Il Walter con il niente intorno: perché il Partito Democratico assomiglia ad un prodotto Nestlè

September 2nd, 2007 § 12 comments

Da buon militante, io ci provo anche ad appassionarmi al Partito Democratico. La prospettiva è allettante: costruire un partito dall’ora zero, partecipare al processo costitutivo fin dalle sue fasi iniziali, vederlo crescere, ecc. Dopo anni di militanza di tipo “filiale” (il partito-chioccia sotto il cui culone ci sentivamo tutti cullati), ecco una fase più matura con tanto di surrogati di istinto paterno.

Premetto che io il Partito Democratico lo voterò, andrò a votare – convintissimo – Veltroni alle primarie e spero diventi un partito enorme, votato da tutte le persone intelligenti, oneste e di buon senso in questo paese.
Però non posso non rilevare quanto sia triste la fase di creazione del partito.

C’è una situazione di opposti estremismi, quando si parla di Partito Democratico. Da un lato sono sì e no al ventesimo documento/appello/manifesto che mi arriva nella casella di posta e che mi chiedono di firmare. E sono tutti testi iper-prepolitici: affermazioni che definire generiche è eufemistico, endoxa, cose scontate, temini delle medie, libri dei sogni, ecc.
Cioè, cose tipo “Il Partito Democratico dovrà stare dalla parte della giustizia, predicare il bene e odiare il male”, oppure – da Oscar – “Il futuro Partito Democratico starà dalla parte dei lavoratori e di chi non ha lavoro”, o la tautologia “Il Partito Democratico sarà un partito democratico”.
Insomma il trionfo del generico, del gigantismo delle affermazioni, della banalità condivisibile: perdonatemi, ma sono cose che mi suonano troppo auliche e ben poco concrete. Le condivido tutte, ma insomma, mi sembra tempo perso, politica da terza media o da freak alla Verdone in “Bianco, rosso e Verdone” (“è il bene che vince, è il male che perde”).

Dall’altro lato, invece, siamo alla politica minimal. Anzi, meno che minimal. Microscopica, insignificante. Il livello del dibattito sulle primarie è infimo. E credo che le beghe tra candidati (con Veltroni zitto che subisce e basta perché ha capito che lui deve parlare agli italiani e non a Parisi) siano la cosa meno interessante e più imbarazzante al mondo, dopo il pattinaggio artistico, i campionati di rock’n’roll acrobatico e il canale televisivo di Sky “Ceramicanda” (tutto, ma proprio tutto, sul fantasmagorico mondo delle ceramiche taroccate di Capodimonte).

In agosto, sul tema, ho letto interviste imbarazzanti per l’intervistato e perfino per l’intervistatore: facciamo le primarie e le trasformiamo in beghe di condominio, l’occasione per sfogare nevrosi represse, per polemizzare comunque e sempre a prescindere, il tutto su temi di macroscopica inutilità.
Attendo da ore una polemica sui punti neri di Veltroni o sul fatto che usi un deodorante stick e non uno spray (o viceversa: nel caso usasse lo spray, mi aspetto anche una bella polemica coi Verdi, causa CFC), perché ormai siamo a quello.

Insomma, da un lato un universo onirico di affermazioni universalmente condivise e pleonastiche, mostruosamente generiche e sostanzialmente inutili; dall’altro il cabotaggio più piccolo della storia politica italiana, trasformato in un tiro a segno senza che il bersaglio si scomponga.

Nel mezzo? Nel mezzo ci dovrebbe essere la politica vera: quella molto meno psichedelica e qualunque delle affermazioni generiche e ultracondivisibili e quella molto più alta e meno terra-terra delle interviste ferragostane a Willer Bordon che discetta sui nei di Veltroni o sulla polemica idiota su come si chiamerà la versione nuova della Festa dell’Unità. Roba da rimpiangere la immortale rubrica “E chi se ne frega” di Cuore.

