Dai, ragazzi, cambiamo la classe dirigente del Centrosinistra con, ecco, ehm…

June 26th, 2007 § 67 comments

Mi trovo a dover affrontare la spinosa questione de “i Mille“, l’ultima invenzione del frastagliatissimo mondo della “Sinistra o giu’ di li'” (c).
La summa degli intenti politici di questo movimento, che vuole apertamente incidere sullla formazione del Partito Democratico, e’ praticamente riassunta sull’header del blog che li chiama a raccolta: “It’s time for them to go”. I “them” sarebbero coloro che comunemente chiamiamo “classe dirigente della Sinistra italiana”, non quelli di Van Morrison.

Un movimento di rinnovamento, insomma, che vuole fare piazza pulita della “Sinistra che comanda” cosi’ come la conosciamo e vuole aumentare la partecipazione politica, aprendo a nuovi soggetti gli spazi di protagonismo.

Sulla carta qualsiasi proposta politica ha un suo appeal e pure questa non ha mancato di affascinare un po’ di gente, talvolta anche intelligente e stimabile.
Motivo in piu’ per non fidarsi 🙂 e cercare di capire da dove vengono, dove vanno e cosa vogliono, questi “mille” (ho seri dubbi che siano mille, ma “i Venti” non suonava bene). Ma soprattutto cercare di capire se sono una cosa seria o no.

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1. DA ANTONIO GRAMSCI IN GIU’. MOLTO IN GIU’

Stabilito il fatto che sul blog de i Mille ognuno scrive un po’ quello che gli pare, senza che gli altri stiano li’ a misurarne l’ortodossia (ma e’ cosa naturale nell’euforia che caratterizza i primi passi di qualsiasi avventura), confesso di avere avuto serie difficolta’ a capire se il movimento ha radici da qualche parte o se se si e’ creato estemporaneamente.

Scavando un po’ ho rintracciato la confluenza di due momenti “creativi”. Il primo, piu’ vicino nel tempo, e’ la raccolta firme fatta dal buon Luca Sofri per contestare come era stato composto il comitato di 45 “saggi” che deve sovrintendere alla nascita del Partito Democratico.
Il secondo, vecchio gia’ di qualche anno, e’ lo “spirito” che ha caratterizzato la corsa di Ivan Scalfarotto alle Primarie per decidere il candidato Premier alle ultime elezioni politiche per il Centrosinistra.

1.1 NOI SIAMO I GIOVANI, CON I BLUE JEANS

Innegabilmente la decisione di formare un Comitato per il Partito Democratico chiamando a raccolta una parata all-star di carampane, vecchiazze e decrepiti arnesi che gravitano dalle parti del Centrosinistra non e’ stata proprio il massimo.

Insomma, a giudicare dalla composizione dei 45 “saggi” che devono contare qualcosa per il futuro PD, sembra che il partito nascera’ gia’ anziano, completamente staccato dalla realta’ in cui viviamo, ecc.

E’ quindi ragionevole che un legittimo wannabe elettore del PD si inalberi e decida di fare qualcosa per cambiare questa scelta loffia e perdente. Per esempio scrivere una lettera aperta ai leader del Centrosinistra, lamentandosi. E, preso dallo slancio, raccogliere anche 500 firme in 3 giorni per corroborare la lettera e rivestirla un po’ da petizione.

Fino a qui, per quanto mi riguarda, sono discretamente in linea coi contestatori: mi rifiuto di pensare che in Italia non ci sia qualche testa pensante meritevole di voce in capitolo sul PD che abbia meno di 50 anni.

Poi, inatteso, il crollo e il definitivo capottare dell’iniziativa, finita nell’immancabile campo di ortiche: la lettera di protesta si chiude con un elenco di nomi under-40 da proporre per il Comitato. E tra questi, in mezzo a carneadi, a proposte interessanti e a gente che non conosco ma che dovrei conoscere, spuntano nientemeno che Pierluigi Diaco e Ivan Scalfarotto.

Ok, lasciamo stare per ora Scalfarotto di cui parlo dopo. E parliamo di Pierluigi Diaco.
Anzi, no, non parliamone. Quando ho letto il suo nome nella lista, la reazione e’ stata “Ok, grazie, arrivederci” e ho acceso la Playstation 3 per trovare un po’ di conforto nel nichilismo digitale piu’ bieco.

Poi, perche’ mi voglio male, ho dovuto provare a chiedermi, nottetempo, perche’ in quella lista sciagurata compariva quel nome. Non mi davo pace. E poi ho questa brutta abitudine di vergognarmi per conto terzi, spesso non richiesto.
Alla fine ho capito. Chi ha messo quel nome li’ lo ha fatto perche’ pensa che l’eta’ sia un valore. E quindi un testa di cazzo sulla trentina vale a priori piu’ di un cinquantenne, chiunque esso sia.

D’altronde guardiamoci intorno: quanti trentenni noti e presentabili di sinistra ci sono in giro? Se non prendevano Diaco, l’alternativa era quel tizio che ha attaccato il papa sul palco del concerto del Primo Maggio. Poi, il deserto.

Ecco, a me il principio del “basta che sia giovane” sta profondamente sulle balle. E lo contesto da sempre.
La Sinistra non ha bisogno assoluto di “giovani”, ma ha bisogno di persone che siano in grado di capire meglio il tempo in cui vivono. E ci sono persone ultrasessantenni che lo fanno meglio, con piu’ equilibrio, esperienza e magari savoir faire che molti venti/trentenni ancorati al proprio ombelico.

L’eta’, vi prego di non estremizzare il concetto, non vale una sana mazza.
Quanto sono vecchi decrepiti e chiusi mentalmente i ventenni che l’altra settimana sfilavano in corteo in solidarieta’ con le nuove BR?

E quanto, invece, e’ intelligente e aperto di mente un politico locale di lungo corso come Roberto Placido (che e’ vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte, oltre che uno degli amministratori locali piu’ apprezzati da decenni, nonche’ una delle figure piu’ in vista dei DS a Torino), che poco piu’ di un mese fa ha scoperto il Web 2.0 e invece che farsi fare il solito triste blog marchettoso di centrosinistra (quello che si chiude dopo 2 o 3 post in politichese) ha deciso di incuriosirsi, ascoltare e *capire* un aspetto importante della vita di molti cittadini, chiededo lumi senza pudori ad alcuni blogger della sua citta’ ed e’ diventato un blogger *vero* a sua volta?

E noi dovremmo mandare via una persona cosi’ per un mero fattore di data di nascita? Ci rendiamo conto della pericolosita’ e della cialtronaggine di un metodo simile? Meno male che tra la ventina di persone de “iMille” non c’e’ nessuno cosi’ estremista da seguire alla lettera il diktat pro-giovani (almeno lo spero).

1.2 IL REALE DIAMETRO DELLA BLOGOSFERA

Ragazzi, io non so piu’ come raccontarvela. Ormai sul non-clamoroso flop della candidatura di Ivan Scalfarotto alle Primarie del Centrosinistra ho detto tutto il dicibile.

E’ vero che sul blog de iMille in un post rivendicano contemporaneamente affinita’ ma anche divergenze dall’esperienza scalfarottiana, ma e’ altrettanto vero che poche righe piu’ sotto si salva il salvabile dicendo che l’obiettivo del buon Ivan di “dare un segnale” al centrosinistra e’ da considerarsi raggiunto.

E in ogni caso, Scalfarotto e’ quasi sempre il primo citato nei tanti elenchi di nomi che ci sono sui post del blog, quasi come se fosse un portabandiera, un simbolo, una figura emblematica.

Mi scuso con Scalfarotto, di cui apprezzo l’impegno e che mi sta pure simpatico, ma gli unici segnali che ho colto dalla sua avventura alle Primarie, come uomo militante di sinistra, sono:

– che lo zerovirgola alle Primarie e’ un non-risultato. Nemmeno un risultato negativo: una sorta di sparizione dalla competizione, che toglie valore politico a chi si e’ proposto; cioe’, Scalfarotto non e’ andato malissimo alle Primarie: all’atto pratico e’ come se non si fosse candidato

– che l’avventurismo donchisciottesco da parte di un esponente (a casaccio? coraggioso? pazzariello?) della societa’ civile non coincide con l’essere rappresentanti o espressione dela societa’ civile stessa (che infatti ha votato in massa per Prodi)

– che chiunque non e’ riuscito a vedere l’impraticabilita’ sotto tutti i punti di vista dell’avventura scalfarottiana forse deve pensare ad altro e lasciare la politica, causa gravi carenze strategiche: non ci andava una laurea (bastava un bignamino di Lenin) per capire che un’iniziativa simile non avrebbe MAI comunicato nulla ne’ estrenamente ne all’interno del Centrosinistra e sarebbe stata un flop silenzioso e invisibile. Non era nemmeno una campagna da “giovani, carini e di sinistra”, ma una non-iniziativa predestinata all’oblio.

– che la blogosfera non conta una clamorosa e beatissima mazza in termini di influenza politica e rappresentatitvita’ numerica, soprattutto tenendo conto che la “cricca” della blogosfera, salvo Axell e il sottoscritto, si e’ buttata in una campagna pro-Scalfarotto che a tratti ha fatto sognare (tutti si aspettavano un 5-10% alle Primarie: bum!)

– che l’autoreferenzialita’ e’ una brutta bestia e porta a sopravvalutare il peso politico e numerico di persone, strutture, relazioni, ecc. E questo vale non solo per la blogosfera, ma anche per le elite/avanguardie culturali, intellettuali e politiche. Me ne occupo piu’ sotto.

Tirando le somme, rivendicare – come fanno iMille – un pezzettino di continuita’ con la corsa di Ivan Scalfarotto (ripeto: il flop non e’ colpa sua, ma di chi non si e’ minimamente posto il problema della fattibilita’ e del peso dell’operazione politica che si intendeva compiere) mi sembra un errore talmente suicida da non poter essere altro che frutto di ingenuita’. La sinistra naif. Ci mancava.

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2. OK, MA COSA VOGLIONO I MILLE?

Al di la’ del fatto che non vogliono piu’ l’attuale classe dirigente del Centrosinistra, cosa che in ogni caso e’ un non-volere e per di piu’ manca completamente di dettagli (in che misura vogliono fare fuori la classe dirigente “vecchia”? Tutti? Alcuni? E se si’, quali?), fatico da morire a capire cosa vogliono i Mille.

Sappiamo che vogliono cambiare la classe dirigente del Centrosinistra. Ok, con chi?

Cioe’, facciamo finta che sono buono e mi sono dimenticato i due nomi di prima. E facciamo finta che mandiamo via Bersani, Veltroni, D’Alema, Fassino, ecc. Con chi li sostituiamo?

Fuori i nomi, dai! Volete mica commettere il gravissimo errore di contestare una classe dirigente senza averne una pronta sostituitiva, vero? Dai, non fatevi la figuraccia di dirci che non ne avete una. Insomma, non ci eravamo detti che la critica negativa, sterile e distruttiva e’ roba da antagonisti, rifondaroli, ecc.?

Leggendo qua e la’, in assenza di una linea o anche solo di un segmentino, ho capito che piu’ o meno a spanne i Mille propongono di dare piu’ spazio alla “Societa’ Civile” e, cito a memoria, ai “protagonisti quotidiani del cambiamento”, cioe’ i cervelli in fuga, un tot di professionisti e professori di vario genere, ecc.

Saro’ maligno ma, facendo due piu’ due, salta fuori che i Mille vogliono sostituire la classe dirigente del Centrosinistra con i Mille! Ta-dah!
Attenzione, non c’e’ niente di male ad essere ambiziosi e poi francamente il mestiere che piu’ sconsiglio al mondo e’ il dirigente del Centrosinistra (tanta fatica, risultati scadenti, frequenti riunioni con rifondatori e mastelliani, autoriduzione degli stipendi e spesso sei obbligato a metterti la cravatta e fare il simpatico anche se hai le balle girate: meglio un bel call-center, fidatevi!): basta dirlo.
D’altronde era un po’ quello che diceva il Sessantotto: cari signori, uscite dalla stanza dei bottoni, che e’ arrivato il nostro turno.
Certo, i Mille non sono ancora un movimento di massa come il Sessantotto, ma non si sa mai. Se e’ capitato che i Jalisse vincessero un Festival di Sanremo, non ci sorprende piu’ di nulla.

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3. MA IO VOGLIO QUELLO CHE LORO VOGLIONO?

Cavoli, cercare di capire in che misura si concorda o diverge dalle proposte di un movimento politico e’ gia’ un’operazione difficile. Se poi il movimento politico non brilla per chiarezza, concordia e unita’ di pensiero (cosa che forse e’ un bene: non siamo qui per contestare certi monolitismi di scuola PCI?) e affida le sue idee ad un blog disordinato (con i post che in home page sono in ordine cronologico decrescente e nel resto delle sezioni in ordine cronologico “crescente”), sono davvero problemi.

Non mi resta che dire la mia su quel poco che ho capito de i Mille.

3.1 …PERCHE’ VIENE DALLA GGGENTE

Il primo oggetto di critica e’ la convinzione – data assolutamente per scontata, condivisa e fondante: un vero e proprio assioma costitutivo dell’ambaradan – che la Societa’ Civile e’ meglio della classe politica.
Personalmente sono si’ e no una quindicina d’anni che contesto questo assunto, fin da quando la Prima Repubblica era in crisi.

La penso esattamente al contrario: per quanto mi riguarda la gente e’ molto peggio dei politici, che al massimo ne sono l’espressione. Cioe’, al peggio sono gentaglia (la stessa gentaglia che compone la Societa’ Civile) ma con qualche chance dialettica in piu’.

Non ci va una laurea in Storia per fare due conti e notare che le famose elezioni in cui la Societa’ Civile si era autoespressa ci hanno regalato nientemeno che Berlusconi (e poi Di Pietro). E francamente, le reazioni fascistoidi post strage di Erba, post “piccolo Tommaso”, ecc. mi fanno solamente temere la ggggente.

Non credo affatto che il solo fatto di appartenere alla Societa’ Civile sia un merito spendibile politicamente. Anzi, se nel mio collegio candidassero qualcuno che non e’ un politico navigato, ci penserei molto a lungo prima di votarlo. Questo perche’, almeno a sinistra, se candidano qualcuno abbiamo la certezza che ha studiato, che e’ stato formato, che ha anni di esperienze politiche minori alle spalle, ecc.

3.2 CERVELLI IN FUGA, JET SOCIETY E NEOPROVINCIALISMO

Al di la’ dell’appello pro ggggente, mi inquieta ancora di piu’ la richiesta di dare spazio ai “protagonisti quotidiani del cambiamento”, cioe’ i professionisti, i professori, i “cervelli in fuga”, ecc.

Devo confessare che ho notato una puntina di sussiego nel modo con cui sono presentati alcuni dei protagonisti de i Mille: cose tipo “Tizio e’ un cervello in fuga e fa il ricercatore a Princeton, Caio fa il dirigente d’azienda a Tokyo, Sempronio insegna filosofia teoretica a Yale, Peppino si alterna tra Brisbane e Caracas, ecc.”
A meno che non si tenti di autofinanziare il Partito Democratico con tonnellate di punti MilleMiglia Alitalia, tutto lo slancio un po’ tronfio con cui si presentano questi italiani residenti all’estero, snocciolando titoli di studio, localita’ esotiche e impieghi prestigiosi, mi sembra solo un po’ provinciale. Aggiornato, molto jet society, ma assolutamente provinciale.

E tuttavia nulla mi convince del fatto che essere un ottimo ricercatore al MIT significhi automaticamente capirne qualcosa di politica. Anzi, l’unico dato che ne evinco e’ che un cervello in fuga non e’ poi cosi’ vicino alla realta’ italiana, visto che vive all’estero.

3.3 IL PROBLEMA DELLE AVANGUARDIE: DALLA SPIGOLATRICE DI SAPRI AL PARTITO D’AZIONE

C’e’ un problemone, che e’ quello delle elite politiche autoproclamate (e i Mille sono questo, sebbene faranno di tutto per negarlo), che decidono di approfittare di uno spazio di democrazia diretta per discutere forme e nomi del fare politica.

Il problema delle elite, delle avanguardie, ecc. in qualsiasi ambito (politica, cultura, arte, ecc.) e’ l’autoreferenzialita’. Cioe’, puoi anche avere delle idee buone, ottime, meravigliose, ma se te le conti in una cantina con i tuoi amichetti, finisci per prenderti un sacco di mazzate, la volta che ti rivolgi al popolo. E ti sorprendi pure, perche’ tutti quelli che frequenti (che credi essere l’universo) la pensano come te!

La storia d’Italia e’ un susseguirsi praticamente ininterrotto di movimenti piu’ o meno fallimentari, animati da avanguardie convintissime di avere i favori del popolo.

Avete presente i fatti narrati nella “Spigolatrice di Sapri”? Ecco, i trecento spiriti risorgimentali giovani e forti sono sbarcati convintissimi delle loro idee (che si sono raccontati a vicenda per ore) e si sono fatti dare un sacco di mazzate dai contadini che volevano liberare. E non e’ che uno dei pochi esempi dell’epoca del Risorgimento.

(Tra l’altro, i Mille citano apertamente Garibaldi e dimenticano che lui ebbe successo proprio perche’ non diede retta alla vocazione minoritaria ed elitaria che serpeggiava per tutto il Risorgimento. Magari annacquo’ pure un po’ le sue idee e si piego’ al re, ma si pose il problema della fattibilita’ dei suoi intenti, si confronto’ con il problema di coinvolgere le masse [chiunque sa che l’Italia non l’hanno fatta in mille, ma in molti di piu’, coinvolgendo via via le popolazioni locali, nonostante i sussidiari delle elementari ci dicano diversamente] ed evito’ di farsi prendere a spigolate a Sapri dai campesinos sfruttati.)

Ma facciamo un salto in avanti nel tempo. E arriviamo al Partito d’Azione. Tanto di cappello; sicuramente le menti migliori di quegli anni gravitavano dalle parti del Partito d’Azione, al punto che il moderno concetto di Europa e’ tuttora figlio di Altiero Spinelli e dei suoi compagni di “villeggiatura”. Idee modernissime, una capacita’ di analisi politica e di visione del futuro assolutamente raffinata e sopraffina di cui la Sinistra che mi piace beneficia tuttora.

Peccato che non li votasse nessuno e che siano sempre rimasti una grande incompiuta: grandi idee ma assolutamente poca voglia di sporcarsi le mani con la politica vera, quella che puzza di colla per i manifesti. Gia’, li’ in mezzo facevano a gara (per di piu’ meritandoselo tutti) a chi era piu’ il guru. “Io metto le idee, voi portatele in giro, che io devo pensare, riflettere, ragionare”.

Un partito di soli pensatori, lontano dalle masse, senza una visione strategica e senza una capacita’ organizzativa degna di menzione, fa la fine del Partito d’Azione o di certi gruppi musicali: osannatissimo dalla critica, incompreso dal resto del mondo.

Questo pensiero, unito al fatto che – pur stimandone molti (anzi, alcuni li considero amici) – non vedo esattamente grappoli di Ernesto Rossi che spuntano dalla lineup de i Mille, mi spaventa un po’.
E se devo giudicare dalla farraginosita’ del blog e dal suo intimo disordine concettuale e di linea politica, temo di non vedere nemmeno tanti di quegli ottimi organizzatori che hanno permesso al PCI di sopravvivere per decenni, nonostante non fosse esattamente il massimo della vita.

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4. LA DIFFERENZA TRA LE REGOLE DEL RISIKO E LA GUERRA DI TRINCEA

Il mio timore principale, leggendo le tante diramazioni personali di quell’oggetto tuttora indefinito che e’ la linea politica de i Mille, e’ di trovarmi di fronte a gente che ha una concezione puramente teorico-metodologica della politica.

Il tragico e’ che la politica ha sicuramente un pezzo teorico-metodologico, ma poi ha una pratica fatta di tattiche, strategie, compromessi, ripieghi, manifesti, volantinaggi, giri al mercato a convincere le vecchiette.

Poche balle, il fine della politica e’ vincere le elezioni BENE e attraverso questa vittoria cercare di fare le cose migliori per il Paese, rispettando i valori che ci animano. Tutto il resto sono pippe politichesi. Vogliamo rinnovare la politica? Bene, spogliamola di quella retorica cavalleresca stupida che ci piace tanto a sinistra.

E spieghiamo che facciamo politica perche’ vogliamo comandare noi e mettere in pratica le nostre idee e i nostri valori, perche’ pensiamo siano migliori di quanto propongono gli altri. Senza pudori, tanto lo sanno tutti sotto sotto. Almeno Berlusconi, l’infame, sorride e te lo dice in faccia.

Quindi perdonatemi se mi sento a disagio a leggere un blog con un linguaggio troppo alto e accademico che si propone di aprire la politica alla gggente. Gia’ non ne condivido il fine, figuratevi cosa ne penso appena mi rendo conto con che mezzi si intende raggiungerlo.

Spaccare il capello in quattro (avevo scritto “la minchia”, poi mi sono pentito) sulle questioni di metodo con cui si dovrebbe costituire il Partito Democratico e’ tanto inutile quanto impopolare.

Spaccarlo in pubblico, per di piu’ pubblicando post sul blog (Luca, non volermene) in cui si parla male dell’attuale Governo in termini generici e non circostanziati, non fa che danneggiare la sinistra. Queste cose, ammesso che abbia senso pensarle, non si dicono MAI in pubblico.

Capiamo, per favore, la differenza tra osservatori esterni e militanti? Se chiedete di contare all’interno del PD, allora comportatevi da militanti, fate proselitismo e fate le vostre critiche “a porte chiuse”. Oppure statene fuori, lavate pure i panni sporchi in pubblico, ma non pretendete di avere voce in capitolo! Non ci sono alternative, capito?

E il fine e’ vincere le elezioni, non fare la sinistra dei nostri sogni che prende lo 0,4%. Anche perche’ poi vince la peggior destra di tutta l’Europa dal Dopoguerra ad oggi e gli elettori di sinistra finiscono in pasto ai soliti partitini estremisti nel giro di poco tempo.

A me questo lavaggio (peraltro inutile e capzioso) di panni sporchi in pubblico sembra semplicemente stupido, autolesionistico. E, per dirla tutta, assolutamente suicida in termini di visibilita’ e credibilita’ politica. Ma davvero i Mille credono di poter aggregare interesse facendo l’ennesimo post su una questione clamorosamente inutile e di lana caprina come le regole di composizione del Partito Democratico e delle sue Primarie?

Cioe’, oltre all’impolarita’ del tema, non vi sembra che vi siano altre migliaia di temi di cui discutere per fare un bel PD e non una porcheria? Come si spiega tutta la rilevanza data ad un tema cosi’ secondario?

Francamente gradirei leggere un serio dibattito sulla laicita’ del PD, visto che mi pare di capire che molti attendano risposte su questo tema per capire se votarlo o no. E finora c’e’ solo un post di Adinolfi, ecumenico, generico, forse un temino e nulla piu’. Boh, un tema cosi’ “caldo” meriterebbe piu’ attenzione che non le pippe mentali sulle procedure elettorali delle Primarie.

Il risultato e’ che cio’ che il pubblico percepisce e’ che ci sono dei signori – gli ennesimi – che rompono le scatole a sinistra e ne frastagliano ulteriormente le gia’ martoriate coste. E cosi’ va a finire che la gente decide di non votarci perche’ diamo l’immagine secondo cui siamo litigiosi, divisi, non abbiamo l’intelligenza di sfancularci e discutere nelle sedi preposte, per poi presentarci compatti e sereni agli elettori e quindi non sappiamo governare.

Ovvio che il nemico ci va a nozze, con un’ occasione cosi’ ghiotta! Non a caso il settimanale di larga diffusione che fa capo al Nemico (Panorama, gruppo Berlusconi) ha dato largo spazio sulle proprie pagine ai “contestatori metodologici”. Sul blog, tutti contenti di mettere gli articoli di Panorama in rassegna stampa. Io avrei provato un brivido d’inquietudine e qualche domanda in piu’ me la sarei fatta.

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5. IS IT TIME FOR THEM TO GO?

Ma alla fine io elettore di centrosinistra (cioe’, di sinistra ma ben disposto a votare per il centrosinistra senza star li’ a far troppo il raffinato) preferirei trovarmi sulla scheda elettorale un ricercatore di Fisica che vive a Princeton e sa tutto sui gluoni e i quark o un dirigente del vecchio PCI che si e’ fatto la scuola quadri alle Frattocchie, anni di amministrazioni locali come assessore o consigliere e che di politica “reale” ne sa?

Beh, io tifo per il secondo. Ma mi pongo il problema del rinnovamento della politica e della classe dirigente del Centrosinistra in Italia, che in effetti c’e’ e iniza a puzzare un po’.
Certo, l’ideale sarebbe avere un trentenne fresco e contemporaneamente preparato, con esperienza amministrativa, moderno, aperto, ecc. Ma figure cosi’ vanno “coltivate”: non crescono spontaneamente.

Pero’ il rinnovamento di una classe dirigente non si sostituisce con l’improvvisazione, con persone serissime nel loro ambito buttate alla cazzo di cane in politica, nel nome di un primato – quello della Societa’ Civile sulla Classe Politica – che e’ tutto da dimostrare (certo che vedere la Brambilla, classico esempio di esponente della Societa’ Civile passato in politica, fa orrore).

Ok, vi chiederete, ma allora come cacchio si fa a rinnovare la politica in questo paese? Beh, non la si improvvisa ma ci si mette li’, si studia, si milita, si attaccano tanti manifesti, si fanno un sacco di riunioni, si fa esperienza come consigliere circoscrizionale, poi come consigliere comunale, poi in Regione, poi un bel giorno alla Camera, ecc.

I percorsi sono mille, ma prevedono tempo, dedizione, rinunce, fatica, perseveranza e tanta voglia di imparare le pratiche quotidiane della politica.

No, non e’ una cosa solo per militanti votati al martirio. Ovvio che ci sta pure che qualcuno si dia alla politica forte di altre esperienze di vita. Ma in quel caso abbia l’umilta’ di capire che deve imparare a FARE politica. Perfino se e’ ordinario di urologia klingon all’Universita’ di Kinshasa, perfino se e’ un giornalista affermato, perfino se fa l’imprenditore di successo in Bielorussia.

Volete un giudizio su i Mille? Salvo rari casi, beh mi sa che molti hanno bisogno di un bel po’ di visite alle Frattocchie. Insomma:

– il timing dell’iniziativa e’ pessimo: non si avvia un movimento critico alla dirigenza del Centrosinistra nel momento in cui il suo Governo si trova in difficolta’, a meno che non si tifi per il Nemico

– i contenuti sono sbagliati in vari modi: lo sono nella forma (troppo alta), nel merito (non gliene fotte a nessuno delle regole metodologiche congressuali), nella mancata coesione e coerenza (come lamentava Abatantuono in Turne’ “Qui ognuno passa e dice la sua!”) e in certi casi sono apertamente dannosi per la nostra parte (c’e’ modo e modo di fare autocritica e farla in pubblico e’ sempre sbagliato e dannoso, se si ha a cuore l’oggetto criticato)

– manca completamente una visione programmatica e strategica: la mia ipotesi e’ che manchino perfino le tattiche sul breve periodo: per dire, c’e’ un portavoce ma non si capisce di chi debba portare la voce. Chi decide? Quando? Oops, no, sto facendo questioni metodologiche anche io, scusatemi… 🙂 Meno male che in questi giorni c’e’ la Coppa America, perche’ cosi’ i Mille non sono i soli che navigano a vista.

– insipienza della proposta: la critica l’abbiamo capita, vogliono mandare via i dirigenti attuali del Centrosinistra.
Per il 2014 magari proponeteci una rosa di nomi credibile (fin quando ci sono Scalfarotto e Diaco, perdonatemi se non vi prendo sul serio). Io ci sto pure allo scambio figu: vi do un Bersani in cambio di…?
Anche perche’ se non fanno dei nomi alternativi (credibili, mi raccomando!) in cosa i Mille sarebbero diversi dai “girotondini”?

– discutibile capacita’ di analisi politica del reale: credere di influenzare dal basso, senza autorevolezza e senza il peso delle masse, strutture gerarchiche e verticistiche come i partiti, per di piu’ in un momento teso come la formazione di un terzo partito dalla fusione di due e’ puro wishful thinking.

E non capire che l’unico modo ragionevole per incidere, in assenza di masse e autorevolezza, e’ trovare una figura forte a cui legarsi e’ indice di poca comprensione di come funzionano le cose in politica in Italia.

Eppure ci sono un bel po’ di figure che scalpitano politicamente in Italia. Io avevo proposto Montezemolo che, se abbandonato a se stesso, finisce per farsi una cosa sua e chissa’ dove va a finire. Stiamo a vedere. Poi non ditemi che non vi avevo avvertito.

Si’ qualcuno mi potra’ dire che e’ sbagliato che la politica italiana funzioni cosi’. Guardate, sono perfino d’accordo. Ma so anche che per cambiare le regole del gioco, bisogna vincere con quelle regole li’ (come in Coppa America, guarda che combinazione).
Oppure bisogna essere cosi’ tanti e cosi’ forti da poter rovesciare il tavolo. Ma in questo caso vedo poca gente, per di piu’ scarsina di bicipiti.

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6. QUINDI?

Quindi, lo dico agli amici e ai conoscenti che stimo che vedo coinvolti nell’avventura de i Mille, vi invito a lasciare perdere. Visto come stanno le cose, vista la farraginosita’ delle idee e la vostra incapacita’ di proporre un’alternativa credibile alla classe dirigente che contestate, meglio far finta di niente: vedo all’orizzonte un esito ancora piu’ loffio e disarmante dello zerovirgola preso da Scalfarotto alle Primarie. Capita a tutti di fare una cavolata, ogni tanto: non perseverate!

Sia chiaro, avete tutta la mia simpatia e stima personale per aver comunque tentato di fare qualcosa di buono e giusto per il Partito Democratico e per la Sinistra in Italia, ma non e’ certo questo il modo con cui si ottiene qualcosa. E non sono nemmeno questi i temi su cui far leva per combinare qualcosa di utile.

Mi spiego. Come avrete capito, le mie critiche non sono solo di metodo, ma anche di merito. Insomma, vi invito a ripensare bene al fatto che volete mandare via in toto l’attuale classe dirigente del Centrosinistra che, per quanto riguarda i DS, e’ forse la piu’ preparata che c’e’ in Europa, forte di anni di pratica politica *vera*, della scuola quadri del PCI e di una tradizione etica, politica, culturale e amministrativa che non ha pari.

Io ci sto a fare qualche cambio circostanziato (via Livia Turco e Mussi, subito!) e a far entrare quante piu’ teste meritevoli possibili (suggerimenti?), ma prima di fare fuori gente come Bersani, Fassino, D’Alema e la Finocchiaro, ci penserei su duemila volte. E comunque deciderei di tenerli, anche perche’ non ho proprio idea di cosa ci possa essere di meglio la’ fuori, come classe dirigente per il Centrosinistra.

E magari ho anche qualche idea su come noi che vogliamo partecipare alla costruzione del PD possiamo fare qualcosa di utile, per esempio una bella rete di blog vicini al Partito. E parlo di una rete militante, che fa proselitismo, fa circolare le informazioni e promuove il PD. Non certo un blog in cui gettare lamentele, contumelie e anatemi pubblici contro la classe dirigente della sinistra italiana. (oppure continuiamo con i nostri blog in cui facciamo i battitori liberi, ma non pretendiamo di decidere cosa sara’ del PD!)

E poi vi invito a ripensare davvero alle magnifiche sorti e progressive della Societa’ Civile. Io non ci credo e, anzi, piu’ guardo in faccia questo paese cattivo, piu’ credo a forme indirette e rappresentative di partecipazione politica.

Mi raccomando, fatevi un elenco mentale della gente che ha prodotto, in politica, la Societa’ Civile. Poi inorridite per mezz’ora. Tempo una settimana di pratica costante, vi passa la voglia, fidatevi! 🙂

Detto questo, io mi aspetto di trovarvi tutti nel Partito Democratico, come militanti, perche’ c’e’ tanto da fare per rendere piu’ civile questo paese.

Se volete partecipare alla formazione di un partito, non potete che farlo come parti in causa.
Quindi niente piu’ critiche (per di piu’ alla cazzo di cane) in pubblico: sono un errore gravissimo e fanno il gioco dei nostri avversari! In privato vanno benissimo e sicuramente serviranno a migliorare il partito. Ma le piazzate autolesionistiche no, basta. Sono 50 anni che le facciamo e contribuiscono al non-voto, all’antipolitica, ecc.

E sinceramente il vostro blog che ha nella testata la scritta “E’ tempo che se ne vadano via” mi sembra assolutamente autolesionistico, oltre che un po’ antipolitico e qualunquistello: possibile che riusciamo a fare solo battaglie interne, per di piu’ in pubblico? Tutto questo spreco di energia dov’era quando si trattava di combattere Berlusconi?

In effetti sono un po’ stufo di gente che e’ disponibilissima ad approfittare degli spazi di partecipazione offerti da un partito ma poi non ha la minima intenzione di ricambiare facendo proselitismo, militando, “sbattendosi” e difendendo il Governo che bene o male ne e’ espressione (o anche solo facendo il piacere di non parlar male pubblicamente del partito per fa il tifo).

E’ infantile pretendere di stare contemporaneamente dentro i processi decisionali di un partito e poi credere di poterlo criticare pubblicamente da fuori.

Sono anche convinto che un po’ di sana militanza non potra’ che fare bene a quelli, tra i Mille, che aspirano a diventare un bel giorno un’alternativa all’attuale classe dirigente del Centrosinistra.

Tempo una decina d’anni di riunioni, volantinaggi, esperienze amministrative locali, ecc. e’ facile che la militanza produca nuovi dirigenti capaci, moderni, aggiornati e in contatto con l’epoca in cui vivono.

Magari qualcuno salta fuori perfino da i Mille. Stiamo a vedere. C’e’ tempo.

Nel mentre, mi fara’ molto piacere attaccare qualche manifesto con qualcuno di voi: basta che non sia Diaco! 🙂

§ 67 Responses to Dai, ragazzi, cambiamo la classe dirigente del Centrosinistra con, ecco, ehm…"

  • Suzukimaruti says:

    Sono irresistibilmente incuriosito dalla differenza tra “fan” e “fans”. Commento dell’anno. Bellissimo. Non lo metto nello spamming perché è troppo bello.

  • LELLO says:

    SONO LELLO CERCO FAN E FANS DEL CANTANTE NEOMELODICO TOTO FABIANI, PER OPINIONI E SCAMBI IDEE. ULTIMAMENTE E’ USCISTO IL SUO NUOVO LAVORO DISCOGRAFICO DI TOTO, INTITOLATO -SIMME TUTTO E SIMME NIENTE- E’ UN PROGETTO DISCOGRAFICO MOLTO BELLO E PIENO DI SENTIMENTI. COSA ASPETTATE ANDATE SUBITO A COMPRARLO.
    IL MIO CONTATTO E’ FLUKE@HOTMAIL.IT

  • dona says:

    Scusate se intervengo di nuovo senza avere niente di nuovo da dire.
    Lo faccio perche’ solo rileggendo qui il mio commento mi sono accorta di aver scritto cose orribili.
    Sto parlando di ortografia, ovviamente.
    Quale influsso maligno mi ha fatto digitare una z al posto di una s e mi ha impedito di scrivere correttamente interpretazione?
    Lo so che a voi non ve ne frega niente, ma per me scrivere una specie di ‘errata corrige’ e’ importante.
    Fraterni saluti, dona

  • A X E L L says:

    Ho preso 2 ore di permesso per leggere questo post… Sono con Suz perché ce l’ha più lungo.
    E sottoscrivo tutto. Ma non i modi. Ma ognuno ha i suoi e non ti critico per questo.
    Devo essere sincero, mi sembra che sia necessario in questa fase dare ascolto a tutti anche a iMille (un nome troppo garibaldino per i miei gusti).

    Pero’ mi sembra che iMille inizino con un piglio un po’ troppo elitario. La ragione e il buon senso non stanno solo in un posto, in un solo club, in mille teste. Mi sembra un po’ un tentativo di prendere posizione per poi poter dire… noi siamo arrivati per primi. Noi l’abbiamo detto per primi.

    Ma non voglio innescare altre polemiche su questo post polemicona.

  • dona says:

    Sottoscrivo quasi tutto quello che hai scritto. Quasi, non tutto.
    Perche’ io credo di aver capito quello che vogliono iMille: stanno tentando di dare spazio e voce ai tanti che vorrebbero riconoscersi nel nascente PD ma non sanno se lo faranno.
    I tanti tentati da Mussi&co (io non votero’ mai quelli che si sono dati invece di darsi da fare) o dall’astenzione, ed e’ nutile elencare i perche’: li sappiamo tutti.

    Certo, iMille non lo stanno (ancora?) facendo bene: non sono propositivi, il blog e’ mal organizzato, la citazione in testa alla home page e’ ambigua e stupida. A proposito: bella l’intertpretazione di un tuo commentatore, dovrebbero usarla: “E’ tempo di muoverci” (da non tradurre in inglese, please,) sarebbe decisamente meglio di quello che c’e scritto ora.

    Anche a me sembra che iMille tentino solo di fare le mosche cocchiere, ma diamogli tempo. Tu non puoi chiedere a tutti quelli che vorrebbero riconoscersi nel PD di andare a spendersi nelle sezioni per poterlo fare. Che provino a farlo pure via internet.
    E’ vero che la blogosfera e’ autoreferenziale e poco incisiva ma mica sempre. Quelli di Bispensiero, con la messa in rete del documentario Sex crimes and the Vatican, sottotitolato da loro, sono riusciti a farsi sentire.

  • Suzukimaruti says:

    Wait, Luca, ho capito benissimo che nei Mille ci sono mille correnti diverse e sono ciascuno una persona. E infatti ci ho fatto una battuta. Sorry se ti è sembrata un innuendo.
    .
    Detto questo, credo ci sia un po’ di differenza tra la pluralità di opinioni (che è una ricchezza) e l’anarchia 🙂
    .
    Gran parte delle perplessità che leggiamo in questi giorni credo nascano dalla assenza di un coordinamento tra le tante opinioni. E forse dal fatto che se ci si associa, va trovato qualcosa di comune, forte da comunicare e realmente inclusivo. (e sì, cambiare lo slogan mi sa che è un’ottima idea; anche perché allontana gente come me, che magari contesta alcune logiche di partito, ma ha un’ottica meno antagonista nei suoi confronti).
    .
    Sottoscrivo – e ti ringrazio per averlo fatto – il tuo appello alle buone maniere, che ovviamente lato mio non mancano mai, tranne quando si parla di calcio :). Sperando che lo legga anche il portavoce de iMille, sempre che lo sia ancora.

  • Luca says:

    Senti Suz, io ti ho dato credito e l’alibi della scarsa informazione, ma la tua perseveranza illogica comincia a farmi sospettare un intignamento su chi ce l’ha più lungo: e quello sei tu, e dichiaro chiusa la partita.
    Perché se io ti spiego – e già lo si era spiegato – che nei Mille ci sono più di mille idee e opinioni su moltissime cose, e che questo non solo è ovvio ma essenziale e inevitabile (ce ne sono mille nella maggioranza di governo, e negli stessi DS), e tu fai delle battute sapute sul fatto che ci sarebbero delle correnti nei Mille, allora cerchi solo di fare il furbo.
    Certo che ci sono: ognuno di noi è una corrente. E la dimostrazione del fatto che questo non crea un problema a nessuno se non a te, sta nel fatto che il qui presente dibattito si sta risolvendo in molti dei Mille da una parte e estranei che piantano grane da fuori dall’altra. Quindi, se c’era qualcuno che aveva dei dubbi, quelli sono stati chiariti. Per i fastidi personabili insuperabili, non è che ci si possa fare molto altro, se non le buone maniere. Quindi grazie della discusiione, e buona fortuna con il tuo progetto di miglioramento delle cose. Ciao, Luca S.
    p.s. ‘sto slogan ora vediamo di cambiarlo, così nessuno lo prenderà più come scusa per far polemica. Tra l’altro, lo slogan principale è quello sotto il logo: “Le cose cambiano”

  • Francesco says:

    Premessa: non faccio parte de iMille e non mi piace la piega che ha preso la discussione: fuori le polemiche personali e parilamo dei problemi, per favore.

    Devo essere sincero, il tuo post, suzukimaruti, non mi è piaciuto e provo a spiegarti perché.

    L’impressione è che tu abbia dei pregiudizi nei confronti dell’iniziativa (vedi la tirata contro Diaco, che tra l’altro era una semplice proposta e non so nemmeno se faccia parte de iMille), specie per quanto riguarda la loro organizzazione e la loro esperienza. In particolare mi è parso di cattivo gusto il sarcasmo sui titoli (“Tizio e’ un cervello in fuga e fa il ricercatore a Princeton, Caio fa il dirigente d’azienda a Tokyo, Sempronio insegna filosofia teoretica a Yale, Peppino si alterna tra Brisbane e Caracas”), considerato che la squadra è molto più varia di quello che vuoi far credere. Cito dal sito de iMille: “tra di loro c’erano uomini e donne della Margherita e dei DS, persone elette nei consigli locali e professionisti indipendenti, professori di Harvard e studenti, precari e dirigenti”.

    Un altro punto che non condivido è la critica della discussione sui metodi di votazione delle primarie. Davvero credi che sia inutile? Che non ci sia differenza nella definizione della dimensione dei collegi o tra le liste bloccate e la possibilità di esprimere preferenze?

    Poi, ma forse è stato già detto, non mi pare che iMille dicano che vogliono mandare a casa tutta la classe dirigente, ma piuttosto vorrebbero entrare a far parte della costituente che determinerà la natura del nuovo partito. Vero è che per ora sono stati un po’ vaghi, ma diamogli tempo, credo che sia legittimo aspirare a portare le proprie competenze all’interno di un progetto. Che forse, senza di loro, risulterebbe un po’ più povero e che tutti speriamo non si risolva in un semplice appiccicare alla meglio Ds e Margherita.

    Infine lo slogan del sito, It’s time for them to go. Io l’avevo letto così: It’s time for them (IMille) to go e non: It’s time for them (i politci di ora) to go AWAY”. Magari per evitare di generare queste incomprensioni sarebbe meglio modificarlo in “It’s time for us to go”. Perché se da una parte è vero che c’è qualcuno che dovrà fare spazio, dall’altra però è bello sottolineare che c’è qualcuno che vuole partecipare

  • Barbara says:

    Caro Sukizietc..
    ammazza che post !
    Encomiabile per la disamina su iMille&Friends&che/cosa/come/perchè faranno…:o)
    Complimenti davvero (non scherzo).
    Ciao

  • ilbarcige says:

    Io devo dirti che nella comunicazione sei bravo dato che leggendo tutto dall’inizio alla fine il tuo post ha un effetto molto diverso che cercando di scomporlo nei vari capitoli. Se rileggo andando sui singoli argomenti vedo tante cose che non mi tornano e soprattutto poca proposizione (sembri tanto felice di come vanno le cose e dei politici formati al bottegone)
    Magari sti mille saranno un po’ degli ingenui pero’ criticare i metodi perche’ non sono simili agli attuali (che bella classe dirigente che ci troviamo) come ad esempio nel punto 4, mi pare il primo punto di partenza per non cambiare nulla.
    Capirne di politica, quindi, che significa? Chi capisce di politica in italia? Tu che proponi?

