Anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine – post inutile

January 17th, 2008 § 37 comments

A Roma non piove mai, salvo quando ci vado io. Porto sfiga? Non è colpa mia. E’ che ho viaggiato in aereo col mitico Roberto Rosso, candidato sindaco (trombato) a Torino per la destra e, comincio a sospettare, potenziale portatore di piccole sfighe.

La sfortuna, infatti, si è manifestata più volte a piccole dosi, roba ridicola. Per dire, alloggiavo in un sontuoso hotel ai Parioli (e no, non ho visto il Teatro Parioli) e non ero munito di ombrello per affrontare le 12 ore di diluvio nell’Urbe. E in tutto il quartiere sembrava non esserci uno straccio di negozio che vendesse un ombrello. E il cappellino da vela vendutomi come “assolutamente impermeabile” da due trucidone in un negozio di roba sportiva ha tenuto sì e no un quarto d’ora.

Il risultato è che ho camminato un’ora sotto la pioggia per comprarmi un’ombrello sciccosissimo da Furla, pagato 40 euro (e un ombrello pieghevole da 40 euro deve essere come minimo fatto di pelle di colibrì e assemblato da Naomi Campbell seduta sulle mie ginocchia, per giustificarne il prezzo).

Insomma, mi sono lavato di pioggia per comprare un parapioggia identico in tutto e per tutto a quegli ombrelli che ti vendono i marocchini in giro per Roma (presenti ovunque tranne che ai Parioli).

E si vede che Roma non è fatta per la pioggia, perché dopo un’oretta si formano delle pozzanghere che a Torino considereremmo piscine comunali. Capitando accidentalmente su una di queste, per capirci, mi sono letteralmente lavato fino a metà polpaccio.

E poi per par condicio ne ho presa un’altra, col piede sinistro. Risultato: dalle 17 alle 20, testa bagnata e piedi fradici, letteralmente immersi nell’acqua.

Data la mia proverbiale pessima salute di ferro, resta assolutamente tra i miracoli il fatto che oggi non scriva da un letto d’ospedale con tanto di polmonite d’ordinanza, ma tant’è. Mistero.

In compenso la giornata si è dipanata così: giro solitario a vuoto per Roma infradiciata dalle 17 alle 20 abbondanti (ho fatto vari chilometri), con puntata lavorativa trascurabile, ritorno in albergo con scena fantozziana post doccia calda ristoratrice (l’acqua che elimina l’acqua: nulla è più vero, basta che la prima sia calda).

Immaginatevi, cioè, un blogger torinese in missione lavorativa che passa un’ora e mezzo ad asciugare col phon dell’hotel l’interno e l’esterno delle sue scarpe e stende i calzini fradici e sciacquati nel box doccia.

Secondo miracolo: le scarpe di cuoio vagamente scamosciato non sono diventate due pezzi di crispy McBacon per sicura intercesisone divina, dopo il trattamento acqua+phon che di norma farebbe rinsecchire perfino un budino.

In compenso, per la serie “dentro la notizia”, sono riuscito a passare davanti alla Sapienza nell’istante stesso in cui gli studenti (?) facevano un boato per salutare la rinuncia del Papa alla visita all’Università. E mi trovavo giusto in mezzo tra le forze dell’ordine che accorrevano per capire cosa stava capitando agli urlatori all’interno.

[parentesi politica]

Da vero democratico, non me la sono sentita di solidarizzare con chi si proponeva di censurare i censori. Mi sta antipatico il papa, odio e combatto le sue idee fasciste e retrograde e ogni mattina mi auguro che il trinciapeli del naso gli ricordi con una tirata dolorosa che la Chiesa continua ad essere uno dei principali centri ideologici del razzismo verso gli omosessuali.
Detto questo, io sono democratico, sono un democratico e un tollerante. Quindi nel mondo che voglio io il papa (e tutto il resto dell’umanità) ha tutto il diritto di parlare dove e quando cacchio gli pare, anche se detesto ogni singola sillaba che pronuncia.
Si chiama democrazia e tolleranza. Insomma, siamo in Italia, un paese che dal 1945 (con qualche difficoltà) è democratico: certe scene di censura si vedono solo in paesi dittatoriali come l’Iran, la Birmania, il Vaticano.

