Farsi conquistare da Veltroni, senza Pizzaballa

June 28th, 2007 § 18 comments § permalink

Oggi la Sinistra italiana o giu’ di li’ (c) ha deciso di giocarsi il jolly.

D’altronde la mano e’ un po’ di tempo che non sta andando tanto bene e forse e’ il caso di provare davvero a vincerla, per poi rilanciare e vincere l’intera partita. Ma non e’ cosa semplice. E ce lo dobbiamo ficcare in testa.
Oggi eravamo li’, nella sala piu’ calda (politicamente e fisicamente) del momento. A si’ e no 30 metri da Veltroni, il jolly. Ci aveva promesso un discorso concreto, senza le sue solite menate sui sogni. Detto, fatto.

IL RUMORE DELLE COSE CHE STANNO CAMBIANDO

Sarebbe stupido dirci che abbiamo scoperto Veltroni oggi, perche’ sono decenni che e’ una figura di spicco a sinistra.
Sicuramente sarebbe molto meno stupido dirci che un singolo discorso di un singolo politico che conosciamo come le nostre tasche nei suoi pregi e difetti possa cambiare tante cose a sinistra. Ma tant’e’.

Gia’, oggi per la prima volta da anni ho sentito qua e la’ il rumore delle cose che stanno cambiando. E il bello e’ che ho provato questa sensazione durante il discorso meno emozionante che ho sentito negli ultimi anni da parte di pezzi grossi dei DS.

Insomma, ho passato anni ad andare ai comizi come si va ai concerti: a perdermi, ad applaudire, a farmi venire la pelle d’oca come in un rito. E con me tanti. Mancavano i cori e gli accendini, ma gente come D’Alema quando fa un comizio ti fa venire voglia di fare la ola, se si impegna.
(Ricordo anni fa una folla presa da slanci euforici durante un intervento di Jospin a Torino ad un comizio sul socialismo europeo: tutti applaudivano ad ogni suo passaggio – in francese stretto – sebbene non capissero una mazza di quanto diceva)

Pero’ poi il comizio finiva, tiravi quattro pacche qua e la’ ai “compagni” che vedevi solo a comizi e cortei e poi tornavi nel mondo reale. Quello in cui la mega seduta di autocoscienza collettiva del comizio appena concluso era irrilevante. Tanto era tutto entertainment for leftists (c)

ENTERTAINMENT FOR LEFTISTS

Ok, oggi non ho affatto goduto al comizio. Niente “momenti topici comunisti” (c), che fanno presa sul cuore dei militanti, niente folklore sinistrorso, niente richiami alla “pancia” del compagno che c’e’ in ciascuno di noi, niente namedropping per tirare l’applauso (cioe’, un po’ all’inizio ma in misura ristrettissima rispetto al solito).
Niente messa cantata, insomma.

Aveva detto “niente sogni: daro’ delle risposte”. E, cavoli, lo ha fatto davvero.
E vi assicuro che non e’ una cosa facile, di fronte ad una platea di quel genere, che si aspetta qualcuno che scaldi i cuori e non i cervelli.

Avra’ le spallucce vittimiste da tennista italiano (cit.), ma Veltroni oggi ha dimostrato di avere le palle. Tenere una platea, piu’ tutta la gente fuori, piu’ tutta la gente nella sala con megaschermo, piu’ la gente a casa, 100 minuti ferma li’ di fronte ad un testo serio e programmatico e’ un lavoraccio.
Ed e’ un lavoro ingrato, perche’ con due o tre battute su Berlusconi lo avrebbero portato in trionfo a spalle fin sopra Superga. E lui si sarebbe risparmiato tutta questa fatica.

UN ROMANTICO A STALINGRADO

Pero’ ne e’ valsa la pena. Via blog temo talvolta di sembrare uno stronzone insensibile, ma in verita’ sono politicamente un romantico. E le cose di sinistra, le “mie” cose, mi commuovono. Dai funerali dei vecchi militanti, con la banda che suona una versione struggente dell’ “Internazionale” a passo lento, alle bandiere impolverate, ai nonni che si trascinano ai cortei (dio mio, sto veltroneggiando).
Ecco, oggi non mi sono commosso proprio per niente. Ed e’ stato un bene.

Vado ad un comizio (perche’ era quello) e non mi viene la pelle d’oca. Non mi spello le mani ad applaudire senza se e senza ma (cioe’, faccio i miei applausi ma con cognizione di causa).
E nessuno, li’ sul palco, cerca di comprarmi con un effettaccio retorico, con il richiamo della nostalgia o toccando quei due o tre tasti che mi fanno partire il lacrimone.

E poi, cavoli, non c’era una singola bandiera rossa. Nemmeno rose’, niente. Nessun saluto del sindaco, nessun comitato di accoglienza, nessun opening act, nessun “respect” tributato ai sindacati, ai parlamentari locali, ecc. Il comizio di Veltroni e basta. Anni di liturgie sinistrorse cancellati in un attimo. Scandalo! Empieta’! Oppure no?
Non ho goduto ma ho ascoltato e ragionato. E ho sentito quel rumore li’, le cose che cambiano. Quasi mi ero dimenticato che potesse esistere.

NE’ BIGNAMI, NE’ READER’S DIGEST: UN CONCENTRATO DI CONCRETEZZA

Veltroni, nei 40 gradi della Sala Gialla del Lingotto, ci ha fiaccati. Non si fermava mai. E continuava a tirare via una cartella dietro l’altra cariche di senso, di cose giuste, di impegni concreti per il futuro.
E lo ha fatto snocciolando numeri, tirando fuori idee non generiche ma ben piantate a terra (per dire, non ha detto “meno tasse per tutti”, ma ha detto “riduciamo la pressione fiscale di un punto in 3 anni”: un impegno concreto, vero, con i numeri li’ in primo piano), elencando iniziative, rimbrotti, appelli, rassicurazioni e tirate d’orecchie.

Ai comizi solitamente si fa ginnastica. Ti scaldi un po’ all’inizio, poi tiri un po’ il fiato durante le parti inutili (normalmente, per dire, c’e’ sempre un passaggio sui rapporti con la sinistra in Europa che devono fare per forza e che nessuno ascolta mai) e ti prepari per il gran finale. E il buon comiziante sa farti capire che e’ il momento di far partire il “bravooooo!” perche’ alza la voce, sputacchia, si infervora.

Veltroni no. Ero di fronte ai giornalisti (quelli veri) e li ho visti andare in crisi. Ad un certo punto uno ha detto ad un suo collega “ma qui bisogna segnarsi tutto!”, facendo una faccia disperata (poi quando Veltroni ha indicato le 4 priorita’ per l’Italia l’ho visto prendere un foglio bianco e segnarsi un bell’ 1, 2, 3, 4 in attesa che il buon Walter le elencasse: sembravano allievi diligenti a lezione all’Universita’).

Non c’erano parti inutili. Niente Veltroni condensato da Reader’s Digest. Tutto pregnante, tutto on topic, tutto importante. Una faticaccia immane.
Pure noi, che volevamo fare i fratelli sfigati della Gialappa e commentare quello che diceva, alla fine ci siamo espressi poco, perche’ tirava fuori una cosa interessante e concreta dietro l’altra. Senza riempitivi, senza fuffa, senza intermezzi inutili.

OUR HOUSE

Va bene, ho sentito il rumore delle cose che cambiano. Ed e’ un rumore di ruggine, perche’ erano ingranaggi che non giravano da un po’. Pero’ mi ha fatto piacere vedere in quella platea delle facce diverse dal solito. Ed erano tante. Gente che forse era al suo primo comizio. E gente molto piu’ giovane di quello che credessi. Gente che non mi assomigliava, che non parlava come me e come noi (militanti). Gente che non mi sarei nemmeno aspettato.

E poi ho visto decine di vecchi compagni di militanza. Amici persi di vista anni prima, che hanno smesso di sbattersi per il partito. Persone che si sono limitate a votare, magari deluse. Sono tornate. E non erano li’ solo per vedere. Ho subodorato in giro fermento, riunioni, ganci. Ho visto girare biglietti da visita, fissare incontri. Cose che non ho mai visto, perche’ normalmente gli “eventi di sinistra” erano diventati un po’ come la tombola del giovedi’ a casa di mia nonna, con i suoi amici: ogni anno qualcuno di meno.

