Che ce vendi, frate’?

October 8th, 2007 § 29 comments

Ha fatto bene Mafe a pubblicare un lungo manifesto sul suo blog in cui spiega 2 o 3 cose della (sua) vita e cerca di fare chiarezza su ruoli, identita’, soldi, ecc. connessi al suo lavoro e al suo essere blogger. Non e’ un pleonasmo o uno scrupolo inutile.

Il post prosegue per altri duecentosettanta milioni di righe e se cliccate oltre e’ perche’ siete proprio degli scansafatiche o siete a casa in mutua e vi state annoiando proprio tanto.

COSA DICEVA DI ME MIA NONNA ALLE SUE AMICHE?

Confermo che capita pure a me che la gente non colga bene che lavoro faccio e che ruolo ho quando faccio cosa e il tutto generi situazioni imbarazzanti, scazzi, problemi, misunderstanding, ecc.

Mi spiego: da quasi una decina d’anni lavoro in proprio dalle parti della comunicazione e in sostanza faccio 2 cose, cioe’ aiuto le aziende grandi e piccole a comunicare meglio (chi e’ in vena di finezze dice “consulenza comunicativa strategica”, ma siamo al pasticcio di mais, ecc.) e poi – con i miei collaboratori – faccio content providing, cioe’ tiriamo fuori contenuti di ogni genere (dall’aulico al mostruosamente imbarazzante, in mille declinazioni tra cui alcune indicibili) per i progetti comunicativi delle aziende o per quelli che le agenzie pubblicitarie piu’ grosse vendono alle aziende. Nel tempo perso, un po’ lavoro nella ricerca sui temi che “vendo” (tipo il Web 2.0), un po’ insegno project management e content management, un po’ guido senza meta sulla Torino-Milano ormai ridotta ad una mulattiera accidentata.

Rendiamoci conto: faccio un lavoro un po’ raccogliticcio che a modo suo e’ normale in questi anni di flessibilita’ e di diaspora post bolla della new economy e che fanno un bel po’ di altre persone (Mafe inclusa) e ci ho messo la bellezza di 6 o 7 righe per riassumerlo per sommi capi. Ovvio che la gente non capisca.

Il problema e’ che quelli che non ti capiscono sono proprio quelli a cui devi vendere qualcosa, cioe’ quelli che lavorano nelle aziende. D’altronde per loro e’ normale: lavorano in strutture grandi, molto stratificate e ramificate, con una perfetta divisione dei ruoli e con un’ottica fondante ineccepibile per cui gli architetti fanno gli architetti, i muri li fanno i muratori, gli ingegneri si ingegnano e i contabili fanno la contabilita’.

Difficile spiegare loro che in questi mestieri-pannocchia post new economy noi pesci piccoli facciamo un po’ di tutto e, in mancanza di meglio, abbozziamo incrociando le dita e capita tranquillamente che noi si sia copywriter il lunedi’ e project manager il martedi’, salvo le ore pasti in cui ci improvvisiamo sistemisti perche’ si e’ inceppato il server.

Insomma, le aziende non capiscono bene cosa fai e questo e’ un problemino piuttosto grosso quando si tratta di vendere loro qualcosa. Fortunatamente con un po’ di faccia tosta e’ possibile andare al sodo e spiegargli cosa vendi e perche’, ma se aspetti che lo facciano da sole campa cavallo, salvo rari casi illuminati. La cosa comporta un po’ di scene da mercato delle vacche, ma se volevo fare il raffinato a tutti i costi, studiavo da maitre d’hotel.

VUOI FARE BENE IL COMUNICATORE? USA MALE IL COMPUTER!

C’e’ tuttavia un elemento che manda assolutamente in palla molte “teste” aziendali: l’informatica. Mi duole ammetterlo, ma la competenza informatica, almeno per il lavoro che mi ritrovo a fare, e’ una iattura e sono arrivato al paradosso per cui da qualche anno cerco di non far sapere che sono a mio agio coi bit. Gia’, perche’ per qualche strano motivo l’informatica e’ una disciplina che fagocita tutte le altre competenze.

