Burocrazia? No, grazie! – AKA La coda è di destra

December 31st, 2007 § 55 comments § permalink

Leggo con infinito piacere (perché la burocrazia è la cosa che detesto di più al mondo dopo la sabbia nelle mutande e la juve) che finalmente il Governo fa una cosa che in 60 anni di Repubblica non ha fatto nessuno (nemmeno il Governo Berlusconi, che pure aveva percentuali bulgare e anzi è riuscito a rendere ancora più cartacee e complicate alcune pratiche), cioè dare un taglio mostruoso al vero fattore di rallentamento, vecchiezza e schifo che c’è in Italia: la burocrazia “cartacea” e digitalizzare tutte le procedure burocratiche di questo paese leeeeeeento.

Personalmente non c’è cosa che mi dia più fastidio di dover partire da casa e fare una coda (solitamente in mezzo ad anziani malaticci e sputacchianti) in orari mattutini demenziali in un ufficio pubblico, al fine di compilare pile di fogli di carta che avrei tranquillamente potuto riempire a casa via computer e inviare via Internet.

Il fatto è che lavoro in proprio e se perdo un’ora alle Poste o chissà dove, perdo dei soldi. E li perdo rompendomi le balle. E visto che normalmente mi faccio pagare per rompermele, il danno è doppio.

Ecco una cosa di sinistra, di buon senso, intelligente e moderna. E una cosa che “sentiremo” molto nella nostra vita quotidiana, magari più di cose economicamente più importanti ma meno tangibili.

L’unica ansia è che la casta burocratica (per cui fosse per me passerei negli uffici pubblici a fare licenziamenti al volo con l’ascia bipenne) si inventi nuovi ostruzionismi per bloccare questa innovazione che non esito a definire epocale.

Purtroppo i burocrati sono una casta di brutte persone, spesso corrotte e clientelari, che conferma la propria autorità e superiorità facendosi forza di regolamenti, gerghi e di fatto ostruzionismo al cittadino.
Insomma, il mansionario, i regolamenti alla lettera, i requisiti documentali, ecc. sono il loro potere: se lo Stato li elimina, questi si ritrovano ad essere ciò che sono: semplici dipendenti pubblici che al massimo possono maltrattare qualche nonnina che non ha Internet e non ha nipoti.

Il prossimo che prova a parlarmi male di questo Governo (e continua a dare retta alla TV, che ricordo essere controllata ancora da Berlusconi: 6 canali su 6) si aspetti come risposta il lancio letale sulla nuca di un faldone di documenti a caso, voluti dal Governo Berlusconi.

O scegli me o scegli lei – sfogo politico con letterina finale

December 30th, 2007 § 29 comments § permalink

Ok, lo so che il titolo ricorda l’immortale brano dei Los Marineros a “Indietro tutta”, ma a mali estremi, estremi rimedi.

Il fatto è che ho un problema politico. Grosso. Immenso. Si chiama Binetti.

d il problema è talmente grave che, per ora, smetto di militare per il Partito Democratico e ora come ora non lo voto.

Di qui in poi il post prosegue per un numero fastidioso di caratteri. Proseguite la lettura solo se siete in vacanza e fuori piove o c’è nebbia. Ah, dimenticavo, il post è NSFC (not suitable for catholics).

Per proseguire, cliccate qui sotto.

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Accad(d)e oggi- considerazioni e palate di cavoli miei sul 27 dicembre

December 27th, 2007 § 5 comments § permalink

Il 27 dicembre è il giorno in cui in qualsiasi negozio riecheggia un singolo mantra collettivo “ha conservato lo scontrino?”.

Yes, è il giorno in cui tutti noi cambiamo i regali sgraditi, sbagliati, doppi o fuori taglia (e alzi la mano chi non si è trovato costretto almeno una volta ad usare la scusa della taglia sbagliata e del “non ne avevano più dello stesso modello e ho dovuto prendere qualcosa di diverso” per cambiare, senza offendere il regalante, un orrido pantalone/giaccone/maglione, ecc. disgraziatamente trovato sotto l’albero di Natale).

Nel dubbio, qui c’è una guida pratica al diritto di recesso (che, ricordo, vale solo per gli acquisti a distanza e non per gli acquisti fatti nei negozi, anche se poi quasi tutti i negozi accettano resi entro tempi brevi). 