Insomma, fare i censori contro i censori per definizione non è intelligente. E’ sbagliato nel merito, perché è ciò che combattiamo e ciò che critichiamo nella Chiesa. Ed è sbagliato strategicamente, perché ora il capo dei censori passa – a ragione – da censurato e fa la vittima. E tutto questo danneggia la causa. Insomma, fa un favore ai preti e a chi gli crede ancora (cit.)
[/parentesi politica]

Aggiungiamo che il giorno dopo sono riuscito, complice un taxi, a guardare le palline simil-Sony in piazza di Spagna e il gioco è fatto. Ho involontariamente seguito “live” il telegiornale. E non ero a Ceppaloni ad assistere al Mastella-gate per puro caso.

Riemerso dalla doccia e indossate le scarpe in versione umido+ustionante (una sensazione bruttissima), sono uscito per raggiungere i colleghi all’Auditorium (anche a Roma fanno un Festival della Scienza, anche se come dimensioni non è comparabile all’edizione genovese).

In sostanza era dalle 14 che non pronunciavo una parola “live” ad un essere umano, salvo un laconico “mi chiamo Sola [risatina], ho una prenotazione a mio nome” alla concierge dell’hotel (che era svizzera e non ha colto).

Ho ancora fatto a tempo a cenare in perfetta solitudine nel ristorante nel portichetto dell’auditorium. Ristorante gggiovane di solida cucina insipida con pretese.

Mentre subivo cibo insapore ma con nomi altisonanti, al tavolo accanto a me due coppie scoppiate (cioè due uomini + due donne che i due intendevano baccagliare) godevano rumorosamente ad ogni forchettata.

Anzi no, godeva uno solo (quello che aveva suggerito il posto agli altri) e ogni due per tre se ne usciva con un “aaaaaah, ma in che posto straordinario vi ho portati, eh?”, oppure “senti che bbbbono questo pane, è un’opera d’arte”. Uno che ha concluso la cena dicendo alla cameriera “faccia i complimenti allo chef da parte dell’umanità intera”. Ecco, non so il resto dell’umanità, ma a me non hanno chiesto un giudizio. O forse non sono umano.
Sicuramente il tipo, rumorosissimo, spaccone, ecc. è andato in bianco. Anche perché ho improvvisato una bambolina voodoo con la mollica del pane (insipido e cotto male, per quanto fosse un’opera d’arte) per assicurarmi che accadesse, usando i rametti di rosmarino come chiodi. Così impara a gridare a tavola.

Poi, dopo ore di solitudine, ho incontrato i colleghi, bevuto qualcosa in compagnia, lievemente inorsito da tanto isolamento. E mi è passato un po’ il mini-magone.

Il mattino dopo, bruciate 4 brioche a colazione (un hotel da 200 euro a notte deve restituire al cliente parte del maltolto), ho compiuto la missione lavorativa (più o meno vendere la Fontana di Trevi ad un graaaaaande cliente), incontrato Svaroschi per pranzo (il meeting point era in Via dell’Umiltà, proprio di fronte alla sede di Forza Italia (dove curiosamente c’è un night): in una decina di minuti di attesa, mentre al telefono criticavamo il Macbook Air con Distretto 71, ho fatto tutte le facce possibili per far capire ai passanti che ero lì per caso e non ero uno appena uscito dal portone del brianzolo amico dei mafiosi. Conto di esserci riuscito.

Poi ho tergiversato sotto l’ennesima pioggia a tratti tra Termini e Fiumicino, non prima di aver bevuto un caffè in un bar dove volevano farmi pagare la connessione Internet del mio modem HSDPA (“ce sta er wireless! me lo deve pagà”, continuava a dire il cameriere che per puro caso non è stato garrotato con un cavo USB).

Il tutto si è svolto tra hall di alberghi algidi, sale d’attesa di stazioni e aeroporti, treni, taxi, uffici un po’ ministeriali come look e strade umidicce costantemente vuote o semivuote. Sembrava “Alphaville”, anche se la pioggia era da “Blade Runner”.

Al ritorno, dopo aver impedito con un ginocchio strategico per tutto il viaggio ad uno stanco Giulietto Chiesa di reclinare il sedile (un po’ perché detesto volare con le mie rotule infilate nelle gengive, un po’ per punirlo del suo triste lavoro di disinformazione sull’11 settembre, smontato perfettamente da Paolo Attivissimo), tanto per cambiare pioveva pure a Torino. Ma poco.

E nelle nuvole basse sulla città c’era un singolo squarcio in cui d’improvviso è comparsa, luminosissima, la Mole. Che, in modo molto torinese, dopo 5 secondi di splendore si è ritirata dietro altre nubi, pudica.