In quella gigantesca voragine di nulla, con sopra le pippe mentali e sotto le beghe da condominio, c’è tutto quello che credo possa interessarci, per esempio capire come si porrà il Partito Democratico riguardo al problema della sicurezza dei cittadini, quali saranno gli indirizzi di politica fiscale, verso che tipo di società tende il nuovo partito, ecc.

Ecco, non vorrei sembrare stupidamente militante, ma non posso che constatare l’unico che riesce a fare politica al livello giusto è Veltroni, che sui temi che contano sta dicendo cose (condivisibili o meno: io le condivido tutte, per ora) assolutamente importanti. Zero banalità auliche universalmente condivise (cosa nuova, per lui che per anni è stato il più “prepolitico” di tutti), zero polemiche con i rissosi, zero confronti con i “concorrenti” alle Primarie (di cui mi piacerebbe conoscere i programmi, non le opinioni su Veltroni) e tutte le energie spese per dire cose che interessino le persone e non i politici.

Questo è il modo con cui si fa la politica ad un altro livello. Fare finta che Parisi, Cento, Diliberto, ecc. non esistano e parlare al paese, magari dicendo anche cose che a sinistra era meglio che ci chiarissimo (ad esempio la sacrosanta verità sull’essere ricchi), visto che sono decenni che viviamo di mezze parole, di fastidi malcelati, di tentennamenti e di ipocrisie.

Dovendo fare la foto a quello che si vede ora del Partito Democratico, verrebbe fuori una caramella Polo al contrario (il nome è un caso, non facciamo i maliziosi; e per di più da anni esistono sul mercato i geniali “buchi di Polo”): intorno il niente, in mezzo innegabilmente la sostanza e un livello del fare politica che non ha pari in Italia.

§ 12 Responses to Il Walter con il niente intorno: perché il Partito Democratico assomiglia ad un prodotto Nestlè"

  • luca says:

    Suzuki, potevo andare da un notaio e consegnargli una busta con le menate che hai scritto sul mio conto a proposito del fatto che sono un neofascista, ne ero praticamente certo. E’ normale nella tua cultura dare del fascista immediatamente alle persone quando solo si provano a dubitare dei vostri “dogmi” sacri ed inviolabili. E’ per questo che sono così ferocemente anticomunista, grazie a quelli come te e ai miei maestri e presidi di Collegno.
    Tornando all’oggetto del discorso, mi riferivo alla famosissima strage nazista dei 66 martiri di Collegno e Grugliasco nel cui mito e leggenda sono cresciuto con un bombardamento continuo; questa leggenda è stata letteralmente smontata ormai da tutti gli storici, pure da quelli legati all’istituto della resistenza di Torino, se ti interessa ti mando un libro.

  • Suzukimaruti says:

    Luca: ok, le mie statistiche non hanno il crisma della scientificità. In compenso le statistiche degli istituti ad esse preposti sì. E confermano che Veltroni “cattura” voti a destra e vale un tot notevole di punti in più dei partiti che lo sostengono.
    Volendo possiamo analizzare perché, ma è roba da politologi (che a me interessa molto: ho l’hobby dei dati elettorali, dei flussi, delle statistiche, ecc.[sì, ok, sono un nerd e allora!? :-)])
    .
    Riguardo a Collegno – immagino dalle tue parole che tu sia un neofascista o un nostalgico del Ventennio, ma chiedo conferma – quella cultura “militante” è la stessa che ha impedito ad una città dell’hinterland di diventare un ghetto in cui la gente gioca a freccette con le siringhe. Sul serio, Rozzano e Quarto Oggiaro, così come altre cittadine di periferia simili, hanno avuto una storia diversa.
    .
    Figurati, io ho avuto una maestra cattolica e nostalgica di Mussolini (il tutto a sì e no 400 metri dal confine con Collegno) e sono venuto su benissimo lo stesso: di sinistra, ma con mille curiosità sul terribile universo del fascismo

  • Luca says:

