“A camerati, quante je n’avemo date…”

April 18th, 2007 § 41 comments

Sto rileggendo “I ragazzi che volevano fare la rivoluzione“, cioè la storia critica di Lotta Continua scritta da Aldo Cazzullo e ora uscita nuovamente, stavolta per Sperling & Kupfer, nella collana “Le radici”.

Mi sono comprato anche un altro libro della collana “Le radici“, cioè “La fiamma e la celtica” di Nicola Rao: avevo visto il suo autore a “Le invasioni barbariche” e l’individuo mi aveva inorridito al punto da farmi comprare il libro alla prima occasione: bisogna guardare il male in faccia.

Ecco, prendiamo questi due libri. Il primo è scritto da una delle migliori firme del giornalismo italiano, anzi forse da uno storico mancato: il suo è un libro storico davvero informato, assolutamente non militante (anzi, serve a farsi un’idea di quanto Lotta Continua abbia fatto male alla sinistra tutta, provocando danni che sentiamo tuttora), con un ottimo indice dei nomi e uno delle fonti. All’epoca, quando uscì per Mondadori, vendette bene e fu un classico: c’erano e ci sono pochi testi che raccontano bene cosa fu Lotta Continua, adottando una prospettiva storica e non cronachistica o militante.

I libro di Rao, che è un neofascista non pentito, è tutt’altra cosa. Innanzitutto è un libro uscito in precedenza per le edizioni Settimo Sigillo, quelle che storicamente pubblicano testi che negano l’Olocausto, libri che inneggiano a Hitler, insomma tutto quel sottobosco neonazista che fa schifo alle persone civili e che giustamente è stato relegato nella fogna nicchia della pessima pubblicistica degli estremisti neri, un po’ per antifascismo costituzionale, un po’ per buongusto (detto questo, ho appena comprato un loro libro sulla sensitiva indiana che faceva da “ispiratrice” ad Hitler: purtroppo sul versante nazi-esoterico non c’è altro, in lingua italiana).

E qui casca l’asino: è un libro per militanti, per reduci, per vecchi “camerati” che vogliono suonarsela e cantarsela a vicenda. Ogni singola pagina è percorsa da un fastidioso tono di eroismo autoimposto che un po’ fa ridere e alla lunga dà fastidio.
E lo dico da persona estremamente curiosa e da sempre interessatissima, intellettualmente parlando, al fascismo e ai fascismi di ogni genere: mi ripugnano, li trovo disumani nel vero senso della parola e faccio di tutto per capirli, per metterli a sistema. Però qui non imparo niente, non mi viene spiegato nulla: d’altronde cosa mi aspettavo? Volevo illudermi che i picchiatori fascisti avessero un approccio problematico alla storia?

Sia chiaro: “La fiamma e la celtica” è un libro pessimo e inutile per noi non neofascisti non ultracinquantenni senza un passato da picchiatore: non dice niente, non storicizza, non spiega.
Celebra, sprizza saluti romani e bastonate ad ogni capoverso ed è prevalentemente centrato sui neofascisti di alcune zone d’Italia.
Lo leggerò fino in fondo, con lo stesso spirito con cui si guarda un film splatter, ma è un annuario dei picchiatori italiani e nulla più.
Già il reducismo fa schifo e ti stronca con la sua retorica, figuriamoci se i reduci sono quelli sbagliati e non hanno mai brillato per capacità letterarie.

Una seconda occhiata rivela che il responsabile della collana “Le radici” è Luca Telese, giornalista inizialmente di sinistra e poi misteriosamente dilagato verso destra, fino ad approdare al Giornale di Berlusconi (seppur tirato per i capelli, appartiene a quella new wave di 3 “intellettuali para-neofascisti” – gli altri due sono Pierangelo Buttafuoco e Marcello Veneziani – che misteriosamente sono stati “sdoganati” perché pur essendo di destra sanno coniugare i verbi e, credo per insufficienza toracica, non vantano un passato da picchiatori).

L’operazione è chiara: mescolare sotto il marchio Sperling & Kupfer testi intelligenti e credibili e le peggio porcherie della pubblicistica “impresentabile” italiana, sperando di dare pari dignità a entrambi i filoni, tanto sono indistinti. Insomma, Aldo Cazzullo e Nicola Rao nello stesso pacchetto, auspicando che la gente non noti la differenza.

Mi rendo anche conto che a destra (e all’estrema destra) manchino testi “freddi”, con una prospettiva storica. Un po’ è anche un limite loro: non siamo mica noi quelli che fanno l’apologia di Hitler, uno che i libri li bruciava.
Però come lettore non amo essere preso in giro. E se mi si spaccia un libraccio del Settimo Sigillo come “la più completa storia della destra italiana”, mi inalbero e punto i piedi.

Vorrei tanto leggerla una storia completa della destra italiana, ma non c’è. E il libro che mi viene spacciato per completo e affidabile è una porcata di parte, un affaire “ad uso interno” per neofascisti, scritto male e organizzato peggio da un giornalista che non è palesemente all’altezza e che più che scrivere, “milita” e cerca di fare propaganda. Tanto valeva intitolarlo “A camerati, quante je n’avemo date…”: sarebbe stato più credibile.

Sia chiaro: a me (che sono un democratico) non dà fastidio che escano libri che detesto per impostazione, contenuti, ecc. Mi irrita che mi vengano spacciati subdolamente. Insomma, se Luca Telese vuole pubblicare testi filofascisti e filonazisti delle edizioni Settimo Sigillo, lo faccia pure. Però se vuole il mio rispetto come lettore lo faccia apertamente: dica subito “carissimi, questo è un libro militante di un fascistone: adeguatevi come meglio vi aggrada”.
Di fronte ad un’operazione simile apprezzerei perfino il coraggio di pubblicare una cosa “impubblicabile”: la prenderei per quel che è, cioè una faziosa e retorica testimonianza reducistica e di parte, ma la leggerei con molto meno malumore. 

§ 41 Responses to “A camerati, quante je n’avemo date…”"

  • Suzukimaruti says:

    Beh, Iperione, il fatto che vi siano stati picchiatori a sinistra non e’ una giustificazione. Ho orrore di tutti i picchiatori, ben prima di chiedergli di che colore sono.
    E nel libro di Rao, che ho parzialmente rivalutato, non posso non notare alcune pecche che ho gia’ evidenziato. Su tutto, un primo capitolo assolutamente impresentabile per un pubblico non fascista, che andava bene quando il libro era edito da Settimo Sigillo.
    In secondo luogo, un capitolo sui sanbabilini decisamente compiaciuto (e quelli erano picchiatori senza alcun epos) e poi piuttosto reticente sui loro rapporti con lo spaccio di droga.
    In terzo luogo, cosa rilevata da molti, una totale reticenza sulle stragi. Non mi aspetto che l’autore si accodi agli accusatori, ma almeno che ponga qualche domanda agli accusati. Cosi’, invece, da’ per assunta la posizione innocentista. Cosa che non contribuisce molto alla credibilita’ storiografica del libro.
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    La cosa che mi ha colpito del neofascismo italiano e’ che l’idea evoliana di un mondo in cui dominano i migliori, cioe’ le elite di merito e di sangue, fosse portata avanti da persone che non avrebbero mai potuto farne parte: picchiatori, drogati, sadici, borderline, borgatari, ecc.
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    Il tutto mi ricorda i moti anti-rivoluzionari, coi contadini a gridare – contro i loro stessi interessi di sfruttati – “non vogliamo la liberta’, l’uguaglianza e la fraternita'”.
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    Capirai, quindi, come mi suoni strano ogni volta che un autodichiarato fascista scrive le sue opinioni in tutta liberta’ sul blog di un uomo di sinistra.
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    Il fatto e’ che non riesco a togliermi il pensiero che a te, visto che giustamente ne approfitti parlando liberamente ed esprimendo la tua opinione senza alcuna censura, la democrazia piaccia e non puoi farne a meno.
    E se ti censurassi il commento – compiendo un atto fascista – ti lamenteresti (giustamente).
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    Rassegnati all’idea che esprimere liberamente le proprie idee fasciste e’ la peggiore pubblicita’ alle idee fasciste stesse. Perche’ a parti inverse non si potrebbe fare altrettanto.
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    Gia’, non riesco a togliermi dalla mente che se nel 1945 avessero vinto i fascisti, ora io uomo di sinistra non potrei commentare liberamente sul tuo blog di fascista. Anzi, non potrei proprio avere un blog, perche’ le mie idee sarebbero fuorilegge. Mentre ora tu puoi commentare liberamente.
    Qual e’ la scelta migliore? Preferisci essere censurato o preferisci – visto che hai commentato – che il tuo commento democraticamente non sia cancellato?