§ 37 Responses to Anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine – post inutile"

  • Andrea Donna says:

    Ho letto il post solo per la citazione del Principe nel titolo.

    L’ho trovato molto bello (il post, ma anche il titolo).

  • RondoneR says:

    ti è andata anche bene… la prox volta che vieni a Roma potresti rischiare di rimanere schiacciato dalle LASAGNE ELETTORALI
    Killer…

  • Blau says:

    ottimo post, mi sento un po’ come se fossi venuto con te a Roma e invece ti saluto dalla soleggiata svizzera …

  • Franco says:

    E la terza, la più importante, era sfuggita.

    … la citazione cicciodegregoriana del titolo. Molto appropriata, eri a Roma e pioveva.

  • Franco says:

    Due cose due.

    1. E’ vero, Elio Mastella stava simpatico durante quello sfogo. E basta con questi che vanno a tirare i tapiri in testa alla gente (ok, non sono quelli delle Iene ma ci siamo capiti…) con una spocchia che basta da sola a riabilitare i destinatari.

    2. Grazie per le ginocchia nella schiena di Giulietto Chiesa, con il 9/11 ha davvero sbroccato (e grazie anche ad Attivissimo che fuga sempre ogni dubbio): per una volta che il complotto era vero, non se ne sarà neppure accorto 😉

  • Smeerch says:

    Suz, se sei nell’Urbe in settimana, non annunciato, in pieno orario lavorativo, in un luogo scomodo e con poco tempo a disposizione per cenare devi chiamare chi non ha una ceppa da fare. Un disoccupato a caso, tipo il sottoscritto.
    E poi non è vero che in zona Auditorium non c’è nulla da visitare. Dico due cose a caso: l’orrido monumento “Goal” e l’interessante MAXXI.

  • mauro says:

    probabilmente tra altri errori, correggo performantive con performative.

  • mauro says:

    la ricostruzione che ho fatto in questi giorni, leggendo in giro è, assai sommariamente:
    – lettera di dissenso dei docenti, in cui si rilevava l’inopportunità dell’invito ma lo si accettava;
    – diffusione (illegale?) della lettera;
    – gruppi studenteschi che occupano una stanza del rettorato (mi sembra) non per impedire la visita di B16, ma per avere la possibilità di manifestare la contrarietà alla visita.
    – Rinuncia volontaria di B16, che poi diffonde il più utile dei vari testi predisposti per l’occasione, o addirittura un testo scritto a posteriori.
    Ora, se il manifestare dissenso si possa qualificare come fascismo, mi lascia dubbioso. Ma forse è così: se dico che una cosa non la voglio, automaticamente divento fascista perché le mie parole sono magicamente performantive e quindi l’ingresso della Sapienza viene minato e blindato. L’invito c’era e viveva, B16 poteva andare, non ha avuto il coraggio di affrontare le contestazioni di una parte dissidente. Ma nessuno gli avrebbe impedito di parlare.

  • Ah, per Giulietto Chiesa hai fatto bene. A volte anche i migliori hanno il loro quarto d’ora di idiozia…

  • Ecco, a saperlo te lo regalavo io l’ombrello, c’ho l’ufficio ai Parioli! 🙂

  • degra says:

    Suz, hai fatto il viaggio con Rosso, cosa ti aspettavi?
    Io mi sarei toccato le balle e sceso di corsa se avessi visto tra i passeggeri il mio conterraneo.
    Non ricordi che ha praticamente ucciso lui Carpanini con la sua bieca presenza?
    Poi l’incontro dalle parti della sede/night di Forza Italia…
    Cioè, le sfighe te le cerchi tutte, eh?
    Ci mancava che finissi manganellato in una carica della polizia davanti alla Sapienza e poi eri a posto!
    Vedi a viaggiare con le persone sbagliate? 😛

