Lo sport più bello del mondo…

March 10th, 2007 § 23 comments § permalink

Ragazzi, è il rugby, non ci sono cazzi.

Sto godendo come un riccio. E la Nazionale di rugby è l’unica Nazionale per cui riesco davvero a tifare, altro che calcio…

Blog in lutto: è morto Jean Baudrillard

March 7th, 2007 § 26 comments § permalink

Baudrillard era forse l’ultimo dei grandi filosofi viventi. Sicuramente è stato uno dei più lucidi osservatori della contemporaneità, oltre che uno dei più indignati commentatori della volgare cronaca quotidiana.

Il suo celebre articolo in cui smonta la prima Guerra del Golfo dichiarando che non esiste suona addirittura profetico: è stato uno dei primi a capire la perdita di senso data dall’immagine televisiva globalizzata. Insomma, noi nei traccianti e nelle scie degli SCUD inquadrati agli infrarossi dalla CNN vedevamo le esplosioni e lui vedeva (più a lungo di tutti) la messa in scena dello spettacolo della guerra. Anni dopo, nuovamente nel Golfo, i fatti gli avrebbero dato ragione: giornalisti “embedded”, società dello spettacolo applicata alle operazioni militari, ecc.: la dimostrazione che la società mediatica contemporanea ci fa vedere quello che vuole e ha un solo fine: non farci capire.

Come comunicatore sono davvero dispiaciuto: Baudrillard era uno sguardo originale, intelligente, critico (nel senso bello della parola).
In passato ha scritto che la morte è l’unico rimedio alla perdita di senso causata dalla circolazione del nulla riprodotto elettronicamente e sempre uguale a se stesso. E’ passato dalla teoria alla pratica.

Lo rimpiangeremo (uso il plurale perché so che anche l’amico William – altro baudrillardiano inossidabile – condividerà)

L’ennesimo buon motivo per cui andrò all’inferno – parte 1 di chissà quante

March 7th, 2007 § 5 comments § permalink

Oggi, durante una telefonata di lavoro ho detto “…perché sarò anche quello che fa il ‘poliziotto buono’, ma non dimentichiamoci che qui il poliziotto sono io.”

A telefonata conclusa non ho provato ad auto-sputarmi in un occhio giusto solo perché c’era gente. Ma me lo sarei meritato, lo so.

Aprendimos a quererte, comandante Pippo Baudo…

March 4th, 2007 § 39 comments § permalink

Passata la festa, ecco che saltano fuori i conti. E viene fuori che Cristicchi-Prodi ha battuto Albano-Berlusconi dello 0,3%: i famosi 24.000 voti dello scorso aprile o giù di lì. Strano che Albano non chieda il riconteggio.

Tradotto in termini pratici, la gggente che televota pagando 75 centesimi di euro a chiamata pare abbia votato in massa per Albano, che infatti è primo nel televoto e non compare nella top 5 nè per la giuria di qualità, nè per la giuria demoscopica (cioè i 40 abbonati RAI che, per ciascuna delle 50 sedi della tv nazionale votano i loro preferiti).

Insomma, la ggggente ha votato per Albano, che – lasciatemelo dire – è un uomo inquietante per mille motivi che non sto ad elencare, tanto sono palesi. E questo, mi sa, è un segno dei tempi. Cioè, guardando la classifica del televoto, viene ancora fuori l’Italia degli anni Cinquanta/primi Sessanta, quella canterina, melodica, spensierata.

All’epoca almeno era un’Italia perbene e – ahinoi – anche perbenista: padri di famiglia, madri irreprensibili col dado Liebig, figli coi pantaloni corti tutto l’anno e alla domenica i capelli impomatati con la Brillantina Linetti. L’Italia di Carosello (tralasciando il potere innovativo – lato pubblicità – di quella trasmissione).