Mi spiego meglio. Puoi essere il consulente per la comunicazione piu’ originale ed efficace del mondo (non e’ il mio caso, tuttavia), ma se un cliente scopre che sotto sotto sei un geek finira’ solo per vederti cosi’. Informatico: bollato a vita con quell’etichetta li’ e prigioniero del ruolo. Cioe’ passi dal parlare di strategie comunicative raffinate al “hey, puoi installare Second Life a mio cugino, che non ci riesce?” o alla temibile telefonata delle 22 e 30 di venerdi’ “Non riesco a connettermi, che faccio?”. Ti pagano uguale, impari a filtrare le chiamate dei clienti pericolosi e informaticamente sprovveduti, ma ti viene un po’ il magone.

HAI UN BLOG? ME LO PRESTI? MI APRI UN BLOG? MI PORTI LA BLOGOSFERA ALL’INAUGURAZIONE?

Da qualche tempo, pero’, c’e’ qualcosa che manda ancora piu’ in confusione le aziende: i blog.
Un po’ me le vado a cercare io, perche’ ho la brutta abitudine di mettere l’indirizzo del mio blog sui biglietti da visita (da qualche tempo ne ho fatta una serie senza, da dare ai clienti potenzialmente “pericolosi” da quel punto di vista), ma in generale appena si scopre che “faccio cose coi blog” capitano scene imbarazzanti.

Si’, perche’ la gente che non ha un blog e magari lavora nella comunicazione spesso *non capisce* la natura di un blog ed equivoca perfino sul tuo doppio ruolo distintissimo di blogger e consulente/content provider. (in verita’ a me inquieta un po’ il fatto che ci sia cosi’ tanta gente che lavora nella comunicazione, magari con ruoli dirigenziali, che ignora completamente come funziona un blog e quali sono le dinamiche *elementari* della blogosfera, ma tant’e’).

Non solo, ma da quando mi e’ capitato (e mi capita sempre piu’ spesso: segno che in quel caso il cliente capisce quello che dico, e’ competente e mi da’ retta) di far nascere blog aziendali o simili, c’e’ gente che e’ andata in crisi da sovraeccitazione e mi chiede ossessivamente di aprire blog (che io mi rifiuto di fare, se non sono credibili) sugli argomenti piu’ disparati e ovviamente non bloggabili in alcun modo. Di recente lo fanno pure con Second Life: cani e porci vogliono finire li’ sopra senza progetto, senza idee, senza cultura del mezzo su cui vorrebbero sbarcare. Sono arrivato al paradosso di dover fare riunioni in cui spiego ai clienti che non devono comprare certe cose.

Qualcuno puo’ pensare che sia una mossa masochista, ma in realta’ e’ sano istinto di autoconservazione: se cedi ad una ditta che produce bulloni e gli crei uno splendido blog sulla filettatura delle viti che raccoglie zero lettori in 1 anno, gli stessi idioti che te l’hanno comminato penseranno che e’ solo colpa tua se il loro blog non decolla. E cosi’ perdi la faccia e i soldi. Fare consulenza in modo credibile a volte significa proteggere i tuoi clienti da loro stessi.

Ecco allora che partecipi ignaro di tutto ad una riunione e saltano fuori cose di questo genere (tutte storie vere, provate sulla mia pellaccia):

– “Si’, bello questo tuo piano editoriale per il sito. Poi tanto ci aiuti a pomparlo col tuo blog, vero?”

– “Senti, allora la prossima settimana tu e i tuoi amici blogger ne parlate cosi’ va a finire sui giornali e lo sa tutta Italia”. C’e’ anche la variante piu’ laida “Quanto costa fare uscire un articolo su un blog?”.

