Che cosa è la libertà: una ragione in più per dire no a tutto ciò che è assoluto

December 21st, 2006 § 27 comments

Il tema è pesante, complesso, lo so. Ma ho scelto oggi per scrivere qualche riga sulla libertà, cioè il giorno in cui finalmente a Piergiorgio Welby è stato concesso di morire, come desiderava. Onore a lui per 40 anni di battaglie giuste, civili  e onore al Prof. Riccio che ha “staccato la spina”, rendendo questo paese un po’ più civile. E anche onore alla Rosa nel Pugno e all’Associazione Luca Coscioni, che hanno seguito questa battaglia che condivido.

Anzi, mi spiace che i DS (cioè il partito che voto) non si siano esposti quanto loro, finendo addirittura per far finire sui media le deliranti posizioni di Livia Turco (che sapete che amiamo quasi come i suoi denti gialli) e l’inquietante opinione (personale: grazie al cielo politicamente è favorevole a consentirla a chi la desidera) di Fassino sull’eutanasia.

Con quest’ansia togliattiana di legittimazione (assolutamente fuori tempo) finiscono per farsi sorpassare a sinistra – nelle cose vere, quelle che ti toccano in quanto cittadino – perfino dai Radicali. Un’occasione sprecata per dire qualcosa di sinistra. Giusto la loro posizione filo-israeliana, l’eccessivo liberismo, i vecchi flirt con la destra e la presenza di Pannella mi impediscono di votare Rosa nel Pugno alle prossime elezioni. (tradotto in termini pratici: DS, sveglia!)

Era un giorno che aspettavo da molto tempo, perché segna un precedente nel dibattito sull’eutanasia in questo paese, un dibattito che va avanti da troppo tempo senza che accada nulla. Ora finalmente “action speaks louder than words” e abbiamo il primo uomo italiano libero anche nella morte. Credo cambierà qualcosa.

Non sono mai riuscito, pur sforzandomi, a capire chi si oppone all’eutanasia. Decidere che è ora di farla finita, disporre di sé in maniera totalmente autonoma, gestirsi, essere responsabili: mi sembrano tutte scelte mature, adulte, umane. E non vedo in base a quale principio – inclusi quelli perversi della religione cattolica – sia possibile opporvisi. Se uno sceglie di morire è una scelta da rispettare e garantire, ancora più se sceglie di morire per non soffrire pene atroci e non far soffrire chi gli sta accanto.

Il mondo è pieno di persone che – consapevoli o meno – dispongono della propria esistenza. E alcune fanno scelte che le portano alla morte, consapevoli o no. Perché allora fermare una persona che ha un valido motivo per morire? In base a quale principio, a quale autorità, a quale dettame gli si può dire “no, tu vivi contro la tua stessa volontà e ti sorbisci questa vita di dolore e infermità”? In quale senso e in quale misura essere costretti a vivere è un’opzione migliore rispetto a morire?

Alla fine mi accorgo che l’unico argomento di opposizione al concetto di eutanasia è la santità della vita. Il concetto mi inquieta: la vita è sacra *nonostante tutto* per i cattolici? Cioè è sacro far soffrire le pene dell’inferno ad una persona in base ad un principio astratto e assoluto in cui magari chi soffre non si riconosce?

Il mondo si è già sorbito i danni dell’assolutismo ideologico e religioso: nei campi di sterminio dio è morto ma c’è chi continua a perpetrare i loro presupposti filosofici: la norma univoca e assoluta sopra tutto, perfino il buonsenso. E non importa quanto la norma sia – nelle intenzioni – virtuosa. E’ la sua applicazione cieca, senza se e senza ma, a generare mostri.

Ho sempre pensato, dall’età della ragione, che la libertà è fare quello che ci pare senza limitare la libertà altrui, accettando la responsabilità di ciò che facciamo.
Se uno decide di smettere di vivere e lo fa in maniera civile, senza dare fastidio al prossimo (quindi niente suicidi teatrali alla Salgari), senza fare del male a terzi al di là del naturale dolore per una perdita, ecc. perché vietarglielo?

Tra l’altro la libertà di scelta individuale mi sembra un concetto di destra, estremamente liberale: l’individuo è più importante della società e dei valori astratti della sua sovrastruttura. E l’uomo libero agisce per sè, responsabilmente: lo Stato non ha diritto di toccare la sfera personale. Dove sono i liberali della destra? E cosa devono pensare quei 2 o 3 illusi che hanno votato i Riformatori Liberali (cioè i “Radicali che sbagliano” berlusconiani) quando dalla loro area politica si alzano richieste di processo per omicidio per chi ha liberato Welby dalla sofferenza? Pensate a quanto contano nel centrodestra, la prossima volta. E chiedetevi se ha senso rivotarli.

Filosofia spicciola e polemiche partitiche a parte, quello che mi preme dire è che il mondo sarebbe migliore se le persone agissero prima come uomini e poi come religiosi/militanti.
Io non ho fiducia nelle persone, in questi tempi e non amo particolarmente questo stato di cose. Però mi sono convinto che l’uomo “pratico” in quanto tale, su certi temi fondamentali e molto semplici, diretti e vicini alla nostra esistenza, è molto più intuitivo e sano dell’uomo “ideologico”, viziato dai tanti assolutismi.

Insomma, mi sono fatto l’idea che, sul tema dell’eutanasia, tra le persone c’è molto più buonsenso che nella freddezza del dibattito politico. Mi pare di intuire che la gente è pragmaticamente più “avanti” della politica, forse perché è naturale vedere i propri parenti/amici morire e soffrire durante il corso degli anni, cosa che fa capire maggiormente la differenza tra morire e crepare.

Qualsiasi uomo sa che consentire di morire ad un altro uomo che soffre le pene dell’inferno è giusto, è il male minore, forse addirittura è il bene. Quante volte ci siamo consolati a vicenda ai funerali di qualcuno che ha sofferto tanto, dicendoci “è stato meglio così: non sopportavo di vederlo/a soffrire”. E quanti di noi (direi il 100%) si sono trovati a dire variazioni del “Meglio morire in piedi e lucidi a 60 anni che a 90 dopo 30 di paralisi”

Ho letto dichiarazioni folli di Fini per cui consentire a Welby di staccarsi la spina è reato di omicidio. Io credo che non lo sia.

Penso invece che sia reato (umano) di tortura obbligarlo a vivere come un semivegetale, soffrendo e invocando la morte.
Il tutto in nome di una religione (il cattolicesimo) che non riconosce (o di cui rifiuta alcuni dettami) e che – chissà perché – detta legge in Italia.

Bisogna fare una legge subito.
Rispetterà tutti. I cattolici e i masochisti (se c’è differenza) potranno continuare liberamente ad applicare a loro stessi i valori dottrinari in cui credono. Vogliono torturare per decenni i loro malati sofferenti? Lo facciano.
Ma per tutti gli altri ci sarà la libertà vera, quella di scegliere il meglio per sé senza fare danno. Anche se è l’ultima scelta che si fa.

§ 27 Responses to Che cosa è la libertà: una ragione in più per dire no a tutto ciò che è assoluto"

  • Le pilloline verdi nel cassetto…
    e io, sdraiato sul mio letto.
    Spienato ormai, del tutto inerme,
    mi sento nudo, come un verme.

    La mano trema, anche la testa,
    di me, e’ questo che ormai resta.
    Che senso c’e’ in questa vita?
    Adesso e’ arrivata ora di farla finita…

    Giulivo Bastardi

  • Busko says:

    Io credo (da cristiano), che la Chiesa e le istituzioni debbano lasciare una certa libertà personale in merito. Credo anche che “il proseguimento della vita naturale fino al suo normale termine” venga spesso violato. Cosa c’è di naturale in un ventilatore che ti riempie i polmoni, un tubo che ti pompa pappetta nello stomaco e di un altro tubo che toglie dell’intestino? Nel poter muovere SOLO gli occhi?
    Welby, sciegliendo di morire *legalmente*, ha aperto una strada, e auspico che possa essere seguita dale forze politiche di ogni schieramento (anche se non credo Senatùr e soci condividano…), la strada della libertà personale, quella vera, non quella di nascondere il denaro chissà dove o di truffare l’Antitrust… Stesso vale per i PACS. Ognuno deve poter essere libero di decidere con chi dividere la sua vita, e di poter essere tutelato legalmente. Perchè compagno+compagna=compagni ma anche compagno+compagno=compagni.
    per chi ne vuole la discussione è aperta sul mio blog: http://busco92.spaces.live.com

  • winston says:

    TANTI AUGURI DI BUON NATALE!!

  • Axell says:

    Welby non voleva il silenzio.
    No, non lo voleva, perché sa che ci sono centinaia di malati nelle sue condizioni che chiedono solo di interrompere una terapia che non vogliono più, che li uccide nell’anima per anni.
    La pietà dovrebbe essere cristiana, ma a parole, sono tutti bravi.
    Se ne deve parlare invece, lo dobbiamo fare. Nascondendo i problemi (catholic style) non si ottiene nulla. Solo ignoranza e superficialità.

  • chamberlainn says:

    welby credo volesse tutto fuorché il silenzio intorno alla sua morte.

  • Sly says:

    Parole sante cavolo…

  • Suzukimaruti says:

    Davide Salerno: messa così è più potabile, anche perchè – preso dal pragmatismo – hai detto “se unapersona vuole suicidarsi per non soffrire, che lo faccia”, che poi è il punto focale su cui siamo d’accordo.
    .
    Sul caso Welby c’è da riflettere: vero, poteva togliersi la vita quando ancora era parzialmente autonomo nei movimenti. Però ha deciso di non vivere più quando ha perso anche quella autonomia.
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    Concordo su un’altra cosa: è folle obbligare ope legis qualcuno a terminare la vita di un altro. Ma io credo che sia civile e accettabile una cosa lievemente diversa: non perseguire legalmente chi, in accordo con il sofferente, ne termina l’esistenza (ovviamente con tutte le cautele del caso, i controlli, ecc.).
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    La differenza è tutta lì: con un’ipotetica nuova legge non ci sarebbe obbligo per nessuno, ma solo facoltà, volontà, accordo.
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    Riguardo al battage mediatico fatto da Welby, beh non aveva altro modo per farsi sentire. E di fatto – impossibilitato a fare tutto com’era – ha riempito una vita con una battaglia che non era solo personale, ma un caso di civiltà di cui beneficeremo tutti.
    Insomma, non voleva solo un risultato personale, ma voleva acquisire un diritto. E far sapere al mondo che questo diritto c’è.
    Cioè, riconosciamo l’aspetto *politico* (nel senso non partitico del termine, visto anche come si sono comportati alla cazzo il 70% dei partiti italiani su questo caso) della sua vicenda.
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    Per me, tenuto conto del dolore implicito nel tutto, il caso Welby è un capitolo *politico* bello, oltre che la storia personale di una persona che alla fine – nella disgrazia – ha vinto la sua battaglia esistenziale.

  • winston says:

    Sono perplesso. Perchè si nega l’eutanasia. Perchè la vita va vissuta nonostante tutto? Ma che significa? Quando sei pieno di metastasi e il dolore e la morfina ti friggono ogni barlume di lucidità, che cazzo hai da vivere? Di cosa hanno paura i cattolici? Una legge sull’eutanasia non avrà carattere “restrittivo” (cioè non toglierà il diritto a chi vuole vivere nonostante tutto?) ma “costitutivo” (riconoscerà il diritto di scegliere un modo dignitoso di morire a chi lo desidera). Non capisco davvero dove stia il problema. La Chiesa mi sembra oggi arroccata su posizioni retrive di stampo medievale: impedire all’uomo di scopare senza senso di colpa e di morire liberamente per tenerlo soggiogato. Quasi quasi sono più avanti i talebani!

  • Se Welby avesse davvero voluto morire con dignità, visto che sapeva quello che lo attendeva, avrebbe tranquillamente potuto farlo di mano sua nove anni fa quando sapeva ciò a cui stava andando incontro e poteva farlo con le sue forze. Perchè aspettare nove anni e poi rimanere sulla coscienza di una persona? Perchè il dott. Riccio per quanto ne so io staccando la spina del respiratore artificiale ne ha provocato la morte.

    Se la sua scelta era quella di morire, poteva farlo in silenzio senza mobilitare l’opinione pubblica, come ha fatto, per poi andare comunque contro la legge. La decisione che doveva prendere era una decisione strettamente personale e se nè la moglie nè la sorella che tanto tenevano alla sua volontà hanno staccato la spina vuol dire che a parole tutti sono bravi ma poi i fatti sono diversi.

    Perchè al posto di porre l’accento sulle ragioni personali di Piergiogrio Welby non si parla di come va avanti la ricerca in Italia e del fatto che in Cina si possono sfruttare le cellule staminali ed in Italia no?

    Mi sembra che attualmente ci siano problemi ben più gravi della codardaggine di una persona che demanda ad altri di decidere sulla propria vita perchè non ha il coraggio di farlo lui stesso o perchè non vuole perdere neanche un attimo dei momenti di felicità e vuole evitare tutta la sofferenza che gli si prospetta.

    Sono parole dure e sicuramente non chiedo a nessuno di condividerle o di accettarle, ma nel mondo ci sono migliaia se non milioni di persone che muoiono ogni giorno per la fame o per motivi ben più infami: questi sono i problemi su cui vale la pena davvero discutere. Lo ribadisco ancora una volta: se una persona vuole suicidarsi per non soffrire che lo faccia, ma che abbia il coraggio di farlo per mano sua ed in silenzio, senza fare tutto questo caos mediatico, altrimenti non è una morte dignitosa, altrimenti non è eutanasia.

  • Non avrei saputo dirlo meglio. Il bigottismo di alcuni “potenti” è uno schiaffo in piena faccia in una azione che si professa laica a giorni alterni.

    Grazie per il post

  • gareth jax says:

    Pragmaticamente io dico che chiunque metta “paletti assoluti” è un teorico del cacchio, che non sa nulla di vera sofferenza che probabilmente ha visto troppe volte “l’Attimo Fuggente”.

    La vita non è un film.

    Non bisognerebbe infiltrare leggi o religione : il modo in cui una persona vuole sopportare la sofferenza è affar suo o al massimo dei suoi parenti più prossimi.
    Ma anche li, le persone andrebbero consigliate non costrette a subire scelte altrui.

    Secondo me la decisione finale se staccare la spina dovrebbe essere presa dal malato (se è lucido). Nessun’altro sarebbe in grado di capire la sua sofferenza.

    Ai Paleonto-cristiani che pensano di dover obbedire letteralmente ai comandamenti, propongo di saltare a piè pari tutte le vaccinazioni possibili: dopotutto se Dio ha creato la vita, compresi i virus e i batteri, lo ha fatto perchè ritiene la selezione naturale un meccanismo che propizia il miglioramento delle specie.
    Lasciate quindi che le malattie facciano il loro corso, mica riterrete di comprendere i piani di Dio, vanitosi che non siete altro ?

  • Aggiungici anche la posizione di Belpietro: siccome un eventuale testamente biologico dovrebbe ovviamente essere esaminato da giudici o esperti, diventa un’intrusione dello Stato nelle nostre vite. 😐

  • degra says:

    Suz, hai ragione, in queste cose bisogna essere pragmatici, infatti non capisco quando qualcuno vuole andare a decidere quale sia il momento i cui una vita può dirsi vita o quando smetta di esserlo, solo per avere la coscienza pulita.
    Io sono molto pragmatico: hanno fatto la cosa giusta (ma non perchè lo penso io, perchè lo voleva Welby, e questa è l’unica copsa che deve interessare), ma nel momento sbagliato.
    Sia perchè è stata persa (o comunque fortemente sprecata) l’opportunità di ottenere una buona legge anche grazie a questo caso, sia perchè si sono messi dalla parte del torto violando una legge che non è ancora stata modificata.

