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June 20th, 2007 § 8 comments § permalink

VaffanCamp, ovvero come autofustigarsi inutilmente con la coda lunga dei BarCamp

June 20th, 2007 § 11 comments § permalink

Ris-sa, ris-sa, ris-sa! Questa settimana è lo slogan che mi ritorna più volte in mente, per un motivo o per l’altro. Anche la blogosfera, che su queste cose cresce felice come  fiori sul letame, non si è risparmiata il polemicone globale, che ovviamente acquisisce sempre più i toni di una bella rissa, con tanto di gruppetti, manicheismi, accuse e controaccuse.

L’oggetto del contendere sono i BarCamp che, credo su questo siamo sostanzialmente tutti d’accordo, sono una delle novità più belle riferibili alla blogosfera (e non solo).
Il fatto è che, dopo che tutti abbiamo scoperto chei BarCamp sono un modello di aggregazione divertente, sostanzialmente low-cost e intelligente, la gente ha iniziato ad organizzarne decine, grandi e piccoli, in ogni luogo dello Stivale.
Questo ha fatto sì che si siano moltiplicati i BarCamp, con tanto di inevitabili sovrapposizioni di date, concomitanze di eventi e polemiche annesse.

Ecco una bella crisi causata dalla crescita dell’offerta: i BarCamp si moltiplicano e ne vediamo di tutti i colori, da BarCamp mastodontici e partecipatissimi ad iniziative minimali, fatte con poca gente e forse per poca gente, fino a veri e propri BarCamp-marchetta, siano essi commerciali o politici.

 

ATTACCANTI, DIFENSORI E MAFE UBIQUA 

Chi ha iniziato le danze, con un post che esprimeva – con serietà e pacatezza – un po’ di dubbi sulla secchiata di BarCamp in arrivo, è stato Giovy. Sostanzialmente, il buon Giovy dice una verità condivisibile: ci sono tanti BarCamp e di alcuni, a vocazione minoritaria, si fatica a cogliere il senso.

Maurizio Mavida, invece, punta il dito contro il LostCamp, che a quanto pare è concomitante ad altri due BarCamp, e fa un suo appello affinché i BarCamp si uniscano: bando alla “concorrenza” (anche se sarebbe più giusto dire “concomitanza”) e facciamo un BarCamp unico, valido per tutti (anche se ovviamente propone lui quale sia il BarCamp che deve ospitare gli altri).

I due post hanno un bel po’ di commenti, che sostanzialmente si dividono in tre posizioni. Da un lato gli accusatori, cioè coloro che in presenza di una concomitanza di BarCamp nella stessa data decidono di prendersela con uno dei due BarCamp.
Dall’altra i “difensori”, forti del fatto che in un anno ci sono 52 settimane e i giorni buoni per fare BarCamp non sono poi così tanti e quindi sovrapporsi ad altri eventi simili è un male necessario.
In mezzo – volendo scherzare – ci sono gli ubiqui, tipo Mafe e altri, che per lo stesso giorno si sono iscritti sia ad un BarCamp in un circolo privato di Treviso, sia al LostCamp dalle parti di Savona. Ma da Mafe mi aspetto miracoli, anche l’ubiquità (o velocità autostradali da Formula 1 o il teletrasporto)! 🙂

 

L’ECUMENISMO LASCIAMOLO AL VATICANO

Personalmente mi trovo un po’ spiazzato e non riesco a schierarmi da nessuna parte, di fronte a questo problema. Forse perché sono convinto che non sia affatto un problema.

Ok, i BarCamp ci piacciono e ce ne sono tanti. Talmente tanti che nello stesso sabato potrebbero essercene 2 o 3 in zone diverse d’Italia. Che fare? Ci scanniamo a base di “io l’ho annunciato prima” (a chi, poi?) o riflettiamo con un po’ più di freddezza?

Ecco, a me questa crescita di offerte barcampiane non sembra un problema, anzi sembra una cosa positiva: vuol dire che ci sono più BarCamp e posso scegliere quello che più mi interessa, quello dove va gente che mi sta più simpatica, quello che si tiene in una regione che ho piacere a visitare, ecc.

Cavoli, è la concorrenza! E personalmente penso che sia un bene: spinge gli organizzatori a fare di meglio, offre più chances a noi “consumatori” (mai termine fu meno appropriato) di BarCamp e soprattutto, appena terminerà l’ondata dei BarCamp generici, offrirà “prodotti” sempre più segmentati, settoriali, specifici.

Insomma, sono mesi che nella blogosfera parliamo di “coda lunga”, del bello delle nicchie, del futuro del mercato come insiemi magari ridotti ma credibili di interessi, necessità e gusti particolari e poi quando si tratta dei BarCamp facciamo gli ecumenici?
Ma poi facciamo gli ecumenici chi?

E qui casca l’asino. Credo che la posizione ecumenica nasca dal fatto che si considerano i BarCamp come qualcosa che viene dalla blogosfera e si rivolge esclusivamente ad essa. In quel senso, qualcuno si sente legittimato a dire “noi (blogger) evitiamo di disperderci e marciamo compatti verso un unico BarCamp”.

Penso sia un’ottica perdente: parte dall’assunto che il pubblico potenziale di simili iniziative sia molto piccolo (e coincide sì e no con la comunità dei soliti blogger) e i singoli BarCamp non abbiano senso se la “cricca” non partecipa in massa.

Ma credo che non sia così. O quantomeno è riduttivo vederla così. Tanto vale chiamarli blograduni, allora.

 

LA MASSA CRITICA NON E’ COSI’ DI MASSA

Se, invece, vogliamo rispettare l’ottica inclusiva dei BarCamp, non possiamo che vedere nella concorrenza un’opportunità.
Anzi, la moltiplicazione dei BarCamp può contribuire a coinvolgere nel “giro” (quello da non disperdere, ecc.) nuove persone, nuove idee, nuove comunità, ecc.

Quindi per me non c’è nessun male se ci sono 3 BarCamp nello stesso giorno. Non me ne lamenterei, così come non mi lamento che la stessa sera ci siano 3 (mila) concerti rock in Italia. Scelgo quello che mi piace di più e se mi gira ci vado.

Se Granieri fosse ancora fra noi :-), starebbe gridando “massa criticaaaa!” da mezz’ora. E avrebbe anche ragione. Insomma, è vero che se facciamo 100 BarCamp lo stesso giorno, con buona probabilità ne ricaveremmo 100 pessimi incontri vuoti, immaginando che la gente si distribuisca più o meno regolarmente tra i vari appuntamenti concomitanti. Mancherebbe, appunto, la massa critica di partecipanti per rendere appetibile ogni singolo BarCamp. Ma è un caso limite, no?

Credo che la concorrenza – se contenuta entro limiti funzionali al “mercato” di riferimento (e mi sembra questo il caso: ci sono 3 BarCamp concomitanti, non 100!) – sia un bene anche perché separa i prodotti di successo da quelli non di successo o – magari orgogliosamente e proficuamente per chi vi partecipa – minoritari. E per di più allarga la base potenziale di partecipazione.

Quindi se domani organizzo il MessaCamp al Santuario di Oropa e nessuno, salvo una decina di bigotti e una mia zia suora, ha voglia di partecipare, poco male. I partecipanti avranno comunque qualcosa da dirsi (e se si è già una decina è facile conversare bene e proficuamente) e la loro nicchia con altare sarà colmata di senso.

 

UN PIPPACAMP PERMANENTE MENTRE LA GENTE RESTA A CASA A FARE ALTRO 

Guardando la cosa un po’ da fuori, mi sono reso conto che la comunità (quella famosa da non disperdere) si è nuovamente prodotta in una mega-pippa mentale autoreferenziale, su premesse che traballano un po’. Un PippaCamp permanente che ci vede partecipare tutti e che forse un’ottica meno ombelicale ci avrebbe aiutato ad osservare meglio.

Insomma, non stiamo lì a scannarci per sì e no 150-200 blogger (che più o meno sono lo zoccolo duro barcampiano): ci sono migliaia (tante migliaia) di persone – molte con un blog – che sarebbe carino coinvolgere nei BarCamp e che ovviamente trascuriamo perché siamo troppo impegnati a fare la conta di chi ha più blogger noti tra i partecipanti.

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June 19th, 2007 § 7 comments § permalink

Riduzione del danno: una pratica sana anche al cinema

June 18th, 2007 § 4 comments § permalink

Apprendo da Repubblica che è uscita la lista dei peggiori film italiani del nuovo millennio, curata da Cinemotore (che è un portale che non conosco e che al momento non è raggiungibile, quindi non lo linko). In sostanza è la lista dei peggiori film degli ultimi 7 anni, secondo i lettori di questo portale, ma fa lo stesso.

La cosa che mi consola è che, tra tutti i film elencati, non ne ho visto nemmeno uno. Anzi, non ho mai nemmeno desiderato – anche tangenzialmente – vederne uno. Anzi ancora, buona parte dei film elencati mi hanno fatto un sano ribrezzo preventivo.

E il tutto mi rende curiosamente fiero: la regola per cui non vado a vedere un film al cinema a meno che non ci siano un 85-90% di probabilità acclarate che non mi dispiaccia si rivela sempre più valida.

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June 18th, 2007 § 0 comments § permalink

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June 14th, 2007 § 0 comments § permalink

(Un)happy feet – post schifato (e anche un po’ schifoso)

June 14th, 2007 § 34 comments § permalink

E’ più o meno arrivata l’estate e sono 33 anni che vorrei dirvi una cosa, ma solo oggi mi è venuto lo slancio, forse eccitato dal gran dibattere collettivo sulle Crocs (mio giudizio: mandare i loro inventori con la vanga ai lavori forzati, per scavare le fosse comuni in cui gettare chi le compra, ricoprendoli poi di ciondoli arroventati).

La faccio breve: cari esseri umani di razza maschile, toglietemi i vostri piedi da sotto gli occhi e il naso, grazie.

[nota, di qui in poi il post prosegue parlando di cose orride, quindi cliccate se ci tenete; per chi legge via feed, invece, c’è poco da fare: fermatevi qui se siete raffinatini, oppure proseguite, suvvia]

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June 12th, 2007 § 2 comments § permalink

Aggiornamenti sparsi in cui do di nuovo del gay a Tiziano Ferro, ma c’è altro

June 12th, 2007 § 7 comments § permalink

Ecco il tanto atteso post a punti (pochi, peraltro) in cui metti un po’ di cose che vorresti dire ma che, per una ragione o per l’altra, non trasformi in post a sè.

– Genova!
Sono giorni che in un modo o nell’altro ho puntato le antenne su Genova. Prima perché passa di lì Berlusconi e – finalmente – la gente comune lo fischia e lo manda a stendere. Proprio lui, uno che gira sempre con una o più claque pagate, portate con apposito pullman.

Poi perché non solo Berlusconi viene sfanculato, ma la destra viene battuta in Comune e in Provincia, nonostante il terrorismo politico e mediatico che ha praticato in campagna elettorale, complici i media (che ancora controlla).

E poi ancora perché finalmente il Genoa torna in Serie A! Per me è una gioia tremenda: Genoa e Toro sono la stessa squadra, abbiamo un’identità perfetta tra tifosi, non riesco nemmeno bene a distinguere le due squadre. Sono tifoso del Toro e anche del Genoa e in quell’ “anche” non c’è nessun sottotono di separazione.
D’altronde non riesco a non identificarmi in una squadra che, quando (raramente e con sofferenza) conquista qualcosa, riempie i balconi della città di cui porta il nome di bandiere polverose, lise, consunte dal tempo: testimonianza di glorie passate. Forse davvero il ToroGenoa è una contrada morta che, nel calcio dei padroni e degli arroganti, non si rassegna al suo destino e prova a resistere.

Tanto per non terminare il mood filogenovese di questi giorni, oggi un bel pranzo di lavoro con quel grand’uomo di Marco Formento, in cui abbiamo gioiosamente parlato e cazzeggiato di blog e dintorni. E proprio in quello – cioè in una cosa che avremmo fatto comunque e gratuitamente – consisteva il “di lavoro” del pranzo. “Sempre meglio che lavorare”, penserà qualcuno. Che dire, concordo!

Cliccando qui, c’è qualche testimonianza fotografica del trip genovese di questi giorni. 

 

– Grandine!

