Sono triste per Natale – aka “mille motivi per cui detesto le Feste”

December 7th, 2006 § 9 comments § permalink

A quanto pare – e la ricerca è seria – gli addobbi natalizi danno problemi con il segnale Wi-Fi, riducendolo fino al 25 percento.

Non confermata, invece, la notizia secondo cui i pastorelli del presepe consumano i cavi Ethernet e si ubriacano sbevazzando il toner nero della inkjet, scambiandolo per Guinness. Ma c’è da farci un pensierino.

Post-conferenza

December 6th, 2006 § 5 comments § permalink

Dopo l’esperienza orizzontale del Barcamp, eccomi al convegno “Internet, un sistema aperto per lo sviluppo della società“, organizzato da Top-ix, decisamente più “verticale”, frontale, ecc., in qualità di “blogger live invitato

Ovvio che io mi trovi più a mio agio in situazioni informali e alla Barcamp, ma ci tengo a dire che l’universo delle conferenze ha una sua dignità e da anni fa andare avanti il business. Ovviamente ha dinamiche completamente diverse e più unidirezionali.

Detto questo, riconosco che Top-ix organizza decisamente bene le conferenze, nel senso che a fronte di un tema bello generico – per il quale teoricamente potrebbe salire sul palco chiunque e farcire di un po’ di gergo tecnico un pensierino della buonanotte e fare la sua porca figura – riesce a portare a parlare un bel po’ di persone interessanti, con interventi non banali ed esperienze meritevoli di essere raccontate.

In verità non volevo parlare di questo, ma di tre sintomi di “emergenza dell’orizzontalità”, che sono segno del desiderio di andare oltre il modello conferenza tradizionale. Non per moda, ma per necessità, per desiderio di efficacia.

Il primo – potrà sembrare stupido ma non lo è – è il fatto che i coffee break e i pranzi (tutti gratuiti) vengono presentati come “coffee break & social networking”. Cioè, l’idea è quella per cui nell’unico interstizio istituzionale possibile ci si metta lì a scambiare biglietti da visita, idee, occhiate, impressioni, ecc. La cosa funziona, anche se farlo mentre si mangia non è il massimo. (soprattutto se viene servito un pranzo regolare senza spazi su cui appoggiare il piatto: in piedi solo finger food, ricordatelo!)

Il secondo è il motivo per cui sono qui: coinvolgere (credo grazie ad un’idea di Lele Dainesi) un tot di blogger come raconteurs live dell’evento. Cioè, siamo qui dotati di portatile e connettività libera e abbiamo facoltà di bloggare direttamente dalla sala. La cosa è bella, più che altro perché nessuno ci fa pressione e non siamo tenuti a seguire lo “spirito marchettaro” che normalmente anima iniziative di questo genere. Io, per dire, ho deciso di fare un singolo post e non seguire ossessivamente in diretta la cosa: ognuno si sceglie il suo stile.
Ok, i blogger live possono sembrare una concessione alla moda del momento (scorso), ma in realtà per situazioni di questo genere in cui si mescolano figure istituzionali, pezzi grossi dello scenario business ed eminenze varie, il rischio di avere qualche blogger con la lingua lunga che ti sputtana a mezzo Web è sempre presente. Gli intelligenti – e a Top-ix finora hanno dimostrato di esserlo, forse perché conoscono molto bene la Rete – ci vedono un’opportunità; gli altri ci vedono un rischio.

Non ho idea dei criteri con cui siano stati scelti i blog (direi un misto di pertinenza geografica, competenza tematica e corruttibilità per un pasto gratis e capacità di fare da cassa di risonanza a pubblico qualificato [es. agli appassionati di Lost post-comunisti che leggono il mio blog credo interesserà tantissimo… :-O), ma mi sembrano sufficientemente variegati, con una preponderanza per i blogger “tecnologico-analitici”.

Il terzo sintomo è la trasmissione della conferenza in diretta su Second Life. Ok, si è già visto al BarCamp e la cosa non è nuova, ma è sintomo di un’attenzione a cose diverse dalla conferenza tradizionale. Detto questo, il passaggio su Second Life mi sembra un’idea un po’ balzana (per ora: domani chissà) che serve a “mostrare muscoli tecnologici” e sorprendere la gente che passa di lì. Ma anche le scelte discutibili possono essere animate da intenzioni virtuose.

Ora, se permettete, interrompo perché ho un coffee break da aggredire (e riempire di senso e relazioni questo interstizio), anche perché i doveri radiofonici mi impongono di perdermi la cena post-conferenza tra blogger autoreferenziali 🙂

La buona notizia è che si intravede una voglia notevole (tra gente nota e new entries) di chiacchierare, contarsela, ecc. Il ruolo di Top-ix è quello di fare da facilitatori della chiacchiera, degli incontri, perfino del cazzeggio (loro lo chiamano social networking, ma ci siamo capiti). E lo fanno – gli va dato atto – senza momenti marchettosi, senza presentazioni infiocchettate o dimostrazioni di comodi attrezzi per la casa senza obbligo d’acquisto.
Mi pare, anzi, di intravedere una strategia che è virtuosa: facilitare la conversazione tra soggetti diversi ma potenzialmente afferenti allo stesso ambito e fare da sfondo. Anche perché senza una “scena” ben avviata (ed eventi di questo genere servono a crearla/rafforzarla) fare business di qualità è ben difficile. Con eventi di questo genere si coltivano clienti/consulenti/fornitori/referenti e fanno girare il nome.

Cosa vuoi per natale, piccolino!? Aaaaagh! Un paio di pantaloni asciutti, ora!

December 5th, 2006 § 4 comments § permalink

A quanto pare non sono l’unico a cui lo spirito natalizio dà i brividi.

Ok, forse sono l’unico sopra i 7 anni.

Il Nokia N95 è realtà

December 5th, 2006 § 40 comments § permalink

Nokia ha appena pubblicato sul proprio sito la pagina ufficiale dell’N95, cioè il telefono che – sulla carta – mi sembra la migliore soluzione mobile senza tastiera qwerty.

Teoricamente uscirà a febbraio, con un prezzo intorno ai 500 euro. Roba da risparmiare sui regali di Natale.

La cosa che mi sorprende è che Nokia ha deciso di fare il balzo: presenta espressamente l’N95 come un “Multimedia computer” e nel suo blurb di presentazione del “telefono” parla di cose che normalmente si sentono pronunciare nel lato più tecnologicamente attento della blogosfera:

The Nokia N95 multimedia computer is only limited by your desire. With a wide range of photo bloggers, travel guides, shopping assistants, geo-taggers and more available for download you can expand your device’s capabilities with just the right applications and widgets. Subscribe to your favorite RSS feeds and stay up to speed on the latest news, stocks, sports and everything else that’s important to you“.

E casomai avessimo dei dubbi, Nokia ha fatto una pagina eloquentemente intitolata “We don’t sell phones”, in cui dice:

We sell multimedia computers. What’s the difference? For starters, the Nokia Nseries enable you to do far more than just make calls. These devices deliver unparalleled photo, video and music quality. The barriers separating you from the things you value most simply disappear, so you stay connected to the people you need, the entertainment you love, and the information you can’t live without.”

Il fatto che l’azienda leader del mercato mobile, sia come vendite che come capacità innovativa, decida autonomamente di andare oltre al concetto di telefono (ormai considerato una delle tante feature dei suoi prodotti) fa pensare.

Barcamp, interstizi e conversazioni

December 3rd, 2006 § 16 comments § permalink

L’impressione principale che ho avuto dal Barcamp di Torino troverebbe d’accordissimo il mio cane. E’ che ne sono uscito – dopo 12 ore abbondanti – con l’idea che le cose più saporite stiano negli interstizi, negli spazi tra una cosa e l’altra.

Mi spiego meglio: il bello di eventi come il Barcamp (che teoricamente dovrebbero abbattere il muro che nel bene o nel male si forma nelle tradizionali “conferenze frontali” tra chi sta in cattedra e chi ascolta) è che si presentano come formidabili occasioni di relazione.

Cioè, io l’ho vissuto così: è vero che ci sono 50 mini-conferenze che, teoricamente, dovrebbero essere aperte, ispirate dall’idea della libera condivisione del sapere, ecc. ma a me interessa andare lì per chiacchierare con gente che stimo (o che mi interessa conoscere o che scopro lì sul momento), fare comunella, contarcela, dibattere, cazzeggiare. Insomma, per usare un verbo serio, relazionarsi.

Dopo 12 ore di Barcamp e affini mi sono reso conto che lo spirito è questo, visto che il 90% delle persone alla fine non era lì per le 50 conferenze ma per incontrarsi e discutere, condividere, far girare biglietti da visita, lanciarsi alla conquista dell’Universo, ecc: fare, cioè, quello che a scuola ci hanno sempre vietato, ovvero commentare ad alta voce le lezioni, dire la propria dall’ultimo banco, uscire in corridoio per approfondire o divagare, ecc. Il tutto in libertà.

Insomma, l’esperienza del Barcamp non è certo rappresentata dai momenti ex cathedra, che pure sono stati singolarmente interessanti, ma dagli spazi di cazzeggio libero tra una conferenza aperta e l’altra (e alcuni durante). Anche quelli, magari meno istituzionalizzati ma non per questo meno validi, sono momenti di condivisione, di scambio, ecc.

E’ tutto il pomeriggio che penso a quella scena di “Caro Diario” in cui Moretti confessa di trovarsi bene solo nei viaggi tra un’isola e l’altra. Per me è stato così: ho bazzicato quasi esclusivamente i corridoi del Barcamp, affollatissimi come non mai, prima dopo e durante le conferenze.
In casi simili, tra un capannello e l’altro, le conferenze si auto-formano: uno sale in cattedra per 15 secondi, dice la sua, gli altri chiosano, poi la palla passa ad un altro e così via: siamo tutti transitoriamente conferenzieri .

L’impressione che ho avuto è che non servano tanto *i temi* su cui conversare, ma *le occasioni* per conversare. E non è affatto obbligatorio che queste siano prefissate: si formano da sole, in base a chi c’è, ai temi del momento.
Può sembrare paradossale, ma il cazzeggio libero è solo apparentemente caotico. In realtà è una condizione ordinata (a modo suo) in cui le persone si auto-organizzano, cambiano argomento a piacimento, seguono un filo logico tacitamente condiviso, non si pongono problemi di ruolo o di autorità e – soprattutto – osano intellettualmente molto più di quanto riescano a fare dall’alto di un palco o di una cattedra (luoghi da cui ben pochi oserebbero dire volutamente qualcosa di azzardato). Una vera conferenza collettiva, democratica e paritaria.

Where am I?

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