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November 29th, 2007 § 56 comments § permalink

In diretta, esposti al pubblico ludibrio

November 28th, 2007 § Comments Off on In diretta, esposti al pubblico ludibrio § permalink

Eccoci qui, come quasi tutti i mercoledì, in diretta sui 91.2 in Fm di Radio Centro 95 (la frequenza vale se siete a Torino: per il resto del Piemonte improvvisate o date un’occhiata a www.radiocentro95.it).

Ma se siete astuti ci seguite in streaming audio e video – con tanto di chat – a questo indirizzo.

Intervenite numerose. E numerosi, dai.

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November 23rd, 2007 § 3 comments § permalink

Una nuova stagione senza Dan Brown

November 22nd, 2007 § 11 comments § permalink

Uno degli aspetti che più patisco della letteratura di largo consumo è il successo strepitoso dei cosiddetti gialli storico o storico-esoterici.

Tutta colpa di Dan Brown, lo so. Di fatto sono libri che si producono con relativa facilità: basta avere un po’ di studi sparsi su un periodo storico, un personaggio, una citta, ecc. (possibilmente con una pennellata di mistero alla Voyager), usarli per disseminare di piccoli trabocchetti una trama sciapa e sfornare il tutto per le masse adoranti.

I vari “Codice Da Vinci”, “Angeli e Demoni” e tutti i succedanei nostrani e non che infestano le librerie funzionano tutti così: sono fumettoni (nel senso deleterio del termine: io amo i fumetti) un po’ tristanzuoli e pedanti, una sorta di traduzione in prosa degli albi meno riusciti di Martin Mystere o di quelle storie in cui Topolino fa l’investigatore know-it-all. E spesso sono prodotti mostruosamente industriali (Dan Brown, per dire, fa libri-fotocopia, con uno schema precisissimo e narratologicamente identici; detto in breve, lo detesto ed è per quello che qualche estate fa correvo sulla spiaggia con un manipolo di amici perfidi gridando “Il colpevole di Angeli e Demoni è il Camerlengooooooo!”, sperando di rovinare la lettura al maggior numero di persone possibili) in cui la ricostruzione storica è buttata un po’ lì e, cosa più grave, la narrazione è un accessorio.

L’effetto più antipatico, per quanto mi riguarda, è che questa pioggia di romanzi giallo-avventurosi che banalizzano il passato sta cannibalizzando altri generi che in letteratura (con alti e bassi, as usual) hanno un loro perché: il giallo, il mistery, i romanzi storici.

Ho deciso, per quanto concerne le mie letture, di metterci una pezza. E mi è andata bene. Sono, infatti, incappato in “Piero della Francesca e l’assassino“, libro di Bernd Roeck che riguarda uno dei dipinti che fin dal liceo più amo di tutto il Rinascimento: la cosiddetta “flagellazione di Urbino”.

Per chi non avesse mai visto la “flagellazione” (la trovate qui, in versione ridotta e – se ci cliccate sopra – in versione grande), è un dipinto inquietante, con la flagellazione relegata in secondo piano e in metà del quadro e, in primo piano, tre figure contemporanee (a Piero della Francesca) che non si capisce bene cosa stiano a fare lì.

Il libro racconta la genesi di quel dipinto e il mistero che porta con sè. Perché un quadro così che non ha pari – a partire dalla sua composizione scenica – nel resto della pittura? Chi sono quei personaggi? Perché sono in primo piano? Cosa voleva dirci il buon Piero, la cui arte “non eloquente” sarebbe dovuta essere puramente formale e, a modo suo, “laica”?

La teoria del libro è che Piero abbia voluto accusare, a modo suo, cioè con un fine accostamento che dovrebbe ispirare analogie, i colpevoli di un omicidio/congiura nei confronti di Oddantonio da Montefeltro, giovane e innocente duca, vittima di un attentato.

Confesso che la teoria non mi è nuova: ho avuto la fortuna di studiare Storia dell’Arte al liceo con un grande professore, di quelli capaci di accendere una passione intellettuale perfino negli adolescenti più scoppiati (infatti so distinguere un archetto commacino a prima vista, ma in compenso ho difficoltà a fare di conto), e già all’epoca presentandoci Piero della Francesca aveva già accennato al mistero della Flagellazione, tra l’altro sposando la teoria di Roeck (ce ne sono mille altre, un po’ più psichedeliche).

