The way you look tonight (in verità today)

October 29th, 2006 § 8 comments

Avrei capito se una cosa simile mi fosse capitata (e mi è capitata più volte) verso i 16 anni, cioè in quel periodo in cui per enfasi endocrina tendi a vestirti da tossico, fare la faccia brutta e in generale antipatizzare con l’universo. E’ l’adolescenza, baby.

Però se a 32 anni, mentre giri in giacca e camicia (entrambe di buona fattura) con pure una valigetta con dentro il notebook non ti aspetti che il prossimo ti scambi per un tossico.

Eppure mi è capitato così. Ben due volte in 72 ore, il che è una cosa inquietante.

La prima volta l’altro ieri, verso le 19 e 30. Preso dalla classica emicrania da caffeinomane in astinenza, entro in una sciccosa farmacia del centro di Genova e mi metto allegramente in coda, mantenendo la solita distanza torinese dalla signora di fronte in modo tale da darle un po’ di privacy.

La signora finisce di comprare i suoi farmaci imbarazzanti (o magari anche non imbarazzanti: chi può dirlo?) e mi appropinquo al bancone.
La farmacista mi vede, appoggia una siringa per insulina al banco e fa un passo indietro con sguardo preoccupato.

“Signora, ero qui per un analgesico”. La farmacista preoccupata mi guarda. “Sicuro?”
“Sicuro”. “Ok, quale vuoi!?” (chiesto dandomi del tu in maniera poco rispettosa per il cliente)

Faccio il nome del mio analgesico preferito, che in realtà è un repackaging di un antidolorifico diffusissimo, trasformato per marketing (ma giusto una questione di packaging) in un farmaco contro i dolori mestruali.

La farmacista si irrigidsce: “Vuoi davvero quello? E cosa te ne fai?”
“Lo assumo per farmi passare il mal di testa, se me lo vende”
“Sicuro che non lo usi per altro?”
“Cazzo, non lo sai che è l’ingrediente base per la preparazione dell’elisir di eterna giovinezza?”, penso dentro me. In verità le dico: “Signora, davvero, mi guardi. Non sono un tossico, sono un cliente e non sono venuto qui a comprare l’antispasmina colica da tenere sotto la lingua per blandire la crisi d’astinenza. Vorrei solo del Buscofen.”

La signora, perplessa me lo vende. Non accenna un minimo tratto di scuse e mi guarda uscire tesa. Nemmeno una frase tipo “sa, coi tempi che corrrono”. Niente. Si convince che sono un tossico che recita bene.

Quindi se si diffonde la news che i tossici usano il Buscofen, sappiate che è causa mia e di chissà quale tratto del mio look che ispira sfiducia ai farmacisti genovesi.

In compenso oggi mi è andata meglio: stavo faticando su per una delle tante salite del centro di Genova, sudaticcio e col fiatone, cercando di raggiungere una conferenza prima che iniziasse.
Svolto in uno dei tanti vicoletti che puzzano di piscio (e che mi fanno porre un interrogativo inquietante: ma quanta gente la fa per strada a Genova?) e mi ferma un poliziotto, praticamente appostato dietro l’angolo.

“Dove vai!?”
“A San Salvatore, sarei in ritardo”
“Ah, quindi staresti andando a San Salvatore, eh!?” (con tono di sfida e dubbio: non è la prima volta che mi capita con le Forze dell’Ordine)
Esibisco il tesserino di riconoscimento del Festival.
Lui incalza “Non te la cavi così, tira fuori i documenti”.
Consegno la carta d’identità al suo collega, il quale si allontana due passi per fare le verifiche via radio.
Mentre il poliziotto buono fa le verifiche, il poliziotto cattivo si mette in testa di farmi parlare.
“Come ti chiami?”. Rispondo e aggiungo che sono di Torino. “Ah, e cosa ci fa uno di Torino qui?”. Ribadisco: Festival della Scienza, do una mano e – anzi – sarei di fretta.
Riparte alla carica “Come è che hai detto che ti chiami?” La tentazione di dirgli “Ok, sono Bin Laden con la barba tagliata: esco dal mio covo in Pakistan tutti i weekend per farmi consegnare dal Mullah Omar, che ha una friggitoria a Genova, la puntata in DivX di Lost. Il mio personaggio preferito è Sayid. Guardo anche “24”, ma tifo per i cattivi”.
Poi capisco che sta cercando di capire se sono uno straniero che parla bene italiano o se sono veramente un italiano. Lo rassicuro, cercando anche di scherzare un po’ (errore grave: i poliziotti lasciano l’ironia a casa, quando sono in servizio).

