La Vénus d’argent du radiateur

March 30th, 2008 § 9 comments § permalink

La tv francese negli anni Settanta doveva essere qualcosa di straordinario, non so se nel bene o nel male.

Fatto sta che nel 1971 hanno prodotto un mega-special su Serge Gainsbourg, di quelli a metà tra fiction e one-man-show, coi video fatti in studio, ecc.. Sì, da noi li fanno fare a gente del calibro di Panariello e Celentano, lo so.

Il risultato è contemporaneamente – ecco perché Gainsbourg è divino nei suoi ossimori – sublime e terribile e lo dimostra il video di “Melody”, che riesce contemporaneamente ad essere:

– una delle mie 10 canzoni da isola deserta, anche se tecnicamente non è che il porcone canti (e visto che l’hanno coverizzata lasciandola praticamente immutata, credo lo sia anche di Beck e di David Holmes)

– una poesia futurista sull’automobile che Marinetti se la sogna

– la migliore pubblicità possibile per la Rolls-Royce; fossi stato il loro capo marketing all’epoca, avrei venduto l’anima di tutto il reparto per far scrivere del mio logo:

Prince des ténèbres, archange maudit,
Amazone modern’ style que le sculpteur,
En anglais, surnomma Spirit of Ecstasy

– una cosa di pessimo gusto (cioè, davvero, lei che fa l’angelo della Rolls è TROPPO)

– una cosa meravigliosa (cioè, davvero, lei che fa l’angelo della Rolls è TROPPO)

– una cosa davvero romantica (e se non vi sembra romantica la storia di un ubriaco che mette sotto con la sua Rolls una ciclista e da lì nasce una liason, significa che non credete all’amore per caso; tanto vale trasferirsi in India e combinare un matrimonio o comprarsi una moglie filippina per posta)

Mettete dei fiori nei vostri cannoni, anche perché sono l’unica cosa rimasta

March 29th, 2008 § 13 comments § permalink

Un marzo strano: chiude (temporaneamente?) BlogBabel, la campagna elettorale è decisamente fiacca e non entusiasmante, da ieri non si possono più diffondere nemmeno i sondaggi elettorali, il calcio non dà poi tutte queste vibrazioni, non ci sono rivoluzioni tecnologiche alle porte, il tempo volge al bello e – insomma – non c’è molto di cui bloggare.

Infatti sono giorni che la blogosfera, passato l’attimo di scazzo blogbabeliano, peraltro contenuto rispetto alle aspettative, mi pare decisamente fiacca. Segno che forse, bile a parte, non è che ci fossero in giro tutti questi contenuti?

Quindi o troviamo delle cause per litigare – perché il conflitto, piaccia o no, è una forma di relazione – o ci teniamo la blogosfera all’acqua di rose, che ha perfino un suo perché: non impegna, diventa un pleonasmo delle cose light che viviamo quotidianamente e, insomma, tiene compagnia, come una radio commerciale in sottofondo.

Va anche bene così, anzi magari dedichiamo marzo/aprile alla fuga dal blog e ci vediamo di più di persona, che male non fa: due amici, una chitarra, un feed RSS.
Tra l’altro una delle poche cose che ho capito della blogosfera è che – come le persone poco fotogeniche – siamo tutti meglio dal vivo.

Here come the djs: Casa Torino nuovamente on the air, stasera dalle 21 a mezzanotte

March 26th, 2008 § 4 comments § permalink

Dopo lunga e faticosa malattia (leggi: avevamo di meglio da fare), torna “Casa Torino”, la trasmissione radiofonica ad alto contenuto blogger, condotta dal qui presente e da Giorgio Valletta.

Dalle 21 (abbondanti: siamo sempre in delizioso ritardo, come Sofia Loren) a mezzanotte, 3 ore di psichedelia, iperboli, flirt via Rete, polemiche, anatemi, wiki moment e ovviamente musica fresca fresca da Londra.

 

COME ASCOLTARCI
Per ascoltarci avete due opzioni.

La prima è, indipendentemente da dove abitate, correre verso il Piemonte e sintonizzarvi sui 91.2 Mhz in FM o in tutte le altre frequenze in cui Radio Centro 95 si prende.