Però è bellissimo rileggerla, ovviamente in modo più approfondito. Il bello del libro di Roeck è che è un mix di saggio e narrazione, basato su elementi reali e non su menate alla Dan Brown. E come romanzo – ma un romanzo con le note, con una bibliografia, ecc. – funziona: sembra una di quelle inchieste/racconto di Augias (che tra l’altro gira per i teatri con un suo spettacolo/indagine su Giordano Bruno che è ottimo, oltre che una grande e motivata propaganda per il laicismo e l’anticlericalismo) che ogni tanto facevano capolino in tv ad ore sfigate.

Insomma, volete il mistero? C’è. Volete che sia spennellato di storia, arte e cultura? Ok. Volete qualcosa che non sia un saggio trombone per iniziati? C’è. Volete qualcosa che non sia pura fiction e magari vi ispiri una gita ad Urbino? C’è. Volete una bella indagine a tutto campo, che spazia dalla Storia alla moda, all’architettura? C’è (manca giusto Grissom).

L’alternativa a Dan Brown e succedanei è possibile: sta ai lettori non mortificarsi e risparmiarsi le avventure-fotocopia di Robert “perfettino” Langdon (l’uomo che – accompagnato da donne sole, senza padre e con una figura paterna sostitutiva testè schiattata – incappa in misteri da videogioco anni Ottanta ad ogni fine capitolo e li risolve all’inizio del seguente: gli manca solo l’uber-manuale delle Giovani Marmotte), senza per questo perdersi il groove dell’avventura.

Amazon Kindle: ebook a prezzi osceni su un lettore odioso

November 20th, 2007 § 17 comments § permalink

Ho sentimenti contrastanti nei confronti di Kindle di Amazon, il lettore di ebook che in teoria dovrebbe diventare “l’iPod della lettura”.

Il fatto è che sugli ebook sono anni che facciamo finta di niente e un po’ ci facciamo prendere in giro dai big della Rete. Siamo sinceri: la tecnologia per far leggere libri al prossimo su dispositivi mobili più o meno raffinati esiste da (tanti) anni. Quello che mancava, almeno finora, agli ebook non erano certo i terminali o un pubblico potenziale (di cui non so valutare l’entità, ma non credo sia piccola). Mancava direttamente un mercato, cioè qualcuno voglioso di sobbarcarsi i costi e i rischi di sfidare l’editoria cartacea e iniziare a vendere libri online, senza carta.

Il post continua per un numero fastidioso di righe, pur non parlando del Partito Democratico, della Apple o del Toro. Se il grigiore novembrino non è sufficiente a rovinarvi la giornata, provate a proseguire le lettura.

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Nuove frontiere del giornalismo di regime

November 19th, 2007 § 11 comments § permalink

Sbaglia chi considera supina l’intervista di Augusto Minzolini a Berlusconi oggi su La Stampa. E’ direttamente a 90 gradi.

Che differenza c’è tra un comunicato stampa di Forza Italia e un’intervista il cui tono delle domande è – cito testualmente – “Presidente, si deve essere proprio stufato, questa volta…”? Alla faccia delle domande incalzanti.

Siamo ai livelli di Carlo Pellegatti, quello che quando intervistava il nano brianzolo si faceva una cervicale così a furia di annuire con la testa. Ma almeno lui parlava di sport e non aveva pretese da grande firma del giornalismo italiano.

Come con Forattini qualche anno fa, mi chiedo cosa aspetti la Stampa – che pretende di essere un giornale serio – a vendere il cartellino di Minzolini al Giornale nel mercato di gennaio.

Una serie di cavoli miei tecnologici e librari

November 19th, 2007 § 30 comments § permalink

Sì, lo so. Praticamente non bloggo da un mese. Ho già bloggato prima per spiegare perché. In verità nei pochissimi ritagli di tempo che mi concede questa vita grama mi sono letteralmente buttato sullo shopping (prevalentemente librario e tecnologico), tanto per compensare. E così nel poco tempo libero acquisto oggetti che dovrei consumare/usare in altro tempo libero che ovviamente non ho. Un genio.

Partiamo coi libri, contando che sono mesi che ne compro – come sempre alla libreria Comunardi – e li metto lì (“lì” significa “ovunque per casa, con seri problemi di ordine pubblico”) e mi guardo bene dal leggerli.

Per la serie “danza e militanza”, “You Should Be Dancing – biografia politica della discomusic“, di Peter Shapiro. Ha 60 pagine di discografia-monstre e poi era ora di riscattare il genere. Batto già il piedino in attesa di leggermelo.

