Linkami, pagami un euro e migliorerai la vita ad un bambino (forse)

September 4th, 2007 § 91 comments

Mi appresto a fare un post antipatico e problematico più del solito, perché mi sento in dovere di dire quello che penso su un’iniziativa che ho trovato – volendo usare un eufemismo – disdicevole e che ha bene o male coinvolto un pezzo della “scena” blog nazionale, anzi ha fatto di peggio ma procediamo con ordine.

Premessa: l’ho già scritto in tutte le salse, ma credo sia utile ripeterlo: sono contrarissimo alla carità come prassi e come cultura. La trovo conservatrice, pietista e sostanzialmente inutile. La carità è quella cosa per cui tu ricco e satollo regali un pesce (oggi, senza impegno per domani, giusto perché ti gira e sei mosso a pena) ad uno che ha fame e solo ed esclusivamente a lui. E lo sfami per un giorno, sentendoti pure buono. Fare la carità non contesta lo status quo, non combatte le cause del male, non migliora – se non transitoriamente – il mondo. E spesso ha un solo vero effetto duraturo: sciacquare un po’ la coscienza di chi la pratica.

Non sono certo un grande fan di Gesù, ma in effetti concordo con lui quando spiega che forse è più intelligente insegnare a pescare agli affamati, così mangeranno per tutta la vita (e in caso di penuria di pesci, ci pensa lui a moltiplicarli). Insomma, rispondere al male con interventi strutturali e non con la monetina buttata lì distrattamente al barbone di turno.
E’ una polemica vecchia e ricordo che la gestì molto bene Ingrao, che credo addirittura abbia prodotto un pamphlet in passato sull’argomento. Forse è anche l’unica cosa in cui concordo con Ingrao, ma chi se ne frega.

Quindi alla carità preferisco l’azione politica (in senso largo, capitemi) tesa a migliorare la vita altrui: mi sembra un modo più efficace e risolutivo di spendere energie e risorse per migliorare le cose.

HELP 2.0, OVVERO VOGLIAMO I TUOI SOLDI E PURE I TUOI LINK

Tutta questa noiosissima e scontata premessa per dire che l’iniziativa Help 2.0 (che non linko) non solo non otterrà la mia adesione e la mia fiducia, ma mi fa pure partire – per quel che vale – un invito a tutti quanti a non aderire, non diffondere, non promuovere il tutto.

Il motivo? Beh, non mi fido e ora spiego perché. Riavvolgiamo il nastro. Qualche settimana fa viene annunciata in pompa magna l’iniziativa Help 2.0 su 3 o 4 blog. Iniziativa di cui si sa solo il nome e il fatto che, cito testualmente, il post d’accompagnamento dice così:

I rapporti fra i blog e il mondo si stanno stringendo, la velocità dei post accelera le comunicazioni.
Qualcosa di nuovo c’è nell’aria, sta esplodendo.
Un’onda non prevedibile nella sua dimensione che in pochissimo tempo può mutare un’esistenza. Esserci o non esserci. Chi c’è fa parte della prima folata, gli altri lenti, emarginati, soli.
Help 2.0
Numerosissimi con lo stesso cuore virtuale. Sentite il battito? Rimanete pronti sulla tastiera, martedì 4 settembre uno tsunami di inaudita potenza emergerà dalla rete e noi potremo essere i protagonisti. Fatelo sapere in giro. Molti ne parleranno
.”

Il tutto è accompagnato dalla richiesta di linkare il post del promotore dell’iniziativa e diffondere la notizia. Io qui già mi preoccupo: non linko e non diffondo una cosa di cui non so nulla e che mi obbliga ad aspettare fino al 4 settembre per capire cosa è. E mi chiedo chi sarebbe disposto a linkare alla cieca una cosa completamente ignota, per di più scritta con un tono enfatico-pubblicitario assolutamente fuori luogo e fastidiosamente iperbolico.

Nei giorni seguenti si capisce, a spanne, che Help 2.0 si dovrebbe trattare di qualcosa che riguarda la beneficienza, cosa che mi scoraggia ancora di più, ma c’è una bella differenza tra il non aderire ad un’iniziativa e l’arrivare a sconsigliarla.

Il peggio deve ancora venire: nei giorni precedenti all’ “unveiling” La Stampa se ne esce con un articolino – pare copiato quasi totalmente da un comunicato stampa dei promotori, a giudicare dalla prosa – che dice sostanzialmente che la blogosfera sta per essere percorsa da uno tsunami che cambierà il mondo, visto che hanno aderito “tutti tranne Beppe Grillo” e che addirittura “cambierà gli equilibri persino nelle classifiche tradizionali della Rete“.

Sconsolato mi guardo intorno: evidentemente non conosco nessuno nella blogosfera, visto che nel centinaio abbondante di blog che leggo quotidianamente vedo un singolo riferimento a Help 2.0. Vabbè che gli tsunami arrivano d’improvviso, ma pure qui mi scatta la diffidenza: la stessa prosa roboante, le stesse iperboli, quella perdibile insistenza sulle classifiche della Rete e nessuno che parla dell’evento. Sento puzza di bruciato, altro che tsunami.