    Suzuki non devi rispondere al legittimo dubbio che ci sia tutta sta gente che ha sempre votato destra che voterà Veltroni citando e chiudendo il discorso con un comico esempio di Lando Buzzanca! Per favore Suzi!!!! Non far diventare il tuo blog una comica, per favore. E non citare i risultati elettorali da sindaco di Veltroni, qui si parla di elezioni da premier, è tutto da vedere.
    Per quanto riguarda Collegno sono molto preparato.
    Ci ho abitato da zero a 20 anni compresi i “meravigliosi” anni 70.
    Negli anni in cui ci ho vissuto io confermo tutto qullo che ho scritto: sembrava di abitare in DDR.
    Alle elementari venivano distribuiti libri di esaltazione dei paesi dell’est, all’inizio dell’anno alle elementari e medie si veniva radunati dai presidi stalinisti e dal sindaco Manzi che ci propinavano monologhi di indottrinamento politico marxista-leninista.
    Non parliamo della interpretazione della storia e il lavaggio del cervello della Resistenza: un incubo; i famosi 66 martiri di Collegno e Grugliasco, tutto smontato dalla storia. Ma mi fermo qua, sei troppo giovane per capire.

  • Ormeggio Libero says:

    L’unica cosa che condivido di ciò che dici è il titolo. Un partito dovrebbe nascere con un ideale politico, con un progetto economico e sociale, eventualmente con una collocazione. Nel caso del pd si dovrebbero chiarire le linee di riforma del Paese, stabilire le differenze e rapporti con la cosa rossa, valutare opportunità di apertura a settori del centrodestra, dichiarare qule legge elettorale e quale assetto politico si auspicano. La leadership, presumibilmente di un comitato direttivo e non di un singolo, dovrebbe venire di conseguenza.
    Invece si è scelta una strada opposta: eleggiamo prima il leader. O meglio, investiamo di questo titolo il tale che è già stato scelto a tavolino (e non è la prima volta). Col bel risultato che questo parla già da premier in pectore senza ancora avere un partito. Un Walter col niente intorno, appunto.
    Ciò che è grave è che non solo non parla del partito che sarà (e che ancora non esiste), né della competizione con i suoi avversari (Bindi, Letta, etc.), ma parla come se fosse lui il premier oggi. Dicendo ad esempio che si deve ridurre la pressione fiscale.
    Questo è il programma del pd? Dire che il governo deve abbassare le tasse? Potrei andare alla primarie e votare Berlusconi, tant’è.
    Queste sparate non aiuano a costruire un partito di cui non si sa nulla, irritano gli altri candidati (che gli ricordano che non ha ancora vinto)e danneggiano profondamente l’immagine del governo. In più lasciano chiaramente intendere che il Walter con il nulla intorno punti ad una finanziaria populista, pre-elettorale, perchè sa che ci saranno le elezioni nel 2008. O, peggio, contribuisce a che ci siano.

    E’ presto per dare un giudizio anche solo provvisorio sul Veltroni e sul pd. C’è ancora troppa confusione e si stanno tirando ancora troppi fili dietro le quinte. La mia è solo una prima impressione in attesa di ulteriori sviluppi. Ma è un’impressione negativa: al di là della demagogia e delle dichiarazioni generiche, i politici si giudicano per la chiarezza e la determinazione delle posizioni che assumono. Un paio di mesi mesi fa, alla raccolta firme per il referendum sulla legge elettorale, incalzato dai giornalisti, dichiarò: “Io lo sostengo, ma non firmo”.
    Spiegami che cazzo vuol dire “lo sostengo ma non firmo”. O lo sostieni e firmi, o non lo sostieni e non firmi.
    Forse ho capito cosa vuol dire: vuol dire che sei il perfetto andreottiano che usa mezze parole per stringere amicizie da una parte senza farsi nemici dall’altra; vuol dire che nel teatrino della politica abbiamo un pagliaccio in più, di cui francamente non si sentiva il bisogno.

    La mia, ripeto, vuol essere solo un’impressione e spero sia sbagliata, altrimenti dovresti modificare il titolo: “Walter: il nulla con il nulla intorno”.

  • Hobo says:

    Per dirla democristianamente, sono completamente d’accordo con te, in parte. Cioè, da non militante, scettico in partenza ma consapevole che su questa storia del PD si gioca gran parte del futuro politico della sinistra tutta, non sono così convinto della non banalità di Veltroni, del suo essere estraneo alle beghe di condominio – mi sembra che lo sia solo in virtù del suo notorio ecumenismo, e della certezza un po’ troppo granitica di essere “hors catégorie”. Per citare un esempio, piccolissimo ma secondo me significativo, il suo uso del concetto (?) di “laicismo esasperato”: ma che diavolo significa? Che cosa è, ‘sto laicismo esasperato? E soprattutto, perché il candidato alla guida del PD deve usare la stessa espressione-mantra di una Bertolini qualunque? Basta fare una piccola prova: cercare su google “laicismo esasperato” e vedere chi sono i personaggi che usano questa espressione, Veltroni a parte. Inquietante.
    .
    Ma il problema non è Veltroni, secondo me. Ammettiamo pure che lui sia l’uomo giusto, che abbia un carico di idee innovative e modernizzatrici (un tipo che piace a Giddens, insomma); resta il fatto che attorno a lui c’è tutto un partito che ogni giorno che passa sembra sempre più la versione aggiornata della democrazia cristiana: una babele di correnti e correntine, un linguaggio autocentrato, pochissima politica e moltissime beghe di condominio, equivoci grossissimi su questioni centrali (dalla laicità dello stato all’aborto, dalle droghe alle dicotomia centralismo democratico/partecipazione, e molto altro ancora), giochetti di potere preventivi nei quali rischiano di venir fuori i peggiori, etc.
    .
    Ancora, il fatto che Veltroni sia il super-favorito mi insospettisce abbastanza. Può essere che tutti confidino nella sua capacità di attirare voti anche al di fuori dello zoccolo duro del centro-sinistra; ma può altrettanto darsi che tutto quel consenso derivi dall’idea che Veltroni non si metterà in mezzo ai vari giochi correntizi, che lasci insomma pascolare tranquillamente l’allegra brigata dei pippaioli. E senza accodarmi alla vulgata della casta, mi piacerebbe che il PD sapesse/riuscisse/volesse ripensare il modo di fare politica, che fosse più interessato alle politiche (alla trasformazione dell’esistente) piuttosto che al potere in sé, ai processi decisionali piuttosto che alle decisioni (per capirci: quello che Virano, parlando della Tav, definiva il passaggio decisivo e non ancora compiuto da una politica delle infrastrutture a una politica dei trasporti).
    .
    Insomma, mi chiedo se Veltroni non rischi di essere come le copertine dell’Espresso di qualche anno fa: un bel paio di tette (de gustibus…) ad aprire una rivista piena di foto di Andreotti.

  • VitoCola says:

    Complimenti, analisi lucidissima ma vista dal-di-dentro (ma l’hai detto di essere militante), tanto dentro da essere schierato con il candidato simbolo (difatto il nuovo segretario) di questo nuovo partito. Ti sei staccato per un attimo dal suolo per guardarti intorno ma l’amore per la “bandiera” ti ha riportato giu. Ma ti comprendo, ho un passato da “militante” (con una fede cieca per il centralismo democratico) e capisco le aspirazioni e gli obiettivi ultimi… Resto scettico, però, (e lo sono sempre stato) sulla personalizzazione della politica, resto legato fortemente ai contenuti, ai movimenti, ai gruppi, alla discussione sulle tesi… ma, forse, sono anacronisticamente fuori luogo.

  • Suzukimaruti says:

    cazzo, hai ragionissima. intendevo proprio “un sacco bello” e chissà perché ho scritto l’altro titolo. Correggo. Gracias.

  • Massimiliano says:

    La citazione di Verdone è sbagliata, il film cui ti riferisci è “Un sacco bello”.

