La malattia infantile del blogpurismo: riflessioni a freddo dopo il rientro del caso ROC

October 25th, 2007 § 49 comments § permalink

Non ho il tempo fisico per fare un post sulla ridda di ansia che si è sviluppata sulla blogosfera a causa del ddl sulla riforma dell’editoria, che anche qui si è preso la sua bella dose di critiche.

Ora che la questione è prontamente rientrata, con tanto di proposte pratiche per rimediare, butto lì un elenchino di riflessioni/spunti che mi vengono a bocce ferme:

– la blogosfera (il termine è improprio, ma non so che sinonimo usare: diciamo “un bel pezzo dei blog più attivi”) è sempre più isterica e si comporta sempre più da folla: francamente, i toni con cui è stata trattata la questione sono stati molto sopra le righe, salvo rari casi. Insomma, prima di usare parole come “bavaglio”, “liberticida”, ecc. rifletterei davvero sul loro significato. Il peggiore insulto che sarei riuscito a produrre sulla proposta del ROC sarebbe stato “burocratismo di merda”.
Credo sarebbe carino interrogarsi sul perché di questi toni allarmati a fronte di una norma che era palesemente una svista e/o una legge che non voleva occuparsi di blog e che era formulata male. Io qualche idea ce l’ho (malsana voglia di protagonismo, cascami di grillismo urlante, una precisa strategia politica che prolifera sul clima qualunquista, ecc.).

– la blogosfera è sempre più penetrabile da maneggiamenti politici di bassa lega; il solo fatto che una proposta di ddl sia stata battezzata *da alcuni* (mi sono segnato i nomi) “Levi-Prodi”, coinvolgendo l’incolpevole mortadellone in una cosa sulla cui ideazione non ha messo becco, è un segno preciso del fatto che qualcuno intende marciarci politicamente.
Chi? Io un sospetto ce l’ho: gli stessi che hanno chiamato “Legge Biagi” una legge che di fatto legalizza il precariato, in modo tale che ci sentissimo un po’ in soggezione a criticarla e a modificarla, perché ha il nome di un martire del terrorismo.

– la blogosfera è sempre più preoccupantemente pecorona. Il post indignato sul ddl dell’editoria è diventato una sorta di moda, un meme con la bava alla bocca. Ed è stato bello leggere post fotocopia e post inutili (o post clamorosamente sbagliati) sui blog di gente che in precedenza non ha mai scritto una singola riga di politica.
Gli stessi che stavano zitti o indifferenti quando veniva approvata la Legge Urbani (quella per cui vai potenzialmente in rovina se ti beccano con un mp3 tarocco), che è infinitamente peggio (ed è stata approvata!) o il decreto Pisanu (quello intelligente per cui se vuoi navigare su Internet da uno spazio pubblico devi fornire le generalità tue e di tua nonna alle Autorità).
Siamo arrivati al paradosso di blog “pucci pucci” (quelli scritti con le “k” al posto delle “c” dure, con “non” abbreviato “nn”, con le immagini di Hello Kitty, i post coi testi di Gigi D’Alessio e le immagini di gattini, cagnolini, pangolini, ecc.) che riversavano indignazione e carineria nello stesso post: 4 righe a base di “liberticida”, “bavaglio”, “no all’Internet tax” e un bel gattino ad illustrare coerentemente il tutto. E poi via, verso il post seguente intitolato “Oggi Gaetano nn mi ha limonata”.
(nota: io sarei felicissimo se le persone disinteressate, quelle che si umiliano dicendo “io non mi occupo di politica”, iniziassero a formarsi, anche sbroccando, una coscienza e un’identità politica, ma credo che questa volta si tratti di un caso transitorio)

– il livello della discussione politica tra blogger è basso: salvo rari casi apprezzatissimi, mi sconsola un po’ vedere quanto è tristanzuolo il grado di impegno politico e quanto si parla male di politica, con toni da osteria verso l’orario di chiusura.
Ho l’impressione che si proceda a fiammate, con gente che parla solo in base ad allarmismi, sbraiti e una paranoia generica e qualunquista. La politica, per quanto ne capisco, è una cosa bellissima da fare, ma ha senso solo se praticata al di fuori delle emergenze e dei toni da emergenza. E lo dico ben conscio del fatto che la politica è forse una delle cose che mi tira fuori maggiormente la passione.