– (questo capita coi gruppi musicali) “Hey, ma non ci hai ancora recensito il disco sul tuo blog!” [dopo un mese] “Guarda che non ci hai ancora fatto la recensione” [dopo 2 mesi] “Ma perche’ non ci fai la recensione?” [dopo 3 mesi] “Ecco ce l’hai con noi” i soliti radical-chic che ci boicottano, comunisti di merdaaaa!” (e poi mi abbonano senza chiedermelo alle inutili newsletter in cui mi segnalano che suoneranno orridi live in meste birrerie di provincia)

– “Fammi scrivere sul tuo blog cosi’ spiego alla gente perche’ siamo i migliori, tanto voi su Internet vi conoscete tutti”

– (in una GRANDE azienda multinazionale) “Vogliamo fare un grande evento per il lancio del nostro nuovo prodotto e pensavamo di coinvolgere dei blogger; per farlo vogliamo scrivere alcuni post sul blog XYZ [citano il nome di un blog molto letto, della famiglia del nanopublishing, ovviamente posseduto da terzi]”, al che io rispondo “Si’, ma non potete scrivere sul blog di un altro”; e loro, sbigottiti, “Ah, no? Davvero? Ma non si era detto che con i blog tutti possono scrivere quello che vogliono? Sei sicuro che te ne intendi di blog?”

– “Dai, allora creaci un blog cosi’ decuplichiamo i lettori del sito!” [nota: l’azienda che lo propone solitamente produce accessori per cavatappi a solo uso business-to-business e ha come unico cliente un’impresa di sordociechi in Lesotho]

– (un po’ offesi) “Si’, ma io l’ho letto il tuo blog e non parli mai di noi!”; al che io gli spiego che il blog e’ una cosa mia e che e’ piu’ elegante separare i casi miei dalle marchette lavorative e che il blog e’ casa mia e pur essendo un markettaro, “non esercito in casa”; il tutto suscita la seguente risposta “No, sei tu che te la tiri perche’ sei alto in classifica: evidentemente hai aziende migliori di cui parlare!” [broncio]

– “Ma riesci a fare business con quel blog? Ma chi te lo paga? Quanto prendi a cartella?”; al che io spiego che il blog e’ mio e non di altri e il tutto evoca quest’altra domanda “Ah, ma allora non ci scrivi tu? Quanto paghi i tuoi copy?”; disperato, spiego che e’ un blog mio di cavoli miei su cui scrivo io e in media non dicono nulla, ma i loro sguardi tradiscono una sola grande domanda “Ma se non vendi niente a nessuno, cosa lo tieni a fare? Ma davvero perdi del tempo a scrivere su un blog senza tornaconto? Daaaai, non ce la conti giusta… Quei post cosi’ lunghi li fai perche’ c’e’ un motivo commerciale” (si’, mi pagano i produttori di LCD sperando che i miei post vi consumino gli schermi e ne compriate di nuovi)

– (detto da un cliente ad un altro collega, potenziale cliente) “Attenzione che quello li’ e’ un blogger; scrive anche bene, ma e’ inaffidabile” [poi gli ho rigato la macchina in pausa pranzo]

– (dopo mezz’ora che parlo di “autorita’ locale”, di nicchie, ecc. e dopo che ho esordito con “e’ necessario che vi introduca brevemente le dinamiche interne alla blogosfera o siete competenti in merito?”, tagliano corto) “Si’ si’ si’, abbiamo capito: ma ce lo fai uscire su Beppe Grillo?”

– “Mi dai un listino dei banner sul tuo blog?”

– “Ma e’ Internet?” (alla sesta slide sul rapporto tra marketing e web 2.0, di fronte ad una competentissma […] platea di imprenditori italo-svizzeri)

Volendo la cosa fa pure un po’ ridere, ma in realta’ c’e’ molto da piangere. Cioe’, il livello medio di competenza che incontro e’ spesso molto basso. E se per caso sono cosi’ in confidenza da far notare ad un manager meno che trentenne che ignorare completamente il mondo del nuovo Web e’ una mancanza oscenamente grave, fanno quasi tutti spallucce: “quella e’ roba per voi informatici, io devo lavorare” .