Fossimo in un paese anglosassone un giorno così sarebbe già trasformato in una festa, con tanto di nome funky (potremmo battezzarlo il “Crap Gift Day”, piace?) e a noi sarebbe giusto arrivato il servizio di colore sul Tg2, che fa vedere il popolo dei restitutori che si spintona per entrare da Harrods per liberarsi delle ciofeche ricevute in regalo.

Il 27 dicembre, tra l’altro, è anche il giorno in cui c’è un ultimo colpo di coda del mercato natalizio. E ha fatto malissimo l’UniEuro a far partire i saldi post-festivi proprio il 27 (con tanto di volantino infilatomi in buca il 24 dicembre: una vera e propria operazione di marketing terroristico), perché c’è ancora gente disposta a pagare le cose a prezzo pieno.

Già, perché il 27 dicembre è il “Colletta-parentale Day”, cioè il giorno in cui i bambini raccolgono tutti i soldi ricevuti in regalo da nonne, zie e parentame vario e si fiondano ansiosi nei negozi finalmente aperti dopo un lunghissimo estenuante Santo Stefano d’attesa (la festa più inutile dell’universo dopo l’Immacolata) per comprarsi la PlayStation, il Nintendo DS, la bicicletta o chissà che cosa.

In verità i bambini più furbi, se desiderosi di acquistare una console o un videogame, si sono lanciati nei Blockbuster, che sono aperti SEMPRE, perfino a Natale: giusto il 25 dicembre scorso, uscendo per andare a pranzo, ho visto un bambino ansioso ammucchiare sul bancone del Blockbuster che ho sotto casa una pila di banconote fresche di varie buste parentali e uscire trionfante con un Xbox 360 in mano.
Aveva un’espressione in faccia che non vedevo da più di vent’anni, cioè dal giorno in cui – settenne – mi fu regalato un totalmente inatteso ma desideratissimo Commodore Vic 20 e, confuso e felice, per reazione svenni sul divano.

Dopo essermi ripreso, la reazione fu simile a quella del mitico bambino col Nintendo 64: ho urlato per mezz’ora abbondante, poi ho acceso il Vic 20, messo su una cartuccia e giocato 10 minuti; poi il Vic 20 si è spento e non si è più riacceso: un atto traumatico di cattiveria del destino per cui mi meraviglio tuttora di non essere diventato un serial-killer, un maniaco, un ciellino, un integralista islamico. 

Il 27 dicembre all’alba il povero Vic 20 duratomi 10 minuti fu consegnato all’unico tecnico in grado di ripararlo.

Mi fu riconsegnato dopo i 7 giorni – di vacanza, mannaggia – più lunghi della mia vita (passati prevalentemente a guardarne la scatola vuota [e se avessi conosciuto Elvis Costello in anticipo li avrei passati tutti a cantarmi mentalmente “This House Is Empty Now“, perché quando si tratta di crogiolarsi nel dolore non ho rivali] e rispondere mentalmente “sì sì, ‘sto cazzo!” a mia mamma che mi diceva “su, dai, gioca con gli altri regali!”).
Per di più il computer non era rotto, anzi il tecnico aveva provato ad avviarlo e si era acceso regolarmente. E così avrebbe fatto per altri anni, senza mai più dare problemi. Evidentemente qualcosa nei meccanismi universali ha voluto che l’indistruttibile Vic 20 si inceppasse solo ed esclusivamente in quel drammatico 25 dicembre.

Vista a posteriori, tuttavia, considero l’esperienza di quel giorno di Natale lì, che mi ha portato nel giro di pochi secondi dal massimo della gioia al massimo della disperazione, una sorta di “sauna emotiva”. Mi spiego: una buona sauna prevede che ci si esponga per alcuni minuti ad una dose altissima di caldo secco e poi, per reazione, ci si butti nell’acqua gelata (o, come mi è capitato in Norvegia, nella neve). Incredibilmente, la cosa ti fa sentire bene, ti fortifica e ti tonifica.
Mi piace l’idea di pensare che le montagne russe emotive di quel Natale di inizio anni Ottanta mi abbiano fortificato emotivamente.
Di certo i 7 giorni di astinenza forzata dal Vic 20 mi hanno fatto crescere una voglia fortissima di computer e tecnologia in genere. Una voglia che dura tuttora e non accenna a diminuire.