In serata esprimo le mie perplessità su Twitter e scopro che non sono il solo. In effetti un’iniziativa benefica che è tenuta segreta fino all’ultimo, manco fosse l’unveiling dei nuovi iPod non mi convince. Non riesco, insomma, a capirne la logica. Ma basta attendere un giorno e tutto sarà spiegato.

Quel giorno arriva ed è oggi. Alle ore 10 ecco spiegato Help 2.0. Un blogger chiede alla blogosfera di mettere un euro sul suo conto in banca (edit: suo nel senso di “indicato da lui”, non “suo personale”) (ri-edit per far capire che nessuno qui insinua che i soldi di Help 2.0 poi se li fottono gli organizzatori: il conto indicato e’ quello di una onlus) e contemporaneamente chiede a tutti di linkare il suo post e il suo blog. I soldi dovrebbero andare ad un bambino di 12 anni che ha bisogno di cure mediche piuttosto costose.

LA BENEFICIENZA NON E’ UN IPOD

Da stamattina alle 10 sono ancora più irrequieto riguardo ad Help 2.0. Ricapitoliamo: c’è un bambino che sta male e ha bisogno di cure. E qual è l’iniziativa dei suoi presunti salvatori?

1) annunciare un evento solidale e non attivarlo per settimane

2) tenere segreto il tutto, fino a stamattina

Sarò scemo io, ma sono 2 punti che *danneggiano* la causa del bambino, no?

In queste cose conta la velocità nel far circolare l’informazione attraverso il consenso e la trasparenza e la capacità nel convincere il prossimo a donare. Qui, invece, si annuncia la rivoluzione e ci si trova di fronte ad una versione 2.0 delle richieste di soldi per bambini ammalati (vere o false) che qualche tempo fa giravano a manetta via email. Ricordate? Quelle che Paolo Attivissimo bastonava regolarmente sul suo blog anti-pacco.

Mi arrabbio ancora di più quando scopro che il bambino per cui si chiedono soldi con Help 2.0 è lo stesso per cui – 2 o 3 post più in là sul blog del promotore dell’iniziativa – si chiedono soldi. Roba di 8 mesi fa. Insomma, non è nemmeno una novità: i soldi li ha già chiesti.

Se devi raccogliere soldi per un’iniziativa caritatevole, ci fai un post, cerchi di contattare un po’ di gente e potendo attivi alcuni strumenti che garantiscano la circolazione dell’informazione: un antipixl, un bannerino, un ribbon. Insomma, tipo i BarCamp.
Ma se prometti uno tsunami, parli di classifiche e insisti affinché la gente linki il tuo blog, a fronte di zero informazione fino all’ultimo minuto (per di più su una cosa che prima si fa e meglio è), beh non mi convinci.

E mi convince ancora di meno un’iniziativa che di fatto propone il meccanismo della catena di Sant’Antonio in salsa blog, fortunatamente, – come fa notare Davide Salerno su Twitter – senza menare rogna a chi non aderisce. Dov’è la novità?

CARITA’ E CARITA’ PELOSA

Che cos’è la “carità pelosa”? (blogger con una solida cultura biblica propongono una definizione alternativa che approvo: “fariseismo”) E’ fare carità reale, nascondendo secondi fini meno nobili dietro gli intenti benefici palesi.
Ciò che De Andrè massacrò con una formula micidiale (lui si riferiva a Sting e ai “cantanti buoni” come lui e gli U2). “per l’Amazzonia e per la pecunia”. Oppure ciò che i Chumbawamba irrisero nel loro immenso album “Pictures Of Starving Children Sell Records”.

Insomma, io prima dell’intento benefico noto un po’ di cose:

– una comunicazione fasulla, mistificatoria e pompata ad arte, piena di iperboli ingiustificate

– un’appropriazione indebita del “2.0” come concetto e della volontà/identità della blogosfera (la prossima volta che esce un comunicato che dice che “tutti i blogger aderiscono” vado per avvocati o mi metto a rigare qualche macchina), che tra l’altro è quanto di più eterogeneo ci sia

– una richiesta sì di soldi, ma soprattutto di visibilità (su questo punto ci torniamo), link e attenzione (non a caso qualche settimana fa il promotore faceva un post interessatissimo sulla sua posizione nelle varie classifiche dei blog)

– una sorta di tentativo di “acchiappo” dei blogger: partecipa, così ti linkano in tanti e sali in classifica (sai che gioia)

Poi, dopo tutto questo, c’è (forse) un bambino che ha bisogno di soldi per curarsi. E ce ne sono altri milioni. Io francamente non so scegliere e non voglio scegliere, ma questo è un problema mio.

Ecco la carità pelosa. Il meccanismo è tale per cui anche quando viene “beccata” si registra da parte dei più sensibili (o ingenui?) una certa accondiscendenza nei confronti di chi la pratica. Sì, ok, hanno fatto una porcata però il bambino sta male davvero, ecc. Un bel ricattino morale servito a colazione.

HEY, SONO IO, STO FACENDO DEL BENE! SONO BUONO, GUARDATEMI! SONO BUONO! VISTO?*

* sì, mi sono venuti in mente gli Skiantos

Per quanto ne so io, è buona norma fare la carità in silenzio, senza “usare” la carità. E’ elegante, è perfino cristiano. Invece dalla lettura del blog del promotore di Help 2.0 traggo solo sensazioni negative: il trionfo dell “io buono e voi no”, una sorta di auto-epica con atti di eroismo, spreco di buoni sentimenti e un abuso non trascurabile di “prima persona singolare”. Stucchevole. E assolutamente di cattivo gusto, per quanto mi riguarda: il bene si fa in silenzio, lontano dai riflettori e senza vantarsi.

Il tutto, per di più, condito da antipolitica d’accatto e di bassissima lega, in cui l’eroico titolare del blog lotta, con la sua beneficienza, contro i cattivi politici magna magna (ovviamente quelli di centrosinistra). Come qualunquismo siamo oltre i limiti più estremi del Beppegrillismo, malattia infantile del blogghismo.

QUINDI

Ecco perché non partecipo. Perché le buone cause (o le cause “buone”, come sarebbe meglio dire) si seguono e promuovono con la trasparenza, l’onestà e un profilo basso e discreto. E non certo banfando, abusando di termini che è meglio prendere con le pinze, cooptando a parole gente che non è stata nemmeno avvertita, ecc. Il tutto, per di più, per poi proporre una banale raccolta fondi.

I miei soldi li affido a chi si conquista la mia fiducia. Chi gioca un po’ sporco (magari anche per una causa “buona”) mi spiace ma non mi offre garanzie.

§ 91 Responses to Linkami, pagami un euro e migliorerai la vita ad un bambino (forse)"

  • Comicomix says:

    Leggo con infinita tristezza.
    Faccio volontariato, mi impegno in tante cause, ne porto avanti alcune anche con i miei siti (senza chiedere un centesimo a nessuno, anzi, pagando di tasca mia, come credo sia giusto fare….)
    Leggere queste furbate fa male sia perchè c’è chi invece a queste cose ci crede e ci si impegna sul serio, sia perchè così si distrugge la credibilità anche di tutte le altre Onlus, blog, insomma di tutti coloro che portano avanti iniziative benefiche con serietà.
    Grazie.
    Un sorriso melanconico
    Mister X di Comicomix

  • Suzukimaruti says:

    sapro’ farmene una ragione

  • Paolo says:

    ——— Come qualunquismo siamo oltre i limiti più estremi del Beppegrillismo, malattia infantile del blogghismo—–

    avevo (ho) una grandissima stima per quello che scrivi suzuki, dopo questo, meno, molto meno

  • matteo.m says:

    Ho letto il post e tutti i commenti che ne sono seguiti. Sinceramente non capisco il senso delle critiche mosse verso l’autore. Non sapevo niente della cosa e, se questo è il problema, leggendo il post non mi è arrivato un messaggio del tipo ‘non dategli niente’.. ma semplicemente una critica, che condivido, alle modalità con cui la cosa è stata portata avanti. Sicuramente ci saranno state più donazioni rispetto ai passati appelli, ma credo che organizzando la cosa senza tanti misteri ce ne sarebbero state altrettante. Dichiarando fin dall’inizio lo scopo della cosa forse avrebbero ottenuto anche più link e dubito che qualcuno si sia deciso a fare una donazione del tipo “ah..era una raccolta fondi..vabbè già che sono qui..”. Non ci sarebbe neanche da discuterne su molto, se non che leggendo l’articolo su LaStmapa vedo che >. Ecco.. questo già mi preoccupa un po’.. è questo il modello che si vuole portare ad esempio? Per me se fin dall’inizio avessero dichiarato che il loro intento fosse, almeno da quel che ho capito io, al di là di aiutare il caso singolo, dimostrare che oggi anche attraverso i blog (o più in generale l’ ‘internet italiana’)si può attirare l’attenzione delle persone al pari degli altri mezzi di comunicazione, tutta la faccenda ne sarebbe uscita meglio.

  • vb says:

    “Checc’hai un’euro? Aoh, è per i bambini malati del gruppo Abele, aoh! Damme n’euro, dotto’, dai!!”

    (trascrizione dai tossici che chiedono soldi davanti a Fnac in via Roma)

  • mattia da roma says:

    sinceramente mi dispiace sentire e leggere tutte queste polemiche. Anche se lecite, molti commentano senza conoscere bene l’iniziativa, le associazioni e i protagonisti coinvolti. Francamente mi dispiace, sia in qualità di volontario City Angels che amico decennale di MOrgan… Che, per quanto ne so io, il suo sogno è studiare la Meccanica Quantistica, non cercare la fama nella rete..

