Bilancino (non equivocate)

April 3rd, 2008 § 20 comments

Bilancio dell’ennesima giornata a Milano (città in cui vado per lavoro, solo per lavoro, cioè per soldi, scusate la brutalità ma devo ripetermelo ogni volta che sono in coda a Pero).

– Scopro, incontrando un ex collega, che il 90% dei miei compagni di lavoro ai tempi della New Economy ha fatto strada. Il che conferma la mia teoria per cui dietro quegli anni di stipendi ipertrofici, iperlavoro, fiorire di gergo marketing orribile e attitudine generalizzata al cazzeggio un po’ di sostanza ci fosse. Certo, c’è sempre un 10% che non ha combinato nulla, ma erano i più cravattati e aziendalisti, i peggiori.

 

-Incontro finalmente in una riunione piuttosto affollata un tecnico con cui mi parlo periodicamente al telefono da ormai 5 anni. Tecnico che non ho mai visto dal vivo. Ecco, non so voi ma io ho la brutta abitudine di dare un volto alle voci. Cioè se mi telefonate e non vi ho mai visto in faccia, non c’è problema: vi do una faccia immaginaria io basandomi sulla vostra voce. E non chiedetemi in base a quali parametri una faccia corrisponda ad una voce, perché non lo so.

Il tecnico con cui mi telefono da 5 anni per quanto mi riguarda avrebbe dovuto avere la faccia di Trapattoni da giovane. Ci avrei messo le mani sul fuoco. Quindi immaginatevi la mia sorpresa a vedermi di fronte il sosia del cantante dei Simply Red da giovane, con tanto di capello svolazzante. Sono sconvolto ancora adesso.

 

– Sfuggito dalla riunione con i Simply Red, passo da un altro cliente per lavorare un paio d’ore. Mi prestano asilo nel loro ufficio, così gli sistemo un testo per un mega-committente, che gli è stato rispedito indietro con motivazioni tipo “non spicca il volo”. Il committente-poeta è la peggiore specie che c’è in circolazione, per chi fa il mestiere di scrivere: è capace di bocciarti centinaia di pagine sudatissime e motivarlo con un “il testo mi metteva a disagio” e tu giù a riscrivere, ovviamente a vuoto.

Mentre elencavo con perizia tutte le madonne del Nuovo Testamento una mia improvvisata e transitoria compagna di scrivania mi ha detto “tranquillo, questo è l’angolo ateo dell’ufficio” (e contemporaneamente altri 2 suoi colleghi hanno annuito compiaciuti). Mi ha anche indicato l’angolo cattolico dell’ufficio, a cui ho rivolto un “hissssss” tipo l’Esorcista.

 

– Finito di far spiccare il volo al testo, mi accorgo che sono le 19 e 20. E sono a Milano. E alle 21 mi inizia la trasmissione in radio a Torino, contando che prima devo passare a prendere il buon Valletta al suo antro di vinile in pieno centro. E’ una sfida contro il tempo e contro le leggi della fisica, ma considero un buon risultato essere arrivato in radio alle 21 e 15. Non chiedetemi come.

 

– Poi trasmetto 3 ore. Sono in palese debito di zuccheri, ma c’è un sacco di gente che ascolta in streaming e tiro fuori energie nascoste non so bene dove. Poi un bel giorno si esauriscono e si ride, ma fin quando ci sono ben vengano.

Finita la trasmissione – che, contrariamente alla normale radio notturna che si fa un po’ in solitaria e in penombra, nel caso dello streaming diventa una mega sessione super-social – scatta il momento triste.

Come ogni mercoledì sera mi ritrovo a cenare rigorosamente solo a tarda ora, in un locale. Non che sia un dramma, anzi è da quando sono adolescente che viaggio da solo perché patisco il prossimo (il che tra l’altro manda completamente in palla i bagnini riccionesi, che arrivano al punto di mandarti delle tipe all’ombrellone, se ti vedono da solo, oppure passano ogni 5 minuti a chiederti se stai bene).

Il bello del mangiare da solo è che puoi dedicarti allo sport preferito da tutti i flaneur (al di là del pensare ai casi propri e amareggiarsi ancora di più): farsi gli affari altrui.

Stasera, peraltro, il boccone era ghiotto. Esattamente di fronte a me un tavolo con una coppia al primo appuntamento. Gente che si dev’essere conosciuta via chat. E lui ha sgarrato con la foto, tipo che gliene ha mandata una di George Clooney pur non appartenendo nemmeno alla stessa specie dell’amico George.