  • Suzukimaruti says:

    raccos: no, non quaglia uguale. Insisto sul fatto che il rettore ha la legittimità di invitare chi gli pare alla cerimonia d’inaugurazione. Viene eletto democraticamente e ha un ruolo gerarchico (come in tutte le organizzazioni del mondo, senza che si scandalizzi nessuno) e risponde dei suoi atti alle autorità preposte e agli organi interni.
    .
    Se il mio amministratore invita i testimoni di Geova a casa sua, ben venga. Faccia pure. Lo stesso vale per il custode.
    .
    Insomma, trovo fascista contestare il diritto a(quel fascista de)l papa di parlare ad una cerimonia a cui è stato invitato.
    .
    E trovo che le uniche contestazioni che si possono muovere al rettore riguardano l’opportunità *politica* di invitare il papa alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico, non certo la legittimità del suo invito.
    .
    La lezione da trarre è che magari la prossima volta alle elezioni universitarie se non vanno a votare solo i ciellini (sono elezioni patetiche in cui vota sì e no il 3% degli aventi diritto, in un mare di disinteresse) è meglio per tutti.
    .
    Certi inviti *politicamente* supini al clericofascismo si potrebbero evitare. Semplicemente votando meglio.

  • raccoss says:

    Il paragone per me funziona se prendi come corrispettivo del rettore, l’amministratore del tuo palazzo o il custode.

  • Suzukimaruti says:

    Zoro e Mitì: grazie per il pensiero! 🙂
    A Roma ho un’agenda di un centinaio di persone che avrei piacere di vedere le volte che sono in zona e ho una buona selection di soluzioni mangerecce.
    .
    Però nel caso dell’ultimo raid nell’Urbe tutto giocava contro: ero lì in settimana, non annunciato, in pieno orario lavorativo, in un luogo scomodo e con poco tempo a disposizione per cenare (tipo dover vedere della gente alle 22 e 30 per para-lavoro) e pochissima scelta (cioè, intorno all’auditorium c’è poco-niente, a portata di passeggiata).
    .
    E per di più pioveva come non mai, rendendo la situazione problematica.
    .
    Quindi, da buon torinese, mi sono ricordato della regola numero 1 della torinesità: “primo, non disturbare” 🙂 (per la cronaca: la seconda è “non facciamoci riconoscere”, la terza è “non dare confidenza”, la quarta è “meglio avere paura che danno” e così via).
    .
    Ma la prossima discesa verso il Tevere prometto sarà annunciata in tempo e mi attendo come minimo la fanfara e un’accoglienza pari a quella di Hitler quando arrivò in visita nella Capitale 🙂

  • Suzukimaruti says:

    as: ma come, passo mezza giornata a Roma e non c’è evento di rilevanza nazionale in cui io non incappi! 🙂
    Se non è giornalismo quello…

  • Suzukimaruti says:

    Luposelvatico: contestare l’opportunità dell’invito è legittimo e forse anche intelligente (cioè si contesta il messaggio politico dato implicitamente dall’invito, manifestando il proprio dubbio a chi ha fatto l’invito, non a chi lo ha ricevuto).
    Ma ricordiamoci che in questa questione alcuni hanno contestato *il diritto* del papa a parlare ad un evento a cui era stato invitato.
    Ed è qui che si passa dalla parte del torto.
    .
    Raccoss: l’esempio che fai non calza. I testimoni di Geova non li ho invitati in casa mia, quindi mi limito a spiegargli che non ho interesse ad ascoltari. Ma non vieto loro di parlare. Semplicemente non li ascolto.
    .
    Se (dopo aver battuto fortemente la testa) per caso mia moglie invitasse un testimone di Geova a parlare in casa, avrebbe tutto il diritto di farlo. E i testimoni di Geova avrebbero tutto il diritto di parlare, visto che sono stati invitati da chi ne ha facoltà.
    .
    A me può stare sul cazzo l’idea che lei abbia fatto l’invito e può stare sul cazzo ogni valore espresso dai testimoni di Geova, ma non posso fare altro che rispettare il loro legittimo diritto a parlare in quell’occasione.
    .
    Mutatis mutandis, è lo stesso scenario del papa alla Sapienza.
    .
    Al massimo posso poi questionare “politicamente” la scelta di mia moglie, pur sapendo che è legittima. E tuttalpiù le cospargo di guano la federa del cuscino per rappresaglia. Ma è un altro discorso.

  • as says:

    Perché, dove è che stavi a fare giornalismo più o meno para? 🙂
    Enrì, prenditi la responsabilità della tua narrativa 🙂

  • raccoss says:

    La prossima volta che un mormone o un testimone di geova viene a bussare a casa tua per parlare della salvezza della tua anima, non fare il censore, fallo entrare! ascoltalo!

  • raccoss says:

    Tanti anni di “anticlericalismo bellissimo” ci hanno portato alle aperture di Veltroni a Ferrara sull’aborto.
    .
    Ci fossero pure 10, 100, 1000 volte tanto i contestatori *dei contenuti* espressi dal papa. Tanto nessuno li cagherebbe.