    Resto disponibile per chiarimenti, se volete

    mattia.miglioranza@hotmail.it

  • Storie says:

    Caro Suz, curioso dire che “cado nel ricatto morale” della carità, quando un “cattolico incazzoso”, come si descrive lui stesso, si era indignato di fronte alle mie osservazioni sulla scarsa serietà della Comunità di Sant’Egidio e dei suoi operatori.
    Faccio beneficenza perché penso sia giusto, e lo faccio quando sembra sia giusto, con chi mi sembra corretto ed etico. Ho fatto le ricerche del caso, prima di donare BEN UN EURO (oddio, mi ha cambiato la vita, domani dovrò rinunciare ai miei pasti per quest’euro !). Non ti è piaciuta la modalità di comunicazione usata ? Proponiti come consulente, magari senza farti pagare, così fai volontariato anche qui, per la prossima iniziativa di questo tipo.
    Io non dò soldi a destra e a manca. A Grillo, quando ha “rubato” i soldi ai suoi fan per farsi pubblicità al sito, non glieli ho dati. Non li dò a tutti quelli che dicono di fare beneficenza. Ma questa iniziativa era nuova, interessante, non invasiva, non distruttiva (ODDIO, UN EURO ! Grillo mi pare che ne chiedesse di più, eppure quanti fess… pardon, fan, glieli hanno dati ? Per cosa ? Per un paginone di pubblicità al suo blog. Bene, bravi, bis). Una sperimentazione, magari mal riuscita.
    Ah, per inciso. Anch’io soffro di una malattia pressoché sconosciuta in Italia, costosissima da curare, e con tempi di guarigione lunghissimi. Il calvario di queste situazioni lo vivo ogni giorno sulla mia pelle. Che voglia dire qualcosa ? Io posso permettermi 400 euro al mese di farmaci, ma forse non tutti sono altrettanto fortunati.
    Ho cercato prima in rete se la storia di questo bambino fosse una bufala. Non lo era, mi spiace per lui, ed allora, MIODIO ! Ho dato via un euro.
    E sai che ti dico ? Che se poi sono stata presa in giro, che chi se li è intascati se li beva alla mia salute…

  • Ed says:

    @annarella: non ti è mai capitato di leggere che certe donazioni invece di finire dove pensavi quando sono state fatte, sono finite in tasca di qualcuno? Era questo che intendevo dire. Bene: a me è capitato trent’anni fa e le poche che ho fatto in seguito le ho fatte a persone o enti affidabili (come dice giustamente suzuki). In questo caso fidandomi di Samuele (che conosco personalmente) e di Pibua (che è quella che conosco meglio degli altri promotori) ho fatto la donazione. Punto.

  • Samuele says:

    Non posso prendermi il merito dell’idea, comunque ho aderito con entusiamo. E non abbiamo ancora finito… il bello è questo!!! A breve vedrai anche la “mia” idea. Ed è tremenda… 😉

  • NonImporta says:

    Mi permetto (e senza intento di offesa gratuita) di risolvere il TUO dubbio con una semplice affermazione: sì, sei scemo.

  • Samuele says:

    Ok Suz. Parliamo di “pelosità”. Paragoni Morgan agli U2. Anche a me da fastidio la carità degli U2, perchè porta soprattutto benefici a loro che la promuovono. Vendono dischi, riempiono gli stadi, fanno i milioni anche grazie a questa carità pelosa. Ma io non vedo i vantaggi per Morgan e il suo blog. Non vantaggi materiali almeno. Forse aumenterà il suo ego ma se permetti chiunque faccia solidarietà vede aumentato il proprio io, anche chi è silenzioso. I link? Si, molti hanno linkato il suo blog, ma non mi sembra questo possa definire la carità di Help 2.0 pelosa. Se leggi il blog di Morgan ti accorgerai che anche lui ha parlato di blogbabel e technorati e wikio in tempi non sospetti. Lo so, devi scorrere qualche pagina del suo blog… è dura! Poi fammi capire quali sono i miei vantaggi, se avessi offerto tre euro a tutti coloro che mi hanno linkato avrei risparmiato dei soldi. E tanto tanto tempo…

  • elisewinfox says:

    Giungo dal blog di Dalianera, che ha segnalato il tuo post. Volevo dirti che condivido pienamente i tuoi pensieri sulle donazioni. Alla fine c’è spesso una sorta di egoismo nell’altruismo, anche in quello fatto senza fini di lucro.

  • Suzukimaruti says:

    (tra l’altro da come insisti mi viene il dubbio che l’idea promozionale sia tua, conoscendo il provocatore [simpatico, neh] che c’e’ in te!)

  • Suzukimaruti says:

    Samuele: la chiave del tutto sta nel “bene o male”. Gramos non e’ la Lecciso.
    E tra l’altro un trucco cosi’ lo si puo’ tentare una volta: alla seconda la gente diffida ancora di piu’.

  • Suzukimaruti says:

    ops: no, ma non sono interessato a fare quel percorso insieme a chi ha organizzato Help 2.0.
    .
    Come gia’ spiegato nel post, non apprezzo i modi, i toni e l’egotismo dell’organizzatore di Help 2.0, quindi non intendo accompagnarlo in nessuna delle sue iniziative (anche quelle eventualmente non pelose).
    .
    Chiamala se vuoi antipatia o differenza di stili di vita, ma giustamente per fare queste cose e’ necessario sentirsi sereni con chi ci si accompagna.
    .
    Quindi, come dire, passo.

