Farsi conquistare da Veltroni, senza Pizzaballa

June 28th, 2007 § 18 comments

Oggi la Sinistra italiana o giu’ di li’ (c) ha deciso di giocarsi il jolly.

D’altronde la mano e’ un po’ di tempo che non sta andando tanto bene e forse e’ il caso di provare davvero a vincerla, per poi rilanciare e vincere l’intera partita. Ma non e’ cosa semplice. E ce lo dobbiamo ficcare in testa.
Oggi eravamo li’, nella sala piu’ calda (politicamente e fisicamente) del momento. A si’ e no 30 metri da Veltroni, il jolly. Ci aveva promesso un discorso concreto, senza le sue solite menate sui sogni. Detto, fatto.

IL RUMORE DELLE COSE CHE STANNO CAMBIANDO

Sarebbe stupido dirci che abbiamo scoperto Veltroni oggi, perche’ sono decenni che e’ una figura di spicco a sinistra.
Sicuramente sarebbe molto meno stupido dirci che un singolo discorso di un singolo politico che conosciamo come le nostre tasche nei suoi pregi e difetti possa cambiare tante cose a sinistra. Ma tant’e’.

Gia’, oggi per la prima volta da anni ho sentito qua e la’ il rumore delle cose che stanno cambiando. E il bello e’ che ho provato questa sensazione durante il discorso meno emozionante che ho sentito negli ultimi anni da parte di pezzi grossi dei DS.

Insomma, ho passato anni ad andare ai comizi come si va ai concerti: a perdermi, ad applaudire, a farmi venire la pelle d’oca come in un rito. E con me tanti. Mancavano i cori e gli accendini, ma gente come D’Alema quando fa un comizio ti fa venire voglia di fare la ola, se si impegna.
(Ricordo anni fa una folla presa da slanci euforici durante un intervento di Jospin a Torino ad un comizio sul socialismo europeo: tutti applaudivano ad ogni suo passaggio – in francese stretto – sebbene non capissero una mazza di quanto diceva)

Pero’ poi il comizio finiva, tiravi quattro pacche qua e la’ ai “compagni” che vedevi solo a comizi e cortei e poi tornavi nel mondo reale. Quello in cui la mega seduta di autocoscienza collettiva del comizio appena concluso era irrilevante. Tanto era tutto entertainment for leftists (c)

ENTERTAINMENT FOR LEFTISTS

Ok, oggi non ho affatto goduto al comizio. Niente “momenti topici comunisti” (c), che fanno presa sul cuore dei militanti, niente folklore sinistrorso, niente richiami alla “pancia” del compagno che c’e’ in ciascuno di noi, niente namedropping per tirare l’applauso (cioe’, un po’ all’inizio ma in misura ristrettissima rispetto al solito).
Niente messa cantata, insomma.

Aveva detto “niente sogni: daro’ delle risposte”. E, cavoli, lo ha fatto davvero.
E vi assicuro che non e’ una cosa facile, di fronte ad una platea di quel genere, che si aspetta qualcuno che scaldi i cuori e non i cervelli.

Avra’ le spallucce vittimiste da tennista italiano (cit.), ma Veltroni oggi ha dimostrato di avere le palle. Tenere una platea, piu’ tutta la gente fuori, piu’ tutta la gente nella sala con megaschermo, piu’ la gente a casa, 100 minuti ferma li’ di fronte ad un testo serio e programmatico e’ un lavoraccio.
Ed e’ un lavoro ingrato, perche’ con due o tre battute su Berlusconi lo avrebbero portato in trionfo a spalle fin sopra Superga. E lui si sarebbe risparmiato tutta questa fatica.

