A ridere poco si diventa brigatisti (o ad avere un nome imbarazzante)

February 13th, 2007 § 23 comments

Non riesco ad immaginarmi cosa spinga nella realtà un uomo a trasformarsi in un terrorista e a pensare la propria esistenza come una costante guerra contro il prossimo.

Davvero, è una cosa che non sarei in grado di fare. E non perché mi mancano la follia di base o l’incazzatura perenne. E’ che mi riderei in faccia da solo, se scrivessi o pensassi come le BR italiane: il più grande concentrato di retorica patetica, iperbolica e assolutamente avulsa dal mondo reale (a roma direbbero “avursa” e la sola parola varrebbe per tutto il concetto), una cosa al cui confronto De Amicis era un minimalista contemporaneo.

Ogni tanto provo a pensare quali mali dovrei passare per fare un errore così tremendo, per perder qualsiasi senso del ridicolo (perché se uno ce l’ha, alla prima gita in campagna per imparare a sparare scoppia a ridere e al primo volantino si vergogna e va a farsi furbo). Non ho molte spiegazioni.

Diciamo che non mi sorprende il fatto che stavolta ci siano di mezzo i centri sociali. Li ho difesi per anni, in nome del fatto che in effetti nei primi anni Novanta erano luoghi di aggregazione con un po’ di proposte musicali potabili, al prezzo di proposte politiche imbarazzanti. Poi ho capito di aver sbagliato.

Quell’ambiente l’ho vissuto da dentro per quasi tutta l’adolescenza. E a parte la più grande collezione di sfigati e di figli di papà al mondo non ho mai visto eversori. Al massimo tanti wannabe che hanno il sogno bagnato di essere dei novelli Che Guevara e al più finiscono nei Cobas.

Però di recente mi è scattata una riflessione. Il fatto è che i centri sociali sono in crisi, non ci va più nessuno, sono desolantamente vuoti e tristi. L’età media degli occupanti è sui quaranta, le anfetamine hanno lasciato spazio al Voltaren e, insomma, l’appeal del ribellismo adolescenziale stona un po’ con le stempiature. E gli slogan rimbalzano contro le pareti vuote, dove una volta i 99 Posse (ora estremisti di una major che non vuole togliere i DRM…) riempivano le sale di paninari in trasferta.

Ecco, il problema è proprio questo. Ci siamo mai interrogati, a centri sociali pieni nei primi anni Novanta, su cosa sarebbe accaduto “dopo”?

Questo è il dopo: hanno reagito male all’isolamento prima umano e poi politico. Ragazzi, l’insuccesso genera scazzo. Perché, diciamolo, ci sono modi più intelligenti e produttivi di essere estremisti. Non voglio mettere in discussione l’opportunità di esserlo (per quanto mi riguarda, no grazie), ma le modalità sì.

E francamente nel mondo dell’extrasinistra torinese ho quasi sempre visto gente impreparata, triste, presa male per mille altri motivi e completamente inadatta ad un ruolo di avanguardia.

Insomma, dei “sad few” vestiti male, prigionieri di parole d’ordine tirate fuori dalla formalina degli anni Settanta e totalmente incapaci di rinnovare, di svegliarsi, di fermarsi un attimo e ridere del loro sussiego.

Ricordo che negli ultimi anni della mia militanza extrasinistra avevo ormai preso tutte le distanze possibili, ma mi mancava il coraggio di “tagliare”. Con i pochi intelligenti che ho conosciuto in quell’ambito avevamo una specie di giochetto dadaista: prendevamo in giro gli slogan più invasati in voga in quegli anni, storipiandoli in modo demenziale, oppure alle assemblee facevamo finte citazioni del “compagno Mao”, ovviamente senza che gli altri capissero, presi com’erano dallo spettinarsi il ciuffo.

Per aggiungere insulto all’ingiuria, all’epoca trasmettevo nella radio degli “autonomi” (da che?) e avevo una trasmissione che si chiamava “L’ora del futile”, che per i non informati era una storpiatura del terribile inno di Lotta Continua “L’ora del fucile”, cioè una vomitevole cover di “Eve of destruction” con un testo vergognoso (ricordo che parlava di operai polacchi – sic – che scendevano in piazza “con la giusta violenza” e poi ricordava ai “compagni” che era suonata l’ora del fucile…).

