Why why why (puntata 1 di chissà quante)*

September 19th, 2007 § 68 comments

Mi sono accorto che giorno dopo giorno mi auto-assillo con interrogativi di varia natura e spesso non riesco a trovare risposte. A volte sono domande da un milione di dollari, altre volte sono clamorose fesserie, dovute all’ignoranza, ma magari resto per mesi o per decenni a chiedermi dei perché o a cercare di spiegarmi qualcosa.

Quindi perché non usare il blog per un sano servizio di help 2.0 (no pun intended)? Cioè, io mi faccio le domande (che magari possono suonare stupide, ma avete presente quando avete il “tarlo” nella testa e non vi date pace? Ecco.) e voi mi date del cretino (a voce) e poi mi scrivete le risposte (o le ipotesi).

Non aspettatevi un ordine logico: gli interrogativi arrivano così alla cazzo di cane, in disordine e non posso fare altro che subirli nell’ordine entropico in cui mi vengono.

1 – Pronunce. Perché in Italia ci sono alcune parole inglesi di uso comune che continuiamo TUTTI a pronunciare in modo imbarazzante e rigorosamente sbagliato e nessuno sembra farci caso e/o porvi rimedio?
Parlo di parole come “mountain bike”, che in inglese andrebbe pronunciato “maunteinbaik” (mi scuso per le lievi imprecisioni, ma non ho il set di font per i fonemi e poi non tutti hanno fatto l’esame di Linguistica all’Università) e invece tutti pronunciano “muntanbaik”, oppure “sidecar”, che andrebbe pronunciato “saidcar” e noi romanizziamo in “sàidecar”.
Ma la peggiore di tutte è “chewing gum”, che per colpa di una vecchia pubblicità  anni Ottanta della Perfetti gran parte della popolazione pronuncia “cèuingum” e non “ciùingam”. Ma almeno in quel caso sappiamo che c’è un cattivo maestro, cioè la Tv. Ma per le altre pronunce imbarazzanti?

2 – Vogue Truzzo. Chi detta le linee estetiche ai tamarri? Se uno vuole vestirsi fighetto e all’ultima moda, compra Vogue Uomo o, se è anglofilo, una rivista genere frocetto/indie tipo “Q” o altre. Di fatto tra quelle pagine c’è qualcuno (cioè il solito “cartello di ricchioni”, come dice Elio) che detta le linee della moda e indica alle masse come si devono vestire per essere “in”.
Ma per i tamarri? Chi è che lancia le mode? Dove le leggono, se le leggono? Cioè, a Torino i tamarri hanno tutti il capello a furetto o con la cresta e tutti portano il cappellino con visiera molto alto sul cranio (credo per supplire alla bassa statura). Poiché vestono tutti in modo fotocopiato, mi chiedo sempre chi è che gli fa da modello. E rigorosamente non so dirmelo.
Ho pure provato, rischiando un cartone in faccia, ad un diretto interessato. A sua detta, lui si veste “come si veste la gente in giro”. Una bella non-risposta. Magari qualcuno di voi lo sa.

3 – Il mistero dell’autogrill. Perché all’autogrill riescono nell’impresa di carbonizzarti l’esterno del panino e contemporaneamente lasciarne l’interno freddo e stopposo? In altri bar normali scaldano i panini in modo uniforme, senza patema alcuno. E’ colpa del pane che usano negli autogrill? (fatto di carta velina fuori e di amianto internamente?) E’ colpa del tostapane in dotazione agli autogrill? (cazzo, cambiatelo!) E’ colpa di Gino Strada? Sembra un dubbio da poco, ma produrre dei panini decorosi dovrebbe essere il core business di un autogrill e invece uno è costretto a soffrire per centinaia di chilometri o accettare di mangiare quegli strani meteoriti ustionanti, spugnosi e gelidi contemporaneamente.

4 – Come rovinare una carriera. Ma Aldo Giovanni e Giacomo lo sanno che nelle loro pubblicità della Wind fanno pietà? Ma sopratutto, perché fanno pietà?
Normalmente come comici sono divertenti e fanno ridere. Invece, in queste pubblicità sono assolutamente imbarazzanti, con una comicità slapstick che è palese che non è scritta dai loro autori, ma da qualche losco figuro che alberga in qualche altrettanto losca agenzia pubblicitaria. Sapete, uno del genere “il simpaticone del terzo piano, ufficio contabilità” promosso a copywriter perché racconta le barzellette su Pierino.
Ma si può gettare alle ortiche una carriera comica come la loro?