Naufraghi – Da Mussolini alla Mussolini, 60 anni di storia della destra radicale“, di Ugo Maria Tassinari (che poi era quello che aveva scritto “Fascisteria” per Castelvecchi). Da sempre cerco di leggere tutti i libri sulla destra, perché non rinuncio a cercare di capire chi, secondo me, fa il più grande errore possibile.

Mascolinità all’italiana – costruzioni, narrazioni, mutamenti“, a cura di Elena dell’Agnese ed Elisabetta Ruspini. Un libro così, che trasuda spessore già dal titolo, lo compri solo per un motivo: fare colpo su qualche tipa in libreria che sfoglia libri accanto a te e darti un tono da intellettuale “aperto ai temi della femminilità e sicuramente attento ai ruoli, vieni spesso in questa libreria a dare fuoco alla saggistica col tuo sex appeal? posso offrirti un caffé?“. Oppure, come nel mio caso, perché c’è una foto di Mastroianni in copertina che è troppo bella per non indurti alla spesa. Giuro che lo leggo. Anche perché un po’ serve a capire l’Italia, no?

Il liberismo è di sinistra”, di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. Di solito non compro libri di politica sulla cresta dell’onda, ma essendo un po’ giavazziano di mio tanto vale dargli un’occhiata. Tanto si finisce in un’oretta.

The Elephant, The Tiger and The Cell Phone – Reflections On India, The Emerging 21st-Century Power“, di Shashi Tharoor. Il libro è più o meno lungo quanto il titolo, cioè suppergiù 500 pagine. Tutta colpa della sezione libri stranieri della FNAC. Il fatto è che ho sempre dato l’India un po’ per scontata, mentre sarebbe il caso che ne capissi un po’ di più.

Ammazza un bastardo!“, di Colonel Durruti (dio mio, è uno pseudonimo bellissimo!). Il primo romanzo surrealista dopo una palata di decenni. Con in più dei sovratoni politici assolutamente folli, scritto da una coppia che si nasconde dietro lo pseudonimo di Durruti (Buenaventura, l’anarchico spagnolo, quello da cui ha preso il nome il gruppo un po’ moscio) ed edito dalle Edizioni Spartaco. Boh, la letteratura surrealista mi è sempre piaciuta, da Savinio in giù. Se la virano verso il punk, perché non darle una chance? Attenzione: il libro è ad alto rischio fighetteria, complici un po’ di recensioni osannanti nei posti sbagliati. Nel qual caso, entro pochi mesi fingerò di non averlo letto.

L’Italia dei colpi di Stato“, di Gianni Flamini. Classico saggio-complottone che esce per la Newton Compton e che dà un po’ di brividi facendoci sentire l’eco di qualche tintinnar di sciabole passato. Vale come intrattenimento

Ebbene sì, maledetto Carter – SuperGulp, i fumetti in TV“, con DVD allegato. Ovvio che un cofanetto così me lo sarei comprato ad occhi chiusi (cioè, ho comprato il cofanetto con le lezioni di storia contemporanea di Paolo Mieli, classificato come narcotico, vuoi che non compri questo?), anche perché è giusto che anche i figli degli anni Settanta comincino ad avere i loro revival. Da lì in poi, la strada per la vecchiaia è spianatissima.
Per ora la mente tiene (il fisico no, è scappato già verso la ventina) e mi rendo conto, con un po’ di terrore, che so ancora adesso praticamente ogni singola sigla o sketch a memoria. Mi piace sapere che impiego i miei neuroni per memorizzare dati così rilevanti.

Ah, il libro di Eio era esaurito (ok, lo so che Comunardi non fa testo e spesso esaurisce libri impensabili altrove [ricordo che fui costretto a prenotare con mesi d’anticipo il dizionario dei film stracult che altrove si sarebbe trovato senza problema, ma tutti i cinefili di Torino bazzicano lì, quindi andava a ruba] – ma comunque è di buon auspicio).

Passiamo alla tecnologia. Non ho comprato nulla di speciale, diciamo che mi sono buttato sull’accessorio. E infatti ho comprato:

– il nuovissimo mouse Bluetooth di Microsoft – avevo già un mouse wireless Microsoft (un Laser Mouse 6000, per la precisione), ma mi occupava una delle 2 porte USB del portatile col suo trasmettitore e non era il massimo. E poi il cazzillo che spuntava dalla porta USB rischiava di farsi tranciare via ogni volta che spostavo (goffamente, come sempre) il computer. Il nuovo mouse non solo è più comodo e non occupa nessuna porta, ma è mille volte più piacevole ad usarsi, con uno scorrimento perfetto, i due pulsanti silenziosi, la rotellina ben calibrata, ecc. Forse il migliore mouse che ho avuto in vita mia, il che può sembrare una minuzia, ma vogliamo fare il conto di quante ore al giorno passiamo con un mouse in mano?

