Una proposta indecente per il Partito Democratico che vorrei

April 20th, 2007 § 25 comments

Chi scrive è riuscito ad iscriversi per un solo anno al PCI, che poi si è sciolto. Poi si è scritto a Democrazia Proletaria (prevalentemente perché all’epoca andavo vanamente dietro ad una certa Debora di DP), che poi si è sciolta (forse porto sfiga). Poi ha bazzicato la primissima Rifondazione, quella di Garavini. Poi, inorridito dall’ex socialista Bertinotti e dalle idee dei suoi “compagni”, ha aderito toto corde al PDS (sebbene prendendo la tessera solo per un anno nel 1999) e per inerzia (fallendo a notare le differenze) ai DS.

Avrei le carte in regola per essere uno di quelli che si oppongono al Partito Democratico: ho l’età e la storia politica personale per passare già alla fase nostalgica, affezionarmi al partito-chioccia che ti tiene caldo e sicuro col suo bel culone/apparato (l’immagine fu inventata dal mio amico Andrea Ancora anni fa in una polemica tra rifondatori e diessini: gli devo il copyright) e di fatto continuare a cullarmi in quell’ossimoro per cui siamo uguali ma siamo diversi, ma siamo uguali, ma siamo diversi, ecc.

(il post prosegue per un altro miliardo di righe: cliccate per proseguire, se avete voglia di farvi del male)

Sono ancora uno di quelli a cui viene per davvero la pelle d’oca quando ai funerali dei vecchi comunisti le bande di paese suonano l’Internazionale listata a lutto e sento il mio essere di sinistra non solo una scelta giusta ma un’eredità familiare che parte da mio nonno paterno partigiano (citato in “Banditi” di Pietro Chiodi, suo compagno in una formazione di Giustizia e Libertà nell’Albese, per un suo atto di eroismo un po’ alla Rambo) e passa da mio padre e mia madre, entrambi militanti a sinistra sebbene senza steccati ideologici o pregiudizi (a parte la psichedelia di chiamarmi Vladimir di secondo nome).

Se mi capitasse di perdere la memoria come Moretti in “Palombella rossa” probabilmente mi risveglierei anche io dall’oblio dicendomi “Sono un comunista italiano” (la parola chiave è “italiano”). Perché non mi nego che storicamente, culturalmente, vengo da quel mondo lì, sebbene in modo non esattamente ortodosso (per esempio io generalmente detesto la musica “di sinistra”).

Però io sono per il Partito Democratico. Facciamolo, presto. Anzi, subito, ora, senza tentennamenti.

Lo confesso: capisco i nostalgici. So cosa provano e cosa rimpiangono. Però sbagliano. Il brutto è che per una certa percentuale di miei compagni di militanza politica è ancora vivo un sogno preciso: trovare un modo di “far digerire” il PCI all’Italia.
Per questo che lo scioglimento del Partito Comunista Italiano è stato meno doloroso della creazione del Partito Democratico: molti hanno pensato fosse di fatto una mossa tattica, una necessità storica che non prevedeva un vero cambio di obiettivi, identità, meriti. Tanto l’apparato, il segretario, perfino l’inno erano gli stessi. Cambiavano il simbolo e il nome, ma la sostanza era quella.

Ora pesa di più, perché si tratta davvero di (provare a) fare qualcosa di nuovo, con nuovi apparati, nuove forme di organizzazione, ecc. E questo pesa, perché i nostalgici del PCI o del post-PCI-ma-sotto-sotto-il-PCI sono troppo affezionati all’immagine di una sinistra ancora anni Settanta, quella delle sezioni, delle costine alle Feste dell’Unità, della diffusione dell’Unità la domenica porta a porta, ecc.

Pensate che proposta politica intelligente portano gli scissionisti dei DS anti Partito Democratico: vogliono fare la Sinistra unita, con i Verdi e i due cascami partitici che si definiscono “comunisti”. Bello, una riedizione in tono minore del PCI, ma con una bella dose di massimalisti anti-sistema, anti progresso, antimoderni.
Ve li ricordate “i Progressisti”, quelli che persero clamorosamente le elezioni nel 1994? Ecco, quelli. La “gioiosa macchina da guerra”. Ma con ancora meno voti e molte più teste di cazzo.
No grazie, abbiamo già dato.

Io voglio il Partito Democratico. O chiamatelo come volete, non mi importa il nome, mi interessa il “cosa”. E il “cosa” mi dice che, al di là dei militanti, il popolo di riferimento del Centrosinistra è molto più variegato, articolato e (perdonatemi il termine da marchettaro) “segmentato” di quanto pensino i militanti dei singoli partiti, che sono una specie a parte, forse la più conservatrice e meno innovativa.

Insomma, il centrosinistra lo votano persone che – se interrogate – in gran parte non si riconoscono nella definizione “uomo di (centro) sinistra”. E non hanno nulla da spartire con la storia della Sinistra italiana come è stata finora. Non perché sia una storia brutta (a tratti lo è, a tratti è nobilissima), ma perché semplicemente non vengono da quel mondo.
Però non sono persone stupide e sanno dove stare, per quali idee parteggiare, in quali valori trovarsi più o meno rappresentati e a proprio agio.