Lo sguardo di lei ha gridato “aiuto” per tutta la durata dell’appuntamento, cioè 40 tragici minuti, metà dei quali passati dalla poverina in bagno a prendere fantozzianamente tempo, mentre lui faceva ossessivamente la prova-alito.

Ho passato 40 minuti in imbarazzo per loro. Poi se ne sono andati, con lei in testa con inalberato un cartello tipo guida turistica con su scritto “non ce n’è”, casomai non lo avessimo capito. Ma i suoi occhi erano più eloquenti di un qualsiasi atto notarile.

 

– recuperate un po’ di proteine sono rientrato a casa, quatto quatto, per non svegliare nessuno. Ho preso l’immancabile musata del cane sulle palle (non sbaglia mai mira, nemmeno al buio) e mi sono posto il classico problema del mercoledì notte: farsi calare l’adrenalina che il trasmettere in radio rigorosamente fa salire.
Normalmente uso tecniche da quattro soldi, tipo che l’altra sera ho fatto 40 flessioni e poi ho finito di leggere un libro. Ma stasera avevo da lavorare, quindi essere su di giri è perfino un vantaggio.

Accade, quindi, che mi metto nell’angolo ateo del mio studio (gli altri 3 sono un angolo agnostico, uno mangiapreti e uno scettico) e mi metto a cercare di far spiccare il volo ad altri testi.

Però mi è rimasta un po’ di energia per cui ho avuto pietà del mio blog e ho bloggato.

Già, il blog. Sto bloggando sempre meno. E non è colpa di BlogBabel, visto che dirado i post già da prima, quando la classifica e tutti gli annessi e i connessi non mancavano.

E’ che io credo che nella vita si vada a fasi. E capita che ti disamori di una cosa e ti innamori di un’altra. Poi magari ti passa.
Vivo bene con la mia irrequietezza, che a volte spaventa le persone. Ma il blog non si fa spaventare. Mal che vada non bloggo più tanto, che male c’è?

D’altronde si sa che chi si abbandona alla routine muore lentamente, come diceva Martha Medeiros (e no, non è una poesia di Neruda; e sì, è quella citata da Mastella il giorno che ha fatto cadere il Governo Prodi; e sì, è una bella poesia lo stesso). E ci vuole il fegato di rovesciare il tavolo e non condannarsi al fare qualcosa che non ti piace.

Un coraggio che non mi è mai mancato, visto che in quasi 34 anni di età non ho fatto altro che cambiare, cambiare, cambiare, cambiare.
Figuriamoci se mi manca per 4 bit in croce. Non ho tanta voglia di bloggare? Non bloggo. Se diventa una routine, un timbrare il cartellino, il tavolo è già gambe all’aria. 

§ 20 Responses to Bilancino (non equivocate)"

  • virus1973 says:

    Va a finire che prima o poi ci incroceremo allora…Io giro pure con il cavalletto per darmi un tono semi-serio… 😉

  • Suzukimaruti says:

    virus: ti capisco; spesso il sabato mi perdo da solo per la collina torinese. La scusa ufficiale è girare a fare foto, ma in realtà lo faccio per stare da solo.
    .
    No problem per i commenti da dirimpettaia, ché il blog serve a quello.

  • virus1973 says:

    Farò leggere il tuo ultimo commento a mia moglie che ancora fatica ad accettare questo aspetto della mia personalità così simile al tuo. Io dopo la maturità (il diploma neh, perché per la maturità vera ….) sono scappato per quasi due anni negli States dove ho fatto veramente di tutto tranne riuscire a concretizzare il famoso sogno americano. Ora ogni tanto ho la fisiologica necessità di vedermi un film da solo o di cenare/pranzare seduto a un tavolino ad osservare la gente intorno e perdermi nei miei deliri. E’ un aspetto però che a volte molti fanno fatica ad accettare (amici e colleghi per esempio) ma ciò non cambia di una virgola la mia attitudine. Saluti 😉
    P.s. scusa per il commento che fa molto dirimpettaia di balcone che racconta i fatti propri…

  • Suzukimaruti says:

    virus1973: ti capisco eccome! conta che lavoro da esattamente 15 anni e – a proposito di irrequietezza – ho perso il conto dei mestieri che ho fatto.
    .
    Ed è per quello che – dopo la New Economy (che peraltro io ho vissuto in un modo diverso: è stata l’esperienza più punk della mia vita, non fosse altro perché lavoravo materialmente insieme ad un punk non pentito) la sola idea di timbrare il cartellino mi dà l’angoscia.
    .
    E infatti lavoro in proprio da anni, perché mi dà sollievo anche la sola idea della possibilità di poter prendere e scappare o sparire per un giorno (i maschi della mia famiglia tendono a diventare orsi solitari col passare degli anni) e in generale di cambiare cielo ogni mattina. Odio la routine.
    .
    Ed è anche per quello che ho viaggiato per anni da solo (perfino il primo anno di fidanzamento con la mia attuale moglie ho insistito per andarmene in vacanza on my own): così posso andare dove voglio io, senza compromessi. E me ne sto bello isolato.
    Ci sono tutti gli ingredienti per un futuro Unabomber, lo so.