– la nuova tastiera wireless Apple, quella in alluminio. Mi serviva una tastiera col layout italiano e cambiarla sul Macbook costa uno sproposito. L’ho presa esterna ed è oggettivamente un bel prodottino (se quel cornuto di Steve Jobs la smettesse di fare le cose bianche, mi venderebbe sicuramente più roba). Talmente bello che non la uso praticamente mai col mac, ma con tutti gli altri computer di casa, incluso il mio vecchio notebook col monitor scassato su cui da ieri gira Ubuntu “Gutsy Gibbon” (e mi fa da serverino “cieco”, cioè senza monitor, che comando via VNC). Certo non è regalata, ma è piccola, sottile, compatta e poi è la copia fisica della tastiera dei macbook, con cui mi trovo abbastanza bene.

– un secondo controller per la PS3: è che ho comprato Fifa 2008 e per giocarci in 2 ci vanno, lapalissianamente, 2 controller. In verità detesto tutti i videogiochi sportivi e mi guardo bene dal giocarci. Ho preso Fifa 2008 per invitare a casa 3 amici che hanno un torneo permanente di Fifa (lui, lui e lui) in atto e godermi le loro risse spettacolari mentre giocano.

– il minidock per l’Archos 605 Wi-Fi: è un aggeggio strepitoso, che non costa niente e apre altre prospettive. Innanzitutto mi fa caricare l’Archos dalla presa elettrica, riducendo tantissimo il tempo di ricarica (3 ore da morto a full). E poi mi consente di fare l’output video e Web sul televisore. E grazie a 2 porte USB integrate, posso collegare direttamente un hard disk esterno all’Archos ed eseguirne i contenuti. Anzi, meglio ancora, ci attacco la fotocamera digitale e trasferisco le foto direttamente lì, anche mentre sono in giro: tanto funziona tutto senza alimentazione. Questo significa girare con la reflex senza l’ansia di esaurire la scheda di memoria.

– (per mia mamma, il cui DVD recorder Philips è salito ai verdi pascoli dopo 5 anni di onorato servizio quotidiano) un videoregistratore Sony RDR-HX750 con tanto di hard-disk e porta USB.
Sono rimasto abbastanza colpito da quanto sia cambiato il concetto di videoregistratore negli ultimi anni.
Grazie ad una gabola tecnologica (cioè un canale dati che sfrutta l’infrastruttura del televideo di MTV, qui in Italia), sono riusciti a rendere obsoleto l’unico vero grande limite dei videoregistratori vecchio stile: la programmazione del timer. Riconosciamolo, programmare il timer era una palla tremenda e ogni videoregistratore aveva le sue modalità, spesso con un’usabilità pessima, combinazioni di tasti bizantine, ecc.
Ora grazie a questa tecnologia, che si chiama Guide+, un videoregistratore moderno riceve una guida TV di 7 giorni precisa e aggiornata in realtime. L’utente non deve fare altro che consultare la guida, selezionare con un click i programmi che gli interessano e  il videoregistratore provvede a programmare/registrare tutto senza patemi. E grazie ad una luce infrarossi supplementare e ad una libreria di comandi di decoder, lo fa perfino coi programmi di Sky, accendendo il decoder sul canale giusto al momento giusto. Purtroppo non si “parla” (ancora?) con la vecchia videostation di Fastweb (da cui mia madre si ostina a guardare Sky, per motivi a me ignoti visto che ora costa uguale), ma sto cercando una soluzione. 
Devo dire che, per il suo prezzo, il videoregistratore è ottimo (vede pure i DivX, anche se non via USB) ed ha un upscaling strepitoso se collegato via HDMI ad un televisore ad alta definizione.

Mi rendo conto che un post simile starebbe bene in un inedito shopping blog per nerd di sesso maschile, con tanto di omologo maschile di Hello Kitty, ma attualmente è quello che passa il convento.

Ogni maledetto mercoledì

November 14th, 2007 § 4 comments § permalink

Tanto per cambiare, Giorgio Valletta e la persona che vedo quotidianamente nello specchio sono di nuovo in diretta dalle 21 alle 24 su 91.2 di Radio Centro 95, ma pure in streaming audio video (con chat) a questo indirizzo.