La seconda, più intelligente, è collegarvi alla diretta in streaming qui http://www.ustream.tv/channel/casatorino. Così oltre ad ascoltarci potete pure vederci e, soprattutto, potete partecipare alla chat. Il bello (?) dello streaming è che durante la pubblicità radiofonica cazzeggiamo fuorionda con la gente in chat.

Come sempre è gradito se evitate di scattare degli screenshot imbarazzanti mentre trasmettiamo, soprattutto oggi che mi sono tagliato i capelli e ho la classica insicurezza da primo giorno post-parruchiere 🙂

Potete anche usare la chat per fare delle richieste di brani, sapendo che rigorosamente non le esaudiremo perché siamo delle brutte persone (ma mai brutte quanto le vostre richieste!).

NOTARELLE TECNICHE
Per quanto riguarda lo streaming, vi consigliamo di registrarvi su www.ustream.tv, così avete uno username e non siete dei tristi anonimi in chat. Anonimi che peraltro possono chattare solo dopo che io – che nel mentre starei trasmettendo e penso a tuttaltro – li ho autorizzati. E sono notoriamente svampito, sappiatelo.
Ci mettete 2 minuti, non vi chiede dati imbarazzanti e vi butta subito nella mischia: registratevi, è gratis. 

NOTARELLE POLITICHE
Siamo in parcondicio, quindi the powers that be della radio ci hanno “gentilmente richiesto” (con una minacciosa roncola in mano) di non parlare di politica, cosa peraltro a me difficilissima. Ma tant’è. Quindi mi sa che stasera ci sarà un po’ più di musica del solito, tanto per gradire.

We who are not as others*

March 25th, 2008 § 41 comments § permalink

Sì sì, parlate pure male del partito-monolite e del partito-chioccia. Parlate pure male del centralismo democratico, dei comitati centrali, della seriosità filosovietica.

Poi però vi beccate questo.

E già me lo vedo Giancarlo Pajetta che si rigira nella tomba gridando “Ve l’avevo detto io!”.

Ai tempi del PCI un’operazione simile sarebbe finita con un bel processone politico, una lettera indignata ai “compagni della federazione di Milano”, un sano commissariamento della suddetta e una polemica culturale contro i giovani su Rinascita. E niente viaggio in delegazione sull’Oder per i colpevoli di tale affronto.
Per certe cose era meglio quando c’erano gli Squallor c’era il PCI.

Poi se proprio dobbiamo entrare nel merito del video, altro che Pajetta.

Passi l’operazione “simpatia”, ma almeno evitate che il testo del brano faccia cagare, con passaggi tipo “per l’Italia che ancor s’innamora”, al cui confronto l’inno di Forza Italia è un pezzo del De Andrè più criptico.
E magari evitate tutte quelle facce da fighetto milanese nel video (ma questo è un problema mio, lo so).

Mi va benissimo che facciamo gli anticonformisti e i simpatici, visto che per anni abbiamo ascoltato i peggiori dischi di Fossati all’indietro perché non li ritenevamo abbastanza tristi e noiosi per il nostro umore umano e politico, ma se iniziamo a comportarci da berlusconiani (il berlusconismo non è essere di destra, ma è quel misto di facce da pubblicità progresso anni Ottanta, i sorrisi finto-simpatici, il testo volutamente cazzone, l’abuso cialtrone della parola “amore”, ecc.) allora mi agito.

Ma dev’essere proprio capitato qualcosa di brutto a sinistra e il declino estetico era nell’aria. Mi ero, infatti, già spaventato guardando l’ultimo spot della Coop, che anni fa si faceva dirigere le pubblicità da Woody Allen e ora si presenta al pubblico con un’orrida cover di “Si può dare di più” e un video che sembra quello di “Amico è” di Dario Baldan Bembo.

Eppure non è che a sinistra manchino i creativi, i musicisti, i fresconi. Invece no, si è fatto tutto in casa. E non c’è niente di più triste di gente vecchia mentalmente che cerca di sembrare ggggiovane. Un po’ come quando i tuoi genitori cercano di emulare il gergo giovanile e fanno una pena pazzesca.

Ci sono diversi infiniti di differenza tra l’essere più informali e funky e il fare i trenini in crociera cantanto “L’unico frutto dell’amor è la banana”.

Cazzo, mi va bene tutto. Trangugio per amor di patria perfino la Binetti e Bobba candidati nel PD, ma mi sono sempre cullato nell’illusione che tra “noi” e “loro” c’è sempre stata una marcatissima ed insanabile frattura estetica: loro sono di cattivo gusto, anzi loro sono IL cattivo gusto e noi no.

E’ l’ultimo paletto “polare” che mi resta. Se salta pure quello, siamo finiti.

 

* Il titolo è preso da un pezzo da “Two Pages” dei 4 Hero di cui non ho voglia di caricare l’mp3. Se proprio vi punge vaghezza di ascoltarlo, qui trovate il remix dei Jazzanova (che peraltro lo rende più accessibile).

Allegria di randagi

March 24th, 2008 § 7 comments § permalink

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Non so se questa vignetta mi fa ridere o mi addolora mostruosamente. Ma già solo l’immagine dei due cani che si amano, tenuti alla catena in modo da non potersi sfiorare, mi trapassa da parte a parte. E da trafitto ridere diventa problematico.

Ecco che tirano fuori di nuovo i cosacchi in campagna elettorale

March 20th, 2008 § 23 comments § permalink

Le liste di candidati espresse direttamente dai partiti sono una manna dal cielo, perché – soprattutto a destra, ma non esclusivamente – candidano cani e porci, con punte surreali.

La più bella candidatura è sicuramente quella dell’UDC, che ha piazzato numero 19 in lista in un collegio impossibile nientemeno che il mitico bambino che in uno Zecchino d’oro di più di quarant’anni fa cantava “Popoff, il piccolo cosacco”.

In verità la canzone è stucchevole, anche se c’è di peggio, cioè i commenti al video degli utenti di YouTube, credo tutte persone a cui la chiusura di una trasmissione come “Piccoli fans” ha svuotato la vita di significato (cioè, esiste una vera e propria categoria di persone, in gran parte pubblicitari anni Ottanta, che trova “cariiiiiiiino” guardare bambini obbligati a fare cose per loro imbarazzanti).

Però, visto che ormai in questo blog va di moda interpretare l’esistente attraverso l’opera di Elio e le Storie Tese, riascoltato “Popoff” non può non venire in mente questa adorabile cover di Minghi&Mietta, forse una delle cose più belle fatte da Elio in tutta la sua carriera: un mashup tra il brano più mielosamente “palazzeschiano” della produzione di Minghi – pardon, del “maestro Minghi” – “Popoff” e pure un sirtaki classico, tanto per gradire.

 

Hanno la faccia come Katia Noventa – parte 3 – AKA Fiamma contro fiamma

March 12th, 2008 § 27 comments § permalink

Vabbè, il PDL candida Giuseppe Ciarrapico, che riesce contemporaneamente ad essere un vecchio squalo della politica italiana, con una fedina penale “lunga così”, ex  ultrà democristiano andreottiano, ai ferri corti con gran parte del centrodestra del Lazio, tanto che gente tipo Tajani ha un bel po’ di querele a suo danno e Fini gli alzerebbe le mani, se non fosse troppo impegnato a ripulire le cucine ad Arcore.
E, alle soglie degli ottant’anni, è un perfetto rappresentante della Prima Repubblica, quella dei traffici all’ombra dello scudo crociato, molto unopuntozero.

Ah, sì, è pure dichiaratamente fascista, ma francamente è il meno.
Ha ragione Veltroni a dire che tra tutti gli schifi possibili, il suo essere nostalgico della dittatura, dell’olio di ricino e delle violenze arbitrarie di stato in fondo in fondo è il meno, rispetto a tutto il resto. E impallidisce di fronte alle motivazioni grette e utilitaristiche per cui è stato candidato in persona da Berlusconi.

Insomma, un vecchio nostalgico impresentabile e rozzo non fa certo paura, a modo suo è disgustosamente folkloristico, come un frate favarone.
Spaventano molto di più il pensiero e la cultura politica e umana di chi lo ha candidato. E poi si lamentano che in queste elezioni l’astensionismo di destra è alle stelle…

C’è qualcuno, però, a cui la natura fascista di Ciarrapico e la sua nostalgia per il regime di Mussolini ha dato più fastidio di altri: Fiamma Nirenstein.

