giorgio Perlasca).

    Chi ha scelto di stare dall’altra parte (e sì che esisteva, eccome) ha sempre dovuto riempirsi la bocca di paroloni come “onore”, “patria”, “fedeltà agli ideali”.

    Gli eroi sono sempre normali e non hanno bisogno di giustificarsi.

    Un saluto al nonno e un grazie per quel che ha fatto. Gomma

  • Dania says:

    Considerare il 25 aprile una festa di parte sarebbe come dire che solo una parte del paese è e si sente italiana.

    A l’altra parte basta solo la tv.

  • Vincenzo De Santis says:

    Il tuo scritto mi ha fatto capire che il 25 aprile come dici tu non è una festa di parte ma è la festa di tutti i caduti per la LIBERTA’
    Auguri a tutti i Partigiani italiani.

  • mytwocents says:

    Bellissimo post. A volte si parla di “retorica della Liberazione”. Personalmente non ci trovo nulla di retorico (che finisce per essere una cosa negativa, qualcosa di fumoso e pomposo), e penso che la storia che tu racconti dimostri uno dei perché.
    E comunque, cominciamo a fare una cosa, diciamoci “auguri” il 25 aprile. E’ un modo, piccolo, di rivendicare questa come una nostra festa, come e più del compleanno, o Natale, Pasqua e Capodanno.
    Quindi, auguri.

  • Giorgio says:

    azzo Suzuki,
    il tuo post mi ha mollato un pugno nello stomaco, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi e mi ha fatto vergognare! Oggi è il 25 aprile e me ne sto chiuso in casa, ripiegato su me stesso, a dirmi che “non ne vale la pena”, che “tanto è tutto inutile”, che “tanto adesso governano loro per dieci anni”. Poi, per caso, capito sul tuo post e capisco che sono un coglione: ne vale eccome la pena di battersi! Grazie di cuore. giorgio

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