  • Samuele says:

    ->Feba: con le tue parole ti smentisci e mi dai ragione. Io dico che “bene o male purchè se ne parli.” Tu dici che non è vero.

    Poi:
    Infatti non sono assolutamente d’accordo con l’affermazione di Samuele (fai il nostro gioco). Ma ho provato a dare un’occhiata al sito in questione

    Ammetti tu stessa di essere venuta a conoscenza della questione da Suzuki.

    Quindi ho ragione: perchè essendo tu intelligente valuterai la situazione e poi decidarai il da farsi. E quindi Suz fa il nostro gioco…

  • ops says:

    In parte hai cominciato a chiare il tuo pensiero.

    Vedi forse il mio umile pensiero ti sembrerà una provocazione ma leggendo quello che hai scritto ed i commenti ho compreso invece che tu una volta colpissi sul personale ed una volta sul comportamentale.

    Allora visto che ho trovato una linea del tuo ragionamento per comprendere la tua posizione e visto che non sono qui per provocare ma per capire.

    Io leggo che dalle parole di chi promuove l’iniziativa che si vuole instaurare un dialogo con tutti coloro che hanno un blog per discutere di iniziative sul tema del diritto alla salute di tutti e quindi oltre la raccolta dei fondi il passo successivo sarà parlare del diritto alla salute.

    Ritieni anche questa scelta non condivisibile e pelosa?

  • Suzukimaruti says:

    ops: allora lo vedi che mi prendi in giro e che ho fatto bene a non darti corda, perche’ le tue erano domande tendenziose.
    Ti ho gia’ spiegato che il problema con help 2.0 non e’ personale, ma comportamentale. E’ spiegato nel post.
    Non ho niente pro o contro le persone promotrici. E molto contro come e’ stato messo su, promosso e finalizzato Help 2.0.
    .
    Rileggi il post, capiscilo e smettila di molestare il prossimo.

  • ops says:

    Non sono anonimo il mio nick è “ops”, ti ho lasciato la mia mail se non ti senti di rispondere in pubblico cosa che io preferire perché non amo nascondere le cose possiamo parlarne in privato.

    Perché hai tanta fatica a dare una risposta chiara? Tu stai processando tante persone qui ti ritieni superiore agli altri da non essere posto in discussione?

    Non sono le definizioni delle parole del vocabolario mi interessa sapere come fai non conoscendo le persone che ti ho elencato a dire che non sono stimabili?
    Come fai a dire che non sono trasparenti?

    Sulla base di cosa li hai giudicati? Sul fatto che non li conosci? Ti è venuto in mente che tante sono le persone che non conosci?

  • Suzukimaruti says:

    ops: e io ho deciso di non rispondere ad una domanda pleonastica e provocatoria da parte di un anonimo che passa di qui e si mette a processarmi. TU CA-PI-RE?
    .
    Ci manca pure che arriva uno e ti chiede le definizioni delle parole e pretende pure che gli dai retta.

  • ops says:

    Continui a non rispondere non mi sembra che tu dimostri onestà intellettuale mi pare che tu dimostri di non sapere la risposta.

    Io non ti ho chiesto i motivi per cui non partecipi.

    Io ti ho chiesto di chiarire cosa intendi per trasparenza? per stimabili? per ecc. ecc.?

  • Suzukimaruti says:

    luca: era un modo fine per dire che sono ateo, ma era una battutina (poi cito Gesu’, tanto per essere contraddittorio) 🙂

  • luca says:

    Mi son fermato alla 10ma riga: “Non sono certo un grande fan di Gesù”
    Cosa vuol dire?

  • Suzukimaruti says:

    ops: tra il non capire e il fare finta di non capire c’e’ di mezzo l’onesta’ intellettuale. quindi evita di insultare l’intelligenza altrui, per favore.
    .
    Ho gia’ scritto i motivi per cui non partecipo e sconsiglio di partecipare ad Help 2.0: riguardano le modalita’ con cui l’evento e’ stato presentato e le doppie finalita’ della “carita’ pelosa”.

  • ops says:

    Io non capisco ed hai ragione dunque spiega a me ed agli altri che non capiscono.
    Hai scritto questo:

    “E il fatto che i promotori “non siano ladri” non e’ una condizione sufficiente. Devono anche essere stimabili, trasparenti, ecc.”

    Dunque hai detto che ci sono delle condizioni che tu conosci che devono avere tutte queste persone.

    Avanti spiega:
    Cosa intendi per trasparenza?
    Cosa intendi per stimabili?
    Cosa intendi per ecc. ecc.?

