La sinistra rigorosa che non c’è – aka depressione sindacale

April 12th, 2007 § 33 comments

Gian Antonio Stella, trasformando in notizia uno dei cavalli di battaglia di Pietro Ichino, fa sul Corriere un ottimo ritratto dell’Italia assenteista, quella che truffa sull’orario, si finge malata, timbra il cartellino e fa altro, tarocca i certificati, ecc.

I dati sono disarmanti: evidentemente lavorare nel settore pubblico è nocivo per la salute. Oppure la gente ci marcia.
Sono un po’ basito, perché leggo nell’articolo assenze medie di 14-20 giorni all’anno per “malattia” (le virgolette sono d’obbligo). Per me sono pura fantascienza: lavoro in proprio, ma non potrei MAI permettermi 14-20 giorni di “malattia”, finirei direttamente per fallire e farmi rigare la macchina dai clienti; ma soprattutto perderei una quantità spropositata di soldi e di credibilità. E lo dico sapendo bene che non sono un workaholic, ma anzi un epicureo tendente al pigro.

La cosa che rende ancora più tristi è leggere che questo è un problema che viene rigettato dalla politica e – peggio ancora – dai sindacati. Beh, ho “militato” per anni nella CGIL senza esservi mai iscritto, essendo stato per pochissimo tempo un lavoratore dipendente (e poi all’epoca il sindacato, che non brilla per modernità di teste e tecnologie, non era assolutamente preparato nemmeno per capire cosa fosse un web content manager, figuriamoci per tutelarlo: ricordo con terrore un modulo da compilare per iscriversi alla CGIL in cui io come lavoratore non esistevo); però ho fatto anni di politica vicino al Sindacato Scuola, conoscendo anche ottime persone.

Però sono delusissimo nel leggere che di fronte a dati così evidenti sull’assenteismo in Italia il sindacato fa spallucce, dice che “i problemi sono altri” o – come fa la CISL più di tutti – si incazza pure. Scusatemi, ma mi scatta la depressione. Tutelare i lavoratori significa prendere a pedate nel sedere i truffatori, gli assenteisti e gente così. I “lavoratori che sbagliano” sono prima di tutto dei criminali, poi forse anche dei lavoratori.

Mi rendo conto che è un po’ di tempo che col sindacato non ho più alcuna sintonia e credo sia colpa loro. Da un lato scopro che la FIOM partecipa, in nome di chissà che cosa, alle manifestazioni contro la TAV. Poi ogni volta che leggo le dichiarazioni di Giorgio Cremaschi (segretario FIOM e rifondatore comunista) mi partono una serie di sfanculamenti mentali e tanta compassione per un pover’uomo. Poi quando leggo che il sindacato nemmeno vuole parlare di innalzamento dell’età pensionabile mi scatta la bile (ok, magari i lavoratori degli altoforni no, ma gli altri possono gioiosamente lavorare un paio di anni in più, contando che un sessantene di adesso è molto più fresco e in possesso delle sue facoltà di un sessantenne di 40 anni fa).

Insomma, non ho più niente da dirmi col sindacato. E mi viene un po’ la tristezza perché vorrei una sinistra rigorosa, che sulla lotta all’assenteismo fa una battaglia uguale come dignità e forza a quelle contro lo sfruttamento, ecc.
Per di più la mia impressione è che lottare contro gli assenteisti è una cosa MOLTO di sinistra, perché tutela i lavoratori onesti dai loro colleghi infamoni. Quindi ben vengano le visite fiscali a raffica, i controlli dei carabinieri, ecc. Ma temo che nessuno voglia prendersi carico di scelte così impopolari (ma giuste). Meno che mai la destra, che su queste piccole illegalità non mette becco perché campa proprio di piccole clientele, raccomandazioni, marchette, ecc.

§ 33 Responses to La sinistra rigorosa che non c’è – aka depressione sindacale"

  • spora says:

    ultimo post e taccio…ho letto solo ora che nell’articolo pubblicato sul corriere si censurano dai 14 ai 20 giorni di malattia all’anno. Premesso che trovo del tutto fisiologico quel periodo, e posso dirlo per ragioni statistiche offertemi da un campione abbastanza solido, faccio presente che io parlo di dipendenti con 50-150 giorni di malattia all’anno! E non so proprio cosa fare. Speriamo che un qualche magistrato legga…la truffa ai dannid ello Stato è procedibile d’ufficio.

