Un provinciale in Provenza – giorno 5

August 15th, 2007 § 6 comments

Mi sono convinto ormai da anni che uno dei luoghi più emblematici dello “spirito di un popolo” (ogni volta che scrivo sul blog questa espressione non mi risparmio di chiedermi se esiste una parola tedesca che la riassume: fa molto sociologo usarla) sia il supermercato. E infatti in ogni mio viaggio programmo una visita al supermarket con la stessa serietà con cui programmerei una visita in un museo (e il condizionale sta ad indicare che no, non faccio visite ai musei d’estate).

Oggi, quindi, niente spiaggia al mattino ed escursione al Casinò, che poi è il nome della catena di supermarket: non gioco d’azzardo e mai lo farò.

Difficile aspettarsi novità entusiasmanti: di fatto, in quanto a supermarket, siamo una colonia francese. Il modello dei nostri supermercati è francesissimo e, salvo pochi casi, lo è anche la proprietà, anche se a volte si maschera bene.

Finisce che mi trovo in un supermercato assolutamente familiare come disposizione delle merci e come look & feel.
C’è tuttavia qualche novità. Per esempio qui funziona l’auto checkout: all’ingresso prendi un lettore ottico, “pistoli” gli oggetti che vuoi comprare (ciascuno accompagnato da una targhetta elettronica col prezzo mostrato su un display lcd) e poi attraversi la cassa, che non è altro che una strettoia oltre la quale un’impiegata ti dà lo scontrino e paghi (ma se hai la loro card, basta passarla nel lettore ottico e mettere la password). Il tutto viene fatto senza togliere la spesa dal carrello e avendo sempre sotto controllo il totale degli oggetti acquistati. Meraviglie degli rfid, che fanno sì che sia questione di un secondo calcolare l’entità della spesa, confrontarla con quella che c’è sul lettore ottico e capire se e come mai ci sono delle differenze.

§ 6 Responses to Un provinciale in Provenza – giorno 5"

  • Suzukimaruti says:

    La differenza è che qui – non credo in tutta la catena ma in un tot di supermarket sì – il sistema è completamente automatizzato e non basato sulla buona fede di chi compra o i controlli a campione.

    Quello c’era già da anni al Carrefour di Nichelino e lo sperimenta il gruppo Coop in mezza Italia del Nord.

    La vera novità è che questo calcola il totale delle cose comprate e lo confronta con il risultato della “pistola” istantaneamente. E volendo i soci possono fare acquisti anche senza la “pistola”.

    Poiché il tutto avviene in una strettoia senza alcuna forma di lettore ottico, mi sembra naturale pensare agli rfid. Vero, costano cari. Però se non ricordo male la Francia è uno dei mercati più vivi per questa tecnologia (mi pare di aver letto su un vecchio Mark-up che il gruppo Panorama stava convertendo tutto lo stoccaggio agli rfid, per dire).

    Trattandosi di una sperimentazione, credo debbano fare una valutazione della sua sostenibilità. Credo usino rfid semplici (che ricordo avere prezzi in pochi centesimi di euro per unità, se presi all’ingrosso su grandi quantità), alzando di poco il costo per singolo prodotto (e infatti non puoi comprare i tictac o le gomme da masticare o altri oggetti con prezzi sub-euro) e ricavandone un vantaggio dal fatto che una struttura simile riduce al minimo il costo in personale. Cioè, il supermarket paga meno cassiere, con questo metodo.

    È il motivo per cui si può permettere, col metodo dei controlli a campione, qualche perdita se chi fa la spesa fa il furbo, così come può sostenere il prezzo degli rfid (se lo usano in tanti e riduce di molto il numero di cassiere stipendiate)

  • EmmeBi says:

    Sì, anche la coop lo fa. Come in francia i controlli sono random, controlli a campione

  • Tambu says:

    infatti: più che altro sei sicuro che abbiano gli RFID? da noi si basano sulla fiducia (infatti il lettore non lo abilitano a tutti) e su controlli a campione. gli Rfid sono troppo costosi per metterli su tutti i prodotti…

  • metroguida says:

    Veramente questa cosa esiste pure da noi… Perlomeno per quainto riguarda i supermercati della catena Coop

  • riccardo says:

    Ovvio che il termine tedesco c’è. E’ il Volksgeist, ma non c’entra con la sociologia: è il concetto romantico di “genio nazionale” (copyright by Fichte). Con una piccola forzatura però puoi usarlo anche per dire quello che intendi tu. Dopotutto, la traduzione letterale è proprio “spirito del popolo”.

    😉

    http://fr.wikipedia.org/wiki/Volksgeist

    ps
    e la “spesa veloce” a milano la puoi fare da più di un anno all’iper-coop e da qualche mese pure all’esselunga. Tsk Tsk.

  • stefigno says:

    bè allora in questo stanno avanti rispetto a noi ? vero ?

What's this?

You are currently reading Un provinciale in Provenza – giorno 5 at Suzukimaruti.

meta