Boh, forse siamo ancora nell’epoca in cui non riusciamo a separare la cultura del Web dalle technicalities e il management aziendale ragiona ancora con mentalita’ da anni Cinquanta.
“Riguarda il computer? Non fa per me, non mi interessera’ mai, e’ roba da ingegneri”.
E se riguarda il blog, la visione e’ una sola: i blog sono solo ed esclusivamente una cassa di risonanza, un gigantesco outuput per la comunicazione di prodotto delle aziende. Salvo rari casi, non gli passa nemmeno per la testa l’idea di *ascoltare* qualche blogger prima di eventualmente di riflettere se e’ il caso di chiedergli da fare da megafono.
Quindi non mi dispererei: non siamo noi che ci vendiamo male, sono loro che non sanno comprare.

CI MANCAVA PURE IL DECALOGO (CHE POI MI E’ VENUTO PER CASO)

Si’, ha ragione Mafe a fare una lista specifica di avvertimenti e modalita’ d’uso di lei (in quanto professionista, non pensate male zozzoni!) e del proprio blog. D’altronde bisogna fare qualcosa e tutelarsi, quantomeno bisogna provarci. Perche’ probabilmente cio’ che noi diamo per scontato non lo e’ per altri. E se aspettiamo che questi altri si documentino e capiscano, campa cavallo. Sono troppo occupati a studiare i gironi del torneo di calcetto aziendale.

Capisco che a qualcuno che non fa il comunicatore di mestiere la cosa possa suonare un po’inutile, ma credo che cose simili vengano fuori per esasperazione dopo la millesima riunione in cui si perde tempo con un cliente che non capisce o iniste.
E allora siamo espliciti, banali, pedanti, paternalistici (manco fosse una novita’, su queste pagine):

1 – Questo blog non e’ in vendita in alcun modo. Lo e’ sicuramente (in quanto professionista) il suo autore, negli ovvi limiti della sua professione. Ma l’esercizio di quest’ultima non coinvolge in alcun modo il suo blog, che e’ una cosa sua personale e che custodisce gelosamente. Se l’avere un blog mi fa conoscere gente con cui sviluppare, al di fuori del blog, progetti lavorativi o di business, nessun problema. Ma il mio blog e’ off-limits.

2 – No, non ti do una mano a pompare un bel niente, a meno che non sia qualcosa che mi appassiona in modo del tutto disinteressato. E se per caso mi appassiona ma ne sono un po’ coinvolto, ci rifletto bene e cerco di spiegare il tutto con trasparenza sul blog. E nel dubbio mi trattengo.

3 – Si’, conosco altri blogger e a parte il fatto che mi detestano tutti perche’ voto per il Partito Democratico e uso Windows, i pochi che mi vogliono bene lo fanno anche perche’ non gli propongo di pompare sui loro blog i tuoi prodotti.
E se per caso leggi dei post in cui pompo dei prodotti non e’ perche’ mi hanno offerto piu’ soldi di te, ma perche’ in modo del tutto gratuito e volontario mi sono appassionato di qualcosa e ho deciso di bloggarne. Sappi che non mi capita spesso, ma se mi capita mi affeziono gratuitamente e mia sponte a idee, progetti e prodotti innovativi e ne parlo sul blog senza pudore alcuno. Un paio di esempi? Il Nokia E61 e Fring: due prodotti che tuttora consiglio. Gratis e senza ritorni di alcun genere.

4 – No, non faccio post a pagamento (e nemmeno gratis) riguardo ai tuoi prodotti. Nemmeno se sei un gruppo musicale. Anzi, *soprattutto* se sei un gruppo musicale magari di orrido rock cantato in italiano. E se mi abboni alla tua newsletter sulle tue date live in birreria nella bassa padana, il tuo karma peggiorera’ tantissimo.
Non e’ una questione di soldi, ma di credibilita’. In compenso se vuoi che scriva dei testi a pagamento per la tua azienda, da pubblicare ovunque tranne che sul mio blog, la mia squadretta di copywriter e’ a tua disposizione.

5 – Non scambio link e non perche’ faccio il prezioso, ma perche’ il link non e’ un oggetto di scambio. Linko gente che trovo meritevole (e per pigrizia non ne linko molta altra che lo e’ altrettanto e che leggo) e non mi interessa se loro mi linkano a loro volta. Vuoi farti linkare da me (ma perche’ cacchio mai? con tutte le cose da fare nel tempo libero!)? Scrivi delle cose interessanti e prima o poi ci si becca in Rete.