  • spora says:

    c’avete la coda di paglia, questa è la verità!
    se uno mette in risalto questa sozzura tutta italica, tollerata da tutti, causa delle più macroscopiche iniquità e foriera dei maltrattamenti riservati anche dal governo Prodi all’intero settore pubblico, viene attaccato da questi polemici risentimenti..sono davvero perplesso. Nel leggere quella denuncia, francamente non mi sono sentito messo in mezzo! Mi son detto “finalmente se ne parla”. Macchè, uno ne parla, qualcuno appoggia, il resto tace o svia il discorso.
    Faccio il capo del personale di una struttura con 1000 dipendenti, ma sono bloccato dai dirigenti, da un ministero recalcitrante, da sindacalisti minacciosi, da un clima di omertosa condivisione di questa mostruosa associazione per delinquere. La legge sulla privacy, toitalmente malintesa da sti italiani ipocriti, è stata fraintesa, nata per tutelare dalla raccolta in banche dati eè diventata il catenaccio per proteggere le peggiori schifezze. Il medico della struttura dice che il dipendente sta bene, ma la contraddizione coi numerosi certificati medici non viene messa in rilasto da nessuno.
    Devo giocarmi il posto con una denuncia alla procura della repubblica? E che ne so quanto sia capace un magistrato di attaccare con querela di falso il certificato del medico? che ne so quanto sia in grado e abbia voglia di evidenziare gli indizi gravi precisi e concordanti da cui si evincerebbe la truffa, il falso ideologico e l’associazione per delinquere.
    E poi, cari miei, io non mi chiamo Masaniello.
    Ma almeno ne parlo, discuto, mi sdegno! E cerco qualcuno che la pensi davvero come me.
    Mettetevi in malattia, che è meglio.

  • spora says:

    “non generalizziamo”..”io ho fatto solo 5 gg di malatti”…ODDIO MA CHE GENTE SUSCETTIBILE!!
    uno non può denunciare an fatto palese per tutti (vedi il programma di Rai 3 Format del 21-05) che qualcuno di risente e svia il discorso.
    E’ del tutto incontestabile, se non si vuole cadere nel ridicolo, che le assenze per malattia nei comparti pubblici sono frequenti e integrano il reato di truffa ai danni dello Stato. Il sistema è iniquo e i sindacati avallano questo laido stato di cose. Si vergognino i medici che producono i certificati medici, e i dirigenti pubblici che tollerano il tutto. Dei sindacati conniventi e dei lavoratori truffatori non dico proprio nulla. In ogni caso, medito di portare all’attenzione di qualche giudice un’ipotesi di mobbing da parte dei sindacati. Vedremo…

  • luigi says:

    sono dìaccordo che esiste il marcio in molte cose e ne sono testimone.
    molti si mettono in malattia senza essere malati ok!
    1)la diagnosi di malattia la fa’ il medico curante.
    se il suo paziente non e’ malato fa’ un falso.
    non vorra’ perdere il paziente,ma se e’ cosi’ diffuso l’assenteismo la classe medica e’ la prima responsabile.

    2)sono a casa malato davvero (purtroppo),auguro a tutti quelli che fanno anni di non malattia a quelli che non si possono permettere di ammalarsi
    di continuarecosi’,xche’ se uno si ammala davvero resta a casa e avolte per sempre.
    auguri di buona salute.
    3)quando si affronta un argomento lo si fa’ a 360 gradi,sindacato,medici,pubblico impiego,impiego privato ecc.ecc. ilresto sono chiacchere da bar dello stadio
    ancora augri per la salute.
    scusate se sono polemico ma quando non stai bene non ti piace o
    passare per ladro.

  • DarioG says:

    Io vorrei una destra degna di essere votata, perché anch’io mi sono un po’ rotto di certa sinistra.
    Cmq, anch’io ho il dente avvelenato con gli statali, non con tutti, ma naturalmente come qualcuno ha detto sopra con quel 50-70% che fannulloneggia.

