Blu Ray vs HD-DVD: ai porci l’ardua sentenza

January 17th, 2007 § 23 comments § permalink

Sto seguendo da un po’ l’ennesima guerra di formati tecnologici che fa male al mercato, agli utenti e rompe le balle. Parlo, ovviamente, della battaglia per decidere quale formato sarà realmente il successore del DVD.

Attualmente si confrontano, scusate se banalizzo, HD-DVD e Blu Ray, formati in grado di far impallidire il “povero” DVD e i suoi 4,7 Gb di dati per layer.
Feature, prestazioni e capacità sono simili (perdonate la banalizzazione), anche se inbubbiamente il Blu Ray sembra essere lo standard più avanti e soprattutto il più diffuso, tanto che compare già su un po’ di modelli di notebook di fascia alta e, soprattutto, sarà presente di default sulla PS3.

Sembrerebbe una battaglia (inutile) vinta da Sony, che è la principale beneficiaria della tecnologia Blu Ray, contro i supporter di HD-DVD (su tutti Microsoft, che non a caso ha un lettore HD-DVD per l’Xbox 360), ma c’è un “ma”…

Nelle guerre di formato non è la qualità tecnologica a decidere, ma è il mercato. Se si vendono più Blu Ray, tempo un mese e i concorrenti si adegueranno. Se accade il contrario, idem. Se pareggiano, aspettiamoci (a prezzi più alti) lettori ibridi (già ce n’è uno in arrivo), esattamente come è capitato coi DVD+R e -R.

Il problema, quindi, è capire cosa farà il mercato e non le aziende produttrici di computer, che sembrano aver scelto il Blu Ray in maggioranza.
E qui casca l’asino, perché la storia della tecnologia è piena di esempi di veri e propri ribaltoni causati dal mercato contro le indicazioni o le previsioni dell’industria.

Ricordate il VHS? Decenni fa vinse la sua guerra di formati contro il Betamax, supportato dalle major cinematografiche e dato per vincente sicuro, pur essendo il formato peggiore come qualità, compressione, ecc.

Il motivo? Uno solo: il porno. Già, chi voleva comprare o affittare un film porno si doveva adeguare: o comprava un lettore/registratore VHS o ripiegava sul catalogo di Postal Market o faceva una bella doccia fredda.
I titolari della licenza Betamax, infatti, non acconsentivano alla pubblicazione di pornografia sul loro formato. Errore clamoroso: di fatto col VHS nacque l’industria dell’home-video e in primis il consumo casalingo del porno, attività fino ad allora impensabile e poco praticata da ricchi possessori di Super8 oseè.
Fu subito un boom e il Betamax, vincitore annunciato, finì con le pive nel sacco. (Se qualcuno di voi ha visto “Omicidio a luci rosse” di Brian De Palma, sicuramente ricorderà la fatica che fa il protagonista ad ottenere il film incriminato in versione Betamax)

Con la nuova guerra dei formati si rischia uno scenario simile, anche se gli esiti sono meno scontati che allora.
I titolari del formato Blu Ray, infatti, stanno facendo i salti mortali pur di impedire al mercato del porno di utilizzare il loro formato. Boh, forse hanno la memoria breve. Oppure ragioni che non colgo, magari puritane.

Ovviamente per l’HD-DVD è un invito a nozze. E non a caso alla fiera dell’industria pornografica che si tiene a Las Vegas a due passi dal CES i produttori di pornazzi non hanno avuto dubbi: scelgono l’HD-DVD che, a loro detta, è più facile e meno costoso da produrre rispetto al Blu Ray. Vero, il secondo garantisce maggiore qualità video, ma suvvia: è l’ultima cosa a cui si fa caso cercando di non morire di noia guardando un film porno, no?

Resta un interrogativo. A parità di scenario accadrà lo stesso ribaltamento di fronte?

Sono dubbioso. Da un lato capisco che l’industria del porno abbia un fatturato e un giro d’affari non trascurabile.
Dall’altro mi rendo anche conto che l’home video in generale potrebbe diventare un fossile tecnologico, tra un po’. Insomma, l’IPTV è ormai una realtà tecnologica che difetta (per ora) di strutture e contenuti, ma non può che crescere e – credo – sarà il futuro.