Fortunatamente arriva il poliziotto buono, che mi dice (e dice al suo collega, che si atteggia da superpoliziotto che ha appena catturato Vallanzasca) “Tutto a posto, puoi andare: vai piano”.
Turbato dall’ultima raccomandazione, che sa molto di nonna, accetto la carta d’identità indietro con una faccia da balengo.
Faccia notevolissima, visto che il poliziotto cattivo si sente in dovere di dirmi “Sai, stiamo cercando uno che ieri ha quasi fatto una strage, qui” (in effetti a due passi dall’ufficio genovese ieri c’è stato un duplice accoltellamento, che abbiamo vissuto praticamente live).
Evidentemente cercavano uno trafelato, con sguardo furtivo. Forse il più fantozziano dei criminali, cioè l’unico che accoltella due persone ed è così stupido da ronzare trafelato e furtivo a due passi dal luogo del delitto.
Ovvio che finiscono per fermare il primo fesso col fiatone che passa da quelle parti e che ha la sfortuna di non essere biondo.

Ora non so specificare se entro 24 ore mi capiterà di incrociare un prete che, vistomi di sfuggita, mi esorcizza e si mette a gridare “Penitenziagite!”. Fatto sta che evidentemente non ho fatto una bella impressione al genovese medio. Non ho ancora capito se è la faccia o il look. O entrambe. O il fiatone.
In ogni caso ora so che in questi giorni assomiglio ad un equadoregno pluriomicida e tossico.
E poi escono articoli come questo, in cui è palese che l’allarmismo è generato dalla mia faccia criminale che va su e giù da una conferenza all’altra.

Magari è solo una questione di karma negativo: sono pure finito in un bar per un cappuccino e la titolare si rifiutava di darmi il croissant che le indicavo: voleva per forza farmi mangiare una fetta di “torrone” (non assomiglia per niente al torrone ed è una specie di fettazza di zucchero rappreso e imbottito di frutta candita – che non amo – e coloranti alimentari) che, oltre a non piacermi ad occhio, era palese che non sarebbe quagliata con il cappuccino.
Alla quindicesima insistenza ha ceduto e mi ha dato il croissant (che tra l’altro era buonissimo, anche se – in pieno stile genovese – parco di marmellata).

§ 8 Responses to The way you look tonight (in verità today)"

  • Suzukimaruti says:

    sì, in effetti dovrei fare un post sul mio idilliaco rapporto con le Forze dell’Ordine. Poi mi arrestano per davvero, però.

  • Racconta anche di quando ti hanno scambiato per un attentatore mentre venivi a prendermi all’aeroporto 😀

  • Pietro says:

    potrebbe anche essere l’occhio impallato da spettatore compulsivo di Lost…

  • Samuele says:

    Sarà che i liguri riconoscono i tipi loschi, falsi e fintocortesi. Cerca di non farti arrestare prima di Venerdì, poi al massimo ci facciamo arrestare insieme per schiamazzi notturni. Poi proviamo a sfruttare l’indultino…

  • Axell says:

    lascia stare Genova e torna a casa… quella città è strana e chi la frequenta spesso finisce in storie strane…

  • regulus21 says:

    Guarda, ti metterei sul comodino, così come sei!
    Mi faresti ridere solo guardandoti al mattino, per cominciare bene la giornata! 😀

    Sei un grande!

  • degra says:

    in effetti il ligure diffida sempre un po’ del piemontese, capita anche a me che sono mezzo ligure e mezzo piemontese…
    sarà perchè la falsocortesità si vede dall’esterno ad occhio nudo, o forse è l’accento che non infonde fiducia…

  • winston says:

    Io l’ho sempre detto che sei un tipo losco. Lombroso non mente. 🙂

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