  • Suzukimaruti says:

    ops: mi sembra che vuoi far finta di non capire. A parte il fatto che di queste persone conosco solo Samu (e lo stimo), il problema in questo caso e’ nei comportamenti e delle modalita’ di presentazione dell’evento: una piazzata piena di iperboli, falsita’ e con un sottotesto davvero brutto (link e scalate in classifica in cambio di 1 euro).
    .
    Samuele: ho pubblicato il commento del titolare di Help 2.0, che specifica la cosa. Ho emendato il post e in ogni caso in tutto il post non c’e’ alcuna insinuazione di “furto”. I motivi delle critiche – lo sai – sono ben altri e se insisti su una questione che non ho sollevato, sorry ma stai mischiando tu le carte in taovla.
    .
    Quindi non ho nessun problema a riformulare la frase, proprio perche’ non cambia la sostanza (che e’ altra) dei rilievi che faccio.
    .
    Un suggerimento: contesta, se vuoi/puoi, i miei rilievi e non la mia persona: non contribuisce alla discussione e non e’ nemmeno intelligentissimo.

  • Samuele says:

    (edit: suo nel senso di “indicato da lui”, non “suo personale”)

    Bellissimo questo. Suo è inteso “indicato da lui”. Il corretto blogger avrebbe scritto (edit: in realtà il conto è di “SOS infanzia nel mondo” una onlus”).

    Il blogger che vuole portare acqua al suo mulino e mischiare le carte in tavola fa quello che hai fatto tu. Sempre più perplesso sulla tua condotta…

  • Annarella says:

    Se poi, come dice Andrea più su, prenderanno una fregatura, beh..la prossima volta non lo faranno più.

    Mi sia permesso di dire che, se si pigliassero un fregatura e non lo fanno piu’, non sarebbe grave ma gravissimo.
    Me ne potrebbe ancora fregare poco degli scazzi della blogosfera ma del fatto che le ricadute di eventuali cazzate finiscano sui destinatari di iniziative si. Che i destinatari siano i Nuba di Amani o le iniziative del Gruppo Abele o i rifugiati del Darfur.

  • ops says:

    per stimabili cosa intendi?

    Questo è un elenco degli organizzatori, ricavato dai blog che sono indicati come tali :
    01) Morgan
    02) Samuele Silva
    03) 365albe
    04) Pibua
    05) Antonella Beccaria
    06) Balenebianche
    07) Hermansji
    08) Giulianissima
    09) Kinozen
    10) Piggio

    Indicaci dove non ritieni che siano persone stimabili? dove non ritieni che siano persone trasparenti? dove non ritieni che non diano fiducia?

  • Suzukimaruti says:

    Ed: personalmente non faccio offerte di nessun genere se non so esattamente dove vanno a finire i soldi e se chi promuove l’iniziativa non gode della mia fiducia completa e di un po’ di mia partecipazione etica (per capirci non darei i soldi alla Caritas perche’ non ne condivido i valori cattolici e le missioni confessionali, pur sapendo che fanno del bene).
    .
    Ma qui il caso e’ diverso: e’ stata fatta una comunicazione scorretta, gli organizzatori hanno parlato ai media nel nome di “tutta la blogosfera” senza rappresentarla minimamente, hanno abusato del concetto di 2.0 per proporre una catena di sant’antonio il cui unico fine e’ pompare in classifica il blog del promotore, ecc.
    .
    A volte mi sembra che la gente non legga: nessuno ha messo in dubbio la finalita’ dei soldi. Ma le seconde finalita’ si’. E la cosa non mi piace.
    Non a caso ho parlato di “carita’ pelosa” e non di “furto”. Spero si capisca la differenza.
    .
    Se poi vuoi dirmi che “pelosa o no, per me e’ carita'”, fai pure. Personalmente trovo dannoso perdere risorse ed energie per la carita’ e non per migliorare il mondo (la carita’ lo tampona, al massimo). E trovo tremenda la selettivita’ e l’estemporaneita’ della carita’. E trovo sconvolgente che qualcuno, dopo questo atto che non combatte il male, si senta pure piu’ buono degli altri.

  • Ed says:

    Supponiamo che uno abbia fatto “beneficienza” anche solo perché si fida di Samuele e Pibua (il sottoscritto, nella fattispecie) e perché alla storia di Gramos ci crede: dove starebbe il problema?
    Quando si fanno offerte per terremoti, tsunami o disgrazie simili, qualcuno si chiede dove andranno a finire questi soldi, altri versano senza chiederselo perché in coscienza pensano di fare una cosa giusta. Se poi, come dice Andrea più su, prenderanno una fregatura, beh..la prossima volta non lo faranno più. Capita spesso di fare la carità a chi in realtà non ne ha bisogno. Non capisco tutto questo accanimento, francamente. Personalmente non l’ho fatto per i link, l’ho fatto per Gramos. E ripeto (ma non ho il minimo sospetto): al limite la prossima volta saprò regolarmi di conseguenza.
    Scusa se mi sono intromesso.
    Ciao.

