Dai “solti ignoti” ai Muppets: il groove di Piero Umiliani e altre storie cinematiche

January 12th, 2008 § 11 comments

Scopro con piacere che l’ottimo Antonio Sofi si fa prendere dalla curiosità e dal groove di “Mah Nà Mah Nà” e scopre Piero Umiliani, che poi ne è l’autore.

Indubbiamente “Mah Nà Mah Nà” è un gran pezzo che conosciamo tutti per merito un po’ dei Muppets, un po’ di Benny Hill, ma non è che una delle tante perle tirate fuori da Piero Umiliani dai bassifondi del cinema di genere.

In verità scrivo questo post un po’ nostalgico perché mi piaceva ricordare Piero Umiliani, uno dei tanti grandi compositori italiani di musica per il cinema, della portata dei Rota e dei Morricone, che purtroppo non ha ricevuto dal grande pubblico il successo che avrebbe meritato.

Eppure basta dare un’occhiata all’intimidente lista di film di cui ha scritto la colonna sonora per capire che Umiliani è una figura che conta non poco nella storia della musica leggera italiana del dopoguerra (e pure nel cinema). Ha suonato per il cinema tutto, in ogni sua evoluzione: dai classici intramontabili come “I soliti ignoti” a buona parte delle pellicole di Franco e Ciccio, fino al cinema di genere, gli horror, l’exploitation, il “giallo” italiano, ben 3 sequel di Django, ecc..

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Trovatosi ad avere la sua maturità artistica tra i tardi anni Sessanta e i primi Seventies, sicuramente Umiliani non si è trovato ad avere vita facile dal punto di vista del riconoscimento del suo talento artistico: erano anni di impegno, di arte volutamente e forzatamente zdanoviana, di creatività al servizio della militanza, ecc.

Eppure, paradossalmente, chi si trovava a scrivere musica per il cinema di genere era, dal punto di vista artistico, molto più libero di chi era costretto nei canoni della musica “seria” o “impegnata”. D’altronde le colonne sonore dei film di Franco e Ciccio, per fare un esempio, non dovevano seguire criteri ideologici calati dall’alto nè dovevano per forza essere smodatamente commerciali: quella era musica che normalmente non si vendeva se non “a pacchetto” col film a cui era collegata. Ed era libera da mercato e ideologia. Che pacchia.

Il risultato è che le decine di musicisti (alcuni grandissimi come preparazione, autorevolezza, apertura mentale, ecc.) coinvolti nelle colonne sonore del cinema di genere degli anni Sessanta e Settanta hanno avuto molta più libertà artistica e tuttora quell’eterogeneo sound lì (che non è lounge, non è exotica, non è space-age pop: è “cinematic music”) è quanto di più ribelle (ai formalismi), lezioso, divertito, sperimentale (nel senso non noioso del termine) e imprevedibile si possa ascoltare in Italia da musicisti italiani.

Basta dare un’occhiata alla produzione di Umiliani per rendersene conto, visto che spazia da vibrazioni brasiliane (allegre e tristi) a canzoncine yèyè, fino a sperimentazioni vagamente spaziali, pezzi di jazz classico da big band, fughe etno, proto-funk (in un’epoca in cui Nilla Pizzi ancora faceva il pieno di voti a Sanremo), psichedelia, moog a sproposito, swing fuori tempo massimo, ecc.

Ma credo che l’esempio più lampante della libertà artistica dei tanti compositori di colonne sonore dell’epoca sia l’ormai mitico tema dalla colonna sonora di “Sessomatto“, composta da Armando Trovajoli ma in realtà una cover piena di moine di “Soul Makossa” di Manu Dibango. Cioè, immaginiamocelo: l’autore di “Roma nun fa’ la stupida stasera” e “Aggiungi un posto a tavola” che prende un classico della musica afro-funk (più o meno in quello stesso periodo Dave Mancuso lo lanciava a New York come uno dei primi brani “disco”) e lo remixa in versione sexy.