– ci sono sempre i furbi che ne approfittano: ci ho già fatto un post e non ve la faccio lunga, visto che basta rileggerlo.

 

EMANCIPARSI DA BEPPE GRILLO
Facendo due somme spannometriche, mi è venuta la forte impressione che la “battaglia” vinta dalla blogosfera sia stata un po’ un pacco.
Mi spiego: sì, vero, ora ci raccontiamo (ci ho creduto per un po’ pure io) che la voce collettiva dei blogger ha avvertito chi ci governa e ha impedito che facessero un ddl che sarebbe potuto essere interpretato male e comportare qualche fastidio.

Però non riesco a togliermi dalla testa quella vocina maligna che mi spernacchia dicendomi che lo so benissimo (e non lo voglio accettare) che l’attenzione della politica sul caso ROC è stata attirata non dai tanti post della “gente comune”, ma dal post allarmato di Beppe Grillo.

Insomma, non sono convinto che la blogosfera si sia realmente “fatta sentire” dal mondo politico e sto cercando di capire il perché. Perché conta più un blogger fasullo come Grillo rispetto ad una “scena” più ampia, più dialogante e più partecipata? E’ solo una questione di visibilità mediatica? Non credo.

Credo che il limite della blogosfera come (eterogeneo) soggetto attivo sia il fatto che non ha interlocutori nel mondo politico che la riconoscano in quanto soggetto con cui interloquire.
C’è qualche deputato o senatore in grado di dialogare davvero con la parte abitata della Rete? La mia impressione è che a parte il verde Fiorello Cortiana (persona rispettabilissima, ma mi spiace constatare che nel suo caso veleggiamo dalle parti delle carte basse a briscola, in quanto a peso politico) le attenzioni della politica nei confronti della Rete siano bassissime.

Come blogosfera non possiamo pensare di avere credibilità e visibilità “politica” se non interagiamo con alcuni politici. Cioè, se domani esce una legge che ci dà noia e Grillo quel giorno ha altro da dire, chi ci ascolta? E come ci ascolta? E perché mai dovrebbe ascoltarci?

Questo è un problema grosso e di difficile superamento, soprattutto se la blogosfera continua in buona parte a rifiutare e insultare (spesso a priori, in modo antipolitico o qualunquista) la politica e i suoi protagonisti.
Purtroppo serpeggia per la Rete un massimalismo un po’ infantile (forse tutti i massimalismi lo sono, ma sto leninianamente divagando) per cui anche solo l’idea di trovare degli interlocutori competenti in campo politico sarebbe un atto interpretato dai più come mostruoso, uno “sporcarsi le mani” da censurare.

Ovvio che, ghettizzandoci così per una forma malata di purismo, finiamo per non contare un bel niente. E capita che la politica non solo non si occupi della Rete, ma si senta pienamente legittimata a continuare a non capire niente di Internet.

E invece dovremmo iniziare a contare qualcosa, politicamente parlando, anche solo per puri fini di autodifesa.
Come fare? Boh, magari cercare le “teste” politiche più attente al mondo della Rete e cercare di farle entrare (senza farsi usare, come ha fatto Grillo con un pezzo di blogosfera) ancora di più nelle dinamiche, nelle discussioni, che caratterizzano il nostro “fare” rete.
E far capire loro che la Rete, nella sua eterogeneità, è a modo suo un soggetto politico che merita attenzione.

Sono assolutamente pessimista sul fatto che una cosa simile possa accadere (i pochi a provarci finirebbero crocifissi dai blogpuristi), ma provare a buttare lì l’idea non costa nulla.

Oops, I’m a dj

October 24th, 2007 § 1 comment § permalink

Anche stasera, fino a mezzanotte, ci trovate in diretta sui 91.2 in FM di Radio Centro 95.

