Una nuova stagione senza Dan Brown

November 22nd, 2007 § 11 comments

Uno degli aspetti che più patisco della letteratura di largo consumo è il successo strepitoso dei cosiddetti gialli storico o storico-esoterici.

Tutta colpa di Dan Brown, lo so. Di fatto sono libri che si producono con relativa facilità: basta avere un po’ di studi sparsi su un periodo storico, un personaggio, una citta, ecc. (possibilmente con una pennellata di mistero alla Voyager), usarli per disseminare di piccoli trabocchetti una trama sciapa e sfornare il tutto per le masse adoranti.

I vari “Codice Da Vinci”, “Angeli e Demoni” e tutti i succedanei nostrani e non che infestano le librerie funzionano tutti così: sono fumettoni (nel senso deleterio del termine: io amo i fumetti) un po’ tristanzuoli e pedanti, una sorta di traduzione in prosa degli albi meno riusciti di Martin Mystere o di quelle storie in cui Topolino fa l’investigatore know-it-all. E spesso sono prodotti mostruosamente industriali (Dan Brown, per dire, fa libri-fotocopia, con uno schema precisissimo e narratologicamente identici; detto in breve, lo detesto ed è per quello che qualche estate fa correvo sulla spiaggia con un manipolo di amici perfidi gridando “Il colpevole di Angeli e Demoni è il Camerlengooooooo!”, sperando di rovinare la lettura al maggior numero di persone possibili) in cui la ricostruzione storica è buttata un po’ lì e, cosa più grave, la narrazione è un accessorio.

L’effetto più antipatico, per quanto mi riguarda, è che questa pioggia di romanzi giallo-avventurosi che banalizzano il passato sta cannibalizzando altri generi che in letteratura (con alti e bassi, as usual) hanno un loro perché: il giallo, il mistery, i romanzi storici.

Ho deciso, per quanto concerne le mie letture, di metterci una pezza. E mi è andata bene. Sono, infatti, incappato in “Piero della Francesca e l’assassino“, libro di Bernd Roeck che riguarda uno dei dipinti che fin dal liceo più amo di tutto il Rinascimento: la cosiddetta “flagellazione di Urbino”.

Per chi non avesse mai visto la “flagellazione” (la trovate qui, in versione ridotta e – se ci cliccate sopra – in versione grande), è un dipinto inquietante, con la flagellazione relegata in secondo piano e in metà del quadro e, in primo piano, tre figure contemporanee (a Piero della Francesca) che non si capisce bene cosa stiano a fare lì.

Il libro racconta la genesi di quel dipinto e il mistero che porta con sè. Perché un quadro così che non ha pari – a partire dalla sua composizione scenica – nel resto della pittura? Chi sono quei personaggi? Perché sono in primo piano? Cosa voleva dirci il buon Piero, la cui arte “non eloquente” sarebbe dovuta essere puramente formale e, a modo suo, “laica”?

La teoria del libro è che Piero abbia voluto accusare, a modo suo, cioè con un fine accostamento che dovrebbe ispirare analogie, i colpevoli di un omicidio/congiura nei confronti di Oddantonio da Montefeltro, giovane e innocente duca, vittima di un attentato.

Confesso che la teoria non mi è nuova: ho avuto la fortuna di studiare Storia dell’Arte al liceo con un grande professore, di quelli capaci di accendere una passione intellettuale perfino negli adolescenti più scoppiati (infatti so distinguere un archetto commacino a prima vista, ma in compenso ho difficoltà a fare di conto), e già all’epoca presentandoci Piero della Francesca aveva già accennato al mistero della Flagellazione, tra l’altro sposando la teoria di Roeck (ce ne sono mille altre, un po’ più psichedeliche).

Però è bellissimo rileggerla, ovviamente in modo più approfondito. Il bello del libro di Roeck è che è un mix di saggio e narrazione, basato su elementi reali e non su menate alla Dan Brown. E come romanzo – ma un romanzo con le note, con una bibliografia, ecc. – funziona: sembra una di quelle inchieste/racconto di Augias (che tra l’altro gira per i teatri con un suo spettacolo/indagine su Giordano Bruno che è ottimo, oltre che una grande e motivata propaganda per il laicismo e l’anticlericalismo) che ogni tanto facevano capolino in tv ad ore sfigate.

Insomma, volete il mistero? C’è. Volete che sia spennellato di storia, arte e cultura? Ok. Volete qualcosa che non sia un saggio trombone per iniziati? C’è. Volete qualcosa che non sia pura fiction e magari vi ispiri una gita ad Urbino? C’è. Volete una bella indagine a tutto campo, che spazia dalla Storia alla moda, all’architettura? C’è (manca giusto Grissom).

L’alternativa a Dan Brown e succedanei è possibile: sta ai lettori non mortificarsi e risparmiarsi le avventure-fotocopia di Robert “perfettino” Langdon (l’uomo che – accompagnato da donne sole, senza padre e con una figura paterna sostitutiva testè schiattata – incappa in misteri da videogioco anni Ottanta ad ogni fine capitolo e li risolve all’inizio del seguente: gli manca solo l’uber-manuale delle Giovani Marmotte), senza per questo perdersi il groove dell’avventura.

