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M(oggi)cLaren assolta? Addio Formula 1…

July 26th, 2007 § 24 comments § permalink

Sono qualcosa tipo 25 anni che seguo la Formula 1. In quanto tifoso del Toro con un soft spot per i perdenti, ho sempre tifato per la Minardi e blandamente per la Ferrari. Negli ultimi anni, venuta a mancare la Minardi, sono diventato un po’ piu’ supporter delle Rosse, principalmente perche’ ci corre Felipe Massa, che e’ un pilota che adoro quando ancora correva in Euro 3000 e faceva miracoli.

Da oggi smetto. La Formula 1 possono mettersela su per il deretano quel nazista di Max Mosley (se vi serve sapere da che bella famiglia viene, cliccate qui) e il Moggi della Formula 1, Ron Dennis: una delle persone piu’ sgradevolmente scorrette, faziose e antisportive al mondo.

L’impensabile e’ avvenuto: la McLaren e’ stata trovata colpevole di possedere 780 pagine di documenti privati della Ferrari (in cui c’era TUTTO, dai design dell’automobile ai piani sui materiali, alla logistica, alle tattiche di gara, ecc.), ma la FIA non l’ha punita in alcun modo perche’ a suo giudizio non e’ stato possibile dimostrare che i dati in possesso della McLaren sono stati usati.

Qui siamo ai livelli di ipocrisia di Calciopoli. L’assurdita’ di questa sentenza e’ evidente. Se rubo un cellulare al mio vicino di casa, in un paese civile mi processano e accusano per furto anche se non ci faccio nemmeno una telefonata.

Questo vale ancora di piu’ nel caso di segreti industriali in una competizione sportiva, per di piu’ in mano al capo progettista della McLaren: rubo i segreti della Ferrari e li uso a mio vantaggio, anche senza copiare. Basta semplicemente sapere esattamente quanti litri tiene il serbatoio delle monoposto di Maranello per dare un vantaggio strategico alla McLaren (soprattutto ora che i GP si risolvono con le strategie ai box), senza che si debba copiare alcunche’.

Qui la storia e’ piu’ semplice: e’ da una vita che un team britannico non vince il Campionato. Ed e’ da secoli che un pilota britannico non vince il Campionato piloti. Quindi quest’anno la FIA ed Ecclestone farebbero di tutto pur di avere una situazione in cui la McLaren stravince e in testa c’e’ un pilota britannico (peraltro bravo).

E allora si assolvono tra inglesi e ci pigliano pure per il culo, con una sentenza che non sta ne’ in cielo ne’ in terra. E lo dico da non tifoso, ma da semplice persona dotata di logica.

Anche perche’ dalla sentenza se ne evince che rubare i piani segreti di un team avversario in F1 e’ consentito: basta non copiarne le soluzioni di design materialmente sulla macchina (ma tutto il resto evidentemente si puo’: logistica, materiali, strategie, ecc.)

Lo vogliamo dire? Diciamolo: la credibilita’ della Formula 1 e’ sotto terra. Fanno solo ridere. La Formula 1 come sport e’ definitivamente morta e sepolta. E le farse tipo il wrestling mi mettono tristezza.

Dopo essere gia’ stato preso in giro dalla farsa di Calciopoli, con le sue pene blande e sproporzionate alle colpe, non ci sto a farmi prendere in giro da un gruppo di inglesi che se la suona e se la canta, fregandosene della sportivita’.
Non guardero’ piu’ la Formula 1. E come me tanti. Anzi, vi invito a fare altrettanto (anche se so che molti nella blogosfera non la guardano).
Lo so, sono io un illuso che ancora pensava che la Formula 1 conservasse ancora un po’ il suo spirito da “gentlemen drivers”: una cosa da lord in cui l’onesta’ viene prima di tutto. Invece e’ business. Punto.
La Formula 1 era in calo nei paesi anglosassoni, causa sconfitte a raffica dei suoi team e piloti? Bene, visto che quest’anno butta bene, facciamo di tutto per far vincere la McLaren e Hamilton: il mercato ce lo chiede, gli ascolti in UK sono al massimo e facciamo ancora un po’ di soldi (nota: Bernie Ecclestone e’ il terzo uomo piu’ ricco d’Inghilterra dopo la Rowling e la Regina).

E chi se ne fotte di quei mangiaspaghetti terroni di italiani (e quell’altro 70% di spettatori della F1 nel mondo che la seguono solo perche’ ci sono le Rosse) ritengono che sia un’ingiustizia: un po’ di sano disprezzo da colonialisti giova sempre, in queste situazioni.

La risposta Ferrari? Io spero una sola: andarsene dalla Formula 1 ora. Ritirare le automobili, tanto e’ una spesa inutile. E’ stato calcolato da F1 Business (che e’ una seria e costosissima pubblicazione su quel mercato) che la F1 senza la Ferrari vale il 30-35% della F1 attuale. Cioe’, senza la Ferrari interi mercati giganteschi e ricchissimi perdono interesse nello “sport” (da oggi si becca le virgolette a vita): l’Italia, la Germania, il Brasile, la Russia, tutti i mercati orientali (incluso il Giappone che corre con 3 team nazionali) inclusi la Cina e l’India, la Nuova Europa, ecc. E pure il 40% del mercato britannico!

Va a finire che la Formula 1 se la fanno tra loro nella campagna inglese e diventa, taroccata com’e’, una di quelle bizzarrie per soli sudditi di Sua Maesta’, come la caccia alla volpe, il cricket, il badminton, la moquette in bagno e le luci che si accendono tirando un cordino. Se la guardano tra loro mentre mangiano rognone e ketchup e noi andiamo a parare altrove.

Per esempio potremmo andare a parare negli States, che per inciso sono il principale mercato Ferrari e dove farebbero i salti mortali pur di avere la Ferrari che corre. Il progetto circola da qualche anno, perche’ e’ da tempo che a Maranello si interrogano se ha senso continuare con la Formula 1. L’idea e’ fare un campionato completamente nuovo, che soppianti le ormai abusate e in crisi Formula Cart e Formula Nascar (o come diavolo si chiamano ora) e sia piu’ eccitante e soprattutto internazionale.

Quindi niente piu’ circuiti ovali o piste banali coi curvoni facili facili, ma un vero e proprio Circus come la Formula 1, senza i maneggiamenti politici di Mosley ed Ecclestone. D’altronde e’ demenziale che gli Stati Uniti non riescano ad esportare qualcosa nell’ambito degli sport motoristici. Con la Ferrari ci riuscirebbero.

Sarebbe facile: negli States si corre nel primo pomeriggio, cosi’ la F1 e’ vedibile in Europa durante il prime time serale, e in Europa si corre in estate alle 5 di sera, cosi’ gli Yankee vedono i GP alla domenica mattina. E nel resto del mondo ci si adegua.

Ci sono gia’ gli studi di fattibilita’, i calcoli sulla raccolta sponsor, le previsioni di pubblico e le nazioni interessate. Sarebbe un business pari o superiore alla Formula 1. Io non vedo l’ora.

E nell’attesa, per ora, non vedo la Formula 1. Tra 5 minuti disdico l’abbonamento allo sport di Sky (che tenevo solo per guardare la F1 commentata dal mitico Paolo Leopizzi), alla prima scadenza non rinnovo l’abbonamento online ad Autosport (che da buoni anglosassoni hanno fatto apertamente il tifo per la M(oggic)Laren pur di vellicare il proprio pubblico, pur offrendo un coverage notevole dell’evento) e ovviamente mi guardo bene dal comprare prodotti che sponsorizzano la McLaren (per le Mercedes non c’e’ rischio: sono auto da mandarino).

Anzi, visto che mi girano le balle mando pure una mail di protesta alla FIA (se volete scrivere anche voi, questo e’ l’unico indirizzo che ho trovato admin@fiacommunications.com): a me di farmi trattare come un indiano ai tempi del colonialismo proprio non va giu’.

Il boom e poi il silenzio? Ditemi che non è così

July 25th, 2007 § 28 comments § permalink

Stavo ragionando sulla notizia che gira in Rete da un po’ di ore secondo cui le vendite dell’iPhone sono deludenti al punto da aver fatto perdere il 4% al titolo Apple in borsa.

Come mi capita sempre quando c’è di mezzo Apple, sono diffidente nel bene e nel male. In questo caso non mi fido delle cifre che ha tirato fuori AT&T (l’operatore telefonico che è partner di Apple nell’avventura iPhone): 146.000 iPhone attivati nel secondo trimestre dell’anno 2007.

Il dato, che sui quotidiani italiani viene presentato come disastroso, è ovviamente drogato. Mi spiego: hanno messo l’iPhone in vendita il 29 di giugno e i giorni utili per rientrare nel trimestre sono due: il 29 e il 30.

Quindi il dato è relativo a due giorni e per quanto mi riguarda è buono. Però in Rete circolavano voci (vendute come notizie e rimbalzate qua e là come oro colato) secondo le quali Apple avrebbe venduto 500.000 iPhone nel primo giorno di commercializzazione. Qualcuno diceva perfino 700.000.

Beh, questo dato – seguendo quanto dice AT&T (che è parte in causa) – mi sembra assolutamente fuori dal mondo. Ma forse c’è anche qui una gabola. Temo, infatti, che il conteggio di AT&T non tenga conto di tutti gli iPhone che sono stati ordinati online e che, verosimilmente, sono stati distribuiti e tecnicamente “comprati” solo 5 o 6 giorni dopo il lancio.
Se è così, i conti potrebbero tornare. Ma, appunto, quando si tratta di Apple non mi fido dei dati cattivi come dei dati buoni. Quindi, dato che nelle prossime ore Apple comunicherà ufficialmente il numero di iPhone venduti, prenderò di nuovo il tutto con le molle, anche perché ormai è notorio che a Cupertino tendono ad arrotondare verso l’alto le cifre di vendita (è un eufemismo).

Faccio una valutazione reale ad occhio. Trecentomila mi sembra una via di mezzo tra la realtà (un po’tristanzuola) comunicata da AT&T e le cifre roboanti che sicuramente arriveranno da Apple.

Ma il problema non è questo (anche se vedo gente che si intristisce alla notizia, boh saranno azionisti?). Mi sembra, invece, più interessante riflettere sull’altra notizia che arriva dagli States: domanda di iPhone in nettissimo calo, moltissimo invenduto nei negozi e pessimismo degli osservatori finanziari.

Sorvolerei sull’ultimo punto, perché credo che gli osservatori finanziari siano solo capaci di confrontare le aspettative di mercato coi dati reali. E nel caso dell’iPhone le aspettative erano comunque troppe e fuori controllo, quindi qualsiasi risultato avrebbe portato una delusione agli analisti. E infatti.

In compenso la notizia secondo cui la domanda è in calo e nei negozi ci sono iPhone che prendono polvere mi fa partire un ragionamento.
Vedo le code nei giorni prima del lancio. Chilometriche, con gente che si accampa e fa la notte. E poi vedo gli Apple Store con gli iPhone che fanno da soprammobili. Il tutto in pochi giorni.
Difficile, in questo caso, non scorgere un forte squilibrio: dalle code agli scatoloni di invenduto il passo normalmente non è breve, no?

Però, riflettendoci, c’è da tirare in ballo l’economia dell’hype. Cioè, esistono prodotti che fanno impazzire il pubblico. Tutti si entusiasmano, sbavano, fanno il coro, ecc. e tutti si mettono in coda per l’acquisto il giorno del lancio.
Però talvolta capita che quel “tutti” si esaurisca in una settimana. E qui casca l’asino.

La mia impressione (che resta tale: mancano dati certi) è che ci sia il rischio che Apple abbia capitalizzato in pochi giorni l’hype generato dal marketing e abbia di fatto saziato la domanda reale, cioè quella dei veri fans disposti a spendere 2000$ per un telefono e un contratto telefonico non molto generoso.

Provo a ripetere il concetto sotto un’altra angolazione. Non è automatico ripetere le dinamiche d’acquisto dell’iPod con un prodotto che costa 10 volte tanto.

Insomma, preso atto dell’entusiasmo collettivo per l’iPhone, forse ci dobbiamo confrontare con “l’entusiasmo praticabile”, che è una frazione dell’entusiasmo globale. Cioè le persone disposte a farsi prendere dall’entusiasmo, dall’hype, ecc. sono tante se si tratta di spendere un paio di centinaia di dollari. E sono molto meno (e sono più caute) quando la spesa è superiore di un’ordine di grandezza.