UN ROMANTICO A STALINGRADO

Pero’ ne e’ valsa la pena. Via blog temo talvolta di sembrare uno stronzone insensibile, ma in verita’ sono politicamente un romantico. E le cose di sinistra, le “mie” cose, mi commuovono. Dai funerali dei vecchi militanti, con la banda che suona una versione struggente dell’ “Internazionale” a passo lento, alle bandiere impolverate, ai nonni che si trascinano ai cortei (dio mio, sto veltroneggiando).
Ecco, oggi non mi sono commosso proprio per niente. Ed e’ stato un bene.

Vado ad un comizio (perche’ era quello) e non mi viene la pelle d’oca. Non mi spello le mani ad applaudire senza se e senza ma (cioe’, faccio i miei applausi ma con cognizione di causa).
E nessuno, li’ sul palco, cerca di comprarmi con un effettaccio retorico, con il richiamo della nostalgia o toccando quei due o tre tasti che mi fanno partire il lacrimone.

E poi, cavoli, non c’era una singola bandiera rossa. Nemmeno rose’, niente. Nessun saluto del sindaco, nessun comitato di accoglienza, nessun opening act, nessun “respect” tributato ai sindacati, ai parlamentari locali, ecc. Il comizio di Veltroni e basta. Anni di liturgie sinistrorse cancellati in un attimo. Scandalo! Empieta’! Oppure no?
Non ho goduto ma ho ascoltato e ragionato. E ho sentito quel rumore li’, le cose che cambiano. Quasi mi ero dimenticato che potesse esistere.

NE’ BIGNAMI, NE’ READER’S DIGEST: UN CONCENTRATO DI CONCRETEZZA

Veltroni, nei 40 gradi della Sala Gialla del Lingotto, ci ha fiaccati. Non si fermava mai. E continuava a tirare via una cartella dietro l’altra cariche di senso, di cose giuste, di impegni concreti per il futuro.
E lo ha fatto snocciolando numeri, tirando fuori idee non generiche ma ben piantate a terra (per dire, non ha detto “meno tasse per tutti”, ma ha detto “riduciamo la pressione fiscale di un punto in 3 anni”: un impegno concreto, vero, con i numeri li’ in primo piano), elencando iniziative, rimbrotti, appelli, rassicurazioni e tirate d’orecchie.

Ai comizi solitamente si fa ginnastica. Ti scaldi un po’ all’inizio, poi tiri un po’ il fiato durante le parti inutili (normalmente, per dire, c’e’ sempre un passaggio sui rapporti con la sinistra in Europa che devono fare per forza e che nessuno ascolta mai) e ti prepari per il gran finale. E il buon comiziante sa farti capire che e’ il momento di far partire il “bravooooo!” perche’ alza la voce, sputacchia, si infervora.

Veltroni no. Ero di fronte ai giornalisti (quelli veri) e li ho visti andare in crisi. Ad un certo punto uno ha detto ad un suo collega “ma qui bisogna segnarsi tutto!”, facendo una faccia disperata (poi quando Veltroni ha indicato le 4 priorita’ per l’Italia l’ho visto prendere un foglio bianco e segnarsi un bell’ 1, 2, 3, 4 in attesa che il buon Walter le elencasse: sembravano allievi diligenti a lezione all’Universita’).

Non c’erano parti inutili. Niente Veltroni condensato da Reader’s Digest. Tutto pregnante, tutto on topic, tutto importante. Una faticaccia immane.
Pure noi, che volevamo fare i fratelli sfigati della Gialappa e commentare quello che diceva, alla fine ci siamo espressi poco, perche’ tirava fuori una cosa interessante e concreta dietro l’altra. Senza riempitivi, senza fuffa, senza intermezzi inutili.

OUR HOUSE

Va bene, ho sentito il rumore delle cose che cambiano. Ed e’ un rumore di ruggine, perche’ erano ingranaggi che non giravano da un po’. Pero’ mi ha fatto piacere vedere in quella platea delle facce diverse dal solito. Ed erano tante. Gente che forse era al suo primo comizio. E gente molto piu’ giovane di quello che credessi. Gente che non mi assomigliava, che non parlava come me e come noi (militanti). Gente che non mi sarei nemmeno aspettato.

E poi ho visto decine di vecchi compagni di militanza. Amici persi di vista anni prima, che hanno smesso di sbattersi per il partito. Persone che si sono limitate a votare, magari deluse. Sono tornate. E non erano li’ solo per vedere. Ho subodorato in giro fermento, riunioni, ganci. Ho visto girare biglietti da visita, fissare incontri. Cose che non ho mai visto, perche’ normalmente gli “eventi di sinistra” erano diventati un po’ come la tombola del giovedi’ a casa di mia nonna, con i suoi amici: ogni anno qualcuno di meno.

Ma soprattutto ho fatto un giro di telefonate. E gente insospettabile, persone che magari non hanno mai votato come noi o non si sono mai sentite parte della nostra storia, mi hanno detto “ci e’ piaciuto: siamo con lui” e hanno sentito una nuova (forse totalmente inedita nella loro vita) appartenenza. Forse, per alcuni, la prima appartenenza politica nella vita.

E ho capito che e’ la prima volta, nonostante la Bolognina, la Cosa 1, la Cosa 2, ecc., che riusciamo a creare qualcosa di comune con chi non ha la nostra storia. Prima eravamo noi che alla fine, sotto sotto, chiedevamo agli alleati di “entrare da noi”, di diventare come noi, magari sfumando un po’ il “noi”.

Qui, invece, la cosa e’ diversa. Oggi, con gente lontana dalla mia storia, dalla mia identita’ e da alcuni miei valori, ho percepito comunanza. Pur restando tutti li’ fermi nelle nostre identita’. Forse e’ la volta buona che abbiamo costruito una casa abbastanza larga e condivisa.

Insomma, insieme a persone diverse da me (ma anche tante simili, ci mancherebbe), abbiamo chiamato “nostro” qualcosa di nuovo. Ed era un “nostro” sincero.

RAGIONEVOLMENTE

Non mi ha emozionato e quindi Veltroni oggi mi e’ *ragionevolmente* piaciuto. E in quell’avverbio c’e’ tutto il bello di quanto ha fatto oggi. Ha motivato chi lo ha ascoltato. Nel vero senso della parola. Ci ha lanciati perche’ ci ha dato dei motivi. E ha detto la sua, senza blandire qua e la’, senza sviolinare. Ha detto cosa pensa. E molto di quello che ha detto lo condivido. E non so se tutta la sinistra o giu’ di li’ sia d’accordissimo con alcuni suoi passaggi. E giustamente lui ha deciso di fregarsene.

Finalmente qualcuno che dice qualcosa di sinistra sulla sicurezza. Finalmente qualcuno che denuncia come idiota e dannosa la doppia morale “poverinista” con cui certa sinistra sotto sotto minimizza quando si parla di criminalita’, di sicurezza, di immigrazione.

Veltroni ha detto “tolleranza zero, senza se e senza ma” contro chiunque delinque. Due anni fa si sarebbe preso del fascista da mezza sinistra (non solo quella antagonista conservatrice). Ha toccato un nervo scoperto, oltre che una delle posizioni piu’ imbarazzanti che la mia parte politica si e’ portata dietro. E non e’ stato facile.

E poi l’ambiente. Tema fondamentale di cui i Verdi italiani si sono arrogati l’esclusiva, sfiorando nuove vette del ridicolo. Il comunicatore che c’e’ in me (e che mi paga le bollette) ha fatto i salti di gioia di fronte alla formula “l’ambientalismo del si'” e la persona intelligente che c’e’ (a tratti) in me ha fatto la ola quando ha detto che dobbiamo fare la TAV, i rigassificatori, gli inceneritori e che chi si oppone danneggia ancora di piu’ l’ambiente, con le sue non-soluzioni.

