Colpo di scena!

December 27th, 2006 § 8 comments

Il Torino Film Festival (o – come lo chiamano burocraticamente ora – Festival Cinematografico della Città di Torino) gli ultimi tempi ha fatto più notizia per gli scazzi tra direzione, Comune, presidenza e referenti para-istituzionali che per la qualità delle sue iniziative.

E’ un classico torinese: un’idea nata anni fa come inonvazione e sperimentazione si perde in beghe tra cinefili propensi al bullismo, con rancori che risalgono agli anni Settanta, i soldi non arrivano e quello che viene fuori è un Festival che non ha la grandeur marchettara del quasi contemporaneo festival veltroniano a Roma (miliardi spesi in tappeti rossi, star hollywoodiane a profusione e film trascurabili, ma una copertura mediatica da fare invidia allo sbarco sulla Luna) e non ha neanche i crsimi “off” dei festival underground.

Insomma, per anni il Festival è stato qualcosa che – fatta salva la buona volontà e qualche episodio felice – non accontentava nessuno perché non era né carne né pesce, nel vano tentativo di essere entrambi.

Ora, Torino non è esattamente una città che vede di buon occhio le parate di vip, anzi. Ricordo che in pieni anni Novanta una visita dei Take That, in pieno boom, produsse la bellezza di 6 (sei) fans sotto al loro albergo (guardate a vista da un numero triplo di guardaspalle), pare tutte non-torinesi. Insomma, qui non ci si strappa i capelli per la prima starlette gommata che calpesta il tappeto rosso. Meglio evitare la scelta veltroniana, cioè il cinema come meta-spettacolo fuori dalle sale. Anche perché prevede che non ci sia spettacolo dentro le sale.

Quindi scegliamo la qualità, cioè il cinema interessante che non attira i divoratori di pop corn, che non fa notizia e che non contiene palestrati o maggiorate. La versione paninara non ci sarebbe venuta bene, meglio così. Inutile rivaleggiare su un terreno che alla città non piacerebbe comunque.

Tracciato il solco e scelta una direzione, ecco il momento delle decisioni difficili: salutare i due direttori (peraltro molto più freschi delle carampane litigiose che li hanno scelti) e nominarne uno nuovo, che sappia fare un Festival con un’identità.

Hanno scelto Nanni Moretti. Lo sventurato ha risposto. Vediamo cosa combinerà. Speriamo solo non si trasformi nella sua imitazione fatta da Fiorello.

§ 8 Responses to Colpo di scena!"

  • Suzukimaruti says:

    Il problema – come ha detto pure il Chiampa – è che nella Cultura in questa città comandano i peggiori baroni, da posizioni di comodo acquisite secoli fa e mai meritate coi fatti.
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    Mi spiace, ma nel Festival io vedo un fallimento strutturale, cioè di format.
    Cioè, se dobbiamo metterci a disquisire – con difficoltà – su quale sia più o meno l’identità del Torino Film Festival (tralasciando che questa possa piacermi o meno: adoro il cinema di genere e le serie tv, quindi…), l’uomo marketing che è in me capta subito una cosa: il Festival non ha un’identità percepita, contrariamente a quelle di Venezia e Roma.
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    Il problema è tutto qui: i direttori attuali sono anche brave persone, ma sono espressione di mandanti assolutamente incrostati alle loro rendite di posizione. Il vecchio sistema-cinema, con gli intellettuali che si prendono sul serio, ecc. Proprio gli stessi che Moretti è una vita che dileggia.
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    Poco importa, quindi, la personalità di Moretti (io ho naturale simpatia per gli antipatici). Conta, invece, che per una volta si è tentato di produrre un cambio di marcia in un’istituzione culturale che non funziona, non produce benefici alla città, conta sempre meno, ha esiti artistici discutibili e manca di identità, visibilità mediatica, capacità di lanciare nuovi registi, capacità di attrarre anteprime, ecc.
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    Era, ovviamente, un tentativo. Magari Moretti avrebbe fatto dei disastri, chi può dirlo. Di certo un direttore che – come me – detesta il giovane cinema italiano (io penso che bisognerebbe vietare per legge agli under 30 di fare film e punirli corporalmente appena fanno cinema intimista/minimalista [cioè sempre]) avrebbe inciso diversamente sul solito tran-tran del Festival, che oramai è un rito svuotato.
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    Il mio augurio, ora, è che non lo facciano. Ci facciamo un tot di anni senza Festival, tanto non ne sente nessuno la mancanza.
    E così la città capisce che danno fanno queste piccole mafie culturali che pretendono soldi pubblici (i nostri) e pensano siano loro dovuti, a fronte di risultati zero o loffi.
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    Non vogliono Moretti? Bene, il Comune ritiri i suoi 6 milioni di euro di finanziamento e i sepolcri imbiancati del cinema, direttamente dagli anni Settanta, provino per la prima volta in vita loro a lavorare, sbattendosi per trovare qualche sponsor.
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    Già, perché la caratteristica fondante del Torino Film Festival è che lo foraggiano praticamente al 100% gli enti pubblici. Enti che, però, vengono boicottati dalla nomenklatura invidiosa non appena provano a decidere qualcosa autonomamente.
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    Qui a Torino – spiace dirlo – è da 15 anni che va avanti così (prima non so: ero piccolo) e non solo nel Cinema, ma in tutto il sistema culturale: i soliti noti si fanno foraggiare dagli enti pubblici, da assessori mosci e compiacenti o psicologicamente schiavi. E non devono niente, non c’è una meritocrazia, non c’è una verifica dei risultati. Solo soldi a pioggia per i pochi che riescono ad accedervi.
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    A gente così non interessa per nulla migliorare le performance, l’offerta, la qualità delle loro iniziative. Ovvio, chi “paga” non è il pubblico, ma il Pubblico (con la P maiuscola), cioè Comune, Provincia e Regione.
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    E così non c’è rinnovamento, si fanno iniziative per raccattare i fondi (e non viceversa), si procede alla cazzo di cane, con scelte minoritarie, si fanno nomine di basso profilo, si buttano soldi per eventi trascurabili e nessuno verifica. E se nessuno verifica, nessuno paga per questa miseria. E se nessuno paga con le dimissioni, non c’è rinnovamento.
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    Conosco abbastanza bene il sistema-musica a Torino e mi pare notevole il fatto che se penso ai principali soggetti coinvolti in quel mondo faccio fatica a trovare qualcuno che conti con meno di 40 anni. Giusto i ragazzi dello Spazio 211, che sono decisamente bravi.
    Dai prorpietari di locali, ai promoter, fino ai capi dei buttafuori, è tutto un fiorire di gente che è lì da una vita e fa di tutto perché non nasca niente di nuovo.
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    Col cinema è lo stesso. Solo che l’età è ancora peggio, perché questi sono detriti lasciati nella stanza dei bottoni dalla glaciazione del ’68. E per farli schiodare dalle poltrone bisogna usare il martello pneumatico.