Probabilmente esiste una scalabilità dell’hype, quella per cui un giorno trovi migliaia di persone in coda per avere un prodotto e – esaurite le teste calde – il giorno dopo hai vendite scarsine.

Non ho idea se alla Apple si sono posti questo problema, ma è qualcosa su cui riflettere. Non so bene come giudicare il fenomeno. Cioè non so se la gente che fa la coda alla fine era solamente una folta rappresentanza di “quelli del Web”, cioè i più attenti alla tecnologia, i fans del marchio, i cool-hunters, ecc o chissà cosa.
Il mio timore è che la settimana calda dell’iPhone sia stata una questione praticamente per soli fans Apple e la reale penetrazione nel mercato, esaurito questo zoccolo duro di aficionados senza se e senza ma, sia ancora tutta da ottenere.
Cioè, un fan della Apple può fare la “pazzia” dei 2000 dollari, anche se gli sembra ardita. Un non-fan potrebbe avere più difficoltà.

Insomma, entro che limite di budget la sciura Pina è disposta a fare la “pazzia”? Temo che quella cifra sia decisamente più bassa dei 2000$ abbondanti che ci vanno per avere un iPhone. Non a caso girano voci abbastanza serie riguardanti l’intenzione di Apple di produrre al più presto un iPhone “nano”, decisamente meno costoso e quindi più abbordabile.

Ci sarebbe anche da riflettere sull’accoglienza dell’iPhone da parte dell’impresa. In effetti i principali big spender telefonici negli Stati Uniti sono i clienti business, cioè quelli che hanno decretato il successo della Research In Motion e dei suoi Blackberry.

Se, come immagino, il prezzo troppo alto impedisce alla Apple di dilagare con l’iPhone sul mercato consumer, non resta che il mercato business, che è quello in cui 2000$ di telefono non sono certo un problema (anche perchè i principali smartphone hanno prezzi e costo dei piani telefonici comparabili all’iPhone).

Certo, conquistare milioni di utenti Blackberry sarà molto dura, anche perché la posta push dei Blackberry è insostituibile e finora Apple non ha presentato soluzioni alternative credibili (no, la sincronizzazione IMAP ad intervalli regolari non è la stessa cosa) e soprattutto personalizzabili e adattabili ai sistemi di posta corporate delle grandi aziende.

Se alla ricetta aggiungiamo l’ingrediente dell’insicurezza (giusto ieri si è diffusa la notizia di un exploit che permetterebbe a chiunque di fare i cavoli suoi su un iPhone via Web, sfruttandone la “penetrabilità” del browser), è ragionevole pensare che l’impresa si tenga stretti i suoi Blackberry.

Insomma, se i dati sono questi la vedo male per l’iPhone, a meno che Apple non cambi del tutto la politica commerciale e lo renda più scalabile come costi. E soprattutto a meno che Apple non si svegli e produca un iPhone Nano quanto prima, con una soglia d’accesso alla “pazzia” decisamente più bassa.

Stiamo a vedere. Di certo eventuali risultati deludenti negli Stati Uniti avrebbero un effetto sui modi e sui tempi di vendita in Europa. Cioè, se l’iPhone non vende negli States, cosa succederà?

Ci sono due scuole di pensiero. La prima vede una Apple indisposta a correre il rischio di un flop in Europa. E questo significa attese ancora più lunghe per l’iPhone nel Vecchio Continente, mentre a Cupertino capiscono come salvare il salvabile nel mercato casalingo, magari rivedendo le politiche commerciali (sono certo che l’accordo con AT&T prevede revisioni periodiche, clausole con soglie di uscita, ecc.: tutte cose che giovano ad una certa elasticità).

La seconda, invece, vede la Apple prendere atto del mezzo flop casalingo e rilanciare immediatamente (a settembre o ottobre, cioè)  il prodotto così com’è su scala globale, con una bella dose di coraggio. Potrebbe essere un trampolino verso il cielo o una pietra tombale. Cioè se ti va male in casa, tanto vale provarci col resto del mondo: tanto gli iPhone, al contrario delle console per i videogiochi, sono sempre profittabili per chi li produce, quindi più se ne vendono e meglio è. E su scala globale ci sono mercati con molta più propensione a spendere in telefonia mobile rispetto agli Stati Uniti (l’Italia è tra questi). 

