iPod video flop –> mercato video mobile flop?

November 20th, 2006 § 34 comments § permalink

Secondo Nielsen Media Research le funzionalità video dell’ultima generazione e mezza dell’iPod sono un flop clamoroso.

A quanto pare, meno dell’1% dei contenuti eseguiti su iTunes e sugli iPod è video. E restringendo il dato ai soli possessori di iPod 5G e 5.5G, il dato sale ad un misero 2.2%.

E’ chiaramente una sconfitta del modello di business su cui è costruito l’ultimo player di casa Apple. Insomma, i contenuti video non solo non vendono su iTunes, ma gli utenti non sono nemmeno disposti a guardarsi quelli gratis.

Su Gizmodo provano a chiedersi il perché di questa debacle, che di fatto conferma quanto vado dicendo da tempo: l’iPod attuale non è un lettore video, ma un lettore mp3 che costa come un lettore video.

A dire il vero mi inquieta un po’ che su Gizmodo perdano righe e righe discutendo della intrinseca scomodità di un player che per il video dispone di uno schermo piccolo e con pochi colori. La mia idea, infatti, è che chi compra un lettore multimediale portatile è più che disposto a scendere a compromessi con la qualità video. Insomma, ci si arrangia e non si prentende che uno schermo da pochi pollici ci dia sensazioni da sala cinematografica.

Il vero problema del’iPod e di molti player multimediali – tipo lo Zune – che mi pare che i ragazzi di Gizmodo si siano dimenticati è ben altro: la compatibilità con il corpus video circolante.

Mi spiego. E’ inutile perdere tempo a discutere di dimensioni dello schermo se il lettore multimediale portatile che stiamo per utilizzare non è compatibile con i formati video più diffusi online, ovvero DivX e XviD. 

I video su Internet si trovano prevalentemente in quel formato: la gente scarica e condivide i film, le serie tv, gli anime, i cartoni animati, i pornazzi, ecc. in DivX o XviD. E non mi sembra che ci siano all’orizzonte formati concorrenziali. Il che, tra l’altro, è un male, ma è un altro discorso (volendo lo affrontiamo in un altro post, col tempo).

Normalmente in questa fase capita il commento di qualcuno che mi scrive “sì, ma i file video si possono convertire in formati compatibili con i lettori multimediali”. Grazie al cavolo: non so se avete provato a convertire una puntata di Lost (42 minuti, 250 Mb) da DivX a H.264 o un qualsiasi formato compatibile con l’iPod. 

Avendo avuto un iPod per qualche giorno per le mani, ho fatto la prova con QuickTime Pro (che è a pagamento, by the way): su un pc ci mette delle ore. Anzi, ci metterebbe delle ore, perché nella maggior parte dei casi l’operazione resta lì, incartata a metà.

Avendo a disposizione un guru Apple, ho posto il problema. E ho scoperto che è cosa nota. Fortunatamente esistono utility terze e gratuite che fanno la conversione in “poco tempo”. Traduciamo la locuzione “poco tempo”: dai venti minuti in su, a seconda dei casi. E spesso si va molto su.

Beh, potrà sembrare strano ma venti minuti sono un tempo che attualmente pochi sono disposti ad attendere nell’ambito di una sessione informatica. Anche perché la conversione di un file ti porta via tutte le risorse del computer: mentre converti, l’unica soluzione è aprire il frigo, farti una birra sorseggiandola piano e avere taaaanta pazienza, perché il computer è ko.

Personalmente diffido di chi mi dice che venti minuti di attesa senza uso del computer (che, ricordo, sono un tempo minimo) sono accettabili, in una sessione. Anche perché l’informatica attuale, soprattutto per quanto riguarda i lettori multimediali portatili, va verso la piena integrazione tra hardware e software, prevedendo operazioni seamless, ultrarapide e automatizzate, con la gratificazione del risultato istantaneo.

Cioè, dopo tutti i discorsi sulla straordinaria importanza di iTunes e del suo perfetto connubio con l’iPod, che costituisce un modello di ergonomia, ecc. non è concesso fingersi di bocca buona di fronte ad un’operazione che ci uccide il computer per mezz’ora!