Ci trovate pure live in streaming al solito indirizzo. C’e’ pure la chat con cui polemizzare o far corrispondere amorosi sensi. O per richiedere brani che non metteremo mai perche’ chiedete sempre schifezze.

Volere e non potere

October 23rd, 2007 § 5 comments § permalink

Vorrei bloggare e parlare del Festival della Scienza di Genova, per il quale “lavoro” anche quest’anno (uso le virgolette perché c’è gente che ci lavora meglio e più di me), ma non ho tempo.

Già, perché devo portarmi avanti con tutto il resto del lavoro, in previsione delle 2 settimane che passerò a Genova dal 25 ottobre in poi. Quindi sto annegando nelle consegne, nelle commissioni, ecc. Mi meraviglio sempre di quanta mole di lavoro ci sia in 2 settimane. Ma giuro che ne riemergo vivo.

In questo caso, non posso fare altro che linkare il sito del Festival e soprattutto il blog del Festival, progetto in cui sono direttamente coinvolto come co-ideatore, insieme ad un manipolo di persone eccezionali.

L’invito, ovviamente, è di passare a Genova durante il Festival, perché merita davvero e quest’anno ci è un po’ scappato dalle mani, diventando una cosa enorme.
Per di più abbiamo allestito una zona aperta al “popolo della Rete” (con tanto di wi-fi per tutti) in Piazza Banchi, dentro la Loggia della Mercanzia (è a due passi dall’acquario e dal porto vecchio, dove vi consiglio di parcheggiare se arrivate in macchina) e con buona probabilità mi troverete lì quasi tutti i giorni, se non avete di meglio da fare (e vi assicuro che durante il Festival ce n’è).

Abbiamo pure in canna un bel calendarietto di incontri con gli scienziati del Festival e facce note e meno note della blogosfera e non solo. Appena è ufficiale, lo trascrivo qui.

Passate e fatevi vivi via mail a suzukimaruti@gmail.com (vi leggo live col Blackberry, vale come un SMS), così battiamo insieme il record di consumo pro-capite di focaccia.

A proposito: domani – se la salute mi assiste – sono a Milano al World Business Forum, col ruolo di exhibit in una teca in sala mensa col cartello “lo stipendio di quest’uomo ha tre zeri meno del nostro: ha!”, quindi se capitate da quelle parti (ed essendo una cosa a pagamento per i più, non credo che ci capitiate per caso) fatevi vivi così ci beviamo insieme un caffé in piedi alla milanese o qualcosa di affannato del genere.

links for 2007-10-23

October 23rd, 2007 § Comments Off on links for 2007-10-23 § permalink

L’inutilita’ della lista, la bruttezza dei furbetti – aka “enlarge your penis”

October 21st, 2007 § 31 comments § permalink

Ma perche’ mai in giro per blog vedo sempre piu’ post con sotto una lista sterminata di link ad “altri blog che hanno parlato di questo argomento”? (per esempio uno completamente inutilizzabile che elenca tutti quelli che si sono fatti venire l’ansia [per nulla] sulla questione Roc)
Cavoli, e’ una lista inutile e per di piu’ inutilizzabile, visto quanto e’ lunga,. Ed e’ una lista che mima – male – cio’ che fanno Technorati, Blogbabel (nel pezzo senza classifica, che e’ l’unico interessante), ecc. Cioe’ servizi che funzionano e associano/aggregano post in modo piu’ o meno semantico e che ne riportano un piccolo abstract, ecc.
Perche’ questa lista stupida? Ma credete davvero che qualcuno si metta a cliccarla tutta, link dopo link? E’ inutilizzabile e chi la compila lo sa benissimo.
Mi sorge un dubbio: che questa brutta moda (che spero cessi al piu’ presto) sia l’ennesimo modo raffinato di mendicare con un trucchetto qualche posizione nelle varie classifiche. Cosa che mi va benissimo (non sono competitivo, nemmeno con chi trassa) ma non se mi rende difficile la lettura dei blog. Cioe’, fate pure i furbi ma almeno fatelo senza dare fastidio.
Comincio a sperare che i ragazzi di Blogbabel capiscano che forse e’ il caso di cancellare la loro classifica e concentrarsi sul resto dei loro servizi. Sta classifica fa male, ragazzi miei, e tira fuori il peggio della “scena”.