Ne conosco tanti, così: gente che non mi assomiglia, non sa le parole di “Bandiera rossa” (e non intende cantarla, anzi magari la detesta) eppure vota per il centrosinistra e per i suoi valori. Mi spiace per i miei compagni militanti, ma è gente che ha la stessa dignità di noi ex comunisti italiani che veniamo da lontano, siamo uguali ma siamo diversi, ecc.

Il fatto è che noi militanti siamo legati alle immagini e un po’ ci autorappresentiamo in base alla nostra militanza.
E quel misto di responsabilità e antagonismo che la sinistra italiana ha sempre coltivato un po’ (con l’eccezione dei vertici DS, ma basta frequentare un po’ la base per vedere tutt’altro scenario) ci piace: ci sentiamo un po’ pirati e un po’ poeti. Diciamoci la verità.

Bene, quell’identità di sinistra che mescola in modo sapiente moralismo e un po’ di scapigliatura ha francamente scassato le balle. E ha fatto il suo tempo. Rassegniamoci: noi militanti old school siamo una minoranza. Ci vota gente diversa da noi, ma che condivide con noi alcuni valori, sebbene con stili di vita e linguaggi differenti.

E la politica non è far diventare loro come noi. Ma è dare rappresentatività politica a loro come a noi, in nome dei principi comuni, che sono alti e meritevoli. Questo è un grande limite della parte militante della sinistra italiana: propugna idee e stili di vita, non capendo che i secondi offuscano le prime e spesso ci allontanano da chi la pensa come noi.

Ecco perché voglio il Partito Democratico. Perché vorrei un luogo dove io vecchio babbione militante e il mio vicino di casa che è una brava persona ma non viene dal mio mondo possiamo sentirci entrambi legittimamente “a casa”. Il tutto senza la sensazione che lui sia “ospite”.

Questo finora non era possibile: la parte più avanzata, intelligente e moderna della borghesia italiana grande e piccola magari votava a sinistra ma senza *essere* sinistra, perché lontana dai nostri modi, dal nostro immaginario e dai nostri riferimenti culturali.

Facciamo il Partito Democratico e inventiamoci una nuova mappa dell’appartenenza politica. Se sommiamo DS e Margherita e basta facciamo poco (e vi avverto: i clericofascisti come la Binetti e i TeoDem devono starne fuori per incompatibilità di valori; perdiamoci pure i loro voti che puzzano di incenso e inquisizione).

Cioè non basiamoci più su concetti inutili di destra, centro e sinistra. Facciamo un partito democratico che abbia dei valori fondanti come il riformismo, la giustizia sociale, l’uguaglianza delle opportunità tra i cittadini, la democrazia e – cosa fottutamente fondamentale – LE REGOLE (quindi sì, anche l’ordine: smettiamola con le ipocrisie).
Vorrei che il Partito Democratico partisse proprio da queste ultime: desiderare un’Italia con regole chiare e con un popolo che le rispetta. E non avere paura a farle rispettare. E rispettare le regole significa far mettere il casco ai napoletani e far pagare le tasse agli imprenditori lombardi e veneti.

Datemi del cretino (ultimamente lo fanno in molti), ma in un partito così vedo sommarsi identità trasversali e – con i vecchi parametri della politica italiana – assolutamente incompatibili. Prendo subito il toro per le corna: nel Partito Democratico non ci vedrei assolutamente male – in una sua ala destra – uno come Montezemolo. Sì, quel signore di Confindustria. Ora salto una riga così vi scandalizzate e poi mi spiego. Prendete fiato.

Siamo destinati alla sconfitta perenne se pensiamo che gli industriali, i produttori e in generale il sistema produttivo italiano siano, volenti o nolenti, i nostri nemici. Sì, è vero che lì c’è tanto marcio italiano, c’è evasione fiscale, sfruttamento, ecc. Ma ragionando così non solo perderemmo sempre, faremmo soprattutto un errore di valutazione.

Questo perché nel mondo produttivo *non sono TUTTI così*, anzi. Cosa credete, che il 50% d’Italia che vota per il Centrosinistra sia tutta fatta da lavoratori dipendenti di medio-basso livello,studenti e pensionati? Balle. Ci votano un sacco di manager, medi, alti, altissimi. E pure un bel po’ di piccoli e grandi industriali. E perfino un bel po’ di artigiani e commercianti. Magari giusto quel 30% di loro che non evade il fisco. Però ci sono.

Il Partito Democratico che vorrei ha bisogno di dire forte che *crede* nel sistema produttivo italiano, che ne è parte e ne è – a modo suo – espressione, così come lo è dei dipendenti e dei pensionati. E allora cerchiamo la parte illuminata dei “padroni”. E questo significa non solo i banchieri, ché tutti vogliono farseli amici. Ma anche chi – in un contesto dirigenziale – si è dimostrato un liberal, attento alle riforme e con alcuni valori ben chiari.

