Assi digitali

October 20th, 2007 § 7 comments

Non ho niente contro Assodigitale, struttura di cui ignoravo l’esistenza, vivendo benissimo, e di cui – ora che so che esiste – mi sfugge la necessita’.

Pero’ mi e’ capitato di fare un salto sul sito di questa organizzazione (in cui peraltro sono coinvolti anche un paio di amici, non so quanto attivamente) e non posso fare a meno di condividere sul blog qualche dubbio e molte perplessita’.
Teoricamente, se non ho capito male, dovrebbe trattarsi di una sorta di associazione di categoria che chiama a raccolta tutti gli operatori del mondo digitale, dagli industriali ai consulenti, passando per gli operatori pubblici, i manager, ecc. Un bel calderone in cui mettere tutti quelli che fanno qualcosa di digitale nella vita.

Di natura diffido delle associazioni di categoria, perche’ spesso sono espressione di mentalita’ lobbystiche o corporative, ma questa volta ho voluto fare un’eccezione e capire qualcosa in piu’, anche perche’ – se non avessi i principi e i valori che ho – dovrebbe essere l’associazione di categoria a cui dovrei appartenere.

Credo che per associazioni di questo genere la credibilita’ sia tutto. Cioe’ e’ il selling point su cui basare una campagna per avere affiliati, “pesare” sui media e acquisire sempre piu’ riconoscibilita’ e rappresentativita’ effettiva sia nel settore privato che in quello pubblico.

Gia’, la credibilita’. Teoricamente da un’associazione che vuole chiamare a raccolta il meglio dei professionisti italiani del mondo digitale e’ lecito aspettarsi una manifestazione di competenza sui temi di cui vuole farsi paladina.
Cioe’, se sei l’Unione Italiana Ciechi devi avere il sito accessibile ai non vedenti e se sei l’associazione dei “digitali” italiani DEVI avere un sito decente, se non bellissimo, per essere credibile, no?

Lascio a voi il piacere di aprire www.assodigitale.it e godervi la homepage molto Web 0.1, piena di AdSense e banner e i cui contenuti principali sono comunicati stampa di aziende che promuovono i loro prodotti (li chiamano “news”, ma e’ un eufemismo).

Al di la’ delle fotografie e delle biografie, alcune in un commovente inglese maccheronico (adoro la traduzione di “di pubblico dominio” con “of public dominion”!), del comitato che dirige l’associazione, l’unico modo per capire cosa fa e cosa vuole Assodigitale dalla vita e’ leggersi direttamente lo Statuto Associativo, che ovviamente e’ roba noiosissima da protocollo a righe, notai, bolli e code in Tribunale, altro che Web. Costava tanto fare una pagina “Chi siamo”?

[a margine: mi sono letto tutto lo Statuto e tra gli obiettivi primari dell’Associazione, al punto D, c’e’ la diffusione dei DRM, sappiatelo!]

Non voglio infierire oltre, ma il povero menu’ di navigazione, affogato dalle pubblicita’ e preceduto inspiegabilmente dal bannerino che rimanda al profilo LinkedIn del Presidente, ad ogni click regala pagine di cui vi lascio la scoperta.

Per qualche minuto ho pensato di aver sbagliato: “dai, e’ il loro sito vecchio, del 1996, ora trovo l’indirizzo di quello giusto, figuriamoci”. Poi l’amara verita’: il sito e’ quello.

Ma il vero problema non e’ la grafica (che resta un problema, beninteso), ma proprio la credibilita’.

E’ credibile un’associazione di categoria (o aspirante tale) che riempie il proprio sito di AdSense e che non ha nessun controllo sul contenuto delle biografie dei propri “capi”? (e me lo chiedo da assoluto non-talebano nei confronti della pubblicita’, anzi)

Per di piu’ mi sono accorto – cliccando su un banner che in verita’ avrebbe dovuto essere una voce di menu’ e che ovviamente sul menu’ di navigazione non c’era – che Assodigitale in sostanza vende l’affiliazione all’associazione con diversi gradi di coinvolgimento e di prezzi. E fin qui niente di criticabile.