Sindromi natalizie

December 24th, 2007 § 14 comments § permalink

L’eccessiva esposizione alla pubblicità della Bauli (quella col bambino che canta “A Natale puoi…” e si prodiga in atti berlusconiani di bontà manifesta) può avere diversi effetti collaterali sugli spettatori (oltre al fatto che tutte le persone di buon gusto boicottano l’orrida azienda veronese, come personalmente faccio da sempre):

– sindrome di Burzum: l’intenso desiderio di brandire una mazza ferrata e/o un’ascia bipenne e distruggere l’ambiente e le persone circostanti (infierendo possibilmente sulle vecchiette o sui tanti presepi viventi e/o meccanici) gridando anatemi in un gutturale norvegese arcaico costituiscono la principale manifestazione clinica.
L’adesione a culti neopagani incendiari di chiese e/o gruppi di neonazisti black metal è un effetto collaterale constatato in numerosi casi. Più rara, causa incompatibilità ideologica, l’adesione ad Al Qaeda, alla Spectre o alla McLaren, ma la stronzaggine risultante è uguale.

 – sindrome di Erode: la sindrome comporta un odio intenso verso qualsiasi essere umano di età inferiore ai 14 anni, con punte di isteria e breakdown nervosi al grido di “bambini di merdaaaaaaa!”. Nota per la sua pericolosità sociale, la sindrome può essere condotta verso forme più accettabili (es. bucatore di palloni, Grinch, abbattitore di gelati tenuti in mano da minori, liberatore di palloncini, molestatore di Winx, vivisezionatore di Pòkemon, ecc.) con un’opportuna terapia di isolamento.
Qualora la sindrome colpisca appartenenti al corpo docente, si consiglia di avvertire immediatamente l’Autorità Sanitaria e il Ministero dell’Istruzione, onde evitare fenomeni distruttivi altrimenti noti come “chiede l’attualità”, “fa le domande sulle didascalie”, “insiste nel farci fare le equivalenze in decametri”. 

– sindrome dello Sbirulino di Stoccolma: lo shock emotivo da iper-stucchevolezza può portare, con un fenomeno di inversione, la vittima bauliana ad una smodata ed estremistica adesione a ciò che odia, cioè i canoni ideologico-estetici più raccapricciantemente melensi del Natale, con tragiche conseguenze come l’acquisto di angioletti della Thun, la frequentazione di mercatini “tradizionali” natalizi e il conseguente acquisto di orrido artigianato in legno fatto in Cina da minori sfruttati, la creazione di oggetti-dono in pasta di sale, l’ascolto di compilation di carole di Natale, l’abuso di carillon, l’attentato al risparmio energetico con luminarie natalizie degne di un hotel sulla Strip di Las Vegas, l’invio compulsivo di centinaia di mail di auguri in HTML o con allegati pesantissimi (solitamente foto in TIF o Bitmap di gattini e cagnolini o GIF animate con 200 frame), l’assemblaggio di presepi dettagliatissimi, salvo che per il solito improbabile Gesù bambino biondo e l’adozione generalizzata di atteggiamenti buonisti ben oltre il settimo grado della scala Veltroni.
Attualmente la sindrome sembra incurabile, anche se una terapia sperimentale a base di insulti pare abbia dato risultati incoraggianti in alcuni casi. 

– sindrome di Randy Brooks*: forse il caso più grave di reazione post-bauliana, provoca reazioni negative autopoietiche, a base di cinismo, negatività, humour macabro, venerazione per Felice Andreasi, sadismo implicito, desideri distruttivi e amarezza di ritorno. L’accumulo di pensieri negativi può acutizzarsi e portare all’atarassia, all’isolamento o – nelle forme più gravi – all’umorismo di bassa lega e alla bizzarria mentale.

Lo scrivente, che è vittima di quest’ultima sindrome, attualmente sta combattendo il proliferare di orridi presepi viventi evocando mentalmente un concetto: abbinare per assonanza “presepe vivente” al film “Cimitero vivente“, con tanto di bue ed asinello zombie e immaginare stragi di pastorelli, madonne e bambinelli (nella sua fantasia i Re Magi sono stati giustamente decapitati dai rispettivi sudditi e/o esiliati in Svizzera coi Savoia), con il solo San Giuseppe che si salva e – in quanto unico superstite – si ritrova ingiustamente accusato dalla polizia di Pilato e si dà alla clandestinità e al brigantaggio, diventando una sorta di eroe rivoluzionario popolare impegnato nella cacciata dei romani. D’altronde si sa che San Giuseppe è il personaggio più di sinistra di tutto il vangelo (e infatti è imbarazzatissimo dall’idea di comparire in una “cosa da preti” e per tutto il tempo tiene un basso profilo, poi si dà alla macchia), se si mette a fare il Che Guevara della Galilea, non c’è poi da meravigliarsi. 