In verita’ per un attimo mi sono emozionato. E’ che quell’infamone di Veltroni ha beccato il mio tallone d’Achille; Olof Palme. E ha fatto la citazione piu’ bella, tra le sue: “dobbiamo combattere la poverta’, non la ricchezza”.
Sante parole! E poi ha fatto un appello contro gli odi di classe. E una velata e indiretta critica ad una legge idiota (non passata, nonostante gli antagonisti la volessero), cioe’ la tassa sui SUV. “Tassiamo chi inquina”, ha detto Veltroni. Non chi ha una macchina che ci sta sull’anima (quelle poi le si riga, al limite).

Confesso che mi sarei aspettato che calcasse un po’ piu’ la mano coi sindacati, che insieme alla sinistra antagonista sono i veri conservatori di questi tempi: un’inerzia che blocca il progresso economico e sociale.
Si e’ limitato a dirgli di pensare anche ai giovani e al futuro e non solo a difendere lo status quo e i “vecchi”.

Mi aspettavo di piu’, ma conoscendo il bullismo con cui il sindacato mette all’angolo la Sinistra o giu’ di li’, e’ gia’ un passo coraggioso. (tra l’altro, fossi Prodi alzerei l’eta’ pensionabile, terrei lo scalone e andrei tranquillamente allo scontro col sindacato: porterebbero i loro anziani in piazza a Roma e poi se la prenderebbero in quel posto: soprattutto se i DS iniziassero a imporsi un po’ e guidassero la resistenza ai sindacati rezionari)

QUALCHE PECCA (A PARTE IL FATTO CHE TIFA PER LA SQUADRA SBAGLIATA)

Aspetti negativi? Un paio. In primis le cartoline dalle citta’ italiane che scorrevano sullo sfondo del palco, sui maxischermi. Sembrava l’intervallo in Tv, sulla RAI. Mancava giusto la musichetta con l’arpa, ma me la sono canticchiata mentalmente per tutto il pomeriggio, mannaggia a lui!

Poi una caduta di gusto: l’orrida foto in bianconero di un bambino con capelli a scodella e due occhioni tondi photoshoppati in azzurro intenso. Sembrava “Boy” degli U2, in un curioso mash-up musico-filmico con “Il villaggio dei dannati”. Puzzava di retorica. E di brutta musica. E di Bono in salsa Guinness.
E poi la chiusura. Ok, niente Africa, niente Sting, niente Bono (anche perche’ avrei aderito alla Fiamma Tricolore seduta stante), niente Ghandi (di cui credo abbia esaurito le citazioni” gli restano i rutti, le frasi pronunciate durante il sonno e i transcript dei litigi con la moglie), ma una spolveratina di romanticismo l’ha voluta dare.

Peccato che Veltroni, da buon filo-anglosassone, sia un romantico del genere funereo. Quindi nulla di tempestoso alla tedesca, niente euforia paradossa sentimentale, niente raptus faustiani, ma un classico del romanticismo inglese, quello fatto da gente che al primo appuntamento con la fidanzata andava a farsi una passeggiata al cimitero al tramonto e come massima botta di vita faceva un picnic sulle rovine di qualche palazzo antico riflettendo sulle vite perdute).

E allora sotto con la storia della ragazza quindicenne che e’ malata, vuole andare con lui in Africa e prima di morire fa un’adozione a distanza. E’ roba – tutta vera – da Libro Cuore o da certi dischi dei Tindersticks. A suo modo commovente, assolutamente edificante e a tutti e’ venuta voglia di portare un fiorellino sulla tomba di questa ottima ragazza scomparsa.

Pero’ il comunicatore che c’e’ in me avrebbe preferito una chiusura piu’ funky, che non un “questi sono i nostri figli e i nostri nipoti”, che ha provocato toccatine scaramantiche qua e la’.

Anche se poi, scherzi a parte, il dark che c’e’ in me (e’ un condominio molto abitato, lo so) alla fine ha apprezzato – ma mi e’ salito piano – l’aspetto crepuscolare di questa chiusura. Forse per lasciarci nel cuore un po’ di inquietudine.
Quella stessa inquietudine che diventa irrequietezza e che ti spinge ad agire.