  • Iperione says:

    Io sto leggendo “la fiamma e la celtica”, e non lo sto trovando quell’ammasso di retorica e schifezze che dici tu. Sono un fascista, vero, ma nemmeno tu puoi dire di essere al di la delle parti e per questo interpreti ogni singola riga come qualcosa di assurdo. Ammettilo, la tua è stata completamente una lettura di parte, perchè se avessi usato un po’ di spirito critico in più avresti capito che c’è molto nel libro di Rao. C’è un mondo demonizzato, ma che al di là dei picchiatori (presenti pure a sinistra) portava idee rivoluzionarie. In particolare mi è piaciuto della descrizione di Rao, quella consapevolezze che ogni idea, arrivata nell’ambito della partitocrazia, viene messa da parte a favore della ricerca di una poltrona, cosa che negli ambienti più giovani, più indipendenti dai partitucoli vari, non sarebbe mai esistita.

  • luca telese says:

    Caro Suzu,
    su CUorineri.it stiamo cercando di discutere (da tre post) del bellissimo libro di Mario Calabresi su suo padre. Connettiti, leggi subito e scrivi.
    Luca Telese

    Ps. non ti far distrarre dagli shopping muliebri

  • nicola rao says:

    Ciao Suzuki (ma avrai un nome ‘normale’ anche tu?). Ti ringrazio per questa autocritica pubblica.
    Ma veniamo subito al punto e cioe’ al primo capitolo. Credo che tu su questo ti sia comportato in maniera prevenuta come hai fatto con il sottoscritto. Mi riferisco a quello che hai scritto su Peppe Dimitri.
    Peccato che da quello che ho scritto ti sia arrivato soltanto l’aspetto meno importante e meno significativo della sua lunga tragica e complicata vicenda: quello della violenza.
    Peppe non era semplicemente un picchiatore. Intanto, finche’ avro’ vita, combattero’ contro questa orrenda definizione che, guarda caso, si attaglia automaticamente solo a militanti di destra( hai mai sentito definire tali i rompitori della testa del povero Ramelli a colpi di hazet 36? Io no…).
    Anche tu, in questo, sei figlio di una trentennale cultura ‘antifascista’ che ha prodotto non pochi danni nel dialogo tra i giovani e in quello inter-generazionale…
    Peppe, ho provato a spiegarlo nel libro, era molto altro. Era una persona che non alzava mai la voce, che ascoltava sempre, con attenzione e rispetto, cio’ che dicevano i suoi interlocutori, che parlava a bassa voce e sommessamente, con i suoi occhialetti tondi da intellettuale di sinistra su un fisico certo non scheletrico ne’ minuto…Era uno che studiava e leggeva sempre. Di tutto. Dai testi di filosofia a quelli di sociologia marxista. Da quelli di storia delle religioni ai libri di antropologia ed etologia. Peppe era cio’ che di meglio ha prodotto la destra extraparlamentare italiana in 60 anni. Da tutti i punti di vista. Per questo e’ stato salutato cosi’ alla sua morte. Per questo era stato accettato in An, per questo Alemanno stravedeva per lui. E siccome Peppe eccelleva in tutto, quando a 16 anni comincio’ a frequentare questo ambiente non era il tempo dei confronti civili e garbati come quello che stiamo vivendo noi. Era il tempo delle botte e delle bombe. Degli scontri continui e violenti davanti a scuola. Non voglio dire che era il tempo dell’antifascismo militante e che i fascisti erano vittime e i compagni aggressori perche’ odio queste ricostruzioni faziose e vittimistiche. Ma sicuramente i rapporti di forza erano svantaggiosi per la destra. E questo produsse per forza di cose degli anticorpi particolarmente violenti. Voglio dire: per sopravvivere o non perire di fronte alla superiorita’ numerica e’ chiaro che hai una sola strada: picchiare di piu’ e picchiare per primi. E’ una legge animale direi.Non sto ne’ giustificando, ne’ mitizzando, ma solo descrivendo una realta’.
    E cosi’, da timido ex boy scout che era si trasformo’ in una macchina da guerra. Perche’ in quel momento quella era l’esigenza prioritaria. E lui eccelse anche in quello. Ma poi, scusa, suzuki,lanciarsi da solo contro trenta avversari politici armati di caschi e bastoni lo chiami essere un ‘picchiatore’? Guidare scontri numericamente disperati per l’inferiorita’ numerica per te e’ da picchiatori? Se si, ok. Per me no. Cosi’ come per nessuno di questo ambiente ,che lo ha prima mitizzato, poi conosciuto, quindi apprezzato, infine amato. Ecco perche’ tutto l’universo neofascista si e’ ritrovato intorno alla sua bara l’anno scorso.
    Eveniamo al significato politico di quelle esequie.
    Quando sono andato ai suoi funerali, non pensavo certo di assistere a cio’ che ho assistito, ne’ di raccontarlo nel mio libro. Ho visto altre esequie di gente di destra, anche morta in maniera violenta e mai ho assistito a qualcosa del genere.
    Intanto contesto che ci fosse un che di comico nell’aria. Anzi. Tutto cio’ che ho raccontato era tragico, se vuoi gotico e, questo te lo concedo, puo’ essere ritenuto inquietante o delirante, ma non certo comico. Non c’era nulla di grottesco o di posticcio in quella somma di riti.
    Da vecchio conoscitore e studioso di questo mondo, mi ha sconvoilto e colpito la presenza, per la prima e unica volta, a quei funerali, di cinque generazioni di neofascisti o post-fascisti e di uomini, ambienti, realta’, storie, che per 20-30 anni si sono guardati in cagnesco, in alcuni casi odiati, in qualche caso sparati addosso.
    Senza contare la presenza di alcuni dei massimi intellettuali del neofascismo nostrano, di un ministro, di parlamentari di An. E di tante, tante donne, di tutte le eta’ e le estrazioni sociali.
    Quindi ribadisco la peculiarita’ storico-politica di questo avvenimento nell’ambito del neofascismo.
    Veniamo alle Invasioni barbariche. Quando mi hanno chiamato avevo molta paura che la cosa potesse finire in vacca come hai scritto tu. Mi preoccupava quando accaduto un anno, quando, intervistando Alemanno, la simpatica signora Bignardi, a freddo, gli aveva chiesto se fosse vero che portava al collo una croce celtica e lo aveva quasi costretto a togliersi cravatta giacca e camicia per mostrarla. Conosco Alemanno da 25 anni. Ti assicuro che quella croce, che era la croce che gli ricorda due suoi cari amici- Francesco Cecchin e Paolo Di Nella- e’ sempre stata una sua cosa privata. Non l’ha mai mostrata in pubblico e d’estate, per pudore e riservatezza, la gira sulla nuca.
    Ebbene, quella violenza gratuita venuta da un mondo ‘altro’ che non capisce e non ha interesse a capire, ma solo a ridicolizzare e demonizzare mi ha ricordato la tua riduttiva definizione di ‘picchiatore’ data a Dimitri.
    Insomma, io prima di giudicare un qualsiasi fenomeno, che siano le Br o il centro sociale Gramigna, che sia la Cosa nostra o Al Qaeda, cerco sempre di capirlo, di studiarlo, di entrarci dentro, se possibile. E anche dopo, non lo giudico mai. Forse e’ la mia deformazione professionale che mi porta a raccontare le cose e non a giudicarle. Ma e’ cosi’. Quindi mi da’ l’orticaria un atteggiamento di presunzione e superiorita’ di chi, come la Bignardi, non vuole capire gli altri, ma solo ridicolizzarli o metterli alla berlina.
    Comunque ho detto alle sue collaboratrici che, visto il precedente di Alemanno, se volevano trattare il neofascismo e il sottoscritto come una scimmietta da circo di cui ridere e a cui tirare le noccioline in gabbia non ero interessato, soprattutto perche’ il mio non era un libro fascista ma un libro sul fascismo e io un cronista e non un militante. Ho ricevuto assicurazioni su assicurazioni, unite a richieste di non andare in altre trasmissioni perche’ volevano l’esclusiva sul mio libro che, nelle prime settimane di uscita, era entrato subito in classifica di vendite e questo le aveva colpite.
    Alla fine accetto, pur preparandomi un piccolo asso nella manica. Sapendo chi e’ il consorte della Bignardi (il figlio di Sofri), mi sono letto il libro di Cazzullo ed avevo un paio di chicche sulla natura violenta e antidemocratica di Lc che ero pronto a gettare nell’arena se fosse servito.E serviva eccome…
    Arrivo negli studios, le sue autrici mi portano da lei in camerino a salutarla e la signora mi dice: il tuo libro mi e’ piaciuto molto. Soprattutto il primo capitolo. Anzi,perche’ non mi parli proprio del primo capitolo e me lo racconti come lo hai descritto nel libro? E io (coglione) rispondo: si, ok. Ecco perche’ ho parlato del primo capitolo in trasmissione. Pensavo che lei volesse capire, invece voleva solo ridicolizzare o demonizzare…
    Il resto lo hai visto. Le provocazioni continue e gratuite della moglie di Rondolino (che aveva passato un’ora in camerino a fumare nervosamente e ad essere istruita dal marito su cosa dire visto che il libro, ovviamente, non l’aveva neanche letto), l’atteggiamento difensivo di Fiore e quello incazzato del sottoscritto che vedeva realizzarsi il peggiore dei suoi timori, in diretta, con poche possibilita’ di uscirne decentemente.
    Non basta, la settimana dopo la signora Bignardi mi ha dedicato una puntata della sua rubrica su Vanity fair, tirtando fuori, scorrettamente, il mio passato nel Fdg e sostenendo (in maniera falsa) che del mio libro si fossero occupati solo i giornali di destra. E La Repubblica? l’Espresso? Panorama? Il Messaggero? Tutti giornali di destra? E si che aveva l’intera rassegna stampa sulle mie recensioni, inviatale dall’ufficio stampa della Sperling.
    Di piu’. Ho chiesto piu’ volte alle sue autrici di avere un indirizzo mail della suddetta signora per rispondere a pubblici insulti con una replica privata. Non mi hanno mai dato il suo indirizzo mail. Della serie: io ti posso insultare e offendere in pubblico e tu non devi neanche rispondermi in privato perche’ come diceva il re di Trilussa: io so er re e voi nun siete un cazzo….):) Saluti.

  • Suzukimaruti says:

    Ecco la mia risposta a Nicola Rao, l’autore del libro che ho strapazzato in questo post.
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    Confesso, Nicola, che sono un po’ in imbarazzo perche’ quanto scrivi nei commenti mi spiazza e spiazza un tot di convinzioni che mi sono fatto leggendo il tuo libro e soprattutto seguendo il tuo intervento mesi fa a “Le invasioni barbariche”.
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    In effetti mi ero fatto l’idea che tu fossi un neofascista non pentito e anche piuttosto orgoglioso della propria militanza nell’estrema destra.
    Dalla tua biografia ti leggo assolutamente piu’ aperto, democratico e “giornalista” di quanto credevo.
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    Attenzione: non e’ che prendo cantonate gratis: con buona probabilita’ sono stato tratto in inganno da un paio di indizi piuttosto forti. Il primo e’ stato la tua performance dalla Bignardi. Perdonami, ma fu pessima: gli interlocutori, inclusi quelli di sinistra a fare da contraltare, erano nervosetti e rissosi, la solitamente ottima Daria non e’ riuscita a gestire la discussione e il tutto e’ andato sonoramente in vacca. In quel contesto, forse preso sulla difensiva, mi sei sembrato uno strenuo difensore dell’estremismo di destra, quasi un giustificatore dei picchiatori.
    Proprio in quel contesto parlavi, su precisa domanda della Bignardi, del primo capitolo del libro, che e’ sicuramente il piu’ controverso.
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    E qui scatta il secondo indizio. Lo ammetto, il primo capitolo de “La fiamma e la celtica” per me suona fastidioso, perche’ racconta in modo retorico un avvenimento pieno di retorica (per di piu’ che sento lontana, ma diciamo che e’ un effetto collaterale), il tutto riguardo il funerale di uno che altro non era che un picchiatore: una versione romana del “nostro” (sono torinese) Otello Barontini.
    Quel capitolo, credo tu lo sappia, puo’ dare fastidio. E non perche’ rivela verita’ scomode o antipatiche per i lettori sinistrorsi immersi nei propri pregiudizi, ma perche’ e’ impossibile non leggerci un po’ di militanza, di connivenza, di idem sentire con chi vi partecipava.
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    Insomma, il buon giornalista freddo e focalizzato sulla verita’ ha – per un capitolo solo – ceduto al militante.
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    A posteriori e a libro concluso ammetto che il tono di quel primo capitolo mi ha fatto leggere con un po’ piu’ di antipatia del dovuto il resto delle pagine del tuo libro.
    Dovrei fare una ri-recensione a freddo, perche’ e’ molto meno “militante” di quanto si pensi, pur con le omissioni che sono gia’ state dibattute.
    Di questo mi scuso con te, ma ti chiedo contemporaneamente di metterti nei miei panni: quel capitolo sul funerale, coi suoi riti comici presi sul serio e con il morto che e’ innegabilmente una personaccia (magari il migliore camerata del mondo, ma per me nonviolento, un picchiatore indifendibile) suona un po’ come un manifesto dell’opera intera (cosa poi rivelatasi non vera) e non sono convintissimo che sia un buon ice-breaker col lettore.
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    Mi scuso, quindi, di aver ecceduto coi toni. Il libro, a dire il vero, e’ interessante e sicuramente comprero’ il prossimo che hai in preparazione.
    Quello che chiedevo a Luca era conoscere l’autore, capire come lettore che il libro e’ una legittima storia della destra estrema italiana e capire che l’autore ne ha fatto parte (magari tangenzialmente) e ne e’ sentimentalmente un po’ legato. E la mia richiesta di capire non e’ per “dare la caccia al fascio”, ma per sapere le cose con chiarezza.
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    Devo anche dire che “La fiamma e la celtica” e’ scritto bene, talvolta molto bene, quando il tono e’ freddo, contrariamente a quanto ho scritto nel post.
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    Mi rendo anche conto dei limiti storiografici che puoi avere incontrato: la storia della destra estrema in Italia e’ in gran parte non scritta, quindi sicuramente avrai avuto problemi con le fonti, che credo in gran parte frutto di interviste, memorialistica di parte, ecc. Facile che in questo scenario le memorie siano filtrate d mitizzazioni, da retorica di parte, ecc. E devo dire che il libro si e’ poi rivelato piu’ freddo di quanto mi e’ parso in prima battuta.
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    Concludendo, tiro un po’ di somme. Rivedo in gran parte il giudizio su “La fiamma e la celtica”.
    Primo: e’un libro di cui c’era sicuramente bisogno, perche’ racconta in prospettiva una storia finora non raccontata.
    Secondo: certo, su alcuni aspetti della storia della destra (o attribuita alla destra) e’ un po’ lacunoso. Sulle stragi, per esempio, e’ ovvio che gli accusati dell’estremismo nero proclamino la loro estraneita’. Ci sta. Pero’ da un libro freddo e da una storia non militante dell’estremismo nero mi aspetto che il problema sia posto, magari per sentirsi dire “non ci riguarda” dai diretti interessati. Altrimenti il rischio e’ che i lettori maliziosi (o fuorviati dal primo capitolo) pensino che si tratti di una rimozione, di un glissare sull’argomento.
    Terzo: contrariamente a quanto ho affermato a caldo, salvo la retorica del primo capitolo e qualche riga qua e la’ il libro mi sembra scritto bene e con un buon approccio storico. C’e’ molta meno militanza di quanto pensassi. Anzi, forse ne ho messa piu’ io nella mia stroncatura che l’autore in tutte le pagine.
    Quarto: per coerenza continuero’ a leggere i libri sull’estremismo di destra, inclusi quelli scritti dagli estremisti stessi (su questo, Nicola, ti sbagli: continuero’ ad essere un tuo lettore, per tua sfortuna :-)), quelli di parte, ecc. Con buona probabilita’ non cambieranno di un millimetro le mie posizioni politiche (sono un liberal di sinistra, nonviolento e “radicale” in senso storico), ma sicuramente mi faranno capire qualcosa di piu’ o qualcuno di piu’.
    Anzi, il tuo prossimo libro sulla destra e la violenza mi interessa molto.
    .
    Ci tengo, in conclusione, ad una precisazione umana e politica contemporaneamente. La violenza non mi piace. E non mi piace tutta. Quindi non amo le geometrie variabili dell’indignazione, la contabilita’ sui cadaveri e sui feriti, la contrapposizione tra opposte fazioni.
    Lo dico casomai qualcuno pensasse che contesto la storia violenta dell’estrema destra e contemporaneamente giustifico quella dell’estrema sinistra. Giammai. Sentire “L’ora del fucile” o una canzonaccia fascista mi da’ fastidio in uguale maniera. Mi sento, da uomo di sinistra, distante sia dai sanbabilini, sia dalla gentaglia di via dei Volsci.
    Con questo non sto scrivendo che rossi e neri sono tutti uguali (io Alberto Sordi non me lo merito), ma sto prendendo le distanze da ogni violenza.
    Ci tengo anche a dire che mi avrebbe dato fastidio, in un libro sull’estrema sinistra, leggere un capitolo con il racconto militante e pieno di pathos del funerale di un picchiatore rosso, qualche pazzo tipo Sandalo, per capirci.
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    Voglio pero’ dire anche, parafrasando uno storico scambio di battute tra Pajetta e un deputato missino, che oggi ad un (ex) militante dell’estrema destra e’ possibile scrivere senza censure, indici, roghi, ecc. la storia della sua parte politica. Puo’ parlarne in televisione, sui giornali, ecc.
    Dubito che se la storia d’Italia fosse andata diversamente e comandassero “loro” potrebbe accadere il contrario.
    Anche questa sola considerazione, Nicola, credo sia sufficiente per tifare per la democrazia.
    .
    Grazie mille per aver risposto alle critiche sul blog senza sfancularmi! Riconosco sia a te che a Luca il coraggio di confrontarvi, di buttarvi nella bolgia della blogosfera e di rispondere anche ai singoli lettori, pur sapendo di giocare “fuori casa”. Credo sia l’atteggiamento giusto per un nuovo rapporto autore-lettore: una sorta di “assistenza post-vendita” non compresa nel prezzo di copertina.