Basta riavvolgere un po’ il nastro dei ricordi per ripescare un’intervista di Minoli a Gianni Agnelli che diceva, senza alcun dubbio, che se la sua famiglia fosse stata negli Stati Uniti avrebbe parteggiato per i Democratici, per una questione di valori. Ecco perché un Montezemolo (che è un Agnelli, non mentiamoci) potrebbe tranquillamente stare nel Partito Democratico. Certo non sarebbe un’avanguardia della sinistra, ma non riesco a vederlo altrove, se non buttato a destra per disperazione, perché percepisce il Partito Democratico ancora anti-sistema come certa sinistra. Berlusconi su questa cosa ci marcia, proprio lui che ha fatto tanti di quei danni all’impresa italiana (buttando l’economia nazionale ai suoi minimi) che ancora mi meraviglio che i “padroni” del Lombardo-Veneto lo votino in massa.

Tra l’altro sarebbe un’ottima idea per “educare” un pezzo di imprenditoria italiana, dotarla di più senso civico, avvicinarla ulteriormente a valori che ora non sente suoi ma che potrebbe scoprire (negli Stati Uniti sta avvenendo: c’è un boom della corporate social responsability). 
Dal canto nostro, noi sinistrorsi old school capiremmo che esiste una moralità del profitto, abbandonando gli aspetti più deleteri del marxismo latente di cui ci ammantiamo tuttora. Non avremmo che da guadagnarci.

Sì, io mi vedo un Partito Democratico in cui Montezemolo, Bersani, Franceschini, Emma Bonino (sì, perché nel Partito Democratico ci andrebbero pure i Radicali, appena “scaricati” dai socialisti) e Veltroni convivono in modo dialettico ma con dei valori comuni, che sono più di quanto uno possa immaginare.

D’altronde pensiamoci bene, non è forse vero che a volte l’imprenditoria italiana è più “avanti” della classe politica?
Faccio un esempio stupido: i DICO/PACS. Non passeranno mai: la politica non è pronta, è troppo influenzata dalla dittatura cattolica e troppo retrograda e pavida.
In compenso decine di aziende grandi e piccole, perfino alcune assicurazioni, banche, ecc. riconoscono le coppie di fatto già da anni nei loro piani assistenziali, nelle loro polizze, ecc.
Ecco un esempio in cui l’impresa è più avanti dello Stato ed esprime (per mille motivi, incluso il profitto che non viene sempre per nuocere) valori più progressisti della politica.

Per noi sinistrorsi d’antan sarebbe utile un viaggio alla scoperta dell’impresa italiana. Che generalmente è brutta, a volte tremenda e familista [l’ho detto]. Però ha una parte buona, laica, onesta. Non parlo a vanvera: per pure questioni di lavoro ormai da anni incontro le più svariate incarnazioni dell’impresa italiana, dagli Amministratori Delegati di mega-corporation ai piccoli e grandi manager e quadri. E la sensazione di essere in “territorio nemico” mi è passata dopo le prime 2 o 3 riunioni e non certo perché mi fossi “venduto”.

Pensare che qualsiasi “padrone” o quadro sia per forza un infame sfruttatore mangia-operai, teso solo al cieco profitto e senza anima è robaccia pulp degna del peggiore immaginario rifondarolo. E ci indebolisce, come sinistra, se questa è la nostra misera capacità di analisi. Ce ne sono tanti, così. Non lo nego e li combatto. Ma tutti gli altri, se adottiamo un atteggiamento manicheo, li perdiamo e li regaliamo ad una destra che non può che peggiorarli.

Gli “altri”, cioè i “padroni non cattivi”, sono persone che incontro ogni giorno. All’inizio ero sorpreso di trovare grandi manager o capitani d’impresa di idee e valori progressisti, con una coscienza sociale, con delle idee non banali. Ora ci ho fatto l’abitudine: mi sono accorto che per anni ho ragionato per categorie predefinite: “padrone”=cattivo, un’equazione vera in un bel po’ di casi, ma mooooolto meno di quanti pensassi.  

Certo, in gran parte sono persone che non condividono la mia storia militante, anche perché la sinistra per anni si è sentita “altra” rispetto ad una parte del sistema produttivo italiano. Però i valori sono gli stessi, anche se gli stili di vita sono diversi. Bisogna per forza essere poveri e lavoratori dipendenti per credere nella giustizia sociale?

Riuscissimo a capire che anche in quel mondo c’è gente che la pensa (ma non vive) come noi, non solo non perderemmo la nostra identità, ma riusciremmo ad essere inclusivi, ad abbracciare culture simili per valori e diverse per modalità di manifestarli.

Per questo motivo oggi mi sento lì sul palco con Fassino, che è una persona che stimo per la dedizione e la perseveranza (tutta torinese) con cui cerca di fare una cosa coraggiosa. Ho il timore che le beghe, gli scazzi congressuali e la scarsa viscosità della politica italiana facciano partire il Partito Democratico con il piede sbagliato, cioè attaccato troppo ai vecchi apparati dei due principali partiti “fondatori” (questa non è una scusa per tirare dentro gente di profilo medio-basso stile Scalfarotto, mi raccomando).
Però in corsa può migliorare e diventare davvero una cosa nuova, intelligente e più moderna delle costine dei DS.

Guardiamoci in faccia: la forza innovatrice della politica italiana è la Sinistra, che ha introdotto (con un successo notevole) le Primarie e ora cerca – per la prima volta nella sua storia – un’unificazione delle sue tante anime.
Un’unificazione che per la prima volta non vuole essere un “inglobamento” di altri soggetti dentro una delle tante incarnazioni del partito erede del PCI, ma una cosa del tutto nuova, fondata sui valori e non più sugli stili di vita.

[momento di tristezza]

Sì, è vero che un po’ mi ci aggrappo al Partito Democratico, giacché così come siamo messi ora non combiniamo nulla di buono e perdiamo tutte le elezioni da qui all’eternità (e se le vinciamo non riusciamo a governare bene perché siamo costretti a scendere a compromessi con gli estremisti antisistema).
Però quando si è in crisi tanto vale cambiare, provare – ora che non abbiamo nulla da perdere perché numericamente siamo spacciati – a cambiare le regole del gioco e a fare un atto coraggioso. Tanto meno di così la sinistra non può prendere. Vale la pena provarci.

[/momento di tristezza]

§ 25 Responses to Una proposta indecente per il Partito Democratico che vorrei"

  • Monica says:

    bellissimo post!
    Un saluto
    M.

  • Caro Suzukimaruti,
    mi fa piacere leggerti, e ti/vi offro una notizia: io, che ho un percorso politico in gioventù simile al tuo, e che però ho aderito ai Verdi nel 1987, e che da allora ci sono rimasto, per considerazione analoghe alle tue ho deciso, con molti amici toscani, di mollare l’angusto e ahimè velleitario (per non dire di peggio) porticciolo pecorariano e veleggiare nel democratico mare aperto.
    Ci troveremo? Spero di sì
    Sergio Gatteschi, Firenze

  • alberto61fi says:

    “Beh, l’accesso alla politica – almeno a sinistra – e’ relativamente semplice: basta esserci, partecipare, ecc. e si conta qualcosa.
    E alle primarie – che sono una delle novita’ piu’ belle portate dalla sinistra in Italia – si conta ancora di piu’. E cosi’ via.”

    Mi sembri molto ottimista sulle primarie. Nel mio peregrinare politico da simpatizzante del PdUP (che si intrecciò con DP) sono arrivato ad un certo punto a partecipare attivamente ad un nascente partito politico che aveva come riferimento nazionale Rutelli e Di Pietro e si chiamava, guarda caso, “I Democratici”. Partecipare, come dici, era facile ed anche dibattere, e ho visto tante persone e tanti dibattiti (si era ancora in una sorta di post Mani Pulite e la “moralizzazione” della società italiana era un bell’argomento). Poi si votò per gli organismi nazionali con una specie di primarie (all’Ergife a Roma, ricordo). Bene, al momento arrivarono i Rutelliani intruppati, nessuno di loro aveva participato ai dibattiti ed elessero tutti i loro negli organinismi dirigenti. Dopo pochi mesi l’esperienza de “I Democratici” era finita. Di Pietro si avviava poi a consolidare l’Italia dei Valori con l’inclusione di grandi figure (tipo De Gregorio…).

    Ci sono tanti elementi perchè ci si avvii ad un replay, solo che dall’altra parte questa volta ci sono gli ex DS, che in fatto di organizzazione la sanno lunga. Ma questa è una ben triste consolazione per chi, come me, sta ancora sperando che dal Partito Democratico possa uscire una trasformazione profonda dell’essere in politica.

  • Suzukimaruti says:

    Beh, l’accesso alla politica – almeno a sinistra – e’ relativamente semplice: basta esserci, partecipare, ecc. e si conta qualcosa.
    E alle primarie – che sono una delle novita’ piu’ belle portate dalla sinistra in Italia – si conta ancora di piu’. E cosi’ via.
    .
    Sto cercando di capire cosa sara’ il Partito Democratico, senza preconcetti. Certo e’ un’operazione difficilissima, forse piu’ difficile che sciogliere il PCI nel 91, quando ormai la Storia l’aveva superato.
    .
    Vedo un po’ di rischi, su tutti il conformismo nei confronti della Chiesa. Ma mi rendo conto, riflettendo sui fatti del Primo Maggio, che gli unici ad aver dato solidarieta’ a Rivera sono stati i Radicali. Perfino Bertinotti, l’opportunista, si e’ pronunciato contro di lui.
    .
    Ci sono mille altri rischi, per esempio una deriva partitica e una guerra per bande tra diessini e margheritini. Ma su questo sono ottimista e spero che le primarie volta per volta stabiliscano meglio la direzione del partito.
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    Poi magari sbroccano e finisco per non votarli, chi puo’ dirlo.
    So solo che la tanta antipatia preventiva che si legge in questi giorni e’ assolutamente ingiustificata e in certi casi penso addirittura eterodiretta.
    .
    Certo bisogna capire le prospettive politiche. Credo che l’Italia dovrebbe farla finita con l’estrema sinistra: una realta’ che dovrebbe avere si’ e no il 3-5% come in tutti gli altri paesi civili e dovrebbe stare fuori dal governo per sempre. Invece il processo che sta avvenendo da’ agli irresponsabili sempre piu’ visibilita’.
    Ma il limite e’ nella stupidita’ e immaturita’ dell’elettorato italiano. La gente vota l’estrema sinistra o il centrodestra per lo stesso motivo: ignoranza, cialtroneria (per chi vota centrodestra c’e’ anche la malafede, la corruzione e le clientele).
    .
    Insomma, sono pessimista. Credo che la sinistra di governo si salvera’ se in futuro, esauriti di 5 anni di Prodi, sapra’ fare a meno dell’estrema sinistra, anche a costo di perdere. Pero’ per fare questo ci sara’ bisogno di una destra civile.
    .
    Altrimenti, pur di non mandare al potere questi criminali, incapaci, mafiosi del centrodestra italiano (che unisce il peggio degli evasori fiscali del nord e la criminalita’ organizzata del sud, piu’ il generone romano) ci tocca l’alleanza con gli irresponsabili. Ma e’ una mossa difensiva.
    .
    Fossimo in un paese con una destra civile e non rappresentante della mafia, della camorra e dei falchi tra gli imprenditori, potremmo fare come in Germania: evitare di allearci con gli estremisti, metterli fuori dal gioco democratico e coltivare (magari perdendo) una sinistra di governo, sperando che l’elettorato maturi.

  • alberto61fi says:

    Finalmente un post in cui si discute di cose vere. La nascita del Partito Democratico porta con se’ tante potenzialita’ e rischi, ed e’ curioso che si parli così poco apertamente.Invece e’ ora di parlare chiaro.

    Per esempio, dici:

    “Facciamo il Partito Democratico e inventiamoci una nuova mappa dell’appartenenza politica. Se sommiamo DS e Margherita e basta facciamo poco”

    ma non sara’ facile che il nascente Partito faccia molto di piu’: tu vedi una realta’ in cui la maggioranza e’ dei Fassiniani o dei Rutelliani o di chiunque altro mandare alla costituente (o come si chiamera’) a Roma qualcuno di diverso? A rischio poi di perdere la maggioranza in sede nazionale? E se cosi’ si votera’ ci saranno forse dibattiti locali o semplici conteggi dei rapporti di forza?

    Poi dici:

    “Cioè non basiamoci più su concetti inutili di destra, centro e sinistra. Facciamo un partito democratico che abbia dei valori fondanti come il riformismo, la giustizia sociale, l’uguaglianza delle opportunità tra i cittadini, la democrazia e – cosa fottutamente fondamentale – LE REGOLE (quindi sì, anche l’ordine: smettiamola con le ipocrisie).”

    Eccoci: occorrono anche persone nuove che abbiano l’abitudine di rispettarle le regole e temo che la maggior parte degli attuali vertici di DS e Margherita non ne abbiano tanto l’abitudine. Pero’ questa frase va specificata meglio. Perche’ i vertici dei DS, per esempio, rispettavano con rigore delle loro regole, ma erano le regole di appartenenza al partito (comunista, in fondo). Ora andrebbe fondata una nuova etica dell’essere in politica per loro ed andrebbe incentivato l’accesso di persone portatrici di questa nuova etica fondante del partito per averla vissuta in ambiti diversi, che andrebbero selezionati…
    Ma qualcuno ha iniziato questo processo?

  • Mae* says:

    Meno male che ci sei tu 🙂

  • Er frittata says:

    Ecco, Anna Finocchiaro e’ quello che ci vuole: idee chiare, cuore, determinazione, competenza, la vedo stra-bene anche come futuro premier…ops cos’ho detto?

  • degra says:

    Suz, non è che si voglia Pastella a tutti i costi, ma tu capirai sicuramente che, oggi come oggi, un PD fatto di soli DS e Margherita non va da nessuna parte. E se ci va alleandosi ad altri, cosa cambia rispetto all’odierna Unione?
    Se partito unico dev’essere (e dovrebbe veramente esserlo), lo sia davvero, altrimenti è solo una dispersione dei voti di chi non ci stà…

  • Raffaele says:

    anche io !
    e non aggiungo altro

    e che Mussi con quella faccia da macellaio … vada a vendere costine di maiale e salsicce con il finocchietto

    mi son rotto di buttare i mio voto…

    nel 1967 votai il psiup voti buttati
    nel 1972 il manifesto idem
    poi DP stessa robba

    ORA PER PIACERE BASTA

  • Cachorro Quente says:

    Gran bel post; io sono nato nell’82, quindi un po’ tardi per votare PCI, ma il mio karma famigliare è comunista italiano al 100%m, quindi capisco il tuo punto di vista.
    Purtroppo, però, sono anch’io scettico sul progetto PD. La Binetti disturba i miei sonni.

  • panda says:

    sii sincero… credi davvero – ma davvero, davvero – che la binetti (and company) staranno fuori dal PD?

  • Er frittata says:

    Io penso che una delle cartine di tornasole per verificare la caratura del PD sara’ l’impiego che si fara’ delle PRIMARIE: se, come dicono, saranno usate per tutti i passaggi fondamentali della costituzione/costruzione/vita del partito esso sara’ a nostra immagine e somiglianza…a tanti non piacciono, anche se ne strombazzano la magnificenza: forse va ricercato in questo “dettaglio” il motivo di alcune defezioni?

