Un provinciale in Provenza – sesto giorno

August 16th, 2007 § 5 comments

A Grasse dev’essere successo qualcosa, ma non abbiamo ancora capito bene cosa.
Riavvolgiamo un po’ il nastro. L’altra sera partiamo alla volta di Grasse, per un’escursione nell’entroterra alla ricerca di una sana mangiata provenzale, rifuggendo dalle coste così turistiche, coi loro menù generalisti acchiappacitrulli.

Il selling point di Grasse, a leggere la Lonely Planet sulla Francia del Sud, è il fatto che è uno dei più grandi centri al mondo per la produzione e creazione di profumi e la cosa mi attrae molto.

Non ho bene idea del perché, ma è da una quindicina d’anni che penso che il mestiere del profumiere potrebbe fare al caso mio e lo coltivo come teorica chimera fuggiasca casomai un giorno smettessi di fare il consulente per la comunicazione e volessi passare ad altro.
Boh, mi vedo lì a smanettare tra alambicchi ed essenze, inento a tirare fuori profumi nuovi: è che alla mia esistenza manca un po’ una dimensione creativa (non so disegnare/dipingere, non so ballare, sono stato un mediocre chitarrista e smanettatore di suoni elettronici e vinili, sono intonato ma ho l’accento piemontese, le mie performance teatrali sono un paio di gradini sotto l’imbarazzante, in generale manco di abilità pratiche di ogni genere e in cucina è meglio se faccio la parte di chi mangia) e in qualche modo devo supplire, anche solo mentalmente.

Quindi mi immagino profumiere (non un addetto alle vendite in una profumeria, luogo che detesto: capiamoci), anche se non ho mai nemmeno lontanamente praticato la cosa: mi basta già per saziare la mia astinenza artistico-creativa.

In ogni caso Grasse ha tutte le carte in regola per essere la meta giusta, visto che la guida magnifica mercatini di essenze, grandi profumi venduti unbranded a pochi soldi e decine di ristorantini per sollazzare il palato, “da scegliere lasciandosi guidare dal naso”, ormai rodato dopo tanto degustare di profumi.

In effetti Grasse è una cittadina bellissima a pochi chilometri da Cannes. Peccato che un piccolo incidente con la bomba H abbia praticamente cancellato ogni forma di vita per chilometri, o forse un’asfissia collettiva causata da una fuga di Chanel nº5 da un’autobotte ha eliminato praticamente ogni traccia di vita umana.

Vuoto. Tutto chiuso. Imbocchiamo la via pedonale centrale e vediamo solo negozi chiusi, negozi chiusi con cartello di svendita causa fallimento, negozi chiusi per sempre e ad ogni angolo gruppetti di extracomunitari e/o tossici decisamente poco invitanti.
Fortunatamente dal terzo giorno di mare in poi ho una faccia da marocchino abbastanza credibile e riemergiamo sul boulevard principale, dove campeggia un mesto e desolato casinò in cui presenziano in totale 2 persone: i buttafuori.

Con un po’ di fortuna rimediamo una piazzetta che raccoglie 4 ristoranti fotocopia (pizzerie francesi che servono pochi altri piatti) probabilmente di proprietà della stessa persona e consumiamo una cena ordinaria.

Mi chiedo ancora cosa sia capitato a Grasse, che sembra avere tutto quel che serve per un suo sviluppo turistico, anzi sembra una cittadina super attrattiva a 13 chilometri da Cannes che in un mondo normale pullulerebbe di gente alla ricerca di “entroterra”. Invece niente. Le strutture ci sono, ma è tutto chiuso e tutto sembra andare dal culo.

Crisi del settore profumiero? Classe commerciante fuori tempo? (tipo che vanno in ferie ad agosto mentre centinaia di viaggiatori girano a vuoto per una città desolata e con sì e no 10 esercizi commerciali aperti). Sfiga? (magari era la festa patronale della città accano ed era tutto chiuso mentre nel paese vicino si ballava la macarena sui tavoli) Disgrazia?

In verità erano evidenti i segni di una decadenza che francamente vorrei spiegarmi: non vorrei che l’unica pratica creativo/artistica in cui non ho ancora dimostrato la mia inettitudine fosse in decadenza.

Per recuperare dopo tanta desolazione siamo corsi a Cannes, a circondarci di cafoni.

§ 5 Responses to Un provinciale in Provenza – sesto giorno"

  • [dir] says:

    suz novello Grenouille, che impressione!
    spettabili saluti da un provinciale in Provincia

  • gio.malvi says:

    nooooo Grasse noooo, in primavera volevo fare un tuour Nizza-Cannes-Grasse

    ah Marsiglia, ci sono stato l’anno scorso ed è davvero accorata (olive nere e pastis al bar 13 coins, quello di Izzo)

    buona Francia, nonostante i francesi

  • DvD says:

    Con la definizione “consumiamo una cena ordinaria” intendi dire che ti hanno rifilato una tarte flambè (dicasi crosta di pizza nemmeno tanto cotta con un “delicato” letto di cipolle… e basta) a 20€ e non hai il coraggio di dirlo?

    Perchè a me è andata così tempo fa in Francia a Colmar, in Agosto, nella desolazione più totale ed ho pensato esattamente le tue stesse cose.
    (senza contare che si è bloccata la macchina…)

  • A X E L L says:

    Pietro, mal che vada il profumo che hai preso va bene anche per l’arrosto 🙂

  • pietroizzo says:

    No, no, no! Ritorna a Grasse, magari in primavera…. è veramente il paradiso dei wannabe profumieri! Incredibile come anche nelle velleitàartistiche io e te ci somigliamo! Anche io fin da piccolo fantasticavo di fare il profumiere, e Grasse è stata una bella soddisfazione. Non dirmi che era chiusa la fabbrica di Fragonard, profumiere storico dove io – che di norma i profumi non li metto – ho acquistato un profumo “su misura” che è l’unico che sopporto (a base di timo, foglie di pomodoro e qualche altra erba mediterranea che non ricordo)…

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