La catena del 2006 – one year in review

January 3rd, 2007 § 30 comments

Nonostante provi serissime difficoltà a figurarmi il concetto di anno astronomico (cioè quello da gennaio a dicembre), poiché convintissimo che gli anni VERI si calcolino da settembre a settembre, in perfetta coincidenza con l’anno lavorativo/scolastico, provo a partecipare all’ennesimo vanitoso tormentone virale via blog su richiesta di Axell.

Tenete solo in mente questo difetto di impostazione temporale. Se magari indico come evento dell’anno qualcosa che è capitato nel novembre 2005, beh per me è successo nel “2006 mentale” e non fateci troppo caso.

 

Miglior momento: La retrocessione della juve in serie B (anche se per quanto mi riguarda andava radiata a divinis dal mondo del calcio): una cosa che sognavo da una vita.

Il momento più brutto: una decina di ore del 9 aprile 2006, quando misteriosamente le tendenze degli scrutini si sono invertite; giuro che stavo per morire dal dolore

La più grande soddisfazione sul lavoro: conoscere Robert Cailliau (co-inventore del Web insieme a Tim Berners-Lee e mente notevole) e vedere le performance notevoli di Giuseppe Granieri e Derrick De Kerckhove alle Invasioni Tecnologiche a Pisa.

Miglior momento per la mia città: L’elezione del Chiampa a sindaco!

Miglior momento sportivo: non sono uno sportivo e in generale non apprezzo lo sport. In compenso da tifoso il momento più bello è stato quando l’arbitro ha fischiato la fine di Toro-Mantova, facendo tornare la squadra della mia città nella divisione che le compete. Il fatto che fossi completamente rimbambito da dosi massicce di nocino (lo stavo bevendo quando il Toro ha fatto il primo goal, quindi ho continuato a berlo fino a fine partita) contribuisce alla positività del tutto.

Certo che ancora non ho superato il mio miglior momento sportivo di sempre.

Miglior momento politico: La vittoria della battaglia di Welby contro la barbarie clerico-fascista e l’affermazione del sacrosanto diritto di libertà sulla propria vita e morte

Canzone italiana più bella: non è di certo stata scritta nel 2006. In ogni caso è “Coriandoli a Natale” di Gigi Restagno rifatta divinamente dai Subsonica.

Canzone non italiana più bella: Beh, direi che senza dubbio è “I Don’t Feel Like Dancing” degli Scissor Sisters (e se non vi piace chiamate un patologo: siete morti e magari non lo sapete).
Però per i musoni (e per chi ama le cose vecchie), la performance dell’anno (a settembre 2005, vedi sopra) è Trent Reznor che rifà la sua “Hurt” solo voce e piano al concerto benefit per New Orleans: inquietante quasi più della mitica cover di Johnny Cash.

Trasmissione televisiva dell’anno: “Le invasioni barbariche” e i 5 minuti della Littizzetto ogni domenica a “Che tempo che fa”

Talk Show: vedi sopra (ed è un caso che la trasmissione dell’anno sia un talk-show: normalmente detesto vedere gente inappropriata, incompetente e messa lì alla cazzo che parla/grida con superficialità di temi importanti, gestita da conduttori non all’altezza. Di recente ho visto un dibattito sull’Islam a “L’Italia sul Due” e per 5 lunghi minuti ho desiderato iscrivermi ad Al Qaeda)

Film dell’anno: nessuno (sarò andato al cinema sì e no 3 o 4 volte in tutto l’anno: il Cinema è un’arte in declino per eccesso di offerta e incapacità di selezione da parte del pubblico)

Serie TV: Studio 60 On The Sunset Strip (ma Lost lo do per sottointeso)

Libro dell’anno (letto nel 2006): tra i romanzi, “Perduto per sempre” del buon Petunio: il romanzo generazionale del fratello maggiore che non ho mai avuto; come saggi/reportage “Piombo e tenerezza” di Enzo G. Baldoni, “Blues” di Edoardo Fassio (un saggio scritto “blues” sul blues da un uomo molto blues: leggetelo!), “Fascisti senza Mussolini” di Giuseppe Parlato, “La società digitale” di Giuseppe Granieri e sta promettendo molto bene “L’impero irresistibile” di Victoria De Grazia (di fatto la spiegazione di come le armi seducenti della società dei consumi statunitense stiano conquistando il mondo da tempo e una riflessione inquieta sul fatto che questo non sia necessariamente un male) 

Applicazione Web 2.0 dell’anno: impossibile che non sia YouTube, visto il suo boom (e l’uso intenso che ne faccio)

Blog rivelazione: Rivoluzione Italiana, il blog di Paolo Guzzanti. L’unico Guzzanti che fa veramente ridere. 

