Un disco a caso dei KLF, featuring Maroni *

September 15th, 2006 § 15 comments

Credo che ormai sul fenomeno della “pirateria musicale” (ci vanno le virgolette, senza se e senza ma) si stia raggiungendo una sorta di schizofrenia da sconforto.
Cioè, è palese che non c’è cristo che tenga: da sempre il procacciamento e la condivisione sono due atti che accompagnano il consumo musicale. Non fecero una mazza ai tempi delle cassette vergini, perché dovrebbero farlo ora?

Eppure qui in Italia sale il dibattito con un articolo del Corriere che riprende un’intervista su Vanity Fair, che addirittura mette in contrasto due Bobo, cioè Maroni e Craxi.
Il primo ammette bellamente di scaricare musica dalla Rete. Il secondo – con quel cognome mi asterrei da certi discorsi, ma comunque… – dice che scaricare musica da Internet è un furto.

La cosa che mi fa girare le balle è che Maroni (e il suo partito; ma anche Bobo all’epoca era nella Cdl, quindi mi sa che pure lui…) quando governavano hanno votato la Legge Urbani, quella per cui l’Italia in tema di diritto d’autore, ecc. ha attualmente una delle legislazioni più stupidamente repressive dell’intero mondo libero. Anzi, forse indegna del mondo libero.

In verità, leggere questo articolo del Corriere della Sera mi ha dato un fastidio bestia. Non so spiegare bene il perché. Forse è un disagio off-topic. Cioè non mi inquieta sentire gente che straparla di musica, diritto d’autore, ecc. Mi dà fastidio sapere che gli eletti in parlamento non capiscono una sana mazza di tecnologia, di musica e di giovani. E ovviamente parlano di tutte e tre le cose.

Cioè, il mio concittadino Marco Rizzo ha l’iPod ma dentro ci mette poche “registrazioni”.
Registrazioni? Ma uno che invece che dire mp3 o file usa la parola “registrazioni”, allora chiama “televisore” il monitor e “apparecchio” l’aeroplano. Mia nonna buonanima, insomma.
E qui già si capisce a che livello di update tecnologica è il prode cuore granata Rizzo (non fosse del Toro, infierirei). Uno che dice, credendo di fare colpo sul giornalista e sui lettori, magari calzando i panni dell’esperto di musica, “Ho trovato due raccolte dei Clash”. E poi li descrive come se fossero un oscuro gruppo australiano degli anni Ottanta con all’attivo solo 2 nastri autoprodotti in 50 copie. Cazzo, Rizzo, sono i Clash! Ma ci prendi tutti per coglioni? Ma quanto sei distante dal mondo reale?

Ora, non so voi, ma le raccolte dei Clash sono una iattura, se ne trovano a migliaia a partire da 1 euro e 99: qui le usiamo come zeppa per i tavolini che traballano. Forse sono il gruppo più “raccolto” della storia, dopo i Nomadi. Cioè, Rizzo, facci il piacere: non è obbligatorio dire di sì a tutte le proposte di intervista se poi fai queste figure.

E poi “padelloni” (che poi sarebbero i 33 giri). Credo che l’ultima volta che ho sentito questo termine fosse a proposito di “Rimmel” di De Gregori. Tipo che mio padre, se vabene l’anno in cui facevo prima elementare, mi deve aver chiesto “Dove hai messo il padellone di De Gregori?”. Poi basta, è una parola che ha esaurito il suo ciclo venticinque anni fa. Rizzo, in che decennio vivi?

(nella foto, la moderna monovolume di casa Rizzo)

Sorvolo su Gasparri, che si fa riempire l’iPod di canti fascisti dalla moglie.
Non so perché ma l’immagine ha un che di alimentare, almeno nella mia testa. Per cui mi vedo quel moscone di Gasparri ronzare per il Parlamento con un iPod imbottito di pajata, di ragù. Perversioni mie, lasciate stare. Comunque, con Gasparri non me la prendo. Non merita.

No, ecco cosa mi fa girare i coglioni. Tutto il discorso sul fatto che “la musica per i giovani è importante”. Discorso che mi dà proprio sui nervi. Io ODIO queste semplificazioni, per cui la musica, i giovani, i campi sportivi, la playstation, le mamme rock, la discoteca, marilyn manson e via di banalità in banalità.

