Ecco, mi sono perso un pezzo della seconda serata

February 28th, 2007 § 8 comments § permalink

Uffa, ero lì che mi godevo Bovo che con il suo goal salvava la maggioranza al Senato e mi sono dimenticato che riprendeva Sanremo.

Quindi mi sono perso il mio non-sosia Paolo Meneguzzi, Marcella e Gianni Bella (cosa gravissima: io DEVO sapere come era vestita male Marcella) e gli Stadio. Questi ultimi li ha visti mia moglie, che mi ha riferito di signori troppo in là con gli anni per indossare il giubbotto di pelle senza sembrare tristi. A quanto pare lo erano. E a quanto pare il brano era alla Vasco. Il che, per quanto mi riguarda, è un’aggravante.

Ora sta cantando una “giovane”, noiosissima, che pretende che il suo brano a metà tra Gigi D’Alessio e la Pausini sia considerato una milonga. Perfavore.

Ah, la “giovane” si chiama Sara Galimberti. Una delle cose più tristi ascoltate negli ultimi anni.

Sembrava tanto una bella idea, all’epoca…

February 28th, 2007 § 4 comments § permalink

Credo che passerò le prossime 72 ore ipnotizzato dal Museum Of Bad Album Covers: la più grande raccolta al mondo di brutte copertine discografiche.

In effetti la copertina dell’album, soprattutto quando il formato a 12″ del vinile non la umiliava in pochi centimetri come capita coi CD, è sempre stato un universo in cui perfino gruppi e cantanti di rinomata raffinatezza e buon gusto hanno fatto dei passi falsi clamorosi.

Gli esempi si sprecano e non sono tutti dischi da 1 euro che trovi sulle bancarelle. Anzi, perfino album mitici sono crollati – visivamente – per pacchianeria, cattivo gusto, accostamenti cromatici imbarazzanti, senso estetico da vietare ai minori, ecc.

E’ che non possiamo pretendere che chi se ne intende di musica sia automaticamente un fine esteta visivo. Insomma, basta vedere come si vestono certi cantanti ed è comprensibile che le loro copertine siano brutte.

Quello che inquieta, guardandosi il “museo”, è la grande quantità di gruppi musicali e cantanti oscuri che emerge: una galleria di assolutamente non famosi, destinati ad un silenzioso oblio. Musicisti che affidano la memoria del proprio quarto d’ora di celebrità ad una copertina di album in cui compaiono travestiti da babbo natale, seminudi, vestiti in modo imbarazzante, in pose danzerecce vergognose, ecc. Meglio l’oblio, forse.

Ma chi me lo fa fare? Impressioni sanremesi

February 28th, 2007 § 24 comments § permalink

Ogni anno inizio il mio consueto post sanremese mettendo le mani avanti. Conto la storia per cui dopo aver fatto un po’ di esperienza sanremese direttamente dalla sala stampa lì dentro l’Ariston, per deformazione professionale mi sento in dovere ogni anno di sorbirmi il Festival, prendere appunti e condividerli con il prossimo.

Ecco, è una razionalizzazione a posteriori. Dopo un bel po’ di anni mi rendo conto che lo faccio per qualche mia perversione mentale. Forse la stessa che fa sì che la gente rallenti per vedere meglio la scena di un incidente automobilistico, forse la stessa per cui il cinema splatter ha un suo perché. Boh. In ogni caso non è una cosa sana. Ma che ci posso fare?

In ogni caso, eccoci qui. Come ogni anno me lo sorbisco dall’inizio alla fine e rigorosamente ne esco fuori con una disturbante sensazione di raccapriccio. Sensazione che evidentemente ricerco e di cui ho bisogno.
Andiamo per ordine.

L’INIZIO

Parte tutto con Pippo Baudo in abito spezzato (meno imbalsamato del solito), che con la solita disinvoltura chiama sul palco la Hunziker vestita da Ferrero Rocher. La valletta di turno prova a commuoversi ma non ci riesce, fa il solito sorrisetto finto e poi si allontana verso il pianoforte, dove canta “Adesso tu”, dimostrando che chiunque può cantare meglio di Ramazzotti.

In ogni caso la fanno abbastanza breve, anche se per qualche istante si rischia l’effetto “facciamoci gli affari di Michelle”, visto che lei parte per la tangente iniziando a parlare di sua figlia di “Eros”, ecc. Baudo taglia corto e chiama sul palco i primi “artisti”.

ZERO ASSOLUTO

Questi se non sbagliano il brano hanno già vinto il Festival. Scrivo questo appunto prima di sentire la loro canzone. Boh, per me l’hanno sbagliata. Poi a metà canzone mi accorgo che gli Zero Assoluto sono un gruppo mono-canzone, cioè gira e rigira fanno sempre la stessa lagna afona. Cambio canale dopo un minuto, notando in extremis che o sono io che capisco poco di vestiti (il che è probabile) o ai due zeri hanno sbagliato l’orlo ai pantaloni, visto che gli si accumulano al fondo delle caviglie con quell’effetto che molto efficacemente qui a Torino chimiamo “alla scagassa”.

PIERO MAZZOCCHETTI

Questo vince, signora mia. Gli ingredienti ci sono tutti. In primis è un Bocelli 2.0, per di più non ipovedente (e auspicabilmente meno idiota), quindi uno che mescola belcanto e lirica un tanto al chilo, il tutto sulla solita canzonaccia d’amore sanremese. Poi è una storia da libro Cuore, con l’emigrato in Germania, la valiga di cartone piena di sogni e tanta voglia di tornare al suo paesello (che è tanto bello) a cantare. E poi quel look da emigrato che ha fatto i soldi ma in cuor suo nasconde una lacrima. Un genio. Se dietro c’è Malcom McLaren, non mi sorprendo.
Il bello è che esordisce chiacchierando in tedesco con la Hunziker e Baudo li interrompe dopo un po’ gridando “Brecht”, prima di una lunga serie di gag preparate a freddo. Noi che preparammo la gentilezza non potemmo essere gentili, che tristezza.
Il brano sarà gettonatissimo dalle over-75. Peccato per i close-up su lui che canta con la bavazza alla bocca.

STACCHETTO CON ALDO, GIOVANNI E GIACOMO

Sono io che sono arido o le pubblicità della Wind di Aldo, Giovanni e Giacomo non fanno MAI ridere? Mi sa che gliele scrive qualcuno di diverso dai loro soliti autori. Sicuramente uno non molto intelligente. O un assiduo spettatore di RaiSat YoYo (l’esperienza più psichedelica che si possa avere restando nei limiti della legge: guardatelo, se avete SKY).

MARIANGELA

Mariangela chi? Alla fine viene fuori una ragazzina piccola ma ben formata (trascurate il fatto che la locuzione “ben formata” si utilizzi anchein veterinaria, non sto a dirvi a proposito di che cosa), in un tripudio di trasparenze. Ok, l’ormone prevale sull’audio, ma non mi impedisce di notare che Mariangela (chi?) viene presentata come una che “l’anno passato ha già avuto un successo discografico” (e forse quel giorno ero malato). Boh, canta come Valeria Rossi, continua fastidiosamente a ridere per tutto il brano (gettandomi nel nadir ormonale) e canta un profetico brano intitolato “Ninna nanna”, il cui spessore è proporzionale.