* per i non pratici, Randy Brooks è l’autore di “Granma Got Run Over by a Reindeer“, una delle canzoni natalizie più dark in assoluto, basata sul simpatico fatto che la nonnina viene arrotata da una renna il giorno di Natale e schiatta e la festa si trasforma in un funerale. Qui il video del duo che l’ha portata al successo.

La scoperta di Bloglines Beta (post per nerd militanti)

December 19th, 2007 § 16 comments § permalink

Sono sempre rimasto perplesso di fronte a chi utilizza i lettori online di feed RSS. Sarà un limite mio, ma li ho sempre trovati inferiori alle controparti software.

Ok, sono carini da usare sui dispositivi mobili (per dire, Google Reader in versione mobile è ottimo e si adatta perfettamente al Nokia E61 che tutti noi amiamo e utilizziamo), ma rispetto ai lettori software veri e propri, beh non c’è storia (a proposito: io uso Newzie su Windows, che è di gran lunga il migliore in assoluto, Vienna [e non Net NewsWire, che è a pagamento e nella versione gratis non mi piace] sul Mac; sul “muletto” Linux sono un po’ perso: me ne consigliate uno civile, che finora non ne ho trovati?).

Dei lettori di feed RSS online, tra l’altro, mi è sempre un po’ sfuggita l’utilità. Cioè, chi ha davvero necessità di usarli? Mi viene in mente una sola tipologia di utente: chi vuole seguire molti feed e, non avendo sempre il computer sotto mano, si affida ai vari computer (altrui, spesso) che gli capitano sotto il naso.

Per dire, uno studente che ogni mattina fa un salto in dipartimento e scrocca un po’ di connettività all’Università per leggersi i feed in uno dei tanti (…) computer a disposizione, o usa un lettore RSS online o va a mano e si digita tutte le URL dei siti/blog che vuole seguire, cosa che fa molto Splinder 2003. 

Dopo tanta premessa, ecco la contraddizione. Infatti, grazie ad un venditore/”benefattore” che me lo ha fatto avere ad un prezzo irrisorio, mi è capitato tra le mani (e ci resta: contavo di rivenderlo ma ci siamo piaciuti a vicenda) un Sony Vaio della famiglia UX, che è un mini-computer ultraportatile, molto da Puff Daddy (lui sicuramente ce l’ha d’oro massiccio), ma ha un paio di pregi. Il primo è che è un computer vero, nonostante pesi mezzo chilo, a cui non manca nulla (per capirci: ci possono girare XP o Vista e ci gioco a World Of Warcraft). Il secondo è che ha uno schermino da 1024×600 punti con cui se ne possono fare di cotte e di crude, per esempio leggere i feed o Twitter in bagno.

Tra le cose che *non* si possono fare (e quelle che è demenziale fare, tipo usarci Photoshop senza un monitor esterno) c’è usare Newzie, che mal si adatta alla risoluzione “strana” e ha pure qualche magagna che altrove non manifesta, credo dovuta al touchscreen. Boh. Fatto sta che ho dovuto rinunciare al mio lettore di feed RSS preferito in assoluto, cosa , si fa per dire, dolorosissima.

Che fare? La concorrenza è tremenda, cioè non ci sono prodotti così graficamente puliti e furbi da fare un uso intelligente di una risoluzione piccola (per un pc moderno) come 1024×600 e la sola idea di fare anche un solo colpetto di scrolling orizzontale mi dà l’orticaria.

Dopo una giornata di installazioni buttate di lettori RSS software ho capitolato: ci provo con quelli online. Credevo che me la sarei cavata con Google Reader, ma poi ho provato Bloglines e mi è piaciuto.

Anzi, a dire il vero Bloglines non mi è piaciuto affatto: ha una brutta interfaccia, è lento e farraginoso rispetto alla semplicità di Google Reader.
Però ho voluto dare una chance alla versione Beta della nuova interfaccia di Bloglines ed è scoppiato l’idillio (in senso informatico).