6 – Partecipo volentieri alle iniziative commerciali che coinvolgono i blogger e che suscitano il mio interesse solo se sono rispettose di un po’ di regole. La piu’ importante e’ che chi partecipa lo fa volontariamente e non e’ tenuto in alcun modo a fare marchette. Da questo punto di vista trovo – per dire – che il rapporto con una realta’ come Digital PR (che dimostra ogni giorno di saper “lavorare” con la blogosfera rispettandone le prerogative, la trasparenza e la credibilita’ nella sua attivita’ di mediatore conversante tra imprese e blog) sia esemplare. Se vuoi conversare coi blogger *e non usarli solo come cassa di risonanza per le tue menate* impara da loro, oppure rivolgiti a loro.

7 – Mi capita a volte di avere rapporti con aziende non in quanto professionista, ma in quanto blogger. Faccio una fatica tremenda, ma cerco di tenere divise le due cose. Se faccio il blogger, non sto vendendo niente; al massimo ti fisso un appuntamento con me stesso in veste di professionista.
E so benissimo che se mi offri il pranzo, la cena e mi riempi di gadget, regali e simili, la tua richiesta implicita e’ “ricordati di me nelle tue preghiere sul blog alla sera”. Non lo trovo scandaloso – basta andare, per dire, al Salone di Ginevra nei giorni aperti solo alla Stampa per vedere il grado di “addolcimento del giornalista” praticato dalle case automobilistiche e rendersi conto che e’ una prassi universale – ma non ci sguazzo.
Ma se azzardi una logica do ut des, ti insulto sul blog per settimane. Se parlo bene dei tuoi prodotti e’ perche’ me li hai fatti conoscere e mi sono piaciuti. Ma ne parlo quando e come voglio io.

8 – Il fatto che io abbia un blog non significa che io pensi che la tua azienda debba averne uno per forza. Si’, per mestiere mi capita di ideare e magari gestire o far gestire alcuni blog ogni anno, ma sono progetti concreti, pensati bene, con una strategia e di cui vado pure un po’ fiero, in certi casi.
Ma sappi che ci sono casi in cui e’ perfettamente inutile o dannoso aprire un blog. Se produci tondini di ferro e non hai una mazza da dire, non aprire un blog; se vuoi aprire un blog perche’ hai letto qualche special sul Venerdi’ di Repubblica, non aprire un blog; se vuoi aprire un blog e non hai la minima idea di chi ci scrive cosa, non aprire un blog. E se mi paghi per darti dei consigli e io ti sconsiglio di aprire un blog o di buttare soldi su Second Life, dammi retta. Lo faccio per il tuo bene. Fa piu’ male a me che a te. E poi ero ubriaca e mi sentivo tanto sola.

9 – Banner? Hai detto banner? Ma io ti spezzo le corna! [lo portano via]. Ehm. No, i banner sono passati di moda come i borselli e le pellicce da uomo. E qui siamo molto sensibili a certi trend. Quindi niente banner, nemmeno se insisti e se ad ogni mail mi alzi la quota per impression (voi sapete chi siete). Non metto nemmeno della pubblicita’ contestuale perche’ non intendo guadagnare soldi col blog. E se proprio lo volessi fare, gradirei sporcarmi la coscienza per una quantita’ decorosa di soldi e non le mezze elemosine di AdSense e simili.