  • istene says:

    ok, nn voglio dar luogo un flame su chi ha fatto fare la figuraccia a chi :-), prendo atto della risposta, e cerco di abbassare i toni della polemica. Diciamo che leggendo il tuo post, a caldo, ho avuto l’impressione che ti ergessi a dare giudizi affrettati e consigli su metodo e sedi di critica ad un gruppo di persone che nn conosci, e che per la verità nn conosco neanche io.
    Ho riletto il post (ebbene si), e continuo a pensare che quelli di cui parli tu non sono iMille cui penso io. Ma riconosco, nell’analisi che fai, due punti forti:
    1. il fatto che, per ora, non abbiamo chiarato il contenuto innovativo della proposta
    2. guardando il blog può non essere facile capire chi siamo, cosa vogliamo, dove andiamo e perchè…

    Ora, ovviamente, non posso rispondere per tutti i mille, posso però dirti quale sia, per me, il contenuto innovativo.
    Non vedo nei partiti tutta quest’ansia di coinvolgere nelle liste e negli organismi per il futuro Pd persone non afferenti ai partiti stessi, non riconducibili a questa o a quella corrente. Vedo, al contrario, la volontà di alcuni (nn di tutti, per carità) di fare in modo che questo cambiamento tutto cambi tranne che le persone che dirigono, nello specifico sè stessi. Ovvero, nn vedo la volontà da parte della classe dirigente di mettersi in discussione e di confrontarsi con le persone, con la c.d. società civile.
    Al contrario, nell’idea de iMille vedo un modo per partire proprio dalle persone (in questo senso dicevo partire “dal basso”), da quelli che spesso vedo esclusi e comunque non ascoltati negli organismi, e sopratutto da quelli che si sono stufati di parlare negli organismi e di partecipare alla vita di un partito che li ignora. Certo, tutti noi potremmo farci avanti dentro i nostri rispettivi partiti e urlare per farci ascoltare. Ma, purtroppo, non funziona. Non sempre, almeno, e non per tutti. E questa credo sia una delle ragioni per cui è così urgente fare il Pd, per coinvolgere di nuovo le persone, per farle parlare, ascoltarle ed agire di conseguenza.
    Ecco, iMille mi paiono un buon modo per coinvolgere persone e andare insieme dentro il Pd. Non una corrente del Pd: probabilmente ci schiereremo, e si schiereranno, in modi differenti che tengano conto della specificità, della storia, e della cultura di ciascuno.

    Non ho la presunzione di pensare che iMille siano l’unico modo per coinvolgere le persone, ma sono convinto che la diversità sia ricchezza, sopratutto in questa fase, e se anche solo iMille portassero sè stessi nel Pd sarebbe comunque un buon acquisto, per tutti quelli (detto senza retorica), dentro e fuori dai partiti, che pensano che Politica, prima di tutto, sia occuparsi degli altri e non di sè stessi.

    Riguardo ai contenuti, spero che al più presto riusciremo a elaborare una piattaforma programmatica che possa dare un contributo anche al programma del Pd. Per quanto mi riguarda condivido in toto la necessità di rinnovare il partito attraverso lo svecchiamento della classe dirigente e l’ingresso, importante, delle donne; sono convinto dell’importanza di definire una base etica comune tra laici e cattolici, che personalmente individuo nel principio responsabilità di Jonas; vorrei che la laicità dello Stato fosse un valore fondante del Pd, e che si debba approfondire la critica all’idea capitalista di progresso, e condivido molti dei punti enunciati da Veltroni nel suo discorso. Hai ragione quando dici che sul blog de iMille manca un programma, ma non commettere l’errore di pensare che iMille, per sapere cosa pensare su un argomento, abbiano bisogno di leggere il blog 😉
    Quello che ci aspetta è un confronto dal quale usciranno un pò di idee, chi le condividerà potrà presentarsi alle primarie e chiedere il voto per la Costituente sulla base di queste idee. E chi verrà eletto potrà portare queste idee in quella sede e sentirne di altre, votarle, e se il caso, adottarle come fondanti per il Pd che verrà. Niente più di questo, ma a me pare sia abbastanza.

  • Anellidifumo says:

    Ammetto di non avere letto proprio per intero il post, ma quello che ho letto (e non è poca cosa) mi trova quasi del tutto d’accordo.

    Gli unici elementi di divisione sono questi:

    “Anzi, l’unico dato che ne evinco e’ che un cervello in fuga non e’ poi cosi’ vicino alla realta’ italiana, visto che vive all’estero”.

    Io vivo all’estero e mi sono meravigliato di quanto facile sia seguire la politica italiana, perfino meglio di quanto facessi prima in Italia. A Toronto posso comprare Repubblica tutti i giorni e, tramite Internet, vedere tutte le trasmissioni politiche e i Tg italiani. Alla fine, avendo tutto registrato, riesco a vedere più di quanto non facessi in Italia. Tramite la post@ poi sono in contatto con i miei amici e parenti che sono rimasti in Italia e sono iscritto ad alcune newsletter d’informazione politica che mi danno anche le notizie della controinformazione, quelle news non coperte dalla Rai e dalle principali catene mediatiche.

    Per cui, il grado di informazione di aggiornamento è davvero molto alto, se non addirittura uguale a quello di chi è in Italia e segue la politica.

    ***
    L’altro elemento che non condivido è quello sulla preferenza al dirigente di Frattocchie. Le Frattocchie da molti anni non esistono più come scuola quadri e chi l’ha frequentata ha almeno 50 anni. Spesso chi è over 50 non sa nulla dei problemi di chi ha meno di 40 anni, e questo è un problema serio. Inoltre nel PD l’anima rossa, quella che davvero si era formata alle Frattocchie, è uscita con Mussi e SD. Nel PD è rimasta un’oligarchia di dinosauri che desidera perpetuarsi ancora qualche decennio.

  • Suzukimaruti says:

    Marco Simoni: lasciamo pure decidere chi e’ arrogante e chi e’ venuto qui a provocare. Tu.
    .
    Anche perche’ ci si aspetta che chi legge sia in grado di distinguere normali espressioni retoriche e prenderle in quanto tali.
    .
    E in ogni caso ci si aspetta che non getti benzina sul fuoco andando a provocare, in nome di un malriposto “occhio per occhio”, che e’ roba che non vedo dalle assemblee al liceo quando avevo 15 anni.
    .
    Davvero, hai sbagliato i toni e l’approccio, perche’ scambi giudizi politici (magari che ti irritano) per giudizi personali.
    .
    Continuo ad attendere le tue scuse.
    .
    Riguardo la candidata senza volto, non credo abbia potuto avere appeal sull’elettorato ulivista (e pensare che i no global siano andati in massa a votarla e’ curioso: non ne ho visti).
    .
    La mia impressione e’ che buona parte dei voti ai due zerovirgola sia arrivata in quanto espressione di un voto di protesta contro i “soliti nomi”. Ma erano voti contro Prodi, Bertinotti, ecc. e non “pro”.
    .
    Insomma, lo ritengo un dato su cui capitalizzare ben poco.
    .
    .
    Riguardo alle statistiche del sito di Scalfarotto, non metto affatto in dubbio i dati, ci mancherebbe. Contesto, pero’, il ragionamento matematico che viene dopo.
    Il gap tra chi capita su un sito e chi lo legge realmente e’ notevole. E prevede che si analizzino i tempi di permanenza sul sito, i percorsi di chi naviga, la quantita’ di cose lette, ecc.
    Di mestiere analizzo questi dati e li uso per “far vendere” i miei clienti. E ti assicuro che 60.000 utenti unici in tutta la campagna sono pochi, in termini di influenza effettiva. Piuttosto ha contato un po’ di piu’ il ripple effect conversazionale sui tanti blog che hanno sposato la causa scalfarottiana.
    Ma e’ un discorso lungo. Quel che mi interessa e’ stoppare un ottimismo malriposto nei confronti di dati non entusiasmanti, che vanno analizzati con il giusto peso. Sempre nell’interesse di chi li esprime.

  • Suzukimaruti says:

    alberto61fi: mi trovi d’accordo. Ho visto pure io tante facce da culo nelle sezioni e molte belle teste prendere il volo per altri lidi, deluse.
    .
    Ma e’ fuorviante pensare che io creda che ci siano solo le sezioni come ambito in cui far emergere il “nuovo”.
    Si’, si puo’ anche andare verso il partito (e dentro il partito) venendo da fuori. Perfino organizzandosi fuori.
    .
    Pero’ la lealta’ verso il partito e la sua difesa sono comunque requisiti irrinunciabili. E i post contro il Governo, il lavare i panni sporchi in pubblico, gli slogan aggressivi, non depongono a favore della lealta’ del gruppo.
    Gruppo che magari e’ animato da ottime intenzioni ma ancora deve capire se vuole fare la spina nel fianco o il contributor.