Ci mettete meno tempo a provarla che a leggere questo noiosissimo paragrafo in cui la racconto. Per farla quasi breve, i signori dietro a Bloglines si sono tirati su le maniche e hanno deciso di cambiare completamente approccio all’idea di lettore online di feed RSS. L’obiettivo, infatti, è creare un servizio che sia il più possibile simile ad un software.

Per quanto ne capisco (e per quanto riguarda le mie esigenze), ci sono riusciti. E se questa è una Beta, figuriamoci il prodotto definitivo. La nuova interfaccia è completamente personalizzabile e comprende, tra le opzioni, la mitica visualizzazione a tre pannelli, come nella posta elettronica (quello a sinistra lungo con l’elenco dei feed e a destra due pannelli sovrapposti, uno con l’elenco dei post di ciascun feed e l’altro con il singolo post “esploso”), ovviamente modificabile a colpi di mouse nelle sue proporzioni.

Come in Google Reader (e come nei software), tutto funziona anche con shortcut da tastiera (i comandi essenziali: J e K per spostarsi su o giù tra i vari post, S per spostarsi da un feed all’altro) e – cosa fondamentale – tutto avviene senza un singolo refresh della pagina.

Però a differenza del lettore RSS di Google, nella Beta di Bloglines posso modificare le proporzioni di tutto e non sono obbligato ad avere viste predefinite o quell’inutile pannello con gli shared items e gli starred items. E poi il lettore funziona con una rapidità alle soglie del sospetto (non è che Bloglines fa da cache per i feed più popolari, accelerandone il caricamento?).

Tenete conto che tengo Bloglines Beta aperto nel browser con la visualizzazione a schermo intero e mi sembra di utilizzare un programma vero e proprio, il tutto tenendo conto del mio tasso bassissimo di willing suspension of disbelief.

E’ ovvio che non ho trovato un’alternativa migliore di Newzie, ma un ottimo rimpiazzo e – per quanto mi riguarda – di gran lunga il migliore lettore di feed RSS che ho provato. Per una volta, Google non fa il prodotto migliore. E poi ogni tanto è meglio cambiare, neh?!

Rollin’ and tumblrin’

December 12th, 2007 § 6 comments § permalink

Bisogna essere davvero cool per potersi consentire di non seguire certe mode. E io non lo sono.

Quindi ho aperto pure io un Tumblr e sto cercando bene di capire cosa farne.

A naso mi sto cercando di convincere che sul Tumblr è ragionevole metterci le cose che tanto so che sul blog non genererebbero conversazioni. Cioè prevalentemente segnalazioni, link, cose musicali, letterarie, ecc. fatte al volo, senza stare lì ad approfondire, specificare, ecc.

Sul Tumblr posso permettermi il lusso della sintesi, cosa che qui sul blog non intendo minimamente concedermi (sono mesi che mi ripropongo di fare un post lungo in cui spiego perché faccio post lunghi, ma poi mi passa la voglia alla terza riga: è duro essere verbosi e pigri contemporaneamente, sappiatelo!)

Quindi se per caso vi volete divertire alle mie spalle e constatare come non so distinguere tra blog e Tumblr, segnatevi l’indirizzo, che è il massimo della banalità:

suzukimaruti.tumblr.com

Luttazzi 2.0 – riprendiamo il dibattito da qui

December 10th, 2007 § 37 comments § permalink

Riprendo qui un lungo commento che ho fatto al mio post precedente. Mi sono accorto che è più lungo del post e a modo suo è un post, quindi lo ribadisco qui così la discussione riprende in modo più ordinato.

Ecco il commento.

Approfitto di quanto scrive il buon daiwojima (che mi trova peraltro d’accordo e ha citato Pasolini come intendevo fare nel post, ma poi ho evitato per non allungarlo troppo) per rispondere ad un po’ di commenti.
.
Il fatto è che o leggete male e non capite o – cosa più probabile – mi esprimo male io.

Vado per punti.

Primo: non sono affatto favorevole – e l’ho scritto – alla sospensione del programma di Luttazzi.

Secondo: non considero l’intervento di La7 un atto di censura, visto che la puntata è andata in onda, così come le sue repliche. Qualcuno ribalta la prospettiva dicendo che questo è una “colpa” del direttore di rete. Per me è un merito: si è concesso a Luttazzi di trasmettere nella sua piena autonomia e *dopo* gli si è detto che ha fatto qualcosa che la Rete considera spiacevole. Mi sembra un atteggiamento correttissimo.