Per chi non la conosce, Fiamma Nirenstein è una giornalista (prima a La Stampa, poi a Il Giornale) che da anni racconta i fatti che avvengono in Medio Oriente con una caratteristica distintiva: è, unica in Italia, ciecamente a supporto delle politiche più aggressive e coloniali di Israele, incluse quelle indifendibili. Insomma, un vero “falco” filocolonialista del genere “facciamoli fuori tutti, noi siamo il popolo eletto”, anche se non lo ammetterà mai (la sua via di fuga preferita è mettersi a parlare dell’Iran accusando il prossimo, come se chi critica Israele fosse automaticamente un filo-iraniano: e i tanti come me a cui stanno sull’anima entrambi i paesi a causa della loro pazza e arrogante politica guerresca?).

Curiosamente, Fiamma Nirenstein è candidata nel PDL alle imminenti elezioni politiche. E, invece di congratularsi con il suo capo Berlusconi per la candidatura di un altro fascista, si ricorda di essere ebrea e dichiara ai quattro venti “Io sono incompatibile con uno come Ciarrapico”.

Ok, facciamo finta di non avere letto per lustri i suoi articoli goduti sui blindati che distruggono le case alle vecchiette nella Striscia di Gaza o di non aver visto il suo documentario in cui i coloni israeliani costretti ad andarsene da Gaza sembravano passare per vittime. Visto che queste sono le elezioni della sfida all’inglese, prendiamola sul serio.

Bene, la signora Nirenstein dichiara di essere incompatibile, in quanto ebrea, con la candidatura di un palese fascista come Ciarrapico. Giusto, ci sta. Ebrei e fascisti non sono compatibili, teoricamente. Concordo.

Tuttavia, Ciarrapico – uno che è fascista da una vita, non uno che si è scoperto fascista oggi e se la cava con una smentita – è saldamente candidato nel PDL e non c’è modo di schiodarlo da lì. Sì, lo so che è una vergogna ma tant’è.

Quindi, visto che l’incompatibilità c’è e il fascistone Ciarrapico resta nelle liste del PDL, cosa aspetta Fiamma Nirenstein ad andarsene e a non candidarsi? Tra l’altro a parte una dichiarazioncina non si hanno più tracce di Fiamma. Che fa? Non protesta? Subisce in silenzio? 

Quanto pesano i valori e l’identità di Fiamma Nirenstein, visto che non perde occasione per sbandierarli in ogni articolo, in ogni libro o in ogni sua performance televisiva?
Pesano più o meno di un seggio sicuro in Parlamento?

Ecco un modo rapidissimo per capire la serietà di una persona e di un candidato: se non se ne va, sappiamo con chi abbiamo a che fare.

Ciarrapico? Fascista? Ma di che vi lamentate? Noi lo amiamo!

March 10th, 2008 § 32 comments § permalink

Sbagliate a prendervela con Ciarrapico, autodefinitosi fascista nel 2008 e candidato nel PDL, in nome del rinnovamento (oltre a credere in idee fresche è giovane pure lui e non è un potente, ma un esordiente della politica, un precario). Siete i soliti intolleranti. Lui è una brava persona e si merita tutto il nostro amore. 

D’altronde l’aveva detto anche Elio anni e anni fa. Lui si che è uno avanti.

  

Tutti in coro! Ti amo, ti amo Ciarrapico!

Hanno la faccia come Katia Noventa – parte 2 – AKA Ma le liberalizzazioni?

March 7th, 2008 § 62 comments § permalink

Breve post flash solo per segnalare al mondo che il PDL candida il capo della rivolta dei taxisti (sì, quella in cui gridavano “Duce, duce!”) contro le liberalizzazioni di Bersani.

Si chiama Loreno Bittarelli e ha detto che vuole andare in Parlamento per “andare a rappresentare gli interessi di tutte quelle categorie colpite dal decreto Bersani”, quindi anche i farmacisti, i notai, ecc. Gente che ha prosperato sulle nostre spalle con onorari e prezzi altissimi, grazie al fatto che per legge – prima di Bersani – non c’era concorrenza.

