Un provinciale in Provenza – giorno 1

August 11th, 2007 § 8 comments

Premessa: sono in ferie e sto bloggando dall’estero via UMTS con il cellulare. Quindi non ho tanta voglia di formattare i post, mettere tag, ecc. Ma non è che sia un dramma: ho giusto lo slancio per fare un mini diario quotidiano su quello che (non) mi capita in vacanza. Tanto alla fine le ferie tirano fuori il mio mood pensieroso.

già all’altezza di Ventimiglia, seguendo sull’Aurelia un’auto francese venduta dall’ineffabile concessionario Paul Position (così recitava l’adesivo sul vetro posteriore; immagino il suo socio si chiami Pete Stop), ho iniziato a dubitare che le certezze sui francesi che mi sono fatto in 30 anni di viaggi periodici Oltralpe siano tutti provincialismi dettati dal fatto che noi piemontesi ci sentiamo un po’ i loro cugini poveri (ma vestiti meglio).

certo, se al primo autogrill guardi il rack delle patatine in vendita e ne vedi una serie contraddistinta dall’indimenticabile marchio Belin (e in quel momento ti sei immaginato la faccia che avrebbe fatto il buon Beggi, sempre che sia riemerso dalla giungla amazzonica di cavi Ethernet), ti viene naturale confermare i tuoi pregiudizi. E cioè che alla fine la Francia è un bel posto, ma i suoi abitanti sono ben strani e a volte fuori del tempo.

ma poi sai che non è così: ormai si sono modernizzati e perfino miti italici indistruttibili come l’acqua gasata e il caffé espresso sono ormai cosa comune qui (a prezzi di primizie d’importazione, ovvio). È che alla fine noi italiani pretendiamo di giudicare la gente in base a pochi parametri: solitamente, la tavola e il modo di guidare e poco più. E su questi elementi scarsissimi tiriamo su intere sociologie nazionali, convintissimi che siano vere e pure un po’ scientifiche.

quindi se al self service non hanno le tovagliette di carta sopra i vassoi e tu ci devi appoggiare, oltre ai piatti, il pane “nudo”, ecco che “allora sono zozzi”; e via a disquisire della baguette che sì è buona ma non la incartano e la tengono sotto l’ascella, che schifo,ecc. E giusto un sussulto di originalità ti impedisce di buttarti sul “signora mia”, evocando il trito paradosso del bidet: oggetto con il nome francofono ma sconosciuto dal Frejus in poi.

§ 8 Responses to Un provinciale in Provenza – giorno 1"

  • concordo pienamente con il tuo atteggiamento… ero più incuriosito dal risveglio orgoglione che il tuo post ha provocato. Mia madre, ad esempio, si ostina ad ordinare caffè espresso in Austria e poi se ne lamenta per mesi. A nulla sono valse le mie rimostranza e le mie suppliche affinché provasse l’ottimo caffè austriaco.

  • Annarella says:

    Un sacco di gente, non torinese, era incuriosita’ dal perche’ i piemontesi parlassero cosi’ tanto dei francesi. In generale la risposta arrivata e’ che quei bastardi stavano meglio e (colmo di sfiga) avevano pensato bene di perdere nel 1706.
    Ma la Provenza e’ Francia (mia nonna occitana non concorderebbe) ? 🙂

  • Suzukimaruti says:

    Condaghe: per quanto mi riguarda, mi guardo bene dal cercarli (e gli spaghetti non li mangio nemmeno in Italia): in quanto viaggiatore (e giammai turista) il post voleva stigmatizzare proprio questo atteggiamento provinciale: quello per cui la gente va all’estero e non si adatta.

  • mi chiedo perchè noi italici ci ostiniamo a cercare caffè espresso, spaghetti e pizza all’estero… la Provenza è strepitosa, bevete pastis e mangiate agnello… e non perdete tempo a cercare l’Italietta in Francia.

  • regulus21 says:

    …se è vero che esiste già “De Puglia madre”, sono sulla buona strada. 😀

  • regulus21 says:

    “Orgoglione di essere provinciale!”
    Potrei farne un brand per magliette..

  • Axell says:

    beh, se trovi un caffè decente portalo a torino come prova, io in 8 giorni di provenza non ho visto nulla di simile alle decenza se non un Illy a Saint Tropez pagato 2 euro al banco… (ma il bar era gestito da un tal Capuozzo).

  • stefigno says:

    ma non è che siamo noi i primi ad essere provinciali ?

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