Accad(d)e oggi- considerazioni e palate di cavoli miei sul 27 dicembre

December 27th, 2007 § 5 comments

Il 27 dicembre è il giorno in cui in qualsiasi negozio riecheggia un singolo mantra collettivo “ha conservato lo scontrino?”.

Yes, è il giorno in cui tutti noi cambiamo i regali sgraditi, sbagliati, doppi o fuori taglia (e alzi la mano chi non si è trovato costretto almeno una volta ad usare la scusa della taglia sbagliata e del “non ne avevano più dello stesso modello e ho dovuto prendere qualcosa di diverso” per cambiare, senza offendere il regalante, un orrido pantalone/giaccone/maglione, ecc. disgraziatamente trovato sotto l’albero di Natale).

Nel dubbio, qui c’è una guida pratica al diritto di recesso (che, ricordo, vale solo per gli acquisti a distanza e non per gli acquisti fatti nei negozi, anche se poi quasi tutti i negozi accettano resi entro tempi brevi). 

Fossimo in un paese anglosassone un giorno così sarebbe già trasformato in una festa, con tanto di nome funky (potremmo battezzarlo il “Crap Gift Day”, piace?) e a noi sarebbe giusto arrivato il servizio di colore sul Tg2, che fa vedere il popolo dei restitutori che si spintona per entrare da Harrods per liberarsi delle ciofeche ricevute in regalo.

Il 27 dicembre, tra l’altro, è anche il giorno in cui c’è un ultimo colpo di coda del mercato natalizio. E ha fatto malissimo l’UniEuro a far partire i saldi post-festivi proprio il 27 (con tanto di volantino infilatomi in buca il 24 dicembre: una vera e propria operazione di marketing terroristico), perché c’è ancora gente disposta a pagare le cose a prezzo pieno.

Già, perché il 27 dicembre è il “Colletta-parentale Day”, cioè il giorno in cui i bambini raccolgono tutti i soldi ricevuti in regalo da nonne, zie e parentame vario e si fiondano ansiosi nei negozi finalmente aperti dopo un lunghissimo estenuante Santo Stefano d’attesa (la festa più inutile dell’universo dopo l’Immacolata) per comprarsi la PlayStation, il Nintendo DS, la bicicletta o chissà che cosa.

In verità i bambini più furbi, se desiderosi di acquistare una console o un videogame, si sono lanciati nei Blockbuster, che sono aperti SEMPRE, perfino a Natale: giusto il 25 dicembre scorso, uscendo per andare a pranzo, ho visto un bambino ansioso ammucchiare sul bancone del Blockbuster che ho sotto casa una pila di banconote fresche di varie buste parentali e uscire trionfante con un Xbox 360 in mano.
Aveva un’espressione in faccia che non vedevo da più di vent’anni, cioè dal giorno in cui – settenne – mi fu regalato un totalmente inatteso ma desideratissimo Commodore Vic 20 e, confuso e felice, per reazione svenni sul divano.

Dopo essermi ripreso, la reazione fu simile a quella del mitico bambino col Nintendo 64: ho urlato per mezz’ora abbondante, poi ho acceso il Vic 20, messo su una cartuccia e giocato 10 minuti; poi il Vic 20 si è spento e non si è più riacceso: un atto traumatico di cattiveria del destino per cui mi meraviglio tuttora di non essere diventato un serial-killer, un maniaco, un ciellino, un integralista islamico. 

Il 27 dicembre all’alba il povero Vic 20 duratomi 10 minuti fu consegnato all’unico tecnico in grado di ripararlo.

Mi fu riconsegnato dopo i 7 giorni – di vacanza, mannaggia – più lunghi della mia vita (passati prevalentemente a guardarne la scatola vuota [e se avessi conosciuto Elvis Costello in anticipo li avrei passati tutti a cantarmi mentalmente “This House Is Empty Now“, perché quando si tratta di crogiolarsi nel dolore non ho rivali] e rispondere mentalmente “sì sì, ‘sto cazzo!” a mia mamma che mi diceva “su, dai, gioca con gli altri regali!”).
Per di più il computer non era rotto, anzi il tecnico aveva provato ad avviarlo e si era acceso regolarmente. E così avrebbe fatto per altri anni, senza mai più dare problemi. Evidentemente qualcosa nei meccanismi universali ha voluto che l’indistruttibile Vic 20 si inceppasse solo ed esclusivamente in quel drammatico 25 dicembre.

Vista a posteriori, tuttavia, considero l’esperienza di quel giorno di Natale lì, che mi ha portato nel giro di pochi secondi dal massimo della gioia al massimo della disperazione, una sorta di “sauna emotiva”. Mi spiego: una buona sauna prevede che ci si esponga per alcuni minuti ad una dose altissima di caldo secco e poi, per reazione, ci si butti nell’acqua gelata (o, come mi è capitato in Norvegia, nella neve). Incredibilmente, la cosa ti fa sentire bene, ti fortifica e ti tonifica.
Mi piace l’idea di pensare che le montagne russe emotive di quel Natale di inizio anni Ottanta mi abbiano fortificato emotivamente.
Di certo i 7 giorni di astinenza forzata dal Vic 20 mi hanno fatto crescere una voglia fortissima di computer e tecnologia in genere. Una voglia che dura tuttora e non accenna a diminuire.

§ 5 Responses to Accad(d)e oggi- considerazioni e palate di cavoli miei sul 27 dicembre"

  • garethjax says:

    e ora… Suzukimaruti presenta il calendario dei cellulari del 2008 🙂 In tutte le peggiori edicolacce, non perdetelo!

  • degra says:

    penso di non aver mai apprezzato un regalo (almeno da quando ho coscienza delle cose), ma nemmeno ho mai avuto il coraggio/voglia di andare a cambiare qualcosa di orrido…

  • regulus21 says:

    Ho sempre pensato che tutto ciò avesse un’origine traumatica 🙂

  • odiamore says:

    Secondo me il 27 dicembre potrebbe anche essere il “Me-lo-sono-dimenticato-a-casa day”, noto anche come “Non-me-l’aspettavo-proprio day”: la corsa al regalo per quanti ce l’hanno fatto senza che assolutamente ce l’aspettassimo e ai quali abbiamo risposto, a voce alta, proprio “Il tuo me lo sono dimenticato a casa / non è arrivato in tempo / me l’ha mangiato il cane stamattina”, sibilando piuttosto tra i denti “ma che ti è venuto in mente di farmi il regalo, che adesso mi tocca ricambiare?!?”

  • Mamma ho perso il Vic 20, intitolerebbero ora biascicando parole come “nativi digitali” e blablabla. Però è un bel ricordo questo: consigli di leggere il post con una canzone della Carey o qualcosa di più…”duro”?
    E’strano: credo di non ricordare e non mi viene in mente ora nessun regalo che mi abbia fatto avere la faccia da Nintendo. Forse perchè i regali più fighi arrivavano per prima ai miei fratelli più grandi.

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