Terzo: riguardo alla presunta violazione della libertà d’espressione (cosa che io contesto) mi pare che tutti dimentichiamo un dato e cioè che Luttazzi parla su La7, cioè una rete privata che – come tutte le libere imprese – ha precisi valori, parametri di qualità, sensibilità interne, ecc. e che ha diritto per contratto a ficcare il naso nella qualità di quello che trasmette. Sarebbe folle se non lo facesse.
Cioè se domani il tizio che legge le previsioni del tempo su La7 lo fa ruttando, la rete ha tutto il diritto di prenderlo da parte e dirgli due paroline.

Quarto: e siamo proprio al punto chiave: è legittimo che una rete televisiva abbia suoi parametri di qualità, di decenza, ecc. (discutibili quanto vogliamo, magari non coincidenti coi nostri) e che decida liberamente di applicarli? Secondo me sì. E lo dico constatando che i parametri di decenza di La7 non coincidono coi miei (a me le “parolacce” non danno fastidio, anzi io consentirei anche la bestemmia in tv proprio in nome della libertà d’espressione).

Quinto: quanto detto sopra smentisce nei fatti (ma l’ho scritto nel post, boh forse ve lo siete perso) chi ha scritto che io sia tra quelli che si sono scandalizzati per cacca+pipì+sadomaso.
Tutt’altro! Io sono incacchiato – in quanto fan – con Luttazzi per il fatto che ha preferito il livore e un’immagine triste (che non scandalizza nessuno se non qualche anima pia) ad una battuta fulminante, intelligente, che fa pensare.
E qui ringrazio Daiwojima per aver menzionato Pasolini. Già, penso proprio a “Salò” e al suo “girone” della merda. Lì la violenza gratuita, il pugno in faccia delle immagini crudeli, ecc. erano grande arte e servivano a far toccare con mano (e con le pareti interne dello stomaco) l’orrore del fascismo, la sua perversione umana e ideologica, la barbarie di essere servi o padroni, ecc. E’ un film che violenta la mia sensibilità e mi inquieta solo a pensarci. Però *è arte* e di fatto il genio di Pasolini sta nell’usare il sesso, la merda, la violenza, ecc. in modo tale da dire qualcosa di nuovo e di forte su un tema come il fascismo. Cioè da vero intellettuale ha usato cose “disdicevoli” per fare e dire qualcosa di grande.
Quindi a me va benissimo la merda, la coprolalia, le parolacce, ecc. Ma che servano. E Luttazzi non è Pasolini. E la sua uscita sulla scenetta sadomaso con pissing & shitting è roba da terza media rispetto a Salò. E non fa orrore quanto dovrebbe. E non fa ridere. Serve solo a lui a sfogarsi dei suoi scazzi (giustificatissimi, beninteso) col mondo e con la destra che all’epoca lo epurò.

Sesto: a chi mi critica la preoccupazione che la blogosfera stia dando più importanza all’affaire Luttazzi che a cose ben più gravi come i morti in acciaieria, beh l’invito è uno solo: farsi un giro in Rete.
Lo so benissimo che esiste un’indignazione multitasking, per cui ci si incazza per Luttazzi e per i morti in acciaieria contemporaneamente. Però quando si tratta di esprimere l’indignazione, passare all’azione, ecc. chissà perché il caso Luttazzi straccia la questione dei morti sul lavoro. Andate su Blogbabel e date un’occhiata ai tag del momento e ve ne fate un’idea.
Mi piacerebbe pensare che in verità tutti si stanno indignando col giusto grado di priorità e antepongono i morti sul lavoro alle bizze di un comico che ha fatto un’uscita non alla sua altezza e semplicemente sulla questione non hanno ritenuto utile scrivere nulla perché senza parole, ma so che non è vero.
La mia teoria è che nella blogosfera – e temo anche nella società italiana – si va diffondendo un qualunquismo “grilliano” distruttivo e superficiale, per cui le sorti del comico di turno contano più di questioni che una volta avremmo considerato fondamentali. D’altronde la gente è disposta a scendere in piazza in trentamila per chiedere la riduzione dello stipendio dei parlamentari, ma quando si tratta di chiedere che nel 2007 non si muoia più di lavoro finisce che al corteo ci vanno poche persone.
Ecco cosa succede: le nuove forme di impegno politico del 2007 sono pesantemente venate di un “minimalismo ingenuo” che mi spaventa un po’. E su quelle issues minori spadroneggeranno i soliti guitti arruffapopolo.