Accorrete numerosi, così saltano i server di uStream. Portate un’amica.

Mangiarsi il cappello come Rockerduck

November 12th, 2007 § 13 comments § permalink

Normalmente aggredisco fisicamente chi, di fronte alla notizia che possiedo un blog, mi dice “eh, sai, vorrei tanto averne uno e non ho tempo”. Le implicazioni di questa frase, infatti, significano che secondo i signori che non hanno tempo:

– TU hai tempo e quindi sei uno scansafatiche, un don Ferrante che vive di rendita e si dà alle (basse) lettere, un poetastro da strapazzo che non pensa alle cose serie, un nerd sicuramente onanista che sta lì a smanettare su Internet, ecc.

– LORO sì che lavorano duro e sanno dare le giuste priorità alle cose della vita e non stanno lì a fare poesia ma ruscano e quando tornano a casa hanno solo tempo per dormire, perché loro sì che tirano avanti la baracca del sistema-Italia e non come certa gente (io odio l’espressione “certa gente”), eccetera eccetera.

Però, ecco, devo confessare che nelle ultime 2 o 3 settimane non ho proprio avuto tempo di bloggare tanto. Ma è una condizione transitoria dovuta a casini logistici (sono stato a Torino meno di 48 ore nelle ultime settimane), impegni straordinari in altre città e in generale una scarsa propensione ideologica ai post al volo (e per quanto li scriva in fretta – e vi giuro che per la loro dimensione li scrivo in un tempo ridicolmente basso – essendo chilometrici richiedono un loro perché). E poi non mi piace, se ho un’oretta libera, impiegarla per scrivere un mio post e non disporre di nemmeno un secondo per rispondere ai commenti, leggere altra gente, ecc.

Insomma, nelle scorse settimane avrei anche avuto il tempo per emettere dei post, ma non avrei avuto il tempo per partecipare alla “conversazione” qui e altrove. Quindi meglio non bloggare, in quel caso: non mi chiamo mica Beppe Grillo, io!?

Il fatto che faccia un post che dice che non ho tempo per bloggare testimonia la serietà del tutto. Ma tant’è. Ora riprendo confidenza con luoghi, modi e tempi della mia entropica quotidianità e torno a perdere tempo su Internet. Tanto ci sono altri che lavorano al posto nostro, no?

Quando l’advertising contestuale non funziona AKA Dove ho sbagliato?

November 8th, 2007 § 49 comments § permalink

Non ho niente contro i ragazzi BlogBabel, anzi un pezzo di staff è gente che stimo assai, ma ho un grossissimo problema: se uno capita sulla pagina relativa al mio blog (quella che consulto avidamente ogni giorno per sapere come orientare in base alla posizione la mia autostima in quanto blogger), attualmente viene accolto da un banner che pubblicizza non so cosa di Celine Dion (presumo un disco, ma ho difficoltà ad associare i due concetti senza provare strani brividi di fastidio in tutto il corpo, malessere, capogiro, rash cutaneo, desiderio compulsivo di aderire ad Al Qaeda, ecc.).

Poiché si tratta di advertising contestuale, sono ore che mi danno per capire quale post, quale combinazione di keyword, quale associazione libera tra tag mi abbia inflitto questa iattura. Dove ho sbagliato? Cosa ho scritto di così tremendo per meritarmi tutto ciò? E’ solo un tragico scherzo del destino cinico e baro? Sto ravanando nell’archivio del blog alla disperata ricerca di un indizio e non lo trovo (ma magari voi sì: aiutatemi!).

Capitemi, fino a ieri il sistema (che non è intelligentissimo) cercava di vendervi qualche Suzuki usata, che non è poi la fine del mondo. Ma Celine Dion no, cazzarola. Tutto ma non lei, abbiate pietà.

Insomma, non è colpa mia. Volevo gridarlo al mondo, uffa.

Nel dubbio, ecco una sana contromossa di marketing contestuale dadaista: astenetvi (già lo fate, lo so) dal comprare/ascoltare dischi di Celine Dion e impegnatevi a maltrattare psicologicamente chiunque la ascolti. Basta cantare ininterrottamente in loro presenza “My Heart Will Go On” dalla sesta ottava in su mimando con le braccia lo schianto contro un iceberg: il risultato è assicurato. Ditegli che vi mando io.

Where am I?

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