Ma soprattutto ho fatto un giro di telefonate. E gente insospettabile, persone che magari non hanno mai votato come noi o non si sono mai sentite parte della nostra storia, mi hanno detto “ci e’ piaciuto: siamo con lui” e hanno sentito una nuova (forse totalmente inedita nella loro vita) appartenenza. Forse, per alcuni, la prima appartenenza politica nella vita.

E ho capito che e’ la prima volta, nonostante la Bolognina, la Cosa 1, la Cosa 2, ecc., che riusciamo a creare qualcosa di comune con chi non ha la nostra storia. Prima eravamo noi che alla fine, sotto sotto, chiedevamo agli alleati di “entrare da noi”, di diventare come noi, magari sfumando un po’ il “noi”.

Qui, invece, la cosa e’ diversa. Oggi, con gente lontana dalla mia storia, dalla mia identita’ e da alcuni miei valori, ho percepito comunanza. Pur restando tutti li’ fermi nelle nostre identita’. Forse e’ la volta buona che abbiamo costruito una casa abbastanza larga e condivisa.

Insomma, insieme a persone diverse da me (ma anche tante simili, ci mancherebbe), abbiamo chiamato “nostro” qualcosa di nuovo. Ed era un “nostro” sincero.

RAGIONEVOLMENTE

Non mi ha emozionato e quindi Veltroni oggi mi e’ *ragionevolmente* piaciuto. E in quell’avverbio c’e’ tutto il bello di quanto ha fatto oggi. Ha motivato chi lo ha ascoltato. Nel vero senso della parola. Ci ha lanciati perche’ ci ha dato dei motivi. E ha detto la sua, senza blandire qua e la’, senza sviolinare. Ha detto cosa pensa. E molto di quello che ha detto lo condivido. E non so se tutta la sinistra o giu’ di li’ sia d’accordissimo con alcuni suoi passaggi. E giustamente lui ha deciso di fregarsene.

Finalmente qualcuno che dice qualcosa di sinistra sulla sicurezza. Finalmente qualcuno che denuncia come idiota e dannosa la doppia morale “poverinista” con cui certa sinistra sotto sotto minimizza quando si parla di criminalita’, di sicurezza, di immigrazione.

Veltroni ha detto “tolleranza zero, senza se e senza ma” contro chiunque delinque. Due anni fa si sarebbe preso del fascista da mezza sinistra (non solo quella antagonista conservatrice). Ha toccato un nervo scoperto, oltre che una delle posizioni piu’ imbarazzanti che la mia parte politica si e’ portata dietro. E non e’ stato facile.

E poi l’ambiente. Tema fondamentale di cui i Verdi italiani si sono arrogati l’esclusiva, sfiorando nuove vette del ridicolo. Il comunicatore che c’e’ in me (e che mi paga le bollette) ha fatto i salti di gioia di fronte alla formula “l’ambientalismo del si'” e la persona intelligente che c’e’ (a tratti) in me ha fatto la ola quando ha detto che dobbiamo fare la TAV, i rigassificatori, gli inceneritori e che chi si oppone danneggia ancora di piu’ l’ambiente, con le sue non-soluzioni.

In verita’ per un attimo mi sono emozionato. E’ che quell’infamone di Veltroni ha beccato il mio tallone d’Achille; Olof Palme. E ha fatto la citazione piu’ bella, tra le sue: “dobbiamo combattere la poverta’, non la ricchezza”.
Sante parole! E poi ha fatto un appello contro gli odi di classe. E una velata e indiretta critica ad una legge idiota (non passata, nonostante gli antagonisti la volessero), cioe’ la tassa sui SUV. “Tassiamo chi inquina”, ha detto Veltroni. Non chi ha una macchina che ci sta sull’anima (quelle poi le si riga, al limite).

Confesso che mi sarei aspettato che calcasse un po’ piu’ la mano coi sindacati, che insieme alla sinistra antagonista sono i veri conservatori di questi tempi: un’inerzia che blocca il progresso economico e sociale.
Si e’ limitato a dirgli di pensare anche ai giovani e al futuro e non solo a difendere lo status quo e i “vecchi”.