  • Suzukimaruti says:

    Feba: nessuno ha messo in dubbio (almeno non io) l’intenzione di dare soldi al bambino ammalato da parte di Help 2.0 e la serieta’ dell’onlus che raccoglie la grana.
    .
    Quando parlo di “fiducia” non intendo dire che la gente teme che i suoi soldi vadano a finire nelle mani di qualche truffatore. La fiducia e’ quel fattore che ti fa sentire tua la causa di un altro e che ti dispone alla spesa. E qui manca del tutto, visti i metodi truffaldini, i ricatti morali, le balle, ecc.
    .
    Ricapitolando, sanno tutti benissimo che donando un euro questo finirebbe a Gramos, ma pochi sono disposti ad accordare fiducia (credibilita’, visibilita’, ecc.) al promotore dell’iniziativa e al suo ego smisurato. Perche’? Perche’ non apprezzano i suoi metodi.
    .
    Queste cose sono un po’ irrazionali e per indurre qualcuno alla spesa e’ necessario creare tutta una serie di presupposti. E il fatto che i promotori “non siano ladri” non e’ una condizione sufficiente. Devono anche essere stimabili, trasparenti, ecc.

  • Feba says:

    Dunque, so bene che in questo contesto lo scandalo è controproducente. Infatti non sono assolutamente d’accordo con l’affermazione di Samuele (fai il nostro gioco). Ma ho provato a dare un’occhiata al sito in questione: la raccolta fondi era già cominciata, questo lancio in stile promozionale le ha dato più visibilità. La persona in questione pare si occupi da tempo di queste tematiche e svolga attività in prima persona anche se il suo blog è praticamente sconosciuto ai più), oltretutto l’iniziativa è concreta e documentabile, dunque il fattore fiducia non dovrebbe essere un problema. Per quanto riguarda i link, tocca approfondire un po’ la questione. Ci sto facendo un post, altrimenti rischio di essere fraintesa. Abbi pazienza 😉

  • Suzukimaruti says:

    PaulTheWineGuy: infatti sono molto piu’ inquietato dalla stupidita’ di chi ha pubblicato un video e un link per una cosa che non conosceva.
    Un po’ lo hanno sicuramente fatto per secondi fini (un linkino in piu’, una bella salita in classifica, ecc.), un po’ credo lo abbiano fatto per pecoronismo: si pubblica tutto quello che sembra provenire dalla “scena”, senza pensarci troppo.
    .
    Ecco, se c’e’ una morale che devo trarre da questa storia e’ che sono stato cosi’ stupido da sopravvalutare la blogosfera. Alla fine si e’ rivelata, in parte, conformista, stupidina, ingenua e anche un po’ furbetta. Come il mondo reale.
    Fanculo a me e al mio ottimismo tecnologico (con punte di determinismo: a volte sono fermo alla formuletta Soviet + elettricita’)

  • Suzukimaruti says:

    giuliana: non vorrei essere crudele da mettermi li’ e questionare le tue doti giornalistiche, quindi mi limito a chiederti di fare cio’ che da sempre si chiede agli stagisti nei giornali e nelle agenzie: rileggi.
    .
    Rileggi bene quanto ho scritto e scoprirai che da nessuna parte si fa menzione di truffe, appropriazioni indebite di denaro, ecc.
    .
    Le buone intenzioni ci sono tutte. Ma purtroppo c’e’ stata una comunicazione iperbolica e fasulla (sfociata in un articolo su La Stampa in cui gli organizzatori si sono arrogati il diritto di parlare a nome dell’intera blogosfera) che ha evidenziato il fatto che dietro alle buone intenzioni ce ne sono altre meno buone. Niente di criminale, sia chiaro, ma molto di cattivo gusto: apparire a tutti i costi, attirare la gente con un ricattino (dammi un euro e ti faccio salire in classifica), “rubare” l’espressione 2.0 per qualcosa che non lo e’ nemmeno lontanamente, ecc.

  • Io penso che Morgan (o chi con lui) non sia un truffatore, e mai e poi mai ho messo in discussione la bontà del fine. Ci mancherebbe. Lui ci ha messo la faccia, sempre. Quello che mi fa sbellicare è stata una genialata. Fumosa e poco chiara, ma è questo il lato affascinante.
    Ha preso (benevolmente) per il culo mezza blogosfera perchè l’iniziativa ha sfruttato mezzi non convenzionali. E questi mezzi non sono stati capiti da tutti.
    Voglio dire.. Gran parte del mondo bloggo si è sbattuto a linkare o mostrare un video che non diceva nulla. Il vuoto completo. E un link costa pochi secondi di lavoro regalando un post già praticamente scritto, qualche lode e la sensazione di aver fatto qualcosa per gli altri.
    Tutti a pensare che ecco, quant’ebbello fare ‘sta cosa tutti insieme. Quanto siamo 2.0.
    Ha sfruttato per buoni fini la smania da primadonna di molti blogger con link e visibilità.
    Ora si chiede di tirar fuori i soldi. Chi ha pubblicato il video non può ritirarsi dal farlo. Un genio. Davvero.