[al che apro una parentesi: ma sono sfortunato io – su tutti i 5 computer di casa – o iTunes su Pc ha la brutta abitudine di mangiare una quantità notevole di risorse, al limite dell’inutilizzo? Nei giorni in cui ho avuto per le mani degli iPod l’ho visto mostruosamente in crisi con la mia collezione di musica digitale che – lo ammetto – è pesantina, tanto che ho dovuto disinstallarlo e sostituirlo con un’utility terza che trasferisce la musica con un sano drag&drop, senza scaricare album art non richieste, senza sincronizzazione, senza balle inutili insomma]

La dimensione del fallimento del mercato video di Apple e delle funzionalità video del suo lettore multimediale, in verità, mi arriva da un’altra osservazione: sul Web è difficile trovare contenuti condivisi in formati compatibili con l’iPod. Fino a qualche tempo fa mi ero accorto che su alcuni siti di .torrent c’erano le puntate di alcune serie in formato iPod-compatibile. Ma erano scaricate da pochi, non avevano tanti seed ed erano praticamente inutilizzate. Poi sono praticamente sparite (e il servizio di vendita online delle serie tv via iTunes – lo rivela Nielsen Media Research – praticamente non ha clienti).

Per quanto ne capisco, questo è il segnale che un’opportunità tecnologica non è stata colta, cioè l’uso video degli iPod di ultima generazione non è diventato prassi comune. Se non lo fanno i pirati, non lo fa nessun altro, si sa.

Allargando il discorso, temo che la debolezza video dell’iPod (e dello Zune) stia tarpando le ali al mercato del video mobile o in mobilità. Per mille motivi, gli iPod stravendono e sono la grande maggioranza del mercato. La loro incompatibilità di fatto con i video mi pare un serio limite per lo sviluppo di servizi – legali o non – di fruizione dei video su dispositivi mobili.

Cioè, fino a quando zio Steve e zio Bill non si decidono a vendere lettori multimediali portatili compatibili col video DivX e XviD, il boom del video in mobilità temo non ci sarà. Certo, potrà esistere qualche servizio di nicchia, qualche mossa da pioniere e qualche iniziativa balzana, ma niente di serio o numericamente rilevante.
Ecco un caso in cui i due big dogs del mercato tecnologico (ma ci aggiungerei pure Sony e Toshiba, i cui lettori multimediali mobili non sono compatibili con DivX e XviD, tanto quanto iPod e Zune) rallentano l’innovazione tecnologica, tarpano le ali alla nascita di nuovi mercati e – tradotto in termini pratici – mi fanno venire voglia di scendere al giardinetto di sotto e calpestare le aiuole per protesta.

Il tutto a meno che, ovviamente, la gente rinsavisca e inizi a comprare i prodotti Creative, Archos, ecc. Non saranno stilosi quanto iPod e Zune, ma vedono i contenuti video che la gente condivide online. Insomma, sono una generazione avanti. Ed è una generazione importante: un salto come dalla radio alla tv, per capirci.  
Non accadrà. E continueremo a spendere soldi in prodotti vecchi ma di ottimo design. Retrogradi ma elegantissimi: molto belle epoque decadente.

Il mediacenter a 400 euro (se siete bravi)

November 17th, 2006 § 13 comments § permalink

Il signor Distretto 71, che di tecnologia ne sa, spiega materialmente come farsi un mediacenter con 400 euro (più qualcosina per i cavi, che diventa qualcosona se comprate quelli Apple) usando un Mac-mini.

Può sembrare una cavolata, visto che la cosa dovrebbe venire naturale, ma continuo ad incontrare gente che ha il computer e il televisore a 30 cm l’uno dall’altro e non ha la minima idea che le due tecnologie possono interfacciarsi, con tutti i vantaggi del caso.

Il che rivela un paradosso: le case produttrici spendono milioni per sviluppare software di gestione dei media su schermo televisivo e poi si dimenticano di rendere intuitiva l’ “amicizia” tra tv e computer. Cioè, collegare tv e computer è facile ma noto a pochi. E nessuno – salvo qualche blogger sveglio – si prende la briga di spiegarlo.

Insomma, meno raffinatezze su FrontRow o MediaCenter e più chiarezza su come interfacciare il computer (qualsiasi computer) e le tv vecchie e nuove. Inutile programmare funzioni fantasmagoriche per software che non userà nessuno per evidenti limiti di cultura hardware.

Quanti di voi scaricano le serie tv dal Web, magari su un portatile, e poi se le guardano sul computer invece che sul televisore? Ma soprattutto, perché, visto che ci mettete 2 minuti a godervi Lost in qualcosa di più che 17 miseri pollici?

Fortunatamente ci stanno mettendo una pezza i produttori hardware: giusto oggi ho accompagnato mia mamma ad acquistare un televisore LCD (con mansioni di advisor tecnologico e facchino) e con mia somma gioia ho notato che la presa VGA sta diventando quasi standard tra i modelli di ultima generazione, perfino tra quelli di fascia media. Se solo integrassero anche il cavo VGA saremmo quasi alla perfezione.
[In ogni caso un pc collegato con VGA ad uno Sharp LCD da 32 pollici si vede da dio alla risoluzione di 1366×768 (cioè HD 720pi), roba da dimenticarsi lo schermo e usare solo la TV.] 

Advertising tarocco

November 16th, 2006 § 19 comments § permalink

Noto con piacere che l’inquietudine per la strana mania di questi tempi di proporre pubblicità in cui prevale la dimensione “tarocca” dell’esistenza non prende solo me.

Il buon EmmeBi, infatti, si preoccupa per la pubblicità del Parmigiano Reggiano che rifà il verso a “Mamma Maria” dei Ricchi & Poveri (che per inciso internazionalmente è considerato un classico della tarda disco-foxtrot e ha consacrato per molti europei il baffo, la brunetta e il biondo come una sorta di versione mediterranea degli ABBA).

In effetti è vero: di fronte ad una pubblicità simile la voglia di buttarsi sul pur peggiore Grana Padano è altissima. Grazie al cielo anche loro fanno una pubblicità da fucilazione istantanea (quella di “padao!”, per cui uno sogna che in Brasile torni la dittatura), quindi a parità di schifo non si cambia.

In compenso i casi si moltiplicano. Se ascoltate la radio (e vi consiglio caldamente di farlo) sicuramente vi sarete sorbiti pure voi l’ennesima pubblicità Ferrero (che, diciamolo, se le fa in casa e riesce a produrre sempre il peggio del panorama nazionale: l’advertising più cialtrone, fuori moda, ottantoide e sgradevole nelle forme, nel merito e nei valori espressi), cioè quella in cui per pubblicizzare i Mon Cheri hanno riscritto il testo di “Splendido splendente” della Rettore, compiendo un altro recupero anni Ottanta assolutamente perdibile.

(nota: va pure in tv, ma me la sono persa; si intitola “Splendido fondente”: la trovate qui, se proprio ci tenete)

Ma evidentemente il tarocco, il fake, è un po’ la cifra di questi anni, soprattutto in un paese che è stato governato per 5 anni da un uomo finto, lampadato, imbellettato, trapiantato, taccato (interno) e vestito sempre uguale come un personaggio dei fumetti.

(per approfondire, tra l’altro, l’ultimo numero di Miele – che è una delle riviste underground più belle in Italia – è totalmente dedicato al concetto di fake)

Come spiegarsi, altrimenti, la scelta agghiacciante di Fiat di produrre la tristissima pubblicità con la versione taroccata (quella da discoteca, ma la più scadente tra la varie imitazioni) del “Po-po-po-pooo” dei mondiali, cioè “Seven Nation Army” dei White Stripes?

Ma soprattutto, come spiegarsi la pubblicità della Lancia in cui Alessandro Gassman inonda d’acqua una sosia dei Penèlope Cruz?
L’ultima volta che ho visto un uso così non ironico (e truffaldino) dei sosia era per quella ditta tremenda che produce elettrostimolatori (credo sia la Tesmed, poi passata a sponsorizzare il programma della DeFilippi), in cui compariva il sosia di Del Piero, per di più su un campo di calcio: vera e propria circonvenzione di incapace.

A dire il vero non c’è da meravigliarsi: la circonvenzione d’incapace è – dicendosi la verità un po’ crudelmente – il core business della pubblicità. Mette un po’ di tristezza, invece, la completa mancaza di ironia in questi taroccamenti.

Insomma, tra il citazionismo, il mashup e la cialtroneria c’è una bella differenza. Alcuni top brand italiani evidentemente non la colgono. O si affidano a creativi tristi.

Lost: cosa resterà insoluto dopo [x] stagioni?

November 16th, 2006 § 36 comments § permalink

Prendo spunto da un intelligente commento di Winston riguardo a Lost.

Giustamente lui si fa una domanda che sotto sotto ci siamo posti tutti: ma alla fine della serie (chissà tra quante stagioni, ecco la ragione della “x” nel titolo) quali misteri resteranno irrisolti?

Presumo che nessuno di noi pensi che risolvano proprio tutto: l’impressione diffusa è che gli autori – nel pur meritevole lavoro di creare una serie che indubbiamente segnerà un pagina importante di storia della tv (direi la prima serie “vissuta” comunitariamente via Web) – abbiano sparso troppi indizi e abbiano gettato le basi per iniziare troppe storie, troppe deviazioni, troppi enigmi.

A naso direi che alla fine non spiegheranno la storia di “Adamo ed Eva”, cioè i due scheletri trovati nelle prime puntate della prima stagione, e nemmeno il significato delle pietre bianche e nere.

L’altra cosa che non chiariranno, a mio giudizio, è perché in un’isola del Pacifico si trova l’aereo da turismo del fratello di Mr. Eko: volare con un aeroplanino dalla Nigeria a laggiù, anche facendo un’infinità di scali, è praticamente impossibile.

Forza, tirate fuori le idee: mi piacerebbe compilare una lista di misteri di Lost che abbiamo perduto la speranza di risolvere.
Poi mandiamo la lista a JJ Abrams e lo obblighiamo a farci una puntata ad hoc in cui risolve tutto. Per amor di precisione.

In arrivo il successore del Nokia E61

November 15th, 2006 § 11 comments § permalink

Il cellulare ormai diventato trendy tra i blogger che contano :-), cioè l’E61 della Nokia conquista ogni giorno nuovi fans e pare sia stato un successo per la casa finlandese, che già pensa alla versione successiva.

Anzi, oggi sono uscite online (ovviamente carpite di frodo) le immagini di quello che sembra il probabile successore del Nokia E61 che, con grande slancio di fantasia, pare si chiamerà E62i.

Le novità? Per ora non si sa nulla. Quel che si vede è che il telefono incorpora finalmente una fotocamera (senza diventare più spesso), sono stati aggiunti un paio di tasti frontali e il joystick centrale (che ad alcuni dà un’impressione di fragilità e potrebbe rivelarsi il punto debole del telefono, sul lungo periodo) è stato sostituito da un tasto multidirezionale piatto.

Il tutto, tra l’altro, sembra ancora più sottile e – ma è solo un’impressione – perfino un po’ più stretto. E tristemente è bicolore, con il corpo colorato di marrone e il retro in metallo lucido, con lo sportello batteria più stondato nelle forme.

Tristemente il color-scheme ricorda uno dei Nokia che ho posseduto (e che tuttora è considerato un mito per durata, solidità e affidabilità), cioè il 6310i. Gran cellulare, ma con colori pessimi e abbinati male. Ricordo che all’epoca fu nominato “cellulare più gay” dal portale gay.it .

Certo, se un telefono simile integrerà pure un’antenna GPS allora siamo a posto: è il cellulare business definitivo, almeno dal punto di vista hardware. E se il prezzo per avere un cellulare così bello è girare con un gadget colorato in modo dubbio, beh ci si adegua.

Ah, già, ho anche cambiato l’header del blog

November 14th, 2006 § 9 comments § permalink

Preso da uno slancio creativo ho cambiato la testata del blog. L’idea – un anno fa, quando nacque il blog su WordPress – era cambiare la testata spesso, adattandola al mood del momento.

Poi è capitato alternativamente che il mood non mi è mai cambiato o che semplicemente mi sono dimenticato di questo ennesimo buon proposito.

In ogni caso ora rimedio e metto su un qualcosa di vagamente comunatalizio, quindi sempre a tema con l’immagine dell’header precedente (che per chi non se lo ricorda era un postre sovietico vagamente demenziale, raffigurante un proletario in salopette che portava via da un libro una gigantesca fascina di spighe di grano, per la serie “stordiamoli con una metafora leggera, cioè la cultura come nutrimento, ecc.”).

E’ che la scritta “Museum Of Communism” un po’ mi inquieta e un po’ mi intenerisce. Esattamente come il Marx/Babbo Natale molto kawaiii, ma con una falce ben poco rassicurante.

Fatemi sapere se piace o se devo tornare al vecchio header.

In alternativa, ecco qualche serio candidato alternativo. Il primo è un Babbo Natale in versione ritratto razionalista filosovietico.

 Santa

suora

Il secondo, invece, è l’immagine di una suora perplessissima di fronte a dei manifesti che evidentemente non gradisce (se è per questo nemmeno io: sono manifesti dei Comunisti Italiani, quel partito di pensionati filo-dittatura a Cuba).

Poi dopo Natale cambio di nuovo e vediamo.