  • Brain says:

    vorrei una sinistra rigorosa, che sulla lotta all’assenteismo fa una battaglia uguale come dignità e forza a quelle contro lo sfruttamento
    Assolutamente d’accordo!

  • Suzukimaruti says:

    Luca: no, non ci capiamo. Dire cosa non va di certa sinistra non è affatto coincidente col pensarew che gli “altri” siano meglio.
    .
    primo: c’è una sinistra bella che merita di essere votata (e sono più o meno i ds e la rosa nel pugno, in my opinion)
    .
    secondo: gli “altri” sono mostruosi, criminali, macellai sociali, mafiosi, razzisti, clericali, volgari e stupidi e fanno politica per trasformare l’Italia in una repubblica peronista e non democratica; e sono guidati da un corruttore, evasore fiscale, pazzo, cocainomane, innamorato di se stesso, ignorante e incapace.
    .
    A Collegno e Grugliasco c’è un’altissima qualità della vita , nonostante siano paesi “popolari” figli del boom d’immigrazione: ho potuto toccare con mano come funziona il welfare a livello comunale in entrambi ed è praticamente un paradiso, anche se confrontato con l’evoluta Torino; niente code, assistenza gratuita in casa agli anziani, pratiche comunali senza attese, servizio rifiuti iper-efficiente, ecc.
    .
    Dove la sinistra “giusta” governa da tempo ci sono ricchezza, benessere e un più alto grado di civiltà. L’Emilia Romagna non è un mito ma una realtà. E non è uno scenario “tutto coop rosse”, tuttaltro. Riccione è un esempio: governata da sempre dal centrosinistra, è una realtà che è riuscita a sfruttare turisticamente una costa assolutamente inadatta al turismo e a creare business senza mafie, ecomostri, ecc. E senza fare unop scempio tipo la Costa Smeralda.
    .
    Vero, i sindacati sono conservatori. Ma la destra vuole togliere diritti ai lavoratori (vedi l’art. 18) e da sempre sta dalla parte dei “padroni”, senza se e senza ma. Il sogno della destra italiana è inibire il concetto di promozione sociale, lo disse anche Berlusconi nel suo dibattito televisivo con Prodi quando parlava di figli degli imprenditori e figli degli operai. Insomma, sono anni che cercano di mettere i blocchi al sistema formativo, per cui chi fa l’istituto professionale non può iscriversi all’università (come era pre ’68), ecc.
    La loro idea, messo da parte l’obiettivo di salvare Berlusconi dal suo essere un uomo di Cosa Nostra, è avere una classe di elite e una classe di sottoposti, da ammansire con la tv e un po’ di paternalismo: “il presidente buono vi regala il bonus sulla pensione” e da tenere recintata nella sua condizione, di generazione in generazione.
    .
    I nostri non saranno il massimo, ma gli altri sono il peggio assoluto e chi li vota non può essere che un ignorante o un infamone o uno che sbaglia o un egoista o un poco di buono. In altri paesi civili essere di destra è una scelta dignitosa (non è la mia, tuttavia), ma qui non c’è la destra ma l’inciviltà, i barbari, i mafiosi, i razzisti, i ladri e gli evasori fiscali.
    Vorrei tanto una destra civile in Italia, come c’è in Francia, in Germania, in Inghilterra. Farebbe bene al paese. Invece niente.
    .
    Ricordiamocelo come è stata composta questa destra: assemblando gli impresentabili peggiori che fino ad allora erano stati tenuti ai margini della politica italiana e facendo comandare un partito-azienda di un poco di buono, colluso con la mafia e col pentapartito.

  • Luca says:

    Bravo Suzuki.
    Questi sono i post che mi piacciono.
    Io sono diventato idrofobo contro la sinistra proprio per i motivi che denunci in questo post.
    Mi ricordo da bambino a Collegno (la Stalingrado del nord-ovest) che in prima fila nel corteo del 1° maggio c’erano quelli che passavano le giornate lavorative al bar di Corso Togliatti (e non perché fossero disoccupati).

  • temporalia says:

    perchè dici sempre cose che voorei avere scritto io? Le tue analisi rasentano la perfezione.
    Tra i conservatori d’Italia, i sindacati meritano il primo posto.
    Non hanno fatto crescere le varie categorie e foindano il loro potere sulla difesa di interessi, molti dei quali appaiono ormai francamente dei privilegi.