  • Suzukimaruti says:

    Dopo 13 commenti sono inquietato ancora più. Questo perché la discussione ha subito ripreso i toni ideologici che volevo evitare.
    .
    Mi spiego: non si risolve nulla con gli assolutismi, ma con la pragmatica.
    .
    Penso non Calzi perfettamente la posizione di Davide Salerno (aggredito verbalmente in un commento da mia moglie: sorry): vero, se uno vuole suicidarsi perché è preso male/fallito è una sconfitta x la società.
    .
    Ma se uno vuole morire perché ha una malattia insopportabilmente dolorosa o che impedisce di “vivere” nel senso pratico della parola (vi prego di non spigolare in legalese: siamo pragmatici), non c’è società che tenga. E non c’è amore che gli impedisca di essere, per dire, paralizato e in un polmone d’acciaio.
    .
    Il problema vero – credo – sia applicare l’eutanasia per conto terzi. Qui capisco le cautele, perché ne ho pure io. Ma per quanto mi riguarda (lo dico qui in assenza di un testamento biologico), se mi riducessi (toccatina) male staccate! (e in fretta) .
    Ma in assenza di indicazioni del diretto interessato, capisco che si sollevino dei dubbi.
    .
    Ma se un sofferente esprime il desiderio di morire, perché impedirglielo?
    Vorrei che qualcuno mi rispondesse in modo pratico e non citando posizioni dottrinarie o ideologiche sul valore della vita. Cioè immaginiamo che a questo sofferente non gliene cali minimamente della chiesa o del dibattito filosofico, come gli motivereste il proseguimento del suo dolore?
    .
    O forse qualcuno è convinto che sia possibile (e magari auspicabile) imporre ad altri il proprio sistema di valori?
    Ma soprattutto: il sistema di valori imposto è davvero sempre valido? O forse il buonsenso ci dice di valutare caso per caso? E magari l’assolutismo di un sistema di valori “god-based” crolla di fronte alla nostra condizione umana?
    .
    Cioè, se uno prolunga la sofferenza di una persona in nome di dio, poi la notte dorme? Per quanto convinto di una cosa, di fronte a qualcuno che sta male mi faccio venire qualche dubbio. Ecco perché sarei un pessimo fedele: ho una “coscienza al fosforo” più forte di qualsiasi fede (salvo quella granata)

  • svaroschi says:

    Beh, Gomma, non è proprio come dici tu.
    Come puoi vedere, c’è gente che la pensa diversamente da te (nonchè gente che usa questo pensiero a proprio uso e consumo per scopi che poco hanno a che vedere con un’effettiva preoccupazione per il problema).
    Proprio perchè le persone la vedono in maniera diversa, e siamo in una società, servono delle leggi. Per questo, perchè non si può valutare caso per caso, magari sulla scia emozionale del caso di cronaca.
    Ci sono sicuramente altri casi “meno estremi” ma per cui il problema si pone comunque, persone che potrebbero fare scelte diverse; va valutato se debba essere il malato a decidere, se sia lucido, quando tale scelta vada delegata a parenti…

    Ora, sarà “deformazione professionale”, ma non si può parlare di “moralmente giusto” e pensare che basti a dettare legge IN ASSENZA di una legge.
    Proprio perchè il “moralmente giusto” è soggettivo, una legge no.