Concordo con i tanti che, in questi giorni, stanno lamentandosi per il brutto mood della blogosfera, dovuto a questa competitivita’ stupida, infantile, evitabile.

Davvero, ragazzi, ma vi cambia cosi’ tanto la vita essere al ventesimo o al trentamillesimo posto in una classifica di blog? Il valore dei blog e’ altro: non conta la misura del “pisello”, ma le conversazioni e la circolazione di idee che nascono dopo che lo si usa (sempre in senso metaforico, mi raccomando).

We are the good guys*

October 21st, 2007 § 39 comments § permalink

Non ho molte parole sulla vittoria della Ferrari in entrambi i campionati di Formula 1, mi limito a godere.

Ne ho molte sulla McLaren, la squadra piu’ disonesta del Circus, la juve della Formula 1 (e Ron Dennis e’ il Moggi della situazione.

Quest’anno la McLaren e’ stata sorpresa a rubare. Ed e’ stato il piu’ grande scandalo di tutta la storia della Formula 1: pagare un meccanico del principale concorrente per farsi passare 780 pagine di dettagli tecnici sulla monoposto che, ormai regolarmente da 8 anni, li umilia.

Favoriti dal fatto che hanno un pilota Britannico, i signori della McLaren l’hanno scampata: sono stati presi con le mani nel sacco e la FIA si e’ limitata a cancellargli i punti dal Campionato costruttori, lasciando incredibilmente e scandalosamente impuniti due piloti che avevano guidato un intero campionato su un’automobile copiata dalla Ferrari grazie ai documenti ottenuti con lo spionaggio.

Per la Formula 1 l’occasione era troppo ghiotta: far tornare a vincere un pilota britannico e un team britannico, dopo anni in cui il Regno Unito (che una volta era la capitale degli sport motoristici) e’ stata la capitale di quello sport.

Insomma, l’economia e l’opportunismo stavano rischiando di vincere sulla sportivita’, sulla competizione onesta.

Poi il miracolo: la juve della Formula 1, anche stavolta aiutata dagli arbitri, e’ riuscita a mettersi nei guai con le sue mani, con una serie di errori, gaffe, litigi, maneggiamenti, ecc. E ha vinto il team onesto, la Ferrari. Quelli che non hanno copiato. Quelli che non hanno spiato.

Vincere cosi’ non ha prezzo. Anche perche’ questa vittoria Ferrari aiuta la Formula 1 a tornare uno sport (o qualcosa di simile). Ed e’ una vittoria morale, perche’ pur avendo contro tutto e tutti, alla fine hanno vinto i buoni. Non capita quasi mai.

* non vince niente salvo la mia stima chi capisce a cosa si riferisce il titolo (questa e’ facile)

UPDATE: il risultato e’ stato confermato: i tecnici della FIA non hanno punito le BMW e le Williams per la questione del carburante piu’ freddo del dovuto, tenuto conto degli sbalzi di temperatura della giornata e della lentezza dei tempi di reazione dei sensori e dei termostati delle macchine erogatrici di carburante (e tenuto conto che 2 gradi di differenza nelle temperature non avrebbero dato vantaggi competitivi apprezzabili [si parla di meno di 1 HP per pochi secondi di tempo]; bene!)

links for 2007-10-21

October 21st, 2007 § 4 comments § permalink

Tanto tuonò che tuonò

October 20th, 2007 § 19 comments § permalink

Per ben 48 ore ci siamo tutti – giustamente – agitati per un provvedimento che sembrava lasciare spazio ad eventuali bavagli contro blog e in generale la Rete (siamo franchi: una legge sbagliata nel merito e pure mal formulata e ambigua nella sostanza), il Ministro competente fa quello che raramente si vede nella politica italiana: ammette l’errore e annuncia che vi sarà posto rimedio. Oggettivamente un segno di civiltà (cioè, un segno ancora più di civiltà sarebbe stato il non proporre nemmeno un decreto simile, ma sorvoliamo).