Anche perché ridurre la musica ad un consumo giovanile non solo è sbagliato, ma è semplicemente idiota. Sarà perché ho una mamma che a 61 anni consuma più musica di me, sarà perché basta aprire gli occhi per rendersi conto che la musica la consumano TUTTI e non è una mera componente dell’età giovanile. Insomma, non è una cosa che ti viene da giovane e poi va via, come i brufoli o l’incazzatura ormonale.
Vabbè che abbiamo fatto un governo con un ministero (vagamente littorio) intitolato a “Sport e giovani”, ma evitiamo di cadere in queste cagate.

E ci cade pure la “giovane”, cioè Giorgia Meloni. AN esibisce questa militante eletta alla Camera come fosse un feticcio, una madonna nera. Ci manca che giri col cartello e la scritta “Visto? Visto che eleggiamo pure i gggiovani?” (oltre che una pletora di mummie pescate dalle più turpi associazioni di combattenti & reduci RSI?)

E questa, una banale operazione di marketing politico, ragiona e parla da settantenne, dimostrando che la gioventù non è un valore di per sè (meglio una vecchiazza sveglia, piuttosto che nonna Giorgia Meloni).
Il ragionamento da nonnina che fa la calza è tutto lì: i gggiovani non comprano i dischi e si scatenano con Soulseek perché i dischi costano troppo. Cagata.
Ma voi comprereste un disco scontatissimo a 10 euro se lo trovate gratis in Rete? Davvero se riducono l’IVA sui dischi smettiamo tutti di scaricare e corriamo al negozio sotto casa?

Guardate, io vengo dalla cultura del vinile, per anni ho collezionato dischi, ho sposato una ingegnere/deejay (musicofila pure lei) conosciuta in radio e credo che la musica costituisca il 40%/50% del bello che ho nella vita, oltre che il 60% delle pareti del salotto. Cioè mi autorappresento e riferisco al mondo spesso e volentieri in termini musicali. E per anni ho speso un milione e mezzo di lire al mese in dischi (in vinile). Beh, nemmeno io (e credo tanti altri musicofili) muoverei un ditino di fronte al calo di prezzo dei dischi. Comprerei, come già faccio, giusto i dischi che non si trovano online o quelli che VOGLIO avere perché mi sta simpatico il gruppo o mi attira il prodotto-disco. Ma sono casi particolari.
Immaginiamoci, quindi, che reazioni può avere l’average joe che sì ascolta la musica ma non ne fa una ragione di vita. Insomma, quelli che ascoltano (espressione horribilis) “un po’ di tutto”. Ragazzi, quelli scaricano, scaricano, scaricano e scaricano. Magari gli album di Giorgia e le raccolte dei Queen. Ma scaricano e non ci pensano minimamente alla gioia del prodotto-disco (tra l’altro gioia diminuita notevolmente con l’avvento dell’algido CD, così piccolo e standard).

Il fatto è che i giovani non comprano i dischi perché pensano che non vadano comprati. Anzi, dico di più: pensano che non vadano venduti.
Un sedicenne di oggi non ha idea di cosa significhi comprare un disco: da quando ha autonomia ha sempre avuto di fronte al naso un Pc, Internet e un hard-disk pieno di pornazzi e mp3 gratis. E non riesce a capire come si possa comprare qualcosa che “è nell’aria” ed è gratis.

Cioè, scusate se svirgolo intellettualmente e banalizzo la lezione 1 di Economia Politica, la “commerciabilità” di un prodotto non è un dato di fatto, ma è un qualcosa di socialmente condiviso. Nessuno può vendere l’aria da respirare. In compenso lo si fa con l’acqua dolce. Ed è un accordo tacito e condiviso tra milioni e milioni di individui a dire cosa è merce e cosa è lì ad appannaggio di tutti. Perché vendiamo l’oro e non i sassi? (ma la ghiaia di fiume sì). Insomma, è la società a dire quali risorse (scarse o meno) sono oggetto di vendita o sono un qualcosa a cui l’uomo ha naturalmente diritto.

Svegliamoci: capiamo che per mio cugino di 16 anni la musica è come l’aria che respira e come i raggi di sole: una cosa gratis per principio, per natura. E adeguiamoci a questo (cioè, io personalmente mi ci sono adeguato da anni; e non ho cugini sedicenni, by the way).

L’articolo mi fa girare le balle proprio perché alla fine mi obbliga ad ammettere che le cose più intelligenti le dice Maroni, un uomo che non capisco (come fa un patito si soul e di blues ad essere leghista? vabbé che sono generi musicali che nascono dal maltrattamento dei neri, ma suvvia…) e che ogni tanto rivela lucidità inattese.

Maroni dice che il problema non è economico o di prezzi, ma è un problema culturale. Forse un problema epocale, direi.
Ecco, io concordo. E concordo sul fatto che è demenziale pensare che tutto questo possa essere arrestato o mitigato con operazioni di polizia, sia essa pubblica o privata. Detta con parole altrui, come può uno scoglio arginare il mare? Come può il terrorismo psicologico con quel balengo di Faletti far smettere di pensare ad un’intera generazione che la musica non è oggetto di commercio?

Cioè, o le case discografiche capiscono che il periodo delle vacche grasse è finito, quello delle vacche magre è agli sgoccioli e tra un po’ non ci sono più vacche e si inventano qualcosa di nuovo (tipo il tofu), oppure finiscono sdraiate belle lunghe nella cacca delle suddette.

Chiedere ad un ragazzino di oggi di comprare un disco è come chiedere ad un norvegese di comprare un fungo (per i non norvegesi: in Norvegia i funghi crescono a centinaia ai bordi delle strade: loro praticamente non li mangiano e ne hanno talmente tanti che li considerano un fastidio, come per noi lo sono le ortiche, che peraltro sono edibili e ottime nel risotto o nella frittata: magari in Norvegia ne vanno pazzi e le considerano rare). Nessuno sano di mente paga qualcosa che trova gratis e per cui non c’è rischio sostanziale di essere beccati.

Quindi ha ragione Maroni, credo per la prima e l’ultima volta in vita sua: questo è un fenomeno che (grazie al cielo) non si può fermare, ma che si può dirigere, quantomeno si può plasmare, adattare. Se le label e in generale i “padroni del diritto d’autore” lo capissero, sarebbe tutta un’altra cosa.

Ma in ogni caso ho le balle che girano per la questione dei “giovani”, parola che bisognerebbe abolire dal vocabolario politico, perché è sempre usata a sproposito
Poi fate voi, paradossalmente sento più simile a me un leghista come Maroni che scarica gli mp3 di Otis Redding dalla Rete o un figlio di papà con voluttà rivoluzionarie funzionali alla destra come Caruso (che dichiara di scaricare di tutto da anni), piuttosto che uno del mio partito/schieramento che manco sa fare doppio click col mouse.

Cioè, se ti devi far riempire l’iPod da tua moglie, dimettiti. Non sei adeguato a quest’epoca. Non è che sei vecchio. E’ che sei morto: non sei più in grado di capire questo mondo. E non crediate che sto sopravvalutando la tecnologia (o l’iPod), ma semplicemente sto dicendo che una persona incapace di usare la tecnologia, come può capire i nuovi mercati, la nuova società, gli scenari presenti e futuri?
Cioè, come fa un politico a parlare di globalizzazione quando dichiara testualmente di non essere “pratico con Internet”?

Ok, mi girano. Adesso scendo, vado a calpestare un paio di aiuole sotto il diluvio e poi mi passa.

* – Lo so che il titolo è una di quelle cose che cogliamo in 3 e non fa nemmeno troppo ridere, ma dopo “cornette vissute” ho esaurito le energie titolatrici e mi ci va un po’ a ricaricarmi. Pensate che stavo per cedere e fare un orrido gioco di parole con “maroni”.
L’alternativa, più user-friendly, sarebbe stata “Ma ‘ndo vai se l’iPod Nano non ce l’hai”, ma era loffia. Meglio un titolo criptico che un titolo gramo.
(ah, se poi volete spiegazioni sui KLF, cliccate qui)

§ 15 Responses to Un disco a caso dei KLF, featuring Maroni *"

  • djdona says:

    degra: non sono stupide? beh, forse nel senso che intendi tu no…
    diciamo allora che sono miopi, molto miopi…

  • Suzukimaruti says:

    biz: aggiungiamo all’equazione il fatto che c’è gente (tanta) che fa dischi in casa, praticamente autoprodotti con 2 turntables & a microphone (anzi, un computer e basta).
    .
    I talent scout ci sono ancora, ma adesso guardano solo il “look” degli “artisti” da lanciare in Tv: se uno/a è esteticamente un cesso a vedersi, addio dischi mainstream. Non gli resta che buttarsi sull’underground (e farsi recensire su Blow Up :-))