  • Suzukimaruti says:

    Beh, luca, per Veltroni parlano i dati elettorali: dai 6 ai 10 punti percentuali piu’ della somma dei partiti che lo sostengono in 2 elezioni come sindaco.
    E parlano pure i diretti interessati, come Lando Buzzanca (organico alla CdL, di cui e’ il responsabile politiche culturali…), Carlo Vanzina, ecc. Gente che milita a destra ma per Veltroni e’ disposta a votare a sinistra e lo fa gia’ da 2 elezioni come sindaco.
    Lo stesso vale per Chiamparino: ho molti amici militanti di destra ed estrema destra che hanno votato per lui, vista l’insipienza della candidatura della CdL e visto come il Chiampa riesce a piacere anche alla destra e a conquistarla proprio sul suo terreno (la sicurezza).
    .
    Riguardo a Collegno, e’ una citta’-dormitorio degli anni 60 e 70, abitatissima e su un territorio gigantesco. E contrariamente alle altre citta’ periferiche italiane non e’ un ghetto, ha una qualita’ della vita superiore a molti quartieri di Torino e ha addirittura vinto un premio nazionale per i servizi al cittadino, credo nel 2002.
    Insomma, confrontiamo Collegno con Quarto Oggiaro, Corsico, Rozzano, ecc. e la differenza si vede. A Collegno non c’e’ degrado diffuso, c’e’ una vita sociale e culturale invidiabile, ecc. Certo non e’ Beverly Hills, ma non e’ male. E lo dico da abitante a si’ e no 500 metri dal confine con Collegno.
    (ah, e la Stalingrado d’Italia e’ Grugliasco [ma i lombardi dicono che e’ Sesto San Giovanni])

  • luca says:

    Quanto siete tristi voi “militanti”.
    Già la parola “militante” è di una tristezza infinita, come le Feste de l’Unità oppure i cortei del primo maggio, dove in prima fila ci sono sempre quelli che non hanno voglia di lavorare, almeno, dalle mie parti era così (Collegno, la Stalingrado d’Italia, un posto di merda).
    Poi voglio proprio vedere i “moltissimi” dell’elettorato di destra che votano Veltroni… mah.

  • Suzukimaruti says:

    Dani: Veltroni sta sulle balle ai politici, non certo alle persone comuni. E sta sulle balle ai politici proprio perche’ e’ probabilmente l’unico a sinistra che riesce a comunicare bene con i cittadini, senza politichese ma con un adeguato mix di politica-spettacolo, pietismo, marketing e bravura. E suona sincero, al contrario di Rutelli che anche quando parla “de core” sembra che reciti un discorso pre-impostato.
    Il fatto che sia un diessino fuori dai giochi di corrente dei ds lo rende antipatico ai politici dei ds e a quelli della margherita. E il fatto che sia una figura in grado di raccogliere consensi trasversali, moltissimi anche nell’elettorato altrimenti di destra, lo rende un avversario pericolosissimo per i berluscones.
    Insomma, Veltroni potrebbe essere la figura di rottura con cui gli italiani sfanculano la politica incarognita (letteralmente e figurativamente) di questi anni e in cui si riconoscono un po’ tutti.
    Il rischio per lui e’ marciarci troppo e diventare troppo ecumenico. Non a caso un modello valido per Veltroni e’ Chiamparino: uno che riesce a piacere a tutti (incluso chi voterebbe a destra) ma non ha perso un grammo della sua identita’ politica ed e’ tutto tranne che un piacione del genere “volemose bene”. Come ci riesca e’ un mistero. Ma ci riesce.

  • Dani says:

    Non mi intendo molto di Veltroni e tutto ciò che lo circonda (credo di ricadere nella categoria -da te odiata- di quelli che hanno smesso di interessarsi più di tanto alla politica, complici ripetute cocenti delusioni).
    Data questa premessa, potresti spiegarmi in due parole il motivo per cui Veltroni (che a te piace tanto) è così osteggiato (quasi disprezzato) da gran parte della sinistra italiana?
    Girando su blog qua e là, ho sempre la sensazione che di Veltroni si parli bene solo nel tuo sito…

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