  • Suzukimaruti says:

    istene: no, non accuso iMille di cercare visibilita’, perche’ penso che non sia affatto un male cercarla, se la si merita.
    .
    Su iMille ho dato ben pochi giudizi. Ho sostanzialmente detto che non capisco cosa vogliono. E non capisco il tono antagonista con cui si pongono (a me lo slogan “it’s time for them to go” proprio non va giu’: lo trovo qualunquista, antipolitico e tra l’altro ho inteso che non piace a tutti, li’ in mezzo)
    .
    Sulla tua figuraccia precedente: non e’ certo per non farti dormire la notte, che per quello ci sono gia’ io :), ma per appellarmi ad una maggiore serenita’ nel discutere di politica.
    Se esprimo perplessita’ su un gruppo di cui non capisco le intenzioni e di cui mi spaventano certi toni antipolitici, non mi aspetto che i singoli appartenenti di quel gruppo giungano qui a psicanalizzarmi, ma al massimo a spiegare. Magari a spiegare dopo che si sono chiariti internamente. Credo che iMille ne abbiano bisogno. Tanto.

  • Mario says:

    Suzukimaruti,
    sono perfettamente consapevole del fatto che l’esempio che ho citato dello svarione del decreto Bersani è stato frutto, appunto, di uno svarione. Ma:
    1. da chi governa un paese di 58 milioni di abitanti, è lecito aspettarsi (o tollerare, come fosse un peccato veniale) uno svarione di queste proporzioni?
    2. se allo svarione viene posto rimedio dopo 39 giorni (che non so in politica, ma in economia sono un’eternità), con strascichi su quello che è successo in vigenza del decreto prima versione che durano tuttora, che cosa dobbiamo concludere?
    Detto questo, vedo che mi attribuisci intenzioni e volontà che, oltre a non appartenermi, non sono assolutamente espresse nel mio commento precedente: via tutti, Bersani compreso (che mi sta pure simpatico!), ed altre amenità del genere.
    Comodo, molto comodo. E perfettamente in linea con la tradizione.
    Io ho chiesto solo un po’ di spazio per coloro che è ora che rientrino dalla porta principale della politica: che non sono “la gggente”, la “società civile” e tutte quelle altre belle definizioni con cui vengono impallinate, di volta in volta, le persone.
    Appunto, le persone, quelle che non vivono di pane e politica, ma che forse proprio per questo hanno sviluppato competenze che servono, e molto, per il governo di una società complessa come la nostra. E magari conservano pure una dimensione di maggiore intimità, di vicinanza vera, con i problemi reali delle altre persone, del territorio, delle imprese, con tutte quelle realtà che capita spesso di sentire citate nei bei discorsi come priorità assolute e poi, puff, via questo perchè mastella non ci sta, via quello perchè i rifondaroli sbattono la porta ecc. ecc. ecc. (e questo solo per stare alle motivazioni in fondo più nobili).
    Se la classe politica che ci governa è la migliore d’Europa, bene, che lo dimostri, perchè qui non se ne è accorto proprio nessuno. Noi non chiediamo di meglio che tornare a fare le cose che facciamo di solito, perchè se avessimo voluto fare della politica il cuore della nostra vita, avremmo fatto scelte diverse quando avevamo vent’anni.
    Non l’abbiamo chiesto noi. E’ il PD che ci sta dicendo che le porte sono aperte, che è ora di rientrare, di far sentire le nostra voce, che c’è bisogno ANCHE di noi.
    iMille non vi piacciono? Benissimo, fate voi un’altra proposta o partecipate a definirne meglio il contenuto. Ci interessa il risultato, non chi lo realizza.
    Se però all’interno dei duemila (e spiccioli) delegati per la costituente del PD non c’è posto per nessuno che non abbia frequentato le Frattocchie o non abbia passato metà della sua vita a volantinare e ad attaccare manifesti, che lo si dica subito, così ci risparmiamo tutti un po’ di fegato marcio …
    Poi però non venite a lamentarvi perchè “soffia il vento dell’antipolitica” o perchè in alcune zone del paese alle elezioni prendete (prendiamo)percentuali che, in confronto, lo zero virgola di Scalfarotto è un lusso esagerato.

  • Marco Simoni says:

    Caro Suzuki, dato che nel mio post ho anche quotato giudizi che tu hai dato (non serve una laurea, chiunque avrebbe capito che, etc) lasciamo decidere a chi legge chi è arrogante.

    Ti rispondo su due punti da te sollevati. Il confronto con la Panzino era proprio il miglior esempio che potessi trovare, davvero. Lei prese meno di 20mila voti, essendo esponente di un mondo, i centri sociali e i no-global, che da oltre 10 anni anni esiste in Italia, con visibilità in tutti i media, centinalia di manifestazioni pubbliche, sedi praticamente ovunque. Paragonare la visibilità di una no-global a quello di uno sconosciuto è un buon metro di paragone. Alla fine i no-global – movimento vero e riconosciuto – hanno anche avuto (giustamente) il loro eletto in parlamento, ma partendo da circa 10mila voti in meno di Scalfarotto, circa il 30% in meno.

    Sull’altro giudizio che io, ti quoto, “sparo a vanvera” sulle metriche della rete. E’ antipatico dubitare della buona fede dei dati altrui. Posso serenamente chiedere a Ivan uno screenshot del suo webalizer, che all’epoca seguivo tutti i giorni, e mandartelo. O anche possiamo discuterene pubblicamente con a chi interessi. Il dato che ho citato è vero. Con conto in eccesso, Ivan ha ricevuto circa 60mila visite sul blog. Poi è chiaro che un bel po’ (ma quanti, a spanne? – chi vota qualcuno per averlo visto 3 minuti a Matrix?) di quelli che lo hanno votato non ha mai visitato il suo blog. Ma io non ho affermato il contrario, ho solo citato una media abbastanza significativa secondo me, per chi è stato conosciuto dal suo micro-pubblico, solo dalla rete.

    ***

    Su un altro argomento, la tua posizione espressa sopra: per fare politica bisogna fare gavetta in sezione e acconciarsi ai gruppi dirigenti esistenti è legittima e più solida secondo me di tutto il resto del post.

    Io credo che sia anche sbagliata, e che questo sia dimostrato dalla drammatica fatica che i partiti hanno fatto negli ultimi 15 anni ad includere (nelle sezioni e nei gruppi dirigenti) qualunque persona realmente espressione della società cambiata. E’ chiaro infatti, e qui siamo d’accordo, che il fatto solo di essere giovani non è garanzia di novità. Fare politica nel 2000 con gli stessi meccanismi degli anni 50 è semplicemente un anacronismo. La crisi della politica deriva in gran parte da lì, secondo me.

    Su una cosa detta da alberto61 qui sopra, che ringrazio per l’opportunità di potermela far dire. I Mille sono nati come movimento aperto, per invitare alla partecipazione diretta e alla candidatura alle primarie, chiunque senta di avere un contributo da portare nello spirito della nostra aggregazione. Uno di noi del nucleo iniziale, che è apertissimo e infatti si sta allargando ogni giorno, Mario Adinolfi, ha espresso bene in un post il nostro spirito: noi speriamo che la partecipazione sia talmente ampia (e i primi giorni sono qualcosa più che incoraggiante) da rendere non necessarie le nostre candidature.

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