John Peel Day*

October 12th, 2006 § 10 comments

Oggi è il John Peel day, cioè+ il giorno in cui chiunque abbia un minimo di gusto musicale celebra uno dei più grandi deejay della storia della radio, dirò di più: uno dei più grandi promotori musicali al mondo.

John Peel Day

Personalmente sono molto affezionato all’idea del dj come spacciatore di musica, una sorta di diavoletto tentatore che propone novità a raffica. John Peel era proprio uno così, con la differenza che non si limitava a proporre gruppi nuovi e sonorità inedite, ma il suo carisma faceva sì che i vari artisti che volta per volta erano chiamati ad esibirsi nelle ormai famigerate (e protette da trademark) Peel Sessions, non si limitassero a fare il compitino ma proponessero qualcosa di nuovo, fosse anche solo una cover, una alternate-take, un remix, un’idea diversa dal solito.

Questo ha fatto sì che decine e decine di gruppi e cantanti che adoro e ho adorato abbiano prodotto e registrato Peel Sessions, cioè un grande passo avanti rispetto alla noia e alla tristezza della “promozione radiofonica”, cioè dell’artista che va lì, fa la sua canzoncina-hit di fronte al microfono e va via.
Qui un elenco ragionato di chi è passato a suonare di fronte al signor Peel.

Facciamo un parallelo: John Peel – se fosse vivo – avrebbe più o meno l’età anagrafica di un Luzzato Fegiz, di un Bertoncelli o di qualche altra cariatide del giornalismo musicale nostrano.
Ma di certo non ne avrebbe l’età mentale e soprattutto il provincialismo triste, l’incapacità di comprendere i movimenti della musica, la totale ignoranza dell’elettronica, l’appiattimento sul mainstream.

Questo perché John Peel ha passato la vita a scavare nell’underground alla ricerca di gemme, a sfatare miti e rompere convenzioni, in primis quella odiosa regola radiofonica per cui ogni canzone che passa non deve durare più di 4 minuti ed è peccato mortale suonare due pezzi ravvicinati dello stesso gruppo.

Insomma, era uno a cui la musica che suonava piaceva davvero. E se gli piaceva non guardava in faccia nessuno, nemmeno i programmisti della BBC. E un bel giorno, per dire, ha suonato tutto di fila un intero album dei Cocteau Twins su Radio One, senza interruzioni. In Italia lo avrebbero lapidato nella sala mensa di via Asiago (non so se c’è una sala mensa, ma l’avrebbero istituita ad hoc).
E una sera ha preso e suonato entrambe le facciate di Tubular Bells (che palle…), pochi giorni prima che diventasse un successo clamoroso per Oldfield e per la sua rampantissima label. E ha pure fatto fare una Peel Session agli Uzeda, gruppo indie catanese assolutamente non profeta in patria.

Insomma, un anticonformista del genere figo, non una macchietta. Ma soprattutto uno che capiva i movimenti, li intuiva, anticipava le mode, ecc.
Se nel Regno Unito hanno avuto il passaggio del punk – e poi la passione del reggae – un paio d’anni prima del resto del mondo, il merito è tutto suo: suonava dischi che facevano incazzare l’establishment musicale, violava convenzioni, *osava* e di fatto ha costituito un pezzo di storia della musica di questi anni.

Il modo migliore per celebrarlo, per un blogger filo-dance-elettronica, è ricordare che John Peel è stato colui che ha orientato pesantemente la BBC verso i suoni prima indie-dance, poi direttamente dance/elettronica. Se Radio One tuttora è una delle cose migliori da ascoltare al mondo, lo dobbiamo a lui.
A me piacerebbe prendere i vari tromboni che blaterano di musica dalle colonne dei quotidiani e metterli alla prova: scommetto che ignorano completamente l’elettronica, i tanti suoni digitali, la musica dagli anni Novanta in poi. Probabilmente il Luzzato Fegiz di turno se la caverebbe con qualche frase di circostanza sui Kraftwerk, un accenno ai Massive Attack e morta lì.