Mi diverte molto notare che appena uscì la “lenzuolata” di Bersani tutti a destra mormoravano “‘azz, lo dovevamo fare noi”. E l’iniziativa liberalizzatrice, che ha portato più concorrenza, ha ridotto il prezzo dei farmaci, ha tolto alcune spese inutili agli italiani, ecc. raccoglieva consensi anche a destra.

Ora io mi chiedo. Ma se candidano il capo dei taxisti rivoltosi (quelli che non vogliono che ci sia più concorrenza), il cui programma è tutelare i privilegiati nascosti nelle pieghe illiberali dell’economia italiana, dobbiamo ancora credere che il PDL è un partito liberale che intende fare le liberalizzazioni?

O forse a fini elettorali sta raccogliendo il consenso di tutte le lobby possibili, per poi ripagarle una volta al governo?

Vogliamo davvero questo? Oppure soprattutto gli elettori di destra vorrebbero più mercato, più concorrenza e meno privilegi per i soliti noti?

La memoria selettiva del Vaticano

March 7th, 2008 § 7 comments § permalink

Ennesima tirata psichedelica del Papa contro il positivismo, il razionalismo e – toh – la sociologia.

E vabbè, manco fosse una novità.

Però c’è un pezzo nuovo ed è un passaggio sulla storia. Dice il Papa che uno dei sintomi del razionalismo/positivismo è il “disinteresse per la storia, che si traduce nell’emarginazione delle scienze storiche“.

E poi aggiunge:

Dove sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e l’insegnamento della storia all’universita’ e nelle scuole di ogni livello e grado vengono trascurati.

Cio’ produce una societa’ che, dimentica del proprio passato e quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso l’esperienza, non e’ piu’ in grado di progettare un’armonica convivenza e un comune impegno nella realizzazione di obiettivi futuri. Tale societa’ si presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione ideologica. Il pericolo cresce in misura sempre maggiore a causa dell’eccessiva enfasi data alla storia contemporanea“.

Eeeeh?

Dunque, se non ho capito male il Papa se la prende coi razionalisti/positivisti (che ormai suonano tipo il “complotto demo-giudo-pluto-massonico”) perché a sua detta non valorizzano abbastanza lo studio della storia.

E già qui mi scatta la perplessità. Per quanto ne so, con un po’ di Università alle spalle, i dipartimenti di Storia sono tra i luoghi dove si annidano più laici, razionalisti, ecc. Forse ho frequentato i dipartimenti sbagliati, vai a capire.

La chicca, ovviamente, è l’attacco alla storia contemporanea. Il Papa vuole che studiamo più storia, ma non quella contemporanea. Perché?

Forse perché è quella che, per sua natura, ci permette di capire meglio la distinzione tra bene e male? Forse perché nel Novecento la Chiesa fa una figura orribile, viste le connivenze col fascismo e col nazismo? Forse perché il Novecento è il secolo delle ideologie? (in verità lo sarebbe l’Ottocento, ma vaglielo a spiegare).

Mi diverte molto questa idea che la Chiesa ci dica (ed è molto condivisibile, essendo un vecchio slogan della Sinistra Giovanile) che “chi non ha memoria non ha futuro”.
Però mi inquieta molto che la Chiesa si metta a dettare classifiche di cosa dobbiamo ricordare e cosa no.

Chissà quali pezzi di storia preferisce. Non certo l’evoluzionismo e in generale la preistoria, che per la Chiesa teoricamente non dovrebbero esistere. E poi quei pagani pre-cristiani, mezzi nudi e idolatri, meglio evitarli soprattutto ora che non c’è più la scusa del Limbo in cui piazzarli.
Dal Settecento in poi meglio evitare tutto, tra illuminismo, rivoluzione francese, razionalismo, ecc. L’Ottocento manco a parlarne, con gente come Marx in giro e episodi incresciosi come l’Unità d’Italia e la sparizione del Regno Pontificio.

Alla fine Benedetto XVI fa più in fretta a dircelo chiaramente, invece di obbligarci ad andare per esclusione: “l’unico periodo storico che ci piace è il Medioevo. Studiatevelo, perché è lì che vi vogliamo riportare.”

Where am I?

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