Quindi, la possibilità di avere del porno su disco è così importante, ora che è così facile (più variegato e relativamente poco costoso) averne via Internet? Se la risposta è sì, il vantaggio di Blu Ray potrebbe assottigliarsi, sparire e chissà cos’altro. Se è no, bisogna capire quanto contano le dimensioni (a scrivere di porno bisogna fare mooolta attenzione al lessico, altrimenti si finisce nell’imbarazzo involontario) quanto conta l’entità del mercato del porno e quanto può incidere su scelte tecnologiche di questo genere.

Niente software di terze parti per l’iPhone: parola di Steve Jobs. Ma perché? Colpa di iTunes?

January 14th, 2007 § 61 comments § permalink

Visto che tutti si affrettano a smentire quanto ho scritto sull’iPhone – basandomi su un’analisi di Jupiter Research pubblicata dopo il keynote – e cioè che il secondo tentativo di Cupertino nel campo della telefonia mobile è un telefono su cui non è possibile installare applicazioni sviluppate da terze parti, ho chiesto a tutti di dimostrarmi il contrario.

Il risultato è un mutismo assoluto. Giusto qualche incauto se ne è uscito con un “Ma figurati se…”.
La questione puzza un po’: pigrizia dei fanboy? O mancanza di argomenti al di là della fede?

Beh, è bastata una mezz’ora sul Web per scoprire che sì, l’iPhone NON consentirà l’installazione di software terzi e va considerato un semplice feature phone (sicuramente con una dotazione di base generosa, ma assolutamente incompleta per gli standard del consumatore medio).

La fonte di questa notizia mi sembra abbastanza affidabile, per quanto riguarda il mondo Apple. Un certo Steve Jobs, in un’intervista al New York Times.

Bene, direi che la discussione – almeno su questo punto – è chiusa. E per quanto mi riguarda è svanita qualsiasi possibilità che io possa comprarmi l’iPhone.

Ora resta da capire il perché di questa scelta (assurda?, idiota?, suicida?, ragionevole?) di Apple.

La giustificazione di zio Steve è che – parole sue, traduzione mia – “questi sono aggeggi che devono funzionare, cosa che non accade se [tu utente, ndSuz] ci installi del software sopra”.
E poi c’è una giustificazione in più: “Cingular [l’operatore che supporta l’iPhone in esclusiva negli States, ndSuz] non vuole vedere la sua rete della West Coast collassare perché qualche applicazione si è incasinata”.

Non prendetemi per un anti-Apple a priori, ma qui mi incazzo: ci sta prendendo in giro. Lo dico da semplice utente che frequenta il mercato mobile e i suoi prodotti: la concorrenza riesce da anni ad aprire i propri cellulari ad applicazioni di terze parti senza problema alcuno. Perché la Apple no?

UN’IPOTESI DI SPIEGAZIONE

Non ho idee sul perché (anzi, sono bene accette, anche se temo che la gente riempirà i commenti criticando l’autorevolezza del New York Times “e poi chi è sto Jobs?”), però ho un’ipotesi.

L’ipotesi è che è tutta colpa di iTunes. Mi spiego, altrimenti suona strana.

Tu sei un’azienda come la Apple, che con i computer non ci campa e che che ha la fortuna di vendere milionate di iPod.
Gli iPod – pur non essendo il massimo là fuori – stravendono perché hanno un bel design e sono di moda. E ti permettono di realizzare guadagni nel tempo con iTunes Music Store, cioè il negozio online con cui la gente si compra i brani musicali – protetti da DRM – che tu vendi e su cui guadagni un tot a vendita.
Unica condizione per cui le milionate di iPod che vendi siano profittabili nel tempo è che questi riescano ad essere compatibili SOLO con iTunes e non con nessun altro “negozio musicale” online. E tu Apple sul binomio iPod-iTunes basi gran parte dei tuoi profitti. Insomma, ci campi e fai MOLTA attenzione a non metterti nei guai.