John Peel, invece, è uno che non si è mai tirato indietro di fronte a chi abbandonava le chitarre per fare qualcosa di meno scontato, di più originale. E come ascoltatore gliene sono grato. Penso al suo insistere per far conoscere al mondo i Fall (per cui ha letteralmente perso la testa) o i New Order.

E proprio su questa strana linea di rocchettari con l’animo un po’ oscuro che sperimentavano i suoni digitali, ecco il mio personale gig (la BBC ha chiesto ai tanti dj del mondo di celebrare John Peel allestendo un mini-show a tema), per ricordare una delle persone a cui sono musicalmente più grato.

Ovviamente non ho il tempo per fare una trasmissione vera e propria, più che altro perché purtroppo trasmetto il martedì e il mercoledì in radio e il giovedì mi attacco al tram, ma ho ripescato dalla polverosa borsa dei dischi le Peel Sessions registrate dagli Orbital e che si trovano solo sul poco diffuso “Diversions”.

Siamo nel settembre 1993 e i due fratelli Hartnoll, per nulla preoccupati di fare elettronica in un contesto rock, riprendono due tracce del mitico Brown album, le remixano da capo a piedi e le trasformano in un medley unico di quasi un quarto d’ora in cui si alternano suoni cupi, didgeridoo, ritmi trasversali, i celebri accordoni di quinta alla Orbital, campionamenti inquietanti e molto groove britannico. Bellissimo, insomma.

Cliccate qui (meglio se col destro e salvate il file) e godetevi Lush3 (Euro Tunnel Disaster) / Walkabout. Tenetevi 15 minuti liberi.

* Per una frazione di secondo mi è venuto in mente di intitolare il post “Cchiù Peel per tutti”, poi sono rinsavito, mi sono auto-sputato in un occhio e mi sono fatto furbo.

§ 10 Responses to John Peel Day*"

  • Yoshi says:

    grazie! bellissimo!

  • Suzukimaruti says:

    🙂

  • FRa' says:

    Grazie Suzu’. Non mi frega degli ascolti o cose del genere. So che John Peel e’ tra quelli che ci HANNO CAMBIATO LA VITA. Organizzare una cena a casa in suo onore e riseppellire Planet Rock per lui e’ stato un tuttuno. Bravi vitaminic che ci hanno dato spazio. Grande la rete che se ne fotte delle frequenze e del predominio della fuffa. Studiare John Peel e seguirne l’esempio e’ una via di salvezza. Giuro. Sai che c’e’? Voi non avete piu’ bisogno di Planet Rock. Ma noi di voi si. Grande John Peel. E come nei migliori film: ”In culo, a Nick e Steve”, ” Al sole che sorge”, ”Al vecchio Dom”, cin cin, in alto i calici, Peel Peel hurra’.

  • Suzukimaruti says:

    Fra’, ho letto sul blog di EmmeBi e apprezzo!
    Vi ascolto e invito tutti a farlo, non fosse altro in memoria del mitico Planet Rock (a cui devo un buon 50% delle mie curiosità musicali: non smetterò mai di ringraziare Santa Radio per Planet Rock)

  • benty says:

    teenage kicks right throught the night !!!

  • FRa' says:

    Sul nostro blog http://www.m-o-d.biz/blog c’e’ una puntata speciale di Planet Rock (one off in occasione del JP Day) su John Peel.

  • Suzukimaruti says:

    Beh, pensa che loro solitamente campionano un sacco di dischi punk! Anzi, sono (erano…) uno tra i gruppi più rocchettari della dance britannica di quegli anni. Io li amo quanto amo il Toro.

  • Samuele says:

    Ho ascoltato tutto il tuo mp3.
    Sarà, ma questo tipo di musica proprio non mi piace… mancano almeno tre chitarre elettriche…

    🙂

  • cru7do says:

    ora che ci penso, i fall li ho ascoltati per la prima volta proprio grazie a lui!

  • Samuele says:

    “Cchiù Peel per tutti”???
    Ti sputo in un occhio solo per l’averlo pensato.

    🙂

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