First of all, you’re using someone else’s poetry to express how you feel – il lato B su Muxtape

April 6th, 2008 § 13 comments

Questo è il lato B di un post sui mixtape, cioè sulle cassette mixate, tornate metaforicamente in auge grazie a Muxtape.
Sul lato A vaneggio di marketing, qui sul lato B non so bene. 

Non saranno edibili, ma le compilation su cassetta sono vere e proprie madeleines. E scatta inevitabilmente l’amarcord, che poi sarebbe un concentrato di vecchi cavoli miei mescolato a discutibili considerazioni di marketing. Valutate voi se avete così tanto cattivo gusto per continuare la lettura.   

E’ che in effetti, come tanti, ho passato parte del mio tempo libero in passato a fare cassettine.
Tante, tantissime. Tutte regalate a ragazze o ad amici che me le richiedevano per regalarle ad altre ragazze. (nell’altro senso usava poco. Ricordo tuttora il nome dell’unica ragazza che ai tempi del liceo mi ha regalato una compilation da lei prodotta – un best of dei Suicidal Tendencies… – con evidenti fini di abbordaggio, peraltro da me non considerati: Floriana [per gli amici di vecchia data che leggono il blog, un’altra Floriana rispetto alla tragica Floriana di cui tutti sappiamo: questa era una brava ragazza]).

Anzi, sul tema devo essermi fatto un discreto know-how, perché con gli anni, complice una gioventù dissoluta e vinilica, ho affinato lo stile della compilation fino ad arrivare a produrre vere e proprie raccolte “studiate” per assediare i cuori delle donne. Pare efficacissime, viste quante me ne chiedevano.

Tuttora ho sottomano un file con le tracklist di “compilation allegra” e “compilation triste”, un duo di compilation che ho continuato a fare – aggiornato – fino al 2004 e che è colpevole di un numero notevole di fidanzamenti, storie, storiacce. Ne chiacchieravo tempo fa con un amico, che mi ricordava la perfidia dell’accoppiata.

La compilation “allegra” le metteva in un bel mood positivo e diceva di lui “sono uno raffinato, non uno coi polsini e il mullet che ascolta i Queen” e poi quella “triste” (che non era tecnicamente triste, ma ben spolverata di spleen poetico/sentimentale, con due o tre momenti strategici da “abbraccio-rapace”, un paio di brani messi lì per dirle cose carine e un momento-Bacharach per far capire che si è romantici e un po’ tenebrosi) dava il colpo di grazia e terminava rigorosamente con “The Power Of Love” in versione extended, sufficientemente lunga per baciarsi a perdifiato senza dover far scattare l’autoreverse (e sì, lo so che è il brano più gay dell’universo, ma ho sempre suggerito di dire – qualora una ragazza se ne accorgesse – “si vede che piaci anche al mio lato femminile”).

La cosa che mi ha sempre sorpreso è stata la mia quasi totale incapacità di usare quelle due compilation per le mie storie. Forse per onestà, forse per pudicizia. O semplicemente perché non erano spontanee: per quanto mi riguarda la tecnica esiste solo per le storie altrui. Tutto sto ben di dio sprecato per malcelato romanticismo.
Però confesso che non ho una singola relazione nel mio passato che non sia sostanzialmente iniziata con uno scambio/condivisione di musica dopo poco tempo.

In ogni caso accettiamolo: le compilation sono un oggetto meraviglioso, complesso e a modo suo inquietante, che meriterebbe di essere studiato e analizzato in modo serio.
Hornby, che vedo con piacere che il buon Pietro Izzo ha citato, ha scritto righe bellissime sull’arte di fare una compilation e ha colto nel segno. E’ vero: creare una compilation per “beccare” è un atto sentimentale, è un dire cosa si sente dentro. Ed è notevole che lo si faccia usando un alfabeto curioso: l’accostamento di arte/poetica altrui.

Al di là delle gioie dell’appropriazione indebita, delle compilation (in modo inconsapevole: sto intellettualizzando adesso) mi è sempre piaciuta la duplice capacità comunicativa.

Da un lato dicono qualcosa di te. E se sei bravo dicono esattamente quello che vuoi tu, bugie incluse. Cioè, è possibile darsi un’identità, un tono, una posa a seconda della musica che si sceglie. E questo se devi “beccare” (e una compilation, prima della vanità di Muxtape, al 90% si faceva per quel fine e al 10% prima di andare in vacanza) è fondamentale, perché – mi perdoni il dio del marketing – “definisce e posiziona il prodotto”. Ovvio, è un’azione che si compie in modo intuitivo e non esiste una scienza esatta della comunicazione tramite compilation. Però esiste sicuramente una pratica inesatta della comunicazione tramite compilation, che indubbiamente funziona. A spanne ma funziona.