Ecco, in quella trasmissione, sebbene sbarbatelli poco più che diciottenni, provavamo a fare dell’ironia su quel mondo lì. Magari ironia dall’interno, ma insomma cercavamo di far ridere il “movimento”, di faro riflettere su quanto era “peso”, su quanto si rifugiava in clichè abusati e vuoti.
Ovviamente fummo criticati, messi in mezzo, praticamente processati, ecc. Insomma, da quelle parti girano tante canne e ben poca ironia. Ma proprio poca.

Il mio timore è che quel sussiego, quel prendersi sul serio mentre si odia, quel greve assemblearismo in cui potevano parlare tutti ma se non eri d’accordo coi capetti tu zittivano, lasciato solo a se stesso ha fermentato ed è irrancidito, gettando tutti nello sconforto e nelle iperboli ancora più ehm… iperboliche.

E dagli sfanculamenti alle assemblee, i meno ironici di tutti sono passati all’immaginarsi nemici dello Stato e a progettare rapimenti e gambizzazioni che – fidatevi – sarebbero stati tanto fantozziani quanto inutili. Perchè questi, ricordiamocelo, stanno alle BR come gli Audio 2 stanno a Battisti. Però, lasciati soli con le loro iperboli, fanno danni se nessuno passa di lì e gli dice “ma gaute la nata” (“fatti furbo”, figurativamente, in piemontese: non vorrei essere ripetitivo, ma leggetelo ‘sto “Pendolo” di Eco!)

Pensavo a tutto questo, cioè alla gente che non sapeva ridere. E mi accorgo che in effetti è un tratto comune di tutti gli “ismi” dolorosi che imperversano in questi anni. Gli integralisti musulmani? Non ridono. I cattolici? Nemmeno, anzi è peccato perfino la maschera carnevalesca di Gesù (ci sto: allora per lo stesso motivo annulliamo tutte le vie crucis, i presepi viventi, le sacre rappresentazioni, ecc.). I fascisti? Giammai, è da donnicciole. Gli ultras picchiatori? Neanche a parlarne. E così via.

Da allora, dopo aver fatto a 19 anni la scelta “istituzionale” (grazie ad un amico che mi invitò a cena in una casa di operai veri, facendomi scoprire la vera miseria e la forza delle idee *pratiche* di fronte ai problemi e contemporaneamente dimostrando la pochezza degli assolutismi estremistici con cui avevo ammantato il mio ego da onanista tardo-adolescente), diffido di chi non ride o, peggio, di chi non vuole che ridano gli altri. E’ gente che un po’ mi fa schifo e – molto – mi spaventa.

Ok, l’ho presa un po’ alla lontana ma è l’unico motivo reale che sono riuscito ad individuare.
Anzi, ce n’è un secondo, ma riguarda uno solo dei coinvolti in questa patetica storia di BR di princisbecco: se di nome fai Amarilli, non puoi che odiare il mondo e avercela con tutti. C’è poco da fare.

§ 23 Responses to A ridere poco si diventa brigatisti (o ad avere un nome imbarazzante)"

  • Lula says:


    oltre ad essere una movida (e non un movimento) si trattò di un fenomeno Ultras a tutti gli effetti. prova ad informarti su chi sono le persone dietro al fenomeno ( da baraccone) conosciuto come 99 Posse. Scoprirai che molti di loro sono gli organizzatori delle trasferte dei tifosi del Napoli e di tutto ciò che concerne loro = utlras. roba che col comunismo e la rivoluzione ha motlo poco a che vedere, come appunto, i 99 posse e simili

  • Lula says:

    condivido tutto quello che hai detto. Tra l’altro ho avuto la fortuna di essere adolescente negli anni 80 e posso dire che i centri sociali presenti in quegli anni (pochi) erano di gran lunga superiori per autenticità e organizzazione, a quelli (tanti) fondati negli anni 90. Così come tutto il discorso legato al Punk (in modo davvero puro) ma che fu spazzolato via dai venti revisionisti (e molto furbetti) degli anni successivi. La cosa che mi faceva più arrabbiare è sentir parlare di gruppi clone Jovanotti come i 99 Posse e gli altri come di fenomeni nuovi e del tutto rivoluzionari, mentre in anni precedenti gli stessi CCCP e Diaframma e Litifiba avevano portato avanti dei “discorsi musicali” un tantinello superiori rispetto ai gruppacci come i 99 Posse &co ed invece Puff..sembrava che questi gruppi e certi movimenti non fossero mai esistiti…ne gli ideali che seguivano. Allora, fu per questo motivo, che io appena 19enne decisi di non mettere piede in nessun centro sociale (nuovo), nè di acoltare una soltanto delle pseudoband rivoluzionarie che incidevano per le multinazionali e si esibivano sui palchi di Mtv (e questo l’avevo capito sin dall’inizio, sin da quando quelle prime band misero piede sui palchi dei vari centri sociali) perchè ce l’avevano scrittop in faccia che della rivoluizione , degli operai o della utopia non fregava loro una emerita MAZZA, ma l’unica cosa che interessava loro è creare un marketing (che supplisse alle loro innumerovli mancanze: non saper suonare, non saper cantare, bruttezza fisica etc..) pur di avere successo. E stupisce che tanti giovani vi siano cascati ed ora sono tutti a rinnegare il loro passato di centrosocialini a caccia del primo zingaro da sprangare. Ecco cosa succede quando gli ideali e la poesia finiscono nelle mani sbagliate.
    GRAZIE AI 99 POSSE per aver contribuito a creare un Italia molto peggiore della precedente…se questo è possibile

  • stojil says:

    penso che un grande ruolo nella “scelta” di diventare brigatisti lo abbia lo possibilità di agire secondo un canone. voglio dire, questi parlano come un libro stampato, seguono degli schemi di comportamento prestabilito. è un modo comodo di trovare un modo con cui stare al mondo, senza dover fare la fatica di arrabbattarsi ogni giorno a trovare la soluzione (o un tentativo di soluzione) ai propri guai e alla ricerca della propria identità.

  • FRa' says:

    Vabbe’ la liberta’ di parola, pero’ come l’offesa, la calunnia, la falsa testimonianza, non trovo giusto che si possa dire qualsiasi cosa. Un conto e’ un pensiero un conto e’ scrivere viva gli assassini di Falcone, per esempio, viva i razzisti, o viva le BR. L’apologia di reato e’ cosa seria. Non e’ contro la liberta’ di parola. E’ contro la liberta’ di incitare alla violenza.

  • winston says:

    Anche io sono scettico riguardo annunci altisonanti e trionfalismi.
    Purtroppo, però, ci sono anche delle teste calde che vedono in questi arresti un segno che la guerra allo Stato è aperta e deve, se possibile, salire di livello. Ecco perchè sono faorevole a punire anche chi fa apologia per soffiare sul fuoco di scontri sociali e politici che non hanno ragione di esistere.

  • fabio says:

    Anche per me chi inneggia agli arrestati qualche problema ce l’ha o può crearlo, da qui a un arresto ne corre..
    @ winston
    testone! intendevo sottolineare il pericolo di caccia alle streghe che tante vite ha rovinato con carcerazioni facili e teoremi.
    Nessuna simpatia, forse ingenuamente vedo sopravvalutato il pericolo, per le prove che finora ci han mostrato.

  • winston says:

    Se non sbaglio, il reato di apologia di reato è stato definitivamente depenalizzato (se non abrogato) dal Governo Berlusconi (mi fa pensare che il Cavaliere abbia rinunciato a uno strumneto indigesto soprattutto ai suoi più spietati oppositori della sinistra radicale). ______
    Fare le corna a chi ti sorpassa a destra non è equivalente a minacciare di morte i magistrati o inneggiare a dei poveri imbecilli che vogliono giocare alla lotta armata. Chi non lo capisce, o sottovaluta ingenuamente il fenomeno terrorista o dimostra una preoccupante simpatia per gli estremisti armati.

  • Suzukimaruti says:

    Io sono mediamente contro il reato di apologia: pensare e dire cose orribili non deve essere considerato un crimine, semmai una cazzata immane. Insomma, il tutto confligge con la libertà di parola.
    Però – e su queste cose c’è un “però” grande come una casa – fare apologia di un reato come il terrorismo (o apologia dell’odio razziale) non è esattamente un’azione da pacche sulle spalle.
    Cioè se attacchi dei manifesti che inneggiano alle BR testè arrestate, forse qualche problema ce l’hai e – soprattutto – qualche problema puoi crearlo. Insomma, io li avrei multati per affissione abusiva. Ma poi non li avrei persi di vista, perché idioti così fanno da cattivi maestri per i ragazzini esaltati.

  • fabio says:

    Dopo i nuovi 4 arrestati accusati perché stavano facendo apologia di reato appendendo manifesti, a quando l’arresto preventivo per aver pensato dello stronzo che ci sorpassa “ma si schianti!”?

  • GG says:

    Sai come lo chiamava PierVittorio Tondelli quello che facevano quelli “tutti presi dallo spettinarsi il ciuffo”?
    Lo snobismo della finta semplicità.

  • Suzukimaruti says:

    Axell: Cimminelli a momenti trasformava in terroristi pure noi tifosi del Toro… 🙂

  • Suzukimaruti says:

    Piccola precisazione: non amo Sofri senior (anzi, smisi di militare e stimare Amnesty quando scoprii che il primo maggio chiedevano le firme per la sua liberazione: io vorrei fosse liberato dalla Legge e non per volontà popolare), ma non ha nulla a che vedere col terrorismo. E’ un errore storico che fanno molti, ma tra lui e le BR non ci sono legami di alcun tipo.
    .
    Detto questo, concordo sul fatto che chi si è riempito la bocca di parole di sangue negli anni Settanta dovrebbe avere il buongusto di tenere un basso profilo, ora.
    Oppure fare come Sergio Segio, che ha scontato la sua pena, si è pentito e ora si dedica anima & cuore al Gruppo Abele, cercando di ridare alla società ciò che tolse.
    .
    Insomma, in quanto democratico sono per le seconde chances. Se sbagli hai l’occasione di redimerti, di recuperare, di espiare e di risarcire le vittime. Ma per i terroristi o i cattivi maestri tutto questo va fatto in silenzio.

  • Axell says:

    ah ah ah… il torinese era dipendente della Ergom… (Cimminelli) a Borgaro. beh, a vivere a Borgaro alle dipendenze di quel personaggio si rischia di diventare BR… Invece la donna era dipendente dell’ufficio postale di Abano Terme, un posto dove o diventi massaggiatrice in un centro benessere o una terrorista.
    cmq è ancora da vedere se questi sono terroristi veri…
    Secondo me le BR non esistono più (se mai sono esistite, ma non apriamo il contenzioso).
    In effetti una risata li seppellira’ tutti…

  • winston says:

    Concordo, ma prendo una strada diversa. Il capo di questa Brancaleone delle BR era stato condannato a 10 anni di carcere x rapina a mano armata: scappato in FRancia, fu liberato sulla base delle Direttive Chirac, ed era in Italia libero x prescrizione del reato. Mi ricorda un pò la storia di Battisti (o quella che potrebbe fra poco diverntare la storia dell’uccel di bosco Battisti…). Un logorroico che mi sembra affetto da qualcosa di simile alla letargia del fil “risvegli”, parlo di Oreste Scalzone, sta x tornare in Italia dopo anni di latitanza come ex terrorista e annuncia – tra l’interesse di molti – di voler continuare la Rivoluzione (ma gli hanno spiegato che non è mai iniziata?). Gli ex terroristi rossi sono tutti docenti universitari, deputati, consulenti di politici e amministrazioni pubbliche, addirittura presidenti di commissionin parlamentari e neo-espoenti di partito (vedi Sofri e i DS): gente che sparava, gente che uccideva, gente che delirava di abbattere la società, ora governa la nostra società e forma le menti dei giovani. Mi domando? Il marcio è davvero nei centri sociali, o è fuori, dappertutto?

  • FRa' says:

    Pensa i poliziotti che noia a seguirli per du anni. Mai na cazzata na barzelletta. 🙂

  • fabio says:

    Tirare in ballo l’appartenza alla CGIL o la frequentazione dei centri sociali mi sembrano ragionamenti da Vespa o peggio da Emilio Fede.
    Dai….