10 – Gia’, vero, non ho messo il bannerino della tua iniziativa simpatica / benefica / politica / sociale / solidale. Se non metto il bollino “Free Burma” non e’ perche’ tifo per i dittatori. E se non metto il ribbon “Make poverty history” non e’ perche’ sono come il signor Burns. Semplicemente non coinvolgo il blog nella tua iniziativa.
Se proprio devo partecipare, lo faccio *solo* con iniziative che abbiano una netta identita’ politica e che non siano bipartisan o confuse o estemporanee. E non importa che tu sia un amico, una persona fidata, un santo, un premio Nobel o che la causa sia sacrosanta: sono una persona schierata (liberissimo tu di pensare che io sia una brutta persona) e do agibilita’ politica solo ad iniziative che provengono “dalla mia parte” (concetto peraltro fumoso, mutevole e umorale a seconda dei giorni, di difficile identificazione)

Spero che il decalogo sia sufficiente a coprire una buona fetta di equivoci e spieghi due o tre cose su cosa penso del mio blog e come lo metto a sistema con le cose che faccio per portare la pagnotta a casa. Se mi gira, me lo stampo e al momento buono lo metto sotto il naso a qualche azienda insistente.

Aggiungo che non ho nessun problema con chi non condivide i 10 punti che ho elencato qui sopra. Cioe’, se c’e’ chi ritiene giusto vendere post del suo blog alle imprese, no problem. Lo fanno in tanti. Cosi’ come in tanti mettono la pubblicita’ contestuale sul proprio blog. Continuo a chiedermi quanto valga la pena, ma fa lo stesso.
Lo stesso vale per chi, con movimento uguale e contrario, e’ iper-purista e non accetterebbe mai un gadget da un’impresa per paura di perdere la verginita’ o chi pensa che se un blogger incontra un amministratore delegato di fronte ad un tramezzino e’ un venduto.

Di fronte a queste cose – e di fronte ai tramezzini – e’ buona norma fare esercizio di tolleranza e capire che perfino un concetto stupidino come il blog viene interpretato in migliaia di modi diversi. Quindi eviterei di dividere il mondo in “mignotte markettare” e “verginelle” e non perche’ non esistano, ma perche’ e’ una divisione inutile che non spiega nulla. L’atto di vendere (e quello di non vendere) se praticato senza sfruttare nessuno e in modo trasparente ed esplicito, ha una sua moralita’.

Certo, se un blogger ci propina come suo post “puro” un marchettone agiografico pagato in cui tesse le lodi di un prodotto, siamo liberissimi di non credergli piu’. E credo anche che i blogger, intesi come comunita’ dialogante, siano abbastanza smaliziati da capire chi fa il furbetto. Volendo essere cinici, tra l’altro, credo che i soldi in ballo siano talmente pochi che non e’ per niente intelligente giocarsi la faccia per averne una fettina.

§ 29 Responses to Che ce vendi, frate’?"

  • Magodiozio says:

    I tuoi esempi sono già “casi felici”, secondo me! Almeno hanno una vaga idea di cosa sia un blog (vaga, ho detto!) A me è capitato di suggerire a alcune aziende di aprire “spazi di confronto” con i loro clienti, per capire come la pensavano e quali erano i loro problemi (niente di avveneristico come un blog! Pensavo a un forum e a una mail di assistenza clienti!) e ho ottenuto sguardi stile “cerbiatto inquadrato dai fari del tir”. La risposta è quasi sempre “no, poi non avremmo tempo di rispondere” (alla faccia del “customer care”!), oppure “figurati! Poi arriverebbe subito qualcuno che parla male di noi, proprio sul nostro sito!” (molto meglio che vada a parlare male di voi da qualche altra parte, evidentemente). I casi di analfabetismo informatico, poi, non si contano. Solo 2 giorni fa un potenziale cliente mi ha chiesto: “mi dà la sua mail? Com’è? http://www…e poi?”
    Stessa cosa anche quando si parla di comunicazione “offline”. Domanda classica sull’ufficio stampa: “Ho pensato che sarebbe bello uscire su Il Corriere della Sera. Lei conosce qualcuno? Perchè il Presidente crede che il nostro evento per festeggiare la nuova formula di acquisto a rate dei nostri chiodi a testa cromata, potrebbe interessare alle pagine della cultura. L’altro giorno c’era un articolo sul Vangelo di Giuda, che citava la parola ‘chiodo’ e sarebbe bello averne uno anche noi, che i chiodi li facciamo”. In questi casi mi rammarico sempre che la mia strenua necessità di pagare l’affitto mi impedisca di lasciarmi andare a una sonora risata…

  • :):) Fantastico, e molto utile per le aziende che cominciano ad illuminarsi:)

  • fELIZ says:

    Stavo pensando di inserire gli annunci di AdSense nel mio blog. C’ho ripensato.

