ZenaCamp: (tre)nettamente venuto bene

April 29th, 2007 § 14 comments

Sono reduce dallo ZenaCamp e da un patetico 0-1 rimediato dal Toro in casa col Milan che dormiva e intanto pensava alle 3 pere col Manchester (anche una squadra di sordociechi avrebbe rimediato uno 0 a 0, col Milan di oggi), quindi spero mi capirete se focalizzo il mio interesse sul primo evento.

Per non negarci nulla della genovesità imperante, siamo partiti in 2 con la classica ora di ritardo: si va a Genova in macchina, perché i treni non inquinano e quindi non ci piacciono. E ci siamo fatti il passo del Turchino in statale (anni prima li feci col camper, contando che era la prima volta che lo guidavo: miracolosamente ne uscì quasi – quasi – illeso), causa coda chilometrica da Masone fino al bivio per la Genova-Ventimiglia. Coda causata da centinaia di torinesi convinti di fare la partenza intelligente, raggiungendo i paesi del savonese (che nei ponti diventano una succursale di Torino) senza fare la Torino-Savona, ma passando per Genova (tanto il bivio è prima di entrare nella tragica tangenziale).

Il tutto è stato fatto dibattendo allegramente di quando il Governo decenni fa prese in considerazione l’idea di sbancare il Turchino per far fuori la nebbia sulla Pianura Padana: fantasia al potere, fortunatamente non realizzata: visto come votano male i “padani”, che si tengano la nebbia!

Giunti allo ZenaCamp, lo scenario che ci si presenta è assolutamente appagante. Insomma, a Genova – sfatando un secchiello di miti negativi – ci hanno ospitati nel Palazzo Ducale (che è come se a Torino ospitassimo la gente nella Mole o giù di lì), non lesinando nulla: c’era da mangiare e da bere a volontà, prima dopo e durante lo ZenaCamp. Ed era tutto gratis, cosa che non guasta mai.

 

UNA FORMULA CHE FUNZIONA

Diciamoci subito che il BarCamp è un evento ormai rodatissimo. E viene bene: sappiamo tutti cosa fare e cosa non fare (fondamentalmente fare quello che ci pare, nel rispetto delle altre persone e poco più), cosa attenderci e quale attitudine avere.
La formula, insomma, funziona. Magari tra un po’ ci verrà a noia e ci inventeremo qualcosa di nuovo.

[proposta folle]
Pensavo magari ad un BarCamp al contrario, cioè “calato dall’alto”: uno StrunzCamp. In sostanza funziona così: un guru della blogosfera democraticamente eletto, un mese prima del Camp dà i compiti a chi si segna per intervenire, comminando ricerche, presentazioni, speech, ecc. Il giorno dello StrunzCamp, gli allievi diligenti fanno le loro presentazioni, ovviamente in modo non frontale ma inclusivo, alla BarCamp tradizionale.
Boh, mi piaceva l’idea di vedere i barcampisti alle prese con un “pezzo” difficile, cioè prepararsi su qualcosa di suggerito da terzi, anche perché altrimenti nel giro di 5 o 6 BarCamp finisce che ognuno si cala in una parte, fa più o meno sempre la stessa presentazione e dopo un po’ ci si rompe.
[/proposta folle]

[proposta più sensata che a modo suo già sta nascendo, peraltro per meriti altrui]
Un’idea ragionevole sarebbe organizzare BarCamp tematici in cui sono escluse tutte le discussioni riguardanti high-tech, informatica e geekume vario.
Non a caso il LitCamp e l’AdvCamp seguono questa linea: hanno due temi forti e possiamo evitarci l’ennesima pippa sulla e-democracy o sull’ermeneutica del PHP (ho detto argomenti a caso: non offendetevi, mi raccomando!).

L’idea che mi ispira di più, attualmente, è un bel BarCamp in cui si può parlare di tutto tranne che di tecnologia, blog, social network, web 2.0, ecc. Cioè, un BarCamp dove magari uno si mette a fare un corso di chitarra per gente che si è schiantata contro lo scoglio del barré o in cui Gaspar Torriero fa ascoltare un po’ di musica classica e ce la racconta bene, o in cui parliamo di politica (!?!), ognuno presenta il libro-disco del cuore, ecc.
[/proposta più sensata che a modo suo già sta nascendo, peraltro per meriti altrui]
Parliamo dell’organizzazione: ottima, nel senso che non è mancato nulla. Anzi, lo ZenaCamp segna un record: pare che sia il primo BarCamp al mondo in cui non è saltata la connessione Internet. Certo, la presenza taumaturgica di Andrea Beggi fa sì che perfino i 286 si trasformino in Pentium e le Foneras diventino Access Point 802.11n in oro massiccio, ma in ogni caso c’è da fare i complimenti a tutti perché è tutto filato liscio e – cosa importante – il mood era simpatico, gli organizzatori ufficientemente rilassati e si percepivano interesse e divertimento. Insomma, un evento maturo e collaudato. Bene.
 