  • Suzukimaruti says:

    nicola: sono in giro per shopping (muliebre: io sarei stato a casa a guardare la vela). Più tardi rispondo. Nel mentre, grazie per aver partecipato al dibattito.

  • nicola rao says:

    Ok, rimaniamo di opinioni diverse.
    In ogni caso non e’ vero che le sentenze abbiano accertato che la storia delle stragi e’ una storia nera. Lo hanno accertato per una sola strage: quella di Bologna, sulla quale molti tuoi amici-compagni stanno facendo una grande battaglia perche’ ritengono Mambro e Fioravanti innocenti.
    Sul resto e’ ”opinione comune” che c’entrino i fascisti o almeno alcuni fascisti, ma se la destra, la pancia della destra non se ne sente e non si ne e’ mai sentita parte di quelle vicende, non ne puoi non tener conto. E poi, insisto: se avessi deciso di raccontare come la destra viveva le stragi, allora prima mi sarei messo a raccontare come i ragazzi di destra abbiano vissuto la persecuzione culturale, sociale, politica e fisica che hanno subito per molti anni. Ma anche questo l’ho trattato incidentalmente, proprio perche’ si tratta di un altra storia.
    In ogni caso, per tranquillizzarti, proprio sul rapporto tra la destra neofascista e la violenza, sia quella subita sia, soprattutto, quella praticata (a partire dal dopoguerra) si occupera’ il mio prossimo lavoro. Una sorta di La fiamma e la celtica in armi.

  • hobo says:

    Proviamo a metterla così: la storia delle stragi è, nell’opinione comune e anche in un certo numero di sentenze giudiziarie, una storia nera, legata all’eversione di destra. Io, quando ho comprato il tuo libro, mi sarei aspettato che dentro ci fosse anche qualcosa sul rapporto fra i protagonisti dell’estremismo nero e quelle vicende. E siccome il registro che hai scelto è stato quello del racconto delle esperienze umane, oltre che politiche, mi sarebbe piaciuto (mi avrebbe interessato) leggere qualcosa sul rapporto fra estremisti di destra e stragismo visto dal punto di vista dei primi. Probabilmente Freda avrebbe detto che lui con quelle storie non ha avuto niente a che fare, ma quello che avrei trovato interessante sarebbero state le sue argomentazioni. Capire perché secondo lui le bombe non potevano essere roba neofascista. Capire quale era stata allora, e quale sia oggi, la sua reazione a quello stigma sociale così forte. Avere la sua versione dei fatti. Perché quei fatti, piazza Fontana in primis, hanno segnato fortissimamente gli anni ’70, così come le tentazioni golpistiche, hanno fatto provare a molti la sensazione di essere dentro una sorta di guerra civile strisciante, e contribuiscono a spiegare perché quegli anni furono anni di piombo (o per lo meno di spranghe). A spiegare, non a giustificare.
    Non sono un giornalista e non voglio certo insegnarti il mestiere, però secondo me il fatto che tu non abbia posto ai tuoi interlocutori domande sulle stragi è – storicamente e giornalisticamente – un errore, nel senso che lascia al lettore la sensazione che quella parte politica con le proprie colpe, vere o presunte (ma comunque in alcuni casi giudizialmente accertate), non voglia fare i conti. Le stragi non sono cosa nostra, noi eravamo solo giovani idealisti vittime della persecuzione dei rossi. Non so se è così, mi augurerei di no, ma il tuo libro ha aumentato il mio scetticismo.
    Nel tuo libro non hai solo raccontato storie di vite, ma anche – se non soprattutto – la storia di una variegata comunità politica con radici ben precise e perfettamente calata nella storia a lei contemporanea. Non è la storia di quattro amici al bar, e l’autobiografismo va bene fino a un certo punto, in questi casi, altrimenti diventa agiografia.

  • nicola rao says:

    Hobo, che ti devo dire. Probabilmente non riesco a spiegarmi…La storia di 60 anni di neofascismo non puo’ e non deve ridursi alla storia della violenza nera degli anni settanta. Come ho provato a raccontare e spiegare, mostra e rappresenta ben altro, almeno nella testa e nel cuore di milioni di persone che l’anno vissuta dal dopoguerra ad oggi.
    La mia non e’ una storia degli anni di piombo, ne’ del terrorismo nero.E’ una storia sociale, politica e di costume.Una storia di idee e di uomini. Raccontata dai protagonisti. Ognuno, poi’, potra’ farsi, come e’ giusto, le opinioni che ritiene su questa storia e su questi uomini, ma senza pregiudizi o illazioni.
    Tant’e’ che, mi ripeto, parlo solo di sfuggita dai morti di destra e del terrorismo nero.
    Se volete saperne di piu’ sui morti di destra c’e’ il libro di Luca, se volete saperne di piu’ sulla violenza nera (ma anche li’ sulle stragi non c’e’ molto proprio per le difficolta’ di cui sopra), c’e’ il libro di Ugo. Sono libri diversi che hanno un approccio diverso. Se nella destra non c’e’ nessuno che difenda o rivendichi le stragi, cosa mai potrebbero dirmi i protagonisti di questa storia se non che le stragi sono infami?
    Avresti cambiato idea sul fatto che sono opera dei ‘fascisti’ se Delle Chiaie o Signorelli o Freda mi avessero ribadito, per l’ennesima volta, che loro sono vittime e non promotori dello stragismo? Ne dubito. Anzi. Tu e il tuo amico Suzuki avreste vieppiu’ sostenuto che il mio approccio allo stragismo sarebbe stato di parte e superficiale, visto che mi ero limitavo a registrare le smentite (scontate) di alcuni dei suoi capi.
    Lo ripeto: la mia non e’ un’autobigrafia del neofascismo. E da questa autobiografia i suoi protagonisti hanno espulso le stragi. Per una storia criminale e violenta del neofascismo puoi ricorrere a decine di pubblicazioni. A partire dalla ‘Strage di stato’ fino a quelli editi dal Mulino. O al recente Lo schiocco su Brescia. Sono altre storie, altri libri, altri approcci.

  • hobo says:

    Nicola, l’assenza delle stragi dal tuo libro mi sembra che, molto semplicemente, elimini la profondità storica delle vicende che racconti. Visto che l’opinione comune (e sovente anche quella giudiziaria) è che piazza Fontana, piazza della Loggia, Peteano, Bologna, e via dicendo sono state stragi fasciste, perché non ti sei confrontato anche su questi temi con le persone che hai intervistato? Magari per farti spiegare da loro perché quel luogo comune (anche giudiziario, ripeto) è falso. Non so, è come se avessi letto una storia della sinistra extraparlamentare degli anni ’70, raccontata attraverso le voci dei suoi protagonisti, senza trovare una riga sul terrorismo, sulle Br, su PL. Se intervistassi Piperno sul 7 aprile, probabilmente gli chiederesti anche del rapporto fra Potere Operaio e la lotta armata, perché altrimenti non si capirebbe un bel nulla di quel processo, sembrerebbe una costruzione non solo falsa e persecutoria, ma degna del peggior grande fratello (quello di Orwell, ovviamente); allo stesso modo parlando con Delle Chiaie qualche domanda sulle stragi mi sarebbe sembrata d’obbligo.
    Anch’io come Suzuki ho comprato il tuo libro cercando di vedere l’altra faccia della medaglia rispetto a quella che ho sempre conosciuto; questa rimozione dello stragismo non mi aiuta a capire. Così come altre rimozioni – le accuse di opportunismo che i Nar rivolgevano a Terza Posizione, tanto per fare un esempio.
    Insomma, van bene le “emozioni, sogni, illusioni, abbagli, immagini e sensazioni del neofascismo”, però senza un minimo di contestualizzazione storica non si capisce il perché di tanto odio nei confronti di quella parte politica, il perché di tante “persecuzioni”.