  • felice bisonte says:

    una cosa che bisognerebbe segnalare, prima di giudicare sulla correttezza o meno del downloading, è in quale situazione si trova oggi il mondo della musica. chi scrive ascolta musica con passione da circa trent’anni e ne scrive da tredici. il ‘problema’ del momento attuale (esploso grosso modo nel 2000, insieme all’affermazione definitiva di internet) è la quantità abnorme di musica potenzialmente fruibile. in una rivista specializzata, la quantità di dischi ricevuti, mensilmente, è in genere superiore ai 500. vi rendete conto? 500 e passa nuove uscite al mese… figuratevi i recensori…

    ecco, non è per fare i nostalgici. però nell’85, o anche nel ’94 per dire, un appassionato di genere come il sottoscritto (che di generi ne ascolta tanti, dall’indie all’elettronica all’hip hop all’avanguardia) riusciva, nel giro di qualche mese, ad ascoltare tutti i dischi ‘importanti’ dell’anno in corso. tra l’altro comprando quasi tutto, visto che all’epoca c’erano vinili e, talvolta, cassette. ma oggi, come si fa? come si può sperare di avere un panorama attendibile di quel che succede nella musica, visto che per con cento cd al mese si avrebbe visibilità del 20%???

    ho idea che chi critica il downloading – a questo punto l’unica scorciatoia per avere a disposizione qualche informazione su quel che esce, visto che non vale più la regola dei bei tempi, ovvero andare il sabato nel negozio di dischi preferito a sentire cosa c’è di nuovo… sigh – non ha presente questo stato delle cose. certo, se si pensa che i cd sono solo quelli di madonna e dei duran duran (che, ragazzi, si meritano ancor oggi uno spazio al tg per il disco nuovo), ci si chiede perchè uno senta il bisogno di andare a scaricarlo (e me lo chiederei anch’io, visto che lo può sentire su ogni radio a ogni ora del giorno fino a quando non se ne stufa pure lui): con una cinquantina di euro al mese tutto sarebbe sistemato. invece nella realtà del 2006 il problema è semplicemente che per ascoltare qualcosa di particolare non ci sono alternative al downloading, a meno che il prezzo fosse effettivamente irrisorio (il problema sarebbe ridotto, non eliminato).

    per non fare romanzi, butto lì qualche stimolo di discussione:
    1. se non ci fosse una casa discografica che pubblica un disco, non ci sarebbe neanche la sua versione digitale da scaricare; quindi non spariamo gratuitamente sulle case, che hanno il diritto di fare il loro mestiere e di guadagnarci
    2. è vero che la musica non è ‘esclusivamente’ giovane, ma lo è per quel che è il mainstream (basta guardare mtv)
    3. soprattutto, per il 90% degli ascoltatori, dopo i 30-35 anni i gusti musicali non si evolvono più
    4. e tornare a valorizzare una figura obsoleta come il ‘talent scout’, invece di far pubblicare cd a qualsiasi coglione abbia mille dollari e conosca una segretaria in una label?…

    saluti

  • degra says:

    sì, vero, ma il problema non è che le major sono stupide, è il contrario: sono troppo furbe e possono permettersi di esserlo, perchè le loro pretese (e i loro divieti) hanno dietro il forte supporto degli artisi, sotto forma di SIAE, RIAA, ecc…
    Quelle sono il vero male.
    Se non ci fossero diritti d’autore così ciechi e rigidi, magari certe produzioni potrebbero avere *veri* prezzi politici. Certe etichette indipendenti potrebbero vendere quasi a pareggio (lo fanno anche adesso, ma pareggiano a 20 euro…), per non parlare di quanto meno potrebbero costare manifestazioni in cui la musica è assolutamente secondaria.
    Inoltre la questione del prezzo alto dei cd è solo una parte del problema. L’avere mp3 scaricabili su internet oltre al risparmio è una comodità: è facilissimo trovare i singoli i singoli dei vari artisti, piuttosto che tutto il cd. Io, ad esempio, non compro cd perchè non mi interessa l’intero cd ma solo qualche brano qui e là. E penso di non essere il solo. Prima di interne questo non si poteva fare, se non smanettare delle giornate con le casettine per farsi la compilation con altre cassettine prese in prestito dagli amici. Bei tempi, ma non era comodo (e il risultato faceva parecchio schifo…)