Mi aspettavo di piu’, ma conoscendo il bullismo con cui il sindacato mette all’angolo la Sinistra o giu’ di li’, e’ gia’ un passo coraggioso. (tra l’altro, fossi Prodi alzerei l’eta’ pensionabile, terrei lo scalone e andrei tranquillamente allo scontro col sindacato: porterebbero i loro anziani in piazza a Roma e poi se la prenderebbero in quel posto: soprattutto se i DS iniziassero a imporsi un po’ e guidassero la resistenza ai sindacati rezionari)

QUALCHE PECCA (A PARTE IL FATTO CHE TIFA PER LA SQUADRA SBAGLIATA)

Aspetti negativi? Un paio. In primis le cartoline dalle citta’ italiane che scorrevano sullo sfondo del palco, sui maxischermi. Sembrava l’intervallo in Tv, sulla RAI. Mancava giusto la musichetta con l’arpa, ma me la sono canticchiata mentalmente per tutto il pomeriggio, mannaggia a lui!

Poi una caduta di gusto: l’orrida foto in bianconero di un bambino con capelli a scodella e due occhioni tondi photoshoppati in azzurro intenso. Sembrava “Boy” degli U2, in un curioso mash-up musico-filmico con “Il villaggio dei dannati”. Puzzava di retorica. E di brutta musica. E di Bono in salsa Guinness.
E poi la chiusura. Ok, niente Africa, niente Sting, niente Bono (anche perche’ avrei aderito alla Fiamma Tricolore seduta stante), niente Ghandi (di cui credo abbia esaurito le citazioni” gli restano i rutti, le frasi pronunciate durante il sonno e i transcript dei litigi con la moglie), ma una spolveratina di romanticismo l’ha voluta dare.

Peccato che Veltroni, da buon filo-anglosassone, sia un romantico del genere funereo. Quindi nulla di tempestoso alla tedesca, niente euforia paradossa sentimentale, niente raptus faustiani, ma un classico del romanticismo inglese, quello fatto da gente che al primo appuntamento con la fidanzata andava a farsi una passeggiata al cimitero al tramonto e come massima botta di vita faceva un picnic sulle rovine di qualche palazzo antico riflettendo sulle vite perdute).

E allora sotto con la storia della ragazza quindicenne che e’ malata, vuole andare con lui in Africa e prima di morire fa un’adozione a distanza. E’ roba – tutta vera – da Libro Cuore o da certi dischi dei Tindersticks. A suo modo commovente, assolutamente edificante e a tutti e’ venuta voglia di portare un fiorellino sulla tomba di questa ottima ragazza scomparsa.

Pero’ il comunicatore che c’e’ in me avrebbe preferito una chiusura piu’ funky, che non un “questi sono i nostri figli e i nostri nipoti”, che ha provocato toccatine scaramantiche qua e la’.

Anche se poi, scherzi a parte, il dark che c’e’ in me (e’ un condominio molto abitato, lo so) alla fine ha apprezzato – ma mi e’ salito piano – l’aspetto crepuscolare di questa chiusura. Forse per lasciarci nel cuore un po’ di inquietudine.
Quella stessa inquietudine che diventa irrequietezza e che ti spinge ad agire.

E infatti ho un sacco di voglia di fare politica, da oggi pomeriggio. E un inedito ottimismo della ragione.

It’s time for us to stream

June 27th, 2007 § 2 comments § permalink

Qualche giorno fa e’ partita tra noi blogger torinesi l’idea di fare qualcosa per celebrare l’avvento di Veltroni e la sua (giusta: lo fa nella capitale della sinistra italiana!) presentazione della sua candidatura alle primarie del Partito Democratico a Torino.

L’idea era fare una diretta Web della cosa, usando le tecnologie “povere” ma belle che ultimamente sperimentiamo (per esempio www.ustream.tv).

Poi ci siamo accorti che la diretta Web dell’intervento di Veltroni l’avrebbero fatta tutti, per di piu’ molto meglio di noi, con telecamere serie, banda a volonta’, satelliti, ecc.
Quindi se non siete a Torino e non siete tra i fortunati invitati, fate cosi’: andate su Sky TG 24 o su Repubblica.it e vi guardate lo streaming.

Noi facciamo un’altra cosa: commentiamo live dalla sala il discorso di Veltroni, sperando di dire cose non banali o di non accanirci su di lui perche’ e’ della juve. E sperando che qualche diessino che passa di li’ non ci insulti perche’ cazzeggiamo (che da quelle parti sono tutti un po’ troppo seri).
In pratica potete tenere aperto lo streaming di Veltroni su Repubblica e sentire noi che chiosiamo. Oppure tenete aperto solo il nostro streaming e sperate che si senta anche l’audio di Veltroni.