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July 24th, 2007 § Comments Off on links for 2007-07-24 § permalink

Torinesi* nel mondo

July 23rd, 2007 § Comments Off on Torinesi* nel mondo § permalink

Non ho mai seguito molto da vicino l’idea di Nòva100, perché forse nei giorni in cui nasceva ero troppo preso dai cavoli miei e mi sono perso la spiegazione dell’idea che sicuramente c’è alle spalle un’iniziativa simile. Anzi, se qualcuno me la riassume in 2 righe in un commento mi fa un piacere.

In compenso se l’obiettivo di Nòva 100 è portare a scrivere su un blog persone interessanti ma, fino ad allora, rimaste fuori dalla blogosfera, probabilmente – almeno per un sano 2% – l’operazione è riuscita.

Lo scrivo perché mi ha fatto molto piacere scoprire tra i 100 blogger coinvolti dal Sole 24 Ore due amici provenienti da universi completamente differenti, ma con qualcosa di buono in comune.

Il primo è Andrea Tessitore, che ho difficoltà a spiegare a chi non lo conosce dal vivo: avvocato globetrotter di grido, imprenditore eclettico, perfetto accompagnamento (non edibile!) per un cocktail, battutista fulmineo, uomo di innata leggerezza calviniana, oltre che una delle identità più “internazionali” che conosco. Non a caso ha un blog di “cronaca cosmopolita”, che ovviamente diventa una lettura quotidiana, anche perché il suo lavoro lo porta a viaggiare molto, come se non lo avesse fatto abbastanza in precedenza.

Il secondo è Marco Masciaga, che non pochi torinesi ricorderanno come dj “storico” di Radio Flash (in effetti ci siamo conosciuti lì più di 10 anni fa: io scassatissimo tecnomane notturno, lui impeccabile dj mattutino e studente fuorisede).  Forse meno – ed è un male – lo conoscono come giornalista, genere NON pecorone (ricordo che in piena crisi post 11 settembre decise di raccogliere per La Stampa le voci della comunità islamica milanese: scelta non banale, all’epoca) e aperto al nuovo. Infatti blogga nientemeno che dall’India “in via di sviluppo”, da cui tra l’altro firma i suoi articoli per “Il Sole 24 ore”. Un’altra lettura interessantissima: l’India al di fuori delle banalità da guida turistica, nel bene e nel male. 
Degli altri 98 di Nòva non so nulla; soprattutto non so chi sono: magari il criterio debiasiano per assemblarli è “amici di Suzukimaruti, va bene chiunque, basta che non sia lui”. Anzi, se per caso scrivete su Nòva100 e vi capita di passare su questo blog e scoprite di essere miei amici, fatevi vivi! E e per caso sei già uscito dal carcere di massima sicurezza in cui sicuramente sei finito, Mauro, sappi che non ti ho ancora perdonato per le due gomme a forma di Saccottino che mi hai cacciato in seconda elementare; non c’è blog che tenga.

 

* Ok, lo so che Masciaga teoricamente è di Ivrea e si è formato giornalisticamente a Milano (dove tra l’altro presi casa grazie a lui), ma fa lo stesso. Non siate pistini: “Piemontesi nel mondo” suonava loffio.

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July 22nd, 2007 § Comments Off on links for 2007-07-22 § permalink

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July 21st, 2007 § 1 comment § permalink

Questo ragazzo e’ un genio

July 20th, 2007 § 3 comments § permalink

Blog a Progetto compie un anno di vita e decide di celebrare il suo compleblog (e’ il neologismo piu’ brutto del mondo dopo “blogosfera”, lo so) con un’iniziativa che ricorda i migliori tempi del Male. (cliccate, che vale la pena)
La scarsa propensione all’autoironia che caratterizza da sempre i blogger fara’ sicuramente in modo che non ci sara’, in futuro, un secondo compleblog (mio dio ma ho scritto questa parola tremenda gia’ due volte nello stesso post!).

Per dire, con Axell ci stiamo accordando per spedirgli in prova un N95 ad orologeria, ovviamente se Zeno ce lo lascia fare. Qualcuno ha del plastico?

iCinquecento?