Di ritorno da Genova, astuto come un cervo, oggi decido di evitare una tangenziale che sembrava intasata di macchine fino dal raccordo di Santena e mi prendo la briga di guidare da Villanova d’Asti fino a casa, ovviamente evitando le statali trafficate e optando per un sano percorso collinare.
Peccato che nel mentre scoppi la bufera, una di quelle vere. Pioveva talmente tanta grandine che non riuscivo a fare una telefonata (con tanto di auricolare potente) mentre guidavo, tanto era assordante il rumore dei chicchi sulla lamiera.
Nel mentre, ogni strada in salita si trasformava in una sorta di ruscello (con tratti fiumosi) da risalire, con acqua e fango a secchiate. E ogni discesa in una lotteria di aquaplaning in mezzo a pozzanghere trasformate in laghi.
In sostanza ho fatto le ultime 3 tratte della San Vito-Revigliasco faticando in salita e galleggiando in discesa, come all’Aquafan, ma su un ciambellone d’acciaio da 1300 chili. Meno male che sono dritte (giusto di fronte a dove mi ero quasi perso ad aprile scorso: luogo topico?).
Nel mentre, ben 4 macchine che avevo davanti sono andate a sbattere più o meno rovinosamente. Io, illeso e con l’auto illibata (grandine a parte). Tradotto in termini pratici: Gronholm mi fa una pippa! Sono tornato a casa, una volta giunto propriamente in città, gongolando e dandomi del rallysta provetto, pompandomi l’autostima (“auto” nel senso motoristico della parola)

 

– Menate!

Nel vuoto pneumatico di questo giugno piovoso che non accenna a smettere di deliziarci con un’oretta di diluvio quotidiano, sto covando un progetto stupido. Una di quelle cavolate che abbozzi per intrattenerti e che poi lasci stare così, a livello di idea balzana partorita in un momento di noia. E’ che io impazzisco per queste mezze idee, incomplete, buttate lì, donchisciottesche e miseramente incompiute.
L’idea è questa: compilare un “vocabolario del possibile”, cioè un elenco di parole che serva a raccontare meglio i nostri tempi, senza eufemismi, diminutio politically correct, giri di parole, lunghe spiegazioni. Mi sono accorto che ci sono decine di situazioni, personaggi, idee, cose, ambienti, movimenti, ecc. che non hanno una parola dedicata. I tedesci sono fortunati: se la coniano e morta lì. Per noi è un problema: abbiamo troppo poche parole e troppe sono malamente sinonime.
Quindi inventiamone di nuove: alla fine, un po’ per ridere e un po’ per necessità, lo facciamo più di quando crediamo.

Ad esempio, recentemente ho coniato “tettorale”, ovvero il termine che indica come si riducono i pettorali degli uomini dopo i trent’anni, se non fanno un’adeguata attività fisica. Mantengono sì la forma da pettorale, ma diventano pettorali cicciosi, sulla via della tettificazione. E’ un problema diffusissimo e – lo dico a tutti quelli che stanno già dicendosi “sì, ma domani mi iscrivo in palestra” – assolutamente irrimediabile entro l’estate. Rassegnatevi.

Ma c’è chi ha fatto di meglio. Per esempio, una della autrici di questo blog ha inventato il geniale termine “purittana“, che definisce una nuova categoria di individui femminili decisamente meglio di mille parole selezionate una ad una.
Il post (e in generale il blog) meritano un’attenta lettura, anche perché le paturnie sentimentali altrui – se scritte bene – sono divertenti.

Ovviamente se avete qualche termine di vostra invenzione che sia utile a capire meglio questi anni, contribuite.

 

– Tigano Ferro! (no, non è un refuso)

Mi si sbricioleranno tutti i dischi dei Led Zeppelin per contrappasso dantesco, ma non posso esimermi dal dire che l’ultimo singolo di Tiziano Ferro è una delle cose più gay militanti che ho visto negli ultimi anni, con tanto di ritornello hi-energy su cui fare balletti ai limiti della decenza e dell’autostima. Per di più Raffaella Carrà è da sempre un’icona gay veneratissima dalla comunità e partecipa pure al video, che è gayescamente simpatico.

Ora, se fossimo un paese civile, un brano simile sarebbe remixato da Tiga sulla falsariga di “You Gonna Want Me” e diventerebbe il singolo dell’estate senza concorrenza alcuna.

Anzi, se ci fosse un buon mash-uppatore là fuori, mescolerebbe i due pezzi e farebbe un ibrido ammirevole. Dai, lo fate? Ho messo lì i due video, gli mp3 li trovate: un po’ di taglia e cuci e qualcosa viene fuori. Visto che non ci danno il tormentone estivo, non ci resta che farcelo da noi.

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June 9th, 2007 § 1 comment § permalink

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