5 – Non ci è, ma si fa. Ma voi i Babyshambles li avete mai ascoltati? Non so voi, ma mi capita ogni settimana di leggere almeno 2 o 3 notizie inutili su Pete Doherty, perfino su testate tipo TgCom. E perché cacchio mai? Ok, si droga, ma vi è mai capitato di vedere un video dei Babyshambles o dei Libertines (il suo gruppo precedente) qui in Italia? O di ascoltare un loro pezzo in radio? Cioè, al di là delle pere che si fa Pete Doherty, questi gruppi esistono realmente?
La mia impressione è che siamo di fronte ad un caso in cui la cronaca supera la sostanza. Cioè, escono news scandalistiche su un gruppo che teoricamente potrebbe anche non esistere e il cui interesse musicale, qui in Italia almeno, è pari a zero. Cioè se domani si infortuna ad un piede il tizio che fa pianobar nel caffè sotto casa fa più notizia.
Come si spiega sto fatto? E soprattutto, a cosa serve? E’ una strategia tipo le camicie DinoErre collofit, cioè un prodotto ultra-pubblicizzato e di fatto introvabile sul mercato? Boh.

Conto molto sulla solidarietà della blogosfera, quindi mi aspetto un po’ di risposte. Su alcune non ci dormo la notte. E se la notte non dormo, per sfuggire la noia rischio di fare altri 10 o 15 post chilometrici sul Partito Democratico, sull’iPhone o sulla discografia degli Autechre. Quindi se non volete farlo per me, fatelo per voi! 🙂

* (chi capisce da chi ho preso il titolo del post vince un mio bollino da utilizzare per la propria lista civica)

EDIT: ecco la soluzione al quiz sul titolo: era ispirato, anzi copiato bellamente, a “Why why why”, che è una vecchia b-side degli Underworld (a dire il vero piuttosto diffusa, visto che è la B-side di “Rez”, tanto che si trova perfino nei cd di Wasted). Ok, l’avrebbe capita giusto Valletta, ma valeva la pena provarci.

§ 68 Responses to Why why why (puntata 1 di chissà quante)*"

  • mirko says:

    allora,vi rispondo solo alla terza domanda,lavorando io all’autogrill…:)
    allora,i panini molte volte si bruciano per il problma già spiegato le piastre molto,ma molto calde,cmq non è un problema di sempre,xkè se vi si sta attenti (l’operatore)non si brucia nulla..un altro mito ke vorrei sfatare…i panini..beh..in italia c sn molte dicerie,ma i preferiti sn sempre quelli del mcdonald’s..tutti cnservanti,uno sull’altro tutto proveniente dall’america,persino la coca cola gli arriva in panetti da sciogliere poi cn sostanze chimiche..mentre in autogrill,la coca cola proviene dalo stabilimento coca cola +vicino,i panini,sn fatti giornalmente(i restanti della giornata si buttano)gli ingredienti:affettiamo noi i salumi tutto ciò ke è scadente viene scartato ancor prima di essere ane guardato,i panini si sn congelato(ma nn vi è nemmeno un singolo cnservante..e un’altra cosa,purtroppo abbiamo l’ordine di essere veloci per questo le piastre sn così roventi,al massimo 3 minuti e mezzo al servizio del cliente se no ci sn casini!!

  • Aldo Giovanni e Giacomo: loro sono penosi nella pubblicità: credo sia una delle più brutte fatte da comici. Anche TIM con De Sica comincia a sfinire… sempre uguale. Che tristezza. Ma AG&G sono proprio da geriatrico: quasi come Mike e Goggi di queste serate missitalihe.

  • Picod says:

    3. mi associo alle prime risposte(piastre troppo a temperatura elevata, panini congelati, etc…): la termodinamica non è un’opinione. Tanto per me il problema della scelta non si pone: per i vegetariani c’è solo l’Ischia.