§ 11 Responses to Una nuova stagione senza Dan Brown"

  • andrea says:

    io credo che ognuno ha i suoi gusti. se non ti piace dan brown evita di dire che è un demente che non sa scrivere o che scrive come un ragazzino. E’ una tua opinione. Io trovo il suo stile di scrittura originale e avvincente. E poi ti ricordo che un romanzo non deve essere necessariamente aderente alla realtà.. sa catturare in maniera impressionante, senza perdersi in inutili descrizioni e caratterizzazioni solo per stampare 100pag in piu

  • jeson69 says:

    tutta invidia intanto dan brawn e’ arrivato dove tutti gli alrti avrebbero voluto arrivare prima di lui………. e’ un grande…….

  • Lucors says:

    concordo. da pittore (con fratello ricercatore d’arte) l’avevo preso per studio e finalmente ho trovato quello che cercavo da anni: una ricerca scritta in maniera discorsiva senza privarla dei migliori supporti scientifici. OTTIMO. per quanto riguarda poi la tesi, escluderei, vista l’epoca, sull’iniziativa di Piero della Francesca, quanto è ancora più interessante scoprire i committenti dell’opera (i mandanti per dirla alla poliziesca).
    simile per capacità affabulatoria e narrativa sulla storia dell’arte consiglio anche “le storie di Carpaccio” di augusto gentili.
    ciao

  • frankkie says:

    bella la recensione del libro su PdF (come l’ho sempre chiamato io, manco fosse mio amico), credo che lo comprerò, ma non concordo con il generale disprezzo per dan brown. qualsiasi cosa spinga milioni di persone a comprare un libro e poi (UDITE UDITE) a leggerlo non può che essere una cosa buona.
    chi di solito non legge deve essere convinto che la lettura non sia una cosa noiosa, ma qualcosa di appassionante, dan brown (con i trucchi e i mezzucci? con gli effetti speciali? fa niente) ci riesce. speriamo che, dopo dan brown, tutti questi lettori non abbiano più paura di entrare in libreria!
    frank

  • zen says:

    Ciao, una volta ho provato a leggere il “codice”: ho resistito 90 pagine. Ora guardo con un po’di pena chi me ne parla bene.
    ciao
    z

  • degra says:

    Il problema dei libri “alla Dan Brown” non sono i contenuti o gli autori, ma i lettori.
    In questo momento è tale l’ignoranza della gente, che ci vuol veramente poco a risultare non solo verosimile, ma del tutto credibile.
    Ormai la gente è educata culturalmente al gossip misto al noir. Non conta se un libro o una serie TV siano fatte bene o scrause come contenuti e narrazione: tutti ormai vogliono il Grissom della situazione.
    Se poi va con la protagonista femminile, meglio ancora.
    Io ho letto i due libri di Brown (ovviamente in ordine cronologico “sbagliato”, visto che il secondo ha riportato sugli scaffali il primo), ma prima che il fenomeno dilagasse.
    Devo dire che il Codice mi è piaciuto, proprio perchè è semplice e scorrevole e finto-pretenzioso (cioè non “si atteggia”, come libri di altri scrittori, a romanzone colto).
    Ovvio che lo si deve prendere per quello che è: un romanzo, un fumettone. Non certo per verità rivelate for dummies, come invece molti hanno fatto.
    Angeli e Demoni, invece no: è totalmente inverosimile, e scritto peggio.
    Ricordo delle corse-spoiler in spiaggia, ne avevi scritto anche da me, diventando seduta stante l’idolo di un’amica 😛

  • Cachorro Quente says:

    Tra gli autori di romanzi storici che rischiano di venir confusi nella massa delle troiate citerei Robert Harris, il suo “Imperium” non è niente male e rende giustizia a Cicerone, personaggio interessantissimo che nella vulgata viene ricordato solo come abile oratore e politico integerrimo (seeeh…).

    “Il codice daVinci” è praticamente illeggibile, scritto come il tema di un ragazzo di quinta ginnasio, banalissimo nei riferimenti artistici e culturali (e dire che Dan Brown è laureato in storia dell’arte), assolutamente inverosimile nella trama (quanti cazzo di chiese in giro per il mondo riescono a visitare in manco 48h?).

  • BMV-Pedrita says:

    Riccardo: in effetti credo fosse uno spettacolo pensato-scritto-recitato solo per il festival della scienza di Genova. Ma non ci giurerei. 🙂

  • nexusdue says:

    guarda, questo è il mio blog preferito e adesso son diventato curioso. Compro il libro 🙂

  • Riccardo says:

    Nell’articolo ti riferivi allo spettacolo che Augias ha tenuto durante il Festival della Scienza di Genova?

    Da quanto sono riuscito a capire non si prevedono repliche in altri teatri italiani.Sbaglio?

  • EdTv says:

    detto in breve, lo detesto ed è per quello che qualche estate fa correvo sulla spiaggia con un manipolo di amici perfidi gridando “Il colpevole di Angeli e Demoni è il Camerlengooooooo!”

    Al prossimo libro di Dan Brown, girerò tutto il litorale italico. La speranza è quella di incontrare te e i tuoi amici, che andate in giro a fare un po’ guerrilla della porta accanto spoilerando il finale. Il sogno è quello di prendervi a calci sulle gengive.

    Dio fa che accada.

What's this?

You are currently reading Una nuova stagione senza Dan Brown at Suzukimaruti.

meta

%d bloggers like this: