Cominciamo a dire le verita’ scomode

July 11th, 2007 § 91 comments

Da queste parti si è totalmente solidali con Giuliano Amato, che è uno che non le manda a dire. E dice con coraggio anche le verità scomode.

E chi si indigna è in malafede. O non conosce la storia italiana (mica la preistoria: cose che una quarantina scarsa d’anni fa erano ancora presenti e diffusissime; possibile che nessuno ha visto “Comizi d’amore” di Pasolini, giusto per fare un esempio? O una qualsiasi commedia sul ruolo della donna?)

Io poi la destra proprio non la capisco. Da un lato spinge sul revisionismo più estremo, forse sperando di guadagnare qualche radice pulita e non zozza di sangue. Dall’altro, quando si tratta di riconoscere una verità che è talmente nota che è entrata nel lessico comune, si maschera dietro la peggiore ipocrisia, credo a fini puramente propagandistici.

Non riconoscere che qualche decennio fa la donna in Sicilia era in gran parte repressa dagli uomini e che questa repressione faceva parte di una cultura identitaria condivisa è pura ipocrisia. Pensare che gli basterebbe chiedere al loro nume tutelare in campo culturale – Lando Buzzanca (non è una battuta) – per averne conferma.

§ 91 Responses to Cominciamo a dire le verita’ scomode"

  • Bonsuar says:

    do’ un altro piccolo contributo di bla bla…è la prova del nove che dimostra che amato ha detto una minchiatona. Sicuramente infatti la supposta cultura maschilista siciliana non è inferiore a quella calabrese, campana, sarda, e della mia regione, la Puglia. Mi limito solo alle regione del sud, ma avendo parenti laziali ti assicuro che potrei spingermi oltre. Tu stesso poi ha citato il Veneto contadino (e il Friuli no?)…Eppure qui si parla solo di Sicilia. Per via di Monica Vitti con la pistola? (che tra l’altro la Vitti è cesciuta a messina e non è poi tanto repressa). I siciliani si sentono imputati e ovviamente si difendono. Questa è la prova che dire stupidaggini generiche crea solo un capro espiatorio: tranne che tu mi dimostri che in tutte le regioni che ti ho citato non c’era la stessa cultura. O non c’era forse Lando Buzzanca…

    Quanta fatica sto facendo stanotte per spiegare a me stesso come può inquinare l’aria fritta!

    E se a quelle regioni ci aggiungi le altre, dove in ogni caso vigeva il codice Rocco sul delitto d’onore: saranno state un po’ meno maschiliste, ma se uno ha una gamba amputata no puo’ certo gioire perch altri ne hanno due monche!

    Ti rendi conto adesso quanto stupido il “processo alla Sicilia”, e di come sia giustificata la rabbia dei siciliani contro il professorino cretino, per giunta di origine siciliana? (minchione doppio: forse lo hanno fatto traslocare per questa ragione!)

    Buonanotte: guarda meno film magari e vienici a trovare nel Sud!

  • Bonsuar says:

    La cultura maschilista appartiene a tutta l’Italia. Dire che la Sicilia lo è di più perchè ci hanno fatto un film, è davvero deprimente! Come dire che i Romani antichi erano possenti e alti come nei film mitologici degli anni ’60, quanto invece erano uno e 50 di media fino a quarant’anni fa! QUELLO E’ CINEMA: BALLE! Se confondiamo la realtà con le invenzioni dei media, ci siamo bevuti il cervello! Ma il problema è un altro: se un ministro dice una cosa razzista e infondata suscita in ogni caso un dibattito di aria fritta. Perchè tante persone saranno contente di sfogare i loro livori e frustrazioni insultando qualcuno e illudendosi di essere migliori…E’ terapeutico!

    Se io fossi ministro e dicessi che la cultura del norditalia è quella violenta e distruttiva di Pietro Maso che ammazza genitori per soldi, perchè i lombardi (e non gli ebrei come ritiene qualcuno) hanno inventato l’usura e hanno l’avidità di soldi mei cromosomi…avrei detto una stupidaggine molto vaga ma con un vaghissimo fondo di veridicità che avrebbe innescato un dibattito. Come questo. Inutile! E ci sarebbe stato un frustrato blogger Sola del meridione felice di inchiappettare i nordici, pronto a dire: Solidale col ministro Bonsuar!

    E giù diluvi di bla bla bla…
    Secondo me Amato ha solo detto una minchiata e bisognerebb evitare di dargli corda!

  • ivan says:

    da queste parti (leggi io) oltre che essere d’accordo con Giuliano Amato, che di solito è uno che dice anche verità scomode, siamo perfettamente d’accordo anche con te.
    ciao

  • francesca says:

    ho letto tanti dei vostri commenti e devo dire che alcuni di voi si sono riferiti a dati oggettivi piuttosto che basati su voci sentite dire al bar….io tengo a dire che sono siciliana..e sono orgogliosa di appartenere a questa meravigliosa terra che molti conoscono solo come la terra dei mafiosi….la MIA ISOLA è fatta dalla gente che vi abita,che la mattina si reca a lavorare onestamente,che ha voglia di farsi sentire dal resto d’italia per quello che vale e non per il passato che ha vissuto….doloroso per quanto possa essere noi non vogliamo dimenticarlo anzi non possiamo…ma si deve trovare il coraggio di costruire sugli errori la nuova sicilia.Rispetto a 40 anni fa molte cose sono cambiate,ma certe mentalità persistono ancora…i cambiamenti così radicali richiedono molto tempo.Il ministro Amato ha fatto un paragone con il Pakistan,che personalmente non discuto.Le mie nonne mi raccontano che nel mio paese molte ragazze per semplice piacere di un uomo,venivano rapite e da quel momento appartenevano al loro rapitore,nessun altro infatti sognava di poterle avere perchè ormai erano “sporche”…ma una ragazza ebbe il coraggio di ribellarsi..e sulla sua scia le altre…passa tempo ma le cose si superano.Non si possono dare per assolutamente vere o false alcune cose,perchè comunque hanno caratterizzato un paese,non devono ripetersi ma non possono essere dimenticate

  • degra says:

    Sì, è un’interessante modo di distinguere due cose differenti e reali.
    E ha ragione mha: la stessa cosa succede nella mia famiglia (e in molte altre, da queste parti), però c’è una differenza: gli “insulti” (che poi tali non sono sempre) sono “liberi”, cioè vanno da marito a moglie, ma anche viceversa. Nessuno tace perchè è (o si sente, o dev’essere) sottomesso: quando qualcosa non (ci) piace, si manifesta la cosa “amabilmente insultando” l’altra persona.
    Ma non solo la moglie o il marito, ma anche i figli.
    E da sempre.
    Gli unici che venivano rispettati (nei tempi passati, fino agli anni ’50) erano gli anziani: la moglie e i figli davano del voi ai genitori del marito/padre.
    Questo in Piemonte, regione natale di mio padre.
    In Liguria, invece (da dove proviene mia mamma), era simile, ma anche la moglie dava del voi al marito (in tempi ancor precedenti).
    Ma senza gli “insulti”.

    Il problema, però, del post non è se fosse solo la Sicilia il posto in cui la donna veniva maltrattata o se la condizione femminile fosse povera anche in altre regioni, ma il fatto che non si possa negare che là lo era (come in altre regioni).
    Che, poi, ci sia differenza tra sottomissione psicologica e fisica, è abbastanza ovvio. Sbagliate entrambe, ma se la cultura locale prevede che la donna che si sposa debba essere sottomessa al marito, negli anni questo diventa un’abitudine.
    Le botte e gli omicidi giustificati dal disonore subito, non potranno mai essere un’abitudine…

  • spider says:

    Ecco Wanderer, questa della contrapposizione tra un modello di maschilismo “sociale” e uno di tipo “naturale” è una questione che mi piacerebbe approfondire

  • mha... says:

    dimenticavo…

    nonstante quanto scritto sopra adoro torino:D ora come ora credo sia l’unica città italiana dove vale la pena vivere. ..

  • mha... says:

    sono siciliano, ho vissuto per 7 anni a torino e gli ultimi tre ho convissuto con una torinese (d.o.c.) spesso ho mangiato a casa dei suoi.

    nel frattempo

    mio padre (siciliano) sa a mala pena farsi un panino imbottito, e non sa che differenza c’è tra una spugna per i piatti e una per lavarsi sotto la doccia (lavorando 10 ore al gg fuori casa).
    ma, per esempio, non si è mai permesso di offendere e dare dell’idiota a mia madre (siciliana) così, per sport o per fare il simpatico.

    MENTRE

    questa era pratica comune (l’offesa gratutita intendo)del padre della mia ex ragazza che non faceva altro con sua moglie (piemontesi DOC).
    per esempio nè….

    saluti

  • Wanderer says:

    Trovo assai strana la polemica iniziata qui, e anche il fatto che non ci sia mai stato risposta alla domanda banale sul ruolo della donna nel “Nord”, (i.e. non soltanto nel “profondo nord rurale”). Negare le violenze e i soprusi del passato è un fatto strano, ma m’incuriosisce in particolare quest’aspetto. Sono straniero e meridionale insieme (e anche di varie altre zone, sebbene ora vivo a Torino da un po’, suzuki già conosce le mie bizzarrie genealogiche) e credo che, almeno dal mio punto di vista esterno, ci sia una sottile differenza nei due tipi di maschilismo mostrati in Italia, che poi sono vagamente riconducibili alle aree geografiche battezzate “nord” e “sud”. La frase di spider sulle società matriarcali (Storicamente le società matriarcali non rispetta le donne in quanto tali. Rispettano le donne che assumono tale ruolo.) mette parola a una quasi verità, naturalmente usando quello strumento retorico fondamentale del revisionismo e falsificazione storica chiamato negazione dell’antitesi, cioé negando di menzionare la conclusione di un discorso. La società matriarcale che impone un ruolo alla donna è considerata dalle postfemministe (una cosa per tutti: il femminismo è morto da vent’anni, se volete parlare di oggigiorno parliamo con termini contemporanei almeno) la società che rispetta di gran lunga più onesta, perché intrisa nella sua teoria di base e nell’assioma di costruzione societaria c’è il fatto che uomo e donna sono costruzioni sociali e non naturali, perciò le persone si devono rifare al modello di costruzione (per avere una spiegazione migliore di questa teoria basta guardare Thelma e Louise: la donna si emancipa quando riesce a vivere il ruolo maschile: in psicoanalisi si direbbe spostamento), mentre il maschilismo “nordico” (che quotidianamente mi sciocca stando qui e vedendo i rapporti e le storie generazionali che sento) si basa sul “oggetto naturale” donna. Il problema del secondo sistema è che non ci può essere una vera emancipazione perché com’è noto da persino i peggior teorici sociali “la natura non si cambia”. Ci sarà una ragione per la quale negli ultimi vent’anni tutte le battaglie per le pari opportunità siano passate al fronte di far riconoscere le costruzioni sociale come tali (per chi fa finta di essere di sinistra: la decostruzione dei modelli sociali dovrebbe essere la base della teoria di sinistra, non il mantenimento gerarchico sociale sotto forme diverse dal passato). Ripeto io non nego niente, anzi so bene e parlo per me stesso che il ruolo della donna per esempio in sardegna quarant’anni fa era di totale abuso, immagino che fosse simile in Sicilia sebbene non voglio parlare di una realtà che non conosco bene. La divisione tra i due tipi di maschilismo spiega anche la differenza tra le storie familiari e la cosidetta ricostruzione storica “oggettiva” (Suzuki, da te proprio non me la aspettavo questa, sai bene e meglio di me che non si usa mai la parola oggettivo nella storia, tutto si basa sul punto di vista teorica e filosofico, se no perché esisterebbe la sinistra?), perché in una società matriacale dal modello maschilista, si parla non della donna oggetto ma di ruolo (non so quanto volte in sardegna ho sentito, “però la donna in casa comandava”), mentre dal tuo punto di vista è proprio questo il male. Però quando si fa un’analisi sociale storica si deve usare la cosiddetta linea di profondità (immagino che nel tuo esame te l’avranno fatto fare), cioé si studia dal punto di visto contemporaneo (e perciò comparativo) il cambiamento societario. Se no è roba da aneddoti o di sociologia alla Woolf. Ripeto, tenendo conto del fatto che non si vuole fare assolutamente utilizzo del negazionismo, la domanda dev’essere, come hanno questi modelli societari influito sulla possibilità di un’emancipazione femminile. Per favore, non ditemi che nel Nord, e qui parlo di nuovo di visione dovuta all’esperienza personale (altra cosa Suzuki, scusami, ma mi hai un po’ infastidito con vari punti: com’è possibile provare a sostenere la validità della ricostruzione culturale e non di quella dovuta all’esperienza personale, quando qualunque studio che utilizza l’uno, di necessità assiomatica fa riferimento all’altra.) Un’ultima cosa per Suzuki poi: la storia culturale non si usa per formulare teorie sociali MAI (anzi questo concetto è proprio uno degli anatemi dei “culture studies”), bensì si cala nello studio storico/politico (nel senso vero del termine, non quello becero dei giornali) per completare un quadro. Ne si utilizza soltanto il contenuto dei prodotti culturali, ma anche l’analisi della forma e dell’autorialità delle opere.

  • Alessio says:

    Suzuki, ‘sta cosa è diventata stucchevole.

    Prendo per buona la spiegazione, fino a ieri il commento era lì, in bella mostra, non fa niente. Lo riposterei, ma io i commenti non li salvo, e da sabato ad oggi (per di più su un computer diverso) mi sa che l’ho sommerso da altri miliardi di parole.

    Pazienza, non avrebbe cambiato nè le sorti del mondo nè quelle della discussione.

    Amici come prima.

  • Suzukimaruti says:

    e se per caso non ti si pubblica, giralo via mail all’indirizzo del blog e sarà pubblicato

  • Suzukimaruti says:

    nessuno ha cancellato alcun tuo commento
    paranoia?

  • Alessio says:

    Grazie per aver cancellato l’ultimo commento (sabato 14, a mezzogiorno).

    Sempre un signore.

  • Suzukimaruti says:

    Ueuè, non dire stronzate.

  • Ueuè says:

    Sta nascendo un nuovo genere:uomini di sinistra razzisti. Che Iddio ci scampi!

  • viola says:

    Completamente d’accordo con il tuo post, trovo pura ipocrisia nelle polemiche suscitate dalle parole di Amato.

  • degra says:

    @Manolo: negarlo è impossibile: è una caratteristica del modo di essere del piemontese (non dei torinesi in particolare). Che poi sia una cosa che risalta a chi non è di queste parti, perchè associa l’eccessiva (anche se non è mai troppa) cortesia usata anche in momenti in cui pare fuori luogo ad una volontaria presa in giro (appunto la falsa cortesia), è un’altra cosa.
    Però se qualcuno si offende a sentir parlare di “falsi e cortesi”, è un pirla che: o è in buonafede e non si accorge di ciò che ha intorno, o è in malafede e non vuole ammettere l’evidenza, neanche fosse colpa sua…
    L’unica difesa che accetterei, da piemontese, potrebbe essere che ora il “fenomeno” si è molto diluito, a causa della progressiva integrazione di e con altre culture. Cosa che in molte altre paerti d’Italia non è, invece, avvenuta…

  • Manolo says:

    ..si, pero’ negare che i torinesi siano falsi e cortesi, mi pare un po’ eccessivo..

  • MaRcO says:

    Ciao ,
    sono Marco Saccenti, studente Scidecom di A.Toso.
    Ti ho visto al concerto dei Daft Punk alla Pellerina.
    Non ho letto ancora il tuo post e quindi non posso commentarlo.
    Ricordi la promessa..? un misero punticino in piu’ al prossimo esame di A.Toso!

    Saluti

  • Caterina says:

    Ma perchè se lo dice Amato è storia e se lo dico io è solo un accadimento personale? ma leggeteli anche voi i commenti, e con attenzione.

  • Suzukimaruti says:

    Alessio è che non sappiamo chi altri incolpare del fatto che ti comporti da ignorante e maleducato, nonostante tu sia stato avvertito con le buone più volte.
    .
    Ma poi la tua ultima uscita sull’inutilità della storia si è rivelata emblematica. Sei incapace di distinguere tra personale e storico, o forse non lo vuoi fare, perché le esperienze personali sono l’unico argomento che riesci ad esprimere a favore della tua tesi.
    .
    Di fronte ad un mondo che riconosce come assodato il maschilismo dell’identità arcaica siciliana, roba su cui si sono scritti libri (ti ho perfino indicato un link, tratto da un sito molto serio e documentato, leggilo visto che in precedenza non lo hai fatto: http://www.storialab.org/mafia.htm), il tuo unico argomento è dire “non è vero, perché i miei nonni non hanno mai menato nessuno”.
    .
    Di fronte ad un caso così non so più cosa fare se non scoppiare a ridere, cosa che – avrai notato – stanno facendo in molti.
    .
    Conosco quindicenni con più capacità dialettica e soprattutto più capacità di capire che c’è qualcosa al di fuori del proprio orticello familiare. E capire che una famiglia virtuosa non è un argomento nemmeno lontanamente sufficiente per diventare “storia” o “statistica”.

  • Azzo si è passati ai b-movies, facendo rivoltare nella tomba un po’ di gente. Consiglierei vivamente di leggere tutti i commenti prima di postare qualcosa, davvero. Lo dico a quelli che continuano a dire “non accadeva solo in Sicilia”. L’abbiamo detto almeno 20 volte 🙂
    .
    Caterina il tuo è un caso, è come dire che siccome i tuoi non sono divorziati…non esistono famiglie divorziate. Ma porc…, scusate! Che ragionamenti sono??? Vai a chiedere, dopo un omicidio di mafia o camorra in mezzo ad una piazza se qualcuno ha visto qualcosa. Cosa ti diranno?! Davvero, rileggetevi con calma i commenti, uno per uno, secondo me è conveniente.
    .
    @Alessio: io l’ho già detto che l’equivoco sta nella parola “tradizione”. Però io non direi “smentono” ma “smentiscono”, al massimo. Non sosterrei nemmeno il discorso adducendo scuse vittimistiche come i paragoni ai passi della bibbia ed al folclore; a meno che non hai altro da riportare se non queste parole. Più che dati di fatto in un discorso cosa serve dimostrare? Abbiamo capito che i tuoi antenati non picchiavano nessuno.
    Ma qui infatti nessuno ha affermato che i maschi della famiglia di Alessio menavano le donne per educarle; nemmeno che parlavano di dote o lenzuola della prima notte.
    .
    Separiamo il personale dalla storia vera e propria.

  • Alessio says:

    Giuro, ultimo commento.

    Non entro più nello specifico, non mi riguarda e continuo a credere che le TRADIZIONI siano quelle che raccontano le persone che conosco, più che quelle che si apprendono da fonti terze (e quarte, e quinte, fino alle trecentesime, probabilmente). Mi fa piacere notare poi come le testimonianze che smentono Amato (testimonianze DIRETTE) sia imputate al folclore o alla chiusura mentale, quelle che invece fiancheggiano la sua tesi siano riportate come passi della bibbia.

    Per ultimo, voglio complimentarmi con il padrone di casa che non ha trovato di meglio da fare che rivolgersi a mia madre (a proposito di ruolo subalterno della donna e via stronzeggiando, eh?) e dandomi dell’ignorante e maleducato.

    Pienamente in sintonia col tono del discorso.

  • djdona says:

    “Non riconoscere che qualche decennio fa la donna in Sicilia era in gran parte repressa dagli uomini e che questa repressione faceva parte di una cultura identitaria condivisa è pura ipocrisia.”

    Solo in Sicilia caro Suz?

  • svaroschi says:

    Giusto, i testi (!), i manuali (!), la cultura (B-movies?) mica servono…allora io posso dire che tutte le donne ferraresi lavoravano in Comune ai tempi della seconda guerra mondiale…come? Eh, beh, mia nonna si’…del resto, da quando i numeri contano? statistiche, pfui!;)

    Ora, capisco pure che (nel migliore dei casi) uno tende ad assolutizzare quello che ha sentito (sentito!) e nel peggiore si tratta di gente che scrive frasi a caso solo per provocare, pero’…

  • Caterina says:

    Ognuno di noi ha almeno una mamma, due nonne, quattro bisnonne etc etc.
    .
    Io sono SICULA e mia mamma è SICULA e le mie nonne sono SICULE e così risalendo almeno per un altro paio di generazioni.
    .
    Posso sentirmi di affermare che quando detto da Amato è una fesseria perchè dai racconti delle donne della mia famiglia, che se non si fosse capito è SICULA, traspare tutt’altro e si parla non solo di 40 anni fa ma praticamente di quasi un secolo di storia vissuta da DONNE?
    .
    Oppure i testi, i manuali, i B-movies all’italiana sono più meritevoli di attenzione e di credito?
    .
    Poi se Amato da piccolo viveva nutrendosi di radici e bacche sulle Madonie è un altro paio di maniche.

  • spider says:

    un paio di appunti qua e là lggendo tra i commenti

    Storicamente le società matriarcali non rispetta le donne in quanto tali. Rispettano le donne che assumono tale ruolo. Fermo restando che il potere economico in tali società rimane comunque saldamente nelle mani degli uomini, qualsiasi donna che si sottrae a tali regole viene punita o con l’isolamento o con la violenza

    Chi teorizza che arte e letteratura non servano a descrivere un fenomeno teorizza sostanzialmente che la cultura non serve a nulla

    Patetico negare che storicamente in Sicilia (e purtroppo non solo e non solo in passato anche se le cose sono naturalmente migliorate) ci sia stata una a dir poco disagevole condizione femminile. Ancor piu’ patetico negarlo ricorrendo a discorsi da volantino della pro-loco

    Un saluto

  • Non c’è l’ho fatta a leggere i commenti. Però tutto ciò va al di fuori della politica.
    Purio vorrei vedere Suz picchiato da una donna possibilmente Siciliana come dice Axell: solo perchè ogni volta che vengo sul suo blog sono tentato di scrivere copiosi commenti ma alla fine cerco di tagliare e ridimensionarmi ad una battuta. Accidenti.
    In ogni modo se il presente è diverso dal passato lo si deve in gran parte alle donne. Senza dubbio.

  • …Sto ancora ridendo per chi ha tirato fuori la frase sul turismo, che si è trovato bene in vacanza (probabilmente è uno di quelli che vota Berlusconi scrivendo sulla scheda “io voto Berlusconi”) e su chi digita “marito picchia la moglie” su google.
    .
    La cosa che mi fa sorridere è che tutta questa bella gente non fa che dimostrare quello che ha detto Amato. Perché nessuno di voi ha chiesto un’opinione alle donne siciliane, alle mamme, alle nonne (quelle che hanno il coraggio di parlare e di ammettere lo sanno); nessuno ha dato voce al genere femminile siciliano. Basta ricordare quello che si è sentito in tv (non considero più nemmeno la povera Prestigiacomo, si barzellettizza da sola) per averne la prova.
    .
    La limitatezza e il negazionismo di cui parla Manuela Colarella sono provate dalle risposte dai siciliani orgogliosi, che solo quando vengono chiamati in causa televisivamente da un’uscita poco precisa di Amato si dimostrano uomini.
    Ancora nessuno poi mi ha risposto sui 5 anni di lega nord al governo (dove eravate?!) e sull’esempio della figlia femmina rispetto ai fratelli maschi (trattamento diffuso in tutto il meridione).
    .
    Omertà, negazionismo, campanilismo. Cazzate inventate che non esistono. Per non parlare della questione meridionale; tutti subito pronti a discolparsi come se avessero la coscienza sporca piuttosto che capire che si parla di una cosa che fino a 20 anni fa purtroppo si faceva. Coda di paglia? Se poi pensate che sia un attacco contro la Sicilia, parliamo di altre regioni, chissenefrega, è giusto fare critica. Ma ora parliamo di un caso specifico, mi pare.
    .
    Volevo farvi notare infine che ha commentato il mitico Mario De Santis!

  • A X E L L says:

    @svaroschi, ho provato a dirlo 40 commenti fa.
    Amato non ha detto le frasi che sono state riportate. Per la serie, la stampa è tutta di Sinistra…

  • A X E L L says:

    vogliamo vedere Suz picchiato da una donna Siciliana… 🙂

  • svaroschi says:

    Ma chi è questo giornalista di questo noto quotidiano? (sono curiosa)

    Quanto al ragionamento mi sa che non tiene conto della prima parte della frase di Amato, che è: “Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna.”
    E a rileggere i resoconti della cosa non vedo da nessuna parte una presentazione dei cattolici come sostenitori di esclusione e discriminazione.
    Ma forse non sono stata attenta, eh.

    Ah, poi a rileggere gli articoli in merito ci sono un paio di frasi che non tutti sembrano aver letto:

    – “Non esiste il concetto noi contro gli altri – se lo deve cacciare fuori di testa tutto l’occidente: ognuno di noi è diverso e questo è importante soprattutto quando si parla di Islam”

    – “da siciliano ho parlato di una Sicilia che non esiste più. Da figlio di famiglia siciliana, da bambino, ho conosciuto una Sicilia che, insieme alle tante cose positive che amavo, era anche la tradizione cui ho fatto riferimento.”

    Beh, ma del resto i giornali amplificano quel che fa comodo per far notizia…e chi legge, spesso, si ferma ai titoli…

  • Allora, visto che sono femmina e sicula penso di potere parlare con cognizione di causa. A me tutti questi siciliani punti da orgoglio regionale che si rifiutano di ricordare cos’era per le donne la sicilia di trent’anni fa mi suscitano molto sarcasmo… Forse le donne se lo ricordano meglio, ma non ci giurerei, perchè ad “orgoglio etnico” non siamo messe meglio…
    Però per uscire, dai ricordi familiari “tipo mio nonno non lo faceva e mio zio nemmeno”, che non mi pare abbiano valore statistico, bisogna fare un ragionamento più ampio. Citando dati e ed esempi che aiutano a capire cos’era il contesta dell’epoca e quali strascichi abbia sull’oggi.
    Ma per favore, finiamola con questo negazionismo che non fa bene alla Sicilia e non fa bene alle donne.
    http://www.rossomalpelo.org/archives/35

  • ubuddaci says:

    Nulla è più fuorviante del pregiudizio e in questo blog di pregiudizi ne ho letti più che a sufficienza. Provo, allora, ad abbozzare un ragionamento ammesso che da queste parti vi sia ancora qualcuno che usi la ragione in modo corretto.
    “Nietzsche – scrive un giornalista in un noto quotidiano – consigliava di frustare la moglie a prescindere, perché il marito non sa quale colpa abbia commessa ma lei sì. Il filosofo era ateo e per giunta tedesco. E purtroppo il ministro dell’Interno Giuliano Amato, soprannominato in tempi migliori Dottor Sottile, non lo sapeva. A meno che, cosa ancora più grave, non lo abbia volutamente ignorato perché altrimenti gli sarebbe crollata l’elaborazione del sistema teologico maschilista siculo pakistano. Secondo Amato quei furbacchioni di maschi siculi e pakistani hanno stravolto a tal punto il pensiero di Dio da farsi autorizzare a picchiare le donne. Ne deriva che chi non le bastona commette peccato. Ignoriamo che studi abbia fatto il ministro, o quali documenti riservati gli abbiano fornito i servizi segreti per poter affermare questa comunanza tra popoli geograficamente e culturalmente diversissimi. Tranne che accomuni il Pakistan islamico all’eredità della Sicilia araba, annullando così ogni prospettiva storica. La teoria ha due punti deboli: ignora che le streghe son tornate sulle ali del femminismo, e si fonda sulla tradizione, la quale spesso nella memoria di figli di siciliani emigrati come Amato lascia residui fossili che si mutano in pregiudizi. Per documentarsi su emancipazione e furbizia delle siciliane il ministro legga i «Mimi» di Francesco Lanza, scrittore degli anni Trenta del Novecento da Caropepe. Scoprirà una tradizione di sicule pakistane che gabbavano i maschi senza l’aiuto di Dio”.
    Perchè allora, stando così le cose, Amato ha voluto offendere i siciliani?
    Egli – dall’alto della sua superiorità morale – ha la pretesa che in Italia, per poter vivere in pace con l’Islam, si abbia bisogno della sua pomposa quanto inutile carta dei valori. Forse Amato – sempre dall’alto della sua superiorità morale che gli deriva dall’essere uomo di sinistra – crede che per suscitare simpatie negli ambienti islamici sia utile insultare gli italiani, nel caso specifico i siciliani, e soprattutto presentare i cattolici come sostenitori dell’esclusione e della discriminazione. Tutti sanno, e lo sa anche Amato, che è vero esattamente il contrario, ma il dottor Sottile ha deciso, speriamo non definitivamente, di diventare “the new italian muezzin”. 8-P

  • Luca Rosso says:

    Mi spiace per i vari commenti di parte politica che fuorviano l’obiettività. Se posso dare un contributo alla discussione aggiungo che conosco tre persone originarie da un paese siciliano ed emigrate per motivi vari le quali affermano che almeno fino a una ventina anni fa, dopo la prima notte di nozze occorreva esporre le lenzuola insanguinate almeno un po’ (tanti da farmi credere che spesso si ricorreva a sacrifici animali per soddisfare questa usanza), ad uso e consumo dei suoceri. Aggiungo poi ancora che si organizzavano i matrimoni senza che ci fosse sentimento dietro, alla faccia del sacro vincolo, con tanti problemi di comprensione dietro. Buon lavoro! 😉

