Cisco, i 100 blogger più importanti e qualcosa che si muove (magari zoppicando, ma si muove)

May 17th, 2007 § 16 comments

ANTEFATTO

Per un’azienda che da sempre produce dispositivi per creare reti è naturale, ad un certo punto, desiderare di avvicinarsi alla “cultura di rete”, cioè all’universo delle reti sociali, al fenomeno blog, ecc. (non so perché non riesco a scrivere espressioni di questo genere senza sentirmi un giornalista del Tg2 che banalizza e procede per formule)

Dopo un primo appuntamento, Cisco ci riprova e cerca di farlo in grande: invitare “i primi 100 blogger italiani” ad un aperitivo in cui raccontarsi, raccogliere idee innovative e – auspicabilmente – entrare nel circolo virtuoso del buzz-marketing, che giustamente aumenta l’awareness del marchio, fa circolare le informazioni commerciali in modo virale, ecc.

IL PROBLEMA

La strategia di Cisco sulla carta non fa una grinza ed è onorevole: c’è un’impresa multinazionale che esce dall’universo algido e “in giacca e cravatta” delle conferenze e degli Expò e manifesta l’intenzione di aprirsi ai blogger, che notoriamente sono ipercritici, ipersensibili e permalosi. All’AD di Cisco Italia non mancano di certo il coraggio e la voglia di provare.
Vivendo, come molti, entrambi i mondi, cioè quello delle conferenze, dello scambio di biglietti da visita e dell’applauso formale in un serissimo (e un po’ impagliato) contesto business e quello più informale, diretto, creativo (ma anche un po’ velenosetto) dei blogger, posso assolutamente capire quanto “costi” ad un’azienda come Cisco addentrarsi in un territorio pericoloso come la blogosfera. Lì in mezzo sicuramente ci sono cose ottime, idee straordinarie, persone brillanti con cui relazionarsi. Ma c’è anche una trappola ad ogni passo e il rischio di sputtanamento è sempre elevato (insomma, siamo quelli che criticano perfino le tartine, se è il caso).
Però è anche vero che se l’impresa non osa, non si apre al nuovo e continua il suo tran tran business-oriented, alla fine si trova in guai peggiori: invecchia, si impolvera e si precipita nell’autoreferenzialità. 

Le ottime intenzioni (e sono davvero ottime, se ci pensiamo) purtroppo si sono tradotte in azioni che hanno sollevato la perplessità di molti. La questione scottante sono “i 100 blogger più importanti”, definizione che si presta ad equivoci e che forse segnala un errore comunicativo.

100 CHE?

Le critiche all’idea di incontrare “i 100 blogger più importanti” si possono dividere sostanzialmente in due famiglie.

La prima famiglia comprende le critiche all’affidabilità del campione. Ovvero: chi sono questi “100 blogger più importanti”? E chi lo stabilisce? In base a quali parametri? E soprattutto, la classifica dei primi 100 è affidabile?
Qui la polemica è scattata al primo minuto. Se non ho capito male [EDIT: ho capito male, a quanto pare la lista degli invitati è stata stilata da Lele Dainesi di persona] Cisco ha utilizzato la classifica di BlogBabel per stabilire chi invitare e chi no. Trattandosi di una classifica relazionale, cioè che misura la relazionalità e non il traffico reale sui singoli blog, ha ovviamente dei limiti connaturati e riconosciuti dai suoi stessi creatori. E per di più è una classifica su base volontaria, cioè ci sono migliaia di blogger non iscritti e per questo non censiti.
E poi è una classifica dinamica, con un bel po’ di alternanza tra i blog che chiudono la top 100: il rischio è quello di scontentare qualcuno, farsi preventivamente dei nemici, ecc.
Infine c’è un rischio-antipatia/invidia per i primi 100, visti come una èlite da alcuni e ovviamente sfanculati in quanto presunta èlite (che ovviamente resta presunta e non credo che ci sia chi ci crede veramente). Insomma, è tornata un po’ a galla la polemica sulle blogstar di qualche anno fa ed è tutto sommato un pensiero ragionevole.

La seconda famiglia (che mi vede tra i criticanti) contesta alla radice l’impostazione. Cioè secondo me il concetto stesso di “i 100 blogger più importanti” è sbagliato ed è un errore comunicativo cercare di invitarli.
Della comunicazione online (e delle PR) ho capito poche cose, ma una mi sembra ormai assodata: l’inutilità della comunicazione “a pioggia”. Cioè, meglio scegliere pochi referenti autorevoli per la propria comunicazione, piuttosto che gettare (virtualmente) volantini da un aeroplano su tutta la città digitale.

Insomma, se io fossi un PR di Cisco avrei fatto un’operazione diversa: avrei cercato i 20/30 blogger più *influenti* e *autorevoli* in base al mio ambito d’azione. E questo magari mi avrebbe portato a ravanare nelle parti più basse della classifica di BlogBabel o addirittura  scovare gente che non è classificata.
Cioè, meglio relazionarmi con le piccole autorità locali che mi interessano piuttosto che con i primi 100 di una classifica generica. Anche perché in quella classifica c’è gente che con Cisco non ha nulla a che vedere: blogger che si occupano di tutt’altro, diari personali, ragazzine sexy e tampinatissime (e quindi molto linkate), ecc.

Faccio un esempio più pratico: mettiamo che una casa discografica volesse far incontrare ai blogger il suo più promettente gruppo musicale emergente. Se chiama i primi 100 blogger, ne becca sì e no 15 che parlano di musica. E, per dire, si perde un blog come quello di Giorgio Valletta, che in questo momento fa il migliore (e più influente) podcast musicale italiano e sta migliorando gli ascolti a centinaia di persone settimana dopo settimana.

COSA NE PENSO

Mi sembra ovvio che con l’invito dei 100 blogger Cisco stia tentando un’operazione buona. Certo, vedo anche io un errore nell’invitare i primi 100 di BlogBabel. Da un lato qualcuno ci ha messo una pezza, allargando la base di partecipazione, segno che forse hanno capito l’errore.
Dall’altro mi sembra più intelligente ragionare sul perché di una simile scelta.

Credo sia un errore in buona fede: di fatto Cisco non ha fatto altro che dotarsi di un criterio con cui relazionarsi alla blogosfera. Secondo me ha scelto – in buona fede – il criterio sbagliato, ma lo dico da cittadino della blogosfera con un po’ di anni di esperienza di settore sulle spalle.
Chiariamoci: per un ufficio PR di una grande azienda, scegliere i primi 100 di una classifica di settore complessivamente riconosciuta come abbastanza affidabile è una mossa inappuntabile, giusta e “da manuale”. Questo, ovviamente, se si applicano i criteri della comunicazione tradizionale.

QUINDI?

Beh, il “quindi” è semplice: io all’aperitivo offerto da Cisco ci vado (pare servano splendide tartine a forma di router), perché ho capito che l’intenzione è buona: sono ai primi approcci con una realtà nuova, un po’ criptica e molto farraginosa nei linguaggi, nei modi, nelle relazioni e nelle reazioni.
E poi in effetti credo di avere un minimo di competenza di settore (insomma, sotto il comunicatore alberga un informatico), oltre che molto interesse (professionale e personale) nei confronti dell’azienda e dei suoi prodotti, di cui sono cliente da tempi non sospetti.

E credo che sarebbe carino non farsi prendere dalla polemica, che peraltro hai suoi perché e credo di averli riconosciuti. Lo dico perché mi dispiace, per dire, leggere sul suo Twitter che il buon Luca Conti (e credo molti con lui) si sente in dovere di non partecipare per non alimentare le polemiche.
Personalmente non ci vedo niente di male nell’alimentare le polemiche, anzi polemizziamo tranquillamente: serve a capirsi.
Insomma – lo dico a Luca e agli altri – supportare (o partecipare ad) un’iniziativa pur riconoscendone un errore organizzativo non credo mini la credibilità dei singoli.
Ha senso se non vieni all’aperitivo per un motivo preciso: lo scrivi sul tuo blog, se ne discute, ecc. Ma se lo fai per non alimentare i flame, allora così la dai vinta a chi fa i flame. E li fai sentire importanti, così alla prossima occasione si faranno sotto con elmi ed armi nuove.

Update: Luca ha confermato che non ci sarà, ma per motivi di lavoro e non per colpa dei flamer di professione. Bene!

Dal canto mio, farò volentieri due chiacchiere con l’AD di Cisco e gli esporrò le mie osservazioni (positive e negative) in merito. Da quel che ho intuito, credo mi starà ad ascoltare e questo è già un buon risultato.