  • djdona says:

    ops.. ho sbagliato post..

  • djdona says:

    confrontando i dati delle regionali del 2006 con quelli delle regionali del 2001 il progresso c’e’…
    http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_regionali_in_Sicilia_del_2001

    io voglio mantenere aperta la speranza che le prossime regionali vadano sempre di piu’ in questa direzione…

  • EssePi says:

    Da ‘solita fessa’ confermo che la situazione è esattamente questa e mi permetto di dire al collega Winston che purtroppo nel nostro caso le generalizzazioni ci stanno e ce le teniamo, è questione di grandi numeri: è la pura verità che nel pubblico il 90 per cento dei dipendenti non fa assolutamente nulla e che il 10 per cento rimanente risulta praticamente invisibile; te lo dice una che ha girato ben 3 amministrazioni dello stesso comparto e ha trovato esattamente la stessa situazione da denuncia e da ulcera.
    Oltretutto, chi lavora e si permette, per esempio, di lamentarsi del malcostume delle finte timbrature, deve anche scontare il clima di ostilità e di sbeffeggio da parte di chi dovrebbe vigilare e controllare.
    Quanto ai sindacati, caro Suzuki, condivido con te il pieno scoramento in quanto persona di sinistra ed è questo il motivo per cui (a parte gli ovvi meriti ecc ecc) non prenderò mai una tessera da chi, alla fine della fiera, è lì che protegge quelli che io considero a tutti gli effetti ‘il nemico’. E’ inutile dire che non ho la minima fiducia che il famoso memorandum approvato nei giorni scorsi sarà mai applicato.

  • spider says:

    oooops

    mi sa che familismo amorale Suzuky lo vede anche di fronte alle macchie di Rochac 😀

  • Anna says:

    Lavoro nella PA e oggi sono malata… MI devo sentire in colpa?

  • Raffaele says:

    Parlare di sindacato si corre il rischio del qualunquismo ferroviario o da ombrellone “la colpa è tutta dei sindacati, dopo “non ci sono più le mezze stagioni” e prima “per gli extracomunitari ci vogliono i cannoni”

    o di dare le solite stagionali e periodiche notizie sul tasso di assenteismo di questa o quella categoria
    e si sa che le statistiche come i sondaggi di SB lasciano il tempo che trovano…

    Voglio raccontare in breve un caso personale ..

    tempo fa lessi le giornate di malattia indennizzate e le somme pagate per la medicina fiscale (medici a contratto- un tot a visita) in un certo territorio..

    entrambi valori fuori norma
    ed le somme pagate assolutamente inutili

    Premesso che il medico fiscale non può (a norma di legge) contestare la prognosi (e questa è la prima anomalia), premesso ancora che il controllo può essere effettuato solo in certe fasce orarie di reperibilità (seconda anomalia), mi chiesi ma allora a cosa serve ‘sto cavolo di controllo (la risposta e che va fatto, così le carte stanno a posto e questa è la terza anomalia)

    Ed allora decisi
    a) far “fruttare” i soldi che si pagavano ai medici fiscali
    b) di essere più furbo dei furbi malati “cronici”

    Chiamai questi medici (all’epoca comandavo) e si organizzo un sistema di controllo “più intelligente”
    A) per i cronici turnisti che “favevano” malattia il sabato e la domenica sicuri di non essere controllati (perché i medici non uscivana di sabato e di domenica) visita fiscale di sabato e di domenica .e quanti se ne beccarono fuori casa .
    B) accessi a ridosso dello spirare della fascia di reperibilità …stessa cosa ..tanti assenti a visita

    Beh dopo 6 mesi il tasso di assenteismo calò del 8% ma mi feci molti nemici..
    Ora sono in pensione
    Se qualcuno vuol sapere come va in quel certo territorio …
    Beh…
    Vi voglio ricordare la scena finale del film il giorno della civetta …quando Don Mariano guarda attraverso il binocolo il nuovo capitano …

    E cosa c’entra il sindacato in questa storia? Appunto cosa c’entra il sindacato con gli assenteisti …

  • 24frames says:

    Sono in accordo pieno con quello che scrivi e con quello che da tempo scrive Ichino. Io che ho modo di lavorare a stretto contatto con un’amministrazione pubblica (ma sono una esterna e co.co.pro) vedo cose che noi umani vediamo da sempre e stentiamo ogni volta ad immaginare reali.
    E’ vero non sono tutti uguali, c’è il solito fesso che lavora con zelo ma è circondato da furbacchioni, inadatti e svogliati; alla fine anche l’unico dipendente per bene comincerà a pensare a chi glielo fa fare…

  • as says:

    concordo. c’è un ritardo pazzesco su questo e altre configurazioni laoocontiche di molti lavoratori d’oggidì. e c’è pure da dire che qualsiasi cosa scrivi in sto periodo mi fa partire la ola mentale. salutoni

  • Suzukimaruti says:

    fam… familis…. familism…
    [lo portano via]

    🙂

  • degra says:

    no, Spider, non scrivere così!
    Altrimenti Suz scrive quel termine che per ora ci aveva risparmiato!!! 😛

  • Suzukimaruti says:

    e.l.e.n.a. è che è una foto di molti anni (e qualche chilo) fa 🙂

  • Er frittata says:

    out of topic
    .
    commovente mastrandrea che spiega l’antiromanismo al figlio dopo il 7-1
    .
    http://tv.repubblica.it/multimedia/sport/651875?p=1

  • spider says:

    eh suzuki, sempre li’ siamo

    Ovviamente l’assenteista non viene minimamente sfiorato dall’idea che cosi’ si sta scavando la fossa. Cosi’ come ovviamente non viene minimamente turbato dal fatto che i suoi slalom e i suoi immeritati privilegi sono pagati da altri.
    Poi magari se lo becchi e glielo dici ti dice il classico “si’ ma lo fanno tutti”

  • e.l.e.n.a. says:

    assolutamente ot

    …ma ma ma quanto sei bello!!!
    che una sfoglia distrattamente il giornale cittadino e inciampa in suzukivogue primavera estate 2007! 🙂

    (no, dico, che oltretutto, ponte isabella che è il più lucchettato, è il “mio” ponte! quello che attraverso ogni giorno e, settimana scorsa, c’era una macchina ferma, tranquillamente, con le doppie frecce proprio lì davanti!)

    PIU’ TRONCHESI PER TUTTI!!!

  • degra says:

    Sì, ma l’efficacia è di tutto l’ente pubblico, e può anche essere nulla, se è uno degli enti inutili, e va valutata separatamente.
    L’efficienza del lavoratore (e dei lavoratori intesi come funzionamento di un ufficio grazie all’apporto dei singoli) dev’essere quantificabile nella quantità e qualità del lavoro svolto. Cioè se viene svolto il lavoro che è responsabilità di quel lavoratore o di quel reparto, ufficio, ente, ecc.
    Se poi il lavoro è inutile, la colpa non può essere del lavoratore, visto che c’è qualcuno che lo ha pagato e messo lì per svolgere un lavoro inutile.
    Come anche nel privato non è poi così semplice correlare direttamente l’impegno di un singolo lavoratore con l’aumento di clienti o con il fatturato.
    Ed è proprio per questo che, alla fine, il problema ritorna sull’assenteismo: pochi giorni di malattia=lavoratore efficiente. Anche se poi si tratta di un fancazzista che non vuole starsene a casa in malattia perchè la suocera gli romperebbe le balle…

  • hobo says:

    La meritocrazia va bene, però secondo me bisogna fare attenzione a come la si intende. Per semplificare: se uno lavora per un privato, il suo merito sarà abbastanza facilmente quantificabile: maggior produzione, più clienti, più efficienza nell’erogazione del servizio o nella catena produttiva, minori sprechi e così via. Per chi lavora in un ente pubblico, a queste cose bisogna aggiungere una questione non secondaria, ovvero la produzione di beni pubblici, che non sempre è un fattore misurabili (o almeno la sua misurazione genera infinite discussioni, spesso legittime – e questa è la politica). Insomma, in un ente pubblico non è importante solo l’efficienza (che i lavoratori lavorino), ma anche l’efficacia (che il loro lavoro produca effetti positivi sulla sfera pubblica). Non è automaticamente detto che un ente pubblico produca beni pubblici. Un esempio clamoroso è in questo senso il comune di Milano, più efficiente di altri (almeno così si cerca di vendere) ma molto meno efficace.