    5. Ho visto i Babyshambles live su MTV (o forse All Music, boh): erano semplicemente imbarazzanti, ci sono gruppi nelle sale prova che suonano meglio…mah!

  • Paolo says:

    risposte brevi all’uno
    – si dice Mancèster. Con la A e l’accento sulla prima e. La cosa ridicola è che in questo caso pecchiamo di eccesso di inglesismo, in quanto sovente si sente pronunciare “Mènchester”, pronunciando la a come una e (all’americana, diciamo). Succede altre volte, si sbaglia per eccesso di zelo.
    – io ho semrpe detto “otto gallery”. Mi sembrava un gioco di parole con lingOtto. Poi magari non ho capito nulla.
    – è normale che in italia si storpi la pronuncia inglese: la storpieremmo comunque: provate a dire “Birmingham” come un inglese qui in italia, e sarete presi in giro. Se uno si chiama “Darren”, scommetto che non lo pronunciate(amo) così come si scrive: se lo pronunciaste(assimo) davvero all’inglese, mangiandosi le vocali, in una sorta di “Drrr’n”, sembrereste(emmo) solo dei cretini patentati.
    – Quello che manca è un insieme di regole certe o comunque una direzione univoca verso l’italianizzazione. Regola semplice: leggi come si scrive, ad esempio. E, modesto parere, era meglio tempo fa, quando clear si diceva “clear” e non mi vergognerei a dire ceuingum o sidecar (come dice mio padre). Non c’è nulla di male. Andate a vedere come pronunciano “pavarotti” in ignhilterra. O, come mi è capitato di sentire, la pasta denominata “conchiglie”. In quel famoso caso, alla centesima ripetizione me lo sono fatto scrivere. Suonava più o meno “Counicilaie”.
    – Il vero problema è che abbiamo iniziato a fare i fini e pronunciare all’inglese, senza saperlo. Ad esempio, perchè Al-Quaeda si dice “alcaida”? perchè lo dicono i mericani? ma non è arabo? allora chiediamo a un arabo come si dice, oppure pronunciamolo come si scrive, all’itliana. O come nel caso di Manchester: pronuncialo come si scrive, o informati. Perchè Mèncester? A me queste scimmiottature fanno molto ma molto più male della genuina pronuncia all’italiana. Che comunque non potremmo mai evitare del tutto.
    – Infine, una consideraizone più generale: se una parola entra nell’uso comune in una lingua, diventa una parola di quella lingua, e non necessariamente deve rispecchiare la lingua da cui è derivata. Gli inglesi importano parole, poi le verbizzano con -ing, le avverbizzano con -ly, etc.. Io credo che se abbiamo importato “sidecar”, pronunciato come tale, poi non ci aggiungiamo più la esse in fondo, e non è un male secondo me creare l’aggettivo “sidecaroso”. Se importiamo shampoo (e non lo pronunciamo champù, ma sciampo), poi è naturale avere la parola “sciampista”. La nostra linuga è già troppo invecchiata, ingessata, poco prona al neologismo e all’assimilazione di parole straniere. Non cerchiamo peli nell’uovo quando i problemi della lingua sono altri.

  • lobotomica says:

    .2= come disse una volta non ricordo chi, il tamarro SA cos’è tamarro. Il tamarro non ha bisogno di sfogliare riviste, di copiare calciatori o stilisti: il tamarro sa. Il tamarro vede un oggetto qualunque, una macchina, un pantalone, un paio di occhiali, e senza tentennamenti fa le sue scelte. Il tamarro ha una forte identità, non ha bisogno di essere guidato. Secondo voi perché la Golf è tamarra? Cosa fa di un oggetto qualunque un oggetto tamarro? Non lo sapete? Beh, il tamarro sì. E’ un dono, o ce l’hai o non ce l’hai.

  • Roberto says:

    Visto che hanno già risposto tutti rilancio con un’altra domanda.
    In tutta la mia vita ho preso soltanto un taxi e in quell’occasione ero con altre persone, quindi non potevo chiederlo; così giro a voi il quesito.

    Parto da un presupposto (correggetemi se fosse sbagliato) su cui si basa tutta la mia sete di conoscenza.
    Se le tariffe di taxi in ogni città sono tutte uguali, perché ci sono taxisti con la Punto e taxisti col Mercedes Classe E?
    Non sarebbe conveniente per loro acquistare auto medio-piccole (tanto ormai anche queste sono abbastanza confortevoli)? Costando meno guadagnerebbero molto di più dal loro lavoro.