A dire il vero non so se l’elettore di Albano oggi sia lo stesso di allora. Non credo siano i “nonni”, teoricamente i più propensi a votare per il capetto di Cellino e l’emigrante tenorile Mazzocchetti. Non me li vedo tanto in grado di televotare, per una mera questione di impedimento tecnico.
Mi spaventa pensare che Albano, Mazzocchetti, Mango e i due Facchinetti (in miniera!), che sono presenti nella top 5 del televoto, se li siano votati i giovani. Ma forse è la soluzione più verosimile. Anche perché le nonne non voterebbero mai per dj Francesco.

Se è così, non so cosa pensare. Saranno gli stessi 60.000 che hanno pagato 4 euro per avere la suoneria truetone di qualche canzone del Festival? Insomma, io vorrei conoscerlo uno che ha speso 75 centesimi di euro per votare Albano, vorrei capire che tipo è.
Cavoli, mi rendo conto di quanto sono lontano dal paese reale (perché il paese reale è quello) e di quanto sia facile vivere immersi nella propria cup of tea senza toccare con mano l’Italia che va (con le sue macchinine brum brum).

Insomma, non riesco a capire bene il fascino che questi vetusti melodici possano esercitare sulla gente, soprattutto su uno di 20 o 30 anni. Vado a tentativi.
Per Albano magari capisco pure: ha atteggiamenti padronali, fascistelli, da uomo basso con un po’ di potere e questo forse affascina l’italiano medio (che continuo a non incontrare), da sempre propenso a tifare per i più arroganti, alla Berlusconi per capirci.

Perfino Mazzocchetti qualche spiegazione ce l’ha. Insomma, in questo paese siamo sì affascinati dai poco di buono, dai ruffianoni e dai prepotenti, ma nulla ci toglie il piacere di essere pietisti e lacrimevoli. Quindi l’emigrato sotto sotto ci commuove, anche perché hanno fatto di tutto per farcelo pensare così, con le valigie di cartone e il cuore in mano (barba incolta, basso profilo, vestiti non troppo eleganti).

Alla fine sotto sotto sono propenso a pensare che è stato più un voto “politico”/identitario che un voto musicale. La cosa mi consola un po’ dal punto di vista musicale, ma mi spaventa sotto tutti gli altri punti di vista. Insomma, Sanremo è stato salvato dalla giuria di qualità, cioè dalla Parietti in giù. Per il paese come facciamo?

Va a finire che nel 2007 mi trovo nella condizione di considerare Baudo un bastione del laicismo (viste le sue polemiche col Vaticano), un liberal (vista la sua difesa dei testi licenziosi; e non c’è mai stato un Festival con così tante parolacce nei testi), un difensore della canzone “impegnata” e – addirittura – un argine alla cultura commerciale dilagante, con venature noglobal (giusto oggi ha detto “quando arrivano i commercianti finisce ogni forma di cultura“). E si è pure dichiarato elettore del centrosinistra. E mi sta pure simpatico.

Visto tutto ciò, ho la vaga impressione che c’è qualcosa che non quadra.

Ma forse non è così: in un paese che vota per Albano-Mazzocchetti-Berlusconi (che è la perfetta sintesi tra i due: un mix di arroganza-vittimismo-self made man) non c’è da meravigliarsi nel considerare Pippo Baudo un “compagno”. 

Il tutto conferma la mia teoria: inutile lamentarci dei politici, della tv, di chi compare in pubblico. Noi siamo peggio. Solo che ci pagano di meno.

Cosa resterà di questi anni ottanta (nel senso dell’età)

March 4th, 2007 § 3 comments § permalink

Finisce Sanremo e – come una bolla di sapone – tutto svanisce.

Alla fine cerchi di fare il bilancio e ti accorgi che i nomi e i volti dei protagonisti – come nelle ultime pagine di “It” – iniziano a svanire, si fanno sempre più rarefatti e poi lentamente spariscono.

Con gli ultimi scampoli di memoria cerchi di ricordarti qualcosa e ti restano in mente poche cose:

– bleung bleung bleung bleung

– una cantante albanese con il chrome-key che le rientrava nei vestiti

– qualcuno che bestemmia

– l’assenza di Cavallo Pazzo

– la formula Facchinetti –> miniera

– “Fondanela”

– Pulsatilla crocifissa in sala mensa stampa

– Coccoluto che dà dei voti imbarazzanti

– la sala piena di anziani

– degli alpini lombrosiani appostati dietro la Ruggiero

– Concato che dice “culo”

– Gigi D’Alessio che infierisce su Battisti

– Cristina Donà che fa scena muta (meglio così, visto il brano di Nada)

– la prevalenza del brano-ricatto, tipo “se non voti per me significa che sei contro i pazzi/ i bambini/ l’antimafia ecc.”

ma soprattutto loro: i Cosmos.

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Non ho parole per definirli, non so bene neanche da quale ex repubblica sovietica provengano. So solo che sono la versione baltica (?) dei Neri per Caso, con delle facce spaventose. E il punto più alto della loro carriera è accompagnare Albano.
Di fronte a cose così non c’è da meravigliarsi se qualcuno rimpiange Breznev.

Fring parla italiano!

March 3rd, 2007 § 2 comments § permalink

News rapida, veloce ed indolore: è nato il blog in italiano del team di Fring, l’applicazione che DOVETE avere sul vostro Nokia Series 60 3rd edition, visto che permette di usare Skype, GoogleTalk e MSN tramite cellulare, incluse le chiamate vocali.

Per di più pare entro breve sarà un’applicazione “signed” per Nokia, cioè certificata e garantita.

E incredibilmente è gratis! (almeno per ora)

(non) Buona la seconda

March 1st, 2007 § 14 comments § permalink

Ecco la seconda serata di Sanremo, che completa la carrellata di big e di ggggiovani che decidono di cimentarsi con l’ugola sul palco dell’Ariston.

Il bello è che me ne sono perso un pezzo: stavo passeggiando il cane, c’era un’arietta piacevole e poi mi dovevo riprendere dall’adrenalina post-fiducia, ora che il compagno Follini ha finalmente deciso di passare il guado. Quindi ho tergiversato.

Poco male: non mi sono perso molto, ma c’è chi mi è corso in aiuto, cioè EmmeBi, che nei commenti ha giustamente osservato quanto segue:

Meneguzzi: canzone incolore, insapore, poco originale, come il titolo, del resto, “musica”. Classica canzone melodica italiana. C’è da capire come riuscirà a cantare in coppia al funky soul Nate James.

Marcella e Gianni Bella: la canzone manco me la ricordo più, anche perchè durante l’esecuzione ho riflettuto profondamente sulla teoria della relatività del tempo che passa. Gianni Bella pare abbia novantanni, Marcella Bella ‘è ancora lì’, come la sua gatta, ‘non parla’, ma canta (a me la sua voce è sempre piaciuta) e ‘dice sì’. Era vestita di nero, ovviamente.

Stadio: Curreri fa tenerezza, ha scritto belle canzoni, ma secondo me non sa scrivere i ritornelli. Il pezzo presentato qui sarebbe perfetto per Vasco Rossi, solo che luì poi ci infila il ritornello killer, qui invece manca del tutto.

Tanto per farmi del male rientro su una delle punte di massima tristezza musicale della serata, ma ho aspettative bassissime. Ecco cosa ho visto:

SARA GALIMBERTI

Avevo giusto voglia di inaugurare il dopocena con una bella secchiata di paccottiglia sanremese doc: brano melodico vagamente pausiniano (sono TUTTE pausiniane ‘ste nuove cantanti), con venature alla Gigi D’Alessio (da queste parti amato come la trielina nel cappuccino). Classico esempio di ragazza italiana bene in carne (consideratelo un eufemismo), sforna un brano che è talmente conforme al “sanremismo imperante” da essere un ottimo caso da manuale. Ovviamente passa il turno, in uno scenario in cui le proposte musicali dei gggiovani sono ancora più conservatrici e reazionarie di quelle dei BIG.

TOSCA

Mi sorge un pensiero maligno: ma c’è uno straccio di cantante in questo Festival che abbia i denti a posto? Costa così caro farseli aggiustare? Ma sto divagando. Tosca deve aver narcotizzato e derubato Milva nel pre-Festival, perché si presenta sul palco dell’Ariston con un suo brano: teatrale, recitato, vagamente brechtiano, con tanto di banda un po’ da circo che la accompagna. A metà mi viene voglia di fare qualche esercizio ginnico contando le flessioni ad alta voce in tedesco. Poi ho risolto con un bel giretto per casa con il passo dell’oca.
Certo che per fare un brano così è obbligatorio avere una faccia espressiva. E Tosca non ce l’ha. In ogni caso è una delle cose più interessanti ascoltate in questo Festival. Aspettatevela penultima, terzultima o giù di lì.

PATRIZIO BAU’

Beh, c’è già un Baù abbastanza noto, che fa il cantante a Capo Verde. Immaginatelo come una versione maschile di Cesaria Evora, ma con meno glamour intellettuale. Il Baù che lasciano a noi è un tizio svizzero italiano (e già per questo non esattamente nella top ten delle mie simpatie), che per di più gioca tutto il brano su neologismi tipo “frizzola” e variazioni sul tema. Ecco, ci mancava la versione ticinese di Povia, con un briciolo di ritmo in più. Ciò di cui il paese ha bisogno.

JOHNNY DORELLI

Se sali sul palco e ti fanno la standing ovation, verifica di non essere dentro una cassa da morto. O su una sedia a rotelle o reduce da un dramma. Boh, c’è Dorelli (vivo) sul palco e gli fanno un tributo post-mortem. Mistero.
A me Dorelli è sempre stato simpatico. Anzi, in verità a me stava simpatico Dorellik e il suo “Arriva la bomba“.
Il brano è quel che è: Dorelli fa il crooner e lo fa anche bene. Però quasi mi abbiocco, giacché il genere confidenziale è un po’ fuori moda. Meno male che non ci propina uno swing, che gli avrebbe fatto vincere il Festival in un minuto (e mi avrebbe depresso oltremodo).
La vera notizia è che per il suo brano dirige l’orchestra nientemeno che Gianni Ferrio, tra le tante cose uno dei più grandi compositori di colonne sonore orrorifiche anni Settanta (in questa linkata, edita dall’amico Rocco Pandiani, nella prima traccia canta – senza essere accreditata – nientemeno che Mina!): un mio mito personale.

ROMINA FALCONI

La Pausini bionda da Torpignattara. E’ perfino brutta quanto la Pausini, tanta è la sua voglia di imitarla. Speriamo licenzi il parrucchiere che l’ha conciata così, così come speriamo che chiuda in qualche modo il wormhole che ha fatto sì che le si materializzassero addosso due orecchini mastodontici a forma di cuore, direttamente dal 1985.
Alla fine la Falconi è un ibrido, anzi un Pòkemon. Inizia da Pausini, poi gorgheggia, anzi giorgeggia, nel senso che si mette a fare quegli orribili vocalizzi alla Giorgia. Quelli che la gente che non sa di musica e non ha mai ascoltato Mahalia Jackson scambia per pezzi di bravura. Brano disgustosamente banale e sanremese. Quindi passa il turno.

ALBANO

Di Albano non so mai cosa scrivere. Fa se stesso da una vita. Baudo fa vedere un filmato con lui da giovane ed è uguale a lui da vecchio. E non perché è giovanile, ma perché era già vecchio allora! Fa il solito brano mesto, con un attacco poco riuscito, ma poi dilaga, urla, spacca i timpani e impone a tutti il suo ego, inversamente proporzionale alla statura. Mi piacerebbe da morire vedere un duetto tra Albano e Lotito, un bel giorno. Farebbero scintille.

ESTRATTO DAL MUSICAL “CABARET”

Cambio canale appena mi rendo conto che stanno per cantare e ballare. I pochi secondi che vedono mi gettano negli occhi uno spettacolo pietoso: musical for the masses. Ne approfitto per farmi uno Yogi Tea.

FABRIZIO MORO

Ecco il terzo siculo, estratto dalla scenetta dei due fannulloni di Ficarra e Picone. Arriva sul palco con la sua faccia da “sì, voglio fare il ragazzo del Sud che crede in un mondo migliore” e già che c’è ci propina un brano col testo antimafia.
Ecco, antimafia per modo di dire. Diciamo la versione all’acqua di rose e Sanremo-compatibile dell’Antimafia (le maiuscole sono volute). Insomma, una cosa blanda ed ecumenica su cui è impossibile non trovarsi d’accordo.
Lo stesso vale per la musica, che altro che non è che la versione sanremese di “Fight Da Faida” di Frankie Hi NRG.
Si becca la standing ovation e ovviamente passa il turno. Se non succede niente di grave, Fabrizio Moro vince tra i gggiovani. E’ siculo e piace a Baudo, è politicamente compatibile con la maggioranza al governo, è così blandamente antimafia da non mettere in imbarazzo quelli di destra e potrà far dire a qualche dirigente RAI che quest’anno ha vinto “un testo impegnato” (a non scontentare nessuno).

PAOLO ROSSI

Operazione commerciale a cadavere freddo su un brano inedito di Rino Gaetano. Boh, se il povero Rino Gaetano l’ha lasciato inedito un motivo ci sarà, no? Basta ascoltarlo – interpretato malissimo – per capirlo: è, a posteriori, il brano che Elio e le Storie Tese hanno parodiato involontariamente quando hanno cantato “La terra dei cachi“.
Brutta mossa ad opera di un guitto paraculo che gioca a fare l’estremista. Per quanto mi riguarda, il nadir ideologico del Festival.

FSC

Mi perdo pure questi, ma mi faccio ragguagliare: pare facciano pop fiacco, senza slanci, blando e melenso. Che originaloni: una formula proprio inedita a Sanremo, no? Poi magari mi hanno riferito male e sono i nuovi Rolling Stones. Certo è che il nome del gruppo evoca pericolosi giochi di parole: FSC? Fanno sicuramente cagare, ecc.

JOHN LEGEND

Ok, non è una leggenda, altrimenti Marcella Bella dovrebbe essere bella. Come tutti gli ospiti stranieri, fa la sua porca figura dal vivo: canta i suoi brani, cerca di non interagire troppo con la Hunziker e Baudo superinvadenti e poi se ne va (sicuramente dorme in Francia) a godersi all’estero il suo cachet.
I presentatori fanno di tutto per metterlo in imbarazzo, tipo obbligarlo ad accennare il suo prezzo preferito di Stevie Wonder (e lui miseramente cerca di improvvisare “You Are The Sunshine Of My Life”, non riuscendoci). E’ esattamente l’incubo di un cantante soul: trovarsi impreparato a cantare un pezzo di zio Wonder di fronte a milioni di persone, sapendo che per bene che ti venga tutti faranno il confronto. Ed è un confronto che si può solo perdere.

AMALIA GRE’

Al posto di Amalia Grè ci hanno mandato sul palco una signora travestita da Cleopatra, ma poi si è messa a cantare e abbiamo scoperto che in effetti sotto quelle sopracciglia che reclamano uno sfoltimento col Napalm giace tramortita Amalia Grè. Dico “tramortita” perché è così che canta: leeenta, fiacca, sussiegosa. Sugli eccessi del suo ego smisurato girano decine di voci. Quel che è certo è che arriva a Sanremo con un brano da eroina al terzo stadio, assolutamente improponibile. Introductory jazz per non informati di musica che vogliono darsi un tono.