Promettiamo di essere infinitamente meno professionali della Gialappa, ma assolutamente piu’ genuini.

Ci trovate qui, oppure embeddati nel blog di Estragon.

Dai, ragazzi, cambiamo la classe dirigente del Centrosinistra con, ecco, ehm…

June 26th, 2007 § 67 comments § permalink

Mi trovo a dover affrontare la spinosa questione de “i Mille“, l’ultima invenzione del frastagliatissimo mondo della “Sinistra o giu’ di li'” (c).
La summa degli intenti politici di questo movimento, che vuole apertamente incidere sullla formazione del Partito Democratico, e’ praticamente riassunta sull’header del blog che li chiama a raccolta: “It’s time for them to go”. I “them” sarebbero coloro che comunemente chiamiamo “classe dirigente della Sinistra italiana”, non quelli di Van Morrison.

Un movimento di rinnovamento, insomma, che vuole fare piazza pulita della “Sinistra che comanda” cosi’ come la conosciamo e vuole aumentare la partecipazione politica, aprendo a nuovi soggetti gli spazi di protagonismo.

Sulla carta qualsiasi proposta politica ha un suo appeal e pure questa non ha mancato di affascinare un po’ di gente, talvolta anche intelligente e stimabile.
Motivo in piu’ per non fidarsi ūüôā e cercare di capire da dove vengono, dove vanno e cosa vogliono, questi “mille” (ho seri dubbi che siano mille, ma “i Venti” non suonava bene). Ma soprattutto cercare di capire se sono una cosa seria o no.

POST CHILOMETRICO: VALUTATE VOI SE AVETE LO SLANCIO DI SORBIRVELO TUTTO! BASTA CLICCARE QUI SOTTO E PRENDERSI MEZZ’ORA DI TEMPO
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June 25th, 2007 § 16 comments § permalink

Menu’ d’inizio settimana

June 25th, 2007 § 7 comments § permalink

Lunedi’

– riunione/visita di piacere in nota agenzia pubblicitaria torinese piu’ o meno ad ora di pranzo

– pranzo che, a rigor di logica, non durera’ piu’ di 10 minuti

– rush automobilistico impossibile, al fine di raggiungere la capitale dell’Impero del Male (Milano) e fare un’altra riunione/visita di piacere ad un’altra agenzia, stavolta non pubblicitaria ma musicale

– recupero di noto dj torinese, disperso per la capitale dell’Impero del Male alla caccia di primizie discografiche (come estorce lui i promo alle case discografiche, non c’e’ nessuno)

– rientro ad ore imprecisate con il suddetto dj torinese, cercando di sopravvivere alle chicane dell’autostrada piu’ lenta del mondo; e’ ragionevole pensare che ascolteremo i promo procacciati

Martedi’

– giornata lavorativa un po’ infame, con noie burocratiche, fatturazioni, pagamenti, ecc. Ma niente di drammatico, suvvia!
– visita alla banca per altre menate burocratiche

– ennesimo trasferimento nel tardo pomeriggio verso la gia’ citata capitale dell’Impero del Male

– spazio aperitivo libero (sono piu’ o meno in zona Garibaldi), quindi se siete a Milano contattatemi a suzukimaruti@gmail.com e se ne parla

– cena e cazzeggio paralavorativo con noto rappresentante di nota agenzia pubblicitaria multinazionale, ma soprattutto persona che subisce da mesi mie telefonate senza mandarmi a stendere: prossimo premio Nobel per la Pace

– a seconda della gradazione del vino a cena, rientro piu’ o meno lento a Torino, auspicando che non chiudano l’autostrada dopo Rho, come capita spesso la notte; in quel caso, mesto rientro in statale con constatazione di quanto sia brutta la Pianura Padana in generale e il novarese in particolare

– niente radio, che’ il gia’ citato noto dj che mi fa da sparring partner via etere e’ all’estero

Mercoledi’

– giornata lavorativa relativamente easy, salvo addensamenti di uccelli paduli nelle ultime ore

– nel mezzo, spedizione familiare per rimediare alla carenza di capi di vestiario stagionali presentabili

– faticoso raggiungimento del Lingotto per accogliere Walter Veltroni che si candida a segretario del Partito Democratico. Tra l’altro dovrei anche scriverci un post e dovrei pure parlare de “i Mille” (ma prima devo capire se e’ l’ennesima donchisciottesca operazione alla Scalfarotto destinata a risolversi in nulla di rilevante o se e’ una cosa che ha anche una minima consistenza politica).