Ho vinto la battaglia contro gli accenti

November 14th, 2006 § 4 comments § permalink

Dopo lunga e faticosa malattia, mi sa che sono riuscito a risolvere il problema delle lettere accentate che comparivano come sgorbi dopo che avevo cambiato hosting al blog.

Ammetto che non mi è facilissimo spiegare come ho fatto, più che altro perché in queste condizioni di insistenza e tentativi a raffica si finisce sempre per andare un po’ a casaccio e vedere cosa accade. Ma stanotte mi ero ripromesso di riuscire a sistemare la cosa, si trattasse perfino di tirare giù il cielo a suon di madonne (e ne sono volate, vi assicuro). E alla fine ecco la soluzione.

Ho fatto più o meno così. Preso dalla disperazione ho salvato sull’hard disk il database di wordpress tramite phpmyadmin, seguendo le istruzioni del Codex. Poi ho creato un altro blog su un altro dominio, usando Fantastico (cioè quel pannello di controllo che crea i blog di WordPress e tante altre cose con un solo click).

Fatto ciò, ho caricato sul nuovo blog i dati del vecchio blog che avevo salvato, senza smanettare nulla nella procedura di importazione (in effetti la schermata ci chiede di specificare che tabella di caratteri usa il database che stiamo per importare: io ho lasciato indicato UTF-8) e come per magia i vecchi post avevano gli accenti giusti, mentre i pochi nuovi in gran parte no. Poco male, li ho persi volentieri e i pochi utili li ho emendati.

Nota: importare il database di un WordPress su un altro WordPress nuovo è tanto facile quanto frustrante, nel senso che uno fa tutto per bene e non funziona mai.
Il segreto è tutto qui: se non funziona il blog – tipo che dà un errore 404 – bisogna cambiare con phpmyadmin un paio di righe nel database che si vuole importare, ovvero le righe che contengono l’indirizzo del blog; non fatevi prendere dal panico, è tutto spiegato a prova di idiota su questo ottimo sito. Se ci sono riuscito io, lo può fare chiunque.

Da qui in poi è stato un gioco da ragazzi: ho esportato e salvato in locale il database del nuovo blog (che – come detto – è uguale a quello vecchio, ma con gli accenti a posto), ho cancellato il vecchio blog suzukimaruti.it, ci ho fatto sopra un’installazione fresca con l’ultima versione di WordPress e vi ho importato i dati con gli accenti giusti (ovviamente cambiando anche questa volta le famose due righe di cui sopra, indicando il giusto indirizzo del blog).

Ora tutto pare funzionare. Dico “pare”, perché non si sa mai e perché 120 occhi vedono meglio dei miei 2 (che per inciso vedono ben poco). Quindi se vedete magagne segnalatemele e vi offrirò una birra.

Ovviamente non ho la pretesa che il metodo assolutamente alla cazzo di cane empirico che ho adottato funzioni anche per i tanti altri blog colpiti dal morbo delle accentate deformi. Ma se siete disperati provate pure questo: non fa danni. Se vi serve aiuto, ovviamente, sono a disposizione. (tra l’altro, grazie ai tanti che hanno cercato di aiutarmi a risolvere questa magagna: nessuna delle vostre soluzioni ha funzionato, ma siete tanto gentili lo stesso :-))

Anzi, mi rendo conto di aver prodotto una soluzione funzionante senza saper minimamente spiegare il perché. Tutto ciò ha qualcosa di vagamente mistico e conferma la mia tesi per cui l’informatica in certi suoi frangenti è più simile al voodoo che alla scienza.

Ora, essendo ateo, non so bene che fare: accendo un cero online? Sacrifico un paio di cd vergini?

Ehm…

November 13th, 2006 § 10 comments § permalink

Quando – a caldissimo, cioè a spoglio iniziato – sollevai qualche dubbio sui brogli alle Politiche di aprile fui additato di allarmismo sinistrorso, complottismo e sostanzialmente idiozia. Peccato che io non appartenga alla sinistra allarmista.

In compenso sono uno che segue ogni giorno i sondaggi politici, che per deformazione professionale ha l'hobby della statistica e che prima di gridare ai brogli ci pensa su 3 volte, verifica bene e ci va coi piedi di piombo.