  • degra says:

    La meritocrazia, come tutti gli altri criteri di valutazione, devono arrivare dall’alto.
    Ma se il fancazzismo sale esponenzialmente con l’aumento di responsabilità, la meritocrazia non giova a chi dovrebbe metterla in pratica, e quindi non ci sarà mai.
    Come dice Hobo, non è solo assenteismo, ma mancanza di assunzione di responsabilità, il cronico rimbalzare le cose da un ufficio all’altro per non scomodare il cervello e per non eccedere nel prendere decisioni.
    Ormai è un sistema non competitivo (io sono contro la competizione individuale, che crea solo stressati, ma a favore della responsabilizzazione e della motivazione) per definizione, e la situazione è irreversibile perchè nessuno la accetta anche ai massimi livelli.
    Per quanto riguarda il sindacato, è ormai assodato che difende solo lo status quo in modo acritico: non interessa se perdendo 1 puoi ottenere 10, l’importante è non perdere quell’1.

  • winston says:

    Non volevo contestare quanto tu hai scritto. Volevo solo porre l’accento sul nodo del problema. I fannulloni veri ci sono e sono abbastanza. Ma c’è anche il rischio generalizzazioni, che offende chi lavora davvero (la maggioranza) e offre una cortina di fumo dietro cui nascondersi alla minoranza di fancazzisti.
    .
    Oggi i sindacati, dopo i toni trionfalistici dei giorni scorsi, tornano a reclamare lo sciopero. 101 euro di aumento (medio e lordo, cioè alla fine una miseria) contro il tacito accordo di non contestare troppo il memorandum sulla PA (mobilità, licenziamenti, valutazione, meritocrazia). Tutto sulla testa dei lavoratori nemmeno consultati o informati. Si fanno così i cambiamenti?
    .
    Il ruolo del sindacato è oggi vittima di una tremenda aberrazione. Decine di incontri, ore di riunioni in cui non si conclude nulla perchè i sindacati della Triplice (super maggioritari nella PA) fanno ostruzionismo a go-go. Anche quando la dirigenza si dimostra più che generosa e aperta alle richieste. La gente percepisce questa distorsione del ruolo dei sndacati, si lamenta, biasima. Ma tutto ciò è funzionale al mantenimento di un sistema gigantesco di potere parallelo cui tutti sono pronti a ricorrere alla bisogna…

  • pietro says:

    nessuno qui ha detto cose insensate, anzi! Sono d’accordo con il post e i commenti, ma soprattutto vorrei portare l’esperienza di lavorare in una PA che cerca disperatamente (a volte sbagliando, ma sbagliando s’impara) di portare un modello meritocratico nel lavoro. Io ho un approccio simile a quello di Winston e odio le generalizzazioni sui dipendenti pubblici (così come quando lavoravo nel privato per 900 euro al mese odiavo gli statali che ti dicevano “voi sì che siete coperti di soldi” – onestamente prendo di più adesso). Il punto nodale è quello che presenta Hobo. La responsabilità non la vuole nessuno e alla fine ricade a cascata sugli obiettori, sui tirocinanti, sui cococo e sui tempi determinati che spesso sono gli unici a farsi carico di un minimo di innovazione sul lavoro e per questo vengono anche (il 90% delle volte) cazziati. Insomma, se non fai, non sbagli… giusto? Questo modello permea di sé la classe dirigente e (spiace dirlo) una buona parte di quella fascia di dipendenti più o meno vicini alla pensione. Solitamente sono sfiduciato, ma vuoi vedere che tra qualche anno le cose cambieranno? Quanto al sindacato, io continuo a rinnovare la tessera CGIL per lo stesso motivo per cui continuo a comprare Dylan Dog dal 1986… per inerzia. Stendo un velo pietoso sulle assemblee sindacali cui partecipo, che si risolvono in genere in un dialogo tra sordi: da un lato il manipolo dei puri e duri dello statalismo senza se e senza ma che vogliono veder difeso il privilegio del fancazzismo, dall’altro i rappresentanti sindacali (mi fanno pena, giuro!) come cristiani nella fossa dei leoni… Il che dimostra anche quanto il dipendente pubblico medio si senta in lotta con il sindacato piuttosto che con la controparte vera…