– qualcosa di sinistra, tipo una cena con qualche reduce del Lingotto; anche in quel caso, se ci siete fate mi un fischio via mail a suzukimaruti@gmail.com anche il giorno stesso

– niente radio, per gli stessi motivi del giorno prima

Un po’ di cover per il weekend

June 22nd, 2007 § 10 comments § permalink

Con un lievissimo ritardo sabaudo (giusto quel mese abbondante), riesco solo ora a compilare una delle tante catene che sono girate in rete negli ultimi tempi. Lo so che non √® il massimo agganciarsi ad un meme quando ormai √® scaduto, il tema √® tiepidino e non gliene cala pi√Ļ a nessuno, ma che ci posso fare: meglio tardi che mai.

Il tema della catena è questo e arriva gentilmente da Alberto Mucignat: dimmi 5 cover migliori delle versioni originali.

In un’epoca in cui si producono praticamente solo pi√Ļ cover e perfino Billy Idol fa un album di cover natalizie, c’√® un eccesso di offerta che rende difficile selezionare le cose buone da quelle cattive.

Ci va un po’ di metodo, insomma. E il metodo che ho adottato √® questo.
Primo: affinch√© una cover sia “meglio” dell’originale, √® necessario che io consideri bello l’originale. Cio√®, sono tutti capaci di rifare in meglio una b-side di Albano & Romina.
Secondo: la cover deve almeno lontanamente assomigliare all’originale, altrimenti non ha senso fare confronti. Cio√®, “Tainted Love” in versione originale cantata da Gloria Jones e la cover dei Soft Cell sono apples & oranges: incomparabili. Ed entrambe belle uguali, nella loro clamorosa diversit√†.
Terzo: per√≤ le cover non devono assomigliare nemmeno troppo all’originale, altrimenti si ricade nel fenomeno tribute band, che √® roba da birrerie per sedicenni.

Bene, fatte le regole, ecco la lista, con tanto di ascolti (gli originali sono in gran parte video di YouTube. Tutto il resto e’ in mp3 e basta cliccare col destro e salvare) e qualche commentino. Nota: la lista non √® una classifica, quindi non √® in ordine di merito, ma in sano disordine casuale.

– “Never Let Me Down Again” dei Depeche Mode, rifatta dagli Smashing Pumpkins.
Gran pezzo, di puro pop elettronico, rifatto in versione rock chitarristica dagli Smashing Pumpkins, che non mi hanno mai fatto impazzire. Eppure la cover √® bellissima e un po’ meno algida dell’originale.

– “Are Friends Electric?” di Gary Numan, rifatta da An Pierl√© (per chi non la conosce, cliccate qui)
Altro monumento del pop elettronico, rifatto in versione pianistica con voce alla Bjork e tono vagamente teatrale. Mi sa che mi piacciono i brani “freddi” riscaldati.

– “Hurt” dei Nine Inch Nails, rifatta da Johnny Cash
Mi sa che ho parlato ad nauseam di questa cover, che si candida ad essere una delle migliori di sempre. Anche se qui il modello è inverso: un pezzone teso e tirato di Trent Reznor diventa un brano folk oscuro e tristissimo (non che fosse allegro in partenza, ma insomma).

– “Some Velvet Morning” di Lee Hazlewood e Nancy Sinatra, rifatta dai Primal Scream e Kate Moss.
Per la serie, il gioco delle coppie, ecco la cover indie-danzereccia di un classico della “cowboy psychedelia”, decisamente migliore dell’originale, perch√© fa muovere il piedino.