  • djdona says:

    d’accordissimo su tutto… tranne che sul fatto che se i cd costassero meno non li comprerebbero comunque…
    secondo me un prezzo equo sarebbe 10 euro, considerato i costi di etichette, artisti, negozianti e le tasche dei consumatori…

    metti che io sono un ragazzino a cui piace ligabue, o justin timberlake o tiziano ferro… molti fan ancora i cd li comprano, pero’ se il cd costasse 10 euro lo comprerebbero piu’ persone…

    per esempio in america con la crisi della visione nei cinema hanno puntato molto sul cinema per ragazzini (film tipo american pie, comicita’ da college, o horror, ecc.) e i soldi ce li riprendono…
    le major puntano ugualmente sulla musica da ragazzini, ma i ragazzini i cd a 20 euro non li comprano nemmeno sparati… quanti cd invece vengono venduti in edicola allegati con tv sorrisi e canzoni, solo perche’ costano 7 euro?
    (che poi se diminuisce anche l’iva invece che 10 i prezzi potrebbero arrivare a 8 euro nei negozi, tv sorrisi e canzoni gioca sull’iva per risparmiare…)

    solo che le etichette sono stupide e non capiscono, e fra un po’ sara’ troppo tardi (veramente lo e’ gia’)

    un’altra cosa a cui non hanno mai pensato e’ vendere mp3 sui telefonini, tramite la ricarica telefonica, finora vendono carissime solo le suonerie… ma i ragazzini che giocano col telefonino e spendono un sacco di soldi in cazzate (suonerie,sfondi,wap) secondo me li comprerebbero…

    e basta co ‘sto drm sulla musica venduta su internet, solo un sito (emusic) l’ha capito che cosi’ non si va da nessuna parte…

    insomma, se le major sono stupide e attaccate a un territorio che sta scomparendo non e’ colpa mia…

  • Carnation says:

    volevo solo precisare dei punti espressi da Degra e Raccoss: a mio parere non avete inquadrato alla perfezione la situazione che si è venuta a creare e che è stata segnalata in questo post.
    Anche se i cd costassero 2 euro, ci sarebbero ancora orde di ragazzini pronti a scaricarli, perchè, sempre come detto nel post, è la CONCEZIONE di musica a essere diversa, non un’idea sui prezzi.
    La differenza, in caso di abbassamento degli stessi, verrebbe fatta dagli appassionati meno sfrenati del supporto fisico (che ora scaricano da emule e, se piace, comprano, mentre dopo potrebbero saltare il primo passo) e da chi compra sporadicamente.
    Chi compra sempre e comunque e chi non compra mai non cambierà il modo di approcciarsi al mercato musicale. O così credo.

  • degra says:

    tutto condiviso e condivisibile.
    feci questo discorso qualche anno fa ad un amico che vende dischi.
    Lui difendeva i negozianti, che non possono fare ricarico sulle vendite, difendeva la major che hanno troppe spese e troppi dipendenti.
    Mi chiese per che prezzo equo avrei acquistato un cd (c’erano ancora le lire). Lui disse che per equo avrebbe accettato ventimila lire (come i primi CD in vendita, che poi tanto i prezzi sarebbero diminuiti). Provai a fargli capire che la musica verrà scaricata finchè il prezzo per scaricare sarà minore di un cd. La risposta fu una bestemmia 😛

  • Suzukimaruti says:

    yes, è proprio lui

  • Yoshi says:

    l’economia nasce dalla scarsità, di musica ce n’è sempre di più e quindi non ha senso aspettarsi di guadagnare da qualcosa che è gratis ovunque.

    bellissimo post

    “Cazzo, Rizzo, sono i Clash! Ma ci prendi tutti per coglioni? Ma quanto sei distante dal mondo reale?”

    beh, scusa ma non è il rizzo del pdci?