  • Rosario says:

    Ok, come compenso al tempo impiegato per leggere questo tuo “solito” lunghissimo post ti lascio un commento: ma, la “Lapo Elkann’s Italia Independent and Independent Ideas. ” è proprio necessaria avercela fra i clienti sul profilo di linkedin? Spero non sia stata tua l’idea degli occhiali non occhiali che si portano sopra le orecchie e il naso come un paio di occhiali.

  • Palagniak says:

    Ci lavoro tutti e giorni e confermo tutto ciò che hai raccontato facendomi schiantare dal piangere (ops intendevo dal ridere): i direttori marketing o i fantomatici Responsabili Relazioni Esterne (che poi spesso sono quelli che in azienda non sanno fare niente ma purtroppo li hanno assunti e non sanno che farsene) quando parli loro di blog, web 2.0, evitare il marketing-speech e tante altre belle cose…sgranano gli occhi e impauriti dichiarano “bah non lo so, non me ne intendo…senti ma poi è uscito quell’articolo sul Giornale di Kiss me Licia? sai per noi gli young adults che guardavano Kiss me Licia sono un target molto importante”

  • Anche nella immensa azienda energetica in cui lavoro è stato aperto un blog, partendo dall’insana idea che la gente che lavora in un posto simile sia una “community”, che sia uno strumento per scambiarsi idee, ecc ecc.. Il risultato è – ovviamente – tristissimo: post servili (li legge il Dirigente Supremo), presuntuosi, inutili. Dopo due settimane già non lo usa più nessuno. Il che è sacrosanto, le cose inutili devono morire, ce ne sono già in eccesso.

  • no hay banda says:

    Grande Suz, questa psicopatologia del blog vs aziende è un capolavoro! Però anche se non puoi pomparlo sul blog, troviamo qualcosa da pompare…almeno per sport! 🙂

  • daniela_elle says:

    vado in topic: a quelli che mi chiedono lo scambio link rispondo che non davo i doppioni delle figurine di capitan harlock figuriamoci i link!

  • daniela_elle says:

    ot: sono SETTIMANE che predico via mail o in pvt che succeda qualcosa all’ipod di aranzulla (non ho resistito dovevo dirtelo!) 😉

  • vb says:

    Io non credo che sia il caso di fare manifesti, faccio un po’ come mi pare. Del resto il mio blog è un insieme di commenti ai fatti correnti ed esposizione di cazzi miei, non è costruito per fare audience e quindi nessuno cerca di finirci sopra, al massimo mi chiedono di scambiare link (e in genere rispondo gentilmente di no).

    Però, ripensandoci, le cose che hai scritto sono ovvie a noi ma non ovvie al mondo 1.0, per cui hai fatto bene a scriverle.

  • degra says:

    sì, va beh, ma li scambiamo i banner? almeno i link, dai! e che ti costa? 😀
    (tra l’altro io ti linko da una vita e tu no! 😛 )

  • Mi manca da legger solo il decalogo,ci arrivo eh. Io non ho competenze informatiche,ce ne è sempre qualcuno che ne ha di più: si rivolgano a loro,tzè.

  • Ely says:

    A me hanno detto, alla terza settimana che scrivevo il mio blog: “Ah, io preferisco passare il mio tempo libero a fare una passeggiata in montagna!” … 🙁
    Bellissimo tutto il post!

  • vermario says:

    ah, dimenticavo.. quando ripassi dall’ufficio mi aiuti con il monitor? non si accende piu, ho anche provato a togliere quella spina che va nella corrente…. 🙂

  • giustamente scrivi che è necessario un chiarimento. Se Mafe lo avesse fatto prima, non ci sarebbero state le polemiche. E’ questo che tento di farle capire. Avete fatto bene.

  • Zac says:

    Letto tutto. Dovrò comprare un LCD nuovo. Diamine!