NO DEODORANTE, NO WOMEN

Veniamo alle note dolenti, che non mancano mai. La prima è ormai una iattura dei BarCamp a cui mi capita di partecipare: siamo tutti maschi e le ragazze si contano sulle dita di una mano. Piccola premessa: non sono uno di quelli che va ai BarCamp per baccagliare e si lamenta che “non c’è gnocca”. No, il problema è che di fatto eventi simili vedono una partecipazione quasi esclusivamente maschile, sia come pubblico che come “presentatori”. Perché?

Già in passato il problema è stato sollevato e qualche risposta è emersa. Per esempio è vero che alcuni temi forti dei BarCamp italiani (diciamo tutto ciò che riguarda la tecnologia) suscitano da sempre più attenzione tra i maschi (ci sarebbe da indagare anche su questo perché, ma non ci passa più). Ma non mi sembra una spiegazione sufficiente: ho l’impressione che ci sia qualcosa di più, ma non riesco a spiegarmi cosa. Mi piacerebbe leggere qualche ipotesi. Insomma, poniamoci il problema.

Mi pare, invece, parzialmente superato lo scoglio della “monoetnia” blogger dei BarCamp: si sono viste un bel po’ di persone che partecipano  agli incontri e agli speech senza essere per forza blogger o fiancheggiatori/parenti/partner di blogger.

Corollario del primo problema, ma assolutamente emergente, è il fattore olfattivo. Ragazzi, ok che si è tutti maschi e “il blogger ha da puzzà”, ma in questi giorni in cui in città ci sono agevolmente 28-30 gradi è d’uopo lavarsi, deodorarsi e – qualora l’ascella vi pianti in asso anche dopo le quotidiane abluzioni mattutine – fare un salto nei bagni e darsi una rinfrescata.

Capiamoci: non vi sta scrivendo un’educanda in guanti bianchi abituata solo al profumo di gelsomino e vetiver, anzi. Però oggi – in mezzo ai tantissimi partecipanti lindi e profumati – ogni tanto passava qualche ascella “critica”, creando il classico effetto spogliatoio (che tutti siamo abituati a tollerare ma che se non ci fosse sarebbe meglio), che è stato notato non solo da me.
Per le prossime occasioni, pensiamoci: ovvio che le donne non arrivano se ambientiamo tutti i BarCamp a Sparta!

 

EVITIAMO IL FRONTALE?

Parliamo di contenuti. Anzi no, per il semplice fatto che ormai non vado più ai BarCamp, ma @ i BarCamp. Cioè, raramente mi sparo una sequenza di speech e incontri. Mi limito, come sempre, a godermi gli interstizi, gli incontri occasionali, il cazzeggio libero *presso* il BarCamp. (spero di aver spiegato bene il concetto)
Anzi, ormai l’interstizio, oltre ad essere diventato un termine di uso comune ai BarCamp, è una sana prassi a cui si dedicano tutti con gioia.

(Tra una curva e l’altra, più o meno all’altezza di Campo Ligure mi è venuto qualche scrupolo: ma fare così significa davvero *partecipare* al BarCamp? Poi mi sono accorto che era un reperto in più per il mio museo delle pippe mentali e ho desistito: ho esaurito le vetrinette)

Dirò di più: oggi l’interstizio si è conquistato una dimensione nuova, cioè da un cazzeggio interstiziale è partita un’ottima disamina sulle serie TV fatta dal buon Kurai, che ha deciso di omettere la sua presentazione “istituzionale” e farne una al volo lì sul banco del check-in, con la gente in piedi e molto interattiva.

Cioè, la nuova regola è questa. Sei ad un BarCamp e ti viene improvvisamente voglia di organizzare una presentazione? Falla, e chi se ne frega se l’hai programmata per dopo o ti è salita lì sul momento! Buttati in un angolo, chiama un po’ di gente e vai, anche se non è il tuo momento e non hai preparato niente (nel caso specifico, Kurai aveva preparato un bel presentone in Keynote, con tanto di effetti di cambio-slide in 3D, che sono l’unica cosa che da utente PC invidio ai Mac).

Tanto si è tra amici o simili: non è necessario essere preparatissimi. Anzi, palesare le proprie ignoranze e incompetenze, non vergognarsi a chiedere, dire ad alta voce “non ho capito”, ecc. sono tutti modi per far partire una discussione. Ci sta pure che qualcuno salga (si fa per dire) in cattedra e dica “Ok, adesso spiegatemi questo e quello” e gli altri, compatibilmente con quanto sanno, lo fanno. Magari si ragiona insieme.

Detto in modo più elegante: superiamo la frontalità e l’impostazione parlante-discenti. Vero, un po’ avviene (cioè al BarCamp c’è licenza di interruzione, battuta libera, ecc.). Ma sono convinto che si possa fare di più, sempre che *si voglia* fare di più (personalmente non sono convinto che l’impostazione non frontale di speech e conferenze sia *sempre* la soluzione migliore).

 

LA SOLITA FORCHETTATA DI CAVOLI MIEI, PIU’ LA SOLITA PARATA DI LINK POST-BARCAMP

A livello personale, ho rivisto persone che ormai frequento con piacere ad ogni appuntamento possibile: oltre ai già citati Andrea Beggi e Kurai, l’inarrestabile Marco Formento, Jtheo e sorelle (uno e due), l’ineffabile Antonio Sofi, ormai compare di sguardi perplessi e/o considerazioni apocalittiche, Sergio Maistrello, Gaspar Torriero (azz, visto di sfuggita mentre me ne andavo via, causa partita del Toro a Torino), Paolo Valdemarin, Alberto Mucignat, Stefano Vitta, Davide SalernoTambu, Marina e gli altri fratelli genovesi (siete in troppi: avessi più tempo vi linkerei tutti!).

In più ho conosciuto un po’ di gente nuova, che magari leggo ma non ho mai visto in faccia, tipo Arsenio Bravuomo (mio concittadino), GiCi, Roberto (il mio futuro penalista, casomai ne avessi bisogno) FMF e mille altri che mi sono assolutamente dimenticato perché ho già un’età in cui la memoria fa brutti scherzi, soprattutto se hai dormito poco.

E poi c’è la banda dei torinesi nativi, residenti e di passaggio. Su tutti Vittorio Pasteris, che abita a 2 isolati da casa mia e ci vediamo ovunque tranne che in quartiere, ma pure il compagno di viaggio Axell (che si è sorbito una mia compilation di classici Motown più varie porcherie filler) ed Estragon, ormai diventato un gianduiotto lucano.

Ho anche incontrato – magari di sfuggita – un sacco di persone che mi hanno detto “Ah, sei Suzukimaruti, ti leggo!” (aggiungendo mentalmente, a seconda dei casi un “bravo!” o un “pirla!” a suggellare la frase).
In queste occasioni scatta la gaffe. Il fatto è che ho deciso di smettere di fingere.
Cioè, se qualcuno mi dice che mi legge, ovviamente gli chiedo chi è, giusto per sapere se normalmente ricambio o meno il favore. Spesso mi dicono indirizzi e nomi di blog che non conosco (per ora…).
Fino a qualche tempo fa glissavo o mentivo spudoratamente: “Certo, ti leggo”, oppure “Ti ho nei feed ma ti leggo raramente” o il peggiore, “Sì, ogni tanto passo a dare un’occhiata”. Sapete, è puro spirito torinese essere “falso e cortese”.

Da un po’ evito di abbozzare balle. Se qualcuno mi dice che mi legge e non conosco il suo blog, glielo dico. Purtroppo la scenetta che ne viene fuori è tremenda. Cioè, ti ferma qualcuno e ti dice “Ah, ma sei Suzukimaruti, ti leggo!”. Io rispondo “E tu chi sei? Magari io leggo te!”. “Sono [nomegenericodiblogger].it”, e io “Ah, ecco, io non ti leggo!” (e in media mi allontano un po’ imbarazzato, con una scusa; anche perché non so cosa aggiungere).

Ecco, non prendetela come antipatia o un esercizio di sadismo: preferisco essere sincero (ma se vi mette più a vostro agio la versione falso&cortese, ditemelo e torno alle vecchie e piemontesissime maniere).
Mi imbarazza un po’ (anche se è nella natura della cose) l’asimmetria che si viene a creare. Lo so che è una menata, ma che ci volete fare?
Con buona probabilità non vi leggo perché non so che il vostro blog esiste: se tutti quelli che oggi mi hanno detto “ti leggo” e si sono sentiti rispondere “io no” mi mandano una mail con l’indirizzo del loro blog, mi fanno un piacere e magari mi migliorano l’elenco di letture obbligate quotidiane (o magari anche no e la prossima volta che ci vediamo vi dirò “non ti leggo perché sei un frescone!” :-))

 

CONCLUDENDO

Beh, mi sono divertito (cosa che mi capita di rado con eventi che richiedono di svegliarsi prima delle 9 di mattina), il clima era gradevole nonostante un po’ di foschia (maccaia, vero?) offuscasse il cielo sereno di Genova, il cibo era buono (il vino rosso no: sorry), la compagnia è stata buona (praticamente tutti maschi, come in collegio) e al ritorno c’ero praticamente solo io in autostrada, finalmente libero di cantare a squarciagola “Good morning starlight” dalla colonna sonora di Hair, senza che gli altri automobilisti mi guardassero come un balengo.  