Con l’iPhone, che è un iPod che telefona e va su Internet, il rischio è altissimo. Cosa succede se – per esempio – Rhapsody, Napster o – orrore – l’accoppiata Microsoft/MTV ci mettono sopra un’applicazione che legge i *loro* file musicali e i loro DRM? E magari sviluppano un player musicale alternativo sull’iPhone, con tanto di applicazione host (alla iTunes) dedicata?

Ecco cosa succede. Capita che la condizione monopolistica di iTunes (l’unico negozio compatibile con gli iPod) viene meno. Con tutti i rischi che ne conseguono. Rischi che probabilmente Apple non vuole correre e la capisco: si gioca il suo core business. Ricordate con che rapidità fu cassato il negozio online di musica che creò, sfruttando una debolezza del firmware dell’iPod e di iTunes, una temporanea compatibilità con gli iPod? Apple gli mandò i celerini negli uffici. Ora capisco perché…

Attenzione: è una mia ipotesi, non una tesi. Non ho dati, ci ho ragionato un po’ su e non riesco a trovare altre soluzioni (ma ho poca fantasia, si sa).

Però, pensandoci bene, tutta questa ansia di controllo sul software dell’iPhone (solo il software Apple preinstallato, nessun software terzo e aggiornamenti certificati da Apple stessa solo via iTunes) mi pare tesa proprio ad impedire che qualcuno sviluppi programmi per iPhone, cosa che – in una condizione normale – sarebbe auspicabile: cosa può volere di più un produttore di hardware se non centinaia di software-house che sviluppano altrettante reason to buy per i propri prodotti?

Beh, io un’ipotesi l’ho lanciata. Mi affido ai tanti utenti, fanatici, conoscitori, esegeti, osservatori di Apple (e non solo) che frequentano questo blog. Assodato che non sarà possibile installare altro software, troviamo una ragione: almeno capiamo cosa ha in mente Jobs.

iPhone: la differenza tra utente e fan

January 14th, 2007 § 4 comments § permalink

Oltre ad essere un amico, il signor Distretto 71 usa i prodotti Apple da tempi non sospetti – cioè quando non facevano figo – e penso abbia anche un po’ di nostalgia per quei tempi (che poi erano quelli in cui anche io usavo i prodotti Apple).

E’ uno che ne sa, è uno che sa scrivere e soprattutto è uno che ha scritto un post sull’iPhone degno di nota.

E dimostra come dovrebbe ragionare un utente documentato, magari dubbioso, magari speranzoso e ottimista (lui si fida di Apple ma si riserva di capire prima di decidere, io no come di nessun marchio): obiettività, fatti, prove, cautela ed esperienza. Non a caso lui scrive i fondi su Applicando e altri no. 🙂

Insomma, un ragionamento credibile, argomentato e intelligente sull’iPhone, che arriva con una buona dose di cautele a conclusioni opposte al mio “se è così, non lo compro e ve lo sconsiglio”.

Quindi leggetevi il post sul suo blog (che leggerei quotidianamente, se solo si degnasse di scriverci!).

A margine: non so come prendere la cosa (magari è una vaccata), ma accade che su Amazon.de salta fuori che la versione base dell’iPhone (non so sulla base di cosa, visto che mancano quegli 8 mesi allo sbarco europeo) costa 899€.

Post-fotocopia: De-lurking Day

January 12th, 2007 § 26 comments § permalink

Ogni singolo blogger che calpesta questo pianeta oggi farà (o sta facendo o ha fatto) un post sul De-Lurking Day.

Il nome in inglese spiega una cosa semplice: c’è un sacco di gente che legge abitualmente alcuni blog ma lo fa in maniera anonima, cioè legge e non partecipa alla conversazione, non commenta, non linka, non manda mail all’autore, ecc.
Tutto legittimo, beninteso: ognuno è libero di approcciarsi alla Rete, ai suoi contenuti e ai suoi cittadini nel modo che più gli aggrada.

Il De-Lurking Day teoricamente dovrebbe essere il giorno in cui i lettori “anonimi” si palesano, lasciano 2 righe, si fanno vivi e fanno sentire che ci sono. Non so bene perché.

La cosa, in verità, mi lascia perplesso. L’anonimato o in generale la voglia di starsene in disparte sono necessità assolute. Cioè non si può essere “un po’ anonimi”. Quindi non saprei come mi comporterei se fossi un lurker (cioè chi appunto legge i blog altrui senza manifestarsi). Mi sembra di chiedere ad un timido di essere disinvolto ed estroverso per un giorno. Boh.

Nel dubbio, se volete de-lurkarvi, fatelo pure: non serve a niente, ma è una di quelle cose autoreferenziali che piacciono tanto ai blogger. Poi ci troviamo ai BarCamp (o al NoCamp di Vercelli, che è l’evento-culto del 2007 a cui è impossibile non partecipare) e facciamo a gara a chi ha delurkato più degli altri.   

Due cose aggiuntive su iPhone (e sui commenti)

January 10th, 2007 § 19 comments § permalink

Due comunicazioni rapide, sostanzialmente di servizio, a beneficio di chi commenta e blogga:

1) Se commentate e il commento non compare, non preoccupatevi! Il sistema funziona, è che Akismet – il plugin antispam di WordPress – si è mangiato il vostro commento. No problem: mi collego spesso e lo ripubblico. E’ colpa di Fastweb.

2) Se lo scriptino Ajax che fa comparire i commenti all’atto della loro redazione (tutti, anche quelli mangiati da Akismet) per caso non funziona, non martellate: il commento è stato preso lo stesso.

3) SMETTETELA DI SCRIVERE CHE L’IPHONE COSTA 499 o 599$ E SMETTETELA DI TRADURNE IL PREZZO IN EURO.

Non so più come scriverlo, l’ho postato ovunque ma siete cazzo siete LENTI! 🙂 Ora lo scrivo in stampatello, sperando che serva.

IL PREZZO DI 499/599$ E’ FATTO DA CINGULAR SE SI COMPRA UN IPHONE CON 2 ANNI DI ABBONAMENTO OBBLIGATORIO. A QUELLE CONDIZIONI CELLULARI DI FASCIA ALTA COSTANO POCO PIU’ DI 100 DOLLARI, NORMALMENTE: IL PREZZO E’ AFFOGATO NEL COSTO MENSILE DELL’ABBONAMENTO.

FATTA UNA DEBITA PROPORZIONE, UN IPHONE COSTERA’ – MIA PREVISIONE BASATA SU UNA PROPORZIONE CON ALTRI PRODOTTI DI CUI SO IL PREZZO REALE – ALMENO 800€ QUANDO ARRIVERA’ IN EUROPA, NELLA VERSIONE DA 8 GB.

Capitelo e adeguatevi, per piacere.

Il client e-mail che non c’è (o che non ho trovato)

January 9th, 2007 § 12 comments § permalink

Conosco poche persone che non fanno un uso massiccio della posta elettronica per il proprio lavoro: ormai è un elemento così importante nelle nostre vite dal non risultarlo affatto. Infatti la diamo per scontata, come il telefono cellulare

Ovviamente anche io faccio parte della schiera degli heavy-user della posta elettronica: ricevo una media di 50 messaggi di posta “pregnante” (cioè esclusi lo spam e le newsletter) ogni giorno lavorativo sul mio account principale, più una quantità non precisata su tutti gli altri account. E ne mando altrettanta.

E’ dal 2000 che conservo tutta la posta elettronica inviata e ricevuta, ormai ho dei file di backup .pst che tengono una quantità spaventosa di gigabyte (non li installo tutti: tengo da parte le “annate” più vecchie) e una rubrica che solo recentemente ho iniziato a scremare (usate Plaxo!)

Il fatto è che mi rendo conto che qualsiasi persona nelle mie condizioni riceve la bellezza di 10-15.000 e-mail in un anno. Sono tante e sono difficili da organizzare. E servono.

Credo che venire a capo della grande quantità di mail accumulate sia un problema comune a molti. Ogni volta che si tratta di trovare un messaggio, magari indietro nel tempo, ecco che scatta l’allarme: i client di posta sono leeeeenti, spesso non sono efficaci e offrono strumenti di ricerca ben poco intelligenti. Il più delle volte mi riduco ad usare la ricerca full-text, che ha tempi biblici su qualsiasi client abbia provato.

Per esempio mi capita di dover recuperare una vecchia mail da parte di qualcuno di cui non mi ricordo il nome, ma mi ricordo l’azienda per cui lavora. In questi casi non c’è verso: si è obbligati ad usare la ricerca full-text, a meno di non aver categorizzato (con un dispendio di tempo inquietante) tutte le mail ricevute.

Peggio ancora se mi capita di dover cercare una mail proveniente da una di quelle persone che – per lavoro – mi mandano decine di messaggi al giorno. A volte ci rinuncio, tanta è la fatica da fare.
Attualmente uso Outlook 2003 e mi accorgo che è uno strumento assolutamente inadeguato alle normali esigenze di un lavoratore del secondo millennio. Il client di per sè funziona, è relativamente veloce, non si scassa mai e – rispetto alle versioni precedenti – mantiene integro il file della posta anche in presenza di problemi sull’hard-disk.

L’unico difetto di Outlook è che fa un sacco di cose inutili (qualcuno ha mai usato la funzione “Diario”?) e non aiuta affatto l’utente ad organizzare il corpus di mail ricevute.

E’ esattamente questo il mio problema: ho troppe mail e ho serie difficoltà ad organizzarle, per esempio dividendole per cliente, per progetto, per date, ecc.
Vero, Outlook ha uno strumento – le “Categorie” – che  permette di associare ciascuna mail ad una o più categorie liberamente scelte dall’utente, ma è incasinata da usare (prevede un numero inquietante di click per la categorizzazione e uno ancora più alto per la sua visualizzazione), non è versatile e si vede che è un concetto vecchio sebbene sulla buona strada. Teoricamente è una forma di tagging, ma ci credono poco.

Ok, ma cosa voglio dalla vita? Beh, sembra una banalità ma vorrei un client di posta elettronica che mi permetta di “taggare” i messaggi che ricevo e che invio.
In parte si può fare con le categorie di Outlook, ma non è la stessa cosa. Io vorrei un sistema dinamico e un po’ più intuitivo che, per esempio, mi permette di definire regole per cui tutte le e-mail che arrivano dal dominio @acme.com sono automaticamente taggate “Wile Coyote” e io ho facoltà di aggiungere altre tag.

Ma mi immagino già cose innovative, tipo un servizio che auto-tagga le e-mail in base ad un vocabolario preso dai subject o dal testo dei messaggi, tirandone fuori un glossario ragionato di tag: una sorta di indice analitico (magari con una sana blacklist di parole: si usano decine di software simili nell’analisi letteraria contemporanea).

Oppure un servizio che permette ai mittenti di taggare le mail inviate e consente a me ricevente di avere più facilità nel navigare tra l’elenco delle loro mail (un gioco da ragazzi con l’XML).
Per esempio, lavoro con una persona che mi manda volentieri anche una quindicina di messaggi al giorno, magari relativi a progetti diversi che entrambi riconosciamo. Sarebbe bellissimo se chi invia potesse taggare i messaggi spediti e questi tag fossero accettati dal client ricevente: finalmente non avrei una massa di mail indistinte speditemi da Tizio Caio, ma un piccolo universo di mail ordinate e con una tassonomia comprensibile, creata dal suo autore (ed eventualmente ibridata con la mia, aggiunta a posteriori). Ovviamente vorrei la possibilità di poter decidere le persone da cui accettare i tag, così come già ora su Outlook posso definire un “mittente attendibile”

Allo stesso modo, vorrei una pagina con elencate tutte le tag (va bene in ordine alfabetico, ma pure una tag cloud non mi imbarazza, se c’è in più) e la possibilità di raggiungere tutte le mail corrispondenti ad un tag specifico con un solo click.

Non suona nuovo, vero? Già, è il modello – che ormai consideriamo quasi banale – che c’è su Flickr, su del.icio.us e su altri tremila servizi Web 2.0.
Per la posta no, non è banale.

E’ un po’ di tempo che cerco online un client di posta vagamente 2.0, magari con una bella usabilità (es. il tagging è contestuale alla lettura/scrittura del messaggio, le regole sono intuitive, c’è un’interazione grafica, cartelle ricerca semplici, ecc.).

Finora non ho trovato niente, salvo il client di Gmail online, che praticamente fa tutto. Lo uso diffusamente, soprattutto nella sua ottima versione mobile (più quella specifica per Nokia E61), ma mi piacerebbe che funzioni simili fossero integrate nei client software.

Penso, per esempio, a Thunderbird. Che me ne faccio di un client di posta che è uguale in tutto e per tutto agli altri? Lo installo per simpatia? E la comunità di sviluppatori che sforna ogni 2 giorni una estensione per Firefox, cioè l’altro gioiellino di famiglia, perché non combina qualcosa di realmente innovativo con la posta elettronica?

Va detto che c’è pure qualcosa per Outlook: un po’ di aziende hanno sviluppato estensioni (che col 2003 sono meno incasinate da implementare) per aiutare chi lavora ad organizzare meglio la posta. Le ho provate quasi tutte (il 99% sono a pagamento). Nessuna vale i soldi che chiede. E a nessuno è venuto in mente di inserire tra le funzionalità un serio servizio di tagging dei messaggi.

L’impressione finale è che per un po’ sarò costretto a perdere mezz’ora al giorno in ricerche sul client di posta (ultimamente – se la mail non è vecchissima – mi collego a Gmail e uso la ricerca online: è quasi istantanea) e ad un’organizzazione manuale che è a macchia di leopardo (precisissima quando ho tempo, pietosa quando non ne ho) e contribuisce al caos.

Certo, poi un bel giorno passerò ad usare definitivamente Gmail, che però ha il difetto di essere un client solamente online, mentre a volte mi serve consultare un vecchio messaggio in casi in cui non c’è connettività. Magari per quell’epoca il client sarà evoluto ancora e sarà ancora un po’ più completo (già oggi è innegabilmente un mito).

Fatto sta che mi lascia un po’ perplesso il fatto che nessuno finora abbia pensato di inserire un serio ed intuitivo servizio di tagging nei client di posta elettronica, visto che è così comune nei nuovi prodotti e servizi online e sembra ormai una costante in qualsiasi servizio che preveda un’organizzazione tassonomica. Ok, in questo caso sarebbe un tagging ben poco sociale, considerando (giustamente?) la posta un elemento personale, ma mi sembra molto utile all’utente.

Non ho ancora testato l’ultimo Outlook, quello della nuova release di Office, di cui mi dicono un gran bene: ho la versione trial installata su uno dei computer ma non ho ancora avuto il tempo per testarla.
Magari alla Microsoft ci hanno pensato, magari no. Vedrò.

Nel mentre cerco di non affogare nel caos. E se mi perdo qualche vostra mail, abbiate pietà e non offendetevi: date la colpa a Bill Gates (ci ha fatto il callo) o ai non-sviluppatori di Thunderbird. E obbligatemi ad usare di più il client online di Gmail.

 

Update: ho dato un’occhiata al nuovo Outlook 2007 e in effetti ha fatto un bel po’ di passi avanti: ora le categorie si possono mettere con un click addirittura dalla visualizzazione elenco messaggi o internamente ai messaggi stessi, con un bel bottone visibile e piazzato in mezzo.

Certo mancano ancora un po’ cose fondamentali, per esempio immettere una categoria nuova non è immediato, manca una pagina all Flickr con elencate le categorie (mentre Outlook mi obbliga ad usare un elenco di TUTTI i messaggi categorizzati, sebbene implodibile/esplodibile).

Come spazio in cui scegliere le categorie/tag dei messaggi, vedrei bene la barra “to do” (o “da fare”, se avete Outlook in italiano) che sta a destra, esattamente con la stessa interfaccia che ha WordPress: l’eleno spuntabile delle categorie e – sopra – il textbox in cui inserirne di nuove. Semplice, rapido, efficace.

Ma soprattutto manca una feature che trovo utilissima: auto-taggare la posta in base al mittente (o al gruppo di mittenti o al dominio dei mittenti). Certo, si può fare – già nelle vecchie versioni di Outlook – creando una regola: un’operazione lunga e macchinosa che solitamente si fa per creare degli auto-smistatori di posta. E per di più associa le mail ad una solo categoria per volta.

Mi piacerebbe che fosse più facile, per esempio associando nella rubrica ciascun nome ad una o più categorie (attualmente si può fare, ma serve a categorizzare le voci della rubrica, non i messaggi di posta…)

Everybody’s Got Something to Wear Except Me and My Monkey

January 7th, 2007 § 5 comments § permalink

La maglietta più geniale dell’anno è uscita nei primi giorni del 2007. Salvo sorprese eclatanti, non ce n’è per nessuno.

Eccola: “Evolver“.

Due note:

1 – lo so che il riferimento nel titolo è impreciso, giacché “Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey” stava sul White Album e non su Revolver

2 – no, non è una maglietta dei Grid, anche se nel 1994 non mi sarebbe dispiaciuto averla (ora ho orrore anche solo a guardare il loro album lì in mezzo ai cd)

Voglia di misurarsi (post chilometrico)

January 6th, 2007 § 19 comments § permalink

La parola chiave portata in dono ai blogger dal nuovo anno è “metriche”. Il 2007 è l’anno in cui proviamo a misurarci, cerchiamo di capire quali parametri usare e poi, a misure effettuate, facciamo delle classifiche.

Se avete girato un po’ in Rete, vi sarete accorti che il dibattito impazza e ha preso una piega intellettuale un po’ inquietante, salvo qualche post pragmatico che consiglio.

Ovvio che ci si annoi a morte a parlare astrattamente di metriche, classifiche e mercati, ma ogni tanto s’ha da fare, giusto perché la crescita passa anche attraverso riti di esercizio corale della pazienza. Sì, il dibattito sì.

Il post prende un numero di caratteri fastidiosamente grande. Fate voi: se avete tempo, bene. Altrimenti non è che vi perdete la Divina Commedia (anche se come lunghezze siamo lì)
 

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La catena del 2006 – one year in review

January 3rd, 2007 § 30 comments § permalink

Nonostante provi serissime difficoltà a figurarmi il concetto di anno astronomico (cioè quello da gennaio a dicembre), poiché convintissimo che gli anni VERI si calcolino da settembre a settembre, in perfetta coincidenza con l’anno lavorativo/scolastico, provo a partecipare all’ennesimo vanitoso tormentone virale via blog su richiesta di Axell.

Tenete solo in mente questo difetto di impostazione temporale. Se magari indico come evento dell’anno qualcosa che è capitato nel novembre 2005, beh per me è successo nel “2006 mentale” e non fateci troppo caso.

 

Miglior momento: La retrocessione della juve in serie B (anche se per quanto mi riguarda andava radiata a divinis dal mondo del calcio): una cosa che sognavo da una vita.

Il momento più brutto: una decina di ore del 9 aprile 2006, quando misteriosamente le tendenze degli scrutini si sono invertite; giuro che stavo per morire dal dolore

La più grande soddisfazione sul lavoro: conoscere Robert Cailliau (co-inventore del Web insieme a Tim Berners-Lee e mente notevole) e vedere le performance notevoli di Giuseppe Granieri e Derrick De Kerckhove alle Invasioni Tecnologiche a Pisa.

Miglior momento per la mia città: L’elezione del Chiampa a sindaco!