  • Paolo Luino says:

    Ciao Suz.,

    si bella poesia, ancor di più in lingua originale

    quien no viaja,
    quien no lee,
    quien no oye música

  • virus1973 says:

    Mah io ho mangiato da solo per anni in giro per i locali torinesi e talvolta mi capita ancora. Non mi considero un “flaneur” termine ormai super abusato e molto di moda a Torino (forse perché città un po’ francese?). Non mi considero un gentiluomo a passeggio nel senso che ho passato una fase da solitario alla ricerca di avventure di vario genere (era la fase un po’ beat generation). Quindi mentre tu cavalcavi l’onda della new economy e avevi già un blog (o più di uno) io vagabondavo cambiando spesso lavoro e conoscendo poco o niente del mondo web (so che mi correggerai questa definizione). Poi sono entrato in una fase solitaria molto più tranquilla e riflessiva anche perché me la sono vista brutta un po’ di volte. Ora timbro il cartellino (per necessità) purtroppo non ho le tue (e di altri) competenze quindi nonostante l’irrequietudine me ne sto un po’ tranquillo perché va bene il coraggio ma il culo bisogna pur pararselo 🙂

  • d says:

    ma come fai a mangiare da solo in un locale, non è imbarazzante?

  • carino bloggare per timbrare il cartellino!:) E poi che ti giustifichi se non scrivi sempre sempre: ma perchè?

  • Suzukimaruti says:

    Confesso che ho un po’ il terrore delle situazioni in cui tutti concordano con te. Di solito è segno che hai detto una banalità agghiacciante! 🙂 (e in effetti rileggendomi…).

  • regulus21 says:

    Suz, trovo che tu scriva sempre cose intelligenti (magari si può essere poco o per nulla d’accordo, ma il bello è proprio questo)… la fine di questo post è meravigliosa e sono proprio felice di conoscerti e di leggerti (quasi) quotidianamente.

    Per non parlare della trasmissione di ieri sera, in gran forma! 🙂

  • stefigno says:

    D’accordissimo (ma era ovvio, su argomentazioni del genere..), uno scrive quando vuole e come vuole.

  • cru7do says:

    quell'”hissssss!” ha fatto svoltare una mattinata altrimenti un po’ grigia, grazie!

  • mantopelo says:

    GARETHJAX…a lavorare, sono finiti…..

  • Giovanni says:

    Ci voleva proprio. Grazie.

  • Odiamore says:

    Per (alcuni di) noi non milanesi Milano è così, mette un po’ di amarezza e di tristezza in tutto e ti porta a fare pensieri mortiferi 🙂

  • Tom says:

    Capita a tutti… Giornata interessante cmq ieri!

  • garethjax says:

    Mi ricordo quando scrivevi “beato te che hai tempo di scrivere un blog” 🙂
    Forse stiamo andando verso la fase 2.0 della blogosfera: gli early adopters quittano e altri arrivano ad occupare i loro posti. Oppure gli early adopters stanno migrando verso nuovi blog, chiudendo quelli vecchi.
    Io nei miei feed italiani ho 11 persone, tra cui te, e tranne wiggenstein che microblogga (o si può dire che tumblerizza) e mantellini che fa diverse segnalazioni, diversi degli altri sono abbastanza sporadici.
    .
    Ripensando ai primi blograduni, con tutta la gente che c’era, viene da pensare dov’e’ finita tutta questa gente 🙂

  • fjo says:

    eddai ora che al tuo streaming hanno partecipato anche anonimi sconosciuti che pero’ ti ‘conoscono’ tramite blog! suvvia, una parolina ogni tanto su come fare a coniugare ed incentivare trasporto su gomma e energie alternative… saluti

  • E come si fa a non essere completamente d’accordo?:-)))

  • catepol says:

    Dopo tutto non ce l’ha ordinato mica il medico di bloggare sempre e continuamente no?

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