Ora il prossimo appuntamento è il TrasloCamp: 150 blogger si offrono volontari per portare ciascuno a spalle una cassa di masserizie per il trasloco di Andrea Beggi nella sua nuova casa. Nella pausa pranzo, trofie al pesto per tutti (con le trenette abbiamo già dato) e wi-fi libero in giardino 🙂

§ 14 Responses to ZenaCamp: (tre)nettamente venuto bene"

  • Tiziana says:

    In effetti sul tema deodorante devo dire che, ad un certo punto del pomeriggio sono uscita a prendere una boccata d’aria: quando sono rientrata sono stata colpita da una tale onda d’urto d'”eau d’ascell” che mi ha lasciato tramortita per un po’. 🙂

  • Però vi siete persi un aperitvo ed una cena che valevano veramente la pena di essere “vissuti”.
    Peccato, sarà per la prossima e speriamo che il Toro si salvi

  • e.l.e.n.a. says:

    ma mi leggi??? e quanto mi leggi??? 🙂

    se avessi saputo…
    magari mi sarei aggregata, allietandovi col mio profumo di vaniglia…

  • as says:

    condivido apocalitticamente qualsiasi cosa 🙂
    e per il traslocamp io ci sono!

  • Suzukimaruti says:

    no, è che Axell non è tornato con me ed è rimasto in Liguria per sopraggiunti impegni vacanzieri! 🙂

  • francesco says:

    Che bello quando scopri che leggono il blog sbagliato con il nome giusto! :-)))

    A+

    Ciao, f.

  • pietroizzo says:

    peccato non esserci stato causa altri impegni, ma soprattutto peccato non aver potuto cantare Hair a squarciagola in autostrada con te…! Ma Axell lo sopportava? :-))

  • Suzukimaruti says:

    Infatti mi scatta l’idea: un Q&A-CAMP, in cuial posto degli interventi la gente segna i propri dubbi, le proprie domande, le proprie richieste di aiuto di ogni genere.
    Poi ci si trova al Camp e gli interessati (che intanto si sono documentati) provano a dare risposte, a consigliare, a dibattere.
    .
    Insomma, una cosa al rovescio in cui sale in cattedra chi non sa e si cerca di usare l’intelligenza collettiva (e connettiva) per creare valore.

  • winston says:

    Propongo di organizzare un DEO-CAMP.

  • Completamente d’accordo sull’impostazione non frontale, e soprattutto sulla necessità di un barcamp un po’ meno tecnologico e un po’ più “lifehacker”.
    Anzi, lancio la mia controproposta: la migliore presentazione l’hai fatta proprio tu a me, dandomi un punto di vista sul modo in cui dovrei organizzare il lavoro. Però eravamo lì solo in due, che sarebbe successo se ci fossero state un po’ di persone? Non sarebbe bello se al barcamp uno lanciasse un suo problema e le persone potessero intervenire per dire la loro su come quel problema lo hanno risolto? A ben vedere sarebbe uno speech al contrario. Anzi, al prossimo barcamp lo faccio.

  • Tambu says:

    sempre un piacere rivederti, anche al volo, ma le donne erano quasi 1/3 🙂

    c’erano circa 170 registrati, e abbiamo dato 50 borse arancioni solo e rigorosamente alle donne. Quindi o han preso la borsa e se la sono svignata (furbe!!) o erano ben nascoste 😀

  • elena says:

    Ah, ma sei suzukimaruti! Son capitata 6780 volte nel tuo blog il primo aprile poi me lo ero dimenticato 😛
    Bene bene che il barcamp mi ci riporta.. e sai, avevo notato anche io il problemino deodorante 🙂

  • EmmeBi says:

    Avevo letto da qualche parte che a maggio ci sarà un FemCamp (bar camp al femminile)

  • silentman says:

    Commento questo bel reportage, con questo meraviglioso oggetto che si chiama Nokia E65, via un pò meno meraviglioso gprs vodafone, su un per niente meraviglioso treno verso Napoli. Mai più treni, giuro.

    Che dire, era il mio primo BarCamp, ho rivisto con estremo piacere un sacco di persone e reincontrate altre dopo eoni… La prossima volta speriamo che il Management scelga delle addette alla reception meno tirone 🙂

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