  • la mela sonica says:

    mah…gli appartenenti a queste nuove bierre mi sembrano reduci sia i vecchi che i giovani.
    i vecchi reduci degli anni 70…probabilmente non cagati all’epoca perche figure di secondo piano o “raccordi”
    i giovani sono reduci piu che dalla “movida” dei centri sociali anni 90 (che fu una movida non un movimento… 😉 e come voi so di cosa parlo… )…dicevo sono reduci di se stessi e forse del g8…
    di tutti gli indagati ce n’è uno 30enne…
    la dice lunga sul disimpegno generazionale.

  • Violetta says:

    Bellissimo post. Grazie.

  • Sono persone con una visione distorta della realtà . Ancorate al passato e come hai detto tu ,(e questo è forse il loro problema piu’ grande) ,incapaci di ironia e autoironia. Io vivo in una zona dove negli anni settanta gli estremismi erano molto radicati ( bompressi per dire è della mia città e in molti lo conosciamo ) e mio padre ha vissuto in prima persona l’ esperienza di lotta continua , uscendone per fortuna prima del fatto calabresi perchè già stufo e infastidito dall’ impostazione che LC si stava dando ( e beccandosi per questo anche del traditore borghese dai figli dei professionisti nonostante mio nonno con lo stipendio da operaio mantenesse quattro figli ). Ciò che mio padre mi ha semre detto è cio’ che dici tu : mancavano di autoironia , di autocritica e si prendevano tutti tremendamente sul serio . Pasolini si arrabbiava e diceva che i veri proletari erano i celerini , e aveva provocatoriamente ragione . Tutto questo per vedere che oggi quelle stesse persone che allora gridavano slogan contro il potere sono state cooptatie dal potere che odiavano .
    Cio’ che io non riesco a capire di queste br , inoltre è la scelta degli obiettivi . Ichino doveva essere punito perchè traditore , o perchè autore di libri NECESSARI e critici ?

  • Hobo says:

    Visto che 7 su 15 degli arrestati sono iscritti alla CGIL, non si potrebbe fare un post analogo sul sindacato? Sono perfettamente d’accordo sulla assoluta mancanza di ironia dei nuovi brigatisti (così come di quelli vecchi), e anche – in parte – sul settarismo ideologico, l’astoricità e la mestizia di fondo della sinistra extraparlamentare torinese. Però il tuo tono da “io sì che avevo capito tutto già allora” mi sembra un po’ presuntuoso. In quella radio lì c’ero anch’io, e anche a me è capitato di essere “processato” (dagli anarchici, non dagli autonomi, chissà perché) per aver detto in diretta che secondo me non andare a votare era una cazzata – e alla fine da lì me ne andai. Benissimo essere ipercritici, però se in quel piatto ci abbiamo mangiato (facendo trasmissioni in radio, passando le sere ad ascoltare musica nei centri sociali, conoscendo persone, etc.) mi sembra un po’ ingeneroso fare di tutta un’erba un fascio, e spararci sopra cannonate di fango. C’erano persone tristi, mediocri, intelligenti, creative, figli di papà e figli di nessuno, come in tutti gli ambienti di questo mondo. E se le persone intelligenti che giravano nei centri sociali dei primi anni ’90 sono state fatte fuori dagli imitatori degli anni ’70, beh, un po’ sarà anche colpa loro (nostra).

  • Ciocci says:

    Sui centri sociali hai perfettamente ragione, fortunatamente si sta assistendo ad un cambiamento dei centri sociali.
    E poi le risate sono essenziali, non bisogna mai prendersi troppo sul serio, perdersi dentro supercazzole assurde, cioè io leggo qualcosa di questi partitini “comunisti”, vedo le facce dei loro dirigenti e mi viene veramente troppo da ridere. Perchè si riempono la bocca di paroloni, tanti dei quali ormai superati da quasi un secolo, e sopratutto si prendono sul serio…

  • garethjax says:

    Amarilli ? Che razza di nome è ? Secondo me il problema è che c’è una generazione di genitori filobolscevichi che hanno cercato di dare dei nomi sinistreggianti ai loro, che hanno creato ENORMI problemi sociali durante le scuole dell’obbligo ai medesimi. 😉
    E sappiamo tutti l’importanza delle scuole elementari nel pensiero politico dell’individuo 😉

  • eio says:

    Opera n.161
    Se non c’è niente da ridere vuol dire che non c’è niente di tragico, e se non c’è niente di tragico, che valore vuoi che abbia.

    (Learco Pignagnoli)

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