La smettete con sto Tagged?

March 27th, 2007 § 15 comments § permalink

In una giornata ricevo più di 10 inviti a partecipare a Tagged, anche da gente solitamente affidabile.

Incuriosito, seguo il link e mi trovo di fronte ad una sorta di MySpace ancora più loffio, imbottito di pubblicità, pop-up e utilizzato prevalentemente come servizio di dating per ventenni maschi a torso nudo. Ovviamente il rapporto maschi-femmine è 50 a 1, a occhio.

Ora mi chiedo. Sono io che non ho capito la potenza innovativa di Tagged o la gente ormai, complici i servizi di promozione virale, si iscrive ai servizi alla cazzo di cane, quindi anche alle porcherie? O sto Tagged gioca sporco e fa spam coi miei contatti?

(nota: poi leggo qui e scopro che non sono l’unico a pensare male di Tagged)

(nota2: leggo anche che Tagged mail è un caso di spamming e forse non è colpa vostra)

UPDATE: Occhio, a quanto pare Tagged frega gli utenti di Gmail che si iscrivono a Taggedmail e gli carpisce la rubrica, inviando a tutti (senza chiedere) una richiesta di iscrizione. Quindi è colpa di Tagged, ma è anche e soprattutto colpa di chi si è iscritto in prima battuta. Ma non avete visto che era una porcata, prima di iscrivervi? O vi iscrivete alla cieca?

Comunque vi perdono: se vi siete iscritti a Tagged mi sa che siete in una posizione peggiore della mia; temo, infatti, che l’infame servizio non vi mollerà più per mesi…

Una proposta: facciamo qualcosa per fargliela pagare?

Dopo i lucchetti di Moccia, i tronchesi di Suzukimaruti. Scoppierà una nuova moda?

March 27th, 2007 § 62 comments § permalink

Come temevo, la moda dei lucchetti sui ponti messi dai tamarri in amore e proposta da Federico Moccia sui suoi “libri” (non ho aggettivi sufficientemente aggressivi per esprimere ciò che penso di quei “libri” e della gente che li legge: sappiate che nei miei pensieri in merito invidio Bin Laden per la sua morigeratezza) è sbarcata anche a Torino.

Bene, è giunto il momento di lanciare una nuova moda. Se i tamarri, superstiti dello spatasciamento post discoteca del sabato sera, deturpano la tua città per compiere quello che loro considerano un atto d’amore, è giusto rispondere a tono.

Quindi facciamo tutti un atto d’amore nei confronti della nostra città: basta girare con un bel tronchese in macchina, ispezionare occasionalmente i ponti di Torino (che non sono poi così tanti) e porre rimedio agli atti deturpanti per il paesaggio. Basta un colpo di tronchese, un bel cassonetto dei rifiuti e il gioco è fatto.

tronky.jpg

Io alla mia città ci tengo. E se non posso fare niente contro la mala-letteratura, sicuramente posso fare qualcosa contro il cattivo gusto. Altro che falce e martello.

Non ho visto “300”, ma a 13 anni ascoltavo i Manowar

March 26th, 2007 § 35 comments § permalink

Non ho visto – e credo non vedrò – “300”, cioè il film sulla battaglia delle Termopili, con gli spartani contro tutti.

In compenso ne ho letto la migliore recensione possibile (alle soglie dell’opera d’arte) e ho capito che dev’essere uno spasso, se visto con l’occhio attento alla fasciogayezza del tutto (anche se pare che da questo punto di vista sia una mezza delusione).

300.jpg

Boh, a me sa di film già visto. Forse perché a 13 anni ascoltavo i Manowar. Ecco, il fil rouge che unisce “300” ai Manowar è quello delle cuciture dei mutandoni.

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Già, basta guardare “300” o una qualsiasi foto dei Manowar per rendersi conto che sono gemelli separati alla nascita: mutandoni ascellari (solitamente di peluche, nel caso dei Manowar – come ebbe felicemente modo di dire Luca Signorelli nel suo fondamentale “Estetica del metallaro“, libro che dovrebbero leggere TUTTI), fisico palestrato, capelli lunghi o col mullet, faccia da scemo, spadoni a due mani o asce bipenni e pose da macho che ispirano un’inconsapevole gayezza pura.

Che bello, è palese che finite le cose buone, le cose meno buone e le cose trash degli anni Ottanta, il revival permanente del decennio più cialtrone del Dopoguerra sta raschiando il fondo del barile. Dopo i mutandoni cosa ci attende? Un rilancio dello Slime (anzi dello Slaim) della Mattel? La rivalutazione di Zed il robot? L’apologia di Giorgio Porcaro?