  • spider says:

    Dici che è per quello Suz? Non è che ti confondi con la cricca di De Michelis e soci? La querelle laicità dello stato secondo te non c’entra? Boselli in questi mesi è stato uno dei pochi a ricordare che in Italia esiste il concordato e onestamente vedere timidezze su quel punto da parte dei vertici DS in questo periodo è stata una cosa che mi ha non poco avvilito. Io rimango dell’idea che il PD per come si sta formando sta lasciando una voragine alla voce “socialismo riformista”. Inoltre temo (purtoppo oramai relativamente) che come sempre accade in politica 1+1 al voto fa 1/2 e molto raramente fa 3 e che quindi poi alla prova del 9 il PD per giunta non sfondi. Comunque non una è polemica la mia. E’ semplicemente che nel PD io non mi riconosco. E so per certo che molti dei liberi professionisti e dei borghesi illuminati che citi tu nel post sono nella mia identica situazione

  • Suzukimaruti says:

    Giusto una precisazione per tutti: non capisco questo continuo citare Mastella, che ovviamente non ci sarà nel Partito Democratico ma si terrà il suo bell’UDEUR (ed è egià a metà strada verso la destra). Così come non ci saranno i socialisti di Boselli, che alla fine ancora sotto sotto sono craxiani e non perdonano agli eredi del PCI di aver osteggiato il loro (criminale) conducator. Infatti la loro assenza dal PD è ingiustificabile.

  • degra says:

    Suz, mi riconosco appieno con l’immagine del “non di sinistra”, infatti non lo sono storicamente e culturalmente (la mia famiglia ERA DC al 100% dal ’48, religiosa con preti e suore tra il parentado, ecc…), non so Bandiera Rossa (ma l’Internazionale mi piace) e mi rifiuto di salutare col pugno a certi concerti. Mi riconosco anche nel portasfiga che si avvicina a cose che falliscono o finiscono dopo poco (ho cominciato ad ascoltare i Queen nel ’90, i Nirvana nel ’93, gli Üstmamò nel ’94, e sappiamo che fine hanno fatto 😛 ).
    Perciò non posso che essere d’accordo con il post.
    Però non ci credo troppo nel PD, perchè avrebbe dovuto cominciare subito con più adesioni, due partiti non fanno nulla (poi dipenderà molto dalla legge elettorale). E i Teodem ci saranno di certo, visto che non hanno annunciato fuoriuscite “alla Mussi” (personaggio che reputavo un po’ più furbo, ma tant’è).
    Riguardo i Radicali, spero che non entrino e che si dissolvano ‘sti filoamericani e filoisraliani a priori (salvo solo la Bonino)!
    Il vero problema saranno i socialisti e i mastelloidi: ovvio che di mafiosi e clientelisti non ne servono, ma dei voti non si può fare a meno.
    Diciamo che per ora è solo un bell’ (non necessariamente buono, ma bello sì) inizio.
    Vedremo…

  • spider says:

    Suzuki

    Non basta una riga di un post per eliminare i teodem . I teodem ci saranno come ci saranno (parafrasando la Bindi. E purtroppo non sono tutti come lei) un sacco di cattolici immaturi che anteporranno le ragioni del loro credo a quelle politiche. Questa alleanza organica con i cattolici tra l’altro avviene in un momento storico che peggiore non si potrebbe e cioè con un papato aggressivo che pare non rispettare minimamente le ragioni dello stato laico (e cioè MODERNO perchè gli antimoderni non sono solo i veterocomunisti). Ora, a prescindere che io intimamenti pensi che il cattolicesimo sia un vero e proprio virus infettante che ha tarato questo paese sin dalle origini (il familismo amorale ne è il frutto piu’ eclatante ), io posso, come storia politica personale, arrivare a concepire alleanze con le piu’ sane formazioni cattoliche e questo è stata la costante di questi anni di barricate contro una destra delinquenziale. Quello che qualsiasi convenienza politica non mi fara’ mai e poi mai accettare è di fare un fritto misto nel quale tutto funziona tranne le identità di fondo.
    Io apprezo molto la tua passione e identifico nella tua storia e nella tua richieste di modernizzazione a sinistra molto di quello che sono e sono stato io negli anni. Ma la tua passione sembra proiettare aloni rosa su una cosa che aloni rosa non ne ha. Bellissimo il tuo partito ipotetico Peccato che il PD reale molto probabilmnte si siederà all’europarlamento assieme ad Aznar (dichiarazione di oggi di Rutelli).Nel tuo partito ipotetico entrerebbero i radicali. Peccato che non credo che il PD si mostrerà cosi’ aperto nei confronti di questioni quali PACS, 194 e eutanasia.
    Io sognavo un’ evoluione della sinistra italiana piu’ simile al modello spagnolo con Zapatero o a quelle altre grandi fore socialdemocratiche europee. Quelle che per intendersi non hanno nessun timore a riconoscere gli imprenditori non come nemici ma come attori fondamentali della società. Purtroppo mi risveglio con una cosa che somiglia da presso a un’oramai arcaica sinistra dc.
    Bene, per quanto nel PD vi sia gente che stimo moltissimo (Bersani per esempio), io faro’ come Mussi (e come tra un po’ il buon Angius)e vado, ma non a fare la destra di rifondazione che mi via.vado via non certo a fare la destra di Rifondazione, perche’ mi vien male solo a pensarci.
    Magari intorno a Boselli qualcosa di buono salterà fuori
    Auguri compagno

  • lapiccolacuoca says:

    Essendo del ’61, la politica l’ho fatta negli anni ’70, quindi conosco assai bene la mentalità da centro sociale di una certa sinistra e la mentalità partititica leninista dall’altra. Condivido appieno il discorso sul padrone. Molti padroni sono molto più avanguardisti degli operai (che ora ora come ora li vedo più a destra dello stesso padronato). Condivido altrettanto il discorso dela sinistra altra. Quella riformista che nulla ha a che fare con un certo passato di sinistra (mio, tuo e nostro).
    Il discorso sulla Nuova Inquisizione delle frange cattoliche: io non li voglio nel partito democratico. E basta. Bisogna mettere dei paletti. Uno dei paletti (e delle regole) del P.D. è. no a teocom. Che rifacciano la DC che rifacciano altra cosa, ma lontani dal mondo che gira ttorno alle riforme. Che è il mondo dove la nuova sinistra gira. Riformare è diverso che rifare. Mettiamola così: la nuova sinistra è illuminata e come tale ragiona e va avanti. Ma il vecchio che avanza si dirige verso la morte. Bersani (che qui ci piace assai) ha parlato di avventura. Ecco: io voglio l’avventura delle riforme. Voglio arriavare al senso dello stato che sono io, perchè seguo le regole e pago le tasse. Se non si interiorizza il fatto che noi siamo lo stato allora non si avrà mai uno Stato vero:. che rimarrà un’entità lontana e soprattutto nemica. Per arrivare a questa coscienza ci vorranno altre due generazioni poi forse affronteremo meglio le tasse da pagare, i servizi che funzionano, le scuole che formano, la giustizia che lavora velocemente, gli ospedali che curano correttamente e via discorrendo. Hai voglia a fare il PD.

  • kiaramente says:

    Caro suz,
    già che mi vai alle feste mondane (e non farò nomi per buon gusto) e poi ti dichiari un vero “vladimiro” è discutibile ma che poi di fronte ad un rimpastone che sembra tanto un simpatico convergere verso la vecchia DC come il Pakistano ben dice (grazie al fumo o al buon aenso) e ci dici che alle fine è giusto…beh posso dire una cosa: ma che cazzo! ma dov’è finita la tua coerenza, semmai ne hai avuta?
    il centro della coalizione con gente come Mastella o Rutelli ipocriti cattocomunisti d’opportunità quella sì che è sempre stata il peggio e ora vengo a leggere sul TUO BLOG che leggo dal 2003 QUESTE PAROLE?
    bella l’avanguardia sui top top manager, bellissima, rispettabile, da grande democrazia americana. a me sembra che in Italia manchi tutto e di quelle persone che guadagnano 4000 euro al mese spesi tra casa al mare, louis vitton e yacht in qualche porto snob non me ne frega: il rispetto delle regole, i soldi per arrivare a fine mese, un controllo SERIO sull’evasione, zero privilegi parlamentari e riduzioni delle spese del SISTEMA ROMA, una dispersione di soldi inqualificabile, i problemi energetici e ambientali. su questo nessuno DESTRA O SINISTRA sta facendo assolutamente nulla. Non me ne frega nulla che stiano a perdere tempo a fare “grandi centri” di merda.
    La busta paga dei lavoratori è corrosa dalle tasse: io prendo meno di un anno fa ma noi stiamo qui a parlare del Partito Democratico.
    Non frega niente a nessuno dell’immaginario del militante o di quello della vecchia cara DC alla gente servirebbero solo delle ragioni di serietà, onestà e rispetto delle regole per votare.
    Come a dire: travestiti pure, ma quando torni a casa la parrucca te la togli e continui a fare schifo :).

  • tokonoma says:

    Negli anni 80, quando l’equilibrio del terrore dava e toglieva senso alle posizioni politico-ideologiche in una maniera un po’ più sensata di quanto non l’avrebbe poi fatto il postmodernismo poststoricistico postcapitalista (quello che per intenderci avrebbe fatto sì che le vestali del pensiero debole ascendessero a scranni di vario genere saltabeccando in quasi tutti i partiti dell’ex estrema sinistra ed ex commis della più importante famiglia italiana potessero (s)dirigere il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, tosto avocato a sé da leader dell’ex estrema destra come pensatore nazionale) negli anni 80 dicevo, mi sentivo social-democratico, erede della tradizione azionista e con forti simpatie per il pensiero radical-libertario. Quando poi – durante l’occupazione universitaria del 1990-91 – conobbi per davvero quelli che si definivano comunisti (immaginate un po’ adesso in quale partito militano per la stragrande maggioranza) allora mi dissi: “eh no caro, non hai capito niente, qui, sia pur eretico, l’unico comunista (o uno dei pochi) sei tu!”
    Oggi non mi sento nulla più di un cretino anarcoide (che non ha nulla a che fare con la cosiddetta sinistra radicale, anch’io caro Suz detesto la triade rossoantico-verde-rossovergogna), ma agli ex compagni (li ho votati anch’io un paio di volte) diessini dico:

    Volete fondere nel Pd il meglio della tradizione nazional-clientelare di DC/PSI? Fatelo pure, ma almeno ditelo: comunque non vi mancheranno né clienti né clientes. Volete governare con l’accordo delle gerarchie ecclesiastiche, delle lobby economico-finanziarie, dell’establishment militare? Fatelo, ma non nel nome di chi per anni vi ha votato turandosi il naso. Cercate l’accordo con i centristi (ex) del Polo e compagnia cantante? Follini c’è già, Pierfurby non tarderà ad arrivare. Non resta che democratizzare, anzi, repubblicanizzare l’opposizione. Berlusconi adesso è utile per “salvare Telecom”, manca solo più che La Malfa accetti di vendergli anche il nome del suo vecchio partito per avere un bel sistema all’americana senza il federalismo e senza potersi liberare delle solite facce dopo otto anni.

    Non sono sicuro che LCDM accetti di stare nel Pd, sarà forse più conveniente stare oltre le parti, magari finanziando e ispirando Pd e Pr (nel senso del “nuovo”partito repubblicano o come cribbio lo chiameranno) a seconda di come tira il vento.

  • ia-ca says:

    Invoco un ‘opinione di Suzuki sul commento di Pakistano.Ripeto,io che appartengo alla categoria sopra citata di chi non ha un passato militante alle spalle,trovo che un partito democratico,pensato nei termini cui ha fatto riferimento Suz,verrebbe incontro alle mie esigenze di elettrice,per questo,come dicevo,CREDO in questo tipo di progetto e nella relativa buona fede di chi lo propone,credo cioè che in prima istanza si stia tentando di far fronte a una vera e propria esigenza storica e politica e che il risvolto “commerciale”,per così dire,dell’operazione,sia appunto un risvolto,niente affatto trascurabile e niente affatto trascurato,ma un risvolto.Mi rendo conto,però,che i dubbi di Pakistano e dei tanti che la pensano come lui sono legittimi…Cosa rispondi a quelli che la vedono come Pakistano,Suz?

  • pakistano says:

    la butto così: per me i DS hanno capito che non riusciranno mai a governare seriamente senza abbandonare quel retrogusto da PCI che ancora hanno. Tanto vale calarsi le braghe ed andarsene coi democratici-cristiani della Margherita e ripristinare anche il nome “partito democratico”. Certo manca “-cristiano” ma la sostanza quella è.
    Che fine di merda!

  • Ma quanto scrivi??? 🙂
    E’ un commento sprecato dire che sono con te su tutta la linea.
    La questione fondamentale è che i cambiamenti si fanno governando, non stando all’opposizione, e per governare serve una maggioranza, servono inevitabilmente dei compromessi. Altrimenti è meglio stare a casa e lasciare che il Nano(o il suo eventuale successore) finisca la sua infame opera.

  • ia-ca says:

    Bel post,bravo!
    “Dare rappresentatività politica a loro come a noi in nome dei principi comuni”è esattamente il nocciolo della questione e,se posso permettermi,non ha nulla a che vedere,quanto meno negli intenti,con le “ripuliture a base di candeggina” a cui fa riferimento @azael…
    Sarà che sono giovane e per questo inevitabilmente un pò ingenua,ma io in un’operazione del genere ci credo…

  • azael says:

    il problema è che i clericofascisti saranno dentro e si sentiranno a casa pure loro, soprattutto loro. Si sentiranno a casa perché da quella nuova casa si saranno staccati tutti i manifesti, cancellate tutte le scritte sui muri, passata una mano di candeggina per terra, solo per la paura di sentirsi ancora troppo poco modernisti, troppo poco riformisti, troppo vetero-ideologici. E si sentiranno a casa perché sarà una casa in cui ci si accalcherà per sbirciare dalle finestre, per accogliere con un saluto isterico chiunque passi oltre le porte, anche se magari sarà passato solo per lasciare la posta, pubblicità più che altro.

  • Lino says:

    ciao,
    ti seguo spesso e volentieri perchè mi trovo piuttosto daccordo col tuo pensiero.
    le mie preoccupazioni dal PD arrivano proprio dall’unione con la Margherita democristiana perchè ha al suo interno elementi in cui mi ritrovo ditante come dalla terra alla luna. questo articolo che porgo alla tua attenzione è scritto da un’esponente locale e provinciale (RA) della margherita:

    http://www.lospekkietto.it/article883.html
    http://www.lospekkietto.it/article914.html

    sono loro i TEODEM, perchè non chiamarli per quello che sono: bigotti, forse teodem è più all’avanguardia e fa molto figo, all’americana??
    dici che devono starne fuori, credi veramente sia possibile?

    ciao!

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