Il merito della riscoperta di Piero Umiliani va tutto a Rocco Pandiani che, oltre ad essere un amico (e ad avermi regalato per un Natale di tanti anni fa una  versione su 45 giri di “Mah Nà Mah Nà” con sul lato B nientemeno che “O’pazzariello”, ovviamente entrambi di Umiliani), è uno dei classici torinesi espatriati a Milano con in testa un’idea originale e un intuito estetico fuori dal comune.

Seguendo percorsi che fatico ad immaginare (ma sono certo che la sua passione per il jazz sia stata fondamentale), ha fondato la Right Tempo, etichetta discografica – inizialmente – dedicata al recupero del cinematic sound italiano.
Insomma, la migliore musica possibile dai peggiori film possibili, poi valorizzati come “stracult” poco tempo dopo.

Oltre alle tante raccolte Easy Tempo che raccolgono il meglio del sound cinematico italiano e sono davvero sorprendenti, oltre che fatte benissimo dal punto di vista grafico e dei contenuti (procuratevele! per ogni brano segnalano il film da cui è tratto e ne riassumono la trama), la Right Tempo ha ristampato gli album prodotti da Umiliani negli anni Settanta e alcune sue colonne sonore.

All’epoca erano giusto copie per gli addetti ai lavori e pochi selezionatissimi intenditori in tutta Europa (stiamo parlando di tirature inferiori alle mille copie, se non ricordo male): grazie alla ristampa su CD, con tanto di grafica futuristica dell’epoca (erano gli anni in cui in Italia c’era ancora tanta creatività, pensate a Carosello, alle invenzioni di Armando Testa, ecc.) il nome di Umiliani ha cominciato a circolare di nuovo, superando i limiti geografici e generazionali che incontrava prima. E così è capitato anche per tante altre firme del “suono del cinema italiano”, dimenticate dalla storia ufficiale della musica.

Insomma, non è un caso che i Coldcut mi abbiano confermato in prima persona, durante un’intervista anni fa, che per loro gente come Umiliani e Lesiman (cioè Paolo Renosto: affermato compositore classico di alta scuola, costretto a fare musica cinematica sotto falso nome e autore della migliore “musica per inseguimento di Alfette” in assoluto) è stata fondamentale per il loro groove (Lesiman si sente tantissimo in un brano come “Atomic Moog 2000“, mentre Umiliani l’hanno direttamente campionato – come Dj Food – in “Let The Good Shine” su “Jazz Breaks volume 4” [ma lo hanno fatto pure i Bentley Rhythm Ace nel loro primo album, che ho su vinile e non ho testa di grabbare in mp3: fidatevi! :-)]).

E non è neanche un caso che un brano di Umiliani sia finito nientemeno che nella colonna sonora di “Ocean’s 12” (il video linkato non centra una mazza, ma il brano è quello), grazie ovviamente a quel genio di David Holmes (che continua ad essere il mio dj preferito dai tempi in cui faceva techno) che ormai non ha pari nel costruire soundtracks “scavando” negli archivi discografici più polverosi.

Se volete orientarvi un po’ nel mondo del sound cinematico italiano, tenete conto che ha avuto un boom verso la metà abbondante degli anni Novanta e quindi se cercate un po’ in giro i CD si trovano (all’estero piacciono tantissimo), non solo quelli della Right Tempo (che però sono i migliori di gran lunga). Il posto migliore dove trovarli, a parte Amazon, è Movie Grooves.

Se siete nel mood cinematico giusto, ecco un po’ di ascolti: non a fini pirateschi, giacché i dischi intelligenti, ricercati e non banali vanno comprati. Considerateli un assaggio (tanto la qualità degli mp3 non è alta) e un invito all’acquisto.

Piero Umiliani – “Open Space” – funkettone, con una linea di basso killer, campionato da Dj Food e Bentley Rhythm Ace

Piero Umiliani – “Gangster’s Song” – swingone alla Shirley Bassey cantato in inglese

Piero Umiliani – “Bob e Hellen” – classico brano alla Umiliani, con un duo di voci che si intreccia su un sound brasileiro, usabilissimo per aperitivi scoperecci o situazioni simili (servire con tramonto sul mare)

e giusto per gradire, un po’ di Lesiman

Lesiman – “Bagliori” – puro sound da noir con inseguimento notturno tra alfette, con tanto di fari, semafori, ecc.