Novità nella blogosfera italiana: i tanti BarCamp e la loro proliferazione (ne è stato appena annunciato uno a Matera a cui conto di andare per mere questioni gastronomiche e perché ho troppi amici lucani per non andarci).

Il mio gadget dell’anno: a parte il Nokia E61, che ormai è quasi un parente (e che mi permette di essere davvero connesso sempre & ovunque al Web), il gadget più atteso da queste parti è la LED Book Light, cioè una luce innovativa che miracolosamente riesce ad illuminare la pagina di un libro e nulla più. Così uno può leggere a letto senza che la persona accanto (che cerca vanamente di dormire) gli gridi l’odiatissimo “Spegni!”. Milioni di lettori notturni con partner fotofobici finalmente non saranno costretti a fughe sul divano.

§ 30 Responses to La catena del 2006 – one year in review"

  • Suzukimaruti says:

    in effetti Prison Break non mi ha mai detto moltissimo: non amo le cose carcerarie anche se intrise di mistero (e c’è un piano complesso da svelare).

    co-lavoro in centro nel senso che uno dei miei clienti, che visito periodicamente, è in centro.

  • Suzukimaruti says:

    hobosapiens: d’accordissimo. Io inizierei con il migliorare il trasporto pubblico (e tagliare la mano a quegli stronzi che guidano nelle corsie preferenziali dove passano tram e ambulanze), cioè giocando sull’offerta di opportunità di trasporto pubblico e non sulle restrizioni al trasporto privato. Ma direi che sono scremature della medesima cosa: basta iniziare. 🙂

  • prostata says:

    Grande. Finalmente qualcuno che non si vergogna per aver goduto delle “disgrazie” (meritatissime) della Juve… 😀

  • hobosapiens says:

    Che esista una cultura dell’automobile è innegabile, tanto più qui a fiatlandia. E però mi sembra che sia necessario iniziare a contrastarla, o quantomeno a cercare di ridimensionarla, perché è totalizzante, sottrae spazi di vivibilità a vari tipi di minoranze (i ciclisti, per esempio, ma certo non solo loro), consuma una quantità spropositata di risorse (non solo ambientali, pensa ai costi sanitari connessi, a quelli per la manutenzione delle strade o alla costruzione dei parcheggi, al tempo che si perde negli ingorghi, e così via).
    Io ho fatto il percorso inverso: dopo anni di auto me ne sono liberato, e devo dire che non ne sento la mancanza, né il mio portafoglio si lamenta. Certo sono un privilegiato, perché abito vicino a piazza Statuto, dunque a due passi dal centro, vicino a una stazione e alla metropolitana (cosa che al momento non fa grande differenza, ma prima o poi servirà ad andare in posti più utili del campo volo di Collegno), e ho sempre lavorato in posti a portata di bici. Diciamo che sarei contento se questo privilegio si estendesse molto, almeno a chi abita nel territorio comunale. Più mezzi pubblici e più spazio per ciclisti e pedoni vuol dire necessariamente meno macchine (e meno spostamenti in macchina). Un gatto che si morde la coda, ma da qualche parte bisogna pur cominciare, non credi?

  • Suzukimaruti says:

    hobosapiens: permettimi, però è un altro problema rispetto a quel che dicevo io.
    Ovvero, ho detto che a Torino non c’è traffico apprezzabile (inteso nel senso di code strutturali, ecc.).
    E’ un’altra cosa – e mi trovi sostanzialmente d’accordo – dire che Torino (come molte altre città italiane) ha dei problemi dovuti all’inquinamento e che bisogna trovare delle soluzioni.
    .
    Il problema è complesso (da ecologista pragmatico lo bazzico) e di certo non si risolve in un post.
    Non credo molto ai disincentivi e sono uno di quelli a cui *piace* andare in automobile, guidare e sfogarsi andando a fare le curve in collina. Credo che esista una cultura dell’automobile che appartiene al nostro tempo e non è (come sperano i Verdi) cancellabile o riducibile.
    .
    L’idea risolutrice mi sembra proporre valide alternative al mezzo privato, soprattutto per i movimenti strutturali di chi lavora/studia. Cioè, se diamo l’opportunità pulita, sana e puntuale ai tanti lavoratori in movimento di raggiungere il posto di lavoro (e tornare a casa) con un bel mezzo pubblico, allora il problema è risolto.
    .
    Fai conto ho preso la patente a 26 anni (quindi tardissimo) e ho perso il conto delle occasioni di lavoro (senza contare quelle di baccaglio) che ho perso perché il pullman non arrivava.
    Io credo che fino a quando i mezzi pubblici saranno così pochi, mal gestiti, non sottoposti a parametri di qualità, ecc. sia naturale che siano usati solo da chi non può farne a meno (studenti, nonnine, immigrati, ecc.): vivere con treno & pullman è impossibile, si è sempre in ritardo, ci si ammala/fa derubare nei tram stipati fino all’orlo, ecc.
    .
    Cioè, la qualità e i disservizi dei mezzi pubblici mi inquinano la qualità della vita più di quanto lo faccia l’inquinamento atmosferico.
    So anche che di ritardi e scazzi non si muore, mentre di cancro ai polmoni sì. Quindi cerco di rimediare a modo mio: compro auto che inquinano relativamente poco, le cambio spesso, guido in modo responsabile e risparmioso. E periodicamente vado a sgommare in collina (ma poi mi perdo nei boschi per respirare aria buona) 🙂

