Barcamp, interstizi e conversazioni

December 3rd, 2006 § 16 comments

L’impressione principale che ho avuto dal Barcamp di Torino troverebbe d’accordissimo il mio cane. E’ che ne sono uscito – dopo 12 ore abbondanti – con l’idea che le cose più saporite stiano negli interstizi, negli spazi tra una cosa e l’altra.

Mi spiego meglio: il bello di eventi come il Barcamp (che teoricamente dovrebbero abbattere il muro che nel bene o nel male si forma nelle tradizionali “conferenze frontali” tra chi sta in cattedra e chi ascolta) è che si presentano come formidabili occasioni di relazione.

Cioè, io l’ho vissuto così: è vero che ci sono 50 mini-conferenze che, teoricamente, dovrebbero essere aperte, ispirate dall’idea della libera condivisione del sapere, ecc. ma a me interessa andare lì per chiacchierare con gente che stimo (o che mi interessa conoscere o che scopro lì sul momento), fare comunella, contarcela, dibattere, cazzeggiare. Insomma, per usare un verbo serio, relazionarsi.

Dopo 12 ore di Barcamp e affini mi sono reso conto che lo spirito è questo, visto che il 90% delle persone alla fine non era lì per le 50 conferenze ma per incontrarsi e discutere, condividere, far girare biglietti da visita, lanciarsi alla conquista dell’Universo, ecc: fare, cioè, quello che a scuola ci hanno sempre vietato, ovvero commentare ad alta voce le lezioni, dire la propria dall’ultimo banco, uscire in corridoio per approfondire o divagare, ecc. Il tutto in libertà.

Insomma, l’esperienza del Barcamp non è certo rappresentata dai momenti ex cathedra, che pure sono stati singolarmente interessanti, ma dagli spazi di cazzeggio libero tra una conferenza aperta e l’altra (e alcuni durante). Anche quelli, magari meno istituzionalizzati ma non per questo meno validi, sono momenti di condivisione, di scambio, ecc.

E’ tutto il pomeriggio che penso a quella scena di “Caro Diario” in cui Moretti confessa di trovarsi bene solo nei viaggi tra un’isola e l’altra. Per me è stato così: ho bazzicato quasi esclusivamente i corridoi del Barcamp, affollatissimi come non mai, prima dopo e durante le conferenze.
In casi simili, tra un capannello e l’altro, le conferenze si auto-formano: uno sale in cattedra per 15 secondi, dice la sua, gli altri chiosano, poi la palla passa ad un altro e così via: siamo tutti transitoriamente conferenzieri .

L’impressione che ho avuto è che non servano tanto *i temi* su cui conversare, ma *le occasioni* per conversare. E non è affatto obbligatorio che queste siano prefissate: si formano da sole, in base a chi c’è, ai temi del momento.
Può sembrare paradossale, ma il cazzeggio libero è solo apparentemente caotico. In realtà è una condizione ordinata (a modo suo) in cui le persone si auto-organizzano, cambiano argomento a piacimento, seguono un filo logico tacitamente condiviso, non si pongono problemi di ruolo o di autorità e – soprattutto – osano intellettualmente molto più di quanto riescano a fare dall’alto di un palco o di una cattedra (luoghi da cui ben pochi oserebbero dire volutamente qualcosa di azzardato). Una vera conferenza collettiva, democratica e paritaria.

§ 16 Responses to Barcamp, interstizi e conversazioni"

  • Axell says:

    OT> foto del presepe + post da me… 🙂

  • la mela sonica says:

    domanda:quanto rimarrà?come rendere concreto il feeling paritario che si è respirato?
    il vostro scroccone di fiducia che arriva tardi e recupera i testi…farà disseminazione con i suddetti libercoli…
    😉

  • Pietro says:

    bravo, condivido! Peccato che non ci siamo visti! Io sono andato stoicamente a fare la mia presentazione pur se influenzato e poi sono stato con Axell, Estragon e Gomma a fare a chi ce l’aveva più grosso (lo smartphone, ovviamente)