Poi salta fuori che forse non avevo proprio tutti i torti. E il problema è proprio quello che dicevo: dati a rilento, bianche che spariscono e un grosso limite strutturale per la tenuta democratica del mezzo elettorale in Italia, cioè il disgraziato fatto che si vota su due giorni e le schede elettorali – votate e da votare – restano un'intera notte in balia delle Forze dell'Ordine (che in questo paese non è che siano propriamente una garanzia di imparzialità). E in alcune regioni – credo studiate ad arte – il dato elettorale è stato un sovvertimento completo delle previsioni, degli exit-poll, dei primi dati elettorali consistenti (al 10% dello spoglio, che è altamente indicativo e normalmente è un dato che "fissa" il risultato elettorale, il centrosinistra stravinceva come previsto). Penso soprattutto alla Campania.

Beh, mi comprerò il DVD di Diario (ottima rivista ma talvolta tendente alla sinistra allarmista) che pare documenti gli avvenuti brogli da parte del Governo Berlusconi. Vediamo. Non do nulla per scontato prima della visione.

Lacrime (paracule) napulitane

November 13th, 2006 § 6 comments § permalink

Devo confessare che non sono particolarmente sconvolto dal fatto che sia morto Mario Merola. Va da sè che non sia esattamente il mio cantante preferito e che il suo genere non abbia influenzato più di tanto la mia vita. (anche se, va detto, la sceneggiata napoletana è un genere reale, con una dignità  artistica e interpreti notevoli, tra cui lo stesso Merola; ben altra cosa rispetto alle porcherie neomelodiche).

Detto questo, un po’ mi spiace per Merola. Uno passa una vita intera cercando di riscattarsi dalla sua umile condizione di zappatore, ci riesce e diventa un’icona internazionale del melodramma all’ombra del Vesuvio.

Poi succede che uno muore e – temo passerò la notte a chiedermi perchè – la prima dichiarazione di cordoglio arriva da Enzo Paolo Turchi e Carmen Russo.

In verità  mi chiedo come funzionano queste cose. Ovvero, come nasce la notizia? C’è un giornalista di Repubblica che – chissà nuovamente per quale oscuro motivo (altro che Lost) – appreso della morte del re della sceneggiata si è messo lì e prima di chiamare Bassolino ha deciso di chiamare Enzo Paolo Turchi?
O Carmen Russo e il suo concubino platinato con problemi al didetro hanno inviato un fax di cordoglio/comunicato stampa in redazione?

Cioè, mi sono sorbito la notizia inutile che due personaggi dimenticati post anni Ottanta e brevemente ricomparsi per fare figuracce qualche tempo fa piangono la scomparsa di Mario Merola per colpa di un giornalista idiota o perchéi due sono degli infamoni alla ricerca di pubblicità ? (e hanno trovato un altro giornalista idiota, o che doveva far righe, che ha dato retta alla loro dichiarazione).

Ci andrebbe una legge per evitare certe cose. Tipo che domani – dio non voglia – muore un Premio Nobel e la prima dichiarazione a cadavere caldo la fanno Gegia e Malgioglio. Poi finisce che uno si rivolta nella tomba per l’eternità .

Un consiglio per tutti i vip: il giorno che scriverete il testamento ricordatevi di dare precise disposizioni in merito

Rifondazione Lostista

November 12th, 2006 § 17 comments § permalink

Al New York Magazine hanno deciso di proporre una soluzione per salvare Lost dal mare di critiche in cui è capitato durante la terza stagione (troppi misteri, poche soluzioni e una vaga idea di essere presi in giro).

Per di più – ed era naturale immaginarselo, data la natura strettamente sequenziale della serie, per cui se perdi un paio di puntate sei fuori dai giochi – gli ascolti sono in calo, anche se resta una delle cose più viste della tv statunitense.

Ora gli autori hanno tempo fino a febbraio per ragionare su che fare della serie, cioè capire se ha senso tirarla per le lunghe e gettare le basi per altre 2 o 3 stagioni di Lost rivelando pochissimo e continuando ad aggiungere interrogativi, oppure fare una giusta exit-strategy dal mare di misteri e procedere in crescendo (perché quando i misteri si risolvono la gente accorre in massa) per ancora una stagione oltre questa, chiudendo con un season-finale di quelli memorabili, roba da storia della Tv. Avrebbero giusto una quarantina di puntate per sfangarsela. E visto il numero di misteri mi sa che non possono cavarsela con meno.

Meglio 4 stagioni piene di significato che 6 o 7 infestate di puntate fiacche sui due coreani (ogni volta mi auguro schiattino) o sul patetico hobbit tossico. Mi sa che il dipartimento marketing della ABC non la pensa come me.
 

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