Credo che sia uno dei primi casi in cui la blogosfera (di cui gli altri media vedono solo Grillo, non illudiamoci) svolge perfettamente il suo compito di verifica dell’attività di chi governa. E aiuta il legislatore a non fare cavolate, segnalando – ai ministri che firmano le cose senza manco leggerle, come hanno ammesso sia Gentiloni sia Di Pietro – che forse è il caso di leggere prima di firmare alla cazzo di cane (cosa che credo si impari in terza elementare, no?).

Di certo, da oggi tutti i venditori di enciclopedie di soppiatto (sì, quelli del “firma qui! è gratis”) e tutti i club del libro del mese assedieranno i due ministri. Clienti sicuri.

Se iniziassimo ad agire così su tutti i campi e non solo in quelli che riguardano strettamente la Rete (cosa che finora è il più grosso limite della collettività bloggante), sarebbe – azzardo – perfino un bene per il Paese e forse faremmo qualcosa di più intelligente che misurarci il pisello su BlogBabel.

Assi digitali

October 20th, 2007 § 7 comments § permalink

Non ho niente contro Assodigitale, struttura di cui ignoravo l’esistenza, vivendo benissimo, e di cui – ora che so che esiste – mi sfugge la necessita’.

Pero’ mi e’ capitato di fare un salto sul sito di questa organizzazione (in cui peraltro sono coinvolti anche un paio di amici, non so quanto attivamente) e non posso fare a meno di condividere sul blog qualche dubbio e molte perplessita’.
Teoricamente, se non ho capito male, dovrebbe trattarsi di una sorta di associazione di categoria che chiama a raccolta tutti gli operatori del mondo digitale, dagli industriali ai consulenti, passando per gli operatori pubblici, i manager, ecc. Un bel calderone in cui mettere tutti quelli che fanno qualcosa di digitale nella vita.

Di natura diffido delle associazioni di categoria, perche’ spesso sono espressione di mentalita’ lobbystiche o corporative, ma questa volta ho voluto fare un’eccezione e capire qualcosa in piu’, anche perche’ – se non avessi i principi e i valori che ho – dovrebbe essere l’associazione di categoria a cui dovrei appartenere.

Credo che per associazioni di questo genere la credibilita’ sia tutto. Cioe’ e’ il selling point su cui basare una campagna per avere affiliati, “pesare” sui media e acquisire sempre piu’ riconoscibilita’ e rappresentativita’ effettiva sia nel settore privato che in quello pubblico.

Gia’, la credibilita’. Teoricamente da un’associazione che vuole chiamare a raccolta il meglio dei professionisti italiani del mondo digitale e’ lecito aspettarsi una manifestazione di competenza sui temi di cui vuole farsi paladina.
Cioe’, se sei l’Unione Italiana Ciechi devi avere il sito accessibile ai non vedenti e se sei l’associazione dei “digitali” italiani DEVI avere un sito decente, se non bellissimo, per essere credibile, no?

Lascio a voi il piacere di aprire www.assodigitale.it e godervi la homepage molto Web 0.1, piena di AdSense e banner e i cui contenuti principali sono comunicati stampa di aziende che promuovono i loro prodotti (li chiamano “news”, ma e’ un eufemismo).

Al di la’ delle fotografie e delle biografie, alcune in un commovente inglese maccheronico (adoro la traduzione di “di pubblico dominio” con “of public dominion”!), del comitato che dirige l’associazione, l’unico modo per capire cosa fa e cosa vuole Assodigitale dalla vita e’ leggersi direttamente lo Statuto Associativo, che ovviamente e’ roba noiosissima da protocollo a righe, notai, bolli e code in Tribunale, altro che Web. Costava tanto fare una pagina “Chi siamo”?