  • Suzukimaruti says:

    Samuele: è che la Meloni finora ha dimostrato lo spessore politico di una sottiletta. E non rappresenta una mazza, perché i giovani non sono una categoria (errore che si fa anche a sinistra, che manco li candida: due torti fanno una ragione).
    Per di più l’ho seguita durante due puntate di “avere vent’anni”, l’unica cosa civile di mtv italia e, davvero, è un personaggio insignificante a priori, indipendentemente dal colore politico. Solitamente solidarizzo con chi milita, anche se non la penso come me (il mio migliore amico al liceo era il fascio della scuola: meglio lui che gli amorfi cattolici che “io non mi occupo di politica”), ma questa è un’ amorfa che parla politichese come i suoi colleghi e a parte il dato anagrafico non si distingue in nulla. Cui prodest?
    .
    Vladimir Luxuria oggettivamente rappresenta una fetta del mondo sommerso dei “sessualmente emarginati” e – contro ogni mia aspettativa – ho scoperto che ha una capacità di analisi politica davvero forte. Leggo Liberazione online un po’ per inorridire della follia dell’ultrasinistra e un po’ perché Luxuria scrive dei reportage dalla Camera che sono ottimi (sembra che blogghi). E pare che il suo lavoro alla Camera raccolga plausi bipartisan.
    .
    Sul caso Telecom c’è poco da dire: Tronchetti gioca sporco. Prodi è palesemente estraneo (altrimenti se ne sarebbe stato zitto) e giustamente non risponde dell’attività privata dei suoi consulenti, che hanno diritto di avere più clienti. Entrando nel merito: la enel-izzazione di Telecom, visti i debiti, mi sembra una soluzione intelligente. A Enel ha fatto benissimo. Da liberal mi costa un po’ ammetterlo, ma interventi mirati (e rari) di dirigismo statale possono davvero essere utili.

  • Samueel says:

    Domanda: come mai non hai ancora parlato del tridente Tronchetto-Rovati-Prodi. Sono curioso di sapere il tuo pensiero.

  • Pappafico says:

    Ah, comunque vorrei una monovolume come quella di Rizzo (con un modernissimo stereo8 al posto del lettore cd Mp3)….

  • Pappafico says:

    “Cioè, se ti devi far riempire l’iPod da tua moglie, dimettiti. Non sei adeguato a quest’epoca. Non è che sei vecchio. E’ che sei morto: non sei più in grado di capire questo mondo.” APPLAUSI !!!
    Sarà perchè ho passato i 30, ma se i cd costassero meno, sicuramente ne acquisterei di più.
    Concordo con te su Maroni, ma io lo farei arrestare: uno che contribuisce ad approvare una legge così cocciutamente stupida e poi confessa candidamente ai quattro venti di commettere i reati che con quella si legge intendeva perseguire va arrestato subito.
    Non per il reato commesso (che pure è un reato penale e tra le pene è previsto anche l’arresto) ma per la manifesta idiozia.

    Comunque sulla tecnologia per comprendere il mondo in cui viviamo hai assolutamente ragione

  • Samueel says:

    Parole sante le tue. Provo le stesse emozioni (rabbia e fastidio) quando sento parlare in termini negativi del calcio da gente che non ha mai giocato/visto una partita. Non sono d’accordo su un paio di ragionamente. Il primo riguarda il discorso cassette vergini: all’epoca non c’era la condivisione mondiale come adesso, potevi duplicare gli originali di qualche amici, non avevi a disposizione migliaia di persone con la quale barattare i tuoi dischi. E poi mi da fastidio che qualsiasi riferimento alla destra sia negativo: parli della “ggiovane” Giorgia Meloni come ad un’operazione di marketing. Io che mi ritengo il re dei faziosi sono inorridito dal tuo eccesso di “faziosità”. Se Giorgia Meloni è qualcosa di studiato per raccattare i voti dei giovani cosa si dovrebbe dire della “signora Luxuria”?

    Ho riletto un’altra volta il tuo post: è semplicemente perfetto (tranne i due punti di cui sopra), concordo con ogni singola riga. Le case discografiche devono trovare alternative, altrimenti…

  • raccoss says:

    Anche a me da fastidio sentire Maroni (implicitamente) criticare una legge appena votata.

    Non sono d’accordo sui prezzi. Per facilità di reperimento e garanzia di qualità sono disposto a comprare un maggior quantitativo di CD.Io. Ma per riduzione dei prezzi io intendo spendere meno di un quinto dell’odierno.

    Un CD a 5 euro che mi piaccia e io quasi non mi pongo il problema di provare a cercarlo col mulo. O mp3 senza drm a 10 cent.

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