  • nicola rao says:

    Chiuso (per sempre spero) il poco interessante argomento della mia vita privata, rispondo volentieri alla critiche rivolte al libro.
    Contesto la mia partecipazione o il mio ‘tifo’ per le vicende che racconto. Mi piacerebbe che qualcuno indicasse dove e quando si sarebbero manifestate altrimenti rimaniamo sulle affermazioni non documentate.
    Suzuki, per una volta sono d’accordo con te su Reggio. Ma ho piu’ volte scritto e detto che il capitolo sulla rivolta di Reggio Calabria era in previsione e che, solo per questioni di tempo non sono riuscito a inserirlo nel libro. Spero di farlo in un futuro lavoro (che ovviamente e coerentemente non leggerai).
    Rispondo anche a chi sostiene che siccome non parlo delle stragi il mio libro fa schifo.
    Non parlo delle stragi, cosi’ come non parlo del terrorismo nero, se non, marginalmente, nel capitolo sul Diario di Emanuela. Non lo faccio semplicemente perche’ il mio non e’ una storia criminale e giudiziaria del neofascismo (su quello c’e’ il magistrale ‘Fascisteria’ du Ugo Tassinari, che la Sperling peraltro ripubblichera’ presto), ma e’ una storia per emozioni, sogni, illusioni, abbagli, immagini e sensazioni del neofascismo. Una storia a meta’ tra la politica e il costume. Del resto tratto marginalmente anche la vicenda dei Cuori neri, cioe’ elle vittime di destra degli anni settanta, magnificamente raccontata da Luca.
    Non raccontando delle uccisioni dei ragazzi di destra, ne’ del terrorismo nero, non capisco perche’ avrei dovuto parlare delle stragi. E poi, scusate, nella destra e nella estrema destra nessuno ha mai ammesso di averci mai avuto a che fare. E siccome il mio e’ fondamentalmente una ‘autobiografia’ del neofascismo (nel senso che la raccontano i protagonisti), cosa avrei potuto raccontare o produrre sulle stragi se non una sequela di ‘io non c’ero’ o ‘ io non c ‘entro’?? Come avrei potuto descrivere sul rapporto tra la destra e le stragi visto che la destra lo ha sempre negato? Diverso, invece, il rapporto tra la destra e i militari, o tra la destra e i colpi di stato, tanto che dedico un capitolo alla vicenda, raccontando anche l’episodio inedito e scabroso per Almirante, il Msi e i suoi eredi,che ha citato Luca prima. Grazie a tutti, comunque e scusate per il mio tono di prima.

  • nicola rao says:

    Sono Nicola Rao. Ho 44 anni. Ho fatto il liceo tra il ’77 e l’82 a Roma. Anni duri e di piombo. Ho visto amici cadere, altri vomitare sangue per i colpi di crick subiti allo stomaco, altri ancora costretti a cambiare casa con tutta la famiglia per le minacce subite, le scritte a caratteri cubitali trovate sui muri dei palazzo e le macchine dei genitori improvvissamente andate a fuoco…Ho visto miei coetanei minorenni prendere la folle strada senza ritorno della ribellione armata. Ho visto anche gente di destra picchiare a sangue in maniera gratuita ragazzi di sinistra, o psicopatici e sadici millantare per azioni politiche anticomuniste la loro patologia.
    Ho militato, in maniera poco significativa, in gruppi di destra ed estrema destra, dal 1980 al 1985.
    Poi ho fatto l’universita’,il militare, ho cominciato a fare il giornalista nel 1987 all’Adnkronos, dove sono rimasto 16 anni, prima di andare al Tg2 quattro anni fa.
    Ho seguito per anni la cronaca e la politica giudiziaria. Occupandomi di lotta alla mafia, conoscendo e intervistando (sempre cercando di capire e ascoltare, come ho fatto anche ne La Fiamma e la celtica), ex estremisti rossi, come Oreste Scalzone (che ho anche incontrato a Parigi nel 1990, insieme a Luigi Rosati, altro ‘esule’ francese, ex Br, ex marito della Faranda),o attuali militanti dell’antagonismo sociale come Vincenzo Miliucci che ho intervistato diverse volte.
    Ed anche Con ex militanti della lotta armata di sinistra, come Maurice Bignami, capo militare di Prima linea, ed ex brigatisti come Anna Laura Braghetti, Prospero Gallinari, Paolo Cassetta e Gerry Colotti.Per anni ho seguito la vicenda delle Br-Pcc e dei detenuti brigatisti irriducibili, dal duo Ravalli-Cappello al gruppo Senzani-Ligas, grazie all’aiuto e all’amicizia del loro avvocato storico: il grossetano Attilio Baccioli.
    Con tutti ho sempre cercato di essere corretto professionalmente, il che significa ascoltare, intervistare, capire e racontare. Senza prendere posizione. Ho pubblicato anche un lavoro, parlando con alcuni dei suoi promotori, sul Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica, che, certo, non puo’ essere tacciato di essere un movimento neofascista…
    Poi, nel ’96, sono diventato giornalista parlamentare e ho cominciato a seguire la politica dal di dentro, professionalmente. Non sono iscritto ad alcun partito, non faccio politica. Non mi definisco un neofascista, tantomeno un ”neofascista non pentito”.
    Ma non ho mai nascosto a nessuno le mie origini politiche (e vi assicuro che all’inizio, per farsi accettare dalla ‘corporazione’ e’ stata dura, altro che gli insulti e le accuse di Suzuki). Avevo davanti a me una sola strada per farmi accettare: mostrarmi diverso dall’idea del ‘fascista’ che tutti avevano: ignorante, aggressivo e intollerante.Cosi’ ho semrpe cercato di corretto, di stare sempre un passo indietro e non avanti agli altri, non allargarmi mai. Parlare solo al momento giusto, mai a sproposito. E, soprattutto, cercando di fare bene il mio mestiere di cronista: dare notizie.
    Tentando, nel contempo, di capire le ragioni di tutti e di rispettarle.
    Penso-spero di esserci riuscito.
    Con questo stesso spirito- ripeto- con lo spirito di quando ho intervistato le persone sopracitate, ho raccontato la storia del neofascismo italiano. Lo avrei scritto alla stesso maniera sul comunismo o sul’estremismo rosso italiano. E’ la mia storia professionale a dimostrarlo. Non prendo posizione e non mi schiero. C’e’ solo il primo capitolo ad avere un certo pathos, ma credo che l’evento lo richiedesse. Per il resto mi sono limitato a un lavoro da cronista. E poi io penso he un libro vada letto e giudicato per cio’ che contiene e cio’ che trasmette, non per la biografia del suo autore.
    Quindi, èer concludere, susuki. Io non so chi tu sia e non mi permetto di giudicarti. Ti prego, pero’, la prossima volta, di informarti meglio sulle storie altrui prima di permetterti di diffamarli pubblicamente e ti invito, sommessamente, a smetterla di scrivere a vanvera sulla storia e la vita del sottoscritto.

  • Suzukimaruti says:

    Luca: assolutamente sì, pubblica pure. No problem per lo sfanculamento casuale: ci sta. Anzi, su questo post è già capitato e tutte le volte i fascistelli sfanculanti si sono poi messi a discutere.
    .
    Riguardo a cosa pubblicare, mi piacerebbe avere qualche idea in merito, ma posso solo esprimere richieste come lettore! 🙂 (e comunque trovo ottimo che tu raccolga idee in giro)
    .
    In generale mi piacerebbe leggere qualcosa sui rapporti tra ebraismo, israele e la politica italiana nel dopoguerra (per esempio capire bene il ruolo del mossad e i sentimenti “divisi” della destra, tra antisemitismo e ammirazione per l’esercito israeliano)
    .
    E poi mi piacerebbe un bel racconto sulla rivolta di Reggio Calabria, visto da una prospettiva “fuori” dagli schieramenti.
    .
    Un altro fronte che mi piacerebbe fosse trattato è tutto il filone sulla musica “alternativa” (loro la chiamano così) di destra. Tema su cui c’è pochissimo, mentre sarebbe utile per parlare di estremismo nero dal punto di vista sociale ed estetico e non limitandosi solo alla cronaca nera (o all’epos). Il più grande esperto italiano si chiama Claudio Volante e credo possa fare una panoramica sul “sound” della destra, dall’evoluzione dei canti fascisti fino a techno-balilla, passando per gli Amici del Vento, Massimino (Morsello), l’ambiguità degli skinhead, ecc.
    Per esempio fui molto interessante scoprire che io ed un amico missino cantavamo gli stessi stornelli anticlericali, ma con l’ultimo verso (quello ideologico) diverso .
    Contando che sul canto di protesta “di sinistra” ci sono decine di libri (uno ottimo uscito per Laterza qualche tempo fa), ci sta pure un libro sugli “altri” canti.
    .
    Forse la cosa che mi piacerebbe più di tutto leggere è una storia ragionata della destra, anzi delle destre non estreme in Italia nel dopoguerra, qualcosa che spazi da Sogno alla maggioranza silenziosa, alla marcia dei quarantamila, ecc. Una versione in chiave non estremistica del libro di Rao, insomma! 🙂
    Insomma, una versione

  • luca telese says:

    Dammi un’idea per i prissimi libri da pubblicare, allora… Posso postare questo botta e risposta su Cuorineri.it? Ti prenderai qualche vaffa dalla parte di lettori “fasci” del sito, ma può essere interessante sentire le reazioni.
    Luca

