Un provinciale in Provenza – giorno 7

August 20th, 2007 § 3 comments

Cannes è una città in cui vivrei volentieri. Per me è essenziale vivere in una città (sono un metropolitano e la provincia mi dà l’orticaria solo a pensarci) e Cannes lo è. E per di più è una città assolutamente italiana nel look, con una puntina di Ottocento piemontese nell’architettura. Ed è sul mare, in una baia con un bel microclima. Nizza senza le seconde case degli italiani. Sanremo più grande, senza anziani torinesi, senza milanesi e con un mare migliore. Peccato sia in Francia e non in Italia, dove è stata per secoli (fanculo ai Savoia!).

Per dire, ci capito in una sera qualsiasi e scopro che per 2 mesi ha un festival di musica elettronica dove un colosso come Jeff Mills è solo uno dei tanti e contemporaneamente ce n’è un altro con nomi più underground ma interessantissimi. E ancorato al porto c’è un festone della Axe (quella che aveva la pubblicità con un sosia sedicenne di Fassino che ballava insieme a due tipe) su una barcona multipiano, pieno di gnocca (o almeno così mi dice mia moglie: sono troppo miope per capire) e con ottima musica.

Questo è il bello di Cannes: un’offerta culturale invidiabile, nell’entroterra un posto come Sophia-Antipolis dove il lavoro non manca (se sai il francese e sei un ingegnere – e qui perdo 2 a 0) e pure una spennellata di mondanità.

Ecco, la mondanità. Il principale difetto di Cannes. Non perché gli attori al Festival diano fastidio, anzi. Ma perché il luogo si è fatto una fama chic che richiama i peggiori cafoni con il fatturato in *pochi* milioni di euro. Gente che compra la Bentley a rate e che, come tutti gli arricchiti, non si gode i soldi se non in un modo: esibendoli.

E agli esibizionisti della grana non manca certo il pubblico, anzi Cannes è piena di gente venuta apposta a vedere la bella vita.
Difficile spiegargli che i ricchi veri non starebbero certo lì al bar dell’Hilton – che dà sgraziatamente sulla strada – a farsi ammirare, ma se ne starebbero in isolatissime villone sul mare: le stesse ville che vedo offerte in affitto e vendita da decine di agenzie immobiliari lì intorno.

Qui, invece, ecco il cumenda che esibisce la moglie liftata e grida al parcheggiatore “ueh, me lo tratti bene il Porsche, con tutto quello che l’ho pagato” e si appresta a spendere palate di soldi per una vacanza in un posto sovraffollato e
sinceramente non meritevole di esborsi da capogiro.

Boh, io con quei soldi me ne starei in barca in Polinesia in costume da bagno e non in vestito da sera sulla Croisette affollata di milanesi urlanti.

Dopo l’ubriacatura di folla, è tempo di fuggire. Si va più a sud, in Camargue. Là nelle paludi la salsedine corrode le Porsche a rate dei cumenda: dovrei trovarmi a mio agio.

§ 3 Responses to Un provinciale in Provenza – giorno 7"

  • Natalino says:

    sono stato a Nizza, molto bella ma un casino unico, come Napoli. A controbattere i buzzurri, italiani, sono arrivati i russi, gli ukraini. Una bella lotta, mi sa che perdiamo il primo posto.

  • vb says:

    Cannes è l’unico posto dove sono stato cacciato via come un barbone. A quindici anni, con mio fratello e mio cugino, abbiamo comprato un panino di quelli francesi, enormi e strabordanti, e ci siamo seduti per terra a mangiarlo, proprio nel mezzo della passeggiata della Croisette. Tempo un minuto è arrivato un vigile sdegnato a cacciarci via, che rovinavamo il decoro.

  • raccoss says:

    Fortunatamente solo la Croisette e la zona del Centro Congressi è così.

What's this?

You are currently reading Un provinciale in Provenza – giorno 7 at Suzukimaruti.

meta

%d bloggers like this: