Marketing a nastro: il lato A delle mie considerazioni su Muxtape

April 6th, 2008 § 11 comments

Praticamente tutta la blogosfera italiana, inclusa quella che proprio non dovrebbe, sta usando Muxtape, che poi altro non è che un sito che permette di creare semplici compilation di mp3 caricati dagli utenti stessi. Regole fisse: 12 pezzi al massimo, nessuna personalizzazione grafica e nulla più.

Un servizio così normalmente muore dopo 2 giorni perché non lo usa nessuno. E invece straordinariamente funziona, si fa usare e sforna compilation una dietro l’altra. Il motivo di tanto successo a fronte di così poco? Per quanto ne capisco, uno solo: un’idea di vincente di marketing che, ovviamente, altro non è che una metafora.

La cassetta, la cassetta, la cassetta! Ecco l’origine del successo. I signori di Muxtape si sono inventati che il loro è un “simulatore” della vecchia piastra su cui tutti abbiamo costruito cassette su cassette di compilation, hanno fatto un naming astuto, aggiustato opportunamente la grafica e noi tutti abbiamo accettato la metafora. Basta crederci.

E ci abbiamo creduto in tanti. Curiosamente, i limiti strutturali di Muxtape giocano a favore della credibilità del servizio. Capiamoci: l’asimmetria delle connessioni a banda larga fa sì che la procedura di caricare 12 mp3 su un sito sia estremamente lunga e noiosa, per i tempi istantanei dell’informatica contemporanea. Esattamente quanto era noioso trasferire materialmente i brani da vinile a cassetta e creare le compilation. Questo è vero judo marketing: usare una propia debolezza per sferrare un colpo vincente.

Eccoci, quindi, di fronte al “simulatore di piastra”, oggetto di cui amiamo più le pratiche operative, l’esperienza, che le funzionalità.
Strano, vero? La Rete è piena di siti in cui in 2 minuti produci una playlist di brani ascoltabili in streaming e condivisibili col prossimo. Eppure Muxtape, con i suoi tempi biblici, piace di più e sembra qualcosa di diverso, di più concreto. Perché?

Me lo chiedo da tempo. Tempo che ho felicemente impiegato a produrre ben 3 compilation (la prima, la seconda, la terza per noi drogati). E mi sono quasi convinto che il principio di piacere per cui usiamo Muxtape è lo stesso per cui la gente affolla i siti di retrogaming, ricompra i vecchi dischi in vinile, le auto d’epoca, ecc.

Quello che piace di Muxtape è la dedizione che richiede. L’esperienza non è istantanea, è un lavoro, a modo suo una fatica. E’ un concetto un po’ cattolico che normalmente rifiuto, ma certe volte è vero che la fatica favorisce la creazione d’arte. Cioè mi sono convinto che il dover impiegare del tempo per costruire e caricare permette di fare compilation migliori.
Forse perchè questo tipo di creatività rende meglio se declinato su tempi più lunghi? Forse perché nell’economia del dono i tempi di elaborazione lunghi accrescono il valore percepito del dono stesso (e quindi tutti tendiamo a curarlo di più)?.

Possibile, nell’era dell’istantaneo, che i tempi cambino i modi e, indirettamente, gli esiti estetici?

Pensateci mentre girate il blog e vi preparate al lato B della cassetta su Muxtape, dove parlo prevalentemente di cavoli miei, amorazzi adolescenziali, autoreverse, tecniche di seduzione e altre mostruosità. Riavvolgete bene, mi raccomando. 

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