  • hobosapiens says:

    Mah, io preferisco usare come termine di paragone chi sta meglio di noi (città del nord Europa, ad esempio) piuttosto che chi sta peggio, senza contare che i volumi di traffico che gravitano su Milano o Roma sono incomparabili – quantitativamente – con i nostri.
    E poi il traffico non si può trattare solamente in termini di scorrevolezza o di possibilità di parcheggiare: inquinamento e sicurezza, per dire, mica sono questioni da poco (come ti potrà dire qualsiasi urbanista, e io sono fra quelli). E qui le cose a Torino non vanno per nulla bene (guarda ad esempio i dati messi in rete dall’Arpa, o più empiricamente prova a lasciare una maglietta bianca sul balcone per un paio di giorni). Sulle polveri sottili, tanto per fare un esempio, siamo messi peggio di Roma, Milano e Napoli.
    Il problema è, molto banalmente, che ci sono troppe auto, e tutto il sistema della mobilità urbana ruota intorno al trasporto privato (tendenzialmente un passeggero per veicolo). Il trasporto pubblico è roba da studenti/pensionati/immigrati, andare in bici significa rischiare la vita costantemente (lo dico da ciclista urbano incallito che usa i mezzi pubblici solo in caso di grandine, o di furto della bici), i parcheggi di interscambio (Caio Mario ad esempio) sono vuoti, i taxi son troppo cari per poter essere utilizzati regolarmente, e così via.
    Certo Ned Ludd è una provocazione, però il fatto che siamo il paese dell’Europa occidentale con il maggior numero di auto per abitanti (58 ogni 100) mi sembra un problema oggettivo. Non esistono ricette facili, un kit di soluzioni pronte da mettere in opera, però credo sia indispensabile iniziare a porsi il problema di ridurre questi dati, di ridurre i flussi veicolari e di potenziare sistemi di mobilità integrati. Su questo mi sembra che gli enti locali non stiano facendo moltissimo, e che puntino un po’ troppo sui parcheggi. E come qualsiasi ingegnere del traffico sensato sa che aumentare la disponibilità di parcheggi è una soluzione a breve termine, perché sul medio-lungo periodo i flussi li fa aumentare.

  • kiara says:

    quindi ignori e snobbi Prison Break? ora sono infoganata anche con quello…
    Io preferisco “Laura” a “I don’t feel..” degli Scissor. certo fa piacere essere sempre d’accordo 🙂
    ps. dove sarebbe che co-lavori in Centro? :-OOO

  • Suzukimaruti says:

    Beh, non è un’opinione solo mia, ma quanto affermano tutti gli studiosi di urbanistica e gestione del traffico veicolare urbano: Torino è una città che non ha problemi rilevanti di traffico.
    .
    Ho vissuto per un po’ a Milano e lì c’è traffico strutturale, assenza di parcheggi e – banalmente – troppe poche strade (e disposte male) per troppe macchine.
    Roma è ancora peggio: muoversi da punto a punto dalla città può prendere una giornata. E – ne discutevo con un amico romano acquisito – cambia lo stile di vita: perfino andare al cinema diventa una issue.
    E Genova non scherza: coda perenne in tangenziale, una sola via di scorrimento est-ovest, poche direttrici nord-sud, ecc.
    Napoli manco te lo sto a dire: dopo esserci passato in camper un venerdì lavorativo in orario d’uscita ho desiderato che il Vesuvio si risvegliasse: impossibile vivere con un traffico così.
    .
    Sul serio, a Torino si sta bene: l’impianto romano più quello napoleonico hanno graziato la città, che ha traffico scorrevole, percorsi alternativi (le parallele da noi funzionano). Certo, il sabato pomeriggio alle Gru c’è traffico, così come c’è la mattina in Corso Orbassano in entrata e uscita. Ma è tollerabile, limitato e – salvo casi particolari – assolutamente ininfluente.
    .
    Basta girare un po’ il mondo per capire che siamo una città fortunata: da noi si può girare in automobile liberamente praticamente ad ogni ora, incluse quelle di punta.
    .
    Conta che mi muovo dall’estrema periferia (dove abito) al pieno centro (dove co-lavoro) in qualsiasi ora del giorno. E non ci metto mai più di 15-20 minuti, trovando parcheggio a pagamento nei paraggi di dove co-lavoro, giusto per fare un esempio.

  • Hobosapiens says:

    “Torino è una delle poche città in cui non c’è praticamente traffico”: qualcuno ti ha venduto un aggeggio per il teletrasporto o esci di casa solo dalle tre alle cinque di notte? Certo non siamo ad Atene o a Roma, però nemmeno ad Amsterdam o Berlino (dove si vede che è pieno di verdi illusi e retrogradi). Lunga vita a Ned Ludd.

  • Suzukimaruti says:

    Ero indeciso tra crazy e i don’t feel like dancing, a dire il vero.
    Poi il ballerino che c’è in me (nota: a 14 ho iniziato a fare il dj perché è l’unico che alle feste non balla e non fa tappezzeria) ha preso il sopravvento.

  • dekka says:

    grazie per avere segnalato paologuzzanti.it!
    ***
    ti concedo i subsonica perchè sei di torino
    ***
    daria bignardi: supponente, arrivista, incompetente, concordo con mauro
    ***
    un pezzo popolare che potrebbe fare il paio con le considerazioni su *i don’t file like dancing* è crazy (gnarls barkley)

  • gommaweb says:

    Ah… e per quanto riguarda i parcheggi io sono per la chiusura totale del centro storico sempre e comunque… Altri che posteggi in piazza san carlo. Sai che bella un’isola pedonale circondata da due arterie di macchine incolonnate e sgasanti…

    Luddista? Forse sarebbe il caso che tutti iniziassimo a esserlo un po’ di più

  • gommaweb says:

    Io per la musica vado più sull’impegnato. Sulla mia classifica ho indicato “Lo scrutatore non votante” di Bersani (ma lodo l’indicazione arrivata per “Ovunque proteggi”) e “World Wide Suicide” dei Pearl Jam, che è pure in tema con il nostro amato Internèt (almeno per l’assonanza).
    Ma si sa che a Suz piace ballare (dimenandosi come in In&Out) dimenticando i problemi del mondo…

  • pietro says:

    “I don’t feel like dancing” è decisamente anche il mio pezzo preferito del 2006 forse xché è arrivato in un momento in cui avevo bisogno di lui :-)))
    Bravo, non pensavo che avessi il gusto per i pezzi gay riempipista! 😀

  • egine says:

    non sapevo di wordpress, comunque tutto a posto,
    vabbuò per la musica se si deve ballare, si
    balli, vuoi dire che il matrimonio ha un po
    impigrito Elton ?:)

  • Suzukimaruti says:

    egine: è che WordPress ha un plugin anti-spamming che funziona male e, per esempio, vede come spammers praticamente il 90% delle persone che si collegano con Fastweb.
    .
    Periodicamente controllo i commenti marcati come spam e recupero quelli “sani”.
    .
    In ogni caso, vero: nel 2006 i pezzi migliori che ho indicato non sono certamente avanguardia e non faranno la storia della musica. Detto questo, i tempi sono questi e questo è quello che esce. Non è colpa mia se nel 2006 non è uscito il nuovo “Pet Sounds”.
    .
    Detto questo, i due pezzi che ho indicato hanno un loro perché. Il primo – quello dei Subsonica – è il recupero di un pezzo di un musicista torinese scomparso, considerato un piccolo mito underground (qui a Torino) e rappresentativo di una certa “scena” sotterranea che fermentava qualche decennio fa in città. E il pezzo è innegabilmente bello, semplice e registrato “al volo” in tutta la sua crudezza.
    .
    Riguardo gli Scissor Sisters, il loro singolo è il pezzo dell’anno perché si fa ballare, ha un gusto disco-pop strepitoso e si sente TANTO la mano Elton John, che ne è coautore.
    Visto che il buon Elton non è più in grado di scrivere buona musica per se stesso, quando lo fa per gli altri c’è da rallegrarsi. Anche perché quando è in vena sforna dei capolavori pop.
    E poi in un anno grave in cui tutti si prendono sul serio – a partire dai blogger che parlano di musica – mi fa piacere pensare che il pezzo dell’anno è un riempi-piste pazzesco, molto gay e cantato in falsetto.
    Insomma, la musica è anche questo: sudare, ballare, divertirsi e prendersi bene: move your ass and your mind will follow.
    Poi va da sè che per il 90% della giornata ascolto musica umorale, musona e serissima, ma per una volta – volendo fare i letterati – fatemi divertire!