  • Suzukimaruti says:

    Luca, Suzuki (o Suz o Enrico) va benissimo.
    Ho giusto finito stanotte il libro di Rao e confermo che è un bel documento “da dentro” su quegli anni. Vero, ci sono un po’ di verità scomode per la destra e a tratti Rao fa il giornalista e non il militante. Però continua ad essere un libro di parte, non fosse altro che per il “calore” con cui racconta alcuni eventi.
    .
    Mi ripeto: il suo essere di parte non è una colpa, ma mi avrebbe fatto piacere che fosse comunicato in modo un po’ più chiaro. Esattamente come fa Cazzullo nella sua ottima prefazione alla ristampa: spiega dove stava ai tempi della prima redazione e dove sta ora, rispetto all’argomento che tratta.
    .
    Ti assicuro che “La fiamma e la celtica” non l’ho letto col paraocchi o con filtri ideologici in testa (li avessi, non avrei l’hobby di studiare i fascismi; anzi, in quanto militante di sinistra ho avuto mille problemi coi “compagni” perché in passato leggevo Mishima, Cèline e Drieu De la Rochelle).
    Infatti non lo trovo un libro “insopportabile” o “impubblicabile”, anzi. Ripeto: è un libro interessante anzi interessantissimo, se considerato una storia raccontata da chi non è “freddo” nei confronti dell’argomento.
    .
    Concordo con te quando dici di non voler mettere l’etichetta di avvertimento in copertina: sarebbe un’idiozia, oltre che una forma di razzismo.
    Però una prefazione, che magari spiega l’origine e i meriti dell’opera e racconta un po’ meglio chi è l’autore, l’avrei vista bene.
    .
    Bella l’idea di un libro sulla strage di Bologna raccontata “a freddo”: un libro-indagine senza pregiudizi ideologici di parte.
    Sono conscio di quanto è intricata la memoria, per di più quella dal Dopoguerra in giù, in questo paese. E infatti l’idea di una collana che si sporchi le mani con la storia recente più controversa mi trova assolutamente d’accordo e interessato come lettore. L’unica cosa che chiedo come lettore è trasparenza, soprattutto di fronte a temi controversi: conoscere bene gli autori e le loro “basi di partenza” nella trattazione.
    .
    Quindi ben vengano anche libri scritti da gente di destra, come pure degli ex terroristi rossi o neri: basta saperlo! 😉 Non ci vedo niente di male a leggerli. Insomma, non è automatico che chi legge De Sade (che per inciso è il più grande scrittore dell’universo) sia un pazzo torturatore 🙂

  • luca telese says:

    Caro Suzuki (ma come ti devo chiamare?)
    mi fa piacere che dopo un cortocircuito torniamo su un piano di dialogo accettabile… L’avvertenza “Nuoce gravemente alla salute” sul libro di Rao non l’ho messa e non la metterò, perchè non si tratta di un “protagonista”, ma di un giornalista di destra, che racconta la storia del neofascismo, e io spero che non arriveremo alle schedature. Capisco che ti piaccia il libro di Cazzullo (e non sai quanto mi faccia piacere, visto che mi sono battuto per ripubblicarlo!) ma non vorrei che abbia letto con un occhio vagamente influenzato il libro di Nicola. Se lo finirai di leggere “open mind”, per esempio, potresti scoprire che è una miniera di notizie non proprio apologetiche. Ti faccio solo un esempio: parlando con Rao, Delle Chiaie conferma una cosa che la destra extraparlamentare e non ha negato per decenni: e cioè che il principe Borghese informò Almirante del Golpe, e che dunqe Almirante sapeva dalla sua stessa bocca che la sera dell’Immacolata gli uomini del Fronte nazionale sarebbero scesi in armi. VIsto che in testi molto più seriosi, molto più politicamente corretti, e moolto più antifascisti, per anni si è addirittura arrivati a negare che ci fosse stato un vero e proprio tentantivo di golpe, ecco un esempio di un fatto che Rao, raccoglie da giornalista (ne di destra, ne di sinistra, ne di centro, giornalista e basta) e mette lì. Di episodi così ce ne sono tanti: ed è vero, come abbiamo messo un po’ enfaticamente in copertina, che ci sono personaggi chiave della destra, dai sanbabilini, a Delle Chiaie a Murelli, che hanno parlato per lap rima volta per questo libro. Qualcuno, come l’ex bombarolo Nico Azzi, dall’uscita del libro a oggi ha fatto in tempo a morire. Ecco perchè non pretendo di farti-farvi cambiare idea sul libro, ma di farti-farvi notare che non tutto è come vi è sembrato a prima vista. Detto questo, non oso pensare cosa scriverete quando avrete letto “Storia nera”, ill ibro che Andrea Colombo – giornalista di Liberazione oggi, e del amnifesto fino a qualche anno fa – ha scritto insieme a Fioravanti e la Mambro sulla strage di Bologna, se hai vosto la puntata, ti sarai fatto un’idea di che razza di intrico è la memoria di questo paese. Pensa, che pur avendo apprezzato quel libro, ne vorrei commisisonare un altro per la mia collana, che non prtisse da nessun pregiudizio: ne innocentista, e nè colpevolista. Beh, ci credi? Trovare un autore che lo faccia poartendo da questo presupposto è difficilissimo, perchè tutti si sentono – e si dichiarano – determinati in un senso o nell’altro!
    Luca

  • Suzukimaruti says:

    Luca, ecco la mia risposta in quanto autore del post (sulle affermazioni di Francesco nei commenti, credo possa dire lui la sua).
    .
    Grazie innanzitutto per la risposta: normalmente tra le “firme” e “gli altri” c’è una strana distanza che non viene colmata. Apprezzo, quindi, che ti confronti qui con noi.
    .
    Mi sorprende molto leggere che ti dichiari comunista italiano. Capiscimi: scrivi su “Il Giornale”, è facile fare l’equazione.
    In ogni caso ti credo senza dubbio alcuno. Certo è che come giornalista hai scelto un percorso difficile, ma è una nota di merito.
    .
    Veniamo al libro di Nicola Rao. Non l’ho affatto stroncato: l’ho comprato dopo aver visto Rao fare una pessima figura alle Invasioni Barbariche (e i suoi sparring partner di sinistra non furono da meno), proprio perché mi interessa quel pezzo di storia lì. La storia non mia, quella dei “cattivi”.
    .
    I limiti letterari e storiografici di Rao mi paiono evidenti: sto contemporaneamente rileggendo “I ragazzi che volevano fare la rivoluzione” e la differenza di approccio storiografico e capacità di raccontare un “sistema” tra Cazzullo e Rao mi pare palese.
    Detto questo, un libro scritto non bene non è automaticamente un brutto libro o un libro non interessante. E infatti “La fiamma e la celtica” è un libro assolutamente interessante.
    .
    Però non mi sembra un documento storico “neutro”. E’ una storia scritta *da dentro*, con tutti i limiti che un’operazione simile può avere: il reducismo, la mitizzazione di gente prevalentemente (a mio giudizio) orribile, un certo epos “ginnico”, un approccio sostanzialmente manicheo, ecc.
    .
    Anche questo può non essere un problema: basta saperlo e, calandomi nei tuoi panni di curatore della collana, credo sia più onesto nei confronti dei lettori dichiararlo. Basta una prefazione che dice che questa è una storia scritta da chi faceva parte di quel mondo lì e tuttora ne condivide molti valori e vi proietta un po’ di sentimento d’appartenenza. Attenzione: non un caveat “attenti al fascio”, ma una semplice dichiarazione che serva a “classificare” il documento. Il discorso vale per tutti i testi che si occupano di storia/cronaca, indipendentemente dal colore politico. Insomma, varrebbe anche per distinguere un’ipotetica storia degli anni Settanta scritta da Oreste Scalzone da una scritta da uno storico più freddo nei confronti dell’argomento.
    Magari in una seconda edizione del libro di Rao ci sarà.
    .
    Per capirci: leggo volentieri anche memorialistica sulla destra scritta da gente di destra, mi basta saperlo e so applicare il giusto filtro che riservo alla storia raccontata dai protagonisti.
    .
    So anche che la storiografia più recente ha iniziato a considerare anche la memoria di parte, inclusa quella degli “impresentabili” (per esempio Giorgio Rochat nei suoi ultimi testi), ma sempre usando le opportune cautele.
    .
    Insomma, hai perfettamente ragione quando dici che “il nostro punto di vista” non esaurisce la verità. Il mio unico appunto al libro di Rao (che è infatti un altro punto di vista, molto distante dal mio) è che l’identità, le posizioni, le vedute, la militanza dell’autore non sono segnalate con sufficiente chiarezza.
    .
    Pur essendo un antifascista, non sono tra quelli che pensano che i “neri” debbano stare zitti, anzi mi interessa sentirli. Non a caso nello stesso post cito tangenzialmente proprio un libro edito da “Settimo Sigillo”, che ho comprato e a breve leggerò. E non è certo il primo libro “nero” che leggo.
    Non sono nemmeno uno di quelli che pensa che “uccidere un fascista non è reato” o mostruosità simili, forse perché al liceo ho fatto amicizia con l’unico militante del FdG (dannunziano, idealista, sotto sotto anarcoide e incapace di fare del male) e recentemente gli ho pure fatto da testimone di nozze. O forse perché sono a tutti gli effetti democratico.
    Anzi, mi interessa leggere le storie delle vittime che stavano dall’altra parte: dal rogo di Primavalle in giù, fino a Sergio Ramelli.
    .
    La mia critica al libro di Rao è tutta qui. Perdonami se mi è venuto qualche cattivo pensiero, cioè che ci fosse dietro un’operazione politica di sdoganamento (odio il termine) della destra “manesca”. Ma il tutto partiva da un mio giudizio – sbagliato – sulle intenzioni politiche del curatore della collana.
    Penso, a mia discolpa, che sia un equivoco in cui possano cadere in molti, viste le premesse che dicevo prima.
    .
    Riguardo proprio alla collana, beh la apprezzo e ne compro i libri e continuerò a farlo, così come sono uno spettatore abbastanza fedele di Tetris (ho giusto visto la puntata con Fioravanti, l’altra sera).
    Il tuo “Cuori neri” l’ho apprezzato, proprio perché era scritto con la distanza che separa un giornalista/storico da un militante. Ed è un libro che consiglio, perché racconta un pezzo di storia spesso dimenticato: le vittime innocenti di cause sbagliatissime (ma non meno vittime).
    .
    Grazie ancora per le tue precisazioni: ovviamente i commenti sono apertissimi ad ogni tuo contributo.