  • stefigno says:

    Non ho ancora partecipato a nessun barCamp data la mia lontanza (rm) e non vedo l’ora di essere presente a quello che si terrà in capitale…il segreto del BARcAMP (credo e presumo, avendo letto molto di quello di milano e cercando di fare lo stesso per quello di Torino..) è NELL’ISTINTIVITà DELLE CONVERSAZIONI DELLE DISCUSSIONI DEGLI INTERVENTI, TIpo tavola rotonda, tipo gioco della bottiglia,tutti vicini, tutti a guardarsi negli occhi ad ascoltare ed elaborare ..concordo pienamente con quello detto e scritto da Suz, lasciamo al popolo dei presenti la loro più totale libertà “organizzativa”..

  • Samuele says:

    Sempre d’accordo con te.
    Tranne su una cosa. 🙂

  • Miki says:

    Io ho partecipato solo al post-Barcamp: una pizza in compagnia e un caffé moooooolto lungo!!! Serata alternativa. Piacevole. Simpatici questi bloggers!

    ps: visto che ho portato fortuna … anche a distanza?! 🙂 Grande Toro!

  • Axell says:

    concordo con la signora Mafe…

  • thisend says:

    Vorrei tanto venire ad uno dei tanti barcamp.. ma dato che sono ancora piccolino mi sa che ce ne vorrà prima che anche io sarò lì con voi!

  • zoro says:

    guarda, oggi mi sento trackbackista però fondamentalmente mi caco pure un po’ il cazzo e fare il trackbackista quindi viro verso un sano anarcoliberismo (pur non abbandonando per sempre tentazioni di negazionismo) per dirti che sono d’accordo con la tua mozione, anche e soprattutto in quanto non Morando. A presto, grazie di tutto e al prossimo attivo.

  • svaroschi says:

    (il commento di prima se mbra non essere stato “assimilato”)
    http://barcamp.org/RomeCamp

  • svaroschi says:

    Beh, winston, veramente…
    http://barcamp.org/RomeCamp

  • winston says:

    I filosofi dell’antica grecia, con qualche eccezione, tenevano elzioni che erano simposi, convegni, chiacchierate tra liberi pensatori. E le basi del sapere umano sono nate in quei consessi. Successivamente siamo passati alla divulgazione lineare del sapere (uno parla e molti ascoltano supinamente). E forse ci siamo perso qualcosa… Ma perchè cose come il Barcamp a Roma non le fanno?

  • Infatti è esattamente questo. C’è stata una erronea percezione iniziale dovuta ad un desiderio di voler forse essere troppo ligi: hanno organizzato *troppo* per il tipo di conferenza che è il BarCamp.

    Il solo fatto, che non è successo, che ognuno deve porre il SUO post-it sul tabellone degli orari e delle sale, fa capire il senso.

    I capannelli che tu citi, fondamentali prendono due dimensioni in un BarCamp: quelli segnati sui post-it e quelli che nascono rapidamente.

    Ma non sminuire il valore di quelli unofficiali del tabellone: senza quelli, sarebbe davvero molto più complesso sia dare un minimo di struttura all’evento, sia proporre idee.

    Il “problema” è quello che citavo: essendoci stato un tabellone pre-configurato e una sala in cui c’era troppo il mood da conferenza, il risultato è che qualcuno, come tu stesso fai notare, ha percepito l’idea di BarCamp come una conferenza e poi tanti gruppi fuori. In realtà il BarCamp è il concetto del portare in evidenza spunti tramite gli “eventi” veicolati dai post-it. 🙂

  • mafe says:

    Incondizionatamente d’accordo. Secondo me almeno noi “vicini” (diciamo il triangolo Mi-To-Ge) dovremmo trovarci almeno una volta al mese per cazzeggiare, chiacchierare, gustare il piacere di trovarci con chi condivide un certo modo di vedere la rete.

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