E infatti ho un sacco di voglia di fare politica, da oggi pomeriggio. E un inedito ottimismo della ragione.

§ 18 Responses to Farsi conquistare da Veltroni, senza Pizzaballa"

  • Suzukimaruti says:

    dite quello che volete, ma a me questi remix di senso piacciono molto! 🙂

  • nuxx says:

    Oggi, per l’apertura dei Giochi Europei delle Paranoie e della violazione della privacy, ho proposto una partita tra italiani e immigrati per strada. Mi perdo con troppa facilità.

    Oggi ho mangiato in Francia dopo anni e ho pensato che c’è anche chi soffre la fame. E non è poco.

    Qualora la nostra comunicazione dovesse continuare a fondarsi sul web, sarei ottimista per Piero Fassino che è qui, pessimista per Francesco Rutelli che è da New York.

    Ha visto le foto di D’Alema al mare con il cinese e un po’ lo invidia…

    Esausto, ascolta “PD, la casa della joia”, ultimo capolavoro del compianto Roy Calatrava.

    Resta ancora perplesso di fronte all’espressione “discesa in campo”. In discesa ci sono sempre stato, lo rivendico, sia chiaro.

    Vuol dire all’amico Andrea che non si sente un “principiante stanco”, soprattutto sventoando giornali e striscioni.

    “Siamo tutti ad un grande e meraviglioso punto di partenza, tutti assieme”. Forse non vuol dire niente, ma mi mette di buon umore.

    “Basta con i veleni, le polemiche, gli insulti: Cicchitto mi augura di… venir meno, la cosa mi fa comunque piacere” (staff)

    “Ultimamente c’è poco di più credibile della televisione, sono affascinato dalle cose che stanno accadendo” (staff)

    “Il PD composto da almeno 1000 donne, con lo scettro a me, modello perfetto.” (staff)

    “Per chi ruba con troppa facilità, l’unica risposta è opportunità, quale che sia la sua personalità” (staff)

    “Perché solo in Italia figlio del professionista può avere tra le mani il destino del figlio dell’operaio?” (staff)

    “Al patto con la mia città non voglio venir meno: l’amore per RomaFictionFest mi impedisce di fare diversamente” (staff)

    L’intervento è terminato. Conclude citando “Torino è la mia città”. E’ confuso e felice.

    Roma? fa finta di non esserci mai stato. E’ andata.

  • la mela sonica says:

    senza offesa ragazzi ma state facendo un bel volo pindarico mica da ridere.
    torino non è il nord.
    nuvoletta veltroni non becca mezzo voto al nord.
    e fassino si rende conto benissimo della situazione del centro sinistra al nord.

  • pietroizzo says:

    ottimo post. per me che ero fuori torino, fuori dal mondo e fuori di testa, una piccola botta di ottimismo… ciao!

  • BMV-Pedrita says:

    Io ho, da sempre tre santini politici:

    D’Alema: lo adoro nei dibattiti, ma non è neanche lontanamente spendibile già con certi elettori di sinistra, figuriamoci con quelli di centro.

    Veltroni: è l’unico – UNICO – uomo che fa politica con una motivazione trascinante e che parla con una chiarezza che anche mia nonna buonanima l’avrebbe capito.

    Bersani: sarà l’accento romagnolo, sarà il piglio con cui sta davanti a gente che lo fischia – a torto e perchè si cagano in mano all’idea di pagare FINALMENTE le tasse e di vivere nel vero libero mercato – sarà quel che sarà ma io lo adoro.

    😀

  • Il post è bello, però mi sono eccitato di più con l’originale: il testo del discorso di Veltroni!:-)
    Comunque hai ragione, Suz, solo a leggerlo viene voglia di crederci ancora e pensare che la politica possa di nuovo essere una fatica utile e appassionante. E mica è poco, di questi tempi!

  • HK says:

    Post molto, molto, molto bello. E questa emozione di volerci riprovare, smetterla di pensare a Mastella, crederci di nuovo e riaccendere una fiammella di speranza l’ho provata anch’io.
    Via, proviamoci.
    Un saluto

  • Biccio says:

    Bravo, bel pezzo, l’ho letto bene e con gusto.

  • Gommaweb says:

    Tutto molto bello. E un fantastico post, come spesso scrivi. Io pero’ aspetto la concretezza per farmi rapire dalla convinzione, frustrata puntualmente in anni di scadenti governi di sinistra, che ce la faremo davvero a cambiare questo cazzo di paese, oscenamente fossilizzato. Viva Veltroni quindi, ma resta un discorso, per quanto bello e ragionato. Io voglio fatti. E soprattutto voglio un PD che non sia un Margheritone, come ben sai. Vedremo…

  • antonio says:

    Mister Veltroni ha fatto una bella orazione, ma mi riservo di giudicare dopo le prime azioni del partito.

  • …mi limito a condividere il tuo post senza ripetermi in noiose analisi.

    Prendo però spunto dall’ultimo commento di Andrea Martines che sta anche qui la differenza tra noi e i destrorsi. Siccome noi ragioniamo con cognizione di causa ma soprattutto votiamo per qualche motivo (e non perché ce lo suggerisce la tv), rimaniamo delusi e facciamo autocritica, spesso esagerando. Insomma, votiamo l’Unione, l’Unione fa schifo e ci rimaniamo male. Loro invece no, ripetono slogan elettorali e continueranno a vivere nell’illusione. Voi direte: “ma a me chemmefrega?”

    Niente, era solo per farvi notare quanto i destrorsi stiano rosicando. Perché loro un Veltroni non ce l’hanno; uno con la sua cultura politica e la sua esperienza non esiste nella grottesca destra-italiana. Infatti sanno solo dire che è tutto “un’ovvietà”, senza però fare riferimenti.

    Vedremo col tempo se anche questa volta la sx.saprà distruggere un’occasione come questa.

  • Io mi scaldo con Leibniz, quindi il Veltroni programmatico ha potuto anche emozionarmi.
    Anche l’Unione in piazza del Popolo c’era riuscita. Poi il Porcellum ha mandato a puttane tutto così facilmente…

  • porreau says:

    Ragionevolmente coinvolto.
    grazie per la diretta.

  • matteo says:

    Suz, definire “concreto” un discorso è quanto di più paradossale si possa immaginare. “Impegni concreti per il futuro” è poi la quintessenza dell’approccio italiano alla politica. Il fatto che sia stato metabolizzato da tutti è emblematico della nostra situazione.
    Insomma, 90′ di discorso + recupero.
    Cio che ci manca è un leader spiccio (concreto nel presente), che dica: “Eccomi, mi candido perchè ho GIA’ FATTO questo prima”.
    Il futuro… Bah.

  • Matteo says:

    Bene suz… insomma hai deciso di correre le primarie con iMille? 😉

  • iMod says:

    L’emozione è la concretezza! Condivido ogni tua riflessione, e ti ho citato nel mio post.
    Ciao!

  • Raffaele says:

    Carissimo, il fatto che ieri Walter non abbia scaldato i cuori dei tanti, scusa, dei tantissimi accorsi al lingotto era una cosa voluta! Abbiamo promesso al nostro popolo la serietà e la concretezza, mettendo fine all’era dei sogni! Basta sogni, da oggi sono fatti concreti, quindi era li quasi in versione manager che doveva fare una relazione e dare il suo punto di vista! A me tutto sommato è piaciuto molto!
    Vai Walter, siamo con te (tranne che allo stadio!)

  • Oh. Io di politica capisco poco. Però oggi mi sento contento e un po’ più ottimista. Grazie per il post, splendido. 🙂

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