    P.S. Il paragone coi nazisti mi sembra fuori luogo, dato che quello era un totalitarismo
    P.S. 2 Veramente avevo già scritto una cosa del genere ieri, ma pare che i miei commenti abbiano bisogno di ere geologiche per essere pubblicati!! 😉

  • degra says:

    io non condivido nè il “dover imparare a convivere con il dolore” nè il “morire con dignità”: per me ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita.
    Però l’eutanasia non è un fatto personale, implica la partecipazione attiva di altre persone che devono decidere quando è il caso di praticarla, quando si ha oppure no l’accanimento terapeutico e, infine, praticarla effettivamente.
    E non è tutto così semplice.
    Uno può decidere di togliersi la vita in qualsiasi momento, gli altri devono sottostare a regole chiare.
    Non mi interessa avere la mente così aperta da accettare l’eutanasia e lasciar scritto che la voglio, quando poi mi trovo davanti ad un medico “obiettore di coscienza” o a dei famigliari che non hanno le mie idee, e quando non sarò in grado di intendere e volere mi lasceranno in vita…
    E non condivido il paragone tra una legge che obbliga a fare un genocidio ad una che, invece, regolerebbe un “diritto”: non si può fare il cazzo che si vuole al di sopra delle leggi. È necessario che la legge si occupi di questo aspetto, ma non si può agire come se già ci fosse senza conseguenze…

  • Caro Davide,
    dire a uno che è malato da QUARANTA anni e completamente paralizzato come l’abbiamo visto in tv da DIECI che “se si è uomini, anche tra atroci sofferenze, bisogna saper affrontare le difficoltà e gli ostacoli che la vita ci propone ogni giorno” e poi avere la faccia di merda di aggiungere che “decidere di farla finita è troppo semplice e SBRIGATIVO” richiederebbe che Welby tornasse in vita completamente guarito per un paio d’orette e le passasse tutte a prenderti a calci nel culo coi ramponi da ghiaccio.

    La pensi così? Beh sollazzati nel tuo di dolore.
    Dire a uno come Welby dopo 40 anni (proabilmente più di quelli che hai tu: pensa come sarebbe divertente averli passati come li ha passati lui) che ha scelto una scorciatoia non è da stronzi.
    E’ da pazzi furiosi.

    E vorrei farti notare che ciò che tu vorresti fare ovvero continuare a vivere, ma vorrei vedertici all’atto pratico, ti è garantito.
    Ciò che Welby voleva – morire con dignità – non gli era garantito.

  • chamberlainn says:

    aggiungo che bisognerebbe una volta per tutte spiegare che cosa per il cattolico è effettivamente vita. il cardinale lozano (che per la verità non mi sembrava capire perfettamente quello che stava dicendo) a porta a porta ha affermato che lo stato vegetativo per la chiesa non è vita.

  • Gomma says:

    Rispondo a Degra Savide.

    Cara Degra, non serve una legge per capire quello che è giusto o ingiusto. I nazisti facevano le leggi per giustificare le proprie azioni, tutto era normato senza possibilità di scelta. Erano obbligati dala legge a deportare, assassinare, sperimentare. Era la legge che li assolveva moralmente. Ma non credo che nessuno di noi possa considerarli innocenti, anche se a norma di legge era puri come gigli. Il dibattito morale, la scelta morale di avere il diritto di vivere o morire. Insomma, senza sbrodolare… certe cose sono moralmente giuste anche senza giustificazioni legali o religiose.

    Davide. Mi spiace ma il tuo discorso mi pare un po’ troppo semplicistico. Non ti offendere, ma “la vita è bella malgrado tutto” è un concetto stomachevole. Non entro nei casi personali (che purtroppo ho vissuto), ma sono fermamente convinto che la vita sia bella se è vita. Io non so cosa farei se avessi la disgrazia di sopportare un peso come quello di Welby. Forse vorrei morire, forse ne avrei comunque troppa paura. Ma di una cosa sono certo. Assolderei qualcuno dotato di braccia e gambe funzionanti per cacciare a calci nel sedere chi mi vuole far sentire “il calore della vita malgrado tutto”. Qui non si parla di un suicidio di chi si butta da un ponte perché depresso o per qualche altro problema. Ma di chi non vuole più accettare una condizione di non-vita. Malgrado tutto… sarà o non una sua dannata e personale decisione da rispettare?