  • director77 says:

    La direzione della D’Agnolo Vallan e di Turigliatto non era affatto scadente secondo me però e un’identità la manifestazione torinese l’ha sempre avuta, e anche ben definita. Era (e forse continuerà ad essere, si spera) un festival che ha sempre voluto differenziarsi dagli altri, con una programmazione forse più incline ad un certo cinema di genere (per quanto opere discutibili trovatemi un festival che rischia nel proporre come “opera” di punta una serie di telefilm horror), ma che per lo meno non ha mai voluto uniformarsi allo stile più hoolywoodiano cercato principalmente da Cannes e Venezia. Non credo che con Moretti ci si sarebbe discostati poi più di tanto dall’impostazione passata (beh, dal cinema di genere sicuro: Moretti non si è mai professato particolarmente amante di questo tipo di film) ma francamente penso sia meglio così (oh, non mi sta per nulla simpatico, non ci posso fare nulla).

  • Suzukimaruti says:

    Beh, ci avevano provato ma qui è scattato il valzer degli scazzi da parte delle cariatidi di cui dicevo.

    E’ segno che in questa città (temo) i baronati del cinema vogliono continuare a fare i cavolacci loro.

    L’ultimo Festival si è preso 6 milioni di euro di finanziamento pubblico e francamente non aveva identità. Ora si adeguino: per una volta che si provava qualcosa (discutibile ma qualcosa), ecco riemergere le piccole mafie locali.

    Insomma, che tristezza.

  • director77 says:

    Update: Moretti ha rinunciato. E’ vero, esiste un Dio da qualche parte.

  • winston says:

    Ma ti rendi conto? Mandiamo Moretti a fare un festival di qualità a Torino e a Roma faremo così un altro carrozzone di divi del caz*o, una festa del cinema che esclude la gente, non offre prodotti di qualità ed è tutta a uso e consumo dei media.

  • director77 says:

    Il Torino Film Festival è secondo me il più grande festival italiano, una realtà magari piccola, che va avanti a fatica, con pochi soldi, ma valida e forte: il festival di Venezia, oltre che essere organizzato male, prevede spesso solo starlette e grandi star hoolywoodiane…anche se quest’anno aveva Lynch (e io, cazzo, me lo sono perso); Roma manco lo prendo in considerazione. Torino è una realtà a sè stante, si preoccupa di mostrarci un certo cinema di genere visto da pochi quando spesso proprio non visto perchè non considerato. Tutto questo fino ad ora. Con il “buon” Nanni, ahimè, prevedo anni bui…i vari Carpenter, Landis, Friedkin ecc. ecc. dubito verranno di nuovo a trovarci.

  • Mah secondo me, se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, il TFF è iniziato male e non sarà un Nanni Moretti qualsiasi a farlo decollare.
    Io fino ad oggi ne ignoravo completamente l’esistenza e come me credo molte persone.
    Per “raddrizzarlo” secondo me ci vuole ben altro… incominciando dai fondi che scarseggiano (credo).
    Ma ci sono priorità ben più importanti e quindi non credo ci si debba lamentare se ci sono pochi soldi per sostenere un progetto che non ha ma “fatto presa” veramente nel suo ambito.

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