    Oppure forse ignoro che il cliente tipo di un taxi è più predisposto verso un’auto bella? (ma dubito visto che spesso e volentieri lo si prende “a caso”).
    Oppure ignoro qualcos’altro, tipo che il taxista medio si esalta col macchinone?

    Qualcuno di voi sa rispondermi?
    Grazie

  • Oliver says:

    ah ok. Thanks for your translation. Now I really need to learn some italian.Ciao alla prosima volta

  • Giorgio V says:

    Hi Oliver, I just linked your post with the Woodentops song cause I wanted the readers of these comments to have a chance to listen to their song “Well Well Well”.
    It’s a long story really: we started to talk about “Why Why Why”, and then a friend of mine (Felice Bisonte is his name here) corrected me by saying the original title was only “Why”, but there was one of their song with a word repeated three times…and that’s how we came to this 🙂 By the way, I found you by chance through Google, but I like your musical taste. Danke!

  • Oliver says:

    @Giorgio V

    Thanks for your comment here and your link to the song on my page!

    Unfortunately, I don’t speak any Italian, could you tell me what exactly you say in your comment?
    mille grazie!

  • degra says:

    Beh, quelle sono le solite questioni di accento, come il circuìto e il règime degli ingegneri: se fai notare che si dice circùito e regìme, ti rispondono che quella è l’accezione comune, e significa altro, mentre in ambito tecnico si dice come vogliono loro. Balle!
    A riguardo della toponomastica ne ho una anch’io, via Giuria: a Torino si dice Giurìa (come quella che è in tribunale), a Savona si dice Giùria. Chi ha ragione?
    Bengasi è un po’ come l’Ucràina/Ucraìna, ognuno mette l’accento dove vuole: ho sentito dire Bèngasi anche da insegnanti di geografia…

  • Dani says:

    Enrico: grazie dell’appoggio spirituale.
    Già che solleviamo questioni di toponomastica, ho un dubbio anch’esso torinese: piazza Bengasi.
    Ora, io l’ho sempre sentito pronunciare Béngasi. Ma non si dovrebbe dire Bengàsi come l’omonima città? Magari sbaglio però.

  • enrico says:

    @Dani

    beh allora un po’ fai bene =)

  • Wanderer says:

    Suz, il problema che vedevo non era l’idea di andare a votare, quella è una considerazione di tutt’altro tipo, piuttosto era la definizione di voto come sfogo. è questa la questione scottante, cioé un ministro (tra l’altro anche di lunga data, con un ampia esperienza alle spalle) che pensa e poi dichiara il voto in questi termini.

    Siamo sempre lì con gli stessi problemi soliti: un personaggio pubblico, con un ruolo istituzionale, rilascia un’intervista, e a meno che sia ufficialmente dichiarato al inizio dell’intervista che le risposte sono non-istituzionali (cosa che proprio non mi pare), dichiara una posizione, che (a titolo formale) rappresenta la posizione del governo. Senza questo elemento sono soltanto una massa di imbranati al governo che non distinguono la differenza tra pubblico e privato e quindi neanche lontanamente possono cominciare ad avvicinarsi alle questioni etiche della politica (cioé le basi sul quale poi fare le decisioni).

    Senza voler per forza scendere nel campo retorico (anche se qui viene naturale e forse sarebbe anche giusto farlo) viene da chiedersi ma che funzione vedono nel voto questi politici? Che sia giusto o meno farlo, oppure che chiamare la gente a votare possa celare una strategia,sono considerazioni di secondo ordine. Per come la vedo io è proprio una questione di fondo nel cosidetto rapporto stato-persona al interno di una democrazia…

  • Suzukimaruti says:

    Wanderer: ho letto l’articolo di Minzolini e vanno dette un paio di cose.
    Primo – Minzolini e’ un uomo di Berlusconi ed e’ un giornalista che campa di gossip politici, veline, ecc. e che piu’ volte ha scritto falsita’ completamente inventate o anche solo male-interpretazioni.
    Secondo: quel che ha detto D’Alema e’ ragionevole: quando monta una protesta antisistema, il modo migliore per non renderla eversiva e’ votare. Fece un errore simile Craxi, che nel 1992 “tenne duro” di fronte ad una protesta crescente da parte dei cittadini e poi fu spazzato via, perche’ fece crescere la protesta, alimentandola con il suo attaccamento al potere.
    .
    Non mi sembra una cosa orribile. Semmai e’ orribile questa situazione che si sta prospettando: Berlusconi sta per tornare al governo, mai cosi’ cattivo e foriero di disgrazie e sentimenti antidemocratici.
    .
    Detta tutta, messo cosi’ il Governo non va da nessuna parte per colpa del Senato, dove ogni singolo senatore e’ un ricattatore potenziale per l’intera maggioranza.
    .
    Il paese si merita Berlusconi: diamoglielo. Non sono certo io a pagarne le conseguenze peggiori (mal che vada mi girano le balle dopo le elezioni), ma i cretini che lo voteranno, quelli di sinistra che si asterranno (e un giorno gli chiederemo di rendere conto delle loro azioni di fronte alle macerie che avranno contribuito a creare) e quelli che seguiranno Grillo o chi per lui (idem).
    .
    E’ palese che la situazione e’ disastrosa. Facciamo pure le elezioni a marzo/aprile. Candidiamo Veltroni per il solo PD, senza alleanze con gli estremisti conservatori di sinistra (verdi, rifunda e pdci – sd non li nomino nemmeno, visto che valgono zerovirgola) e senza alleanze con Mastella.
    .
    Insomma, muoia Sansone con tutti i filistei. Non ci sono bastati 5 anni di supposte berlusconiane e di economia a picco? (la stessa economia che ora svolazza alta e solida) Suchiamocene altri 5, stavolta senza che nemmeno gli alleati mettano i bastoni fra le ruote al Nano.
    .
    Questo paese evidentemente non ha imparato la lezione. E se dobbiamo sucarci 5 o 10 o 15 anni di clerico-fascisti al potere, di gente che vuole vendere le spiagge e gli Uffizi ai privati per fare cassa, ecc. per imparare la lezione, facciamolo.
    .
    Personamente non ho speranze, anzi visti questi chiari di luna faremmo meglio a non bruciarci Veltroni alle imminenti elezioni politiche. Lo teniamo per le prossime. Se ci saranno mai.
    .
    Quel che e’ certo e’ che non possiamo piu’ allearci con il centro clientelare di Mastella e con la sinistra retrograda da terzo mondo. Mai piu’, nemmeno negli enti locali. Al costo di perdere tutto il potere possibile.
    O il PD diventa maggioranza (coesa) da solo o niente. Quindi, almeno per ora, niente.

  • Wanderer says:

    Scusa, so che non c’entra un emerito *-?!+, ma sono rimasto veramente scioccato dalle ultime parole di D’Alema (riportate sulla Stampa, p.6 articolo di Augusto Minzolini “Onda d’urto a Sinistra”, spero che non siano state trascritte in modo corretto). Suz, per piacere, dimmi che non è vero, che a questa frase ci deve essere una risposta, che deve dare le immediate dimissioni e neanche pretendere lontanamente di essere democratico. Ecco la frase:

    “Quando la gente è arrabbiata bisogna dargli uno sfogo. Bisogna far sfogare il popolo con il voto.”

    e a Minzolini che commenta dicendo che la frase sembra presa da un manuale di politica c’è bisogno di tirare tante di quelle mazzate in testa…

    Ma vi rendete conto? Un leader politico definisce il voto uno “sfogo”, ma se neanche il Re d’Inghilterra di inizio novecento si sarebbe permesso di farlo. Non si può proprio andare avanti così, questa è davvero troppo…

  • Limo says:

    @ Odiamore: hai perfettamente ragione… si vede che me intendo poco?

  • panda says:

    sempre rimanendo sulla toponomastica torinese, oltre alla succitata via frèius, perché piazza sofia viene detta da tutti “piazza sofìa”?
    non si tratta della capitale bulgara sòfia? e se no, chi è questa sofìa?

  • boss says:

    in breve. sentito più volte: iùbìquaranta

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