  • errata corrige:
    al posto di
    “non entri dove deve entrare”
    leggasi ovviamente
    “non entri dove NON deve entrare”

    sorry

  • Io voglio che stia zitto dove deve stare zitto, non entri dove deve entrare, come fanno tutti al mondo, e poi per il resto parli e faccia quello che gli pare.
    Ma se il mio capo invitasse un prete ad una riunione per il kickoff di un progetto aziendale, posso almeno dirgli via email di andare a cagare?

  • Suzukimaruti says:

    tutti: teoricamente il manuale della bella scrittura giornalistica (o paragiornalistica) dice che non bisogna scrivere mai i pensieri finali, le conclusioni, ecc. Peggio che mai se iniziano con “Quindi”. Fa molto temino delle medie.
    Ma poi ogni tanto un bell’effetto da strapaese a fine post fa il suo effetto e scatta la commozione collettiva. Non si vive di sola austerità in prosa 🙂
    .
    Riguardo all’opinione di Luposelvatico e Raccoss: tra il contestare *l’opportunità* dell’invitare il Papa a parlare all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza e il cercare di impedirgli di parlare dopo che tale decisione è stata presa c’è una differenza abissale.
    .
    E poiché il rettore ha facoltà di invitare chi gli pare, è sbagliato nel merito e suicida nel metodo (perché è ovvio che alla prima contestazione il Papa, che è un individuo perfido e maligno, non ci ha pensato due volte e ha fatto una sceneggiata da simulatore in area, procurandosi un rigore a favore ed entrando nella parte della vittima da cui non esce per un bel po’) cercare di zittirlo.
    .
    Davvero, il fatto che quel pazzo che presiede l’Iran sia stato invitato a parlare alla Columbia University non ha insegnato niente a nessuno?
    .
    Il valore simbolico di questa “ribellione”, francamente, è nullo. E’ il classico gesto da extrasinistra che compiace tanto le nostre pance (cioè, io personalmente godo se la gente manifesta il proprio sentimento anticattolico, antireligioso e anticlericale) ma, sul medio termine, procura solo danni alla causa e ai nostri obiettivi (cioè, a spanne e con gradi diversi di intensità e partecipazione, civilizzare l’Italia de-cattolicizzandola).
    .
    Insomma, i contestatori *della presenza* del papa si sono comportati da censori, esattamente come fa la Chiesa.
    .
    Io invece avrei preferito fossero 10, 100, 1000 volte tanto i contestatori *dei contenuti* espressi dal papa alla Sapienza.
    .
    C’è una bella differenza tra il dire “lui qui non deve parlare” e il dire “parli pure, perché NOI contrariamente a lui siamo democratici, ma ci riserviamo il diritto di contestare/discutere/dibattere quanto dice”.
    .
    La ribellione fine a se stessa – se poi obbliga (data la sua stupidità) perfino i nostri alleati ad un passo indietro – genera danni.
    .
    L’anticlericalismo è una cosa seria, è un movimento bellissimo che ha una storia profonda e costituisce una delle pagine più belle della cultura democratica italiana. Ridurlo alle scaramucce per tappare la bocca al papa è dannoso.
    .
    In quanto anticlericale non voglio che il papa stia zitto: vorrei che nessuno fosse così stupido, retrogrado e credulone da ascoltarlo. E’ un obiettivo molto più difficile e non-immediato da raggiungere, lo so.

  • svaroschi says:

    @regulus21: Io?? Colpa del tassista!
    (io mi sono precipitata a recuperarlo. Temendo il peggio, eh) 😛

  • regulus21 says:

    Svaro’, non me lo portare sulla cattiva strada! 😀

  • svaroschi says:

    Telefonata di Suz:
    “Il tassista ha detto che l’indirizzo che mi hai dato non esiste e mi ha lasciato davanti alla sede di Forza Italia”
    [da manuale della Nemesi storica]

    Mia risposta: “Sono dietro l’angolo, arrivo tra due minuti”
    Mio pensiero: “Forse avrei dovuto dirgli di non rivolgere la parola a nessuno nel frattempo…”

    @Sir Drake: non è che io e Suz abbiamo pranzato nel night di Forza Italia (il night era di fronte alla sede se non ho capito male). L’immagine è esilarante, comunque! 😀

  • zen says:

    “E nelle nuvole basse sulla città c’era un singolo squarcio in cui d’improvviso è comparsa, luminosissima, la Mole. Che, in modo molto torinese, dopo 5 secondi di splendore si è ritirata dietro altre nubi, pudica. ”

    senza parole, bravo

    ciao
    z

  • Sir Drake says:

    Che strano, tutte le volte che io sono andato a Torino ho trovato il sole.
    Secondo me dipende dal tuo cognome, che a Roma non è proprio adatto!
    Sul discorso del Papa sono d’accordo con te al 100%.
    Immaginare te e Svaroschi nel night di Forza Italia mi fa un certo effetto!!!