  • luca telese says:

    LUPUS IN FABULA, LUCA TELESE VOREBBE DIRVI CHE…

    Carissimi,

    siccome mi piace molto cuoriosare su internet, mi sono imbatutto in questa stroncatura che riguarda in qualche modo anche me, visto che sono il curatore della collana in questione. Capisco che Francesco sia incazzato, non credo che ci sia nulla che possa farlgi cambiare idea, ma vorrei correggere alcune imprecisioni, e provare a spiegare un paio di cose, così, tanto per provarci.
    Primo: io non so se sono un intellettuale, ma sicuramente non sono di destra. Sono si può dire “nato” in una sezione del Pci, sono e rimango un comunista italiano, berlingueriano, e non pentito. Non lo dico per fare autobiografia, solo per spiegare il percorso che mi ha portato prima a scrivere Cuori neri, e poi a curare la collana. Chiunque si sia interessato agli anni di piombo sa che in Italia una memoria condivisa non esiste, e forse non eissterà mai. Credo invece che si possa lavorare a una memoria comune. Il fatto che la prima edizione di Rao sia stata pubblicata da Settimo Sigillo, non vuol dire nulla, e nno mi pare un buon parametro di giudizio. A Francesco non piace? Lo capisco, ma è un libro che racconta da dentro cosa il neofascismo è stato, e come i suoi protagonisti lo hanno vissuto. Non racconta il punto di vista di Francesco, non racocnta il mio, mna forse aiuta a capire. Basterebbe per farsi un’idea – ma lo hai letto – il capitolo sul diario dell’adolescente di Terza posizione nel 77 -78. Vedi, ti può piacere o meno (fra l’altro nella prima edizione non c’era) ma quello è un documento: non ha giudizi, precetti ideologici. E’ un docmuneto che piega come ragionava Emanuela, una ragazzina di destra, fra interrogazioni, shopping e spratorie. Dici: ma le stragi non ci sono? Sai, ho commissionato a Ugo Tassinari (ex Potoppino napoletano, oggi scalzoniano puro), sempre nella stessa collana, un libro tutto sul “fascismo criminale”. Non credo che ogni libro possa racocntare tutto. Credo che Francesco, dietro il suo illuministico elogio dei libri (contrapposto all’oscurantismo di chi li bruciava) sia quasi spaevantato da quelli che gli restituiscono un conto che non torna. Io leggendo Rao so sulla destra qualcosa di più, e non qualcosa di meno. Ho pubblicato libri sul 77 (scritto da Cappellini, giornalista di sinistra) sul delitto Ramelli (autori di destra) a maggio ne esce uno su Mara Cagol (scritto da una ottima giornlaista di LIberazione, Stefania Podda) che credo farà discutere. SOno convinto che quella memoria incandescente è un calediscopio che deve essere composto per addizione di puinti di vista, e non per sottrazione. Ma questa è un’opinione, che vi devo dire? Quando ho scritto Cuori neri, per ricostruire il clima e la percezione dei neofascisti negli anni settanta, ho parlato ovviamente anche del massacro del Circeo, o del delitto Sambabilino di Olga Julia Calzoni. E ho citato tutte le stragi, ma questo è il MIO punto di vista. Non si può pnesare che il nostro punto di vista esaurisca la vierità, o sbaglio? Fatemi sapere….
    Luca Telese

  • Hobo says:

    Anch’io sono caduto nella “trappola” del libro di Rao. La cosa che mi ha più impressionato è che delle stragi non fa praticamente parola. Niente piazza Fontana, niente Peteano, niente Brescia, niente Bologna. Sarei anche stato disponibile a leggere una versione di parte e auto-giustificatoria, sullo stile dei libri di Franceschini sulle br, ma far finta che quelle stragi non siano un pezzo della storia dell’estremismo di destra è semplicemente ridicolo (oltre che offensivo, ovviamente).

  • bayle says:

    Che poi, spesso, se si lotta contro un dittatore si fa la guerra contro militari dello stato che sono li la maggior parte delle volte per soldi e non per credo politico.

    Quindi si uccidono comunque degli innocenti, della povera gente, anche se per un (più o meno) giusto motivo.

    Quindi tutta la violenza e tutte le lotte sono sbagliate, a priori.

  • ckiikc says:

    Ci sarebbe un bel discorso da fare su quando e come utilizzare la “violenza”. Che so, quella partigiana andava bene? Molte volte si chiama violenza quello che qualcuno chiama lotta. Ne faccio un discorso solo di principio, senza volerlo per forza applicare agli anni di piombo.

  • Suzukimaruti says:

    concordo con winston: la violenza è fascista e sbagliata per definizione, indipendentemente dal colore di chi la pratica.
    Trovo indifendibile la violenza degli anni Settanta. Tutta. Non ce n’è di più o meno legittima.
    Semmai c’è violenza più dannosa o meno dannosa, ma andiamo alla contabilità dei morti (è palese che sparare ad un magistrato e fare una strage sui treni hanno un risultato diverso in quanto a numeri di vittime) e francamente mi sembra una speculazione misera da fare. Anche un solo morto per violenza politica (questo include quella praticata dalle forze dell’ordine) è un morto di troppo. Ma per me non violento anche un solo schiaffo è di troppo, che ve lo dico a fare.

  • winston says:

    “le azioni violente dell’estrema sinistra avevano ragioni diverse da quelle dell’estrema destra, ma soprattutto una maggiore leggittimità”. Con tutto il rispetto, dire che la violenza estremista in Italia abbia avuto legittimità è una cazzata colossale. A meno che non si sia uno di quegli allucinati che pensavano e ancora pensano che negli anni ’70 in Italia ci fosse davvero una dittatura da abbattere.

  • spider says:

    e che c’entrano le piaghe d’Egitto adesso? 😀

  • ia-ca says:

    Perchè,scusa?Mariano Apicella come lo consideri? 🙂

  • spider says:

    Giusto e corretto Ia-ca. Ma allora perchè in seguito quando il periodo è stato ampiamente (e forse sin troppo) sdoganato non sono emersi gli intellettuali di destra?

  • ia-ca says:

    Ho letto “La fiamma e la celtica” e condivido in pieno il giudizio di Suz.
    Quanto alla scarsa presenza,o addirittura alla totale assenza di intellettuali a destra,però credo valga la pena di ricordare,così,giusto per essere obbiettivi,che molte fonti(anche serie,anche non propriamente vicine ad ambienti di destra)documentano un certo ostracismo subito dagli intellettuali di destra in Italia tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta,presso le case editrici,le radazioni,i circoli culturali.Pare che Mondadori fosse solito ripetere che non c’era mercato per gli scrittori marcatamente di destra ,ad esempio, e pensiamo allo stesso De Felice e all’ostilità a cui a cui andò incontro semplicemente come studioso del fascismo..
    Capiamoci,non sto ricorrendo “alla favoletta della cultura in mano alla sinistra”,nè pretendo che questo esaurisca la questione,ma credo che per obbiettività due paroline in questo senso vadano spese..