I FACCHINETTI

L’evirato dei Pooh e suo figlio (fatto pre-evirazione), cioè Dj Francesco. Quel Dj Francesco lì, quello della miniera, ricordate? Che coppia. Padre e figlio, per di più. Era dai tempi degli Arrested Development che non si vedeva una cosa così. Anzi no, ricordo una cosa orribile di Cat Stevens, ma la voglio rimuovere, perdonatemi. Il vecchio è vestito elegante, il giovane è vestito come il suo spacciatore di fiducia. Il brano è tremendo e dj Francesco riesce nell’impresa di far cantare stonato uno dei Pooh. A guardarli bene sembrano entrambi reduci da un trapianto di capelli. Quel che è certo è il trapianto di una canzone dei Pooh, ovviamente rigettata, causa stonature e troppe rime in “are”, da prima media.

ANTONELLA RUGGIERO

Sono trent’anni che questa donna è vestita malissimo. Ma non può mettersi nelle mani di un buon sarto? In ogni caso arriva nella città dei fiori, da vecchia volpe qual è, con la strategia giusta: un brano sui bambini maltrattati e un video di accompagnamento pietista che ricorda “Man In The Mirror” di Michael Jackson. Ovvio che vuole ottenere l’effetto lacrima per le “creature”. Certo che per queste cose era molto meglio – e più credibile – Mario Merola. Brano noiosissimo, come tutti i brani impegnati al Festival. La gente a Sanremo vuole i fiori, i vestiti firmati del mignottone di turno, la spensieratezza e la melodia. Anche se i barbari sono accampati appena fuori le mura.

PIQUADRO

Ecco la prima imitazione degli Zero Assoluto. Perfino nel nome vagamente scientifico/matematico. Beh, questi hanno anche una pennellat(in)a di Simply Red (nei loro aspetti più deleteri, ovvio). Il brano è un funkettino pop assolutamente perdibile, di quelli che ti dimentichi subito. E infatti.

STACCHETTO DI PRESENTAZIONE DEGLI ARTISTI DELLE ALTRE SERE

Di stacchetti di anticipazione di ciò che vedremo(?) nelle prossime serate ne saranno trasmessi 2 o 3. E sono tremendi, con un inquietante effetto video che non si vedeva dagli anni Ottanta. Vi basti sapere che AlBano, che apre la rassegna, sembra un kamikaze di AlQaeda prima di un attentato e Marcella e Gianni Bella, causa effetto psichedelico/gotico, due dei Megadeth.

DANIELE SILVESTRI

Doverosa premessa. A me Silvestri è stato simpatico per anni: lo trovavo paraculo ma funky, cazzone al punto giusto e a tratti intelligente (tipo quel pezzo sulla Y10 Bordeaux). Poi ha fatto quel brano tremendo pieno di slogan apodittici (“Cohiba”) e da allora è entrato nel libro nero dei cialtroni che sfruttano l’essere di sinistra per vendere dischi.
Vabbè, fa la parte del “povero sfigato sinistrorso spaesato a Sanremo e che moralmente dobbiamo adottare”. Normalmente è una parte che si interpreta da soli (lui l’ha già fatta con “L’uomo col megafono”, anni fa). Ma qui ci sono un paio di giovani e – domani – Tosca a tenergli compagnia.
Tutte queste premesse cascano di fronte al brano, che è roba da Arbore, con un testo demenziale, una melodia latin pura e innegabilmente materiale da pista da ballo. Peccato che la sua voce esca come da una scatola di cartone (errore? effetto voluto?). Lo dico col pianto nel cuore, ma merita di vincere.

GRANDI ANIMALI MARINI

Si fossero chiamati Tanti Animali e Marini, avrei pensato al Senato. Passato il dolore per la pessima battuta, riconosco che il brano è trascurabile: rocchettino all’acqua di rose. Il famoso rock italiano, espressione che per chiunque – salvo che noi italici – risuta credibile come la locuzione “sushi austriaco”. Ok, i titolari del gruppo, a giudicare dal look, mi sa che si drogano. Quel che è certo è che sono stonati.

CORNACCHIONE

Stenderei un velo pietoso, ma forse non se lo merita. Anni di cabaret, di Zelig, ecc. e ti riduci a fare il Bagaglino? Ma è obbligatorio avere i comici a Sanremo? A certi livelli, meglio Pippo Franco, che almeno lo fa da una vita. Non insisto oltre.

L’INFERNO: I BAMBINI CHE CERCANO DI FARE RAP CON LA HUNZIKER

Ecco, questa è una delle cose più brutte che ho visto in vita mia. Sono umanamente distrutto da quel che ho visto. In sostanza alcuni bambini conciati come un over-70 del TG1 si immagina che si vestano i rapper invadono l’Ariston e chiedono di poter ballare qualcosa di moderno.
Potrei riempire pagine di insulti e spiegazioni sulla cialtroneria delle premesse di questa scenetta (tipo spiegare che il rap tra una cosa e l’altra ha 30 anni e NON E’ QUELLA COSA LI’), se non fosse che qualsiasi livello di indignazione crolla di fronte a quel che accade dopo.

Capita, infatti, che la Hunziker si metta a fare Biancaneve o qualcosa di simile, inducendo i poveri figuranti a canticchiare con lei una canzone da musicarello Disney, trasformandola progressivamente in quello che gli over-70 di cui sopra credono sia un rap.
In momenti come questi rimpiango il compagno Erode, che tanto ha fatto per il bene nel mondo. Poi mi accorgo che non è colpa dei bambini (cioè, un po’ sì: io da piccolo mi sarei rifiutato!), ma dei genitori, che andrebbero puniti corporalmente. E più di tutti andrebbe colpito chi ha ideato e realizzato la cosa.
Confesso che per qualche secondo ho sperato che si materializzasse sul palco GrandMaster Flash e prendesse tutti a vigorosi calci in culo.

Insomma, una commistione tra lo Zecchino D’oro, Piccoli Fans e quelle trasmissioni locali agghiaccianti dove fanno ballare il liscio ai bambini (solo che qui – sic – “ballavano il rap”), con in più il vilipendio di un genere musicale che ha una grande dignità. L’ennesimo segno della decadenza certa della civiltà occidentale.

MILVA

Ero talmente preso male per i bambini malefici e per la Hunziker, che mi sono praticamente perso Milva. Il fatto è che per me Milva è quella donna strepitosa che – in un vecchio filmato in bianco e nero – recitava e cantava Brecht con dietro Strehler e addosso un mini-abito indimenticabile (ok, lo so che il mix di cultura, militanza e ormone non è il massimo); insomma, una che ha cantato l’orgoglio militante delle osterie e delle balere fumose, una che da quel mondo è arrivata al teatro impegnato, senza cedere mai. E ora si fa scrivere i testi da Faletti, che era divertente come comico, ma quando fa il serio fa pietà (o fa le pubblicità antipirateria, quelle odiose).
Quindi non dico niente, salvo che Milva è – come al solito – vestita benissimo e tiene sempre bene gli anni.

SCISSOR SISTERS

Beh, mi sono sorbito il Festival finora sostanzialmente per vedere loro. Fanno il loro compitino, non scandalizzano, non ostentano, non dicono niente di speciale. Cantano, tuttavia, con le voci live e in effetti si sente che dal vivo sono una forza. Certo, un brano così “una botta e via” è tremendo. Fortunatamente Baudo e la Hunziker evitano di metterli in imbarazzo (si rifaranno dopo con Norah Jones).

JASMINE

La figlia di Stefania Rotolo, nera di pelle e berlusconiana dichiarata (su Vanity Fair). A me una di colore che dichiara di tifare per la coalizione di Calderoli & C. sta gioiosamente sul cazzo, perché è manifestamente ignorante. Insomma, tifo contro (il che vuol dire che vincerà sicuramente). Il brano è un funkettino con orride tastiere anni Ottanta su cui fa un po’ l’Aretha alla vaccinara, un po’ la Anna Oxa. Perdibilissimo.

SIMONE CRISTICCHI

Dopo anni in cui è stato un tema per estremisti di sinistra, l’antipsichiatria sbarca a Sanremo e lo fa dalla porta principale. E ovviamente fa un buco nell’acqua, giacché al Festival le canzoni impegnate lasciano il tempo che trovano: il pubblico è composto prevalentemente da anziani sordastri, che non capiscono le parole e se le intendono, non le interpretano bene. E poi la gente vuole Papaveri e Papere, non Cristicchi che si mette a fare l’impegnato e fa una specie di rap alla AK47, peraltro brutto. Puoi scrivere cose condivisibilissime, ma se fai una ciofeca…

MARIO BARONI

Al di là del fatto che si sceglie per maesto un tizio con le meches, questo è un furbacchione. Ha capito che il segreto è avere un brano facile, che i nonnini si ricordino. E infatti fa una sorta di pezzo ossessivo in cui ripete sempre la stessa frase musicale, con variazioni minime. Roba alla Steve Reich: music with changing parts.
Non guasta che il tutto sia interpretato con una voce e un tono innegabilmente alla Enrico Ruggeri. Farà strada, fidatevi.

NADA

Sarà Nada, ma a me sembra Marianne Faithfull: sfondatissima, rugosa, voce che raschia in gola, occhio iniettato di sangue e denti inesorabilmente gialli. Per di più fa un pezzo inquietante, non melodico, a tratti urlato, con un testo che pare carico di sovratoni erotici che – visto chi li canta – non vogliamo cogliere. Quindi glissiamo. Nel complesso, una prestazione orribile.

NORAH JONES

Lei a vedersi è carina, elegante e poi suona un Rhodes meraviglioso, con cui purtroppo fa dei brani banalini. Certo, con i soldi che fa potrebbe fare un salto dal dentista, ma suvvia.
Purtroppo ha intorno Baudo e la Stuzziker che la obbligano a suonicchiare il piano. Anche lei fa il suo compitino (completamente dal vivo). C’è pure un disguido tecnico a fine brano. E quei due astuti le chiedono se vuole rifare il brano. Ovvio che no, gridano i suoi occhi. Si defila con una fuga a scena aperta e una nonchalance assolutamente olimpica. Quello che segue è orribile (Baudo e la Hunziker che perdono tempo per far sì che entri un piano in scena).

STEFANO CENTUOMO

Eccone un altro furbo. Si produce pure lui in un brano basic al piano, tanto per compiacere Baudo e la Hunziker. Mentre lo fa, rimango ipnotizzato dalla sua pettinatura, sicuramente frutto di un parrucchiere di Al Qaeda. In ogni caso fa un brano talmente sanremese da assomigliare ad uno zucchino (questa la capiscono solo i sanremesi): una cosa sdolcinatissima, impestata dalle sue vocali strette, per cui “sarebbe” diventa “saribbi”. L’effetto è piacevolmente ridicolo. Mi sbilancio: arriva nei primi 3.

MANGO

E’ una vita che Mango vive in una cella frigorifera tutto l’anno e viene sgelato prontamente pochi giorni prima di Sanremo. Poi, verso metà marzo, un pool di tecnici Findus lo ricongela fino all’anno venturo (negli anni Ottanta capitava così anche con Spagna, ma il suo periodo di scongelamento era il Festivalbar).
Tanto per cambiare, arriva con un brano alla Mango (falsetto, toni lievemente mediterranei, testi in cui l’amore tra uomo e donna è – giustamente, visto l’autore – frustrato). Uniche differenze rispetto alla sglaciazione precedente, un intro quasi metal e un assolo a fine brano che ricorda gli Europe.

NICOLA CANE’ (EDIT: MI FANNO NOTARE CHE SI CHIAMANO KHORAKANE O QUALCOSA DI SIMILE, COME L’OMONIMA CANZONE DI DE ANDRE’; LASCIO IL NOME SBAGLIATO PERCHE’ A VOLTE L’ERRORE E’ PIU’ BELLO DELLA COSA GIUSTA)

Spero si scriva così, perché ho orecchiato di sfuggita il suo nome. Ennesimo brano di folk sinistrorso, con testo militante, addirittura antifascista. Se vai a Sanremo e non sei come minimo Battiato, evita di fare un brano sui lager, sul contadino che va alla guerra, ecc. Le nonne vogliono Toto Cutugno, non Gramsci.
Classico caso di cantante che va volutamente a farsi maltrattare da quegli “insensibili” di Sanremo e poi pretende di essere consolato al Premio Tenco.

LEDA BATTISTI

Sbaglio o è inciampata in un secchio di make-up? Fa un tanghettino con rime da terza elementare, svolazzando nel suo vestito nero (apprezzabile). Con quel cognome lì, prima di cantare è meglio pensarci due o tre volte. Canzone perdibile.
Visti questi chiari di luna, dubito che domani avrò lo slancio per sorbirmi un’altra giornata di cantanti di questa stoffa. Certo, c’è AlBano ed è sempre uno spettacolo raccapricciante a vedersi. E poi c’è Marcella Bella, la donna che ha spostato più in là la soglia del cattivo gusto nel vestire. Boh, forse lo guardo: la tentazione di farmi del male non è poca.

Lo sto guardando, non temete

February 27th, 2007 § 6 comments § permalink

Attualmente la Hunziker sta facendo una scenetta a metà tra i cantarelli della Disney e un mio incubo dopo troppa peperonata, coinvolgendo dei bambini fintissimi, conciati da finti rapper.

E’ la cosa più orribile che abbia visto in vita mia. Non ho parole.

Più tardi posto tutto il report sulla prima serata. Sono sconvolto.

Che cosa è la maturità, che cosa è la Sinistra italiana, che cosa è il Paraguay

February 22nd, 2007 § 50 comments § permalink

Se per caso state mettendo da parte i soldi per godervi al più presto un bel viaggio in Sudamerica, rinunciate: *siete* in Sudamerica e non lo sapete. Ci facciamo i mojito con la mentuccia e non con l’herba buena, ma siamo lì lo stesso.

Da più parti mi si chiede un post sulla crisi di governo, sui fatti di questi giorni e sulle paranoie annesse e connesse. In verità non riesco a farlo, un po’ perché sono preso 24/7 fino a domani da questioni lavorative, un po’ perché è come chiedermi di commentare la retrocessione in serie B del Toro (che è solo questione di tempo): non ce la faccio o divago.
Quindi divago, d’altronde è la caratteristica distintiva di questo blog.

Non so definire bene il giorno in cui sono diventato adulto. Nemmeno mi ricordo quale fosse la mia età all’epoca. Ricordo, però, l’evento che mi fece dire, a posteriori, “sì, ora sono un uomo”.
Fu la prima volta che mi trovai a scegliere volontariamente di perdere.

Non sto a spiegare i retroscena, che sono irrilevanti. So solo che, di fronte all’impossibilità di realizzare un mio volere, quel giorno mi trovai ad abbozzare. Avevo fondamentalmente due opzioni: puntare i piedi e fare i capricci, chiedendo tutto e subito senza compromessi, beccandomi sicuramente una mazzata ma restando “duro e puro”, oppure ottenere la metà di quello che volevo. O mezzo o niente, senza soluzioni tipo “niente oggi, ma domani tutto”.

Scelsi di accontentarmi a metà. E diventai adulto (o forse ne presi semplicemente atto). Ecco che cosa è essere maturi: saper distinguere gli obiettivi, capire che la frase “a tutti i costi” significa aver la forza di sostenere “i costi”. E soprattutto capire che l’intransigenza è una dote fondamentale, ma è un lusso, oltre che un bene scarso: qualcosa che si può applicare solo dove REALMENTE è importante essere inamovibili, estremisti, integralisti.

Mi rendo conto sempre più che maturare significa capire la necessità “umana” del compromesso. L’avevo capito a naso, poi al liceo ho studiato Hobbes e il concetto di “stato di paura” mi ha chiarito le idee. Le persone adulte, consapevoli, intelligenti e responsabili si accordano, fanno compromessi, trattano, cedono parte del proprio assolutismo alla ricerca della mutualità, del bene comune. Il male minore diventa un piccolo bene comune.
Da buon materialista penso che tutto questo non accada perché la gente tende al bene, ma per un puro e semplice utilitarismo o per senso di autoconservazione: in molti casi il prezzo dell’assolutismo è troppo alto da pagare. Meglio accontentarsi che soffrire.

Ecco, siamo in Paraguay per questo, perché in Italia esiste ancora una sinistra non adulta, che non ha la maturità sufficiente per governare. E sotto sotto si vergogna a farlo: vogliono stare all’opposizione, così come ad una certa età ci si rifiuta di crescere, perché le responsabilità sono una brutta bestia da gestire.

Usciamo dall’ideologia, dai pensieri in grande e andiamo sul pratico. Nel 1998 Rifondazione Comunista uscì dal primo Governo Prodi, facendolo cadere. Lo fece perché a loro detta Prodi “non dava abbastanza ai poveri”. Non volevano mediare, volevano tutto & subito senza compromessi.
Il risultato è stato che le elezioni seguenti sono state vinte dalla destra, che ha massacrato i poveri e già che c’era anche la classe media.

Ora è caduto, per la seconda volta, il Governo Prodi. Non più per la defezione di un intero partito ma per la debolezza del partito che nel 1998 lo fece cadere. Per qualche strana geometria astrale in questo paese esistono ancora partiti che candidano e fanno eleggere nei propri ranghi un tot di trotzkisti, di estremisti, di “xxxisti” un po’ inquietanti.
Se ricordate, ai tempi delle elezioni chiesi di non votare i partiti della sinistra estrema e dei Verdi proprio per questo motivo: perché nelle loro liste c’erano persone antagoniste, incapaci e assolutamente non disposte a governare: gente che non crede nel sistema ma chiede a gran voce di farne parte per poi rompere tutto. Dissi che votando così ci si metteva nei guai. Avevo – disgraziatamente – ragione.

Sì, ok, è anche colpa della legge elettorale, dei brogli e bla bla bla. Ma il risultato è che quei partiti non sono stati in grado di controllare gli estremisti degli estremisti. E ora la destra trionfa.

Guardiamo in faccia i risultati del Senatore Turigliatto e dell’altro di cui mi sfugge il nome. E’ caduto il Governo che ha spernacchiato Bush e fatto tornare i soldati dall’Iraq. Alle prossime elezioni stravincerà la destra con percentuali bulgare. E faranno una politica talmente filoamericana da sfiorare il porno-gay austriaco.

Chi è così avventato da preferire il disastro ad una soluzione magari non soddisfacente al 100%? Gli stupidi, gli illusi. E soprattutto gli ingenui, gli immaturi, i bambini. Ora mi aspetto il commento di qualcuno che, invasato, dirà “sì, sono uno stupido, un illuso, ecc. ma…”. Ecco, in quel “ma” c’è tutta la mia disperazione di uomo di sinistra. E c’è la differenza tra chi è pragmatico, “materialista” (che vecchio parolone desueto che sa di Marx, che resta un evergreen) e chi è velleitario.

Meglio Berlusconi e Calderoli o un governo di sinistricchia? Meglio la sinistricchia, non c’è storia. Qualcuno nel 1998 pensò che il “disastro” della caduta di Prodi servisse a fare una sinistra migliore. Il risultato è questo.
Quante mazzate dobbiamo auto-procurarci prima di imparare la lezione?

Il povero Carlo Marx si rigira nella tomba. Lui che scriveva che il comunismo era l’arte del possibile, che era sì un’utopia, ma soprattutto un insieme coordinato di pratiche e di analisi del reale e del *possibile*.

Ecco, il possibile. Mi considero un adulto da quando, di fronte ad un problema, so valutare le opzioni possibili, non quelle teoriche, quelle ideologiche, ecc.
Si diventa grandi quando si fanno i conti col presente, con la realtà, con la contingenza. E gli estremisti, gli illusi, i poverini, gli scazzati, i tizi in buonafede che hanno votato Comunisti Italiani, Rifondazione, i Verdi (e Di Pietro, che al di là di se stesso ha una classe dirigente inquietante, vedi De Gregorio) non fanno questo confronto. O lo fanno e valutano male.

Ecco il risultato di questo estremismo. La peggiore destra clericofascista ai massimi storici e il Governo caduto. Ma davvero qualcuno si illude che una sinistra così, coi Caruso, i Turigliatto, ecc. possa continuare a governare? Ma ci rendiamo conto che *in nessun posto al mondo governa l’estrema sinistra*? (e non dico che questo sia un bene, ma vorrà pur dire qualcosa? vorrà forse dire che non è *praticabile* come soluzione?).

Non riesco a dire altro, non mi interessa il dibattito parlamentare. La lezione che ne traggo è che la Sinistra italiana è immatura per un buon terzo della sua forza. Ed è immatura sia come classe politica, sia come elettorato. Vorrei avere il tempo per analizzare le cause, ma il post è abbastanza lungo.

Signori, non è colpa dei politici: è colpa nostra. La sinistra italiana non può governare e non può che far comandare la destra per causa del suo elettorato che non è pronto, non è sufficientemente preparato, non è scaltro, forse non è nemmeno europeo.

Siamo in Paraguay (con tutto il rispetto per i paraguayani: si fa per dire). Sì, anche perché la destra è alleata con la Chiesa, ecc. Ma soprattutto perché abbiamo ancora un grosso pezzo di sinistra da paese latino, tutta retorica e moschetto, tutta con una concezione ginnica e antisistema della politica.

Questo è l’ultimo governo di sinistra o di centrosinistra che vedrò in vita mia. E non perché mi butto da un ponte, ma perché non ci sono le condizioni storiche perché la sinistra governi in Italia. E’ colpa nostra, ce lo meritiamo. Personalmente so di votare bene, so fare i compromessi, ecc. Ma non ho fiducia nei miei “compagni”, non mi piacciono, non mi convincono, non mi sembrano adatti a guidare un paese.
Ricordiamoci una cosa: la sinistra italiana prima è “italiana”, poi (forse) è sinistra.

Sì, la destra italiana, con quel misto di devozione e malaffare, è sicuramente peggio. Ma è più furba, più scaltra, più lesta nel capire cosa fare. Comanderanno loro. E torneranno cattivissimi, stavolta. Loro sono adulti e già infami.
Pensiamo alla salute.

Il mio penultimo pensiero agli avventuristi, agli ipercritici, agli scalfarottiani, agli antagonisti. Non ce l’ho con voi. E quando Previti tornerà a decidere delle nostre vite vedrete che si ricorderà dei tanti piacere che gli avete fatto. Sarete sempre in tv, a vezzeggiarvi nella vostra nuova parte di “mostro ufficiale di corte”.

L’ultimo pensiero è per me, più illuso di tutti. Essere liberal di sinistra in Italia è assurdo, demenziale, quasi osceno. Mi chiedo chi me lo fa fare: faccio appelli al realismo e poi sono il più psichedelico dei sognatori.
Sognavo Olof Palme e mi danno Mastella, Paolo Cento, Bonelli, Caruso.
Visto che sono colpevole pure io, ne pago le conseguenze: non me ne scappo all’estero e mi subisco Berlusconi da qui all’eternità. Continuerò a votare a sinistra, ogni volta mi illuderò che qualcosa cambi e ogni volta me la prederò nel didietro. Ma d’altronde sono tifoso del Toro: se ho creduto che Pato Hernandez fosse il vice-Maradona, posso tranquillamente credere che l’Italia confini con la Svezia e non con il Paraguay.

Scatta il gioco della bottiglia

February 20th, 2007 § 7 comments § permalink

Al di là del giudizio umano (“poverini”) e del giudizio estetico (“fossi una rivista di bioarchitettura ci farei un servizio”), la vicenda della famiglia di slovacchi che vive in una casa i cui muri sono fatti di bottiglie di birra riciclate è notevole per un solo grande aspetto: è comparsa come notizia-fotocopia su 3 quotidiani. Ecco qui: uno, due e tre.

Attenzione, non sto parlando di notizie simili e non sto tirando fuori l’ormai abusato discorso dei giornali troppo uguali tra loro. No, sto proprio parlando di notizie identiche parola per parola, con le stesse foto.

Ovvio che è andata così: la notizia è uscita su un’agenzia e le 3 testate – Stampa, Corriere, Repubblica – hanno pensato bene di riproporla così com’è (anzi, La Stampa ha cambiato impercettibilmente l’attacco, ma il resto è uguale).

Niente di grave, visto che giornalisticamente c’è di peggio, però un pensierino a come erano le redazioni una volta è lecito farle.
Insomma, fino a non molti anni fa un minimo di deontologia professionale giornalistica obbligava moralmente a prendere le agenzie e “imbrodarle”, cioè cambiarle un po’, adattarle.

Anzi, quella prassi era un’ottima palestra per giornalisti in erba, obbligati a ricucinare una notizia in fretta e in modo originale: un esercizio di scrittura che non può fare che bene.

Oggi, invece, nemmeno quello. Capisco che una cosa simile accada in caso di emergenza, tipo quando c’è una disgrazia, le notizie si susseguono e non c’è tempo per rifraseggiare quanto arriva dall’ANSA, dall’ADN-Kronos, dalla Reuters, ecc. Ma ridursi a copiare una notizia ehm marginale come questa, bah…

Ad un certo punto, se è così che si fanno i giornali online di questi tempi, tanto vale abbonarsi all’ANSA, leggersi direttamente le agenzie e mandare tutti a stendere. Ma forse facciamo già così: mi accorgo che dei quotidiani online leggo solo le news minuto dopo minuto (che altro non sono che agenzie sminuzzate) e i corsivi.

Perché oggi non ho sfilato a Vicenza (e se ci fossi stato mi sarei indignato per la solidarietà alle BR)

February 17th, 2007 § 51 comments § permalink

La manifestazione di oggi a Vicenza è la dimostrazione pratica dello sfascio umano e politico in cui è – temo irreversibilmente – finita la coalizione di centrosinistra che attualmente governa l’Italia.

Metto subito le mani avanti: sono di sinistra e vengo da una famiglia di sinistra, ho anni di militanza alle spalle (di cui vado fiero) e sono tutto tranne un antipolitico. Però mi cascano le braccia a vedere come si è ridotta male la sinistra italiana in questi anni.

Parlo della questione della base statunitense a Vicenza perché è emblematica, ma è uno solo degli elementi che mi fanno disperare e pensare che questo è l’ultimo governo di sinistra che vedrò in vita mia in Italia. Sì, penso che CERTA sinistra ci condannerà a un secolo di Berlusconi (che sarà clonato e non si schioderà dalla poltrona fino a quando l’Italia intera non sarà una gigantesca Milano 2).

Torniamo a Vicenza. Rimetto le mani avanti. Io sono contrarissimo alle basi militari statunitensi in Italia e lo sono pure a quella di Vicenza. Non sono mai stato antiamericano (anzi, penso tutto il bene possibile degli States e NON del loro presidente, ovvio), ma mi sembra naturale che le basi statunitensi stiano negli Stati Uniti. E non ho notizia di “basi alla pari”, cioè basi militari italiane negli Stati Uniti. Già capivo poco le basi NATO che, sforzandosi un po’, potevano essere utili contro un eventuale atatcco dell’Unione Sovietica. Ma ora, nel 2007, le basi NATO sono inutili e quelle statunitensi inspiegabili. Insomma, ognuno padrone a casa sua, tanto per citare uno slogan leghista che casca a fagiolo.

Pur essendo contro le basi statunitensi in Italia e augurandomi che vengano smantellate tutte al più presto, mi chiedo quanto sono cretini quelli che hanno manifestato oggi a Vicenza. Il fatto è questo: il governo precedente ha preso un accordo con gli USA (sciagurato, infame, orribile) per raddoppiare la base americana a Vicenza. E’ un accordo che vede coinvolti i militari americani, Berlusconi e il sindaco (di destra) di Vicenza. Insomma, proprio solo la destra può volere una cosa così idiota come il raddoppio di una base militare straniera in terra italiana.

Purtroppo, però, i patti si devono rispettare. E il governo di centrosinistra attuale li ha rispettati. Chi ha manifestato oggi non capisce una piccola cosa, cioè che i governi passano, ma lo Stato resta ed è uno. Quindi non è facile nè intelligente violare i patti – soprattutto in politica estera – perché è cambiata la maggioranza. Se tradiamo un patto, ne paghiamo le conseguenze come paese e non possiamo dire “lo hanno deciso quelli prima”: gli Stati si relazionano con gli Stati e non con le maggioranze di governo. Insomma, se tradiamo un patto, la comunità internazionale capisce una cosa sola: l’Italia ha tradito un patto. E non c’è modo di spiegare che no, è colpa di Berlusconi, ecc.
Chiunque abbia un minimo di cultura di governo sa che sarebbe un danno gravissimo violare un patto preso in precedenza con una potenza straniera (preso dal paese, anche se voluto solo da Berlusconi e compagni di merende): il danno in credibilità internazionale sarebbe enorme, ben più clamoroso del fastidio di avere una base americana in più. Già abbiamo la fama di inaffidabili, figuriamoci se ne combiniamo una così.

Ed è proprio questo lo spirito con cui il governo di centrosinistra non ha opposto problemi alle scelte fatte dal Comune di Vicenza e dal governo precedente. Attenzione, la scelta di raddoppiare la base non è stata *approvata* dal governo, semplicemente non hanno (giustamente, aggiungerei) trovato elementi da opporre.

Ed è proprio questo lo spirito con cui ha agito il governo: obtorto collo non opporsi ad una scelta altrui e non condivisa. Insomma, è palese che a qualsiasi persona civile l’idea di una base straniera in casa propria non piace. Però a volte bisogna fare scelte impopolari perché sarebbe più impopolare farne altre. Insomma, sicuramente il governo Prodi non avrebbe fatto l’accordo infame fatto da Berlusconi, ma ha dovuto onorarlo ugualmente.
Governare è anche questo, ma certa sinistra non lo capisce.

E a me questa sinistra capricciosa, invasata dal “tutto e subito”, incapace di mediare, scarsa nell’analisi (o palesemente in errore), sempre pronta a vedere complotti, nemici e traditori quando non ottiene il 100% di quello che chiede, oltre che  incapace di fissare strategie e obiettivi politici con chiarezza, non piace affatto.
E’ un bambino viziato e del tutto irresponsabile. E neppure dei più intelligenti.

Una volta pensavo fosse un problema della classe politica, ma poi mi sono accorto che è colpa della gente, cioè di quelli che votano il 12-15% rappresentato oggi dalla sinistra antagonista/massimalista. Sono tantissimi. Nei paesi civili, come Francia e Germania sono un terzo, il 4-5%. Qui no, imperano e fanno danni con il loro massimalismo miope.

Io a questi partitini e ai poverini (non riesco a definirli diversamente) che li votano contesto una mancanza totale di visione sul mondo. Riescono solo ad occuparsi con grande enfasi di piccoli e grandi problemi contingenti, ma non hanno un’idea precisa di come vorrebbero l’Italia. Vogliono candidarsi a governare ma odiano la Polizia e l’Esercito. Vogliono gestire l’economia ma sono pregiudizialmente convinti che tutti gli imprenditori siano per definizione dei ladri ammazza-operai e tutti i lavoratori dipendenti hanno ragione comunque e sempre (anche gli assenteisti: per quello che non vogliono la meritocrazia negli uffici pubblici). Vogliono gestire la politica estera ma sono propugnatori di odi nazionali precostituiti. Ma come fanno a guidare un paese?
Sanno benissimo cosa non vogliono, ma non sanno cosa vogliono. Gente così può solo stare all’opposizione. E comicamente lo fa anche quando è al governo. E ci ride dietro chiunque.
Ma la cosa grave è che questa sinistra infantile e ignorante è totalmente incapace di dirsi basta: sembrano tutti presi da una spirale che li spinge ad essere sempre più di sinistra, sempre più antagonisti, sempre più intransigenti ai limiti dell’ottusità. E soprattutto sempre più disposti a tollerare atti ignobili, gente orribile, azioni infami.

Ecco, io sono indignato come uomo di sinistra per questo fatto: oggi in quel corteo composto da una sinistra “latina”, incapace di una cultura di governo, animato da buone intenzioni ma incapace di proporre soluzioni o mediazioni, è sfilato uno striscione di solidarietà alle aspiranti BR arrestate in questi giorni.

Lo striscione di solidarietà con le BR si è fatto tutto il corteo, senza che nessuno dicesse niente. Giorgio Cremaschi, boss della FIOM e persona che non stimo proprio perché rappresentante della sinistra che detesto (sempre più presente nel sindacato) ha avuto l’ardore di minimizzare, dicendo che sì, era uno striscione “sbagliato” (sbagliato???) ma che nessuno se lo è filato.

Ecco, quel pover’uomo di Cremaschi forse ignora il fatto che Guido Rossa, una delle prime vittime delle BR, era un suo compagno di sindacato. E ignora anche il fatto che se c’è qualcuno che inneggia alle BR va ALLONTANATO, DENUNCIATO e se possibile preso a calci nel culo (di punta) da qui all’eternità.

Proprio solo quella sinistra lì, dei luddisti, degli antimodernisti, dei NOTAV, dei deturpatori di monumenti, degli sfasciavetrine, dei fricchettoni,  ei massimalisti, degli illusi che si definiscono ancora “comunista” nel 2007, poteva tollerare uno striscione simile.

Io mi vergogno, sono incazzato come una bestia, ho una voglia clamorosa di calpestare le aiuole. E mi chiedo quale credibilità possano avere delle forze politiche che lasciano qualcuno gridare ai cortei “10, 100, 1000 Nassirya” o sfilare con uno striscione di solidarietà alle Brigate Rosse.
Lo chiedo ai Dilberto, ai Marco Rizzo, ai Migliore, ai Pecoraro Scanio e ai Bonelli. Ma lo chiedo anche ai tanti che hanno votato la sinistra estrema o i Verdi. Siete contenti?

Siete contenti che su tutti i telegiornali d’Italia sia venuto fuori che al corteo c’erano striscioni di solidarietà alle BR? E siete contenti che questa infamia sarà fatta ricadere ad arte su TUTTA la sinistra, inclusa quella che a quel corteo non c’era, quella che ha sempre combattuto il terrorismo con fermezza e quella nonviolenta?

Ecco, io chiedo conto ai manifestanti di quel silenzio nel confronto dei fiancheggiatori dei brigatisti. Sono allibito. Ci fosse stato il  servizio d’ordine dei DS (il mio partito), gli amichetti delle BR sarebbero stati presi a mazzate dopo 5 secondi. E avrebbero fatto bene.
Ma perché nessuno li ha almeno fischiati? Perché nessuno è andato lì a cercare di cacciarli dal corteo? Perché?
Quel silenzio tollerante di un intero corteo mi spaventa. E mi spaventa che tutti cerchino di minimizzare.
Guardate – lo dico ai tanti aspiranti estermisti, agli ipercritici di sinistra, agli scazzati – che state esagerando; quella sinistra lì sta prendendo una brutta piega, il vostro isolamento umano e temporale è clamoroso e siete presi da una spirale di odio e antagonismo che, credo, meriti un po’ di riflessione. Fermatevi un attimo e pensate.

Lottare per un mondo migliore non è questo. Essere di sinistra non significa essere solidali con chiunque si dica di sinistra o ammanti le proprie nefandezze con simboli “amici”. Militare non significa giustificare la violenza.

Io non so quali cattivi pensieri passino per la gente che vota i partiti di estrema sinistra, perché non sono come loro. Però ho il timore che sotto sotto tra i 70.000 di quel corteo serpeggiasse un po’ del marcio che spinge qualcuno a solidarizzare con le BR. Insomma, un po’ di accondiscendenza, una doppia morale per cui “sì, sono terroristi ma in fondo in fondo se proprio dovessi scegliere…”
Smentitemi, se ci riuscite.

C’è qualcuno, tra quelli che leggono qui, che era al corteo? Spiegatemi, spiegatevi, fatemi capire come può essersi realizzata un’infamia simile.

Certo è che se fossi uno di voi mi vergognerei fino alla fine dei miei giorni. Io con i terroristi, anzi con la fotocopia ridotta dei terroristi, non voglio avere nulla a che fare.  E se fossi stato così impreparato politicamente da essere al corteo, come minimo me ne sarei andato.

Un’altra killer application per i cellulari Nokia. E intanto l’iPhone invecchia male…

February 14th, 2007 § 35 comments § permalink

A conferma del fatto Nokia continua ad essere una scelta praticamente obblgata per chi vuole utilizzare cellulari e smartphone realmente utili, ben disegnati e innovativi, ecco un’altra killer application, dopo l’ormai mitico Fring (da installare assolutamente, se il vostro telefono ha il wi-fi; per di più ora oltre a Skype e Google Talk supporta anche MSN!).

Stavolta non si tratta di una sorpresa, ma di una vecchia conoscenza. La faccio breve: Nokia si è accordata con YouTube (e già si era capito che Google aveva un debole per Nokia, visto che l’unico client mobile per Gmail che hanno sviluppato è stato fatto per l’E61) e entro poche settimane i telefoni finlandesi saranno pienamente integrati col più grande portale video al mondo. Anzi, YouTube sarà un vero e proprio servizio integrato nel telefono, una sorta di feature aggiuntiva.

Quindi si potrà evitare di ricorrere alla navigazione sul portale di YouTube, che è pesantino da caricare. Ci sarà, in compenso, una vera e propria interfaccia dedicata e installata sul telefono e che consentirà pieno accesso a tutte le funzionalità del servizio.

Avevo già letto la notizia ieri, d’altronde è tempo di 3GSM e le news volano. Però la cosa era troppo succosa e felice per essere comunicata con leggerezza: temevo ci fosse un inghippo. Da buon piemontese diffidente ho dovuto attendere la pubblicazione di questo video per crederci e bloggare. Nel video si vede pure all’opera un N95 e si nota pure la sua interfaccia decisamente originale e diversa dai Symbian attuali.

Non sono fan di nessuna marca, ma devo confessare che possedere un telefono Nokia ultimamente mi sta dando un bel po’ di soddisfazioni. Per di più lassù in Finlandia devono aver capito i miei (e non solo miei, credo) gusti e mi pare stiano facendo tutte le mosse giuste.

Per Nokia i rischi di essere superata in qualche modo dalla concorrenza si allontanano, se mai ci sono stati. L’iPhone per qualche minuto è sembrato una potenziale minaccia, non tanto per le funzionalità (decisamente limitate: è un feature-phone e non uno smartphone) ma per l’estetica.
Poi il prodotto annunciato da Apple ha iniziato ad invecchiare senza essere ancora stato nemmeno lontanamente commercializzato. Anzi, per essere precisi è stato battuto sul tempo e soprattutto nell’estetica (quindi nel suo unico punto di forza) dal soprendente LG by Prada che, lo confesso, è bellissimo, raffinato e ha un’interfaccia virata a seppia che è una gioia a vedersi. Insomma, il know-how di Prada si vede. (NOTA: non lo comprerei ugualmente perché ha gli stessi difetti dell’iPhone: schermo fragile e niente software di terze parti, ma lasciatemi dire che esteticamente questo è molto meglio)

Il vero elemento critico del cellulare di Prada, a dire il vero, è un puro e semplice fatto: è un prodotto reale, tangibile e già in prova al 3GSM in questi giorni. Non è puro vaporware come l’iPhone, cioè un prodotto annunciato e commercializzato qui in Europa non prima del prossimo inverno: è un pezzo di hardware che a brevissimo sarà in vendita. Insomma, è un prodotto sviluppato e messo sul mercato molto prima dell’iPhone e di cui si aveva notizia da tempo (lo specifico onde evitare di trovarmi qualche commento insulso tipo “LG ha copiato Apple”).
Divago: forse siamo di fronte al primo errore di Apple nel mondo – per lei nuovo – della telefonia mobile, cioè l’aver annunciato un prodotto con così largo anticipo sulla commercializzazione. Sembra incredibile, ma l’iPhone a questo3GSM sembragià veccho: i concorrenti hanno tempi di reazione (e di raggiungimento del mercato) decisamente più rapidi. E hanno mercati già stabiliti, oltre che prezzi più umani: basta dare un’occhiata ai modelli di telefono presentati in questi giorni per capire che tra 6-7 mesi l’iPhone sarà una specie di fossile, se nel mentre non viene completamente rinnovato.

Tornando a Nokia è evidente una cosa: nel suo catalogo i modelli di lusso e stilosi non sono mai decollati, credo in gran parte perché bruttarelli (i Vertu sono una cosa da Briatore o da mafia russa e l’8800 era proprio una schifezza). Il nuovo LG Prada fa decisamente paura: sta avendo una visibilità mediatica notevole, al 3GSM i giornalisti fanno di tutto per vederlo e sui siti specialistici e di appassionati generici sta facendo strage, sebbene sia povero di funzionalità tanto quanto l’iPhone.
Se Nokia deve temere un mercato è proprio questo: lassù in Finlandia fanno telefoni ottimi, progettati in maniera ineccepibile e fondamentali per chi fa business in mobilità o per il tempo libero. Per il pubblico modaiolo, quello che vuole sfoggiare il cellulare come un accessorio estetico, l’offerta di Nokia non è all’altezza di un concorrente come l’LG Prada.

Magari si adegueranno. Devo confessare che il tema mi coinvolge poco, giacché detesto gli oggetti alla moda, la superficialità e salto a piè pari le pagine di moda di Vanity Fair perché le trovo insultanti per la mia intelligenza (Pietro, adeguati!). In ogni caso, se Nokia riuscirà a vendere il cellulare non solo ai businessmen ma anche ai cretinetti modaioli, tanto di guadagnato per loro.
Nel mentre, tenendo conto anche del fatto che tra pochissimo parte la Coppa America, forza Prada!

A ridere poco si diventa brigatisti (o ad avere un nome imbarazzante)

February 13th, 2007 § 23 comments § permalink

Non riesco ad immaginarmi cosa spinga nella realtà un uomo a trasformarsi in un terrorista e a pensare la propria esistenza come una costante guerra contro il prossimo.

Davvero, è una cosa che non sarei in grado di fare. E non perché mi mancano la follia di base o l’incazzatura perenne. E’ che mi riderei in faccia da solo, se scrivessi o pensassi come le BR italiane: il più grande concentrato di retorica patetica, iperbolica e assolutamente avulsa dal mondo reale (a roma direbbero “avursa” e la sola parola varrebbe per tutto il concetto), una cosa al cui confronto De Amicis era un minimalista contemporaneo.

Ogni tanto provo a pensare quali mali dovrei passare per fare un errore così tremendo, per perder qualsiasi senso del ridicolo (perché se uno ce l’ha, alla prima gita in campagna per imparare a sparare scoppia a ridere e al primo volantino si vergogna e va a farsi furbo). Non ho molte spiegazioni.

Diciamo che non mi sorprende il fatto che stavolta ci siano di mezzo i centri sociali. Li ho difesi per anni, in nome del fatto che in effetti nei primi anni Novanta erano luoghi di aggregazione con un po’ di proposte musicali potabili, al prezzo di proposte politiche imbarazzanti. Poi ho capito di aver sbagliato.

Quell’ambiente l’ho vissuto da dentro per quasi tutta l’adolescenza. E a parte la più grande collezione di sfigati e di figli di papà al mondo non ho mai visto eversori. Al massimo tanti wannabe che hanno il sogno bagnato di essere dei novelli Che Guevara e al più finiscono nei Cobas.

Però di recente mi è scattata una riflessione. Il fatto è che i centri sociali sono in crisi, non ci va più nessuno, sono desolantamente vuoti e tristi. L’età media degli occupanti è sui quaranta, le anfetamine hanno lasciato spazio al Voltaren e, insomma, l’appeal del ribellismo adolescenziale stona un po’ con le stempiature. E gli slogan rimbalzano contro le pareti vuote, dove una volta i 99 Posse (ora estremisti di una major che non vuole togliere i DRM…) riempivano le sale di paninari in trasferta.

Ecco, il problema è proprio questo. Ci siamo mai interrogati, a centri sociali pieni nei primi anni Novanta, su cosa sarebbe accaduto “dopo”?

Questo è il dopo: hanno reagito male all’isolamento prima umano e poi politico. Ragazzi, l’insuccesso genera scazzo. Perché, diciamolo, ci sono modi più intelligenti e produttivi di essere estremisti. Non voglio mettere in discussione l’opportunità di esserlo (per quanto mi riguarda, no grazie), ma le modalità sì.

E francamente nel mondo dell’extrasinistra torinese ho quasi sempre visto gente impreparata, triste, presa male per mille altri motivi e completamente inadatta ad un ruolo di avanguardia.

Insomma, dei “sad few” vestiti male, prigionieri di parole d’ordine tirate fuori dalla formalina degli anni Settanta e totalmente incapaci di rinnovare, di svegliarsi, di fermarsi un attimo e ridere del loro sussiego.

Ricordo che negli ultimi anni della mia militanza extrasinistra avevo ormai preso tutte le distanze possibili, ma mi mancava il coraggio di “tagliare”. Con i pochi intelligenti che ho conosciuto in quell’ambito avevamo una specie di giochetto dadaista: prendevamo in giro gli slogan più invasati in voga in quegli anni, storipiandoli in modo demenziale, oppure alle assemblee facevamo finte citazioni del “compagno Mao”, ovviamente senza che gli altri capissero, presi com’erano dallo spettinarsi il ciuffo.

Per aggiungere insulto all’ingiuria, all’epoca trasmettevo nella radio degli “autonomi” (da che?) e avevo una trasmissione che si chiamava “L’ora del futile”, che per i non informati era una storpiatura del terribile inno di Lotta Continua “L’ora del fucile”, cioè una vomitevole cover di “Eve of destruction” con un testo vergognoso (ricordo che parlava di operai polacchi – sic – che scendevano in piazza “con la giusta violenza” e poi ricordava ai “compagni” che era suonata l’ora del fucile…).

Ecco, in quella trasmissione, sebbene sbarbatelli poco più che diciottenni, provavamo a fare dell’ironia su quel mondo lì. Magari ironia dall’interno, ma insomma cercavamo di far ridere il “movimento”, di faro riflettere su quanto era “peso”, su quanto si rifugiava in clichè abusati e vuoti.
Ovviamente fummo criticati, messi in mezzo, praticamente processati, ecc. Insomma, da quelle parti girano tante canne e ben poca ironia. Ma proprio poca.

Il mio timore è che quel sussiego, quel prendersi sul serio mentre si odia, quel greve assemblearismo in cui potevano parlare tutti ma se non eri d’accordo coi capetti tu zittivano, lasciato solo a se stesso ha fermentato ed è irrancidito, gettando tutti nello sconforto e nelle iperboli ancora più ehm… iperboliche.

E dagli sfanculamenti alle assemblee, i meno ironici di tutti sono passati all’immaginarsi nemici dello Stato e a progettare rapimenti e gambizzazioni che – fidatevi – sarebbero stati tanto fantozziani quanto inutili. Perchè questi, ricordiamocelo, stanno alle BR come gli Audio 2 stanno a Battisti. Però, lasciati soli con le loro iperboli, fanno danni se nessuno passa di lì e gli dice “ma gaute la nata” (“fatti furbo”, figurativamente, in piemontese: non vorrei essere ripetitivo, ma leggetelo ‘sto “Pendolo” di Eco!)

Pensavo a tutto questo, cioè alla gente che non sapeva ridere. E mi accorgo che in effetti è un tratto comune di tutti gli “ismi” dolorosi che imperversano in questi anni. Gli integralisti musulmani? Non ridono. I cattolici? Nemmeno, anzi è peccato perfino la maschera carnevalesca di Gesù (ci sto: allora per lo stesso motivo annulliamo tutte le vie crucis, i presepi viventi, le sacre rappresentazioni, ecc.). I fascisti? Giammai, è da donnicciole. Gli ultras picchiatori? Neanche a parlarne. E così via.

Da allora, dopo aver fatto a 19 anni la scelta “istituzionale” (grazie ad un amico che mi invitò a cena in una casa di operai veri, facendomi scoprire la vera miseria e la forza delle idee *pratiche* di fronte ai problemi e contemporaneamente dimostrando la pochezza degli assolutismi estremistici con cui avevo ammantato il mio ego da onanista tardo-adolescente), diffido di chi non ride o, peggio, di chi non vuole che ridano gli altri. E’ gente che un po’ mi fa schifo e – molto – mi spaventa.

Ok, l’ho presa un po’ alla lontana ma è l’unico motivo reale che sono riuscito ad individuare.
Anzi, ce n’è un secondo, ma riguarda uno solo dei coinvolti in questa patetica storia di BR di princisbecco: se di nome fai Amarilli, non puoi che odiare il mondo e avercela con tutti. C’è poco da fare.

Lost 3×07 – Not in Portland (in effetti…)

February 10th, 2007 § 6 comments § permalink

Mettiamola così. Primo: il ritorno di Lost, che negli Stati Uniti è stato spostato di orario per non confliggere con “American Idol” (cioè la versione yankee di “Amici” di Maria De Filippi) è stato un successone, tenendo conto della fascia. Teniamo da parte tutte le considerazioni su un popolo che preferisce a Kate e Sawyer della gente sgradevole che canta e balla cose sgradevoli.

Secondo: maltrattiamo un po’ il titolo di un grande film (in verità massacrato all’epoca da critica e pubblico, ma fa lo stesso) e riassumiamo la puntata 3×07 dicendo solo “la mia droga si chiama Juliet”. Uno dei meriti di Lost è che riesce perfino a farmi concedere delle licenze al mio talebanismo pro-brune, il che vi assicuro non è facile.

In ogni caso, grande puntata in cui la tensione si taglia con un grissino, con – come dice Svaroschi – un evidente momento alla Final Destination, che tutti quanti abbiamo colto con sommo piacere.

Puntata citazionista, tra Star Wars (l’avete notato che Sawyer ha fatto tutto il tempo battute basate su guerre stellari, inclusa una sugli Ewok?), Arancia Meccanica (la stanza 23 è un mio mito: qui trovate il video in Youtube) e Fuga da Alcatraz. Con in più un po’ di dramma medico (e per una volta Jack stronzissimo, genere Dr. House), una inquietante citazione di Jakob/Giacobbe (riferimento biblico o riferimento al misterioso Jakob, compilatore della lista dei naufraghi da “rapire”?), una nuova (o vecchia conoscenza?) corporation dai modi misteriosi e pure un nuovo personaggio con un nome da filosofo (Edmund Burke).

Where am I?

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