Miglior momento sportivo: non sono uno sportivo e in generale non apprezzo lo sport. In compenso da tifoso il momento più bello è stato quando l’arbitro ha fischiato la fine di Toro-Mantova, facendo tornare la squadra della mia città nella divisione che le compete. Il fatto che fossi completamente rimbambito da dosi massicce di nocino (lo stavo bevendo quando il Toro ha fatto il primo goal, quindi ho continuato a berlo fino a fine partita) contribuisce alla positività del tutto.

Certo che ancora non ho superato il mio miglior momento sportivo di sempre.

Miglior momento politico: La vittoria della battaglia di Welby contro la barbarie clerico-fascista e l’affermazione del sacrosanto diritto di libertà sulla propria vita e morte

Canzone italiana più bella: non è di certo stata scritta nel 2006. In ogni caso è “Coriandoli a Natale” di Gigi Restagno rifatta divinamente dai Subsonica.

Canzone non italiana più bella: Beh, direi che senza dubbio è “I Don’t Feel Like Dancing” degli Scissor Sisters (e se non vi piace chiamate un patologo: siete morti e magari non lo sapete).
Però per i musoni (e per chi ama le cose vecchie), la performance dell’anno (a settembre 2005, vedi sopra) è Trent Reznor che rifà la sua “Hurt” solo voce e piano al concerto benefit per New Orleans: inquietante quasi più della mitica cover di Johnny Cash.

Trasmissione televisiva dell’anno: “Le invasioni barbariche” e i 5 minuti della Littizzetto ogni domenica a “Che tempo che fa”

Talk Show: vedi sopra (ed è un caso che la trasmissione dell’anno sia un talk-show: normalmente detesto vedere gente inappropriata, incompetente e messa lì alla cazzo che parla/grida con superficialità di temi importanti, gestita da conduttori non all’altezza. Di recente ho visto un dibattito sull’Islam a “L’Italia sul Due” e per 5 lunghi minuti ho desiderato iscrivermi ad Al Qaeda)

Film dell’anno: nessuno (sarò andato al cinema sì e no 3 o 4 volte in tutto l’anno: il Cinema è un’arte in declino per eccesso di offerta e incapacità di selezione da parte del pubblico)

Serie TV: Studio 60 On The Sunset Strip (ma Lost lo do per sottointeso)

Libro dell’anno (letto nel 2006): tra i romanzi, “Perduto per sempre” del buon Petunio: il romanzo generazionale del fratello maggiore che non ho mai avuto; come saggi/reportage “Piombo e tenerezza” di Enzo G. Baldoni, “Blues” di Edoardo Fassio (un saggio scritto “blues” sul blues da un uomo molto blues: leggetelo!), “Fascisti senza Mussolini” di Giuseppe Parlato, “La società digitale” di Giuseppe Granieri e sta promettendo molto bene “L’impero irresistibile” di Victoria De Grazia (di fatto la spiegazione di come le armi seducenti della società dei consumi statunitense stiano conquistando il mondo da tempo e una riflessione inquieta sul fatto che questo non sia necessariamente un male) 

Applicazione Web 2.0 dell’anno: impossibile che non sia YouTube, visto il suo boom (e l’uso intenso che ne faccio)

Blog rivelazione: Rivoluzione Italiana, il blog di Paolo Guzzanti. L’unico Guzzanti che fa veramente ridere. 

Novità nella blogosfera italiana: i tanti BarCamp e la loro proliferazione (ne è stato appena annunciato uno a Matera a cui conto di andare per mere questioni gastronomiche e perché ho troppi amici lucani per non andarci).

Il mio gadget dell’anno: a parte il Nokia E61, che ormai è quasi un parente (e che mi permette di essere davvero connesso sempre & ovunque al Web), il gadget più atteso da queste parti è la LED Book Light, cioè una luce innovativa che miracolosamente riesce ad illuminare la pagina di un libro e nulla più. Così uno può leggere a letto senza che la persona accanto (che cerca vanamente di dormire) gli gridi l’odiatissimo “Spegni!”. Milioni di lettori notturni con partner fotofobici finalmente non saranno costretti a fughe sul divano.

Where am I?

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