  • Suzukimaruti says:

    Alessio, ormai è palese che sei un troll e ci stai prendendo tutti in giro.
    .
    Uno che considera dati oggettivi i racconti dei nonni (io ho tutti parenti antifascisti, dal primo all’ultimo, incluso un nonno medaglia d’oro per la Resistenza eppure non nego che in Italia sia esistito il fascismo…) è qui per far perdere tempo al prossimo. O non sa distinguere tra esperienza soggettiva e dati oggettivi storici, statistici, ecc.
    .
    Uno che continua ad insistere sul presente, quando l’oggetto del contendere è il passato è qui per prenderci in giro e farci perdere tempo. E gli è stato spiegato in tutte le salse, ma fa finta di non capire. O non capisce davvero.
    .
    Uno che viene qui per fare attacchi personali (ovvero: la bava alla bocca ce l’avrà tua mamma, amico mio: non permetterti mai più di aggredire il prossimo su questo spazio o ti sarà impedito di commentare oltre, ignorante maleducato!) a chi parla e non a discutere cosa dice è un provocatore o un poverino. O forse entrambe le cose.
    .
    Riguardo al delitto d’onore, è cosa nota che la quasi totalità dei casi siano avvenuti in Sicilia (credo sia citato sul manuale di storia contemporanea di Lanaro: è in ogni caso facile da verificare)
    .
    Quindi, Alessio, facci il piacere. O capisci le regole della discussione e ti comporti correttamente, o vieni qui a fare i comodi tuoi e a sbraitare idiozie e fai la figura che fai.
    .
    In sostanza, vergognati.

  • Alessio says:

    Svaroschi, io mi baso sugli oggettivissimi dati che mi hanno tramandato mio padre, mia madre, i miei nonni, i loro genitori e via dicendo.

    Probabilmente gli antenati di Amato picchiavano le loro donne, non saprei. I miei di certo no, così come ad occhio e croce, nessuno degli avi delle persone che conosco.

    Ritengo che questi siano dati oggettivi, e, per quanto riguarda la mia famiglia, assolutamente inconfutabili. I tuoi (non ho capito se ironia o sarcasmo o confusione) riportavano “forse”, “piuttosto” e tutto il resto degli avverbi dubitativi.

    Quanto alle sottigliezze, scusami, casomai usale per farti bella con le amiche. Io mi baso su quello che leggo, non sulle interpretazioni estensive tra le righe.

    Ripeto, e spero di farlo per l’ultima volta. Amato ha detto una cazzata su una realtà che conosce, per sua stessa ammissione, solo attraverso libri e film (poi magari mi spiega quali sono, e se qualcuno di questi sia stato scritto per caso da autori siciliani, ai quali tutto si può imputare tranne che mancanza di autocritica).

    Se tu sei in possesso di dati scorporati sull’incidenza dei delitti d’onore in Sicilia, ti prego di farmelo sapere.

    (ovviamente l’imperativo di non commentare più se ne é andato affanculo)

  • svaroschi says:

    @Alessio: io invece non capisco se tu non comprendi quello che viene detto o se leggi le frasi interpretandole a tuo uso e consumo.

    Per risponderti:
    a) “tradizione” e’ proprio quello a cui faceva riferimento Amato e, in ogni caso, il focus della discussione. Tutti continuano a dire che oggi in Sicilia le donne sono trattate bene ecc. Ma i “difensori” della Sicilia lo hanno capito o no che si sta parlando di passato? Che l’affermazione di Amato sia vera o no le motivazioni per confutarla dovrebbero rifarsi alla situazione passata non ai giorni nostri, semplicemente per la discussione in corso.

    b) proprio a questo scopo ho separato il riferimento al codice penale (“sul delitto d’onore”) dagli appunti che facevo al modo in cui veniva condotta la conversazione (vedi punto a)
    Quanto al merito dell’articolo citato, scusa, forse sono stata troppo sottile nel pensare che avresti colto il riferimento a una situazione che si e’ certo verificata in tutta Italia (cosi’ come il codice penale era ed e’ in vigore in tutta la nazione), ma che *forse* ha visto una maggiore diffusione in Sicilia.
    Mi vuoi dire che una situazione come quella citata nell’articolo non si e’ verificata *piuttosto frequentemente* in Sicilia?
    Dobbiamo cercare i dati di diffusione di delitto d’onore nel passato?
    O quelli non sono funzionali alla tua, di tesi?
    Perche’ ok, la Wertmuller no, ma tu, di dati concreti, a parte le statistiche dei giorni nostri (again: non l’argomento in discussione!), ne hai forniti?

    Perche’ poi qualcuno (non tu) ha anche parlato di basarsi sulla “storia concreta, reale, vissuta, non desunta da un libro di storia.”. Allora, che si fa? Ci basiamo solo su quello che ci raccontano i nonni e gli zii anziani (che’ la vita vissuta in questione sarebbe la loro e non la nostra)?

  • Cernobil says:

    Secondo me non è solo qualche decennio fa…ma tutt’ ora la donna in sicilia viene considerata molto al di sotto dell’uomo e trattata di conseguenza

  • Dunque con la patente di femmina sicula, penso di avere titolo ad esprimermi con cognizione di causa sulla questione.
    Stuzzicata dalla profusione di commenti di blogger siculi ansiosi di smentire Amato ho scritto una cosa su questa storia, documentando con dati e bibliografia, sostenendo che Amato abbia semplicemente scoperto l’acqua calda.
    http://www.rossomalpelo.org/archives/35#comment-331
    Cioè per me sono elementari cose di buon senso, ma si vede che per ammetterlo è ancora presto.

    PS: X Suzukimaruti: anche a me è immediatamente venuto in mente “comizi d’amore”.

  • Alessio says:

    svaroschi, io invece non capisco, a) dove hai letto “tradizione” nel passaggio che riporti, e b) com’é che da un articolo del codice penale riconduci il tutto alla condizione delle donne siciliane di quarant’anni fa, visto che, correggimi se sbaglio, il codice penale é in vigore in tutta Italia.

    Suzuki, veniamo a noi.Scusa, ma mi tocca continuare a citarti. “Puoi insistere a negare che in passato in Sicilia il maschilismo dominante della cultura siciliana arcaica non reprimesse le donne, ma sai di essere in malafede. Che cacchio ti costa riconoscere una cosa che è talmente sotto gli occhi di tutti da essere data per assodata?” Sotto gli occhi di tutti chi? Tuoi e di Giuliano Amato?

    Ho capito che sei olimpionico di rigiro frittate, ma mi spieghi dove, nel rapporto arcidonna hai letto di violenze? perchè é di questo che si parla, no? Che la società siciliana sia “matriarcale” non credo che l’abbia mai negato nessuno: proprio per questo, nella cultura siciliana, la donna é rispettata e le è riconosciuto un ruolo insostituibile. Che poi esistano situazioni, nell’entroterra di calascibetta, all’interno delle quali si verificano episodi di violenza, sopraffazione e tutto il resto, vabbè, sarei un idiota a negartelo. COsì come succede nelle langhe, o in Ciociaria, o a Beverly Hills o in un sobborgo di Kioto. O vuoi che parliamo della condizione delle mondine? Io, a differenza tua, non mi convinco che sia una “tradizione”

    “Primo: il povero Spagna (che tra l’altro era un conoscente) è stato accoltellato per questioni politiche da un berlusconiano del Milan Club Barbour e non per questioni campanilistiche. In ogni caso io condanno la violenza sempre”. La condanni sempre, ma la stigmatizzi (con la bava alla bocca) solo quando c’è la Sicilia di mezzo: o é una coincidenza? Poi, visto che siamo in vena di puntualizzazioni, a Catania è morto un ispettore di polizia catanese, e l’indagato principale é catanese. Il campanilismo non c’entra un emerito cazzo.

    “Secondo: allora sei sordo o non capisci. *Amato parlava del passato* (in che lingua lo devo scrivere?) e fare le statistiche di adesso non significano nulla”. Non sognifica nulla perchè non è funzionale alla tua tesi? O perchè hai cercato su Google e non hai trovato quello che cercavi?

    “Terzo: gli esempi isolati non significano nulla, nè in un senso, nè nell’altro. In compenso la letteratura, l’arte, la cultura, ecc. sono ottimi indicatori – in assenza di altri parametri – della “condizione” dei costumi in una certa area”. Perfetto. Dici che I Promessi Sposi sono indicativi di qualcosa?

    “Per di più, guarda, mi sono occupato per anni di politiche per le pari opportunità e ho studiato la condizione femminile in Italia su testi, testimonianze, ecc. (ci ho perfino dato un esame di storia contemporanea all’università): ti trovi tu un elenco di testi da leggere, li leggi e poi ne parliamo? O te ne suggerisco qualcuno? E vuoi vedere che la cultura locale siciliana ha fatto quanto dice Amato?”: La Provincia Regionale di Messina, tanto perchè tu lo sappia, é stato il primo ente in Italia a sottoscrivere la “Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne”. E questi sono fatti, sono documenti, non film della Wetmuller (ribadisco, il tuo principale riferimento culturale). E senza bisogno di consultare Google.

    “Cioè, qui non c’è un confronto tra opinioni, ma un confronto tra fatti storicamente dimostrati e gente che si rifiuta di accettarli perché provinciale e campanilista. Oltre che totalmente priva di comprensione della dimensione storica.”
    Questa nemmeno te la commento, tanto é arrogante, faziosa, pezzalculista e idiota.

    Questo é l’ultimo intervento che faccio. Sinceramente mi sarei anche rotto i coglioni di cercare di argomentare con chi ha non ne ha la minima intenzione (nè la minima umiltà). Resta tranquillo con le tue opinioni, e continua seguire Amato.

    E ogni tanto asciugatela, la bava.

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