July 18th, 2007 § 18 comments § permalink

A leggerlo così, il titolo sembrerebbe una nuova iniziativa Fiat, ormai esplicitamente decisa ad assomigliare alla Apple.

Invece è un titolo-menata fatto dal sottoscritto per segnalare che – per la serie “noi siamo diversi dalla vecchia sinistra nei modi e siamo pervasi da spirito più unitario” – a sì e no un mese dalla loro nascita, iMille si dividono.

Sì, perché Mario Adinolfi decide di fare uno scatto in avanti e, fregandosene della collegialità, della democrazia diretta all’interno del gruppo de iMille (se la pretendono dal PD è ragionevole pensare che la abbiano di default all’interno delle loro strutture organizzative, no?), si candida alle Primarie. [e ha pure culo, perché il sito de iMille da ieri non si apre usando OpenDNS: magagna testè segnalata allo staff].

Da quanto ho capito, gli altri i999 (o sono meno? Quanti de iMille sono andati con Adinolfi?) sono rimasti un po’ basiti, anche perché credo avessero concordato di supportare Veltroni alle Primarie. E in effetti stasera fanno la loro prima uscita pubblica a Roma, tra un mojito e un salatino, e dovrebbero annunciare l’imminente lista “iMille per Veltroni” o qualcosa di simile.

Il mio parere è che questa sia una buona notizia. Cioè, se Adinolfi se ne va per i fatti suoi, iMille che appoggiano Veltroni mi stanno decisamente più simpatici e mi sembrano qualcosa di un po’ più serio.

Da quanto ho capito, infatti, la polemica astiosa contro il nascituro PD che ha caratterizzato alcuni post del blog de iMille è quasi tutta farina del sacco di Adinolfi, tra l’altro autore di quel brutto claim aggressivo “It’s time for them to go” che, dopo una polemica nata qui, è stato finalmente cambiato (con un claim che non significa niente, ma almeno non fa danni). E il cui unico selling-point politico mi pare essere “votatemi perché ho 35 anni, devo essere per forza meglio di quelle vecchiazze là”.

Insomma, ne iMille c’era una corrente “antipatizzante” col partito in cui intendeva entrare (ottima strategia di “entrismo”: entrare in un’organizzazione prendendo a male parole chi vi appartiene) e forse ora se n’è andata per i cavoli suoi, verso l’ennesima mazzata politica (perché è questo che accadrà: segnatevi il post e tornate a leggerlo dopo le Primarie, dati alla mano).

E poi al mondo c’è un solo Adinolfi per cui mi sentirei di votare ed è l’uomo che ogni estate grazia quotidianamente i nostri aperitivi con la sua musica dalle frequenze di Radio Rai.

Il significato di tutto ciò? Beh, per quanto mi riguarda è semplice: come temevo, ne iMille, tra tante persone di buona volontà, c’era chi era lì per sgomitare e  avere visibilità politica, facendo un po’ di baccano su “giovani & democrazia diretta” (due parole che personalmente mi fanno mettere mano alla pistola ogni volta che le sento), ma in verità gridando forte un “Io io io ioooo! Guardatemi! Sono qui! Io sono i gggggiovani!”.

Avrei giurato che lo sgomitatore sarebbe stato Adinolfi (saggiamente Scalfarotto ha preferito evitare, ché certi errori non si fanno più di una volta) e i fatti mi hanno tristemente dato ragione.
Fossi uno de i999 mi fermerei un secondo per capire se per caso non sono stati “usati” bellamente.

Forse c’è un happy end, al termine di questa storia. E cioè se iMille la smettono di trastullarsi con le menate tipo la sezione a Parigi (è una cosa di uno snobismo insopportabile che era già stata fatta ai tempi del PDS e che francamente lascia il tempo che trova: meglio occuparsi di trovare gente a Treviso, Verona, nella padania più nera dove la sinistra non esiste e dove la gente è cattiva), la smettono col tormentone sui “cervelli in fuga” e iniziano ad avere un atteggiamento costruittivo, con la scelta di supportare Veltroni alle Primarie potrebbero diventare – almeno ai miei occhi – finalmente un soggetto credibile e accettabile e non più un gruppo di “piccati” perché nessuno riconosce il loro genio.

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