  • Max says:

    Questo post l’ho letto tutto di un fiato. La prossima volta che ti vedo ti do un bacione per la scena del rito wodoo con la mollica di pane. Picco eccellente!

  • raccoss says:

    Cioè, come l’assalto al carico di the nel porto di Boston.

  • raccoss says:

    Non son d’accordo che la contestazione al papa abbia fatto un favore ai preti. Anzi, ha dimostrato a molti insofferenti, forse anche a molti preti di periferia, che si può alzare la voce -non le mani, ovvio!- senza essere fulminati per direttissima da Gio Dio pluvio.

  • Eddai, e pure te con sta storia della censura al papa…in tutta questa vicenda il personaggio
    da censurare maggiormente è il (Poco)Magnifico Rettore. Il cui invito al Papa in QUEL CONTESTO era davvero incongruo ed inopportuno.
    Se ti rileggi la lettera di Cini e la lettera dei 67 docenti, ti rendi conto che tutta ‘sta canea sull’intolleranza laica è stata solo un altro aspetto dell’intolleranza contro i laici. (http://luposelvatico.blogspot.com/2008/01/il-papa-alla-sapienza-i-documenti.html)
    Le cose vanno dette, se sono giuste, anche se sono impopolari, come hanno fatto i docenti. E si replica sul merito, non mettendo su una confusa guerra di religione (qui gli studenti sono stati scemi come la destra, un assoluto distacco dalla vicenda sarebbe stato l’atteggiamento vincente, invece si è assistito alla solita disfatta mediatica).
    Mi spiace, ma stavolta dissento dalla superficialità del tuo giudizio.E mi stupisce anche la superficialità delle dichiarazioni di Mussi, Veltroni, Cacciari. Tutti a parlare di “bocca tappata”, e nessuno che abbia affrontato la questione nel merito. L’invito alla cerimonia di inaugurazione ERA SBAGLIATO: irrituale, incongruo, inopportuno, PUNTO.Sarebbe bastato revocarlo e spostarlo al giorno dopo. Non si tratta di un pretesto, ma del richiedere che tutti rispettino le regole.Sempre. E’ così semplice, dannazione.
    Ma no, bisogna calare le brache sempre, se no questa povera chiesa cattolica perseguitata e costretta al silenzio si sente offesa!
    E tirar fuori un po’ di dignità, ogni tanto, anche a sinistra?

  • virus1973 says:

    “..volevano farmi pagare la connessione Internet del mio modem HSDPA (”ce sta er wireless! me lo deve pagà”, continuava a dire il cameriere che per puro caso non è stato garrotato con un cavo USB).”
    Ma perchè in Italia si continua a essere così terribilmente indietro? Perchè in altre capitali europee (vedi Berlino) entri nei locali e un buon 80% ha la connessione wireless e tu ti siedi bevi e mangi (o “magni” come direbbe il cafone del tuo racconto) e navighi quanto vuoi senza pagare una cippa?

  • zoro says:

    Ma sei un cojone sei, e na sòla. Fa no squillo no, almeno ti ritrovi solo lo stesso ma la sòla non sei tu.

  • regulus21 says:

    Mi sa che siamo pure fratelli di pioggia… guarda qui: http://regulus21.splinder.com/post/15500710 😀

  • Samuele says:

    Se il tuo tentativo era di farmi ridere ti posso comunicare che ci sei riuscito. Almeno tre volte.

    😀

  • Mitì says:

    Cenare tutto solo e pure insipidamente? Ma che triste…La prossima volta telefona, che se non siamo giù per farti compagnia almeno ti indichiamo luoghi appetitosi:-***

  • as says:

    m’hai fatto venire i brividi – vai a sapere perché. O anzi lo so. Di solito te ne fotti del finale, invece questa volta l’hai azzeccato al bacio.

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