  • Suzukimaruti says:

    Paolo: e’ che hai unito pezzi di 2 frasi diverse, capendo male. Prova a rileggere bene.
    Intendevo dire che non appena i clienti si accorgono che tu (che sei li’ come consulente per la comunicazione e ti occupi di altro) sei informaticamente dotato, ti martellano con richieste insulse e cialtrone, tipiche di chi non sa una mazza di informatica e non fa nulla per disciularsi (svegliarsi).
    .
    Riguardo le mie competenze informatiche, ho alle spalle anni (pre-comunicazione) di helpdesk e come sistemista su AS/400, VAX/VMS, Unix, ecc. Lavoravo per societa’ finanziarie, per l’Universita’ (ho fatto un pezzo di rete IP di Palazzo Nuovo, sede delle facolta’ umanistiche a Torino), ecc.

  • daiwojima says:

    Il tuo miglior post.

  • benty says:

    decalogo anch’io allora

  • oddio post lunghetto, anzi mooolto lungo, ma concordo in tante cose: specie l’ironia!:)
    (o sono solo io che la colgo?)

    Io, dico la verità, ho scritto anche io il mio manifestuccio, forse è laido (come dici tu), ma è onesto!

    ciao ciao

  • Paolo says:

    Non conosco quali siano le tue competenze informatiche, ma se dici che fai il sistemista a pranzo perchè c’è una urgenza e se come esempio dai installare Second Life sul pc dell’amico, mi pare che non siano molto alti, i sistemisti non si improvvisano tali a pranzo.

  • mafe says:

    Propongo un gemellaggio, da battezzare a Torino con fiumi di Barbaresco.

  • hondacivic says:

    quando ce vo’ ce vo’… bellissimo post!

  • “E poi ero ubriaca e mi sentivo tanto sola”
    La chiave di lettura sta tutta qui. Uahuahuah!!!

    Aggiungo che secondo me, uno che diventa o si comporta da markettaro e basta, sarà destinato a perdere nell’ordine: lettori, credibilità e di conseguenza…possibilità di markettare e soldi da fare. Insomma, diventare una succursale pubblicitaria mi pare un po’ una strunzatiella: chi crederà più a quello che dici? Senza dimenticare il fatto che le aziende ti vedranno soltanto come uno strumento da valutare sottoforma di cifra per i loro guadagni.
    Peccato che la i meccanismi della blogosfera non funzionino proprio così e l’“Ah, no? Davvero? Ma non si era detto che con i blog tutti possono scrivere quello che vogliono? Sei sicuro che te ne intendi di blog?” spiega benissimo il rischio che si corre a fare smodatamente certe cose.

    Certo che, lo ammetto, se qualcuno mi offrisse per assurdo dei bei soldoni o chenneso, un lavoro, sarebbe davvero difficile rifiutarlo.

  • marchino says:

    Fring lo sapevo che era gratis, ma il Nokia E61 non me l’aspettavo, averlo saputo prima non spendevo soldi per l’N70 😉
    E, non so se te ne sei accorto, ma guarda che gli uomini col borsello ci sono ancora e pare stiano anche aumentando (bleah, che schifo, che cavolo ci metteranno poi, dentro, l’autoabbronzante e il pettine per i peli del naso?)

  • Zoidberg says:

    concordo al 100% con te. Detto questo più che per soldi svenderei volentieri il blog e il mio sito per una bella figa! 🙂

  • Zoidberg says:

    ti dò ragione al 100%. detto questo svenderei il mio sito e blog più che per soldi per una bella figa! 🙂

  • pietroizzo says:

    chapeau! ho perso i primi 40 minuti di lavoro tra il tuo post e la colazione, ma ne è valsa la pena…!

  • vermario says:

    🙂 ho pianto leggendo il pezzo della “competenza informatica come iattura” che da anni ed anni mi perseguita.

    Il momento aureo della mia carriera è stato nel 1998 quando ho dovuto spiegare per telefono ad un tizio veneto come fare un archivio rar spalmato su piu dischetti.

    Dopo due ore, lui diceva “ah, ma se quel quadratino giallo! se la cartella quella?” aargh

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