  • egine says:

    il compagno suzuki si esercita nella censura,
    solo perchè non mi piacciono le sue scelte
    musicali, lo dica e finisce li.

  • egine says:

    Commento perso ??

  • metroguida says:

    Concordo sulla canzone italiane dell’anno, anche se io avrei indicato “Ovunque proteggi” di Capossela. Una canzone meravigliosa.

    Red

  • egine says:

    Ne indovini tante, ma clubbing o no sulla
    musica hai messo due pezzi modesti.

  • Suzukimaruti says:

    degra: ricordati che sono un appassionato di clubbing!

  • degra says:

    Concordo su un bel po’ di cose, anche se non pensavo che ti piacesse “I don’t feel like dancing”.
    E non sapevo, dal basso della mia ignoranza musicale che “Coriandoli a natale” non fosse un inedito dei Subsonica (odio alquanto i Subsonica acustici e “lenti”).

    @Gomma: le percentuali bulgare le avrebbe avute chiunque contro Buttiglione… 😛

  • enrin says:

    “Miglior momento per la mia città: L’elezione del Chiampa a sindaco”

    eeeh??
    son contentissimo del chiampa, ma il miglior momento (dal 1861 credo) per la città son state le mitiche olimpiadi.

  • Suzukimaruti says:

    è che io sono felicissimo (e l’ho votato anche per quello) che facciano i posteggi sotterranei.
    è un pensiero da verdi o da illusi (spesso coincidono) l’idea che la gente usi di meno l’automobile perché non c’è parcheggio.
    .
    anzi, Torino è una delle poche città in cui non c’è praticamente traffico e in cui si trova parcheggio in centro (a prezzi civili) anche in orario di punta.
    .
    alla fine continuano a governare bene in tutti i campi, esclusa la cultura che è in mano ad Alfieri. E poi il Chiampa è un pro-tav e per questo potrei votarlo a vita.

  • Gomma says:

    Chiamparino? Ho sempre sostenuto, e continuo a farlo, che le percentuali bulgare nuocciono all’ego e danno alla testa. Chiampa e la sua giunta ne sono un esempio. L’ho votato ma avrei voluto che si sentissero meno certi di poter fare quello che vogliono. Come, solo per fare un esempio, altri 20.000 posteggi sotterranei… Sarà il mio lato “sono d’accordo sempre e solo con una minoranza”, ma tant’è…

  • winston says:

    LightWedge: ma questa è magia! E’ proprio vero che l’energia va oltre quel che vedi…

  • Estragon says:

    Ok. Faccio ingrassare il maiale. Fino a maggio sara abbastanza grasso per poterti fare delle splendide salsicce. 🙂
    a proposito, appena torno me la passi sta serie. Non riesco a trovare le prime puntate 🙁 e poi ho bisogno di distrarmi dalle vicende lostiane

  • Mae* says:

    “Serie TV: Studio 60 On The Sunset Strip”
    Ma sei il mio eroe.

  • La Mela sonica says:

    spiacente ma su “littizzetto ed invasioni barbariche”non se ne parla proprio…
    concordo con mauro.

    miglior momento sportivo di sempre…?

    solo perche negli anni 40/50 non c’eravamo…

  • mauro says:

    dai,le invasioni barbariche?!?
    finta persona alla mano, ma dentro borghesuccia, arrivista e piena di sè (“cattiva” capì saggiamente Mauro Corona), gli importa soprattutto della sua immagine da Grande Fratello non di ciò che passa: in alcune di queste apprezzate interviste era impreparata e incapace di reagire a chi si sa difendere, p.es. l’arabo amico di Murdoch e dell’ex primo ministro.

What's this?

You are currently reading La catena del 2006 – one year in review at Suzukimaruti.

meta