  • Suzukimaruti says:

    winston: nessuno ha scritto, tantomeno Ichino, che tutti i dipendenti pubblici sono fannulloni. Non lo penso.
    .
    Però che ci sia un evidente distacco tra la “salute manifesta” media dei dipendenti pubblici e quella dei dipendenti privati (e lasciamo stare i lavoratori in proprio) è un dato di fatto.
    .
    Sicuramente il problema è nei controlli e nella percezione del senso di responsabilità. Detto questo, ci sono tanti lavoratori pubblici che fanno il loro dovere in modo impeccabile e a volte da applausi.
    .
    Certo, quello che scrive Hobo (che non mi suona nuovo) desta preoccupazione.
    .
    Il tema è più ampio, ovvero: quand’è che in Italia ci sarà una vera e propria meritocrazia?

  • Sono del tutto – e stranamente 😉 – d’accordo con te sulla parte dei sindacati.
    Sono istituzioni che non sono state capaci di capire il modo in cui il mondo del lavoro è cambiato. Non sono riuscite a cogliere la nascita di nuove figure professionali (come la tua, la mia e tutte quelle legate allo sviluppo tecnologico) e che proprio per questo non sono più in grado di tutelare il lavoratore.

    La questione dei lavoratori dipendenti è secondo me poi un gatto che si morde la coda: un sistema pubblico che assolutamente non ha nulla di meritocratico spinge all’appiattimento. Mi conosci, non sono un fan delle vasche di squali e lotte a coltello, ma credo che riconoscere la professionalità faccia sì che chi fa un lavoro si senta più motivato a farlo. In assenza di motivazione ci si accontenta di quel che passa il convento e si cerca di far meno possibile… Dico cose insensate?

  • winston says:

    Sono un dipendente pubblico. Un fannullone per definizione??? In circa 500 giorni di servizio, ho fatto 5 giorni di malattia. Mi scuso se non sono indistruttibile. Ogni mese accumulo varie ore di extra (non retribuite, perchè per correttezza rinuncio agli straordinari). Le generalizzazioni mi fanno incazzare. Sono fiero del mio lavoro, dell’impegno che ci metto io e la stragrande maggioranza dei miei colleghi. Le mele marce ci sono, ma bisognerebbe inziare a trovarle, stanarle e indicarle al biasimo collettivo. Piuttosto che dire “dipendenti pubblici fannulloni”, diciamo “Tizia, Caio e Sempronio sono fannulloni”.

  • ced says:

    perfettamente d’accordo…

  • Hobo says:

    Per una volta sono (quasi) d’accordo con te, soprattutto per quanto riguarda l’incapacità – cronica oramai – del sindacato di capire che cosa sia oggi il lavoro, e dunque di tutelarlo adeguatamente. Da più di un anno lavoro come cococo in un ente pubblico, e la cosa che più mi ha impressionato fin dal primo giorno è il fatto che il nemico pubblico numero uno qui dentro è la responsabilità. Tutti (o quasi, non generalizziamo troppo) scappano da lei inorriditi, a partire dai dirigenti (che per inciso nel settore dove lavoro io sono quasi tutti rigorosamente diessini) fino agli ultimi impiegati.
    Però non ne farei una questione di quantità, bensì di qualità. In altre parole non mi sembra che il problema siano tanto i giorni di assenza, quanto piuttosto quello che si fa quando si è presenti. Qui dove sto io non c’è molto assenteismo; il problema è che la gran parte della gente sta qui dentro senza fare nulla, o per protervia o perché nessuno le chiede nulla. In parte sono difetti insiti nel’inerzia delle grandi macchine burocratiche, ma in parte derivano da attitudini specificatamente italiche. I due nodi chiave mi sembrano essere per l’appunto il rfiuto delle resbonsabilità e del rischio che ne consegue (il buon vecchio scaricabarile), e la mancanza o scarsità dell’idea che i beni pubblici vadano tutelati e “nutriti”.

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