[a margine: mi sono letto tutto lo Statuto e tra gli obiettivi primari dell’Associazione, al punto D, c’e’ la diffusione dei DRM, sappiatelo!]

Non voglio infierire oltre, ma il povero menu’ di navigazione, affogato dalle pubblicita’ e preceduto inspiegabilmente dal bannerino che rimanda al profilo LinkedIn del Presidente, ad ogni click regala pagine di cui vi lascio la scoperta.

Per qualche minuto ho pensato di aver sbagliato: “dai, e’ il loro sito vecchio, del 1996, ora trovo l’indirizzo di quello giusto, figuriamoci”. Poi l’amara verita’: il sito e’ quello.

Ma il vero problema non e’ la grafica (che resta un problema, beninteso), ma proprio la credibilita’.

E’ credibile un’associazione di categoria (o aspirante tale) che riempie il proprio sito di AdSense e che non ha nessun controllo sul contenuto delle biografie dei propri “capi”? (e me lo chiedo da assoluto non-talebano nei confronti della pubblicita’, anzi)

Per di piu’ mi sono accorto – cliccando su un banner che in verita’ avrebbe dovuto essere una voce di menu’ e che ovviamente sul menu’ di navigazione non c’era – che Assodigitale in sostanza vende l’affiliazione all’associazione con diversi gradi di coinvolgimento e di prezzi. E fin qui niente di criticabile.

Pero’ per certi piani di affiliazione piu’ costosi scopro che offre banner, pubblicazione di offerte nell’area convenzioni (che non trovo) e diffusione di un tot di comunicati stampa sul sito Web dell’Associazione (che loro chiamano “portale” (…))

Ok, non ci vedo niente di male nel vendere spazio su un sito per consentire alle aziende di pubblicare banner e comunicati stampa da diffondere. D’altronde la Rete e’ piena di siti cosi’ (penso a Fullpress.it, a Immediapress – con cui ebbe a che fare l’attuale presidente di Assodigitale – o, limitato al mondo della comunicazione, a Infocity.it), tutti curiosamente accomunati da una grafica tremenda. Evidentemente hanno un loro senso e un loro mercato.

Pero’ – come e’ lecito aspettarsi – sono siti commerciali, di aziende che vendono quello. *E non siti di associazioni non profit*. Perche’ un’associazione si mette a vendere banner e a fare la diffusione di comunicati stampa? (ok, resta non-profit se non ridistribuisce gli utili, ma insomma…). Non capisco.
Assodata la legittimita’ di quel business (e messi da parte per non complicarsi la vita un bel po’ di dubbi sul fatto che un’associazione *senza fini di lucro* – e non un’impresa – possa o meno sviluppare business di quel genere senza tradire la sua identita’ e anche un po’ l’etica), non resta che chiedersi se e’ credibile un’ aspirante associazione di categoria del mondo digitale che fa cose simili.

Per quanto mi riguarda, no.

Anzi, una persona particolarmente maligna potrebbe addirittura arrivare a pensare che tra le quote d’iscrizione per le quali in cambio ti danno un tot di uscite stampa e una sana tariffa di un’azienda che ti vende la stessa cosa non c’e’ praticamente differenza (chissa’ se c’e’ per il Fisco?).
E che se proprio volevano fare un concorrente di Fullpress et similia, bastava fondare una Srl, mettere su un “portale” (urgh!) e giocarsela sul mercato.

Sara’ perche’ ho conosciuto molto da vicino il mondo del non-profit, ma mi insospettisco sempre quando non riesco a vedere bene i confini tra business e legittimo esercizio delle funzioni di un’associazione (forse e’ un limite mio, ma in gran parte il limite e’ delle leggi che caratterizzano e definiscono il cosiddetto “terzo settore”). E mi arrabbio molto quando subodoro business mascherati da non profit. Magari non e’ questo il caso, non so dirlo.

Pero’ credo sarebbe carino che da Assodigitale arrivasse qualche spiegazione (non li supporterei ugualmente per la questione dei DRM), giusto per capire.

links for 2007-10-19

October 19th, 2007 § 6 comments § permalink

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