– “I Heard It Through The Grapevine“,di Marvin Gaye, rifatta da Gladys Knight & The Pips (nota: voglio la giacca dell’annunciatore!).
Qui la cosa si fa controversa, perch√© pi√Ļ o meno tutti conoscono la versione di Marvin Gaye, erroneamente considerata quella originale. In verit√† √® uscita un anno dopo quella fatta da Gladys Knight, che tuttavia era una cover dell’originale del solito duo Motown, Whitfield & Strong.
Quindi, pi√Ļ che una cover, questa √® “un’altra versione rispetto alla versione pi√Ļ conosciuta”. Ed √® migliore, soprattutto perch√© √® tiratissima, con tempi quasi punk e un contrappunto perfetto tra Gladys e i suoi coristi Pips. Zio Marvin, invece, la metteva sul sexy, peraltro con risultati eccellenti. Ma non quanto zia Gladys. Sembra Paperopoli, lo so.

– “I Only Have Eyes For You” dei Flamingos, rifatta da Billie Holiday.
Anche qui l’originale √® un pezzo stratosferico (adoro quando lo si sente uscire dall’au
toradio in “American Graffiti”). Per√≤ Billie Holiday lo prende e lo trasforma, da brano notturno e un po’ etereo (con rischio diabete), in un pezzo buttato un po’ via, biascicato cos√¨ tra una canzone e l’altra. E l’understatement con cui stravolge un pezzo con tanta atmosfera, trasformandolo in un pianeta desolato, √® arte pura. Migliorare qualcosa “togliendo”, come in una scultura.

– “Satisfaction” dei Rolling Stones, rifatta da Cat Power.
Lo so che √® quasi reato dire che l√† fuori c’√® qualcosa di meglio di una delle pietre miliari del rock’n’roll. E forse √® vero. Per√≤ Cat Power ha avuto il fegato, rischiando di incappare nel tragico punto 2 delle mie regole, di spiazzare completamente glia ascoltatori, con una cover che fa di “Satisfaction” una sorta di cantilena circolare, per di pi√Ļ senza ritornello. Ok, non dovrebbe stare qui, ma √® talmente un’idea coraggiosa che merita di essere condivisa.

– “For Your Love” degli Yardbirds, rifatta dai Chilly (il look tardo-disco del video √® semplicemente sublime), ma anche da Dj Hell.
Ecco un altro pezzo con cui ho rotto le balle non poco a chi legge questo blog. Ok, lo so che il brano originale non √® stato scritto dagli Yardbirds, ma da Graham Gouldman (lo stesso, inspiegabilmente, dei pessimi 10CC), per√≤ prima di loro non l’aveva mai fatta nessuno. E tuttora resta uno dei migliori pezzi dei tardi Sixties britannici, poche storie.
Per√≤ la versione “disco” dei Chilly (ignoro chi sia il genio che ha chiamato un gruppo come un deodorante intimo) ha letteralmente trasformato un brano un po’ monolitico in qualcosa di irresistibilmente danzereccio. Talmente irresistibile che Dj Hell gli ha fatto sopra un po’ di moroderismi alla “I Feel Love” e l’ha coverizzata a sua volta, ma negli anni Novanta, con beat degli anni Novanta. Un bel 3×2, insomma.

– “Black Hole Sun” dei Soundgarden, rifatta dalle Cibo Matto.
Ecco una cover di un pezzo non disperso nelle brume di 40 anni fa, ma qualcosa di relativamente non vecchissimo. Insomma, il brano pi√Ļ famoso dei Soundgarden (ma di certo non il migliore) viene preso da quelle due pazze nipponiche delle Cibo Matto e trasformato in un qualcosa che suona vagamente orgasmatronico (non ho bene idea di cosa voglia dire, ma spiega bene il sound: ascoltare per credere), a met√† tra certe cose di Brigitte Bardot e le basi delle audiocassette di Cicciolina che vendevano negli Autogrill tanto tempo fa.