  • spider says:

    certo ckiikc c’erano esponenti dell’alta borghesia anche a destra. Sospetto pero’ che fossero numericamente molto meno. Comunque è vero’ cio’ che dici sul dna. Storicamente il nazismo aveva in spregio qualsiasi forma di cultura perchè la riteneva pericolosa. Sul fascismo la questione è un po’ piu’ vaiegata e complessa anche se poi alla fine quasi tutti gli intellettuali che hanno inizialmente sostenuto il regime si sono dovuti ricredere.
    Forse è che l’estrema destra italiana (e non solo) non vede nella dialettica culturale uno strumento poilitico plausibile. Del resto ci sarà pure un motivo per il quale intellettuali di destra in Italia non ve ne siano (a parte la favoletta della “cultura in mano alla sinistra”)

  • ckiikc says:

    Aggiungo, scusate, che comunque per me le azioni violente dell’estrema sinistra avevano ragioni diverse da quelle dell’estrema destra, ma soprattutto una maggiore leggittimità.

  • ckiikc says:

    @spider: Non ne farei una questione di estrazione sociale. Sia a sinistra che a destra c’erano esponenti della borghesia e dell’alta borghesia come del proletariato. Mi pare che alcuni dei mostri del Circeo fossero di estrazione alto borghese. Così come Feltrinelli, che non sto assolutamente paragonando ai mostri ovviamente.

    E’ più una questione di DNA, secondo me, mischiata ad una cultura ambientale distorta. In alcuni casi l’incapacità di comprendere l’altro, le ragione dell’altro, portano alla frustrazione. L’incapacità di sostenere un dialogo anche, e poi per far valere le proprie ragioni si sfocia nella violenza. Con questo non voglio assolutamente concludere niente. Ognuno aveva le sue ragione e sarebbe riduttivo farne solo una questione di stupidità congenita, ma credo che una parte di questo discorso abbia contribuito e contribuisca tutt’oggi all’azione di qualche folle che sovrappone alla morale comune, alla legge comune la propria.

  • spider says:

    Penso che in linea di massima sia una questione di estrazione sociale e di formazione Suzuki

    La destra probabilmente faceva piu’ proselitismo nelle zone di disagio sociale profondo arruolando giovani di estrazione popolare, l’estrema sinistra probabilmente era piu’ presente nelle università. Forse è per questo che gli ex (pentiti o meno) picchiatori di destra di allora difettano in analisi

    La mia è comunque soltanto un’ipotesi

    (Grazie Fran quello della mistica nazista esoterica e celtica è un argomento che mi affascina)

  • tokonoma says:

    Ho trovato su nella sezione “osservatorio storico” di intermarx.com questo articolo,vecchiotto ma piuttosto interessante, di un ricercatore dell’Università di Venezia, Mario Coglitore: Il filo nero, accompagnato da una corposa bibliografia. Mi risulta anche che Coglitore, insieme con Claudia Cernigoi, abbia pubblicato nel 2002, per le edizioni Zero in condotta La memoria tradita. L’estrema destra da Salò a Forza Nuova.

  • Cachorro Quente says:

    “un neofascista degli anni 70 ammetteva che in quei tempi si sentissero i fratellini sfigati dei ragazzi dell’estrema sinistra”

    Alcune persone con passato missino (o anche più a destra) con cui ho avuto modo di interagire mi hanno confermato una lettura di questo tipo. Il tono è spesso: “Ma perchè quelli di sinistra, invece di lottare contro il sistema, picchiavano noi che ervamo pochi e sfigati?” ed effettivamente non hanno tutti i torti (anche perchè spesso la militanza anti-fascista era una forma di squadrismo, vedi Sergio Ramelli).
    Del resto il vittimismo è caratteristico della destra italiana
    “Noi fascisti eravamo i veri anti-conformisti”
    “L’egemonia culturale comunista”
    “La sinistra al potere per cinquant’anni” (what the…?!?)
    “Non mi facevano lavorare perchè non ero di sinistra” (Lando Buzzanca)
    Tra le persone con passato fascistoide, ho conosciuto (su internet, prevalentemente) anche gente in gamba (che magari si diceva non fascista, ma anti-antifascista). Molto meglio comunque gente rimasta sempre di estrema destra e ai margini, che non la lobby di LC emigrata abbondantemente in Forza Italia (bè, non considerando però le stragi di cui i fascisti erano esecutori).

  • fran says:

    sul versante esoterico del nazismo ti consiglio:
    giorgio galli, Hitler e il nazismo magico; ristampato un paio di anni fa nella collana Saggi della BUR.

    http://www.internetbookshop.it/code/9788817006347/GALLI-GIORGIO/HITLER-NAZISMO-MAGICO.html
    Meglio di Settimo Sigillo, credimi

  • Beh per completare la collezione ti basterebbe comprare un album di Brian Ferry

  • winston says:

    Oddio, non è che ti stai un pò “Travaglizzando”? (nel senso di Marco Travaglio):-) Interessante la segnalazione del libro su Lotta Continua: dovevo comprare qualcosa in questi giorni e credo che prenderò quello. Sul versante neo-esoterico, prova il libro “Comunismo magico”.

  • Raffaele says:

    ma proprio per quello che ha detto Francesco questa spazzatura non la compro..
    nelle biblioteche non credo che certo ciarpame ci finisca …e se proprio ci scappa di informarsi sui movimenti di destra degli anni 70 c’è il WEB ..

    i fascisti non sanno scrivere ma una certa dimestichezza con il web l’hanno e se si supera lo schifo di certe immagini si può avere un buon quadro di riferimento

    basta digitare Forza Nuova sul motore di ricerca web è ti esce tutta la monnezza

    aggiungo infine che l’analisi dei fratelli sfigati non mi convince …per la mia età e per una certa esperienza di militanza nella sinistra di quegli anni …(fine anni60) ..i fascisti erano fascisti e basta non sentivano questa sorta di invidia

  • Condivido l’articolo fin nella sua più remota virgola: un’analisi dell’editoria italiana non è cosa facile a trovarsi, complimenti.

    Però c’è un aspetto, molto controverso e sul quale non ho una completa risposta che, data l’arguzia del «padrone di casa», voglio buttare sul piatto: comprare i libri equivale a sostenere tutta la sua linea produttiva, dall’editore su su fino all’autore (un po’ come comprare il Nesquik equivale a sostenere i metodi produttivi della Nestlè). E allora, visto che abbiamo in spreto il libro in sé, vale la pena foraggiare l’autore, il quale — a fronte delle vendite — sarà incoraggiato a produrre più e più merda?
    La «soluzione» che mi sento di proporre è sicuramente scomoda e, forse, anche poco praticabile (visto che non tutti — me compreso — viviamo in grandi città con grandi servizi): prendere in prestito dalle biblioteche quei libri che giudichiamo moralmente abietti ma che, complice la stima più assoluta della conoscenza, non possiamo non leggere.

    Che ne pensate?

  • garethjax says:

    La destra italia non ha storia. Però ci sono diverse fiction.

  • ckiikc says:

    Ah, mi sono dimenticato di aggiungere che proprio quella consapevolezza – diceva il tizio neofscista – di essere dei fratellini minori e sfigati fosse di così tanta frustrazione da spingerli alla violenza contro i fratelli fortunati.

  • ckiikc says:

    Ho sempre divorato con interesse tutto quello che riguardava la storia d’Italia dagli anni 50 ad oggi. Dalla storia delle BR fatta da Renato Curcio, a Capanna con “formidabili quegli anni”, fino a tutti quei libricini che negli anni ottanta incredibilemente uscivanno in edicola sui misteri, i golpe, la gladio, la p2 di Avvenimenti (mi pare). Non era una ricerca la mia. Mi imbattevo per caso e compravo. Non mi è mai capitato di imbattermi però in qualcosa scritto da estremisti di destra (o anche solo di destra) che, ad una prima lettura, di quelle che si fanno in libreria per decidere se comprare o meno un libro, mi abbia poi spinto all’acquisto.

    Poi un giorno, su internet, l’illuminazione. Avevo sempre creduto che davvero gli estremisti di destra, a differenza di quelli di sinistra, avessoro molto di meno. La mancanza di una qualsiasi base culturale degna di questo nome; e, come dicevo, all’improvviso, su internet, trovo la conferma: una intervista (purtroppo la mia memoria non mi aiuta in nulla) nella quale un neofascista degli anni 70 ammetteva che in quei tempi si sentissero i fratellini sfigati dei ragazzi dell’estrema sinistra; Gli altri con alti maestri ed ideali e loro invece vuoti, senza ideali se non quelli populisti e reazionari di patria, onore e famiglia… quei soli pseudo valori che sono solo capaci di pilotare le azioni degli individui verso interessi esterni.

    Ecco, quando pensavo che sarei per sempre rimasto con il mio pregiudizio, per altro corroborato da numerosi fatti, all’improvviso mi arriva una bella soddisfazione, proprio da chi credevo privo di coscienza ed incapace di razionalizzare.

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