Settimo: a chi mi critica l’aver citato l’Olocausto nel ragionamento posso solo ribadire un invito pacato: rileggi. Parlavo di “dittatura delle vittime” e mi sembra assolutamente appropriato fare un parallelo tra una teoria e un fatto avvenuto. Non vedo dove stia il dolo o dove stia l’offesa, l’inadeguatezza, ecc.
E proprio in nome della libertà d’espressione rivendico il diritto di parlare di quel che voglio nei modi in cui più mi aggrada (il “canale” è mio, in questo caso).
E credo che l’atto censorio per cui uno arriva e dice “Vietato menzionare la Shoah!” ma poi attacca una rete che si è limitata a sospendere la trasmissione di un comico che potrebbe fare di meglio, sia emblematico della confusione politica che impera di questi tempi.

Quel che penso del caso Luttazzi

December 10th, 2007 § 14 comments § permalink

Boh, passerò per infame ma non riesco ad appassionarmi alla questione Luttazzi e non riesco ad indignarmi, anzi.

Lo so, teoricamente la libertà d’espressione è un concetto assoluto e come tale va trattato. Quindi è giusto combattere per il diritto da parte di tutti di dire quello che vogliono, fatti salvi i principi di responsabilità, ecc. Cioè, “dì pure le cose più turpi, è un tuo diritto, ma sappine affrontare tutte le conseguenze”.

Però nel caso di Luttazzi a La7 sono in imbarazzo.
Il fatto è che se fossi stato il direttore della rete avrei pure io mandato a stendere Luttazzi per quel che ha detto (e lo avrei fatto, come ha fatto La7, DOPO, in modo tale da non censurare nessuno).
E non per lesa maestà nei confronti di Giuliano Ferrara o degli altri che ha menzionato, ma per la bruttezza, il livore e la mancanza di classe del quadretto immaginato. E lo dico da fan della primissima ora del comico romagnolo, per nulla imbarazzato dalle “parolacce” (giuro che mi leggo un paio di volte l’anno il Millelire di “101 cose da evitare ad un funerale” e rigorosamente rido per giorni come un bambino balengo).

Vuoi criticare l’orrido supporto supino della destra italiana all’inutile e sanguinaria (e masochista) guerra in Iraq?
Hai mille modi e francamente non ti manca il talento per farlo con uno stile incredibile, forse superiore a tutti gli altri comici che ci sono in giro, come hai sempre fatto.

Però se te ne esci con quello che hai detto l’altra sera in TV, significa che sei a corto di idee e ti vuoi solo sfogare/vendicare personalmente.
E vai mandato a casa non per quello che hai detto, ma per quello (di migliore) che non hai detto, perché evidentemente non ti è venuto in mente.

E se il barricadero incazzuso alla Sabina Guzzanti (che sui toni apocalittici ha fatto un intero film) ha la meglio sul grande comico che sei, tanto che ti mancano le idee, allora vai con lei a fare i film che schizzano veleno a 360 gradi.

Insomma, la mia contestazione a Luttazzi si basa su un parametro di qualità, non di lecchinismo politico.

Cioè, fossi stato Campo Dall’Orto (che per questioni lavorative mi sono trovato a stimare in più occasioni, by the way) avrei mandato legittimamente a stendere un comico che non riesce più a fare satira e si rifugia nell’insulto (peraltro tristanzuolo: un’immagine di pissing e shitting banale, piuttosto conservatrice e molto anni Settanta, con cui tuttalpiù dimentichi una riga sulla macchina, altro che gli orrori della guerra in Iraq) perché evidentemente è entrato anni fa nella modalità “vittima a priori” e non riesce più ad uscirne.
Magari non gli avrei fermato la trasmissione, ma sicuramente una pubblica reprimenda per la mancanza di idee l’avrei fatta girare, dopo averne fatta una in privato. Cioè, io direttore di rete ho tutto il diritto di pretendere qualità dai miei collaboratori. E Luttazzi poteva fare mooooolto di meglio, in quel frangente. 