    Nel dubbio, auguri a tutti, Gomma

  • chamberlainn says:

    concordo in tutto e per tutto sull’eutanasia.
    ma sono anche realista e dico che all’eutanasia non si arriverà, ma il testamento biologico con una definizione chiara ed allargata di accanimento terapeutico sarebbe un passo avanti epocale.

  • Marco says:

    Caro Suz, i radicali sono SEMPRE stati a sinistra dei DS (o del PDS o del PCI) sulle questioni di libertà individuali. Basta ricordare il tentantivo del PCI di imporre il piccolo divorzio (limitato cioè a chi si era sposato civilmente) o l’appoggio a certa magistratura non proprio garantista. Poi grazie ai Radicali il PCI si è mosso e grazie ai suoi voti si sono vinti i vari referendum, ma lentamente, da pachiderma rosso.

    PS: e quanto alla laicità come non ricordare il voto di Togliatti a favore dell’art. 7?

  • A mio parere una persona che decide di suicidarsi, per qualsiasi motivo lo faccio (o per le atroci sofferenze o per altri “validi motivi”) è prima di tutto un insuccesso per tutta la società perchè è il segno tangibile di un’incomprensione di fondo del bisogno di aiuto che aveva quella persona e che non siamo stati in grado di captate.

    Secondariamente a mio modo di vedere, indipendentemente dal credo religioso o dalla militanza politica, l’uomo può decidere di tutto quello che lui stesso ha creato e la vita (sua o altrui) non è tra queste cose: quindi, se si è uomini, anche tra atroci sofferenze, bisogna saper affrontare le difficoltà e gli ostacoli che la vita ci propone ogni giorno.

    E’ difficile da capire come punto di vista, ma decidere di farla finita è troppo semplice e sbrigativo, imparare a convivere col dolore e la sofferenza senza farlo pesare agli altri e a se stessi credo che sia una della più grandi vittorie che si possano raggiungere.

    E se qualcuno ogni giorno non ce la fa, è anche colpa nostra che forse non siamo riusciti a fargli capire l’importanza del senso della vita che va al di là del dolore e delle sofferenze, quindi prima di legalizzare un omicidio io penserei a fare qualcosa in più, ognuno di noi nel suo piccolo, affinchè non si debba più arrivare a questi gesti estremi.

  • Axell says:

    Bel post amico mio, bei pensieri che condivido.
    Il teatrino della politica fa veramente schifo.
    E cacciar voti sulla pelle di chi soffre è riprovevole oltre che disumano.

  • Samuele says:

    Assolutamente d’accordo.
    Il discorso di eutanasia è al di sopra delle parti politiche, purtroppo in italia i nostri rappresentanti ragionano con il contavoti. E i voti della chiesa sono fondamentali.

  • Kurai says:

    Complimenti.
    Non ho davvero altro da aggiungere, hai detto tutto, sottoscrivo *ogni* parola.

  • svaroschi says:

    Beh, è un pochino ingiusto fare di tutta l’erba un fascio.
    Anche perchè, se devo dirlo, a essere precisi, la Chiesa cattolica sarebbe contro l’accanimento terapeutico:

    “L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.”

    E questo è scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, dalle parti del quinto comandamento (che fa più o meno “Non uccidere”, se non ricordo male).

    Il punto è che anche la legge (e lo Stato) può fare poco se c’è vuoto normativo – e c’è.
    Il punto è anche che la cosa è un po’ più complessa di così, perchè non basta dire “facciamo una legge”, ma bisogna tener conto – e questo vale sempre – di concetti più generali, quelli legati ai diritti individuali, per esempio.

    E, certo, sarebbe auspicabile che a certe cose si pensasse prima del classico caso di cronaca (possibile che debba sempre volercene uno per colmare lacune legislative/sociali/varieedeventuali?) che poi viene strumentalizzato a uso e consumo di interessi ben più bassi.

  • degra says:

    Assolutamente d’accordo nel merito, e lo dico da cattolico.
    Assolutamente no sul metodo: finchè una legge non c’è, è omicidio e basta.
    Come l’aborto il giorno prima che venisse legalizzato, o dopo i limiti di legge.

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