  • Suzukimaruti says:

    Andrea Opletal: non e’ una questione di sbagliare o non sbagliare, ma di accettare o meno un’operazione che, dietro un fine pulito, nasconde un intento meno lodevole e una comunicazione falsa, iperbolica, tutta tesa a dare visibilita’ ai promotori
    .
    Storie: ecco un perfetto esempio di chi cade nel ricatto morale della carita’: chi non la fa e’ un bastardo egoista e gli altri sono buoni. Non a caso fanno di tutto per sfilare in passerella sotto i riflettori. Confondere la carita’ con l’impegno per migliorare il mondo e’ ingenuo. E non staro’ certo qui a raccontare il mio impegno sociale presente e passato: certe cose si fanno in silenzio e lontano dai riflettori. L’esatto contrario di Help 2.0.
    .
    Feba: la comunicazione attraverso gli “scandali” come e’ avvenuta per Help 2.0 ha mille limiti. Come gia’ spiegavo al Silva, fare una provocazione attira attenzione attraverso la “presa in giro” (anzi, tecnicamente attraverso la violazione del principio di fiducia tra emittente e ricevente della comunicazione, ma la faccio troppo fine) di chi la riceve.
    L’idea alla base e’ che lo scandalo attira l’attenzione (positiva o negativa) piu’ della comunicazione “trusted” tradizionale.
    .
    Si tratta di un modo di comunicare estremamente efficace, ma che ha senso solo in determinati ambiti, per esempio quelli dove la visibilita’ (che e’ un dato oggettivo non morale: non e’ la simpatia, l’affidabilita’, ecc.) e’ moneta corrente. Il mondo della tv e’ un perfetto esempio.
    La Lecciso, Sandra Milo, ecc. sono classici esempi di persone che hanno fatto comunicazione controversa pur di avere visibilita’ (scandalacci, Ciro!, litigi in diretta, ecc.). In tv serve quella.
    Un esempio in politica e’ Berlusconi, che ogni tanto fa la sua uscita per avere visibilita’.
    .
    In altri ambiti, la comunicazione attraverso gli scandali e’ assolutamente dannosa. Ovunque il successo passi attraverso la fiducia di chi riceve la comunicazione, ogni “tradimento” provoca danni, sfiducia, insuccesso.
    Provocare/gabbare la gente e poi chiedergli dei soldi ti garantisce molta visibilita’ e ben pochi soldi.
    .
    Mi piacerebbe capire chi e’ che ha ideato questo tipo di campagna provocatoria, perche’ ha fatto un clamoroso errore comunicativo, oltre che giocato con un machiavellismo assolutamente fuori luogo in questo ambito. La mia impressione e’ che il titolare di Help 2.0 sia stato malconsigliato (la perfidia del gioco dei link non mi sembra alla sua altezza): chi e’ il consigliere cattivo?

  • giuliana says:

    Ho assistito all’organizzazione dell’iniziativa in favore di Gramos. Ho parlato a lungo con chi voleva e vuole aiutare questo bambino e ha cercato di fare qualcosa che avesse un impatto importante e desse un contributo altrettanto importante. Io c’ero…e so per certo che, indipendentemente dalle scelte fatte per attiraee l’attenzione sul caso – Gramos, non poche persone hanno sacrificato tempo ed energie, credendoci sinceramente. La scelta di provocare l’attesa nei blogger, di incuriosire può non piacere, non deve piacere per forza, ma non trovo corretto dubitare della buona fede degli altri senza una reale motivazione o argomentazione. Gli organizzatori hanno nomi e cognomi, blog e e-mail. Prima di fare un processo alle intenzioni, è la regola del mio mestiere, la giornalista,occorre indagare e scoprire la verità, andare oltre l’apparenza…

  • Dani says:

    Suz, sei stato elevato a simbolo dell’egoismo e dell’indifferenza globale!
    Mica male, avendo solo espresso dubbi (legittimi e condivisi) sulle modalità ridicole con qui una buona causa è stata malamente promossa.

  • Feba says:

    Itagliacano, insomma: volevo scrivere contemporaneamente che la prima campana che ho sentito è stata la tua e che il primo che ho sentito sei stato tu. Vabbè.

  • Feba says:

    Premessa: non ho aderito all’iniziativa, non ne avevo mai sentito parlare fino a ieri.

    La prima campana che ho sentito sei stato tu. Son sostanzialmente d’accordo sul concetto di “carità pelosa”, ma mano a mano che andavo avanti leggendo il dibattito tra te e Samuele mi sono convinta che:

    Suz: Ed è proprio per questo che mi incazzo: bastava ribadire la richiesta., questo non è esatto, sarebbe rimasto un evento limitato, mentre così (anche per mezzo delle polemiche) in molti sono venuti a conoscenza della raccolta fondi, onesta o truffaldina che sia (non è questo il punto)

    Samu: Poi comunque fai il nostro gioco anche questo non è esatto, non si tratta di un prodotto (“bene o male, l’importante è che se ne parli”). Quando ci si appella al sentimento delle persone, e ancora di più al loro portafoglio, questa tecnica è controproducente

    Per tutto il resto mi sto ancora facendo un’idea.

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