Quando ce vo’, ce vo’

July 18th, 2007 § 19 comments § permalink

Da queste parti si tifa inesorabilmente Bonino.

Emma, ovviamente. (a meno che Eio non scenda in politica, che in quel caso…)

Fatto sta che ci stiamo accorgendo che esiste un conservatorismo di sinistra che su certi temi come l’età pensionabile è talmente demenziale e fuori dal mondo da fare solamente ridere. E ridere tanto.

E lo dico perché siamo il paese in Europa dove si va in pensione prima di tutti gli altri. E dove il 90% dei neopensionati che conosco (ne ho un paio in famiglia, tra l’altro) hanno il serio problema di come passare la giornata, consumando tutta l’energia che hanno dentro.

E finiscono per fare 10 ore di bricolage al giorno, oppure continuano in qualche modo carbonaro a lavorare, alla faccia della CGIL e della sinistra radicale.

E’ demenziale mandare un sessantenne del 2007 in pensione. Cavoli, basta guardarsi intorno! Ma l’avete vista Tina Turner?

Mi chiedo su quale base la CGIL e la sinistra radicale proseguano a difendere un’età pensionabile semplicemente assurda.
Me lo chiedo da tempo e la risposta che mi do è che

1) forse hanno perso il contatto col paese reale e vivono nel beato “autismo di sinistra” (c), perennemente immersi nella bagna della loro identità e per nulla propensi a guardare fuori il mondo VERO, quello fatto da sessantenni freschi come una rosa e più energetici di mille Bertinotti

2) forse pensano ancora in termini da Dopoguerra, per cui lavoratore è sinonimo di operaio (e io capisco che se uno si è fatto la catena di montaggio fino a 60 anni deve avere diritto alla pensione subito, ma il restante 93% dei lavoratori che si logora molto di meno?) e si porta il baracchino per pranzo, mangiando carne una sola volta alla settimana

3) forse pensano che mandare una persona in pensione da giovane sia una cosa buona e giusta a priori (mentre spesso non lo è, soprattutto se il neopensionato si annoia)

4) forse pensano che tutto ciò che dispiace a Confindustria sia automaticamente buono per il paese; meno male che non si è diffusa la notizia che anche Montezemolo respira ossigeno, altrimenti proverebbero ad abolirlo.

Per di più alla CGIL dovrebbero essere i primi a capire che l’età pensionabile si può alzare senza alcun timore: cazzarola, la CGIL *vive* grazie ai pensionati, che sono la spina dorsale della sua organizzazione, la sua manovalanza e la maggior parte della sua militanza attiva.

Insomma, la CGIL muove pensionati (le famose pantere grigie) su e giù per l’Italia, sottoponendoli a viaggi in pullman estenuanti tra un corteo e l’altro. Fateci caso al prossimo corteo: CGIL=nonni.
E sono nonni che tengono ritmi che io mi sogno. Tutta gente che potrebbe tranquillamente lavorare ancora 3 o 4 anni in ufficio, senza alcun problema.

Io so solo una cosa: poiché il centrosinistra straperderà comunque le prossime elezioni, noi dobbiamo cogliere l’occasione e con questi non ci dobbiamo alleare MAI PIU’, nemmeno localmente, come la Sinistra ha fatto in Germania con gli estremisti. Anche a costo di perdere per 30 anni di fila.

C’è una sola cosa che temo di più della destra e sono i conservatori. Una volta i due termini coincidevano perfettamente. Ora no: la destra resta conservatrice e immorale, ma c’è qualcuno sull’ “album di famiglia” che non sa coniugare i verbi al futuro.

E mi chiedo cosa aspetti Fassino a portare in piazza un milione di persone per sostenere l’innalzamento dell’età pensionabile, che è una cosa talmente ovvia e ragionevole da fare da essere perfino “di sinistra”. Sono prontissimo a fare la prova di forza con la CGIL e quei poverini della sinistra estrema: li abbandonerebbero perfino i loro stessi militanti. Dai, contiamoci.

No, la burocrazia no!

July 17th, 2007 § 16 comments § permalink

Mio dio quest’anno mi tocca rifare il passaporto. Anzi no, rinnovarlo. Anzi no, prorogarne la validità (che è stata portata da 5 a 10 anni).

Sono travolto dalla voglia di farlo: amo mettermi in coda in mezzo a gente sudata e con i piedi scoperti, maltrattato da qualche poliziotto o carabiniere e maltrattato dalle impiegate dell’ufficio Passaporti, l’ufficio per cui c’è sempre qualcosa in più da portare…

Il bello è che per la proroga ti chiedono di portare solo la domanda, che ci siamo scaricati qui a casa. Ma temo l’inghippo.

Sono certo che dopo 3 ore di coda scoprirò che vorranno un paio di fototessere che ovviamente non mi hanno segnalato di portare. Oppure che ci vorrà qualche oscura marca da bollo che – dio non voglia – non è venduta lì (basterebbe una passatina con il Bancomat o la Carta di Credito, ma suvvia!) e mi obbligherà a girare come un idiota per il centro città tra una tabaccheria e l’altra, contando che le avranno esaurite tutte.

Già siamo partiti col piede sbagliato, perché il sito della Polizia e del Comune dicono che la domanda può essere presentata- oltre che all’ufficio Passaporti – al Comando dei Carabinieri più vicino, ai Commissariati di Polizia o a certi uffici postali.

Uffici postali no grazie: c’è sempre coda, è pieno di anziani che vanno all’ufficio postale per stare lì (ma loro hanno i piedi coperti, almeno) e poi non mi fido delle Poste. Giammai.

La soluzione ideale sarebbe sata andare dai Carabinieri: sono a 2 passi da casa, il loro ufficio è sempre vuoto e il comandante della stazione vicino a casa è una persona intelligente e disponibile. Però abbiamo chiamato e ci hanno detto che non ne sanno niente.

Qualche giorno fa abbiamo chiamato il Commissariato di Polizia e ci hanno detto di andare all’ufficio Passaporti della Questura.
Insomma, lo Stato cerca di decentrare la domanda di passaporti e il sistema li ri-centralizza. E dio solo sa quanto è terribile l’ufficio passaporti d’estate, con gente puzzolente, spintonante, in panico perché la burocrazia non è in grado di darti un passaporto se non poche ore prima di partire, ecc.

Tutto ciò è semplicemente demenziale. Eppure lo dobbiamo fare. Vogliamo fare una cosa veramente di sinistra? Rivoltiamo il sistema burocratico italiano come un calzino: io voglio fare il passaporto online, averlo a casa in 3 giorni e non perdere ore e ore di lavoro per qualche bizantinismo impiegatizio.

Fino a quando la burocrazia sarà così kafkiana, saremo sempre un paese del terzo mondo.

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July 16th, 2007 § 102 comments § permalink

Cominciamo a dire le verita’ scomode

July 11th, 2007 § 91 comments § permalink

Da queste parti si è totalmente solidali con Giuliano Amato, che è uno che non le manda a dire. E dice con coraggio anche le verità scomode.

E chi si indigna è in malafede. O non conosce la storia italiana (mica la preistoria: cose che una quarantina scarsa d’anni fa erano ancora presenti e diffusissime; possibile che nessuno ha visto “Comizi d’amore” di Pasolini, giusto per fare un esempio? O una qualsiasi commedia sul ruolo della donna?)

Io poi la destra proprio non la capisco. Da un lato spinge sul revisionismo più estremo, forse sperando di guadagnare qualche radice pulita e non zozza di sangue. Dall’altro, quando si tratta di riconoscere una verità che è talmente nota che è entrata nel lessico comune, si maschera dietro la peggiore ipocrisia, credo a fini puramente propagandistici.

Non riconoscere che qualche decennio fa la donna in Sicilia era in gran parte repressa dagli uomini e che questa repressione faceva parte di una cultura identitaria condivisa è pura ipocrisia. Pensare che gli basterebbe chiedere al loro nume tutelare in campo culturale – Lando Buzzanca (non è una battuta) – per averne conferma.

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July 11th, 2007 § 1 comment § permalink

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July 10th, 2007 § 2 comments § permalink

Autoreferenziali, conformisti, liberi, indipendenti: chi siamo?

July 9th, 2007 § 20 comments § permalink

Dopo un intero weekend passato a riflettere – poi ci farò un post – sull’effettiva indipendenza della blogosfera da alcuni fenomeni di massa e alcune operazioni di marketing (vedi il conformismo ai tempi dell’uscita dell’iPhone, ma anche altri mille fenomeni blog-related), mi sono chiesto quanto siano effettivamente liberi i blog, come mezzo di comunicazione.

Non ho, ovviamente, risposte. Ma già porsi la domanda mi pare un passo. Ovvero: la blogosfera è davvero quel network di voci indipendenti che sfugge ai media tradizionali e ne costituisce un contraltare o alla fine i blog si riducono, in quanto espressione di massa, ad essere un semplice amplificatore di idee mainstream? O addirittura sono una sottocultura che produce i propri miti, le proprie mode e, appunto, il proprio conformismo? D’altronde il conformismo non è un corollario dell’autoreferenzialità?

Domanda spinosa: ho esempi che confermano tutte le tesi e non so bene cosa pensare. Se avete qualche ipotesi o considerazione, scatenatevi nei commenti.

In compenso mi sono accorto che un mezzo di comunicazione può esprimere libertà anche se permette a qualcuno di comunicare attraverso canali diversi, magari sfuggendo alle forche caudine dei media tradizionali.

E’ il caso di Lapo Elkann, la cui azienda di “personal belongings” (che è un eufemismo un po’ fieramente corsaro per dire “per ora occhiali da sole, ma da domani un sacco di altre cose, a seconda di come ci gira”) ha aperto un blog, su cui scrive pure lui in prima persona. Un blog vero, non una finestrella marchettosa, una foglia di fico per dire “siamo moderni, abbiamo un blog”: un blog coi commenti, i feed RSS, ecc.

Analizzare i pro e i contro di un’operazione simile forse serve a dire qualcosa sul potere “liberatorio” dei blog. Da un lato uno scenario simile è un rischio: ti esponi su un mezzo “crudele/stronzetto” come la Rete, dove non ci sono mediazioni e dove in generale le opinioni sono un po’ più appuntite del solito. E rischi di attirare qualche fanatico (pro o contro che sia) nei commenti, ecc. Ci va un po’ di sangue freddo.

Dall’altro lato, per un’azienda che ha qualcosa da dire significa “metterci la faccia” (quella vera, non quella pompata dai media), non nascondersi dietro il riserbo di un certo (vecchio?) modo di fare business e – soprattutto – aprire un canale di comunicazione proprio, per una volta lontano dal mondo del gossip, dei tapiri, della cronaca rosa, ecc.
In questo senso, avere un blog è una forma di libertà: una scelta di comunicazione realmente indipendente e perfino anticonformista, soprattutto da parte di chi non ha certo problemi a “uscire” sui media. 

Certo, è un caso particolare, addirittura un caso di omeopatia: il blog aziendale della società di una persona iper-esposta sui media diventa una cura contro la mala-esposizione, oltre che un’occasione per raccontare la vita di un’impresa.

Forse è un modello estendibile: il blog come fattore abilitante di una nuova comunicazione. Anzi, una nuova comunicazione “tua”, che controlli, su cui puoi dire quello che vuoi tu e come lo vuoi tu. Da questo punto di vista è innegabile che i blog siano un bene.

Non so bene cosa pensare, invece, dei blog quando diventano un soggetto collettivo, perché temo che seguano più le dinamiche della massa che quelle a loro proprie, ma è un’impressione.

E per di più forse il discorso è da estendere a tutto il cosiddetto Web 2.0.  Ad esempio: siamo sicuri che, così come è organizzata ora, una struttura del sapere come Wikipedia riporti davvero tutte le informazioni su un tema? O forse alla fine riporta quelle maggioritarie? Qual è la rappresentatività del dissenso nel mondo 2.0?

Ecco, se non ci dormite la notte date pure la colpa a me. 🙂

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July 9th, 2007 § 3 comments § permalink

Un’ora con l’unto del signore – ho provato l’iPhone e sono rimasto ateo

July 5th, 2007 § 124 comments § permalink

Come annunciato, ho provato per circa un’ora l’iPhone.

No, non ho preso l’aereo, non sono andato negli Stati Uniti, non ho fatto nemmeno un minuto di coda e soprattutto non ho messo li’ 2000 dollari abbondanti per comprarlo insieme all’obbligatorio contratto biennale di At&T.

Tutto e’ piu’ semplice: ho un amico che talvolta fa la spola tra gli USA e l’Italia e oggi mi ha concesso un’ora di pasticciamento del suo nuovo acquisto, ottenuto senza troppa fatica (niente coda: ce n’erano in abbondanza), se non economica.

La vita e’ una bestia curiosa. Passi per il cretino della blogosfera perche’, in mezzo ad un consenso generalizzato ed acritico dei tuoi colleghi, sei l’unico che da un po’ esprime motivate e documentate perplessita’ sul prodotto piu’ hyped della storia e il destino cinico e baro ti trasforma in uno dei primi blogger italiani a provarlo (e oggi mi hanno scritto 4 testate online interessate ad averlo in prova, ma nisba). Qui c’e’ lo zampino di qualche divinita’ Azteca particolarmente in vena di perfidie, ma tant’e’.

Di seguito racconto quello che ho provato, tenendo conto che il Jesus Phone della Apple per ora fa ben poco in Italia (mi e’ stato detto di non usarlo per telefonare o per connettermi in EDGE, che per ora e’ inutilizzabile) e soprattutto ricordando che l’ho avuto per le mani per non piu’ di un’ora. Troppo poco per un’analisi approfondita, ma abbastanza per farsi un’idea concreta.

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IL PRIMO APPROCCIO – DIMENSIONI, PESO, INTERFACCIA
La prima cosa da notare e’ che l’iPhone e’ un aggeggio decisamente piu’ grosso di quanto mi immaginassi. Ma non ho riferimenti reali, giusto un iPhone immaginario che mi proiettavo in testa nei momenti di noia.

Non so se alla Apple usano modelli con le mani giganti, ma l’iPhone e’ un bel malloppazzo, lungo, largo e – in pieno stile Apple – discretamente sottile, anche se mi sarei aspettato di piu’.
A occhio ricorda come ingombri i tanti modelli HTC della linea piu’ “magra”. Non e’ un mostro di tascabilita’ e non sta certo nel taschino della camicia, come il mio buon vecchio Nokia E61.

Non e’ pesantissimo e avrebbe un discreto look, se non fosse gia’ unto dalle orecchie e dalle dita altrui. Per mezz’ora l’ho battezzato “l’unto del signore”, dove il “signore” e’ il suo legittimo proprietario. Poi mi sono annoiato della battuta. Posso fare di meglio.
Se hai un iPhone per le mani, la prima cosa che ti viene voglia di fare e’ provare l’interfaccia. Anche perche’ teoricamente dovrebbe essere quella che fa affermare a zio Steve “abbiamo reinventato il telefono”.

La provo. Funziona abbastanza, non e’ immediatamente intuitiva ma dopo un po’ si capisce. In compenso e’ divertente. Divertente nel senso degli effetti speciali.

Capita tutte le prime volte che provi un gingillo tecnologico: ti fai prendere dall’emozione dell’effetto speciale, tipo lo sfondo del desktop animato in Vista Ultimate, gli screen-saver super spaziali, le animazioni, ecc. Anche l’occhio vuole la sua parte di entertainment, ma questa e’ la glassa di un’eventuale torta. E dopo un po’ viene a noia.

In ogni caso l’interfaccia funziona. Con un po’ di appunti alla mano, provo alcune cose e noto che in effetti il sistema di “gesti” da compiere per agire sull’iPhone non e’ del tutto coerente. In certe applicazioni, per esempio la mappa di Google, alcune funzioni richiedono gesti che altrove hanno funzioni diverse.
Il sistema touch, insomma, sembra un po’ illogico e incoerente nella progettazione. Tecnologicamente e’ ineccepibile, ma poteva essere implementato meglio.

Detto questo, dopo qualche minuto ho sentito salirmi una strana voglia di dire “ok, molto bello: ora datemi un menu’ vero, per favore”, ma ho desistito. Certo e’ che tutti gli effettini grafici e la non immediatezza dei gesti non rendono il telefono cosi’ rapido.
E se andate di fretta, siete nervosi e volete raggiungere un risultato right here, right now, forse potreste anche irritarvi dopo l’ennesimo delay.

E’ anche vero che se siete abituati ai tempi comodi dei cellulari Symbian, non vi lamenterete certo dell’iPhone.

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LA TASTIERA

Steve Jobs ha tirato su un intero show sulla tastiera, prendendo in giro i cellulari concorrenti per le loro misere tastiere hardware. L’iPhone, secondo lui, e’ meglio della concorrenza perche’ e’ in grado di proporre la tastiera migliore e piu’ adatta a ciascuna applicazione.
Il concetto non fa una grinza: avere una tastiera virtuale in grado di cambiare forma, dimensione e layout a seconda dell’applicazione che si usa magari non e’ il massimo dal punto di vista della coerenza delle interfacce, ma dall’altro e’ estremamente comodo e “intelligente”.

Io pero’ questa tastiera mutevole me la sono persa. Boh. Quello che ho visto e’ una tastiera qwerty che si adatta a seconda che il telefono sia in verticale o in orizzontale. E il classico tastierino numerico per la funzione telefonica.
Poiche’ il telefono, salvo la navigazione e altri casi limitati, si utilizza in verticale, l’ho provata. Confesso che credevo peggio. Pero’ e’ anche vero che mi aspettavo un disastro. Qui siamo solo sul “complessivamente male, ma si puo’ dare di piu'”.

Alla fine la tastiera si fa usare. Piano e scomodamente. Ma poi e’ una questione di abitudini.
Certo che il signore che l’ha disegnata e’ un pazzo.

Mi spiego: e’ da folli non proporre in prima battuta i segni di interpunzione, cioe’ elementi della parola scritta che ricorrono piu’ volte durante la digitazione.
Traduco: per scrivere un punto o una virgola bisogna premere un pulsante che fa comparire un insieme di simboli tra i quali scegliere. Poi ricompare la tastiera. Il tutto e’ macchinoso e mi pongo gia’ ora il problema di come faranno a sistemare le lingue europee, tutte piene di accentate, dieresi, tildi, ecc.

Non e’ il completo fiasco che temevo, ma e’ un’esperienza non piacevole e piuttosto scomoda, la tastiera dell’iPhone.

Ho provato qualche shortcut strana suggerita dagli utenti, ma il discorso non cambia: con una tastiera cosi’ si scrivono gli SMS e qualche e-mail facile. Ma gia’ 3 o 4 righe diventano problematiche e invogliano ad usare poca punteggiatura. Tutti ad emulare Joyce, via!

Quello che mi lascia perplesso e’ che alla fine e’ una tastiera ordinaria, per di piu’ problematica se usi due dita per scrivere.

Ecco un caso in cui una feature diventa un problema: il multi-touch fa si’ che la tastiera si incasini se per caso, scrivendo con due dita, entrambe toccano lo schermo contemporaneamente.
Ovvero: e’ tecnicamente possibile scrivere con piu’ di un dito, ma e’ tassativo toccare lo schermo con un solo dito per volta. Come le scale sul pianoforte, senza appoggiare la mano.

Da buon chitarrista, la cosa mi riesce e non mi stanca la mano piu’ di tanto. Temo non sia cosi’ per gli altri. Ma dopo Joyce potremmo diventare tutti Jimi Hendrix 🙂
In ogni caso, scrivo piu’ piano che sull’E61 e – a spanne – piu’ o meno alla stessa velocita’ con cui scrivevo sul Blackberry 8700 all’atto dell’acquisto: una faticaccia molto laboriosa e lenta.
Magari con un po’ di allenamento posso migliorare, ma non vedo grandissimi margini.

Tenderei a mettermi il cuore in pace: una tastiera virtuale, in assenza di feedback e per di piu’ implementata in modo non ergonomico, non puo’ competere con una buona tasteria reale. Punto.

Ah, usando il browser col telefono in orizzontale compare una tastiera piu’ estesa per poter digitare gli indirizzi dei siti da visitare. Stesso meccanismo, diversa disposizione (piu’ schiacciata) e qualche minima differenza, ma nulla piu’. Niente tastiere avveniristiche pensate per le singole applicazioni. Dove sono, Steve!!!?

La cosa che mi inquieta e’ che la tastiera e’ sempre presentata tutta in maiuscolo e per capire se stai per scrivere in maiuscolo o in minuscolo devi guardare il look del pulsante CAPS. Altro difetto di usabilita’, per quanto mi riguarda.

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IL BROWSER
Qui denuncio un po’ di limiti della prova: ho perso tempo con l’interfaccia e ho guardato poco le varie applicazioni. Insomma, le ho passate tutte senza buttarmi nel dettaglio, perdonatemi.
Credo che per un cellulare che dovrebbe portare Internet in mobilita’ verso le masse, il browser sia fondamentale, forse un buon 30% del “cuore” del prodotto.

La sottospecie di Safari che c’e’ sull’iPhone fa il suo lavoro, aiutato da un monitor con una risoluzione abbastanza alta, e se la cava perfettamente come browser mobile. Ma resta, appunto, un browser mobile, con tutti i difetti del caso.

Anche qui Steve Jobs ci aveva promesso un “Safari sul telefono” e quello che ho avuto di fronte non e’ nemmeno lontanamente parente di un browser vero. La dico tutta: e’ la versione a doppia risoluzione del browser del Nokia E61 (che in effetti e’ espressamente derivato da Safari), con tutti i suoi limiti: niente Flash, niente Java.

Pero’, chissa’ perche’, il browser dell’iPhone vede male siti che sull’E61 vedo senza problemi. Questioni magari risolvibili da un aggiornamento software, mentre per il supporto Flash sono seriamente scettico. Ma la verita’ e’ che dovremmo abolire Flash.

Questo e’ un peccato. Il browser non e’ male, anzi e’ uno dei migliori browser mobili sul mercato, ma ci avevano promesso altro e le aspettative erano altissime. E infatti e’ la piu’ grossa delusione di tutto il telefono.
Io volevo un browser vero, “Safari sul telefono”. E invece non ce l’ho. E mi duole da morire (no, in verita’ godo come un riccio a farlo notare) segnalare che gia’ all’epoca della presentazione dell’iPhone dissi che non avrebbero portato Safari sul cellulare, ma una versione ridotta uguale a tutte le altre. Come volevasi dimostrare.

In compenso il browser dell’iPhone *pretende* di essere trattato dai siti come un browser reale. Quindi addio comodissime interfacce mobili che si avviano automaticamente (per esempio quelle di Gmail) e fanno risparmiare banda e spazio sullo schermo. Che occasione mancata.

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IL CLIENT DI POSTA ELETTRONICA

Dimentichiamoci del browser che, come il suo pari nell’E61, non consente di fare copia-incolla dalle pagine Web (anzi, l’iPhone non lo consente MAI in nessuna applicazione: proprio non esiste l’opzione e questa e’ un’altra pecca clamorosa di cui non mi capacito) e passiamo all’altro pezzo da Novanta: la mail.

Per fortuna che ci sono decine di provider di posta elettronica che offrono agli utenti webmail ottimizzate per i dispositivi mobili (tipo Gmail), perche’ l’applicazione che gestisce la posta sull’iPhone e’ imbarazzante.
In questo caso non so proprio cosa dire: e’ brutta a vedersi, lenta e manca di tante di quelle funzioni da sembrare una versione Beta molto “early”.

Soprattutto e’ un’applicazione lenta, che visualizza troppo poco testo per volta (io non sono presbite e vorrei poter scegliere quanta roba vedere su uno schermo cosi’ grosso, invece che trovarmi obbligato a leggere poche cose gigantesche sul display) e ci mette un’eternita’ a fare le tre operazioni piu’ utilizzate in un client di posta elettronica mobile: aprire i messaggi, passare al messaggio successivo, cancellare un messaggio.

Per di piu’ non ho trovato un’opzione banale come poter selezionare tutti i messaggi e cancellarli in massa, ma forse me la sono persa io: c’e’?

In tutta franchezza: programma pessimo, da dimenticare. Anzi, da sostituire. Gia’, ma come? Cavoli… Niente, gli utenti iPhone se lo terranno a vita (cioe’ almeno 2 anni) e utilizzeranno qualche client di posta online. Oppure Apple puo’ fare qualcosa via firmware? Mistero.
Un’altra mossa incomprensibile. E dire che Apple i client di posta li sa fare.
Il brutto e’ che si tratta di un client scomodo per chi riceve piu’ di una decina di messaggi al giorno. Inutilizzabile, a meno che non si sia monaci stiliti, per un uso professionale o minimamente intenso.
Ecco, se c’e’ qualcosa da cambiare SUBITO c’e’ questo.

Non ho idea delle funzionalita’ avanzate, non ho potuto provare ad aprire un allegato e mi sono limitato a cancellare un po’ di messaggi e leggerne un po’, tanto non erano fondamentali. Quindi non so dire come funziona con Exchange, con le caselle IMAP o con altre diavolerie postali. Sorry.

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RUBRICA E SMS

Altra feature critica, l’invio di SMS. E’ la cosa che noi italiani facciamo piu’ di altri al mondo. Mandiamo messaggini a centinaia e li paghiamo cari, ma non ci importa.
In questo caso la tastiera tristanzuola dell’iPhone (che in ogni caso prevede che si usino due mani: ho avuto serie difficolta’ a scrivere qualcosa di compiuto tenendo il telefono in una mano e usando il pollice per picchiare i tasti, prevalentemente perche’ il telefono e’ lungo e sbilanciato, dondola e rischia di cadere dalle dita) e’ piu’ che adatta alla lunghezza delle cose da dire. E infatti i 160 caratteri sono andati che e’ un piacere.

E poi c’e’ una vecchia conoscenza: gli SMS messi sotto forma di chat. Cioe’, se io e mio cugino ci mandiamo 50 SMS a ping-pong, questi compaiono come se fossero in una chat, con tanto di fumettoni colorati (non modificabili, almeno io non ci sono riuscito).

Si’, e’ l’esatta copia della SMS/chat del Treo. E non c’e’ niente di male a copiare un’applicazione che in effetti ha tuttora successo. Basta solo proporre l’opzione per non utilizzarla, qualora gli utenti siano tetri nemici dell’estetica come il sottoscritto e preferiscano un sano elenco cronologico degli SMS ricevuti, come capita solitamente.

Qui niente opzione. Ti vedi gli SMS come chat e ti adegui. E io mi incavolo, perche’ tra l’altro questa non e’ una scelta in linea con la filosofia Apple, che normalmente risparmia all’utente inutili complicatezze, badando al sodo con un po’ di carineria. Qui, invece, c’e’ una cosa che mi ha sempre reso difficile, fin dai tempi del Treo 650, cercare un vecchio SMS.
La rubrica di suo funziona bene. Deo gratias. Prende tutti i dati di questa terra, e’ di facile utilizzo e insomma non e’ che ci si potesse inventare molto: e’ una rubrica! (certo che se qualcuno integrasse Plaxo nei cellulari in modo massiccio…)

Quello che mi lascia un po’ cosi’, nonostante il giudizio positivo, e’ come la rubrica e’ utilizzata. Mi spiego. Forse sono io che sono abituato bene sui Nokia, ma quando devo mandare un SMS a Giorgio Valletta, scrivo il mio SMS e nel campo destinatario scrivo “val”. E il telefono mi da’ l’opportunita’ di scegliere tra tutti i nomi in rubrica che contengono le lettere “val” da qualche parte. Con due click, il messaggio parte.

Sull’iPhone ho trovato particolarmente scomoda l’integrazione della rubrica nei programmi di posta e SMS: di fatto devi sceglierti tu il nome giusto, scorrendo la rubrica a mano. Puoi aiutarti con le lettere alfabetiche e isolare tutti i nomi che iniziano con la “v”, per dire, ma in ogni caso devi cliccare sul nome esatto.

Non c’e’ modo, insomma, di filtrare i nomi immettendo poche lettere. Esattamente come accade in OSX da anni e in Vista da mesi. Altra piccola grande scomodita’, soprattutto per gente come me che ha una rubrica di varie centinaia di nomi.

Confesso che sulla rubrica ho il dubbio di non essermi applicato molto a scovare opzioni nascoste e cose simili, quindi se c’e’ qualcosa che mi sono perso, correggetemi: sto scrivendo a memoria impressioni di oggi pomeriggio, quindi non sono a prova di errore.
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IL RESTO

Beh, il resto e’ poco. Mi sono perso, salvo una scorciatina, tutto il pezzo riguardante le funzioni da iPod.

Fa quello che ha sempre fatto un iPod, anche se devo confessare che lo schermo rende i video in modo molto piu’ brillante che sugli iPod Video, ma e’ una mia impressione (e non avevo iPod sotto mano per un confronto).

Ho dato un’occhiata al nuovo sistema di scorrimento di album e brani che durante il keynote ha fatto fare centinaia di “ooh” e “aah” ai presenti. Bello, non c’e’ che dire. Lento. Ma bello. Se uno ha tante album art, e’ la feature per stupire gli amici.

Poi nella vita reale preferisci usare un piu’ sano sistema naturale di browsing, se non vuoi perdere tempo. Altra funzione che si usa i primi giorni e che poi cede il passo alle fuzioni vere, meno appealing visivamente ma sotto sotto piu’ efficaci, dirette, ecc. Funzioni che grazie al cielo ci sono. 🙂

Alla fine l’applicazione che mi e’ piaciuta di piu’ e Google Maps. Lo so, non e’ un’applicazione Apple, ma e’ li’ sopra e fa la sua porca figura. Mi piaceva gia’ sull’E61 e qui con lo schermone fa cose eccelse.
Certo che un display cosi’ e’ demenziale non poterlo usare come navigatore satellitare. Ma perche’, diavolo di uno Steve Jobs, perche’? Credo se lo stiano chiedendo tanti “melomani” e in generale tutte le persone di buon senso informate sui fatti.

Boh, in piu’ c’e’ poco. Non ho provato la visual voice mail, che non e’ altro che una rappresentazione grafica della segreteria telefonica (che odio) ed e’ un servizio dipendente dall’operatore. Ho visto che c’e una sorta di applicazioncina con il meteo ma, boh, ci sono decine di siti ad hoc e non ho mai colto il perche’ di questa ossesione per i cirro-cumuli.
Le opzioni non sono niente di che. Ho visto che l’iPhone si aggancia subito al WiFi piu’ potente e non a quello che vuoi tu. E se quello piu’ potente non funziona o non e’ il tuo, si aggancia lo stesso. Roba da risolvere con 2 o 3 click a mano, ma comunque noiosa. E non ho capito se e’ risolvibile tramite il pannello opzioni (cioe’, io non ho trovato niente).

Casomai aveste dubbi sul WiFi, in ogni caso consolatevi: funziona discretamente, si naviga abbastanza veloci (anche se il rendering delle pagine del simil-Safari non e’ da primato) e si configura con discreta facilita’. Sicuramente in modo piu’ facile che con l’E61, anche se pare che l’E61i abbia un sistema piu’ intuitivo, ma non ne ho prova certa.

Cavoli, dimenticavo le suonerie. Non personalizzabili. Si possono solo scegliere quelle presenti nel sistema, che sono poche e molto “bippose”, roba da 2000-2001 o giu di li’. Userei l’iPhone solo col vibracall, che per di piu’ e’ facile da attivare e ha una bella vibrazione, simile al Blackberry 8700.

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LA FOTOCAMERA

Riservo un capitolo a parte alla fotocamera, perche’ se lo merita. Ma e’ un merito negativo. L’iPhone fa le foto ma non i video, con la sua fotocamerina da 2 Megapixel dichiarati.
Scattare una foto significa usare lo schermo come viewfinder, premere il controllo apposito e guardare la foto. Niente zoom, niente impostazioni, niente effetti. Scatta e guarda.
Visto il look dell’applicazione per le foto e viste le feature, il sospetto che la gestione della fotocamera sia stata un po’ (troppo) buttata via e’ fortissima. Il sensore da 2 Megapixel fa quello che puo’: niente autofocus, niente flash, niente zoom. In quel caso li’, meglio un telefono senza fotocamera e con 50/100 dollari di prezzo in meno, no?

Mi inquieta l’idea che un sistema di questo genere non sia emendabile e non accetti applicazioni di terze parti, perche’ l’applicazione fotografica e’ ridicola, forse imbarazzante. Cioe’, il grado di pretesa raffinatezza dei servizi e delle operazioni sull’iPhone qui casca clamorosamente.

Certo, lo so benisismo che la fotocamera e’ un attrezzo poco utile e francamente trascurabile in un telefono. Pero’ c’e’ e gli utenti la pagano salata. E se la Apple non ci credeva, poteva toglierla.
Non certo implementarla alla garibaldina. (tra l’altro appena il “signore” torna negli States, mi invia le foto che ho scattato, cosi’ le pubblico e ci facciamo un’idea della qualita’ del sensore [ve lo anticipo: sufficiente e nulla piu’])

UN PO’ DI CONCLUSIONI

Vorrei per due minuti fare la persona seria e pregarvi di capire che questa non e’ esattamente una recensione, ma una prova superficiale e transitoria, fatta cosi’ tanto per non sentirsi dire dal primo che passa “non lo hai provato”, rilievo che evidentemente non vale per chi parla bene a priori dell’iPhone.

Ora l’ho provato. E l’ho provato quanto basta per farmi un’idea precisa di cosa sia l’iPhone e dove voglia andare a parare.

Beh, questo e’ un iPod che fa le telefonate, manda gli SMS e volendo naviga su Internet e gestisce la posta. Non ho provato le funzioni telefoniche, ma immagino siano ok.
In compenso le altre 3 attivita’ che ho elencato non sono il massimo (cioe’, il browser e’ un buon browser mobile, ma non e’ the real thing) o fanno violentemente pieta’ (il client di posta piu’ lento dai tempi di Pocket Outlook per il mio vecchio ipaq 3850).

Alla Apple non sono dei fresconi e non sono nemmeno gli ultimi arrivati, quindi *nel loro ambito* sanno distinguersi.
L’interfaccia e’ carina e almeno all’inizio diverte (anche se non e’ nulla di miracoloso, rivoluzonario o anche solo migliore come user experience: e’ carina e basta), il look e’ curato e non c’erano dubbi e l’aggeggio ha una sua coolness non so se dovuta al momento o ad una sua “anima”.

Pero’, poi, bisogna farci un telefono. E i guai di questo telefono sono tanti. E non sono guai che riguardano me, utente business che vive grazie ai suoi due telefoni e alle cose che gli permettono di fare. Sono guai per tutti.

Cioe’, se la tastiera non permette di scrivere agevolmente testi con un minimo di punteggiatura, e’ un problema per tutti, cosi’ come l’assenza di copia-incolla e l’instabilita’ (davvero un po’ eccessiva, perfino per un eventuale reduce di Windows ME) del browser o l’impraticabilita’ del client di posta.

Le cause di queste pecche gravi e universali – per quanto mi riguarda deal-breaking: non mi comprerei mai un iPhone fatto cosi’ e non lo consiglierei a nessuno (valuteremo un’eventuale seconda release) – sono fondamentalmente due.

La prima e’ l’inesperienza di Apple nel campo della creazione di telefoni. C’e’ poco da fare, ma l’intero iPhone denuncia una scarsa dimestichezza con le necessita’, i ritmi e i percorsi di chi usa il cellulare.

Infatti piu’ lo usavo e piu’ mi sembrava di avere davanti un piccolo tablet computer. Un tablet computer senza programmi, che fa poco e niente (e questo e’ un limite minore), ma non un telefono. In questo, Nokia e’ sempre stata capace di fare prima il telefono e poi tutto il resto. Apple no, almeno per questo prodotto. In futuro chissa’.

La seconda e’ il ritardo palese del mercato mobile statunitense rispetto a quello europeo e in particolare quello italiano (che resta uno dei piu’ dinamici al mondo, con uno tra i tassi di penetrazione delle telefonia mobile piu’ alti al mondo).

Mi spiego: negli States usano molto meno il cellulare di noi e lo usano molte meno persone, proporzionalmente, rispetto a noi.
E per di piu’ i terminali che utilizzano sono mediamente meno evoluti (per esempio la Nokia ha tolto il WiFi all’E61 per gli States, che si chiama E62).

Oltre a tutto cio’, il mercato locale statunitense e’ completamente diverso da quello europeo. Li’ impera Motorola, che in Europa credo sia il marchio telefonico con la peggiore reputazione sul mercato, mentre da noi domina Nokia in modo incontrastato, con prodotti piu’ innovativi.

E’ ovvio, quindi, che questo iPhone non e’ minimamente adatto all’utente europeo e ancora di piu’ a quello italiano, indipendentemente dalle sue necessita’. Magari fanno in tempo a cambiarlo un po’, prima del lancio europeo, ma il mio sesto senso mi dice di no. Forse ci piazzano giusto la 3G. Forse.
In verita’ quello che la gente ha di fronte e’ il migliore iPod mai prodotto: uno schermo della madonna, una durata delle batterie notevole in fase di riproduzione video (mentre si spompano un po’ troppo durante il “lavoro” telefonico), uno speaker integrato che non e’ quello dell’N95 (stereo, fighissimi, incredibilmente potenti per la loro dimensione), ma comunque e’ uno speaker, il WiFi integrato e pure una tastiera virtuale per rinominare i file, ecc.
Certo, non e’ ancora compatibile con DivX e XviD, ma e’ gia’ un passo avanti.

Come acquisto, fossi interessato, lascerei perdere. In questo momento ha troppe pecche gravi e gravissime, alcune credo strutturali e irrisolvibili. Se l’hardware pare non avere problemi (anche se lo schermo non era esattamente una meraviglia, dopo essersi fatto un volo intercontinentale: non era rigato in modo evidente ma non era nemmeno “vergine”), il software mi sembra un po’ raccogliticcio, a tratti. Per esempio non capisco le incoerenze grafiche tra applicazione e applicazione o le incoerenze di controllo tra Google Maps e altri programmi.

Qualche irriducibile mi dira’ – fideisticamente – che l’esperienza dell’interfaccia vale da sola il prezzo di 2000 dollari su 2 anni (questo il minimo total cost of ownership del telefono, incluso l’abbonamento obbligatorio per 24 mesi ad At&T a non meno di 60 dollari al mese, con un piano “povero” [es. solo 200 SMS]).

Il migliore argomento per smentire questa affermazione fideistica e’ uno solo: l’esperienza diretta.
Io non posso fare altro che chiedervi di provarla.

Capirete dopo 2 minuti che l’interfaccia non vale assolutamente il prezzo. Non perche’ e’ fatta male (anzi), ma perche’ non offre reali vantaggi, al massimo offre un’alternativa non meccanica ma senza feedback (e in alcuni casi da’ di meno, vedi la tastiera).

Al massimo diverte, stupisce, diversifica, ecc. Ma non cambia drasticamente l’esperienza d’uso come e’ avvenuto sugli iPod, forse perche’ l’interfaccia di un telefono e’ molto piu’ complessa e non consente grandi alterazioni senza mandare gli utenti in confusione, forse perche’ alla fine il vecchio modello con tastiera e schermo non-tattile non e’ poi cosi’ male.

Questo e’ quello che ho visto. Ho provato a raccontarvelo senza l’antipatia naturale che mi evocano i fans dei marchi, i fighetti, il conformismo geek della blogosfera e in generale il tono autopromozionale tronfissimo di cui si ammanta la comunicazione Apple da un po’ di anni.

Fate voi le vostre valutazioni personali, etiche, estetiche ed economiche. Mi scuso per non aver potuto pasticciare di piu’ il telefono, ma ho gia’ avuto fortuna a poterlo provare cosi’.
Tanto, tempo 24 ore, credo uscira’ qualche recensione in italiano, per voi anglofobi (perche’ quelle in inglese stanno letteralmente invadendo la Rete). E sara’ sicuramente piu’ completa.

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July 4th, 2007 § 8 comments § permalink

  • Ecco, ci mancava pure una versione di The Dark Side Of The Moon fatta tutta con l’ukulele.
    (tags: pink flyd ukulele)
  • Ecco una recensione equilibrata, da parte di Engadget, dell’iPhone. Oltre ad alcuni pregi, si scopre che e’ inutilizzabile come strumento di produttivita’ personale. E ha un client e-mail inutilizzabille, mal concepito e lento. Recensione lunghissima, da

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