– “We Can Work It Out” dei Beatles, rifatta da Stevie Wonder.
Scontro fra titani. Sebbene provi molta pi√Ļ simpatia per Stevie Wonder che per i Beatles superstiti (cio√®, odio Paul McCartney, mentre Ringo Starr mi √® sempre stato simpatico), la sfida qui √® dura. Un classico dei Beatles, che non difettavano certo di “anima”, riceve un ulteriore trattamento soul dal piccolo Stevie e diventa un pezzone da paura. E uno dei 2 o 3 pezzi che mi piacciono in cui c’√® il suono dell’armonica cromatica (l’altro che mi viene in mente √® “Non gioco pi√Ļ” fatta da Mina)

-“Iron Man” dei Black Sabbath, rifatta dai Bad Plus.
Un po’ di jazz ci stava. E se poi √® una versione jazz di un classico del metal pi√Ļ ascellare (con un riff che √® secondo solo a “Smoke On The Water” per memorabilit√† universale, tanto meglio. Grandi i Black Sabbath, grandi i Bad Plus che ricordano a tutti che il jazz di fatto √® tutto qui: variazioni libere su un tema portante. E chi se ne frega se il tema √® di un gruppo metal.

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June 22nd, 2007 § 2 comments § permalink

Il piacere di saperlo

June 21st, 2007 § 4 comments § permalink

1) Piu’ o meno dalle 18, oggi sono in giro per il centro di Genova per questioni lavorative (del genere piacevole, fortunatamente).

Devo vedere un po’ di amici blogger e non solo. Se per caso capitate di li’, fatemi una twitterata o – meglio ancora – una mail sul Blackberry (suzukimaruti@gmail.com) e ci beviamo insieme qualcosa di fresco. Anzi, di freddo, visto la caldazza che c’e’ in questi giorni.

2) A conferma che le classifiche dei blog servono a poco, sono parziali e sono troppo dipendenti dal parametro di misura scelto, scopro che la neonata classifica di Wikio mi piazza quinto assoluto tra i blogger italiani (cosa che non sta ne’ in cielo ne’ in terra) nello stesso momento in cui la classifica di BlogBabel mi piazza nella peggiore posizione di sempre, fuori dalla Top Fourty (altra cosa irragionevole, visto che ultimamente c’e’ un traffico notevole da queste parti, oltre che un bel po’ di gente che linka).
Non che le classifiche servano a qualcosa (mi interessa solo quella di Serie A, ma se ne riparla a settembre), ma mi piaceva segnalare il fatto che, almeno nel mio caso, il tanto annunciato “anno delle metriche” (e in effetti lo e’) sta diventando “l’anno delle metriche alla cazzo di cane”.

3) Classifica a parte (che peraltro mi fa dei favori immeritati :-)), Wikio mi sembra carino. Non so spiegare come mai, ci devo pensare ancora un po’, ma sono 2 giorni che mi ritrovo ad usarlo. Forse perche’ porta a galla post interessanti di blog che non conoscevo. Fatto sta che mi piace.

4) Dopo che ha graziato noi utenti Nokia, Fring e’ uscito anche per chi ha cellulari e smartphone con sopra Windows Mobile! Se per caso vi chiedete cosa sia Fring, sappiate che vi siete persi una delle applicazioni piu’ intelligenti degli ultimi anni: un client (che include la telefonia VoIP, anche SIP) Skype, Gtalk e altri sistemi di Instant-Messaging che funziona sui cellulari.
E se avete un cellulare Wi-Fi o un celllulare 3G con un piano dati credibile, questo significa telefonare gratis via Web e ridurre di molto la bolletta, oltre che poter usare in mobilita’ i piu’ diffusi sistemi di IM. (dimenticavo: funziona pure per twitterare!)
Qualche vecchio post su Fring qui e qui.
Tutta roba che sull’iPhone non ci sara’, come avevo ampiamente segnalato, tra lo scherno generale di tanti che (dio quanto godo a dirlo!) si sbagliavano.

links for 2007-06-21

June 21st, 2007 § 4 comments § permalink

Live in streaming, now!

June 20th, 2007 § Comments Off on Live in streaming, now! § permalink

Stasera Casa Torino, condotta da Giorgio Valletta e da me, è in diretta dalle 21 alle 24 sulle frequenze di Radio Centro (91.2 Mhz FM a Torino, le altre frequenze su www.radiocentro95.it).

Oppure ci guardate in streaming (e ascoltate pure) cliccando qui. C’√®¬†pure la chat per chiacchierare e/o¬†insultarsi a¬†vicenda.

Ospite della serata, dalle 22 e 30 (che ha la digestione lunga), Pietro Izzo! 

Ma parleremo anche in anteprima di Traffic, poi sentiremo Fabrizio Vespa e ovviamente qualche voce dalla chat. Accorrete!

Where am I?

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