Dio solo sa quanto mi costa farlo

March 26th, 2007 § 41 comments § permalink

Tutta la mia solidarietà a Fausto Bertinotti, oggetto oggi di un attacco tanto idiota quanto insulso e ingiustificato da parte di alcuni autonomi all’Università.

Ci sono migliaia di motivi – tutti squisitamente politici, visto che pare che umanamente sia una persona ammirevole – per attaccare Bertinotti e qui non ci siamo tirati indietro quando è stato il caso di suggerirli. Però dargli dell’assassino e del guerrafondaio è semplicemente assurdo, quasi dadaista.

Anzi, se proprio avessi dovuto contestarlo oggi, lo avrei fatto perché stava presenziando bello vanesio ad un convegno organizzato da quel comitato d’affari che è Comunione e Liberazione, non certo perché il suo partito voterà per confermare un’operazione di peacekeeping dell’ONU.

Non riesco a pensare niente di bello riguardo ai contestatori, non riesco a mettermi nei loro panni, non riesco – nemmeno a sforzarmi – a pensare come loro. Insomma, io tra l’ONU e i Talebani so scegliere per chi fare il tifo. E sono così antimilitarista da riconoscere che tra un casco blu ONU e un talebano in abiti civili il più militare, il meno democratico e il più fascista e bigotto è il secondo.

Al di là della rabbia per l’attacco ingiustificato e pretestuoso (ma chi li paga questi?), il vero problema è il fastidio che mi provoca leggere sui giornali paragoni tra la contestazione a Bertinotti e quella a Lama nel febbraio ’77. Ecco, lo dico una volta per tutte: Bertinotti *non è Lama* e in quanto a spessore e dignità politica vale sì e no i lacci delle sue scarpe. Giusto per prendere le misure, ché a volte si rischia di perdere la prospettiva storica.

30 anni di punkitudine – aka where were you in 1977? (io al nido)

March 26th, 2007 § 21 comments § permalink

Tecnicamente questa settimana (non chiedetemi perché: lo leggo in giro ma non so bene a quale data esatta si agganci, salvo l’anno 1977) il punk compie 30 anni.
Sarei tentato da una reazione punk, cioè dire che non me ne frega assolutamente niente del trentennale, ma non vorrei cascare nella banalità.

Per di più la ricorrenza mi sembra stupida, a meno che non si consideri il punk (britannico) una pura moda. Allora, forse, quel fenomeno lì ha 30 anni (portati malissimo, tra l’altro).

Oppure si parte dall’assunto che il punk come attitudine esistenziale (un misto di sguaiatezza, autoreferenzialità e passione/crudeltà, con una spolverata di trash, irriverenza e menefreghismo un po’ cazzone) è uno dei tanti aspetti umani e come tale esiste fin dalla notte dei tempi. Per dire, mia nonna materna – come molti anziani non presi dal loro ruolo di anziano – era gioiosamente punk anche senza avere la cresta.

In verità il trentennale del punk – direi inteso come fenomeno musicale strettamente britannico, giacché il punk a stelle e strisce ha origini diverse in tempi diversi – è una data che temo come non mai, essendomi già sorbito il ventennale. Guardiamo i lati positivi: in tv daranno qualche film a tema (in media danno “Syd & Nancy” e poi – solo sul satellite – “The filth & the fury“, che è molto meglio [e poi io ho sempre tifato per Johnny Lydon e non per quel babbeo di Malcom McLaren]).

I lati negativi sono tanti. Temo già una puntata a tema di “Do, Re, Ciak Gulp” di Vincenzo Mollica (che parla con lo stesso entusiasmo di Aurelio Fierro e dei Clash e secondo me in cuor suo è convinto che suonino uguale), che toccherà nuove vette di fiacchezza. Temo anche qualche orrido special presentato dalla Maugeri: una di quelle cose alla MTV per cui prima ti fanno vedere i Sex Pistols e poi i Green Day spiegandoti che “è tutto punk” (ovvio che di fronte a certe scene ti viene voglia di fare un salto nella tomba di quel balengo di Sid Vicious e rigirarti insieme a lui dal disappunto).

Ma il più grosso aspetto negativo è il reducismo degli ex punk, cosa peraltro molto poco punk. Per di più se scorro l’agendina, mi accorgo che il 90% dei miei conoscenti over 45 si dichiara ex punk (qualcuno nemmeno ex). Salvo rare eccezioni di gente che si è fatta il punk ma non per questo assume toni da associazione combattenti e reduci RSI, temo il revival del 1997, con un profluvio di frasi tipo “tu non puoi capire”, “bisognava esserci”, “è stato l’apice della cultura giovanile di tutti i tempi”, “noi sì che eravamo forti”, ecc. Insomma, cose che hanno senso in una sede dell’ANPI.

Curiosamente l’occasione mi fa tornare con la memoria indietro di sì e no una decina d’anni. Ricordo una polemica sul punk giusto nel 1997/98. All’epoca si svolgeva su un rissosissimo forum di (ex) dj di Radio Flash, visto che i blog ancora non esistevano.
L’oggetto del contendere era stabilire cosa fosse stato più rivoluzionario nel mondo della musica dopo il rock’n’roll. Quasi tutti in coro affermavano (e pretendevano fosse indiscutibile): è il punk, non ci sono cazzi.

Io tifavo (e tifo tuttora) per un’altra opinione: la più grande rivoluzione musicale post-rock’n’roll è stata la musica elettronica in ogni sua forma (dal rap alla techno), perché ha sottratto la creatività dal giogo della competenza tecnica (cioè, con i computer/i synth o con i 2 giradischi+microfono può fare musica credibile anche chi non sa nemmeno lontanamente cosa sia un pentagramma o non ha talento nelle mani), “democratizzando” l’arte di fare musica.

Ok è un dibattito da sfigati, lo so. Ma se stava bene su un forum, sta bene 10 anni dopo pure su un blog. Ricordo che i più concilianti e i più accorti segnalavano gli aspetti comuni tra l’elettronica e il punk, su tutti l’etica del do-it-yourself (e Johnny Lydon, che cantava indifferentemente coi Sex Pistols e coi Leftfield :-)). Ma la maggior parte della gente si incazzava. Niente di nuovo: la solita polemica dei rocchettari che ce l’hanno con l’elettronica perché a loro detta non è musica “vera”. Questo perché evidentemente qualcuno misura l’arte in base alla fatica spesa nel produrla. Concetto molto cattolico, oltre che stupido.

Per l’occasione (e per amor di polemica) all’epoca teorizzai la “Punk card”, una ipotetica e paradossale tessera che certificasse i reduci del ’77, li eleggesse depositari del Verbo Punk e li distinguesse da noi apostati elettronici. Ovviamente era una contrapposizione voluta dai reduci del 77, giacché io nato nel 1974 posso spolverare sulla mensola dei vinili sia il 33 giri di “Never Mind The Bollocks” sia il 12″ di “I Feel Love” di Donna Summer/Giorgio Moroder e farmi piacere entrambi.
Anzi, mi piace immaginarmi sospeso tra due sound che non trovo antitetici (e who cares se qualche punkettone d’antan si offende). Insomma, in pista, con la maglietta gualcita, le spille da balia e il chiodo e sotto i pantaloni a zampa d’elefante e gli stivaletti alla Toni Manero e fanculo agli steccati ideologici e musicali.

Boh, speriamo che l’età porti consiglio ai reduci del ’77, che si fanno custodi di un’ossimorica “ortodossia punk”.
Il punk, in gran parte per colpa del pubblico, è stato l’ultimo genere musicale “esclusivo”, distintivo nei suoni e nel look: l’ultimo genere “monoteista” che divideva i “fedeli” dagli “altri”. 
Poi è arrivata l’epoca dei sound inclusivi, in cui non si butta via niente, anzi si ricicla, si remixa, si campiona, si cita e si imbastardisce tutto, da Edgar Varese a Nilla Pizzi: hanno iniziato l’hip hop e la house, ma il fenomeno è dilagato e ora non c’è disco di musica leggera che non riveli la propria natura meticcia, alla faccia di Marcello Pera. La cosa mi piace molto: è musica politeista (nell’accezione antropologica per cui le culture politeiste sono molto più aperte e molto meno identitarie e hanno solitamente divinità più “umane” e meno perfette del singolo dio delle tre religioni monoteiste del libro; avete presente le scappatelle di Giove, che da una parola in su mette incinta qualcuna?).

Certo, qualcuno ce lo siamo persi per strada (tipo certo hip hop, che ormai sono più di 10 anni che fa sostanzialmente cagare, salvo rari casi; ma pure il drum’n’bass non scherzava, soprattutto vista l’attitudine chiusa della “scena”), ma il meticciato musicale, alla faccia degli ortodossi punk, ci ha salvati dalla noia e dal conservatorismo rock.

Chi è che diceva “un milione di posti di lavoro”?

March 21st, 2007 § 33 comments § permalink

Piccola notizia che passa inosservata in mezzo a travoni, paparazzi e mignottone desnude sui quotidiani: la disoccupazione in Italia ai minimi storici dal 1993.

Ogni tanto leggere una notizia seria fa piacere.

Usare Twitter con Fring: si può

March 19th, 2007 § 5 comments § permalink

Premessa: non uso Twitter, nel senso che non ho ancora trovato valide ragioni per informare l’universo dei singoli cavoli miei (e, sappiatelo senza offendervi, non provo particolare interesse a sapere i vostri, a meno che siano fondamentali; certo che se usate Twitter per scrivere “ora vado dal verduriere” è ragionevole pensare che non scoppi di curiosità, a meno che dal verduriere ci andiate nudi, o che aggrediate il verduriere a colpi di sedano-rapa).

Tuttavia ho un po’ di amici che lo usano e magari usano pure Fring, che ormai è un’applicazione che da queste parti è amata quasi come Paolo Pulici.

Bene, sappiate che è possibile utilizzare Fring per aggiornare Twitter dal vostro cellulare, senza mandare un costoso SMS. Il vantaggio? Costa pochissimo farlo, decisamente meno di un SMS.

Se siete sotto Wi-Fi, ovviamente è gratis, ma dovete avere un sano cellulare dotato di ricettività Wi-Fi.

Se, invece, non siete sotto Wi-Fi, no problem: vi collegate col GPRS e consumate sì e no 10 kb (ma anche di meno) di traffico GPRS, che ai prezzi Tim più alti sono sì e no 1,8 centesimi di euro, cioè niente.

Come si fa? Semplice: si usa quell’opzione che consente a Twitter di essere aggiornato tramite Instant Messaging. Nello specifico settate Twitter per essere aggiornato da GoogleTalk, poi avviate Fring, usatelo per messaggiare con GoogleTalk l’utente fasullo che in verità fa da collettore per Twitter e il gioco è fatto.

Se siete confusi, vista la mia spiegazione farraginosa, ecco qui un bel post degli autori di Fring che spiega come fare passo dopo passo.

The war on terror: noi (di sinistra) la sappiamo fare

March 19th, 2007 § 22 comments § permalink

Esiste un paese che i terroristi li arresta per davvero. E lo fa senza bombardare migliaia di civili nel mezzo.

E quando ne arresta di particolarmente infami come Cesare Battisti, c’è veramente da gioire. E perfino da fare i complimenti alla Polizia Italiana, per una volta.

Sarà pure un ottimo giallista, ma è un pluriomicida (di quelli che ammazzavano la gente inerme a sangue freddo). Abbiamo giusto giusto fatto l’indulto per riservargli una cella spaziosa in cui restare tutta la vita. Speriamo che il materasso sia scomodo.

(a proposito: scusatemi, ma non riesco a considerare con serietà quei wannabe BR arrestati un mesetto fa, ormai perennemente marchiati come “gli Audio 2”; in ogni caso hanno fatto benissimo ad arrestarli, ma diciamolo che facevano ridere: è gente che si seppellisce con una risata).

Certo che se stavamo ad aspettare il precedente governo destrorso (che sulla questione aprì col suo ministro della Giustizia leghista* un’inutile quanto cialtrona polemica politica, come se le BR non fossero state quelle che sparavano ai sindacalisti e gambizzavano gli uomini di sinistra come Gino Giugni), a quest’ora Battisti era ancora uccel di bosco.

* ogni volta che ripenso al fatto che per un tot di anni Castelli è stato ministro della Giustizia (sì, quell’ingegnere lombardo dalla faccia odiosa che ne sapeva di legge quanto io ne so di neurochirurgia; sì, quello che ogni volta che incriminavano Berlusconi mandava un’ispezione per spaventare i giudici; sì, quello che parlava come Zampetti ne “I ragazzi della Terza C”) mi prende un brivido di terrore secondo solo a quello che mi provoca pensare che per un paio d’anni Previti è stato ministro della Difesa.

Non studio, non lavoro, non sto su Second Life, non vado al cinema, non faccio sport

March 15th, 2007 § 39 comments § permalink

Sono io che sono arido, non capisco i tempi moderni e mi avvio già a 32 anni verso un’inesorabile panchina in un parco pubblico da cui pontificare contro i giovani d’oggi oppure – salvo il fatto che fa notizia – la pratica di “sbarcare su Second Life” è sostanzialmente inutile?

Ormai cani e porci aprono una “sede” su Second Life. Per i media, che non capiscono niente di tecnologia, ogni volta che il partito di LePen o la Regione Toscana o la Reuters fanno qualcosa online è il momento di sparare una news.
Anzi, diciamolo: fondamentalmente i media parlano (bene) di Apple, (male) di Microsoft e (con curiosità) di Second Life. E nulla più. Tutto il resto praticamente viene trascurato o piazzato nelle notizie di cronaca nera (i soliti videogiochi che traviano i giovani omicidi, i borseggi di iPod, ecc.).

Premetto che sono un utente di MMORPG da tempi non sospetti (ma giocavo già ai MUD eoni fa) e mi considero un appassionato di settore, ma giuro che fatico a capire cosa serva una sede della Regione Toscana in Second Life.
Il timore è che non serva ad una sana mazza: si fa vetrina, ci si va sopra, si comunica al mondo che si è “moderni” e ci si gode lo spettacolo.

L’impressione che ci cavo è che attualmente “esserci su Second Life” di fatto è un fine e non un mezzo per fare qualcosa di più (e dire che si potrebbero pensare e realizzare decine di iniziative: l’idea di sedi virtuali di aziende ed enti pubblici potrebbe avere un suo perché e addirittura diventare un nuovo modello di interazione, ecc. Non mi dilungo ma ci siamo capiti.).

A dire il vero non mi scandalizzo, perché è un disco che abbiamo già sentito in passato e più volte. Insomma, non è stato così anche col Web? Me lo ricordo bene quel periodo (i tardi anni Novanta), con le aziende che dicevano “boh, apriamo una vetrina online”, “facciamoci vedere”, “mettiamo qualche foto su Internet (parola pronunciata con tutte le virgolette possibili, all’epoca)”, “scannerizziamo una nostra brochure e mettiamola online”, ecc. Insomma, erano anni in cui l’importante era esserci e solo anni dopo (a mio giudizio con colpevole ritardo sul resto del mondo occidentale) ci si è posti il problema di cosa farci: era una specie di conquista del West in cui contava recintare un po’ di territorio; capire come sfruttarlo era secondario.

Il risultato è che su Second Life è pieno di sedi inutili, di agenzie stampa che fanno le stesse cose che fanno sul Web (solo in modo meno leggibile e con più consumo di banda), di sedi di partiti politici circondati da utenti che insultano (raramente ci sono i supporter), ecc. Niente – ma proprio niente – di realmente nuovo.

Siamo alla versione 2.0 della brochure scannerizzata e messa online. Poi cambia, basta avere pazienza.

I miei dubbi sui Dico

March 12th, 2007 § 58 comments § permalink

C’è qualcuno tra i lettori di questo blog che è contro i Dico? (in senso destrorso: quelli contro perché li ritengono troppo blandi non valgono).

Ecco, se c’è mi può togliere qualche dubbio, perché proprio non capisco certe posizioni e temo che i miei preconcetti ideologici mi impediscano di capire le ragioni (eventualmente non condivisibili) di chi avversa le unioni civili?

Primo dubbio:
In che senso la creazione di unioni civili è un “attacco alla famiglia”? Cioè, a me regolarmente sposato cosa succede di spiacevole se concediamo ai cittadini di regolarizzare le unioni al di fuori del matrimonio?

Secondo dubbio:
Mettiamo caso che chi avversa i dico non voglia dare diritti alle coppie omosessuali perché avversa/odia i gay. La domanda è: cosa punta ad ottenere?
Cioè se i gay non si uniscono civilmente cosa sperano succeda? Magari che i gay, disperati per non potersi unire, si “convertono”?
E ancora: qual è l’obiettivo di fondo? Togliere diritti ai gay? Se la risposta è sì, ecco due altre domande:
1 – come si concilia tutto ciò con quel capitoletto trascurabile della costituzione che sancisce uguali diritti per i cittadini indipendentemente dal credo, colore, sesso, ecc.?
2 – qualcuno pensa che togliendo diritti ai gay prima o poi finiscano i presunti “mali” che i suddetti gay fanno alla società? E se sì, come?

Terzo dubbio:
Ma non è che impedendo ai gay di regolarizzare le loro unioni si aumenta ulteriormente la loro propensione al libertinismo, al sesso casuale e alla leggerezza di costumi, cose che per alcuni benpensanti (non certo io) sono disdicevoli?

Attendo qualche risposta. Dai, destrorsi e cattolici (scusate la ripetizione): fatemi capire.

Where am I?

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