PIER CORTESE

Dunque, io devo al ragazzo delle scuse. Il fatto è che mi è capitato più volte di dileggiarlo in radio (ovviamente in sua assenza) quando – per errore nostro – è partito in diretta qualche suo brano. Beh, il suo problema è che per fare il cantante pare sia previsto – a meno che non ti chiami Romina Power – possedere una voce udibile. Ecco, caro Pier, io mi scuso assolutamente per averti dileggiato. Non sapevo fossi un mutilato di guerra, o qualcosa di simile, privo di corde vocali. Certe cose bisogna dirle prima, però. Ora che hai ricevuto le scuse, però, sii Cortese e passa ad altro. Perché io non faccio il ballerino o il ceramista? Perché il mio vicino di casa non fa il violinista? Perché mio cugino non fa l’ebanista? Semplicemente perché non sono dotati e non hanno buone chances di imparare. Pier, adeguati. Ti apri la tua birreria “Da Piero l’afono” e noi veniamo tutti i weekend a farti compagnia. Basta che non provi a cantare, che poi dobbiamo pure fingere che ci piace.

FABIO CONCATO

Solo a leggere il suo nome vengo preso da attacchi molesti di noia, senso di soffocamento e narcolessia esplosiva. Definito efficacemente da EmmeBi “fiacco con stile”, constato la sua proverbiale fiacchezza. Lo stile, boh. Pare sia una persona tanto educata, che non sputa dai finestrini, non parla al conducente e aiuta le vecchiette ad attraversare la strada. Boh, diamogli un ambrogino d’oro, un fazzolettone dei boy-scout, un riconoscimento per il bon-ton, ma evitiamo di farcelo piacere quando canta. Svengo dal tedio a metà brano: magari nel finale è diventato un sabba gabber o drill’n’bass, chi può dirlo? Da un innovatore coraggioso come Concato puoi aspettarti di tutto…

ELSA LILA

Questa sarebbe pure una ragazza carina, se non fosse che frequenta lo stesso parrucchiere di Giovanni Lindo Ferretti all’epoca dei primi CCCP. Ombelico in vista sotto una decorosa trasparenza,  alta, magra, ricorda fisicamente la Oxa.
Poi Baudo ci dice che o è albanese o stravende in Albania. E mostra pure un video degno di Borat in cui la si vede cantare qualcosa di innegabilmente albanese su una tv albanese, con il chrome-key che le rientra nei vestiti, come capitava a Teocoli quando faceva Caccamo.
Tanto per gradire fa un brano col tiolo disimpegnato “Il senso della vita”. Ecco, quando hai un titolo così o sei Sun-Ra o sei Mozart o sei nei guai. E lei è nei guai, giacché il testo è quel che è. A metà brano scopriamo che non assomiglia solo fisicamente alla Oxa: è la sua reincarnazione. Temo che a Sanremo non ci libereremo MAI di certi personaggi. Mi attendo a breve il clone di Cutugno, quello di Fiordaliso, quello collettivo dei Matia Bazar. Perché rinnovare quando possiamo perpetrare, in piena visione circolare della Storia, la solita minestra che ci piace tanto?

VELVET

Dimmi tu. Ti fai crescere un po’ di giorni di barba e la lasci così, incolta e ribelle. Ti metti l’orecchino. Recuperi ad un mercatino dell’usato una giacca a pois giganteschi vecchia di 30 anni e un po’ frusta. Sulla cinghia della chitarra metti decine di spillette rotonde che fanno molto antagonista, ti conci tutto descamisado e poi ti presenti a Sanremo e canti una “ballata” che perfino Mietta si sarebbe rifiutata di proporre per manifesta mielosità e fiaccheria? Ma siamo matti?
Ecco i Velvet a Sanremo: il fenotipo più esteriore e comprensibile del rock (i vestiti un po’ “robbosi”) e un sound al cui confronto Orietta Berti sembra i Throbbing Gristle.

Sì, lo so, nel mezzo ci sono stati i Take That redivivi, senza il “traditore” Robbie Williams. Scusatemi, ma me li sono persi. Mi conforta sapere che al loro arrivo a Sanremo c’erano numero 2 (due) fans urlanti con poster da firmare. Sic transit gloria mundi.

Domani i duetti, ma temo che non blogghero perché affaccendato diversamente. Ma vi tengo aggiornati.

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