Pero’ per certi piani di affiliazione piu’ costosi scopro che offre banner, pubblicazione di offerte nell’area convenzioni (che non trovo) e diffusione di un tot di comunicati stampa sul sito Web dell’Associazione (che loro chiamano “portale” (…))

Ok, non ci vedo niente di male nel vendere spazio su un sito per consentire alle aziende di pubblicare banner e comunicati stampa da diffondere. D’altronde la Rete e’ piena di siti cosi’ (penso a Fullpress.it, a Immediapress – con cui ebbe a che fare l’attuale presidente di Assodigitale – o, limitato al mondo della comunicazione, a Infocity.it), tutti curiosamente accomunati da una grafica tremenda. Evidentemente hanno un loro senso e un loro mercato.

Pero’ – come e’ lecito aspettarsi – sono siti commerciali, di aziende che vendono quello. *E non siti di associazioni non profit*. Perche’ un’associazione si mette a vendere banner e a fare la diffusione di comunicati stampa? (ok, resta non-profit se non ridistribuisce gli utili, ma insomma…). Non capisco.
Assodata la legittimita’ di quel business (e messi da parte per non complicarsi la vita un bel po’ di dubbi sul fatto che un’associazione *senza fini di lucro* – e non un’impresa – possa o meno sviluppare business di quel genere senza tradire la sua identita’ e anche un po’ l’etica), non resta che chiedersi se e’ credibile un’ aspirante associazione di categoria del mondo digitale che fa cose simili.

Per quanto mi riguarda, no.

Anzi, una persona particolarmente maligna potrebbe addirittura arrivare a pensare che tra le quote d’iscrizione per le quali in cambio ti danno un tot di uscite stampa e una sana tariffa di un’azienda che ti vende la stessa cosa non c’e’ praticamente differenza (chissa’ se c’e’ per il Fisco?).
E che se proprio volevano fare un concorrente di Fullpress et similia, bastava fondare una Srl, mettere su un “portale” (urgh!) e giocarsela sul mercato.

Sara’ perche’ ho conosciuto molto da vicino il mondo del non-profit, ma mi insospettisco sempre quando non riesco a vedere bene i confini tra business e legittimo esercizio delle funzioni di un’associazione (forse e’ un limite mio, ma in gran parte il limite e’ delle leggi che caratterizzano e definiscono il cosiddetto “terzo settore”). E mi arrabbio molto quando subodoro business mascherati da non profit. Magari non e’ questo il caso, non so dirlo.

Pero’ credo sarebbe carino che da Assodigitale arrivasse qualche spiegazione (non li supporterei ugualmente per la questione dei DRM), giusto per capire.

§ 7 Responses to Assi digitali"

  • stranigiorni says:

    sono i miei idoli! gli appena versato 1000 euro via paypal

  • Tambu says:

    una volta a Milano il capoccia mi spiegò che in sostanza vendono visibilità. Cioè se la philips vuole lanciare un prodotto nuovo loro gli fanno una pagina. Ovviamente l’obiezione che la philips abbia un sito suo era del tutto irrilevante. Poi mi ha detto che fanno anche un po’ di SEO e di SEM e che hanno una grande visibilità. sarà… 🙂

  • mazzetta says:

    ma LOL

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  • Annarella says:

    Consiglierei di leggere il blog del presidente su Viadeo, per chi fosse iscritto. Divertente, sembra scritto da Alex Drastico. Dubito pero’ che lo prenderei sul serio per questioni di buzinezz 😉

  • vermario says:

    dillo che anche il titolo è una traduzione maccheronica dall’inglese… Digital Asses

  • Smeerch says:

    Grazie dell’approfondimento. Non ci sono mai stato sul sito di AssoDigitale, ma avendo lavorato per una società che ne faceva parte e, avendo visto il bollino associativo su diversi siti italiani avevo suborodato una cosa del genere.
    Grazie anche per esserti sottoposto all’intera lettura dello statuto associativo al posto nostro. Ci hai risparmiato della fatica della lettura. 🙂

  • Pepe Carvalho says:

    ciao Suz, ho dato un’occhiata al sito.

    Poi sono andato sulla pagina del presidente, che usa un inglese ESILARANTE:
    ” I operate of concert with..”
    ” to increasing the market penetration ulteriorly ..”

    STOMMALE ;=)

    come non credere a un tale presidente..

    P.C.

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