§ 16 Responses to Cisco, i 100 blogger più importanti e qualcosa che si muove (magari zoppicando, ma si muove)"

  • Suzukimaruti says:

    pacio: è il famoso potere del buzz marketing sui consumatori. Mesi e mesi di blogging si traducono in una scatola di merendine in più. 🙂

  • pacio says:

    “Feedback”: per ora in 5-6 mesi di lettura pressocchè quotidiana ha contribuito a farmi comprare le merende Pan di Stelle … ma non si scoraggi, nel periodo di riferimento ho un reddito molto vicino allo zero …

  • Suzukimaruti says:

    Samuele: no, il presupposto sbagliato è quello di chi ha criticato la composizione della lista dei 100, non tenendo conto che in operazioni simili è naturale che ci sia un po’ di parzialità, tutta per di più in buona fede.
    .
    Io, come ho scritto nel post, sono tra quelli che semmai trova poco funzionale invitare 100 blogger (sono troppi per sviluppare conversazioni credibili) e – fosse stato nei panni di Cisco – avrebbe invitato al massimo 10 blogger “tecnologici”.
    Ma è una critica di metodo da comunicatore a comunicatore, che mi posso permettere di fare in quanto invitato fin dal primo minuto! 🙂

  • Suzukimaruti says:

    ehehe: faccio tutto senza droghe! 😉

  • Lele Dainesi says:

    Vorrei tranquillizzare tutti. La lista l’ho fatta io. Ho giocato io all’uomo PR di Cisco. Non me ne voglia Ludo ma la Blogbabel manco l’ho pensata. Ho cominciato a buttare giù nomi e a pensare perchè stimo ste meravigliose anime e alle cose che hanno fatto, scritto e detto che mi hanno colpito 🙂 Stefano Venturi, Crstina Marcolin e Vilma Bosticco si fidano e mi sa che hanno fatto male e hanno capito che con gli amici facciamo un tale casino!!! Suzuki la roba che fumi tu è indubbiamente migliore della mia PASSAMELA!!!

  • Samuele says:

    I 100 blogger li ha scelti Lele. E non ha guardato nessuna classifica. Ha preso i 100 che conosceva. Che poi fra i 100 che conosce molti siano anche al vertice delle classifiche questo è ovvio…

    Ma il tuo post parte da presupposto sbagliato.

  • Axell says:

    Io sono tra i 100 quindi sono felice. Felicissimo. Cosa posso voler di più dalla vita? Un lucano. Uno bravo. E spero sia nell’elenco… la Cisco List… 🙂

  • Suzukimaruti says:

    Sì, ma il senso è che sono stati scelti a pioggia, cioè senza valutazioni sulla loro reale attinenza al tema. Non è un problema di BlogBabel, anzi, ma di come si è fatta la scelta.

    Mi sa che la classifica di BlogBabel l’ha usata Lele! 🙂

  • Andrea Beggi says:

    Enrico, i famosi 100 bloggers li ha scelti Lele. Credo che Blogbabel c’entri fino ad un certo punto.

  • Suzukimaruti says:

    luca: ho fatto un’update al post

  • Suzukimaruti says:

    ma infatti il lavoro da fare era tanto: entrare nella blogosfera, capire chi fa cosa, conoscere i blogger da vicino, leggerli, capirli,ecc.

  • pietro says:

    condivido la tua critica alla radice dell’impostazione. Fosse possibile, avrebbero dovuto “filtrare” i primi 100 blogger CHE SI OCCUPANO di ITC con costanza… Ma questo richiederebbe uno sforzo insano di ricerca da parte di Cisco…! Magna anche per me maggico Suz!

  • Suzukimaruti says:

    beh, dipende. su certi temi puoi essere influente. Per dire, se io parlo di sport non influenzo nessuno, però qualche Nokia E61 l’ho fatto vendere, per dire.
    L’errore è prenderli alla cieca.

  • Tambu says:

    un appunto: i 100 erano “dinamici e influenti” che è diverso da “importanti”. E’ una differenza a mio avviso sostanziale che molti non hanno compreso. E lo dico dopo aver scritto in tempi non sospetti che non mi ritengo nè dinamico nè influente 🙂

  • Direi che il punto di partenza è sbagliato: NON sono stati scelti i top100 di blogbabel 😉

  • Luca Conti says:

    Caro Enrico,

    mi scuso per l’equivoco ingenerato dalla sintesi del mio cinguettio (http://twitter.com/pandemia/statuses/66965862)

    Volevo dire, come già comunicato a Cisco, che non andrò. La ragione è un impegno di lavoro.

    Il non alimentare la polemica era una considerazione a margine, non legata alla “non partecipazione”.

    Spero che questo commento aiuti a chiarire l’equivoco. Grazie

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