Mi spiego meglio: se uno in tv fa una cosa sgradevole, schifosa, ecc. è ragionevole che venga rimosso dal video? Credo che qualsiasi persona dotata di buonsenso risponderebbe di sì.
E se lo fa un ex epurato da Berlusconi (per cui all’epoca mi indignai: adoravo la sua trasmissione con lo stacchetto di “Upside Down” di Diana Ross) la regola è valida lo stesso?

Cioè, se Luttazzi fa una cazzata o ha una caduta di stile è lecito farglielo notare e considerarlo responsabile di quanto ha fatto? O in quanto vittima sacrosanta di Berlusconi è immune e qualsiasi atto nei suoi confronti si configura come censura?

Non mi ricordo più chi – a proposito di Israele e della questione ebraica – parlava di “dittatura delle vittime” o qualcosa di simile. Cioè dell’arroganza di chi – dopo aver subito un torto enorme – si sente al di sopra di tutto e si considera intoccabile (e chi lo tocca, magari a ragione, è un nazista, antisemita, berlusconiano, ecc. a seconda dei casi).
Mi sa che questo è un caso da manuale di questa sindrome.

Aggiungerei anche che mi preoccupa leggere in giro per blog tanti post di indignazione per Luttazzi rimosso per questioni qualitative dal suo programma (notate bene: nè epurato politicamente, nè censurato, visto che tutto è regolarmente andato in onda, replichei incluse) e ben poco su cose che forse la meriterebbero di più (dal balcone di casa vedo giusto la Thyssen-Krupp, sì proprio quella).

L’ansia che ho è che il beppegrillismo imperante ci faccia perdere di vista un po’ di priorità. Quindi ci incazziamo di più per le sorti di un personaggio televisivo (vivo, in salute) che del fatto che nel 2007 ancora si muore (male) di lavoro, perfino nel “nord evoluto e che guarda all’Europa”. Fate voi.

Torinese a metà (o forse meno)

December 10th, 2007 § 5 comments § permalink

Post rapidissimo, ma con una rivelazione tremenda.

Pur essendo un torinese ultra-fiero e molto attento alle novità cittadine (tanto che ci faccio una trasmissione radiofonica)

– non sono mai stato sulla metropolitana e nemmeno ho messo il naso in una singola stazione (e dire che ho passato anni a battermi perché la facessero e la sola idea che la mia città ha finalmente la Metro mi fa godere rumorosamente)

– durante le Olimpiadi non ho visitato nessuna “casa” nazionale (per i non torinesi: cose tipo “Casa Russia”, “Casa Canada”, anzi casetta, ecc. dove i comitati olimpici nazionali facevano un po’ di festa, ti davano da mangiare e bere, ecc. Pare ci sia stata tutta Torino)

– durante le Olimpiadi non ho seguito nessun evento sportivo live o in televisione (l’unico sport invernale che mi potrebbe piacere in linea teorica è il Biathlon, se solo gli atleti potessero spararsi a vicenda con le carabine; per il resto, appena vedo ghiaccio e neve cambio canale; il curling ha senso solo se lo guardi sotto ketamina e tutto il resto è noia)

– non sono mai stato al PalaIsozaki, all’Oval o al Palaghiaccio, nemmeno per un concerto o qualcosa di simile (e francamente non avrei nemmeno bene idea di dove si trovino)

– non sono mai stato da Eataly (al Saturn di fronte, invece, ci vado spesso; e pensare che adoro la gastronomia quasi quanto la tecnologia)

– non ho visitato la Reggia di Venaria (e tutti me la raccomandano)

Ne deduco, di mio, che sono sì interessato alle novità che capitano sotto la Mole, ma è un interesse puramente teorico.

All’atto pratico, è evidente che me ne strafrego e nei luoghi in cui “ci vanno tutti almeno una volta” (il “ci” in più è voluto) per qualche motivo strano finisco per non andarci. E non è che si tratta di posti che mi stanno sull’anima: semplicemente non ci sono andato, nonostante molti siano lì ormai da anni. Boh.

Ho il dubbio che questo sia il primo passo per diventare qualcosa tipo Unabomber, Taxi Driver o giù di lì. E ho la certezza che se Torino per anni è stata una città morta è per colpa di gente come me, ecco.

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December 7th, 2007 § 4 comments § permalink

  • Non riesco a capire se ci provano gusto o se non se ne rendono conto. Nemmeno sotto sforzo mi sarebbe venuta in mente una cosa simile: cliccate.
    (tags: naming)

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