Lesiman – “Play Car” – sempre sul genere di “Bagliori”, ma più percussivo e più adatto ad una trasposizione video di un giallo di Scerbanenco o giù di lì

Lesiman – “Confronto” – lentone drammatico indefinibile, assolutamente cinematico, perfetto come chiusura di un film triste o di un giallo perfido e crepuscolare

 

§ 11 Responses to Dai “solti ignoti” ai Muppets: il groove di Piero Umiliani e altre storie cinematiche"

  • Suzukimaruti says:

    Mitì, guarda che poi mi emoziono e bloggo da arrossito 🙂

  • Mitì says:

    Splendido post. Bravo teso’! :-*

  • Smeerch says:

    Grazie per i complimenti.
    Comunque da quando ti leggo io difficilmente ho trovato argomenti poco interessanti.
    Il post sui 1000 modi di connettere un pc ad un televisore vorrei stamparlo su carta e venderlo: c’è da fare dei bei soldoni. 😀

  • Mocs says:

    Grazie per aver rinfrescato il genere, che cmq già dai tempi delle prime compila Easy Tempo ri-veleggia di bolina, morbido morbido e non accenna a fermarsi. Proprio l’altra sera rivedevo sulla 7 il film riusciranno i nostri.. con lo splendido tema “Angola Deus”. Era Trovajoli, lo so, ma ogni volta che lo sento, viaggio nella pianura africana con Sordi che grida “ragionnnierreeee ragionnniereee” 😉

  • Suzukimaruti says:

    ehehe, ho visto la tracklist: bel set (a parte Lenny Kravitz, ovvio)!
    Vantati, perché usare Umiliani in un set da aperitivo è perfetto. 🙂
    .
    Post brutti, noiosi e (soprattutto) inutili sono la spina dorsale di questo blog. Cioè, ho fatto post sui miei vicini di casa al mare, sproloqui ossessivi su 15 cover di una singola canzone di un gruppo che ascoltiamo in 3, tirate chilometriche sul Partito Democratico, risse sulla TAV, riflessioni sui massimi sistemi fatte da ubriaco di prosecco, magari seguite da minimalismi ombelicali, astio calcistico vomitato, ecc.
    .
    Insomma, c’è un bel po’ da annoiarsi.

  • Smeerch says:

    Non faccio per vantarmi ma Crepuscolo sul mare era una traccia con cui ho aperto diversi dj-set. 😛
    http://www.smeerch.it/2006/02/05/parablo-legal-digital-dj-set-4-febbraio-2006/

    Scusa Suz, ma quando scriverai un post brutto, noioso o poco utile?

  • as says:

    ma wow! ma grazie! non osavo sperarlo ma segretamente sapevo che solo tu potevi colmare le mie lacunissime 🙂

  • Suzukimaruti says:

    alex: in verità era una coincidenza molto funky. anche perché a parte la vetta, non conosco altri Stelvio in giro per l’Italia.
    .
    Robbo: il segreto nei consumi culturali sta nel dosare bene download e acquisti. quindi, scarica pure le porcherie delle major (anche quelle belle) e compra i dischi meritevoli delle piccole case discografiche. Il tuo karma ne risentirà postivamente 🙂

  • Robbo says:

    Maledetto… l’avevo scritto ieri che era un blog costoso questo… e dove ho messo la carta di credito?
    Sono giusto in una fase di ricerca di aria fresca musicale… continuo ad ascoltare gli stessi dischi e sono alla ricerca di nuovi spunti… andrò a rivedermi i tuoi vecchi post.

  • alex says:

    Complimenti per il post su Umiliani, che merita. Ma la cosa buffa che mi viene in mente quando si parla di musica cinematica italiana è la curiosa coincidenza per la quale Stelvio Cipriani si trovò a scrivere musiche per i film di Stelvio Massi. Lo so, mi diverto con poco.

  • alberto b says:

    ah ah, ascoltando gli mp3, sembra di vedere le scene, con quel colore delle pellicole di quegli anni!!! fantastico

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