Dall’altro lato, le compilation parlano a chi le ascolta. Con un’accorta selezione di brani è possibile dire cose precise e definite (e se i destinatari sono tonti, lo si può sottolineare durante un ascolto insieme). Certo non bisogna creare equivoci, come capitò a quel mio amico che pensò bene di accompagnare un suo ritorno di fiamma con una ex con “Closer” dei Nine Inch Nails (di cui, ricordo, il ritornello introduce il romantico concetto “I wanna fuck you like an animal”, cosa peraltro usabilissima per altri contesti, altre ragazze, altri fini), ma si possono fare vere e proprie compilation parlanti, complimentose, accusatorie, tentatrici, educative.

In ultimo, una cassettina ben fatta ha un pregio: crea, se ascoltata e apprezzata da chi la riceve, un territorio comune di riferimento. Cioè qualcosa su cui parlare, su cui improvvisare altre derive e chissà dove si va a finire (se si è fortunati, alla definizione de “la nostra canzone”).
E’, insomma, un ottimo cavallo di Troia se vuoi far entrare qualcuno nel tuo mondo o se vuoi entrare nel suo o crearne uno comune.

Non ho molta idea di come funzionino le cose per un ragazzino di 15 anni di questi tempi. Con buona probabilità scambia tonnellate di mp3 di ogni genere con le tipe senza che da quello emerga una comunicazione, anche un solo segno.

Il valore delle vecchie cassette stava proprio lì, nella scarsità, nel lavoro di cesello, nella scelta ad personam.

“Ho preso 12 brani, li ho scelti proprio per te e li ho messi in quest’ordine perché ti voglio dire qualcosa ed è un qualcosa che puoi capire solo tu perché sei come sei (e adoro ogni tua fottuta molecola)” è ben diverso dal dire “ecco il mio hard disk portatile con cinquemila mp3, prendi quello che vuoi”.

No, non è luddismo, passatismo o nostalgia (se me lo chiedete, vi passo il mio hard disk e prendete quello che volete e ugualmente vi faccio una compilation personalizzata, se ci tenete), è semplicemente la considerazione che il progresso rischia di privare i ragazzini di uno strumento bello potente per godersi il bello della vita.

Già tremo all’idea che il quindicenne di turno masterizzi il suo sudatissimo CD audio compilato con tanto trasporto per una ragazza e questa lo geli con un “Gaetano mi ha passato 8 Giga di mp3 e tu te ne vieni fuori con 10 canzoni?”

 

Postilla: se volete ascoltare i miei Muxtape, li trovate qui:

primo (vagamente soulful, progressivamente strappacuore e deprimente, con colpo di grazia finale)

secondo (un viaggio ad Ibiza andato sentimentalmente male)

terzo (danzereccio, per folgorati sulla via di Kingston, con in chiusura una bonus-track tipo Pubblicità Progresso)

§ 13 Responses to First of all, you’re using someone else’s poetry to express how you feel – il lato B su Muxtape"

  • Suzukimaruti says:

    e ci mancherebbe: i Frankie Goes To Hollywood sono uno dei più grandi gruppi pop dell’universo.
    Mentre i Queen restano il gruppo rock che piace a chi non capisce niente di musica ed è di cattivo gusto.

  • ciccio says:

    ah beh…the power of love extended…qui si che andiamo sul raffinato! mica i queen… 🙂

  • matteo says:

    io credo che la questione non sia solamente legata a Muxtape.. credo si che oggi i teenager non possano apprezzare un progetto simile, ma non è colpa loro, è uno strumento fuori dagli schemi di oggi, per il tempo che “perdi” e per i voluti limiti lo-tech che ha.
    Credo che però sia una bel modo di usare la comunicazione della rete, in modo personalizzato, da singolo, da individuo, non di massa..:(io qualche volta mi trovo comtemporaneamente a fare..internetautocadmsnwordcaffècellulareleggiscrivimailparlareuuaaaahhh) la tecnologia deve si aiutarci, ma è la cultura l’importante, che deve essere di qualità e non di quantità.. ci vuole qualche filtro. Dobbiamo fare meno cose e goderle di piu, Muxtape una piccola lezione ce la dà.

    La bellezza salverà il mondo(F.D.)

    Ciao
    Matteo
    🙂

  • Riccardo says:

    http://spor.muxtape.com/

    eccoti la mia cassettina

  • lucabazuca says:

    la tua risposta è romantica. e anche nostalgica. ho dovuto lavorare duro con il cromo per aprire reggiseni e poi 9 su 10 rimanevano chiusi. ma dubito che oggi i ragazzini usino la cassettina. hanno scorciatoie al tempo a noi precluse.
    alle volte ho l’impressione che con l’attuale tecnologia in cui hanno tutto a portata di mano, siano spinti spesso a saltare passaggi. in un tempo in cui tu e io riusciamo a chattare in tempo reale o a scambiarci opinioni nel breve volgere di istanti, il romanticismo ha vita dura…
    però sperare non costa nulla e soprattutto ci lascia l’illusione che certe cose restino immutate…

  • Suzukimaruti says:

    lucabazuca: boh, io sono uno di quelli che vuole sperare che oltre al sesso (che a quell’età lì deve essere selvaggio e casuale e ci mancherebbe che non lo fosse) i ragazzini provino anche altro, intendo dire sentimentalmente.
    E in quel caso la cassettina apre mille porte (e anche mille cerniere).
    .
    La domanda su chi c’è dietro Muxtape in effetti è lecita. Ci fanno caricare di tutto, senza evidenti problemi di banda o di spazio disco. Temo ci sia l’inghippo.

  • lucabazuca says:

    Confermo: i ragazzini d’oggi scambiano tonnellate di mp3. Ma loro rispetto a noi sono su un altro pianeta. Nati con internet e con l’mp3 non si sognano certo di scambiare compilation a scopo di cucco.
    Adesso si filmano mentre palpano il culo all’insegnante di matematica!!! Sono più evoluti sessualmente di noi, a parità di età, ovvio. E spesso, siccome immaturi, esagerano…
    Muxtape è più un giochino per chi come noi utilizzava le audio cassette e ha un attacco di nostalgia.
    Non vedo per quale motivo un ragazzino dovrebbe utilizare muxtape.
    Probabilmente si scoprirà che dietro c’è qualche grande major che sta facendo una sua ricerca di mercato e ha trovato una maniera 2.0 di selezionare un campione tra gli utenti di internet…

  • Paolo Iulita says:

    No questa non la capisco proprio….
    Un grosso passo indietro, almeno tecnolgicamente parlando 🙂

    E se tutti amano usare questo servizio perchè ci va dedizione, significa che il mondo degli utenti web è composto da idioti.

    Senza offesa per nessuno, solo che certe cose non le concepisco proprio.

    In teoria si tende al miglioramento, ma magari sono io che sbaglio….

  • Suzukimaruti says:

    Boh: se i tuoi numeri del Lotto sono efficaci come le mie cassette all’epoca, direi che hai un futuro tra le mani! 🙂

  • HF says:

    nei mixtape c’era anche lo stacco tra un pezzo all’altro, la differenza di rumore di fondo e di volume tra le varie sorgenti (piastra, piatto, radio) da cui venivano registrati i brani.
    c’era chi si ingegnava per attenuarli e chi andava giù con l’ascia.
    c’era chi lasciava minuti di silenzio fastidiosi al fondo, chi stravolgeva la scaletta per utilizzare al meglio i minuti di nastro e chi riempiva fino in fondo tranciando l’ultimo brano senza pietà.
    tutto questo nei muxtape non c’è, c’è solo l’upload.
    e non bisogna neanche sbattersi a scrivere i titoli. tu li scrivevi? io no, ritagliavo una cartolina per la cover e lasciavo la scaletta anonima.

  • mio caro, tu compili cassettine solo per gli altri, io sogno i numeri (quelli del Lotto) solo per gli altri! Non so quale sia peggio..
    😉

  • Suzukimaruti says:

    Raibaz: è che la compilation mixata alla battuta ha tutto un altro linguaggio (lo dico da alienato che tiene i due Technics su un tavolino accanto al divano) e in sostanza ha altri fini.
    Il discorso è lungo, ma tagliandolo un po’ con l’accetta, con la compilation mixata si realizza un oggetto unico che può avere più movimenti, ma resta tale. E quell’unicum deve piacere, tenendo conto che il suo fine nel 90% dei casi è far ballare.
    .
    C’è poi un’applicazione terza, cioè le compilation mixate non per ballare (roba da aperitivo, per dire), ma siamo sempre lì: i limiti tecnici ed estetici (cioè mettere cose che abbiano senso insieme, che siano mixabili, ecc.) minano un po’ il risultato affettivo. Quello musicale è ottimo, va da sè.
    .
    Ma se devi dire in musica ad una ragazza che la ami, è più facile farlo con la compilation non mixata.

  • Raibaz says:

    Ecco che finalmente qualcuno mi ha spiegato dove sta il lato positivo di Muxtape 🙂

    La lentezza e la scarsa usabilità che lo pervadono in effetti introducono un obbligo di ponderare molto le scelte, come pure l’impossibilità per l’ascoltatore di skippare all’interno delle tracce, che obbliga a usare solo tracce senza tempi morti o parti “off-topic” rispetto al resto della cassettina…in questo senso, quindi, assomiglia molto a un dj set in differita, dato il grosso impatto che ogni scelta può avere sull’ascoltatore a livelli diversi.

    Continuo a preferire il podcasting di dj set registrati “live” coi piatti e il mixer e lo scartabellamento negli scaffali dei dischi, ma inizio a capire anche che Muxtape non è “una cagata pazzesca” (cit.) come pensavo all’inizio.

    Grazie 🙂

What's this?

You are currently reading First of all, you’re using someone else’s poetry to express how you feel – il lato B su Muxtape at Suzukimaruti.

meta